Molti mi hanno scritto per chiedermi di pubblicare l’intervista che l’ADCI ha organizzato la settimana scorsa con un consulente del lavoro per discutere le conseguenze della Riforma Fornero nel settore della pubblicità.
La registrazione dura poco più di un’ora ma consiglio a tutti di guardarla.
È utile per farvi comprenderequali sono i nostri diritti.
Anticipo un paio di concetti che Bad Avenue ha ribadito fino alla noia.
I rapporti di lavoro possono essere subordinati o autonomi. Quelli subordinati sono regolarizzati con contratti di lavoro a tempo determinato, quelli autonomi con contratti a progetto e partita IVA.
Se avete un contratto di lavoro autonomo non dovete sottostare a queste condizioni: orari di lavoro, posto di lavoro all’interno dell’agenzia e richiesta di permessi. Siete autonomi, quindi liberi di gestire il vostro tempo.
Se queste tre condizioni non vengono rispettate il contratto risulta irregolare e quindi può essere trasformato subito in un contratto a tempo indeterminato.
Anticipo anche una domanda: “ma se sono costretto a sottostare a queste condizioni perché il mercato del lavoro non offre di meglio?”
La risposta è che avete 5 anni per impugnare il vostro contratto.
Tutto bello, tutto chiaro. Peccato che i contratti “regolari” costino di più all’azienda e riducano il compenso ai lavoratori. In un momento come questo, con commesse in calo e margini infimi sarà difficile cambiare mentalità. Le aziende rischiano di chiudere e i lavoratori con meno non ce la fanno.
e quindi allora torniamo ai tempi del cotone? giustifichi lo sfruttamento?
Contesto la riforma Fornero che apre la strada a nuove e diverse forme di sfruttamento.
fatta lal egge ci sarà sempre un modo per aggirarla: sta agli imprenditori ed ai manager essere uomini giusti o farabutti sfruttatori.
Ciascuno di noi ha il compito quotidiano di assumere diritti e doveri.
Questo compito è un ‘ente reciproco’ agito e subito al contempo.
Pochi giorni fa un agenzia mi ha chiesto se ero interessato a una gara per il sito di una multinazionale dell’auto. La gara “non è pagata”.
Ho risposto affermativamente e domandato, in caso di vittoria, un compenso simbolico intorno ai mille euro. Purtroppo ho anche chiesto garanzie circa l’utilizzo del mio materiale: il mio materiale è prodotto dell’ingegno e ha caratteristiche di originalità quindi è protetto – per me e per i iei simili – dalla legge sul diritto d’autore.
Ho offerto l’uso del materiale limitatamente alla gara e al suo oggetto.
L’agenzia, causa rapporto con la casa automobilistica, ha rinunciato al mio contributo.
La Fornero è troppo ingenua per lavorare con me.
La Fornero è troppo vecchia per fare uno stage.
La Fornero è troppo ‘sola dentro’ per dirigere in questi ambiti.
Scusa, ma da mesi qua scriviamo di non calare le braghe e di non accettare compensi simbolici, bensì pretendere il giusto, e tu chiedi solo mille euro?
si tra l’altro incaso di vittoria?? ma il rischio di impresa è loro e che cazzo. lagara a te ladevon opagare cmq. poi sevincono melgio maseperdona ti pagano uguale.
Si. Oggi per un mio contributo – web state – chiedo mille euro e copyright. Atl e Btl sono ancora cose diverse. E poi, sinceramente, i prodotti industriali in genere mi rompo i colori a comunicarli. Vuol dire che, anche quando vinco, offro prodotto che per me sta in basso.
Faccio un esempio
Loro > vendimi dei profilattici
Io > SI_amo_____________________
_____________________nellammerda
La domanda sorge spontanea: esiste un’agenzia italiana dove non ci sia NESSUNO con un contratto a progetto che in realtà è subordinato perché ha la sua postazione, deve sottostare agli orari di lavoro dipendente, chiedere permessi spesso rifiutati e lavorare su molti altri clienti rispetto a quello indicato nel suo progetto?
Capisco il discorso degli imprenditori subissati dalla tasse e gli dò pure ragione. Ma la legge italiana sul lavoro è quella riportata in questo post, quindi voglio sapere: esiste UNA agenzia in italiana che rispetta questa legge?
Io sono a progetto con un orario da rispettare, con vincoli di gerarchia e subordinazione e senza nessuna autonomia gestionale. E soprattutto: lavoro su tutti i clienti dell’agenzia. Che devo fare?
Andare dall’avvocato e poi trovarmi a spasso con la nomea del rompicoglioni e quindi, di fatto, fuori dal giro delle agenzie? Ovvio che no. Me ne sto zitto e subisco lo sfruttamento.
vai e sono costretti ad assuerti….
Guarda se ascolti il consulente della registrazione lui fa proprio un esempio come il tuo. E dice che bisogna avere sale in zucca, tradotto: finchè le condizioni lo consentono sopporta e porta a casa i soldi, appena fiuti che vogliono mandarti a casa o che vogliono, ancora peggio, spingerti a dare le dimissioni, allora fai il passo di impugnare il contratto. Così anche se poi alla fine non diventerà il tuo posto fisso e tutelato, per andartene ti beccherai dei soldi e non è poco dati i tempi che corrono.
