Fra qualche ora Ferrarelle presenterà alla stampa (traduzione: qualche fanzine di settore) la sua nuova campagna televisiva. Il testimonial scelto per l’occasione è Alessandro Gassman, mentre la regia è stata affidata a Leone Pompucci. Non viene citato il nome dell’agenzia, per il semplice motivo che la creatività è stata sviluppata internamente.
Fin qui nulla di scandaloso, o almeno nulla di nuovo, se non fosse che Ferrarelle si è gia distinta in passato per operazioni di comunicazione alquanto discutibili.
Provo a riassumere i fatti.
Più di un anno fa il brand ha indetto una gara non remunerata e ha invitato cinque agenzie italiane. Alla fine della speculativa ha dichiarato che nessuna di queste era stata in grado di sviluppare proposte soddisfacenti.
“Può capitare che una gara non produca un risultato – ha spiegato Michele Pontecorvo, responsabile relazioni esterne dell’azienda - Ferrarelle è un brand sfaccettato, che negli ultimi anni ha subito profondi cambiamenti, dunque non era facile realizzare una comunicazione adatta“.
Badavenue si è già espresso a riguardo pubblicando questo il post “Mai immergersi alle Fonti di Caserta” di Dick Withman e addirittura il brief della gara.
Se avrete la pazienza di rileggere il brief vi renderete conto che è superficiale, generico e che probabilmente l’esito negativo della consultazione è da attribuire alla poca professionalità del marketing dell’azienda. Nonostante questo una delle agenzie coinvolte, United 1861, ha deciso di riproporsi e rilavorare gratis per la seconda volta.
Questo è stato il risultato.
E questa è stata la dichiarazione di Pino Rozzi, direttore creativo e ad dell’agenzia: “Quando abbiamo appreso che la gara non aveva prodotto risultati abbiamo fatto un bagno di umiltà e ci siamo rimessi in discussione, convinti che forse l’approccio non era giusto. Così, ci siamo recati alle fonti di Ferrarelle, in provincia di Caserta, e lì ci è venuta l’idea…”
I tempi sono duri per tutti, ma il fatto che una delle migliori agenzie italiane abbia accettato un compromesso del genere non è stato certo un buon segnale per tutto l’ambiente.
All’epoca qualcuno aveva giustificato la marchetta affermando che United avrebbe potuto, con il tempo ed esprimendo le proprie qualità creative, costruire un rapporto di fiducia con il brand, salvando allo stesso tempo un paio di stipendi.
Alla luce dei fatti non è andata così.
È andata piuttosto come doveva andare, perché in assoluto esistono poche certezze ma una la condivido con voi volentieri: così come nella vita quando uno è stronzo è stronzo (precisazione: lo stronzo è generico e non si riferisce a nessuno dei protagonisti in questione), così nel business chi non ha etica né professionalità non cambia certo nel giro di un anno.
Per chi non lo avesse ancora capito: la scelta di United di un anno fa si è dimostrata sbagliata. E sono certo che Pino Rozzi ne sia consapevole. Anzi, scommetto che in questi giorni abbia una gran voglia di andare in bagno a vomitare per aver inseguito uno dei peggiori clienti della pubblicità italiana.
E se questa voglia di vomitare a lui non è venuta, allora vi basti sapere che è venuta a me, tanto dal costringermi a interrompere il mio esilio dorato. Perché non riesco davvero a capacitarmi di una cosa: cosa deve ancora succedere per convincerci del fatto che, in un periodo del genere, la cosa più urgente da fare è recuperare la nostra dignità professionale?
Tanti saluti da Bad Avenue.
Donald Draper
Se i clienti fanno schifo le agenzie fanno cagare. 1861chenonvaleuncazzo compresa
Centrato il punto, Donald! e bentornato…
In questi ultimi mesi ho maturato una consapevolezza, amara ma che trova riscontro nei fatti: le agenzie sono morte.
Sono morte perché da troppi anni dall’abbassare la commissione d’agenzia si è passati a lavorare gratis (Rozzi non è il primo a farlo, ma vi ricordate Saatchi Roma o no?) e questo ha portato, tra le altre cose, ad azzerare la dignità professionale di un’intera categoria.
Oggi i clienti sono sempre più arroganti e pretendono, come se l’agenzia fosse un service. Di chi è la colpa? Almeno un paio di generazioni di top manager di agenzia dovrebbe cospargersi il capo di cenere e chiedere perdono per la mancanza di visione strategica e di lungimiranza, oltre che di etica professionale. E’ tempo di cambiare tutto.
non è tempo di esili dorati
donald
c’è bisogno di un posto come questo
dove denunciare le cose sbagliate del nostro settore
e cioè in questo caso ovviamente ferrarelle
ma anche specificamente united
e finalmente aggiungerei le altre 4 agenzie che hanno comunque accettato di lavorare gratis
cospargersi la testa di mostarda e ficcarla nelle fauci di un leone
possibile che non si intuisca la pericolosità di certi comportamenti?
bentornato don
la prossima volta che parti per l’esilio rispondi almeno alle mie mail
pensavo che tu fossi morto
e qui lo sai com’è
gli avvoltoi pullulano
giovanni pagano
“sarò meno criptico prossimamente”…mi sembra che stai ancora a caro amico, Pagano.
twiggy sii gentile
traduci il tuo pensiero
grazie
giovanni pagano
scusate don drap e don juan,
mi spiegate meglio?
dov’è lo scandalo?
un cliente che si fa la campagna con dei freelance?
o una gara senza rimborso?
o un’agenzia che si svende nella speranza di iniziare una relazione duratura con un cliente?
sono delle novità?
beh
lo scandalo è proprio questo
che non è più uno scandalo
e la novità è proprio questa
dirlo apertamente
tentando di iniziare a costruire un’auspicabilità diffusa di comportamenti sani
al posto di comportamenti suicidali nel medio e lungo termine
parlo per me
penso che il redivivo don volesse sottolineare che la farina del diavolo va tutta in crusca
e che il fenomeno era largamente prevedibile
giovanni pagano
Qualcosina credo che stia iniziando a cambiare, qui vedo sempre meno timore nel mandare simpaticamente a cagare aziende di quel tipo. Spero che questo sano virus inizi a diffondersi
io vedo sempre di più 90° a go go!
Probabilmente siamo sulla stessa collina ma guardiamo il panorama da punti e in direzioni diverse.
Noi siamo obbligati a far rendere ogni nostro minuto su clienti almeno moralmente sani e professionalmente competenti (e non dirmi che la maggior parte delle volte non si deduca già dal brief), ormai è ampiamente dimostrato che certi “investimenti” non rientreranno mai.
Sarà perché si è toccato il fondo ma non è male ogni tanto dire “grazie ma non possiamo permetterci di lavorare per voi”.
Bah, a me non sembra proprio. Anzi, mi sembra vero il contrario: un livello di prostituzione inaudito.
Quanto a Ferrarelle, direi che rappresenti quasi un paradigma della situazione attuale.
Perché Ferrarelle non dovrebbe farsi uno spot internamente e pagare un’agenzia considerata ipercreativa – nel nostro cortiletto – quando il risultato è qualitativamente pressoché identico?
Chi è più scemo, Ferrarelle o chi le va appresso?
ecco qua i primi 2 spot (raccattati non si capisce dove) postati su Youmark http://youmark.it/rubriche/ecco-in-anteprima-2-dei-nuovi-spot-ferrarelle-con-alessandro-gassman
primo soggetto
Oddìo, cos’è?
