Dall’agenzia al call center.

Pubblico in home page un commento del post precedente che giudico particolarmente significativo e attuale.

Qualche giorno fa sono usciti i dati di settore che ci dicono che alla fine dell’anno gli investimenti pubblicitari accuseranno una perdita del 7,5% rispetto al 2011. L’unico media che sale è il web (+12%), mentre i media classici avranno tutti il segno meno davanti: radio (- 5%), tv (- 8%), quotidiani (- 11%), periodici (- 13%), outdoor (- 15%), cinema (- 25%).

Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente UPA lo ha definito “un anno orribile, l’anno più brutto dal dopoguerra”.

E  se perfino uno squalo come Martin Sorrell, presidente WPP, ha dovuto ammettere “io sono un ex chief financial officer ma sono il primo a riconoscere che tutto si è spostato troppo verso i tagli dei costi” significa che stiamo passando un periodo proprio brutto.

Ecco il commento di Luca.

“Personalmente confermo la situazione orribile. Ho perso il lavoro a dicembre 2011 e da allora ho fatto vari colloqui per posizioni da copy senior quale sono. Risultato? Mai stato richiamato. Ma in tre di queste agenzie ho poi appurato che la posizione è stata coperta da un junior alle prime armi, in stage o simile contratto sottopagato, quindi non c’era proprio partita. Pur avendo grande passione e voglia di fare ormai mi sono rassegnato, al momento è davvero impossibile trovare un buco (o almeno io non ci riesco, non avendo particolari conoscenze e appoggi) né in grandi né in piccole, quindi per ora dato che come freelance di lavoro non ne trovo al di là di offerte tipo “articoli di 50 righe pagati 1 euro” e anche andare all’estero mi sembra un salto nel buio, tiro avanti con turni al call center, senza troppe lagne, ché almeno l’affitto riesco a pagarlo. Del resto tra i miei nuovi colleghi ho conosciuto un chimico, un laureato in giurisprudenza, un masterizzato alla Bocconi e uno con un dottorato in filosofia, tutti con storie simile alla mia. Mentre chi può permetterselo fa gli aperitivi e i fake, qua fuori la realtà è questa”.

Luca

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Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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150 Responses to Dall’agenzia al call center.

  1. Kosodesign says:

    La triste realtà dei fatti!

  2. Corvo Joe says:

    La situazione e’ sicuramente difficile ma piangersi addosso non serve a niente. Prima ho poststo un link che potrebbe essere utile. lo ripropongo: http://www.glassdoor.com
    Luca serve solo un po’ di coraggio e inventiva, in fondo siamo creativi no? ;) se hai lavorato come copy senior dovresti avere un portfolio decente quindi xche’ provare all’ estero sarebbe un salto nel buio? Le buone idee funzionano in tutte le lingue! Smettiamola di essere i soliti italiani che si accontentano dell’ uovo oggi e rischiamo un po’ di piu’. Alla fine rischiare paga! ;)

    • Laura Grazioli says:

      Sei bravo con le faccine. Meno con apostrofi e accenti. Provaci: non è difficile.

      • Corvo Joe says:

        Laura prova a dire qualcosa di concreto invece di essere pendante. Non aiuti Luca con gli accenti!

      • . says:

        inutile e stupido commento

      • . says:

        quello di laura,intendo

      • che_tristezza says:

        a me sembra più stupido quello di corvo joe che risponde con l’entusiasmo da film americano a un commento drammatico e pieno di dignità. ma come cazzo ti permetti di rispondere che piangersi addosso non serve a niente? non c’era nemmeno l’ombra di una lacrima nelle parole di luca. e poi serve solo un po’ di coraggio e di inventiva? ma chi sei oh? tornatene ai tuoi aperitivelli con l’audi A3 pagata dal papi va, dopo un paio di mojito non ci pensi più a luca, vedrai.

