Fino alla fine del mondo.

La fine del mondo, prevista dai Maya per il 21 dicembre, è arrivata in anticipo per il mondo della pubblicità italiana.

Pietro Maestri, Marco Calaprice, Antonio Cirenza, Francesco Emiliani (da pochi giorni approdato in Brand Portal), Umberto Casagrande, Marco Carnevale, Vincenzo Celli, Peppe Cirillo, Roberto Greco.

Sono 9 i direttori creativi lasciati a casa in meno di due anni.

Anticipo i commenti: tutti questi nove sono ottimi professionisti e non sono stati licenziati per incapacità, creative o gestionali, piuttosto perché il nostro settore si sta sgretolando.

Magari si stesse parlando di un ricambio generazionale. Mi dispiace disilludervi: non è affatto così.

La verità è che quei nove creativi hanno fatto una carriera che il 99% dei giovani che leggono questo blog non faranno mai. E non perché in Italia non ci siano in giro giovani talenti, semplicemente perché nella pubblicità italiana non esistono più le condizioni per fare una carriera del genere.

La notizia più interessante della scorsa settimana è comunque la defenestrazione di Alessio Fronzoni, la F di Lowe Pirella Fronzoni.

Questo il comunicato brezneviano dell’agenzia: Oggi, Michael Wall, ceo di Lowe and Partners Worldwide, e Alessio Fronzoni, ceo Lowe Pirella Fronzoni, hanno concordato che quest’ultimo lascerà l’agenzia Lowe Pirella Fronzoni entro l’anno, come definito a suo tempo”.

Questa la risposta di Fronzoni il giorno dopo l’epurazione:  “È un mercato marcio. Non ci sono più risorse da investire nelle persone e senza risorse non si va da nessuna parte. Il nostro lavoro è diventato sempre più complesso e i clienti per molto di più che ci viene richiesto sono disposti a pagare sempre meno. Per quanto mi riguarda, il mio dovere l’ho fatto. Cinque anni fa ho preso in mano una struttura giurassica e l’ho traghettata nell’era contemporanea. L’80% dei clienti attualmente in portfolio sono stati acquisiti dopo il mio arrivo. Crescendo inoltre professionalmente all’interno persone di valore. Ma siamo arrivati a un punto in cui le richieste del network non mi trovavano più in sintonia. Lascio ad altri il compito di metterle in atto”.

Nessuna solidarietà personale per Fronzoni. Fino a ieri squalo fra gli squali (sua la proposta un anno fa in Assocomunicazione della Flexibility: una specie di cassa integrazione, abortita alla nascita, che aveva il solo scopo di rottamare i creativi evitando onerose buonuscite alle agenzie) e oggi pesce gatto costretto a sguazzare con i suoi tristi baffoni in uno stagno sempre più angusto.

La vicenda Fronzoni però è interessante da analizzare: le multinazionali dell’advertising dopo aver ridotto ai minimi termini i reparti, lasciato a casa i direttori creativi, ora stanno iniziando a licenziare anche i manager.

Anche in questo caso non si tratta di un ricambio generazionale ma piuttosto di una politica atta a disinvestire in Italia.

Il gruppo Interpublic è stato il primo a operare in questo senso: ha rivoluzionato i vertici di Draft FCB, ha ridotto e dequalificato Mc Cann e infine ha decapitato Lowe Pirella.

Ma gli altri gruppi non è che se la stiano passando meglio.

Il network Publicis è in ginocchio: Publicis va male, Saatchi&Saatchi va male, mentre Leo Burnett, forse quella che va meglio, secondo i rumors ha appena finito un importante giro di licenziamenti.

Leggendo le fanzine pare che l’unico gruppo in salute sia WPP. Ma quelli che si leggono i giro sono solo patetici comunicati stampa autopromozionali. L’obiettivo è chiaro: una volta capito che il nostro mercato non permette più la sopravvivenza a tante agenzie internazionali, WPP si sta impegnando per far apparire le sue sigle come le più brillanti e le più in salute. Ma lo stesso Massimo Costa, qualche settimana fa, ha dichiarato che prevede una riduzione del volume di affari superiore al 10%.

Dunque?