“bevi, digerisci e gusta”
sì, ma gusta cosa? la parmigiana?
e poi, semmai: mangia e gusta la parmigiana, poi bevi e svapora (grop, la parmigiana mi fa acito). e comunque qui si offende la parmigiana, shame.
aggiungo, c’era bisogno di Gassman e di questo odioso Robertino (adolescente già con problemi di digestione)? genitori di Robertino, esistono i medici, di base e specialisti, per questi problemi.
credo, penso, che il brand Ferrarelle abbia ben altri plus (pardon, plas) da mettere in ballo. a meno che…
Tra l’altro si stringono la mano sinistra…
Si nu pesc
e secondo soggetto
C’è scritto che sono 15. Temo che ci vorrà dell’Anitra WC per digerirli tutti.
azz, questo lo vedo solo adesso.
ma ‘sto Robertino è il figlio di Ciripiripì?
noto una lieve somiglianza.
taccio ambient e sposa.
Come si può dare torto ad un post del genere? Come si può essere in disaccordo?
Alzare la testa, riscoprire la passione e la qualità dei servizi, dei prodotti e dei rapporti.
Rapporti coi clienti e con il proprio team, in primis.
Passione per il proprio mestiere e qualità nell’eseguirlo.
I risultati, se devono esserci, verranno da se.
Io, nel mio piccolo di giovincello, giusto l’altro ieri ho riso in faccia ad una offerta (di un conosciuto studio milanese) di collaborazione per accounting e sviluppo business…remunerata con le sole provvigioni.
Basta, ci vogliono valori e amor prorio.
Come fruitore di pubblicità e consumatore di acqua ferrarelle esprimo il mio umile parere.
Preso separatamente il nuovo spot con Gassman è molto meglio di quello con Buffon, nel complesso invece fanno cacare entrambi.
Allo stesso tempo penso che tutti quelli che sono qui a scandalizzarsi di quanto facciano schifo questi spot siano i primi a fare cose anche peggiori.
Cose geniali in pubblicità non ne vedo da anni, e penso che di geni in pubblicità ce ne siano pochi come in tutti i campi…il resto è fatto di mediocrità che tira a campà…
A prescindere che:
- “bevi, digerisci e gusta” farebbe cacare anche una gallina
- Robertino è simpatico come una diarrea
- queste scenette falsorealiste ormai non piacciono più nemmeno alla sora Lella,
…che scandalo e che novità ci sarebbe se un cliente bypassa l’agenzia e si fa fare campagna da dei freelance?
Forse che le Balene dei bei tempi non facevano esattamente quel servizio?
Mah…
mi dispiace dirlo ma non avete capito la strategia creativa che ha bisogno di tempi un po’ più lunghi per sedimentare ma che alla fine darà grossi grossi risultati. ve la spiego io: è una serie di testimonial che finiscono tutti per enne.
Ma perché in Ferrerelle non si sono bevuti l’acqua invece del cervello?
Sinceramente mi sembrate prevenuti. Per prima cosa questa campagna mi sembra più in linea con il brand rispetto all’ultima con Buffon e Abbagnato che davvero mi suonava stonata. Secondo è un format flessibile e nazionalpopolare che vedrete funzionerà… Evidentemente non siete voi il target che Ferrarelle vuole raggiungere. Non sarà un capolavoro questa campagna, non sarà ‘fica’ come la volete voi, ma onestamente in nessuno degli spot di acque minerale (anche firmati da prestigiose agenzie) vedo tutta questa effervescenza. A voi fa schifo? Io dico invece: vediamo se funziona. Cordiali saluti.
Storico
Il problema qual è? si parla sempre di spot e stampa. Ci sono agenzie digital che battono in fatturato le tradizionali. E non parlo di siti internet e minchiate varie. Ma di strategie con i controcoglioni. E non ditemi che è colpa del cliente e dei budget, anzi. Internet, il mobile e tutto quello che c’è intorno permette investimenti molto più interessanti di un film del cazzo alla “Wind con Fiorello” o con Buffon. Siete creativi, volete aggiornarvi? C’è stata gente che inventandosi un formato internet (della minchia) è riuscito a tradurre per il cliente come il grp della classica campagna tv potesse funzionare anche nel web. Risultato: ha stravolto gli investimenti media spostandoli dalla tv alle video strategy su interntet. Qualcuno penserà: “ok, ma la creatività tv ci vuole.” Certo, ma se è fine a se stessa? Se vive soprattutto sul web ci vorrà un progetto serio e intelligente dietro? Riusciamo ad andare oltre all’advertising tradizionale? Lo spot, la stampa… ok, molto belli e carini per i premi, ma avete mai pernsato a digitalizzare ogni forma di advertising? Siete mai andati oltre al brief? O le agenzie con la A maiuscola (ma ormai arruginita) devono sempre rivolgersi all’outsuorsign (o alla digital agency del gruppo) senza una strategia decente per ammaliare e soddisfare il cliente, il target e le agenzie stesse ma solo in seconda battuta? Cazzo! ci sono firme della madonna senza un pirla che ne sappia di digital, tecnologia ecc… Cosa si pretende? È come se negli anni ’80 qualcuno avesse continuato a proporre al cliente il carosello. Please update your app.
Cordialità.
Kubla Khan
Peccato che anche in italia il digital fa cacare perché siamo un popolo di ritardati (nel senso di perennemente in ritardo rispetto al mondo)
Gli italiani digitali scaricano il generatore di scoregge, il pulcino pio, e migliaia di app che non funzionano tipo scanner di impronte digitale o rilevatore di qualsiasi altro iphone (non si rendono conto di cosa può fare e non fare un telefono e non leggono manco le recensioni di sole bestemmie prima di comprare un app)
Quindi cosa ti aspetti? io quando ero in Italia ho provato a vendere progetti consistenti sul web, bene il capoccia classe ’21 o ’22, non ci ha capito nulla come il figlioccio classe ’55 teoricamente alla guida dell’azienda, sbolognando il tutto con un profilo facebook che è quasi aggratis.
Ok, quindi? Aspettiamo che la gente sia meno ritardata?
Ehi, Khan che abbaia, guarda che si scrive “outsourcing”, non “outsuorsign”.
Per fare del buon digital, non basta essere degli analfabeti.
Che stupidissimo commento. Con queste ironie sugli errori di grammatica.
Lo vuoi capire che se scrivo che se un idiota lo resti anche se scrivo che sei un’ idiota.
Grazie per la segnalazione. Mai sentito parlare di “refusi”?
Assumerò un correttore di bozze.
Ovviamente il commento sotto è per questo.
Grazie, Khan che abbaia.
Ma il fatto che io sia un’idiota è un tuo legittimo dubbio.
Il tuo analfabatismo è un dato di fatto: c ‘è una differenza evidente tra un refuso e un coglione che scrive vocaboli inglesi come li scriverebbe Totò.
Hai ragione. Ho scritto anche “interntet”. Farò un corso di inglese avanzato per limitare il mio analfabetismo. Mi dispiace per te che da “non coglione” non te ne sei accorto. Cordialità.
Alla fine vu dirò, sto Robertino non é poi così male.
Potrebbe facilmente diventare un tormentone… Dai, tipo il pulcino pio.
In Italia ste cose funzionano!
Io amerei lavorarmi Robertino con un taser.
MI fa molto piacere leggere che in questo blog, conosciuto a livello mondiale, siano concentrati tutti gli ultimi vincitori di leoni d’oro a Cannes…vorrei che ogni commento venisse accompagnato dal cv della persona….realizzare una creatività spettacolare a livello produttivo e fare una campagna che convinca il consumatore ad acquistarti sono due concetti ben diversi, ma forse voi siete ancora un po troppo giovani e illusi per capirlo
richiesta bizzarra da parte di un anonimo… dai, non rosicà, vabbene così, che sei maturo te.