      • Corvo Joe says:

        Che_Tristezza dover rispondere ad un commento cosi stupido. Io ho provato a dare un suggerimento a Luca con l’entusiasmo che dovrebbe avere chi ha scelto di fare il creativo. Io ho cercato di essere concreto e proporgli qualcosa di concreto. Tu Cheguevara dei poveri cosa proponi? Niente perche’ e’ troppo facile lamentarsi. O insultare. Che_Tristezza

      • che_tristezza says:

        corvo, cos’è che ti ha fatto sentire più offeso del mio commento? l’A3 pagata dal papi? sicuramente visto che mi appelli cheguevara dei poveri. il tuo infatti è il tipico commento di chi crede che la sua villa in liguria o a bormio siano dovuti al sudore della fronte del papà avvocato o dentista. di quelli che vanno avanti perché conoscono e sono convinti di andare avanti solo col proprio talento.
        ti ho solo detto, con molta decisione lo ammetto, che una persona, immagino di almeno 35 anni, non va trattata come tuo cugino di 12 anni che devi motivare dopo che ha perso una partita alla play station. ha una dignità da rispettare, non vuol sentirsi dire che deve avere più coraggio. uno che si rimbocca le maniche a va a lavorare in un call center di coraggio ne ha da vendertene a quintali. credimi.
        il paragone con il che, ovviamente, non mi offende. ti devi impegnare di più.

      • Corvo Joe says:

        Che_Tristezza ho solo cercato di incoraggiare Luca a non arrendersi al call center e l’ho aiutato mandandogli un link con offerte di lavoro all’estero. Se questo significa non rispettare la dignita’ di una persona…
        Quello mi offende non sono le tue minchiate sull’A3 o la villa (puoi stare tranquillo non ho ne’ una ne’ l’altra!) ma il fatto di sminuire un aiuto concreto, anche se piccolo!
        E’ la gente stupida come te che inquina l’Italia da troppi anni. Gente che blocca le energie positive e che non propone niente se non solo falsi moralismi. Che_Tristezza

      • che_tristezza says:

        gente che blocca le energie positive. dì la verità, sei bondi e stai cercando di fondare il partito dell’amore. ah, hai scritto in un commento “invece di essere pendante”. pedante, corvo, si dice pedante. fidati di uno stupido.

      • Corvo Joe says:

        Invece di correggere semplici typo, scrivi qualcosa di interessante. Sii concreto, aiuta se puoi aiutare senno’ resta zitto. Non giudicare senza sporcarti le mani . E se piu’ gente come te andasse a casa, il nostro settore starebbe molto meglio.

      • Corvo Joe says:

        Che_Tristezza, Luca diceva che andare all’estero era un salto nel buio e io gli ho scritto che non e’ cosi’. Che se e’ ha un buon portfolio, lavorare fuori non e’ poi tanto difficile. Parlo per esperienza personale.
        Quindi che cazzo di problemi hai? Cosa avrei dovuto fare, assumerlo? Oppure avrei dovuto compatirlo?
        Sai che c’e’ dopo questa stupida discussione, ho deciso di lasciare questo blog. Ne ho le palle piene di coglioni come te, che attaccano senza argomenti e fanno sterili polemiche senza entrare nel merito.
        Addio!

    • che_tristezza says:

      aspetta eh, provo a dare una mano concreta anch’io come hai fatto tu.
      dai luca, dai la vita è bella, se t’impegni i tuoi sogni li puoi raggiungere, basta solo che tu ci creda. dai luca, non mollare, prova ad andare su questo sito che proprio non conosce nessuno: lavoricreativi.com, vedrai se sei bravo ce la fai.
      grande corvo joe, tu sei il paladino di tutti i licenziati, tranne il mio ovviamente. se cacciassero me, senza avere idea di chi io sia, saresti contento, anzi l’intero settore ne sarebbe felice. monti sta pensando di licenziarmi per far cambiare idea a moody’s, lo sai?
      i typo sono errori tipo quesro, quando le lettere sono vicine. la n in pendanti non c’entrava niente.
      oh, trovo davvero un pezzo davvero di alta letteratura “non giudicare senza sporcarti le mani”. e chi si sarebbe sporcato le mani, scusa?