E considera che per fare tutto questo hai tempo 5 anni, cioè fino a 5 anni dopo che ti hanno lasciato a casa. Cosa esattamente puoi farti risarcire? La differenza, in soldi in unica rata, tra il finto contratto di collaborazione e il contratto dipendente e indeterminato che a tutti gli effetti ti competerebbe date le condizioni in cui lavori.
Questo calcolato su TUTTO il periodo di collaborazione che hai avuto con questa agenzia.
E’ chiaro il concetto?
In un paese normale le aziende che non rispettano la legge verrebbero costrette a mettersi in regola e – se non riescono a stare sul mercato – a chiudere. Così poi sul mercato ci resterebbero solo quelle sane e non si assisterebbe al dumping selvaggio che ormai ha portato a fee scandalosi.
Ma siccome non siamo un paese normale, avanti così: sempre più sfruttamento, sempre più gare senza rimborsi, sempre più guerra al ribasso dei fee, sempre più creatività da discount.
Intanto il numero dei disoccupati aumenta, i posti di lavoro vengono bruciati, le agenzie falliscono, la qualità creativa peggiora sempre di più, le gare sono sempre più ridicole, e così via.
Siamo tutti responsabili, da quello a progetto che non denuncia lo sfruttamento per paura, dal suo datore di lavoro disonesto, dall’ispettorato del lavoro e dai sindacati che non intervengono preventivamente, dall’adci che di concreto non fa nulla per far rispettare la legge. Tutti responsabili, nessuno escluso.
In realtà la riforma Fornero non cambia granché, mette solo nero su bianco quanto si poteva di fatto fare anche prima, ovvero impugnare un falso co.co.pro. o co.co.co. per smascherare rapporti di lavoro che in realtà sono di lavoro dipendente. Vero anche quanto affermano diversi qui sopra, ovvero che molto spesso reclamare i propri diritti significa perdere il lavoro: cioè, saranno pure costretti ad assumerti ma da che mondo e mondo anche il dipendente a tempo indeterminato, se sta sui coglioni a chi non dovrebbe, è invitato con le buone o con le cattive a cambiare aria.
Quel che doveva fare la riforma era semplicemente ABOLIRE la possibilità di stipulare contratti a progetto. Se davvero assumi qualcuno per seguire un progetto, fagli un tempo determinato che si concluderà, ovviamente, al termine del citato progetto. Ma non c’è stato abbastanza coraggio per un colpo di spugna: probabilmente anche perché ai Ministeri e nella Pubblica Amministrazione utilizzano allegramente queste tipologie contrattuali per tenere sulla corda i lavoratori.
Io sono un giovane account (26), collaboro a partita iva (in qualità di consulente), tra le altre, con una piccola agenzia di milano e ho il 100% dell’autonomia nel mio operato con come solo limite il buon senso e la cautela dettata dalla relativa inesperienza.
non mi ricopro d’oro, sia chiaro, ma richiedo in fattura un compenso fisso commisurato alla mia esperienza al quale affianco un rimborso spese e la provvigione sull’eventuale incarico ottenuto.
Prima dell’agenzia di cui sopra ho incontrato varie realtà, più o meno piccole ed affermate, che mi han sempre negato libertà d’azione in favore di un rapporto subordinato camuffato da p.iva: a tutte e tre ho detto chiaramente di no.
Rompere i coglioni si, rompere i coglioni no: tra i due sono sicuramente più propenso per la prima, il lavoro (e lo sforzo intellettuale e fisico) sono nostri e in quanto tali devono esserci riconosciuti.
Se fossimo ristoratori il prezzo di un panino sarebbe costituito da tante voci economiche tra le quali l’esperienza e la capacità di dargli un ottimo sapore. Non è forse la stessa cosa?
diamo il giusto valore alle nostre competenze e senza il timore di “uscire dal giro”: chi ha il coraggio di investire su dei profili validi c’è. Se si “esce dal giro” ci si pongano le relative domande (retoriche).
hai perfettamente ragione. dire no è salutare al settore e screma. farsi rispettare e richiederlo è fondamentale alla credibilità, ma ahimè una grande maggioranza si abbassa sempre le mutande… e non parlatemi di “necessità e crisi”! precario sì, ma con dignità!
l’unico modo di essere un precario dignitoso è essendo consapevole dei propri diritti. mi ha dato un fastidio quel coglionazzo del servizio d’inchiesta che ha detto che tanto ormai i lavoratori, soprattutto i giovani, sono abituati a non farsi rispettare…
Ne conosco molti di miei coetanei che rispondo a quel “profilo”, Anonymous. Vuoi un po’ per la paura di trovarsi a piedi, vuoi per mancanza di determinazione, quello non lo so. Però credo di poter supporre che atteggiamenti simili danneggino il mercato e, di conseguenza, l’intero settore.
Se oggi molte agenzie (grandi o piccole che siano) campano cambiando stagista ogni 3 mesi, è “grazie” a persone accondiscendenti. E alla fine, chi ci rimette da un turnover esasperato di profili (per forza di cose) non formati, sono sempre i clienti.
La serietà e l’onestà a mio avviso devono manifestarsi ad ogni livello, non solo nella facciata con il cliente.
Ecco perché vorrei darmi alla ristorazione XD