Per dire che un quadro fa schifo non credo serva essere pittori
ma di cosa cazzo vi lamentate? ma nncapite che le agenzie sono morte e sepolte? i clienti più furbi ormai si fanno tutti un reparto creativo interno che smazza il day by day e lecampagne di routine con evidenti vantaggi in termini di attesa, velocità, attenzione e anche, udite udite, di costi.
poi per alcune campagne, quelle importanti, indice una bella gara, ovviamente gratis, mettendo ingara anche il reparto creativo interno. la proprosta vincente, scelta anche con il consiglio del dc interno, viene premiata. ma poi basta, l’agenzia se vince data l’idea sparisce. morale lavora un mese all’anno.
questo è il futuro…
Ferrarelle disseta, fa digerire ed è buona. Punto e punto e virgola, come diceva Totò, se no dice che siamo provinciali, che siamo tirati. E perché non aggiungere che va bene anche per fare la doccia, innaffiare il basilico e lavare i pavimenti?
Lo faranno, lo faranno… e dagli tempo, no?
Uno dei commenti qui sopra deve essere di Leone Spompatucci.
mi domando a chi vogliono vendere la bottiglia. forse a un grosso compratore cinese, però l’azienda non la bottiglia.
‘Bevi, digerisci e gusta’ è semplicemente l’alternativa- tanto anelata anche l’anno scorso dal cliente – a ‘Liscia, gasata,o Ferrarelle.
Funzionerà il nuovo tormentone?
Ma sì, se ci mettono sopra un bel po’ di milioni per qualche anno.
Perché l’hanno scelta?
Perché ormai tutti sanno che Ferrarelle è l’acqua leggermente sgasata e metterci altri soldi sopra non ha senso. Questa vuole comunicare qualcosa in più, cioè che fa digerire, che come target ha le persone anziane e che hanno ancora i soldi per l’acqua minerale ( e non sono poche).
Possiamo dargli torto a livello strategico ?
Direi di no.
A livello creativo?
Un po’ sì, non si capisce cosa dicono e il tormentone è appiccicato, non ha nessun effetto comico anche se lo si dice a un bambino.
A livello di cialtronaggine ?
Direi che sono alla pari con chi ha accettato la gara senza compensi.
( anche perché non hanno puntato la pistola alla tempia a nessuno).
E in ogni caso non vedo scandali per il fatto che un’azienda scelga di lavorare con free lance da una botta e via, visto che l’hanno sempre fatto anche le agenzie.
Best
bevi, digerisci e gusta mi crea qualche problema nella successione. bevi e siamo d’accordo. poi in teoria si gusta e solo alla fine si digerisce: o no?
ogni stomaco è diverso, sempre a generalizzare voialtri!
ahò, se vogliamo parlare di diversità m’enviti a nozze! però, va be’ che ogni stomaco è diverso ma sempre dopo la bocca sta! se devo dirla tutta se gusti dopo la digestione vuol dire che è, con rispetto parlando, un piccolo rigurgito.
A parte la bruttezza e la crudezza a livello gastro-lessicale, il claim “bevi, digerisci e gusta” mi suona proprio maluccio. Mi pare quasi di sentire in sottofondo l’eco di un ruttino, di un borborigma, di uno spasmo del piloro.
Anche ammesso e non concesso che si volesse trovare un’alternativa al classico “liscia, gasata o Ferrarelle”, avrei sinceramente scelto qualcosa che meno richiamasse la Citrosodina o altri farmaci più o meno da banco.
Perciò a livello strategico (dato che il gradimento andrebbe sempre calcolato anche nelle strategie) direi che non ci siamo.
Un altro caso, a mio sindacabile parere, per il quale avrei visto scorrere meglio l’acqua passata.
Ad maiora.
sempre con rispetto parlando, detto così, “bevi, digerisci e gusta”, quello che gusti è proprio l’eco del ruttino.
a me viene troppo spontaneo dire bevi, digerisci e rutta…
Io non mi stupisco ormai piu’ di nulla… Esempio gara Aruba:
4 agenzie in gara, gran lavoro da parte di tutti, naturalmente non remunerato, e alla fine viene comunicato che la società ha deciso di farsi strategia e produzione “in casa”.
Oggi scopro che non era vero, la gara era stata vinta da “Develon” che ha prodotto questo spot:
E allora mi e’ venuto in mente che Amazon ha un prodotto uguale a quello comunicato da Aruba, esattamente uguale, e che l’anno scorso di questi tempi e’ uscito uno spot che, insomma confrontateli voi..
Fanno entrambe super cagare. Io mi stupisco come a furia di santificare il cliente o metterlo nel culo ai concorrenti, il livello delle proposte sia così dannatamente basso.
Ormai nessuno fa creatività, le gare sono a chi fa la cosa più banale che soddisfi le richieste con meno costi possibili.
Chemmerda, e siamo tutti colpevoli.
Come si fa a parlare di dignità professionale quando ormai il nostro settore è svaccato e si svende un tanto (anzi, un poco) al chilo?
Guardate per esempio le tariffe di questa agenzia (una a caso trovata in rete, non conosco questi e non voglio puntare l’indice su nessuno), credo siano emblematiche per capire a che livello di valori siamo arrivati:
http://www.whrecommunication.com/prezzi.html
Ma dico, stiamo scherzando o cosa?
Io mi faccio un ufficio stampa. 900 euro per una anno. Ogni mattina mi sveglierò e il mondo saprà cosa penso dei vari argomenti, o se la stitichezza m’ è passata…
Caro il mio pubblicitario medio-mediocre-che hai voluto fare il lavoro da fighetto ma che in realtà prendi uno stipendio da sfigato.Ma di quale dignità professionale parli? Di quali professione parli? Chiunque oggi può essere fotografo, art director, copywriter, illustratore, creativo, direttore creativo.Sono tutti nomi inventati di professioni inventate che non hanno un ordine professionale e delle regole corporative.
Guarda che per comprarsi una macchina fotografica o usara photoshop mica bisogna essere iscritti a qualche club. E non parlatemi di qualità, perchè anche chi si definisce professionista (chissà poi come si fa a diventare professionista forse sempre iscrivendosi al club o andando agli aperitivi?) lascia molto a desiderare in qualità. Quindi se questi si mettono il prezzario da mercato della frutta ti puoi incazzare quanto vuoi che tanto l’unica cosa che ti conviene fare è quello di adeguare il prezzo al loro. Al resto poi ci penserà la selezione della specie chiamata mercato.
Vedo che chiunque può essere anche un pirla ignorante.
Complimenti.
Disse l’account frustrato.
Bravo Mitraglia!
bravo bravo se io sono un pirla ignorante immagino che sicuramente tu sia un genio
Supposta esatta.
mangiatela la supposta
Liscia, EvaQ o Ferrarelle?
(tanto questa non la capisci…)
“Bevi, digerisci e gusta” non è l’alternativa a “Liscia, gasata o Ferrarelle”.
è esattamente la sua negazione.
prima c’era un claim (o meglio, una copy strategy diventata claim) che apriva un mondo dove il meglio è fra gli estremi, una verità quasi atavica x gli italiani (in medio stat virtus), un universo dove fai vedere tre Mona Lisa coi capelli diversi in visual e scegli il capolavoro…
adesso hai una promessa para medicale.