      • Corvo Joe says:

        Che_Tristezza, Luca diceva che andare all’estero era un salto nel buio e io gli ho scritto che non e’ cosi’. Che se e’ ha un buon portfolio, lavorare fuori non e’ poi tanto difficile. Parlo per esperienza personale.
        Quindi che cazzo di problemi hai? Cosa avrei dovuto fare, assumerlo? Oppure avrei dovuto compatirlo?
        Sai che c’e’ dopo questa stupida discussione, ho deciso di lasciare questo blog. Ne ho le palle piene di coglioni come te, che attaccano senza argomenti e fanno sterili polemiche senza entrare nel merito.
        Addio!

      • Posalaquaglia says:

        Oh, corvo, finalmente una cosa sensata: lasciare questo blog.
        Non comprendevamo più davvero il senso dei tuoi interventi: forse aspiravi ad apparire più multiforme di Zelig, ma risultavi solo più ovvio di Marzullo.
        Ci hai detto di avere più o meno 35 anni, ma la geometria disarticolata della tua prosa ricorda tutt’al più quella di un quindicenne. Se poi sei davvero della classe 1977 o giù di lì, mi tocca immaginarti in passato come un ragazzetto Clearasil-dipendente, un nerd che per avere un minimo contatto con l’altro sesso doveva sperare di essere invitato ad una occasionale partita a Twister. Uno un po’ sfigato, insomma.
        Anche perché continui a magnificare gli sfarzi e le meraviglie del lavoro all’estero, ma sei sempre qua tra Evaristo ed Ernesto a farceli a fette, poveracci.
        Dovunque andrai ora, cerca di volare un po’ più in alto, e magari un po’ più in là, (non aggiungo “ora figli dell’immensità” perché tanto non ci arrivi). Dai, che a forza di citare gli stessi ottimi esempi digitali, prima o poi ce la dovresti fare.
        Noi cariatidi ammuffite, devote alla stampa, nostalgiche del Letraset e con i neuroni appannati dalle sniffate di Cow, soffriremo la tua assenza, ma ce ne faremo una ragione.
        Però un consiglio te lo voglio dare. Tempo fa – ricordo bene – si era palesato qui un fenomeno di stanza a Dubai o zone limitrofe, uno che farciva le sue farneticazioni con una parola anglosassone in marchettaro stretto ogni due termini italiani. Ecco, tu che sei orgogliosamente e dichiaratamente un profeta del digitale, digita un bel “cerca”, scovalo e prova magari a mandargli un curriculum.
        Sono certo che, anche in base all’algebrica ferrea regola che “meno e meno fa più”, potreste fare grandi cose insieme. E i cammelli apprezzerebbero.
        Au revoir.

        PS1: non rispondermi con i soliti insulti da bimbominkia, per favore: usa almeno qualcosa di digital, che sennò mi intristisco.

        PS2: Siccome non sono affatto sicuro che tu sappia che cos’è il Twister, eccoti un digital video-tutorial (yeah!) in argomento. E’ uno spot che ha girato un mio stagista con la Super8 negli anni d’oro della “reclame”:

      • Corvo Joe says:

        Posalaquaglia, avevo nostalgia delle tue idiozie, pedante, noioso, borioso essere di merda! Continua con le tue minchiate e magari vacci tu a Dubai, cosi’ forse produci qualcosa di decente e magari metti da parte un po’ di soldi per la pensione.
        Ti lascio con la canzone che ha ispirato il mio nick. L’ultimo verso e’ dedicato alle quaglie come te.

      • Posalaquaglia says:

        Ecco, mi tocca intristitirmi, come prevedevo.
        Non sai metterci un briciolo di creatività nemmeno per rispondere a una perculata, solo volgarità da quinta elementare.
        Lascia davvero questo blog, che manco li cammelli ti si filano.

      • che_tristezza says:

        corvo joe, puttana di quella troia, avevo intuito che fossi berlusconiano, ma che addirittura promettessi di ritirarti per poi invece tornare a frantumarci i coglioni, non l’avrei immaginato. mi ero illuso che te ne fossi davvero andato sul tuo ramo preferito brutto corvaccio: quello del digital che “la pubblicità è morta”. io comunque se fossi in te mi chiederei come mai così tanta gente mi dà del coglione.
        allora io ci conto eh, te ne vai.
        ps. ti chiedo scusa se non sono riuscito a cogliere la citazione del tuo nick name, sai i buastelle non sono nel mio walkman.

