Lettere a Donald Draper “I sassolini” di Pollicino.

Di quale agenzia si parla? si accettano scommesse.

“Caro Donald.

E’ successo proprio un anno fa.

Agenzia tra le più grandi e blasonate (!) del paese e del mondo intero. Riduzione vertiginosa del business a seguito del celebre cocktail letale di congiunture avverse & mala gestione. Nuovo e (sedicente) più illuminato management. Tagli operati sulla base di chissà quali oscuri percorsi mentali. Licenziamento in tronco, senza giusta causa. Con tutto l’annesso corredo di teatralità e meschinità.

Ma non mi sono scoraggiato e la novità è che nel corso di questo anno solare non
mi sono neanche dovuto reinventare seguendo istinti, mode, desideri repressi o
necessità. Sarà soprattutto fortuna, sarà probabilmente altro, ma mi sono rimesso in gioco proprio in questo tanto bistrattato mondo. Sbattuto fuori dalla porta con un calcio nel culo. Rientrato dalla finestra. Non più su un vecchio macchinone demodé, ma a bordo di una brillante e sportiva utilitaria. Nuovi stimoli, nuovi approcci mentali, nuove conoscenze, nuove professionalità, nuovo entusiasmo, nuove prospettive: ecco cosa vuol dire sentirsi rinascere.

Se permetti, ora mi piacerebbe approfittare della tua ospitalità per togliermi qualche sassolino ed esternare la mia riconoscenza e la mia speranza.

I sassolini.

A chi è arrivato per salvare la patria, sputtanando e screditando la gestione precedente (concausa effettiva dello stato comatoso in cui versa oggi l’agenzia), ma che poi nella gara più importante dell’anno, anziché disquisire di strategia e creatività, spiazza con una chart a base di scamorze e provoloni a testimonianza della ruspante e genuina anima italiana della sua struttura. Tenendo non pago a precisare, involontario esegeta nonché coevo di Trilussa, che l’età media dell’agenzia è ora anche molto bassa, instillando così il (fondato) dubbio che chi si sarebbe occupato con lui di quel conto avrebbe avuto sì e nol’età della ragione.

Quella presentazione è già divenuta leggenda. Il budget, invece, ha preso un’altra direzione.

A tutta la nuova corte dei miracoli coi suoi “guru dei social network” di cui si è immediatamente contornato questo nuovo genio del virtuale. Che però, di miracoli, non ne ha ancora fatto mezzo.

Al salvatore della patria creativa, che pensando di ingraziarsi l’effervescente cliente brucia cartelli con loghi di agenzie concorrenti a favor di telecamera manco fosse Hendrix, parla un ascetico quanto incomprensibile linguaggio 2.0, predice scenari futuri come il mago Otelma, giudica sprezzantemente tutto e tutti salvo poi fare la statua di sale davanti ai clienti. Ma che però riesce con successo nella discutibile impresa di far rimpiangere il suo predecessore.

A quei colleghi-“amici” di lunghissimo corso, tutti i giorni insieme a bere un caffè o a scambiare 4 chiacchiere, che dal giorno dopo – come volevasi dimostrare – sono letteralmente spariti nel nulla (a proposito: non mi mancate proprio).

A tutti quegli altri che, subito dopo lo scampato pericolo, hanno tranquillamente continuato a intasare facebook con improbabili calembour o strambe foto di gatti, dimostrando scarso rispetto soprattutto per sé stessi.

Al bradipo che a distanza di 1 anno esatto chiede in giro con commiserazione se “il poveretto si sta almeno riprendendo e sta iniziando a guardarsi un po’ attorno”. (ehi “amico”…. in questo anno mi sono dato più da fare io che tu negli ultimi 10).

A tutti quelli che invece danno segni di sé solo quando controlli chi ha visto di recente il tuo profilo su LinkedIn.

A chi ha vissuto e prosperato sullo storico paradosso dell’agenzia, la tua debolezza è la tua forza, sopravvivendo a qualsiasi evento o cambiamento grazie alla collaudatissima tecnica del camaleonte.