La situazione è chiara: il mondo della comunicazione in Italia si sta evolvendo velocemente e le grandi agenzie soffrono come i vecchi dinosauri. Se sopravvivono ancora è solo perché riescono a cibarsi delle nostre energie e del nostro entusiasmo. Una passione, la nostra, che non ricambieranno mai con un’adeguata remunerazione e con una sana crescita professionale. E nessuno fa eccezione: sono pronti a sostituire ognuno di noi con qualcuno che farà il nostro stesso lavoro pretendendo meno soldi. Perché ormai è evidente che per i network le possibilità di guadagno, e quindi le politiche di investimento, sono su mercati lontani e più attivi del nostro.

Ripeto.

Siamo noi a tenere in vita questi insaziabili e inefficienti dinosauri, e lo facciamo con i nostri sacrifici e con l’ottusa mentalità che sia ancora importante lavorare per sigle di gente morta. E soprattutto con l’ingenua speranza che prima o poi otterremo qualcosa in cambio.

Svegliamoci e smettiamola di farci sfruttare: togliamogli il cibo ai dinosauri e facciamoli sparire. Velocizziamo l’evoluzione.

Tanti Saluti da Bad Avenue.

Donald Draper.

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Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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42 Responses to Fino alla fine del mondo.

  1. Nicolò says:

    Bellissimo articolo. Dei dinosauri non ce ne facciamo più nulla, mi piace ricordare sempre e sempre e sempre che la pubblicità non è morta, si sta solo trasformando. E mi piace, invece di scrivere inutili paroloni, citare il lavoro egregio di un’agenzia locale della mia Sicilia, la Mosaicoon, che sta facendo (come tante altre in tutta Italia) un ottimo lavoro, addirittura con un’amministrazione pubblica come quella di Palermo per cui ha firmato il suo ultimo lavoro di promozione culturale sul territorio (e lavorare con il pubblico specie in Sicilia ed ottenere risultati simili non è semplice).
    Se continuiamo a guardare (e soprattutto a credere e sviluppare) su realtà come queste, l’evoluzione correrà sempre più veloce.

    • Benni Priolisi says:

      Caro Nicolò (V.?),

      non entro più di tanto nel merito della realizzazione: è ben fatta nonostante gli ovvii limiti.
      Mi chiedo solo una cosa: cui prodest? Non vedo promesse né altro.
      Solo una specie di sentiment trasmesso.
      A me, e altri, è sembrata un’operazione di “mantenimento post-elettorale”.
      Sarebbe carino sapere se chi ha realizzato il tutto ha ricevuto un mandato e un brief dall’Amministrazione -che ho votato- o ha proposto il tutto lavorando gratis e buttato lì la cosa (già confezionata?).
      Il “gratis” mi disturberebbe assai: non onora, se non di più, la dignità del nostro lavoro.
      Lo stesso vale per il preconfezionato.

      Benni

      ps: Mosaicoon lavora bene, non voglio essere frainteso.

      B.

    • Ciclope says:

      cosa c’è di bello in questo lavoro? Per favore…

      • KillingPenelope says:

        Non sarà geniale o bello per alcuni, ma sta di fatto che è su quasi tutte le pagine di FB dei miei contatti. Qualcosa vorrà pure dire. Alle volte il bello degli addetti ai lavori non corrisponde al bello della “gente comune”.

  2. Osservatore says:

    L’unica salvezza è aprire sigle indipendenti, agili, che si strutturino di volta in volta in base al fatturato. Questa è la via (unica) del nostro mestiere.
    Non a caso è la via a cui stanno pensando anche quelli “non segati” del mestiere, ma che anzi ancor galleggiano bene. Gli stessi Rozzi/Battaglia, da quanto so io, stanno pensando alla loro sigla. Gli altri pensano solo a “ingrassare” (con le briciole) le multinazionali, come giustamente dice Donald.
    Anche se l’espressione è molto brutta, le “boutique creative” sono quello che il mercato di oggi richiede. Non più una fila di account e planner di sto cazzo, ma creativi con cui parlare direttamente. Vi piaccia o no, questo è.

    Bravo Donald, la tua età è sempre più accertata tra i 40 e i 50 con la scelta di Until the end of the World che nessun under 40 avrebbe scelto per coronare il pezzo.