“Bevi, digerisci e gusta” – a parte il fatto che pure la scansione degli imperativi, come già detto, non sono riusciti a farla giusta e sembra che il gusto arrivi dopo la digestione, quindi sulla tavoletta del cesso – non sarà mai un tormentone per questo motivo: a cosa lo associo nella mia vita?
non so da dove arrivi questa disperata necessità di deposizionare ferrarelle.
so solo che di totò e peppino in pubblicità non ne possono + nemmeno i napoletani, che quel bambino lo vorresti sciogliere nell’acido, che io amo ferrarelle per il suo gusto e non xché mi fa digerire (cosa peraltro da discutere), che quel claim sembra scritto da “siamo la gente, il potere ci temono” e che sono allibito che qualcuno qua dentro cerchi di difendere una qsiasi cosa di questa operazione che è solamente ed esclusivamente un fallimento osceno, comunque la si guardi.
Lascia perdere Monna Lisa, bellissima e insuperata soluzione creativa di 30 anni fa che ha funzionato alla grande per posizionare il prodotto in eterno.
Secondo te, la ‘disperata necessità di riposizionare Ferrarelle’ è un diritto del cliente o no?
E avrà anche qualche base concreta forse.
Che so, perdita di quote di mercato perché Ferrarelle costa molto rispetto alle altre e va ‘giustificata’ attribuendole virtù terapeutiche come Uliveto?
Il nuovo film fa piuttosto pena, certo. A pari merito con quello di 1861.
Wiki, credo che qui nessuno contesti il diritto al riposizionamento, tanto agognato dal signor cliente. Mi pare però che ci sia molto da dire su come questo riposizionamento è stato effettuato.
E bravo anche Body.
http://www.kiver.com/news/advertising-google-batte-la-carta-stampata-in-usa/
(donald, grazie di avermi bannato. Ora sò quanti anni hai.
Non è che le agenzie sono morte, molti di quelli che ci lavorano sono in via d’estinzione. Una prova: Qualcuno conosce http://come4.org/ ? Un’agenzia si è offerta di aiutarli costo zero. Questa agenzia: http://www.balene.it/ . Sono riusciti a prendere 2 testimonial for free (non ho conferme di questo) e guardate come li hanno utilizzati: http://www.youtube.com/watch?v=zN-khr1TJ4A
Ora. Sinceramente. Loro non si sono fatti pagare, ma voi quanto paghereste per un aiuto così?
Non mi capacito di 2 cose in particolare:
- tra tutte le start-up bisognose di aiuto, perchè questa? Nel senso, secondo voi, tra un anno, riusciranno a raccogliere fondi per non profit dal porno? Spero non sia per iscrizione a premi…
- Con 2 nomi così noti sono riusciti a fare questo video?
Tralaltro l’insight di questi startupper era potentissimo. Ci sono delle cause che possono essere molto “coerenti” con la linea editoriale. Tipo quella di aiutare i disabili ad avere una sessualità attiva (http://www.astaphilpot.co.uk/site/Home.html).
Ovviamente questo punto di forza non è stata nemmeno citato nella loro campagna, (nemmeno quella stampa che trovate sulla short-list).
Dai, sinceramente, senza essere cattivi, secondo voi c’è o no un effettivo problema di arretratezza in molte agenzie? Poi è ovvio che non ti pagano.
Anni fa, quando un creativo era una pippa, si dava al direct marketing.
Un po’ applicando la stessa legge scellerata, oggi le pippe si dedicano in massa al web.
Grazie a un mercato in crescita ma ignorante e a clienti con pochi soldi e la bocca buona, è così possibile racimolare quattro spiccioli e sentirsi degli innovatori.
Peccato che per fare dei buoni lavori interactive bisogna essere dei creativi/planner di prima classe e che nel giro di pochi anni sarete tutti spazzati via da un mercato che si spera saprà riconoscere a prima vista un idiota che smanetta quattro stronzate in html e su facebook ma incapace di fare ragionamenti strategici e innovativi al tempo stesso.
In attesa di questo reale epocale cambiamento, godetevi questi pochi anni di sopravvivenza.
Le vostre idee, nell’epoca della condivisione, non se le caga nessuno. Dati alla mano.
Al massimo potete comprarvi un po’ di falsi follower sui siti che ancora i clienti non hanno capito che frequentate con la scusa di “dare un aiiutino” e pagare (poco) qualche amichetto che vi scrive commenti idioti sule piattaforme prive di vita che fate proliferare (“Visto, signor Cliente, quanta gente ci segue dalla Romania e quanti extracomunitari likano la sua fan page?”).
Il web che funziona oggi si fa tutto fuori dall’Italia.
Siete morti ancor prima di nascere, generazione di falliti.
Datevi all’e-commerce finché siete in tempo.
Amen. Però quoto. Oh, e quoto!!!!
Se il livore fosse quotato in borsa saremmo ricchi.
anche se lo fosse la mancanza di autocritica e la miopia!
Oh bella questa, il web fa schifo…Menomale che ci siete voi a smentire i dati su investimenti e traffico..Che idioti quelli che fanno gli analisti e dicono il contrario…
Il futuro è chiaramente tutto ciò che è digitale, lo è anche il presente, ma tranquilli..Pensate agli spot, all’editoria e a quanto siete fighi voi. Fatemi sapere, tra una decina d’anni quanto vi rende il campo su cui state zappando….
Pubblico di frustrati, incendiari da tastiera, siete giusti solo voi e il mondo è tutto sbagliato…
Fate sorridere..
jimmy hai perfettamente ragione. Guarda che molta gente della vecchia guardia che scrive su questo sito ha fatto al massimo il liceo artistico. Si sono riempiti le pance e le tasche grazie ai giornali e alle TV commerciali di Berlusconi. Questa è stata la loro esperienza e questa è stata la loro fortuna.
“Si sono riempiti le pance e le tasche grazie ai giornali e alle TV commerciali di Berlusconi.”
Basta questa illuminante e intelligente frase per capire la pochezza del tuo commento.
E la tua mirabolante esperienza cosa può vantare?
Coraggio, smanetta pure sul tuo iPad, convinto di essere un padrone del web e un profeta del digital. Siete in troppi, imparaticci e spocchiosetti, convinti di poter rottamare chi ha trasformato l’esperienza in evoluzione.
Poveracci, finirete uccisi nell’implosione della vostra stessa presunzione.
E pensa che almeno noi abbiamo la pancia piena, tu manco quella.
Cristo, c’hai beccati! Io scrivevo i testi di Drive In. Il mio successo più grande è stato Has Fidanken. Bonus pazzesco.
Jimmy, confermi la mia tesi, perché come tutti i webbaroli italiani non capisci un cazzo. Nemmeno quello che io ho scritto a chiare lettere.
Non ho detto che il web fa schifo. Ho detto che fa schifo il web fatto in Italia.
Che sul web gli investimenti crescano è un dato di fatto.
Che il web all’estreo sia anche una figata per i contenuti che offre è un altro dato di fatto.
Sono le cose fatte sul web in Italia dai nani webbaroli come te che fanno cagare.
Coglione lapalissiano.
Tranquillo: come puoi vedere sul suo profilo Fessbook, Jimmy/Dimitri è molto mainstream e per niente hipster.
Ecco perché scrive una simile manica di cazzate.
Beh, certo, dall’alto della tua decennale esperienza…Ti compiango: invecchierai anche tu.
“chi ha trasformato l’esperienza in evoluzione” …ma per favore…chi minchia sei il figlio di Darwin?
Ahi Ahi Ahi…lui (Jimmy) ci mette la faccia e tu lo sputtani dal tuo tranquillo anonimato?
‘zzi suoi che ci mette la faccia. Chi glielo ha chiesto?