Agli ex baroni canuti dal bla bla troppo facile, ai nobili decaduti e ai responsabili di reparto dalle acconciature improponibili, che non facevano passare giorno senza una telefonata di delega della propria ansia ma che – nonostante si professassero completamente all’oscuro della decisione di farmi fuori (a proposito: se è davvero così, ottimi manager!) – si sono improvvisamente dimenticati del mio numero di telefono (a proposito: è sempre quello, ma lasciate pure perdere).

A tutte quelle sovrastrutture, quelle funzioni superate, alle mancate rinunce (ma solo per i pochi eletti) dei lussi d’altri tempi, a quel paralizzante inefficientismo, a tutta quella inutile burocrazia e a quelle interminabili “interne” dove fa chic arrivare in ritardo che, di fatto, rappresentano il vero differenziale di prezzo pagato dal committente per il vostro “servizio”.

A tutti quegli orticelli difesi con le unghie e coi denti, a tutti quegli antagonismi, quelle rendite di posizione, quella pletora di fancazzisti, doppiogiochisti, teorici del nulla, lustrascarpe, reietti di lungo corso e imboscati di professione, a tutta quella palpabile rassegnazione e disillusione, quello sfoggio di superbia, livore e arroganza alimentati dallo stato di cattività, a tutta quella disistima generalizzata e a quel pessimismo stratificato.

Questo era il mondo che a un certo punto non mi ha più voluto.

A tutti voi dico: siete dei poveretti. Come, del resto, lo ero io.

La riconoscenza.

A chi ha saputo subito credere in me, nelle mie capacità e nella mia esperienza,
coinvolgendomi su una gara importante, poi vinta. A chi, oltretutto, antepone i valori umani a quelli professionali. A chi favorisce un “clima interno” di amicizia, stima e fiducia. A chi ha professionalità e capacità fuori dal comune, oltre al coraggio di cimentarsi (con successo) in un’avventura potenzialmente più grande di lui. A chi ha lungimiranza e sa cosa vuol veramente dire ragionare per obiettivi. A quei contesti professionali nei quali ripercorrere l’eventuale errore serve solo ed esclusivamente a farne tesoro per il futuro e dove non è necessario scrivere la proverbiale mail che ti para il culo. A quei non più di 2 o 3 ex-colleghi che si sono dimostrati prima di tutto amici. E pure a chi, a un certo punto, ho incredibilmente dovuto dire “no”. A tutte queste persone va il mio più sentito ringraziamento.

La speranza. 

Sì, la novità (almeno per me, scusate il ritardo) è che esistete anche voi qui sopra. Ed è grazie a voi che la pubblicità sopravvivrà a questa decadenza, a questo insulso periodo che avrà per lo meno il merito di far piazza pulita dei dinosauri e dei vampiri che ancora la infestano. E sarà sempre grazie a voi che saprà presto riprendersi il ruolo di volano dell’economia che storicamente gli compete.

A voi e alle vostre realtà, un florido sottobosco che cova e sgomita sotto ciò che
resta di quegli anacronistici giganti dai piedi d’argilla.

Adesso è il momento giusto per fare qualcosa di realmente unico e importante,
per uscire dalle insensate logiche “dell’azionista di riferimento” e del bonus che
tanto si fermerà al piano più alto del building.

Le grosse agenzie sono tutte in difficoltà perché sono modelli economici anacronistici e superati. Diamogli la mazzata finale sottraendo loro quanti più clienti possibile e iniziamo a gestirli in maniera più profittevole per tutti. In alcuni casi scoprirete che è più facile di quanto sembra. In poco tempo ho già visto, direttamente o indirettamente, portare a termine con successo progetti che quei cialtroni di là manco più si sognano. Certo, dalla “parte di qua” lo stipendio e soprattutto le comodità non sono (ancora) quelli di un tempo. Ma c’è già tutto il resto.

E a me personalmente basta eccome”.

Pollicino.

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Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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56 Responses to Lettere a Donald Draper “I sassolini” di Pollicino.