    • Mr. Jones says:

      Caro Osservatore, osservi proprio male. Le boutique creative, salvo pochissime eccezioni, sono le prime a soffrire, soprattutto in periodi critici come questo. E sai perché: primo perché della creatività frega poco o niente alla metà delle aziende italiane (ti basta vedere un paio di flight in prima serata per rendertene conto da solo); secondo perché per gestire il conto di un cliente e le relazioni contrattuali tra due aziende non è proprio un giochino che qualsiasi creativo può fare senza esperienza gestionale o senza il supporto di un serio “account di sto cazzo” che ti fa quadrare i conti (provare per credere); terzo, perché non è quasi mai un’idea creativa a tirare fuori le aziende dalla merda, ma piuttosto una strategia di marketing a medio/lungo termine che consenta all’azienda di cogliere le (poche) opportunità del mercato. Ed ecco che “un planner di sto cazzo” potrebbe tornarti molto utile nella tua boutique creativa.
      Quando ne metterai in piedi una, osserva meglio, fidati. Se invece l’hai già fatto, prega.

  3. Sigle di gente morta says:

    Ragazzi che articolo: 100% verità!

  4. Il Santo. says:

    Purtroppo il mercato italiano vale come quello dell’uzbekistan per i grandi gruppi.
    Io imprenditore che vantaggio ho a comunicare in un paese di 60 milioni di persone, in crisi economica, sommersi dalle spese, con gli stipendi ridotti all’osso, senza lavoro, con leggi che proteggono aziende concorrenti locali, con burocrazie, tasse e prezzi di spazi e produzioni sopra la media, quando in Cina o in Brasile o in centro america con meta’ dell’investimento raggiungo il quintuplo di potenziali consumatori “in crescita economica” pronti a spendere?

    La vertita’ che la pubblicita’ italiana delle grandi sigle e’ tenuta in piedi proprio dai dinosauri delle aziende italiane familiari. Barilla, Ferrero, fiat, lavazza, oli e formaggi vari… gli unici che investono in italia, ma anche quelli che impongono una comunicazione all’italiana (nel senso dispregiativo del termine).

    Il futuro? Concordo che sara’ nelle piccole realta’ creative. Ma ci vogliono piccole realta’ imprenditoriali da affiancare. E’ quello il vero problema, perche’ se fondo un’azienda di videogiochi che fattura milioni in app, di sicuro me ne sono andato dall’italia per poterlo fare.

    Un consiglio: l’unica cosa a cui possiamo ancora attaccarci (non per molto fidatevi) e’ l’ heritage italiano. All’estero ancora ci considerano maestri di design, architettura e creativita’. Cercatevi clienti in cina, sud america, india, australia, asia. Vedrete che si muovera’ qualcosa. Il mercato in Italia e’ morto, ma quello globale no. Uscite dai confini. Basta un computer e internet.

    • von Hayek says:

      Analisi economica un po’ approssimativa, anzi, direi nella sostanza non rispondente al vero.
      L’Italia è ancora una grande potenza industriale. Il problema è che la pubblicità vive al 90% dei prodotti di largo consumo, in buona parte di proprietà di multinazionali, le quali ovviamente si stanno posizionando nei mercati in maggiora crescita, da cui la vendita di numerosi marchi, specialmente alimentari, ad imprese italiane. Una politica di disinvestimento comprensibile, per andare alla ricerca di ritorni più elevati altrove. Ma questo, contrariamente a ciò che si può pensare, non è in male. Gli investimenti esteri costano, non sono affatto la manna dal cielo. Anzi. E come è facile capire, costano molto di più dei prestiti, almeno per un paese avanzato come l’Italia.
      Purtroppo andando in giro per la rete si nota come, assieme alla mancata comprensione delle cause della crisi, vi sia l’errata percezione di un paese sostanzialmente senza futuro. Purtroppo è questa errata percezione che sta causando i maggiori danni, un po’ come le profezie che si autorealizzano. Perché si sia arrivati a questi punti è difficile da capire; perché la stampa si è impegnata in questi anni a vomitare fango sulle imprese italiane è per me un mistero. Fatto sta che se ci troviamo oggi nel guano, la colpa non è di Berlusconi, un individuo che nell’arco di un ventennio è riuscito a non fare assolutamente nulla, a non incidere su nulla. Le responsabilità sono di altri.

    • Edo says:

      Concordo: le nuove piccole realtà imprenditoriali sono la vera linfa che serve al sistema. Siamo pieni di creatività, da sempre. Quello che manca è uno sfogo produttivo, uno sfogo reale. Senza imprese ( ed imprenditori) disposti a cambiare, disposti ad ascoltare, non si può sperare di modificare la mentalità di monoliti che pensano ancora, e soltanto, alla TV e allo spottino da 30″ e che giocherellano su youtube al grido di “famme anche un po’ di quel virale….”