Ti dico che è così: dovrei cambiare per uno sbarbatello in calore? E poi, con il nick blu, non sono io a sputtanarlo. O forse non gliene frega niente.
Buon giorno ragazzi, come va?
Io mi sono svegliato or ora. Nel senso che sono rimasto addormentato per tre anni senza leggere praticamente più un libro, un saggio, nulla.
Nelle ultime settimane ho cercato di rimettermi al passo e qualche risultato si è visto.
Ad esempio, so qual è la causa della crisi italiana e qual è la soluzione.
Ovviamente, non è un’idea mia personale: fior di studiosi hanno già illustrato come siamo arrivati a questo punto e cosa dobbiamo fare per uscirne.
Solo che, per chi non ha dimestichezza con i temi economici, è difficile separare gli studiosi seri dal ciarpame imperante, non solo in rete, ma anche nelle librerie. Per complicare le cose, a volte le tesi corrette sono sostenute da pazzi furiosi, per cui ogni persona normale finisce col pensare che si tratti di tesi errate… per finire poi magari nelle grinfie di un simpatico nonnino, ricco d’esperienza (e di soldi che ti ha ciulato in questi anni), suadente e vestito in modo impeccabile…
In tutto questo casino, la cosa che mi ha davvero sconvolto, ci ho messo diversi giorni per riprendermi, è che le cause della crisi non siano state comprese e messe a fuoco da coloro che sono pagati per farlo. Non parlo dei partiti di sinistra, che ormai sono in mano a gentaglia arrivista e corrotta, ma dei sindacati medesimi. L’altra sera ero alla Camera del Lavoro per scoprire (ricordatevi che sono rimasto addormentato per circa tre anni) che ne i sindacalisti né gli economisti di quell’area ci hanno capito un belino…
Eppure, non è difficile. Un mese fa, nel microfono aperto di Radio Popolare della sera, quello dopo le 20, si chiedeva agli ascoltatori di esprimere le loro preferenze di voto. E un ragazzino al primo anno di economia disse qualcosa del tipo: “nessuno mi rappresenta perché questa crisi è causata da … e nessuno propone di…”.
E il conduttore, come succede ormai da una ventina d’anni ai conduttori di quella radio, non capì nulla.
Pensava che il ragazzino del primo anno fosse uno scioccherello. Invece il coglionazzo era lui…
Ma quando è cominciato tutto questo?
Come tutti i grandi sommovimenti storici, non c’è una data precisa. Però si sa molto bene dove e come l’offensiva è cominciata. Cioè negli Stati Uniti, fine anni ’60 inizio anni ’70, quando un gruppo di intellettuali legati al Partito Repubblicano compresero che, se volevano continuare a contare qualcosa, avrebbero dovuto cominciare a gettare i semi di una lenta rivoluzione culturale il cui obiettivo era l’indebolimento dello Stato e dei sindacati, la distruzione del welfare e la cancellazione di tutti i diritti dei lavoratori.
Oggi si può dire che questa rivoluzione è in una fase molto avanzata e, strada facendo, si sono aggiunte alcune genialate che i suoi precursori non potevano certo immaginare.
Non potevano ad esempio prevedere che fossero i partiti di sinistra in prima a guidare la repressione dei diritti dei lavoratori; la sinistra radicale, non capendo un tubo delle cause della crisi; la sinistra riformista agendo in prima persona, usando le leve dirette dell’economia e gli strumenti della disinformazione per indurre depressione economica e incrementare il tasso di disoccupazione.
Se devo dire quando cominciai a toccare con mano questa trasformazione parlerei del 1980, o 81, non ricordo la data esatta. Nelle pagine economiche dell’Espresso di allora apparve una strana notiziola, un paio di grafici con un breve commento, che appariva del tutto avulsa dal contesto della rivista, sia come stile che come linea editoriale. Erano i primi segni delle false notizie economiche messe in giro della destra americana. Tempi eroici. Oggi ogni giornale fabbrica ogni giorno decine, forse centinaia di notizie false in materia di economia, ormai senza più alcuna pianificazione, è diventato un processo automatico. Ovviamente la falsità in economia è di tutto tutto particolare, difficilmente il dato che viene riportato è inventato (ma vi sono molti casi in cui lo è). In genere, si riportano dati parziali o privi di rilevanza in modo da suggerire certe conclusioni che sono smentite da altri dati che l’articolista conosce (ma spesso no, perché è un ignorante quando non un cretino) ma evita accuratamente di comunicare. Ne riparleremo.
“Ne riparleremo.”
Ma anche no, grazie.
Pensare costa fatica, eh?
Leggerti molta di più.
invece di propinare lezioni di economia internazione e di storia economica non sarebbe meglio occuprasi di economia “domestica” e spiegare alle decine di stagisti perchè devono essere schiavizzati a 250 euro al mese?
Semplice: gli stagisti sono schiavizzati a 250 euro al mese proprio a causa di un mix di problemi di economia internazionale ed economia interna.
Comunque, visto che molti qui sono allergici alle lezioni, ecco uno spot che in soli 300″ spiega perché il portoghesi sono finiti nel guano (e noi con loro):
probabilmente arriverà il giorno gli stagisti prenderanno qualcuno a sberle sempre a causa di un mix di problemi di economia internazionale ed economia interna.
Curiosa questa ignavia, diffusa così a buon mercato su questo blog (o forse è solo una minoranza particolarmente rumorosa…).
E’ molto semplice invece.
I bramosi di battaglie sindacali e gli acculturandi non allignano su questi blog.
Anche perché, se vuoi leggere dei predicozzi (che tu chiami vanagloriosamente “lezioni”), non si viene certo qui.
Sei pesante come uno zampone con lenticchie alle tre di notte, fattene una ragione.
http://youmark.it/rubriche/alessio-fronzoni-questo-e-un-mercato-marcio
Ci vorrebbe qualche indiscrezione.
a me interessa invece. Al momento sto capendo che fare domenica, se Bersani o Renzi. So che è molto probabile che sia un utilizzo strumentale dell’informazione ma se prima ero convinta per Bersani, ora questa cosa dei 98000 euro dai Riva non riesco a digerirla, peggio dello zampone… Renzi è un neoliberista, delle volte non mi piace quello che dice e spessissimo mi da fastidio la sua impostazione demagogica studiata ad hoc sulla classe media, ma forse avrebbe diritto di provare a scardinare le certezze della gerontocrazia di sx … boh. Tu che ne pensi VH?
Forse che passo passo stiamo tornando in tema? Liscio, gassato o…? Bersani, Renzi o…?
Guarda, io penso che sia Bersani che Renzi siano del tutto inadeguati.
Renzi perché sembra proprio che abbia aderito ai dogmi del neoliberismo; un’ideologia che, pur avendo fallito, è l’unica forma di pensiero rimasta in Occidente (un po’ come l’Urss, che ha continuato a restare il punto di riferimento per i comunisti anche decenni dopo il fallimento dell’esperienza sovietica.)
Bersani perché le politiche neoliberiste le subisce in ogni caso, dato che non ha nulla da opporre.
Del resto, pare che in Francia lo stesso Hollande si stia piegando all’agenda che gli ha dettato l’Economist.
Per chi non avesse seguito i recenti sviluppi, l’Economist si è incaricato di governare la Francia perché, a suo avviso, equivale al Burundi, cioè è un paese che non può sopravvivere senza l’afflusso di capitali stranieri, e per attrarli deve procedere alle riforme che hanno deciso loro a Londra.