  1. lou says:

    welcome on the wild side, let’s have fun!

  2. Anonymous says:

    Lowe Pirella e non so più come si chiama?

  3. Gunza says:

    Ma no, questa è forse la Leo? O la Publicis? Non è Lowe, non é “Agenzia tra le più grandi e blasonate (!) del paese e del mondo intero”

  4. Anonymous says:

    hai ragione ma calzava abbastanza bene anche li…

  5. mio cuggino says:

    Ogilvy, il guro dei social è LDF e il suo mentore sempre più in giro per convegni, presentazioni di libri, università e blog che al lavoro

  6. Anonymous says:

    Per meschinità potrebbe essere AT ma esiste ancora AT?

  7. Anonymous says:

    Grazie Pollicino, davvero.

  8. Pollicina says:

    Tenchiùverimach!

  9. Six says:

    Posso sposarti Pollicino?

  10. Tao Tao says:

    Direi che la lettera calza a pennello su qualsiasi agenzia mi venga in mente! Bella!

  11. Free(lance) says:

    Sottoscrivo, anche se l’agenzia era sicuramente un’altra. Ma alla fine sono tutte uguali. Da quando ne sono uscita, per mia scelta, è iniziato il vero divertimento. E la vita vera.

    Tutti fuoriiiii!

  12. Giuseppe says:

    Publicis senza dubbio.

  13. Easy Guess says:

    Armando Testa, ovviamente.

  14. pierluigi Barbieri says:

    Pollicino per essere veramente seri si deve sempre fare nomi e cognomi, se no i tuoi sassolini formano dei cerchi che poi svaniscono. non tutti sono informati di quello che succede nel ridente mondo della pubblicità, abitato negli ultimi tempi da esseri veramente privi di un minimo di professionalità

  15. che tristezza says:

    l’agenzia è chiaramente una di quelle che hanno preso il vecchio direttore creativo, o almeno uno dei due, considerato troppo old e l’hanno sostituito con un nuovissimo pensatore digital, buttando all’aria anni di professionalità riconosciuta a favore di un dizionario pieno zeppo di neologismi, ma desolantemente vuoto di ogni minimo pensiero. quindi, scartando quelle che hanno fatto questa scelta ma che non sono blasonate, tipo quella che sembra un codice fiscale, direi che rimangono mc cann e saatchi&saatchi. io punto su mc cann.

  16. che tristezza says:

    volevo dire una di quelle che ha preso. ovviamente.

  17. Perdonate l’espressione troppo giovanile, ma che schiaffazzoinfaccia!

  18. Elementare, Waston ! says:

    E’ chiaro che chi parla è Roberto Greco, mollato dalla Ogilvy e poi dalla Grey. Quelli che dopo un po’ sono andati a inaugurare un nuovo corso, Sabini e Mastromatteo + Cobianchi, a quanto pare non è rimasto molto. Quello che sta sempre a discettare e a far convegli e come creativo, digitale
    virale, cartaceo o tv non ha fatto mai una beneamata e chiaramente l’esimio professor Iabichino.
    La banda dei furetti di O&M colpisce ancora cari miei, e i peggiori sopravvivono anche all’atomica come le cucarche.

    • Anonymous says:

      iabichino é una vera nullità. Un bluff ormai conosciuto da tutti. Clienti compresi. Non caccia un’idea neanche se lo metti a testa in giù dall’ultimo piano di via lancetti.

  19. Mmmmm says:

    Mah, a me questo tipo di sfoghi lasciano sempre un po’ perplesso. Lavoro in questo ambiente da tanto tempo e ho notato che quelli che si lamentano di più sono sempre quelli che lavorano di meno. E che quelli che lavorano di più o vengono tenuti a tutti i costi o trovano comunque un’alternativa valida.