    • Il Santo. says:

      Bizzarro come il mio esempio inventato abbia preceduto questo articolo: http://www.repubblica.it/rubriche/startup-stories/2012/12/10/news/italia_estonia_videogiochi-47901018/?ref=HREC2-12

      Chissa’ magari stanno cercando qualcuno che comunichi la loro start up. Fatevi avanti menti creative.

  5. giovanni pagano says:

    se non si offende nessuno dei 9 direttori creativi citati
    vorrei implementare la tua lista agghiacciante
    donald
    con nomi molto significativi

    roberta sollazzi
    luca albanese
    francesco taddeucci
    sono indubbiamente tre dei migliori creativi italiani
    costretti a trovare “soluzioni diverse” alla direzione creativa che detenevano

    la pubblicità italiana sta digerendo se stessa
    come ogni tanto i succhi gastrici svicolano dalla loro missione
    provocando ulcere a volte letali

    giovanni pagano

    • Anonymous says:

      posso aggiungere chi è dovuto andare all’estero per trovare soluzioni lavorative degne e tutti, tanti, quelli che hanno aperto strutture prorpie per obbligo mascherandole per scelta?

    • Pogo says:

      Hanno fatto benissimo, cosa stavano a fare in agenzie semi-defunte?

    • sere says:

      Tutti bravi creativi. Bravissimi anzi. Come direttori creativi buoni a nulla. Fate confusione.

      • Saba says:

        mah…non tutti, a dire il vero. Molti di questi nomi sulla lista di donald non si sa nemmeno che campagne abbiano fatto per essere definiti bravissimi creativi…

    • Falling stars says:

      Mi scusi signor Pagano, ma ci risulta che Taddeucci e Albanese non li abbia costretti nessuno.
      Usciti spontaneamente da Lowe per l’imbarazzo del pessimo andamento di business della sede romana (verifichi: oggi la sede di Roma non ha più nemmeno un cliente), ingaggiano una lotta mortale con lo squalo Fronzoni, sguinzagliandogli contro i boss di Lowe International a cui raccontano che il business di Roma è andato male per colpa del Fronzonaccio.
      Detto fatto, a due settimane dalla loro fuoriuscita ufficiale e a nuova piccola agenzia fondata (Humans, un ossimoro), i due “creativi de sinistra” già cominciano a stendere bozze di accordi societari con Lowe a tre condizioni: licenziare metà personale (conti pessimi quest’anno), tirare il collo allo squalo “de destra” Fronzoni e tanti tanti tanti soldini.
      Qualche mesetto di tattica e schermaglie contrattuali, tirando anche a bordo un manager utile idiota, nipote del boss Lowe Delaney (toh, un conflittino d’interesse piccolo piccolo) e poi salta tutto. Fuck you gentilmente reciproci.
      Non c’è più tempo però per tergiversare. Ormai mezza Italia sa che lo squalo-tricheco è davanti al plotone d’esecuzione. L’altra mezza sa della trattativa humana andata male.
      Si decide d’andare avanti con un piano d’emergenza: tirare subito il collo allo squalo pescegatto Fronzoni (che però morde anche dopo l’esecuzione: metà dei budget LPF persi a 48 ore dalla notizia e auguriamo ai disgraziati di Lowe che si fermino qui).
      Poi Lowe s’inventa sui due piedi come riempitivo un triumvirato che forse potrebbe avere un enorme successo. Ma solo se si esibisce al circo: un vecchio account fancazzista, una contabile e una sconosciuta megalomane che passa il tempo a infarcire il curriculum di stronzate, nominata sul campo ECD ma già sull’orlo di una crisi di nervi.

      Le conseguenze di tanta astuzia? Solo nella piccola sede romana ne faranno fuori sette come regalo di Natale. E io che mi lamento di WPP.
      Solidarietà.