      • Maurizio Abbatino says:

        Corvo Joe, Che tristezza, Posalaquaglia, permetti una parola?

        Perché nun annate affanculo tutti a tre? Ve chiudete in un stanza. Ve date un sacco de botte. E poi nun ritornate più qui, però, dove per cortesia lasciate parlare i signori che hanno qualcosa da dire. Li mortacci vostra.

      • copywriter_stufo says:

        caro maurizio, so che un criminale come te se ne sbatte di certe cose, ma se ti rivolgi a più di una persona non dici “permetti una parola”, ma permettete. non è che se usi il romano devi fare gli errori di sintassi. leggiti il pasticciaccio di gadda.
        ora prego, dì pure tutte le cose intelligenti che c’hai da dì.

      • Insopportabile maestrina says:

        Pure tu però, copy stufo, che vieni per cazziare e sei cazziato…: l’imperativo di “dire” non è “dì” con l’accento, ma “di’” con l’apostrofo; si chiama “elisione”. Prima di salire in cattedra, impara almeno i fondamentali, asino.

      • Maurizio Abbatino says:

        A copiraite stufo. Sarai stufo, ma sei pure rompicojoni. T’inzegno una cosa: “permetti una parola” è un sintagma romano invariabile. Anche a cento persone, si dirà sempre “permetti una parola”. Con questo ti saluto e ti invito a raggiungere gli altri tre già citati affanculo.

      • copywriter_stufo says:

        vai a scavarti una fossa, insieme al tuo amico della magliana. ammazza quanti stronzi ci sono in giro.

        http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4319&ctg_id=93

      • Maurizio Abbatino says:

        A copiraite stufo. E’ il tuo link che mi ha fatto capire che nun hai capito una cosa. I miei post non devi prenderli sul serio.

      • copywriter_stufo says:

        perdonami maurizio, non avevo capito che il tuo fosse un nick name. me l’hai proprio fatta, sei un comico nato, avevo creduto che tu fossi proprio il bastardo, figlio di puttana della banda della magliana.
        e invece non sei della banda della magliana.

  3. von Hayek says:

    Vado OT, ma ero curioso di sapere da Massimo Guastini se anche “non si dice” – autore dell’intervento qui sotto e riportato nel post precedente – è uno sciacallo. Guarda caso, proprio su questa interrogazione, Guastini non ha risposto. Gli sarà sfuggita?

    Caro Massimo,
    ti scrivo per dovere di cronaca e non certamente per calunniarti, ma hai scritto una inesattezza. Non dubito che i tuoi collaboratori li paghi, non ne conosco neppure uno e quindi non sono in grado di dire il contrario, ma forse avete cambiato solo da qualche anno la vostra politica aziendale. Diversi anni fa, nella tua agenzia mi fu proposto uno stage malgrado io lavorassi già da qualche tempo e percepissi perfino un reddito.
    Fra l’altro prima di accedere allo stage dovevo sostenere una specie di “prova” giusto per dimostrare il mio valore creativo. Ovviamente a quei tempi, che erano solo poco migliori di questi, rinunciai perchè non avevo ne il tempo e sopratutto la voglia di rimettermi in un gioco tanto meschino.
    Ti sei battuto e hai cercato di difendere e sostenere creativi, account, planner e per questo certamente molti di noi ti stimano, ma non far credere di esser senza peccato. Non sei credibile, nessuno di noi lo sarà mai.

    • Bianconiglio says:

      dei tuoi OT ce ne fottiamo

    • Donald Duck says:

      @Von Hayek
      Le tue domande non meritano risposta e sai perché? Perché non esisti, sei un fake e come tale non hai nessun diritto di fare domande o pretendere risposte. Un inutile nulla fatto di fumo e puzza. Un olezzo flatulente come le scorregge di carboveg.
      Puoi però fare battutacce triviali per farci ridere un po’. Puoi raccontare finti aneddoti d’agenzia per far credere di essere parte del gruppo dei creativi.
      Ma lascia perdere i fatti e le questioni.
      In generale non esisti e quello che dici ha il valore dello zero.