    Per il resto l’agenzia in questione potrebbe essere la Ogilvy, la Mc Cann, la Saatchi, persino la Young: tutte agenzie con direzioni creative giovani e rampanti a cui forse manca qualcosa dei vecchi Pirella e dei vecchi Barbella. Ma, allo stesso tempo, agenzie dove 3/4 delle persone sono rimaste agli anni ’90, dove il lavoro comincia alle 11, la pausa pranzo dura 3 ore e alle 18 tutti all’aperitivo a raccontarsi “Dio mio, quanto lavoro”. E dove, naturalmente, andare in banca o in posta, trovare il B&B per il finesettimana, organizzare la partita di calcetto e comprare i biglietti per il concerto sono tutte attività da svolgere nelle 6 ore scarse di lavoro.

    Pollicino, tu probabilmente sei uno di quelli in gamba che ha trovato la sua nuova strada e ne è soddisfatto. A questo punto, che sassolini ti devi togliere? Al tempo non la metti nel culo e chi dovrà cadere non solo cadrà, ma più è arrivato in alto più forte ci sbatterà la testa.

    Uno sfogo come il tuo mi sembra solo l’ennesima occasione per i tanti che frequentano questo blog per dire a tutti e a se stessi: “Anch’io sono una povera vittima del sistema. Anch’io voglio di più, perché me lo merito”. Ma tutto questo dopo essere stati alle Poste e prima di tornare su Facebook, ovviamente.

  20. uuuuffffffffaaaaaa says:

    Se parla di “favorire un clima interno di amicizia, stima e fiducia” non può essere Greco.
    Lo riconosco più nel mood di “sfoggio di superbia, livore e arroganza alimentati dallo stato di cattività”.
    Pollicino, se sei un vero uomo e non un personaggio da favoletta, tira fuori i coglioni e fai nomi, cognomi e indirizzi.
    Se no, il tuo sfogo, per quanto scritto benino, resta solo una puzzetta nel vento. E per cambiare le cose, non servirà a un beato cazzo.

  21. Morello says:

    Questa lettera a me ha messo tanta tristezza.
    Tristezza per Pollicino, ovviamente.
    L’agenzia è milanese (non c’è dubbio), grande e obsoleta, e piena di stronzi.
    Ed è un po’ piccoletto-meschino (se posso permettermi) anche lo stesso Pollicino. Evidentemente stessa razza.

    In ogni caso basterebbe decodificare la parte della “presentazione diventata già leggenda” con il cliente perso e relativa figuraccia per capire di quale agenzia si tratti, ma io non ne sono in grado.

  22. Anonymous says:

    secondo me il cliente è tim.

  23. Leona says:

    Se è Tim è Armando T.

  24. curiosa says:

    Emiliani?

  25. che palle says:

    ma basta, FACCIAMO I NOMI!!

  26. Marina says:

    Pollicino I Love you!

  27. Anonymous says:

    (off topic)
    Ma cosa ve ne frega di capire di quale agenzia si tratta? Il punto è proprio un altro, non vi pare? Magari quando smetterete di giocare a Ruzzle su ogni post per trovare nomi, cognomi e indirizzi, inizierete a scrivere risposte un po’ più interessanti…

    • Anonymous says:

      hai perfettamente ragione.
      Certo, indovinare l’agenzia può anche essere un giochino divertente (mccann?), ma comunque fine a sé stesso. Quello su cui riflettere è ciò che viene dopo….e mi pare proprio un segnale importante…..bravo Pollicino, siamo con te !

  28. nanoeizio says:

    Ho una piccola agenzia. Solo 4 dipendenti ora tutti in CI, 4 anni fa eravamo in 10. In questo momento sto lavorando da solo su tre postazioni contemporaneamente, per quel poco di lavoro in piedi, che procede con lentezze e iter di approvazioni estenuanti. Quanto basta per pagare gli stipendi e non licenziare più nessuno. Rispondo al telefono e sono solo call center di gestori telefonici e venditori di spazi che mi offrono anche le mutande e la loro mamma.
    Nelle pause pranzo e alla sera preparo presentazioni ad hoc per bussare a potenziali clienti, studiando la loro storia e gli errori commessi e inventando ogni volta l’acqua calda, cercando di fermare il loro interesse almeno su un punto del discorso. I fornitori li pago sempre, anche quando i clienti non lo fanno alle scadenze, e ci vogliono 15 telefonate e 15 mail. E leggendo queste cose penso di non fare il mestiere che ho sempre creduto di fare. È come leggere Ray Bradbury negli anni settanta. Bello.