      • giovanni pagano says:

        gentili stelle cadenti

        vi ringrazio tutte quante una per una
        e mi piace sottolineare che questo è il genere di interventi che bad avenue ama
        documentato
        circostanziato
        pepato ma non gratuitamente insultante

        ragazzi
        fate come le stelle cadenti
        quando sapete qualcosa che non emergerebbe altrove
        venite qui a raccontarlo

        un’unica nota
        a me risulta che i dissapori tra albanese/taddeucci e fronzoni fossero datati
        proprio per il new business prospettato ma mai arrivato
        e che l’uscita dei due non sia stata propriamente “spontanea”

        detto ciò
        care stelle
        se vi trovate incastonate nell’universo wpp
        beh good luck anche a voi

        fateci sapere
        giovanni pagano

      • Ago says:

        Se anche questa storia fosse vera si dimostra la tesi di sopra: le multinazionali stanno andando talmente male che bisogna starne alla larga. Detto questo, se davvero alla LPF non hanno clienti perché Fronzoni se ne è presi metà (?) e se i conti sono pessimi da anni, non penso che la suddetta multinazionale possa fare altro che mandar via personale pesante, ma succede dappertutto.

      • Ciclope says:

        @Falling Star. Sei bene informato e si vede. Condivido ogni parola che hai scritto: tutto vero.

      • gratuitamente insultante says:

        @Pagano.

        “Non gratuitamente insultante”?

        Definire “squalo” un manager, “utile idiota” un altro manager, “vecchio fancazzista” un account e “sconosciuta megalomane” un creativo, non è “gratuitamente insultante”?

        Ci faresti un esempio di “gratuitamente insultante” allora?

      • Anonymous says:

        @Falling Stars
        Purtroppo devo confermare dall’interno il 90% di quello che scrivi. L’unica cosa che non condivido con te è lo scherzarci su. Qui la gente si caga sotto. Tutti si chiedono se alla riffa del licenziamento saranno estratti loro o i vicini di stanza. E più la gente come te ne parla, più la notizia gira. Più la notizia gira, più alla fine sei sputtanato sul mercato. Più sei sputtanato, meno clienti ti danno budget.
        Sì, i nostri internazionali hanno fatto la loro ennesima cazzata che però pagheremo noi sulla nostra pelle. Sì, il trio che ci dirige non è di moschettieri ma di moscerini.
        Ma per favore non ci rompete i coglioni con i post anonimi: sappiamo farci male da soli.

      • giovanni pagano says:

        caro gratuitamente insultante

        come si dice in questi casi
        ti ringrazio di avermi posto questa domanda
        che mi dà modo di spiegare il mio punto di vista
        (non senza sottolineare che è appunto il mio
        e magari non quello di donald)

        questo non è un posto da educande
        non me ne frega un cazzo del politicamente corretto
        questo posto serve a dare trasparenza a sepolcri ripetutamente imbiancati
        in un mondo dove i giornali di settore non vogliono raccontarla tutta
        o non ci riescono
        per tanti motivi che non ho qui nè tempo nè bisogno di rievocarti

        facciamo a meno volentieri
        come ho spesso ripetuto
        di petulanti urlatori random dallo spessore nullo
        ma abbiamo bisogno come l’aria di intelligenza e cognizione di causa

        ora falling stars di cognizione di causa ne ha da vendere
        te lo garantisco
        ne sa più di me che credevo di saperne parecchio
        quanto al buon gusto non sta a me giudicare
        non sono il suo precettore
        però se ti scandalizzi quando qualcuno definisce “squalo” fronzoni
        capiamoci
        stai difendendo fronzoni o lo squalo?

        vedi
        gratuitamente insultante
        se berlusconi ha rotto il cazzo è giusto poterglielo dire
        sarà scortese ma è sacrosanto
        e noi siamo qui per questo

        giovanni pagano

  6. Bell’articolo. Crudo e disincantato.

    Dirò solo che, seguendo il blog, mi è arrivata la notifica del nuovo post via mail ieri sera. Mentre ero davanti alla TV.
    Stavo crollando dalla stanchezza.

    L’ho letto.

    Ho perso immediatamente il sonno.

  7. Sincero says:

    Tanto rammarico, tanta empatia, tanta compassione per questi Dc/padri di famiglia fatti fuori.
    Ma ad un certo punto: basta lagnarsi.
    Tutte queste persone sono andate via con buonuscite mooolto sostanziose che quasi sicuramente non avranno grossi problemi a rivendersi come Dc (vedi Carnevale) o consulenti X.

