Sulla vicenda della gara Poste, che Bad Avenue ha raccontato qui la settimana scorsa, intervengono anche Annamaria Testa e Massimo Guastini con una lettera aperta pubblicata sul blog dell’Adci e che per comodità riporto qui sotto.
Mc Cann, nonostante sia stata sensibilizzata su ogni fanzine e blog del settore, continua imperterrita la sua politica del silenzio.
Nel frattempo interviene anche Massimo Costa, presidente AssoComunicazione, che stigmatizza il dumping ma che dichiara anche di non poter prendere provvedimenti in quanto Mc Cann non fa più parte di AssoComunicazione da diversi anni.
Massimo Costa annuncia anche la pubblicazione di un Codice Deontologico nonché un Road Show per scoprire e comprendere i bisogni e le necessità di tutte le agenzie associate. Ottime idee le sue, peccato che, nonostante il suo sbandierato pragmatismo, ha fatto passare 8 mesi senza che AssoComunicazione combinasse un bel nulla.
A realizzare tutte queste belle cose non poteva pensarci dal giorno in cui è stato eletto?
Questa invece è la lettera di Annamaria Testa e di Massimo Guastini.
“Cari colleghi,
una domanda semplice semplice: come fanno le grandi agenzie, gran parte delle quali peraltro iscritte ad Assocomunicazione, a sopravvivere e pagare stipendi coi prezzi che stanno chiedendo ai clienti?
Eppure il Codice Deontologico di Assocomunicazione recita (art 7): La giusta remunerazione è l’elemento fondamentale che assicura la qualità dei servizi offerti e l’indispensabile professionalità. Il compenso è riconosciuto come l’elemento portante che regola i rapporti fra Associate e utenti. L’applicazione del giusto compenso e la difesa della sua integrità costituiscono principi fondamentali da ribadire a salvaguardia delle professionalità del settore.
C’è qualcosa che ci sfugge e, da imprenditori indipendenti della pubblicità, attenti sia alla qualità, sia alle condizioni di lavoro, sia ai conti, saremmo incantati di saperne di più.
Prendiamo, fra i moltissimi, un caso recente (Poste Italiane) che ha coinvolto diversi nomi noti. Ricordando che ci sono casi anche più imbarazzanti.
Nel caso di Poste Italiane si tratta di un incarico che dura tre anni, chiede – a detta del cliente – il coinvolgimento costante di più persone, e viene aggiudicato a circa 60.000 euro complessivi. Vuol dire 20.000 euro all’anno. Il costo, spese generali escluse, di un singolo stipendio regolare da apprendista: circa 1000 euro al mese.
C’è qualcosa che non torna. Facciamo qualche ipotesi
1. su quel lavoro, per quel cliente, verrà impiegata una singola professionalità del valore di 1000 euro al mese, e senza un centesimo di guadagno per l’agenzia
2. su quel lavoro verranno impiegate persone che guadagnano molto meno. Anzi: magari niente …ma quale professionista lavora gratis?
3. su quel lavoro verranno impiegati fior di professionisti, pagati però da più consistenti tariffe versate da altri clienti
4. su quel lavoro verranno impiegati fior di professionisti, attualmente sottoutilizzati perché l’agenzia è alla frutta, ci sono più dipendenti che clienti ed è meglio lavorare sottocosto che tenere la gente a girarsi i pollici
5. su quel lavoro si guadagnerà comunque, facendo la cresta, per esempio, sulle spese di produzione. O con qualche altro artificio poco trasparente
6. non è vero che che il lavoro chiede molto impegno di molte persone: verrà fatto a costo zero nei ritagli di tempo, alla faccia del cliente e come capita capita
7. su quel lavoro verranno persi un bel po’ di soldi… ma perché?
a. c’è il gusto di fregare la concorrenza col dumping, anche a rischio di farsi del male da soli
b. le grandi agenzie sono ricchissime e di farsi pagare tutti i lavori non gli importa un fico
c. le grandi agenzie italiane sono comunque per la stragrande maggioranza sedi periferiche di gruppi multinazionali, che fanno profitti in economie più vivaci. E agli headquarter di quel che, nel bene e nel male, succede in Italia interessa poco
Dai, cari colleghi, illuminateci con qualche altro motivo comprensibile, e migliore.
Se ce ne sono, vuol dire che avete fatto l’invenzione del secolo: il lavoratore virtuale. Gli annunci autogenerati. Lo spot automatico. Il viral che si inventa da solo. Oppure avete robotizzato l’intera agenzia.
Sì, illuminateci: noi, che continuiamo come si faceva una volta a lavorare a lungo sui brief, a investire tempo per trovare idee efficaci, a formare e a pagare le persone, siamo ansiosi di sapere che futuro, scaturito da quale meravigliosa trovata, aspetta tutti noi e le imprese italiane che continuano, nonostante tutto e in questi tempi complicati, a fare affidamento sulla buona comunicazione pubblicitaria”.
Annamaria Testa e Massimo Guastini.
Ok tutto chiaro ma il mio pensiero va anche a Poste Italiane. Possibile che a loro non freghi niente di tutto questo?
Si, il silenzio di Poste è altrettanto imbarazzante. Comunque, al di là di questo caso specifico e delle agenzie coinvolte, in generale il pensiero va anche a tutti quei clienti che pagano normalmente: gli farà piacere sapere che i fee a loro addebitati dalle agenzie, servono a compensare il gap dei clienti che non pagano, perché ritenuti brand privilegiati.