In Italia, la situazione è analoga. Tutta questa enfasi sul debito pubblico non serve ad altro che a nascondere che il problema in Europa è stata l’esplosione del debito privato.
La moneta unica, annullando il rischio di cambio, ha alzato lo spread che prima esisteva fra peseta e dracma da un lato e marco dell’altro. In altre parole, con l’Euro è diventato conveniente per i tedeschi prestare i soldi ai greci e agli spagnoli. Del resto, la Germania ha scelto di essere una nazione esportatrice e i surplus che acquisisce devono in qualche modo essere utilizzati; quindi ha cominciato a prestare soldi agli spagnoli, ai greci e allo stato italiano (prima il nostro debito pubblico era una faccenda interna nostra.) Il problema, però, è che in economia non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca. I surplus tedeschi sono l’altra faccia dei deficit delle partite correnti dei paesi del sud europa; questo che significa? Che se si importa più di quanto di esporta, alcuni settori economici vanno in crisi, l’occupazione cala, la domanda aggregata di beni si riduce, il Pil non cresce, il rapporto debito pubblico/Pil si deteriora, poi arrivano i Monti che trasformano una recessione in depressione economica.
Ma i Monti non arrivano per caso. Sono messi lì per spremere le finanze di un paese in modo che i debitori stranieri, Germania in primis, possano rientrare il più possibile dei soldi che hanno prestato, prima del default. La Grecia, infatti, è stata spogliata dai tedeschi: al 190% di debito rispetto al Pil ci sono arrivati perché lo Stato ha dovuto foraggiare la banche che avevano dato soldi in presto ai privati. Anche in Spagna la crisi del debito è una crisi del debito dei privati e tutto il gioco consiste nel cercare di accollare allo Stato dei debiti contratti fra banche di diversi paesi.
E’ una storia vecchia. Mai sentito parlare del debito dei paesi in via di sviluppo? La crisi asiatica del 1997, grazie alla quale americani ed europei si sono impossessati di aziende coreane a prezzi di saldo non vi ricorda nulla?
Bene, adesso il meccanismo con il quale rubavamo e affamavamo la gente in giro per il mondo si è ritorto contro di noi. E visto che prima questo sistema ci andava bene e lo appoggiavamo, sarebbe da incoerenti criticarlo adesso, no?
Celli e Cirillo licenziati oggi da Marco Testa. Ormai è chiaro: quell’uomo è pazzo.
ma cos’è oggi, la giornata dei licenziamenti? chiedere all’uomo di atene che lavora(va) in grey…
Io fossi Marco Testa mi licenzierei da solo, sarebbe un ottimo modo per fare andare meglio l’agenzia.
Sempre per rispondere ad allignata, ecco un articolo di un giornalista economico italiano fra i più seri e preparati sulle politiche di austerità, sul perché non funzionano e perché non rimuovono le cause della crisi.
Se lo leggerà con attenzione capirà a che livello è arrivata la sinistra italiana, da Renzi a Culatello Bersani a Nicky Vendola.
Capacità di analisi sottozero, l’unica cosa e obbedire a pochi pseudoeconomisti cialtroni e incapaci, ma soprattutto di estrema destra.
http://giuseppebertoncello.com/2012/11/28/grexit-interruptus/#respond
Grazie, l’ho letto. In effetti non se ne esce fino a che non cambia il modello economico generale ma non è che questo possa avvenire dal nulla. Non so a me sembra sbagliato sminuire la portata della partecipazione, è vero che sono tutti e due inadeguati ma almeno possiamo scegliere una carta da giocare, anche questo potrebbe essere uno dei modi perché il modello cambi. Io mi sono stufata di pesare le parole a dx o sx perché il meccanismo ingabbia e non da niente di tangibile in cambio. Facendo i conti con gli spiccioli (pochissimi rimasti) in queste ultime ora mi sembra più strategico Renzi, anche perché preferisce ipotizzare un’apertura a Grillo piuttosto che un’alleanza con Casini. Questo mi sembra almeno propedeutico a un cambiamento. E allora votalo mi dirai tu… Non mi sento tanto il cuore a posto a votarlo ma penso che alla fine farò così.
E’ vero, ma cambiare il modello economico generale diventa impossibile se nessuno dice cosa c’è che non va. Il meccanismo è semplice: l’euro ha messo fuori mercato una parte importante dell’industria italiana, facendo diminuire il Pil e l’occupazione; mentre i tedeschi vengono in Italia a comprare le aziende migliori a prezzi di saldo. Non è un meccanismo così assurdamente complesso. Gli economisti lo avevano previsto già 15 anni fa, preconizzando che l’Euro ci avrebbe messo esattamente in questa situazione. Quindi, l’unica indicazione di voto che io suggerisco è il non voto. Qualsiasi voto uno oggi voglia dare, anche a Grillo, finisce nel calderone di coloro che assistono impassibili al tramonto dell’industria e dell’occupazione e al peggioramento generale delle condizioni di vita (fine della sanità pubblica)..
Gentile von Hayek,
grazie a un inbound link sul mio blog, ho scoperto che lei mi cita – in termini encomiastici di cui la ringrazio anche se dubito di esserne all’altezza. Il motivo però per cui chiedo ospitalità a Donald Draper, autore di un blog che a un primo sguardo mi ha davvero ben impressionato e a cui faccio i migliori auguri, è un altro. Vedo che nel prosieguo di questa conversazione lei invita al “non voto” come unica risposta all’attuale degrado del nostro paese. Ecco, mi permetta, questo no! Glielo dico con rispetto ma con grande convinzione: no, il non voto no. E’ la scelta più devastante. Con il non voto spalanchiamo solo la strada ai peggiori. Abbiamo invece bisogno di partecipare di più, molto di più: anche e soprattutto col voto.
Se le mie parole non la convincono, ascolti quelle ben più persuasive di Roberto Benigni, che ieri sera, a “La più bella del mondo”, ha detto qualcosa di simile. Mi ha così commosso che, d’impulso, gli ho dedicato poche righe, con dei link a spezzoni del programma. Non so se il riferimento al “non voto” sia lì, o in altre parti che forse potrà trovare sul sito della Rai. Comunque, se lo vada a cercare. Riascolti Benigni. Il non voto, no.
http://giuseppebertoncello.com/2012/12/18/benigni-ti-voglio-bene/
Cordiali saluti,
Giuseppe Bertoncello
Gentilissimo Dottor Bertoncello,
la ringrazio dell’attenzione che ha riservato al mio intervento.
La mia indicazione di non voto, però, mi sembrava già implicita nel suo stesso post che ho citato.
Lei riporta dei dati ancora più estremi di quelli suggeriti da coloro che auspicano l’abbandono della moneta unica. Ovvero un differenziale di inflazione fra Italia e Germania che ormai avrebbe raggiunto e, se non ricordo male, addirittura superato, il 30%. Differenziale ottenuto, giova ricordarlo, attraverso politiche deflazionistiche messe in atto dal governo tedesco, in spregio ai trattati europei, che invitano alla cooperazione e all’armonizzazione, e non alla concorrenza interna.
Dunque, abbiamo una crisi italiana indotta in buona parte dagli squilibri delle partite correnti (questo fatto viene dato per pacifico dai commentatori stranieri) e dalla quale le uniche vie d’uscite praticabili sono due: la deflazione interna o l’abbandono della moneta unica.
La seconda soluzione, pur con tutte le difficoltà del caso, è equa, cioè non favorisce nessuna classe sociale in particolare, anche l’impatto è senz’altro maggiore per i ceti meno abbienti. La prima, invece, è fortemente ingiusta e distorsiva, perché la distribuzione dei carichi dell’intero aggiustamento sarà molto squilibrata. E per i ceti meno abbienti potrà rivelarsi una vera a propria carneficina.