  29. Fata Morgana says:

    Standing ovation!!! Pollicino ti adoro! L’agenzia è la McCann al 100%

    • Allons entants!!!!!!!!!!!!!!! says:

      L’agenzia sono tutte le agenzie. Stronzi diversi fanno stronzate diverse, ma la matrice è la stessa. Palloni gonfiati desaturati, zecche succhiasangue, parlatori a vanvera che nei fatti non sanno fare un cazzo e mai lo hanno fatto,personalità di nero vestite gravemente distorte e professionalmente irrilevanti, CEO dementi che cacciano gente valida e la sostituiscono con pupazzi penosi (OK,meno cari…). Elenco facile da completare. Fare nomi, almeno per come la vedo io, non è elegante. Tutti li conosciamo e per ogni “profilio” ci sono almeno due o tre eccellenti interpreti.
      Trovo ottima la lettera di pollicino. Dal suo caso personale estrae una lucida foto di quello che accade e accadrà. E concordo sul fatto che sempre più clienti ,anche big spenders, dovrebbero assaggiare il nuovo alla ricerca di qualità ed entusiasmo e non solo di uno spaventoso ribasso economico, in una spirale suicida per tutti.
      Se può esserci una nuova vita vitale e non mortale come quella attuale (sorry per la rima del tutto casuale ), allora morte ai colossi che non si reggono più in piedi, morte agli stipendi anni ’80 dati a gente che non ne male un decimo, morte alle pippe di ore in estenuanti riunioni che sono come masturbare un cadavere. Non si diverte nessuno.
      Chi ha un cervello ben funzionante, che abbia la freschezza dei 25 anni o la visione e l’esperienza dei 50 ,sia il guerriero che abbatte il mostro ormai rantolante ma ancora minaccioso. Terra bruciata agli stronzi, ai farlocchi, ai desaturati solo look e niente sostanza che fino ad oggi ancora ce la fanno a tenersi la sedia griffata sotto al culo.
      Allons enfants!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  30. X27 says:

    Siamo il frutto di quello che ci è stato fatto. È il principio fondamentale dell’universo: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Preparatevi stiamo arrivando.

  31. cfo says:

    potrebbe essere Grey?

  32. Posso venirci a lavorare anche io?

  33. Trattasi dell'Armando Testa says:

    una chart a base di scamorze e provoloni a testimonianza della ruspante e genuina anima italiana della sua struttura… Armando Testa, è lampante.

  34. Azzo da Baskerville says:

    McCann Roma Milano

  35. emmegieffe155 says:

    per me è Grey. giusto per giocare. per il resto…. bleah !! !

  36. Anonymous says:

    Noto che viene detto tutto e il contrario di tutto, fuori i nomi, no i nomi non servono sono tutti uguali, lavoriamo troppo, no facciamo finta di lavorare tra una fila alle poste e un’organizzarsi il weekend …. Benvenuti nel fantastico mondo della pubblicità italiana.
    Mondo farlocco dove chi è arrivato (ma dove?) gioca almeno un po’ prima di essere buttato giù dalla torre: negli anni ’80 per essere sostituito e oggi per sostituirgli il tipo di lavoro e chi invece è ancora in viaggio per arrivare (!) viaggia su cadenti e maleodoranti carri merci o carri bestiame a seconda dell’agenzia in cui si trova.
    Tante rivoluzioni, tante persone che le hanno provate a fare (ma davvero?) tanti esondati (non esodati)….ma di fondo un mondo, un mondo di quaquaraquà.
    Un mondo non credibile fatto di persone non credibili che hanno come controparti persone non credibili perché il fantastico e rutilante mondo della pubblicità in Italia è fatto da persone piccole e meschine; di nobile lignaggio o figlio /a di… (e i puntini non sostituiscono puttana!) di amici degli amici o amiche delle amiche o amici delle amiche …e così via.
    Una mia fidanzata che lavorava in università alla parola creativi associava piccoli animaletti pelosi, forse un po’ pulciosi che corrono a destra e manca in una gabbia di vetro.
    Tutto un mondo così? tutte le persone che lo formano sono così?
    No certo ma le poche persone “vere” non sono sufficienti (almeno ancora oggi) a far diventare questo decadente mondo in via d’estinzione in un mondo utile e produttivo.
    Forse è per questo che nonostante sia un settore che da lavoro a molte ma molte persone non venga mai considerato degno di attenzione da nessuno.
    Mi piacerebbe firmarlo questo post, ma lavoro ancora in questo fantastico mondo e sono sicuro che pseudo Direttori Creativi, pseudo AD, pseudo CEO, pseudo Creativi che nel lavoro di tutti i giorni riescono solo a complicare le cose e far buttar via danaro con le famose seghe mentali e dubbi, e prove, e testardaggini di ogni tipo farebbero a gara per farmela pagare.
    Sono un vigliacco?
    No, tengo famiglia!