    Parliamo di tutti i ragazzi con contratti a tempo (progetto o simili) che sono stati e saranno lasciati a casa questo indimenticabile dicembre con la stessa noncuranza con cui si sputa un chewing-gum. E loro i “2 anni di stipendio” non li hanno visti/vedranno di certo. E sarà anche difficile trovare altro, a meno di “abbassare la cresta” e accettare paghe da miseria.
    Data la qualità prodotta dalle agenzie, che cazzo di differenza fa avere una persona che ragiona, con esperienza o un ragazzetto appena uscito da una qualsivoglia scuola per falliti che si sente onorato a lavorare per una AGENZIA PUBBLICITARIA MULTINAZIONALE?

    Ultima nota: caro Donald, bella la tua frase conclusiva (da “Svegliamoci” in poi), molto d’effetto, fighissima, “se non ora quando”, fuck the system, boycott, el pueblo unido e bla bla. Bravo sì, molto bello.
    Ma che cazzo vuol dire concretamente?
    Scusate l’interruzione. Continuate a piangere per i soliti happy few.

    • KillingPenelope says:

      Io interpreto lo “Svegliamoci” come un invito anche a mollare il colpo. Chi l’ha detto che uno è obbligato a fare l’art o copy per tutta la vita? Qui si parla sempre di grandi nomi e invece io vi parlo di due ragazze che hanno appena perso il loro lavoro di art e si stanno reinventando con coraggio. Una ha realizzato un suo brand e produce bellissimi cuscini e oggettini per la casa e un’altra ha creato una sua linea di dolcetti e cioccolatini. Girano per i mercatini, contattano blogger, affittano corner in negozietti in giro per Milano. Una è già apparsa su una paginetta di Glamour. Se il mercato non richiede più un certo tipo di professionalità è anche giusto crearsene un’altra. Stare sempre a farsi il sangue amaro, dicendo sempre le stesse cose su un sistema che non cambia mai. Ma non siete stanchi?

  8. Anonymous says:

    La cosa più sconcertante di questo blog è che quando si fa una riflessione seria e lucida come questa si ottengono al massimo 15 commenti. Mentre quando c’è da ammazzarsi per i fake, per i premi e le altre minchiate l’indignazione e il livore si alzano come uno tsunami di merda.

  9. Dr. Asl says:

    Oltre alla sana riflessione su chi è rimasto fuori dovremmo iniziare un rapido giro di orizzonte su quelli in cabina di comando, così giusto per chiudere il cerchio del desolante panorama che ci attende.

  10. Bora says:

    La sola speranza sono le piccole agenzie creative, che infatti vengono oramai chiamate anche da aziende grandi. Ho saputo che anche Telecom tra breve farà gara solo tra le sigle creative e snelle. Ed è ora che anche altre aziende facciano lo stesso, tanto con quello che pagano….

  11. Panix says:

    Ma anche le piccole vengono scelte perché pagate 2 soldi. Per cui non si risolve certo il problema in questo modo…è un harakiri

  12. Panix says:

    E’ comunque una situazione di generale sbando, anche dovuta a una crisi nera- A me questi post sembrano abbastanza una danza sui poveri resti di vecchi banchetti. Non utile a nessuno tra l’altro.

    • Anonymous says:

      a me la cosa che fa più ridere, in asosluto, è andarsi a risentire le dichiarazioni interviste alle fanzine quando arrivano questi dc nelle agenzie e le leccate di culo vicendevoli tra ad ed ecd e net work. sentire oggi c’è davvro da ridere…

  13. E in Leo? says:

    Mi hanno anche parlato di 70 licenziati in Leo. Qualcuno sa niente?

  14. bravo donald says:

    è proprio così. aggiungerei in generale che non ha senso lavorare neanche per clienti diretti facendosi sottopagare oppure gratis. togliere il cibo dalla bocca dei dinosauri per velocizzarne l’estinzione è proprio una bella metafora. è il sistema del consumo che sta morendo. vivaddio.

  15. Blicispu says:

    Di tutto quello che potevi dire su Publicis, tiri fuori gli auguri di Natale più fighi dell’anno.

    • Buon Natale says:

      E intanto il grande Maurice risulta il manager più pagato di Francia quest’anno, 20 milioni di €. Tanti auguri e buon natale a chi verrà mandato a casa a dicembre.

  16. Anonymous says:

    E anche in Saatchi sono ricominciati i licenziamenti.

  17. Anonymous says:

    Gli auguri più fighi sarebbero stati da uno che guadagna 20 milioni l’anno non far licenziare i suoi dipendenti che guadagnano poche noccioline per garantire a chi è in alto potere e ricchezza. Questo è essere fighi.

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