Penso anche a tutti quei clienti che si sentono furbi a mettere in gara non retribuita cinque agenzie alla volta: ora possono ben comprendere che le risorse umane a loro allocate, a loro volta saranno distolte e ovviamente impiegate per fare altre gare non retribuite.
Le agenzie hanno bisogno di essere pagate per lavorare, esattamente come le aziende. Per sopravvivere, un po’ tagliano i costi (e ormai anche la qualità) e un po’ si fanno furbe come si fanno furbi i clienti. Ma mi pare evidente che nel paese dei furbi, alla fine sono tutti polli.
Bruno Banone
no bruno, purtroppo alla fine no sono tutti polli, perchè i cliente avrà cmq il suo lavoro fatto come vuole, ad ed ecd hanno cmq i loro 15000 euro al mese.
polli siamo solo noi creativi che lavoriamo la notte gratis per poi permettere a loro di afr pagare 20 00 euro l’anno il lavoro.
Loro saranno più che felici. A me impressiona il silenzio degli altri clienti, quelli che pagheranno il team Poste. Ma sono davvero così ciula?
cosa vuoi che freghi a poste italiane…
Stesso dicasi per Enel: hanno appena concluso la gara btl. Fuori JWT che perde un bel cliente su Roma, dentro qualche solito amichetto che a Roma ormai si regge solo grazie al btl di Enel se no avrebbe già chiuso da quel dì.
Bustarelle alla romana. Il milanese in questione le cucina come fosse nato alla Garbatella. Le serve calde calde, sotto al piatto.
Domanda sciocca: ma secondo voi dei milioni di euro del budget l’agenzia non si prende nient’altro?
Perché guardate solo al fee? Media planning e produzione materiali sono due fonti di markup sicuro.
sbaglio?
Il problema è il valore del lavoro creativo nel mercato, non il markup come soluzione.
Il mio riferimento era al calcolo “20k all’anno = 1k al mese per una singola risorsa” etc.
Come dici giustamente il problema è che sono talmente polli che non si rendono conto, pur essendo attaccati ai soldi, che il valore aggiunto creativo è quello che ti fa fare i soldi veri. Il guadagno massimo è sull’idea, che costa zero (lasciatemela passare così).
Comunque questo blog mi consola molto, quando ero giovane sognavo di lavorare nelle grandi firm, oggi non le prendo nemmeno in considerazione
Idem. E pensa che io, dopo aaanni, mi sono appena licenziata, alla faccia di Monti, della crisi, delle multinazionali e di questo tipo di situazioni!
Molto interessante. Anche il ruolo delle sedicenti 7 professionalita’ impiegate su poste sara’ di un certo peso nello svolgerai della vicenda. Se si tratta di gente a progetto già su altri clienti e con paga non adeguata queste persone possono rifiutarsi o chiedere l’aumento. Trattandosi di collaboratori non subalterni sarebbero più che lecite entrambe le posizioni. Appena vi assegnano parlatevi e sentite in gruppo un consulente, insieme potete fare che non siate voi a pagare il conto di sta porcata.
Sì bravo, e poi come mangiano? Come si pagano l’affitto?
Comodo facile il paladino col culo degli altri.
Guarda il mio culo non e’ al caldo e ti assicuro che lo muovo parecchio per resistere e lottare. Di questo si tratta. E non ci sono scelte perché o lotti o ti schiacciano. Con mille euro al mese a progetto ti stanno GIÀ schiacciando quindi non dovrebbe essere difficile scegliere.
Se poi andare dal consulente del lavoro ad informarsi sui propri diritti in una circostanza in cui vengono violati collettivamente (7 lavoratori) da una multinazionale secondo te e’ una cosa da paladini… Sigh.
Ma sono vere le e-mail di Testa e Guastini o è solo un sistema alla Camisani Cazzolari per avere views? Avete fatto feste poco fa…
il post sulle Poste è un non sense. è ovvio che la remunerazione non è il fee, quello è lo specchietto per le allodole (ma chi ci crede veramente ?)…ma di che stiamo parlando. i soldi se li prendono da un altra parte. quello che non è accettabile è l’utilizzo da parte di un’azienda statale come le Poste di metodi così poco trasparente, questo è lo scandalo.
in altro caso tra privati chi potrebbe dire qualcosa ? è lecito che la remunerazione sia di qualunque tipo ma qui ci sono i soldi dei cittadini in ballo,…quindi se escono dalla porta principale va bene ma se sono frutto di under the table negotiations…allora no e deve arrivare la magistratura…
In certe agenzie le società di produzione create ad hoc (per internalizzare o razionalizzare la stecca), campano di questi clienti da 20k l’anno…
ho lavorato per anni nel settore, ma non sono nè creativo nè account… molte agenzie sono portate a accettare 20k per un FEE pur di vendere “la produzione” in quanto servizio a alto margine.
e in certi network si pensa di compensare i fee ridicoli con questo.
per carità, se la cosa permette all’agenzia di tenere le persone e farle lavorare su nuovi clienti, ben venga….ma mi sembra ancora che sia un controsenso con la logica pura del “creare qualcosa per un cliente”.
…da supersenior vi dico che è dalla prima guerra del Golfo (1991) che i grandi network internazionali han cominciato ad offrire un anno di lavoro gratis per vincere le gare…allora eran garantiti dai budget internazionali (GM, Coca Cola, Procter, UNilever ecc.) ed han cominciato a fottersene del profit nazionale … Quella di cui parlate è solo la deriva finale di un problema nato più di 20 anni fa, da quando si son scorporati i media center…