Ma la soluzione della deflazione interna non significa solo questo; significa anche un’ulteriore compressione/cancellazione dei diritti, la precarizzazione di fasce ancora più ampie di lavoratori o la definitiva emarginazione di chi magari è già precario e vedrà peggiorare ulteriormente la propria posizione.
Politicamente significherà la fine della sinistra, che non potrà mai più ripresentarsi al proprio elettorato, il quale o abbandonerà la politica, o passerà a votare i partiti populisti o di destra (come successe in parte con la crisi dell’inizio degli anni ’90, che segnò un forte travaso di voti alla Lega).
La ripresa che seguirà la politica di deflazione interna lascerà dunque questa cicatrici indelebili sul nostro tessuto politico e sociale.
Bene, passiamo ora alle intenzioni di voto.
Monti è per la deflazione interna.
Bersani idem.
Si potrebbe dire che il bersanesimo è la continuazione del montismo con altri mezzi.
Ma allora chi non è d’accordo con l’attuale politica di austerità chi voterà?
Risposta semplice: nessuno. Farà prima a non andare a votare, perché l’opzione “uscita dalla moneta unica”, l’unica che ci può far uscire dalla recessione, non è contemplata.
Gentile von Hayek,
condivido quello che lei scrive a proposito della deflazione interna e delle sue conseguenze. Ma non condivido il secondo livello della sua analisi, ossia che in Italia ci sarebbe un indistinto accordo, da destra a sinistra, sulle politiche di austerità e di deflazione. Ovvero, per usare le sue argute parole, che “il bersanesimo è la continuazione del montismo con altri mezzi.” Qui penso che l’arguzia nasconda il difetto dell’analisi, e che lei si sbagli.
Non che io sappia, ovviamente, cosa potrà essere il “bersanesimo.” Il “bersanesimo” in atto non l’abbiamo ancora visto. Tutto quel che si può dire di Bersani, per la sua storia politica, è che è il tipico prodotto di una sinistra pragmatica e tendenzialmente riformista, che tutto sommato in Italia ha combinato – là dove ha potuto governare – meno pasticci di chiunque altro. Ad esempio, i pochi convinti tentativi di liberalizzazione dell’economia dalla morsa delle lobby – di cui abbiamo bisogno come dell’ossigeno – li condusse Bersani da ministro dell’Industria dei governi Prodi sul finire degli anni ’90. Un’altra epoca? Sì, non c’è dubbio. E anche per questo, non sono qui a spacciarle, riguardo al nostro difficilissimo futuro, delle certezze che non ho.
Se, però, dalla politica “in atto” passiamo alle analisi, ai programmi e alle dichiarazioni d’intenti – che pure contano – è possibile affermare anche qualcosa in più. E cioè che – in potenza – il “bersanesimo” non è affatto la continuazione del montismo. Al contrario, ne è quasi agli antipodi – proprio così com’è naturale che si oppongano destra e sinistra. Se glielo dico con tanta certezza è perché ho ben presente, tra l’altro, quel che argomenta – con ottima cultura economica e chiarezza di idee – Stefano Fassina, il quale resta, pur tra le inevitabili critiche, il responsabile economico del Pd di Bersani.
Ho presente, in particolare, un testo più “divulgativo”, che Fassina ha pubblicato un paio di mesi fa sul Foglio, e che la esorterei a leggere. L’ho citato e linkato in un altro mio articolo – O Roma o Monti! – che, con l’aggiunta di un po’ di contesto in più, la potrà forse ulteriormente aiutare a comprendere i motivi del nostro disaccordo.
http://giuseppebertoncello.com/2012/10/10/o-roma-o-monti/
Cordiali saluti,
Giuseppe Bertoncello
Molto interessante l’intervento di Fassina. Però ci sono alcuni punti che non mi convincono.
Primo punto, che è un po’ il peccato originale di tutta l’impostazione: “Sin dall’inizio, i padri fondatori dell’euro sapevano bene che l’Eurozona non era un’area monetaria ottimale. Purtroppo, però, l’egemonia conservatrice prevalse e si affidò la soluzione esclusivamente alla disciplina di bilancio e al mercato unico (più un pizzico di Fondi strutturali). Una strada senza uscita.”
Ho letto bene? Ma la scelta di entrare in Europa non è stata del Governo Prodi e dei partiti della sua coalizione? Non lo sapevano allora che l’Europa non era un’Oca, cioè Area Valutaria Ottimale?
Certo che lo sapevano, lo sapevano perfettamente. Allora perché hanno aspettato 12 anni prima di chiedere una qualche correzione, del tipo di quelle che Fassina illustra nel suo articolo?
Ma, secondo punto, tali correzioni:
a) sono sufficienti?
b) sono politicamente praticabili?
La risposta che io do a entrambe le domande è no. Anche perché sono in realtà un’unica domanda.
I trasferimenti dal centro alla periferia necessari per un minimo di riequilibrio sono troppo grandi perché siano anche solo pensabili da parte della Germania. Dopo anni passati a impostare una politica razzista nei confronti del sud Europa, che margine può esserci per convincere i propri elettori di un simile cambiamento di rotta? (Alcuni parlano di più di 5 punti di Pil…)
In realtà l’Europa è già finita. Uno dei suoi paesi membri, la Grecia, è stato distrutto, economicamente e, probabilmente, anche culturalmente.
Non si potrà tornare a banchettare come se nulla fosse con un cadavere nel cortile. Soprattutto quando nessuno vuole assumersi la responsabilità dell’omicidio.
Non è questo che ci hanno insegnato i tragici greci?
Gentile von Hayek,
in breve:
1) l’Europa è già finita? Sarà così se la penseremo così. In realtà, l’Europa ha costruito il più lungo e prospero periodo di pace della sua storia – dal dopoguerra a oggi – su ben altre e più devastanti macerie. Spero capisca che – per quanto io condivida la sua profonda delusione per le attuali politiche europee – lei sta largamente esagerando.
2) Fassina non la convince non perché lui si contraddice, ma perché è lei a essere confuso. La storia ci presenta continuamente “conseguenze non volute”. E l’euro che vollero leader come Mitterrand, Kohl e Prodi – e che sognarono prima di loro Schuman, Adenauer e De Gasperi – non è certo l’euro che si è realizzato nell’ultimo decennio. Un mix di darwinismo sociale, frutto del corrosivo impatto della globalizzazione, rampante liberismo di mercato anglosassone, e più tradizionale ordoliberismo tedesco, hanno generato una creatura deforme, che nessuno aveva immaginato prima. Come vede, non si tratta solo del fatto che l’Europa non è un’Oca, ovvero un’”area valutaria ottimale”. Questo, certo, si sa dagli anni ’60. Ma la storia umana è fatta di processi più fluidi, più complessi; di nessi molto più intricati di una semplice concatenazione di causa ed effetto. La generazione dei Mitterrand, Kohl e Prodi (e Ciampi) – tutti leader con memorie dirette dei totalitarismi europei e della seconda guerra mondiale – pensò che l’euro potesse imprimere un’accelerazione finale al processo politico di integrazione del continente. E si impegnò a tal fine. Lei dirà: la storia dimostra che sono stati degli illusi, che si sono sbagliati. Io le rispondo: avranno fatto degli errori. Chi non ne fa? Ma, col suo modo di pensare, l’errore più grande lo sta facendo lei. E sa perché?