  37. Silvio Berlusconi says:

    Io la butto lì: Marco Carnevale, agenzia Mccan Roma

  38. Moglie dell'Orco says:

    Che senso ha scrivere un articolo di (supposta) denuncia, se non è possibile capire verso chi si rivolge? Dai risultati contraddittori del toto-agenzia nei commenti, l’unica cosa che si riesce a capire è lo stato di molti operatori di questo settore, per i quali nominare la causa (corrente o passata) della loro frustrazione è di per se un enorme sollievo.
    Detto questo, se non desiderava attirare attenzioni negative verso di se, da parte del mercato e non da parte dei destinatari presumo, Pollicino avrebbe fatto meglio a mandare una lettera privata ai diretti interessati. Che senso ha puntare il dito con le mani dietro la schiena? Magari puoi spiegarcelo tu Polli!

  39. Exodus says:

    Qualcuno spieghi a Moglie dell’Orco che pollicino ha probabilmente firmato una scrittura privata con l’avvocato dell’agenzia che lo diffida dal commentare sui social network le porcate dell’agenzia medesima.

  40. marco carnevale says:

    Leggo solo ora. E scrivo solo per smentire categoricamente di essere l’autore della lettera a DD in questione. Non ho mai scritto nulla di anonimo in vita mia – tranne dei titoli, dei claim e delle body copy – perché mi viene da vomitare al solo pensiero. Né ho mai sentito il bisogno di utilizzare un nickname, visto che mi è toccato un cognome già abbastanza buffo di suo. Salute.

  41. She says:

    bravo pollicino! un brindisi rosso al cubo!

  42. fired says:

    VI PREGO! VOGLIO SAPERE CHI E’ QUESTO CHE BRUCIA I LOGHI DELLE AGENZIE DAVANTI ALLA TELECAMERA! IL MONDO DEVE SAPERE! AH AH AH AH AH AH AH

  43. Giuria ADCI completa (in anteprima) says:

    In antemprima, la giuria completa degli ADCI AWARDS:

    STAMPA E AFFISIONE: BRONTOSAURO
    WEB E DIGITAL: STEGOSAURO
    RADIO: ALLOSAURO
    TIPOGRAFIA E DESIGN: TIRANNOSAURO
    INTEGRATED: ANCHILOSAURO
    FOTOGRAFIA:VELOCIRAPTOR
    CRAFTING: DIPLODOCUS
    ART DIRECTION: BRACHIOSAURO

  44. Insider Trading says:

    Colpevolmente leggo questo post solo ora.
    Rimedio subito:
    quello della figura di merda è Michelino-baffettino-arrogantino-Sternai, mentre quello che riesce a far rimpiangere Cremino-Cremlino è Alex “l’ariete” Brunori.
    E giù giù tutto il resto.
    Insomma si parla di McCann-Milano.

  45. Amarezza says:

    McCann. Grazie Pollicino.

  46. Franz B. says:

    Pollicino sei inconfondibile.

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