3) Giudicare la storia solo in base a quello che, in un dato momento, sembra esserne il “risultato” è meccanicistico, deresponsabilizzante, disumanizzante. Esistono, in ogni istante, molte storie possibili. E ciò impone, a ciascuno di noi, continuamente, di reinterpretare la realtà, ridisegnarne una “mappa”, e scegliere il cammino che vogliamo percorrere, quello che ci sembra migliore. Migliore in base a che?, dirà lei. E io le rispondo: in base al senso che lei vuole dare alla sua esistenza. In altri termini, ritenere i Mitterrand, i Kohl e i Prodi degli illusi, perché la loro idea dell’euro non si è a oggi realizzata, è solo un modo per nascondere a noi stessi – individualmente e collettivamente – i nostri fallimenti.
4) Lei, poi, si chiede se le “correzioni” proposte da Fassina sono “sufficienti” e “politicamente praticabili”. Naturalmente, dati i suoi pregiudizi, si risponde di no. E io le dico: se lei vuole che ogni soluzione sia impraticabile, sarà così. Quello che lei vuole, si realizzerà. Lei vuole la fine dell’Europa? Si realizzerà. Lei vuole la fine del mondo? Si realizzerà (se proprio insiste, c’è già una data predisposta, quella del 21 dicembre). Se lei invece vuole scegliere diversamente, sarà possibile, e “politicamente praticabile”. Vuole un esempio? Nel 1948 gli Stati Uniti diedero avvio al piano Marshall, che destinò all’Europa non crediti bensì finanziamenti a fondo perduto pari circa all’1% del Pil americano per ciascuno dei 4 anni dal ’48 al ’52. Fu una scelta lungimirante, che spalancò le porte a decenni di straordinaria prosperità, tanto negli Usa che in Europa. Scelte di lungimiranza analoga sono possibili anche oggi. Perché no? Sempre, naturalmente, che lei voglia.
Cordiali saluti. E un buon Natale.
Giuseppe Bertoncello
http://giuseppebertoncello.com/
Discussione interessante. Mi dispiace che, data la sua importanza, sia confinata in una sezione un po’ datata del blog.
Direi che le posizioni sono chiare e ciascuno potrà trarre le sue conclusioni.
Un unico punto, però, vorrei precisare.
Il processo che ha portato alla moneta unica senza che l’Europa fosse un’Area Valutaria Ottimale, con tutti i problemi che questo comporta – fatto che, come lei ricorda, è stato acquisito dalla teoria economica già negli anni ’60 – non è stato un processo democratico.
Alcuni dei padri dell’Europa che lei ha citato hanno deciso loro – senza consultare né i loro militanti, né i loro partiti, né il corpo elettorale – che, per il bene dei loro paesi e del continente tutto, questo fosse il percorso giusto da intraprendere.
E’ così che è avvenuto, come lei puntualmente ha ricordato.
Bene. Vogliamo allora lasciare a loro la responsabilità delle conseguenze delle loro azioni?
Senza dare a me la responsabilità di un eventuale fallimento dell’Europa?
Io non rubo, non corrompo, non incito alla rivolta. (Anche se mi hanno portato l’FMI in casa. Nota per i non addetti ai lavori: il Fondo Monetario Internazionale è l’organizzazione che con le sue politiche neoliberali ha devastato dagli anni ’80 in poi l’Africa e l’America Latina: Negli ultimi anni, con la diffusione dei cambi flessibili era rimasto quasi disoccupato. Se non l’avesse resuscitato l’Europa…)
Anzi, sono la docilità fatta persona. Mi limito semplicemente a non andare a votare.
Non mi è stato permesso di esprimermi a suo tempo perché i padri dell’Europa hanno deciso per me; non mi è concesso oggi perché non esistono partiti o movimenti che esprimono dissenso verso questa Europa Neoliberale (non è una mia etichetta, sono i Trattati, che io non ho votato, a dirlo) e soprattutto verso l’aspetto che più la condiziona negativamente, ovvero la moneta unica, a cui alcuni paesi si sono intelligentemente sottratti.
I figli dei padri dell’Europa, o i nipotini, potranno quindi andare avanti tranquilli con le loro politiche, senza alcun problema di opposizione o di dissenso.
“Ti piace vincere facile?” A loro sì.
Ed è proprio per questo, perché hanno sempre vinto facile in tutti questi anni, senza che nessuno potesse obiettare, criticare, contestare, che falliranno anche questa volta.
Vi ringrazio di questo scambio nutriente che mi ha chiarito vari passaggi. Io sono per la partecipazione perchè per la base rimane l’unico vero modo per vigilare sull’operato dei partiti e per pressarli. Penso che lo sfascio della sx sia dovuto in primo luogo ai tanti anni , almeno tutti i 90, in cui la base se ne è completamente fregata di quello che succedeva in parlamento e nelle sedi istituzionali, consacrando la sua quotidianità al consumo (qua ci sarebbe un lungo flash back sulle responsabilità della cosidetta elite culturale che basta pensare alla faccia di Carlo Freccero per averne un’idea). Non mi riconosco in Bersani e nelle sue rassicurazioni che la legge sullo svuotamento dell’art. 18 rimarrà valida anche per lui… Però di questo parlo alla gente dei movimenti e dei partiti che ha iniziato a riunirsi e a confrontarsi in modalità indipendenti e scollegate dai livelli gerarchici del partito, dove è normale che una donna o un uomo del PD stiano ad ascoltare le mie perplessità e ne vengano contagiati…. Penso che ci sia un buon margine di cambiamento nella vita delle persone ora e che si può svoltare. Possiamo ritrattare culturalmente il concetto del profitto individuale, che la nostra “bellissima” costituzione tanto protegge attraverso la difesa imperterrita della proprietà privata, perchè è proprio quello che fotte tutto. Non sarà arrivata l’ora di fissare un tetto, anche alto, al reddito massimo di una persona per esempio? Viviamo in un pianeta dalle risorse finite, la risposta logica secondo me è si.
E secondo voi?
Buon Natale
Posso anche essere d’accordo con te, alli, ma le divergenze fra me e il dottor Bertoncello sono su una questione specifica, ovvero l’attuale architettura europea, di impronta schiettamente neoliberale, e la possibilità che essa evolva in un’Europa pacificata e solidale.
Per me questo non è possibile. Per lui sì.
Sono convinto che nel prossimo anno si capirà in quale direzione stiamo andando.
Le divergenze tra il compagno Bertoncello e noi. Che fare?
Io non ho problemi a mettere la faccia su quello che dico..Ho la mia opinione, non parto rivoluzionario per arrivare pompiere…Poi voi avete la verità assoluta (secondo voi, ognuno ha la prorpia), ma siete ancora qua a farvi il sangue acido, magari la verità non ce l’avete oppure siete inetti per perseguirla (non conoscendovi personalmente penso che magari la verità in mano non ce l’avete)..
Se non avete le palle per mettere la faccia alle vostre opinioni non è un problema mio, semmai è vostro (e la disquisizione hipster/mainstream è da minorato mentale, leggi Vice per caso?). Questo è il problema qua dentro, perdete energie per scannarvi, per urlare al latrocinio ma non ci sono atteggiamenti costruttivi, da chi commenta e per questo in pochissimi sono disposti a mettercela la faccia…Poi cominciate a offendervi, a tirarvi le frecciate…Ma chi vi legge da esterno (come me, che non sono certo un creativo) che deve pensare?!?!?! Rileggetevi ogni tanto, magari a distanza di mesi…
Non c’è dubbio che questo spazio sia utile per sgamare certe assurde magagne del settore, però gli atteggiamenti della maggior parte dei commentatori è roba da bar e vale zero.
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