    • von Hayek says:

      Minchia, dire a un premio Nobel che non esiste. Forse alcuni di voi dovrebbero tornare a scuola.

  4. Alex says:

    Ma perche’ cazzo per lavorare bisogna andare all’estero??bisogna lasciare il posto ai leccaculo, arrivisti/aperitivisti??????? Corvo Joe dove lavori??? hai mai lavorato all’estero???? ti sei mai confrontato con le difficolta’ di vivere in un paese straniero????e’ facile fare la morale andate all’estero lavoro per tutti!!!

    • von Hayek says:

      Il suggerimento di Corvo Joe non è né assurdo né rinunciatario. Il degrado, anche morale, del mondo della pubblicità rispecchia il degrado generale del paese. Diverso sarebbe se fosse un fenomeno ristretto a questo settore e a pochi altri; allora non ci sarebbe ragione per darla vinta, come dici tu, agli arrivisti/aperitivisti. Ma dato che non è così, l’eventualità di andare all’estero non appare così estrema: dipende ovviamente da molti fattori, incluse le proprie preferenze personali. Anche se per chi è di estrazione copy l’espatrio non ce lo vedo proprio.

      • Alex says:

        Personalmente vivo all’estero da molto tempo ormai e ti assicuro che non e’ per niente facile indipendentemente dal curriculum e dalla formazione. Art o copy non ha molta importanza, Io parlo di vita quotidiana delle mille difficolta’ che giornalmente si incontrano vivendo all’estero. E non pensate che gli stipendi siano corpulenti perche’ non e’ cosi neanche a Dubai ( famosa sopratutto per le retribuzioni dorate). Certo e’ una bella esperienza per un anno ma poi?

      • von Hayek says:

        Parlavo in generale, poi ogni settore è diverso e probabilmente hai ragione tu, forse chi lavora in pubblicità ed è nella media non può sperare di migliorare la propria posizione più di tanto.

    • Corvo Joe says:

      Alex tra restare e lavorare in un call center o partire e fare la tua professione non credo ci sia molto da pensare. Non dico che sia facile vivere all’estero, ma so per esperienza non e’ neanche tanto complicato. Ovviamente nel nostro lavoro e’ il portfolio che conta.
      Non capisco perche’ per il resto del mondo e’ normale spostarsi in altre nazioni per fare lavori qualificati, mentre noi italiani pensiamo che all’estero puoi solo fare il cameriere. Non e’ cosi’!
      Von Hayek le agenzie cercano gente che sappia pensare idee innovative. Quindi anche i copy hanno grandi possibilita’ all’estero ovviamente devono saper parlare e scrivere un ottimo inglese.Ovviamente se un’agenzia estera ti prende come copy sa benissimo che non sei madrelingua, quindi non ti dara’ da scrivere bodycopy e testi lunghi ma vorra’ idee eccezionali.

      • KillingPenelope says:

        Ma siamo realisti dai…capisco l’opzione estero per un art, ma per un copy??? o sei madrelingua o non hai assolutamente la possibilità di conoscere tutte ( e dico TUTTE) le diverse sfumature dell’inglese (ma potrei dire anche tedesco, francese…). Non basta essere in grado di parlare una lingua per giocarci con abilità e conoscere anche i modi di dire diversi per zona e zona e giochi di parole complessi o che so…doppi sensi, proverbi del luogo e mille altre particolarità linguistiche.

      • Piccoli, siete piccoli says:

        Ma perché ridurre tutto al problema della lingua?
        Se foste davvero professionisti della comunicazione (ed evidentemente non lo siete), sapreste che occorre conoscere mentalità, gusti, tendenze, ecc ecc del target, e non solo la sua lingua, per potergli trasmettere messaggi efficaci.
        Ma niente, voi siete fermi alle animazioni in flash, all’ottimo inglese, ai doppi sensi e ai giochi di parole: complimenti.

      • Corvo Joe says:

        Ti quoto pienamente Piccoli! Fare il copy non e’ solo giocare con le parole ma essere capace di pensare idee innovative e le idee, soprattutto quelle buone si capiscono in tutte le lingue. Poi il giochetto di parole lo fa il madrelingua.
        Ovviamente e’ indispensabile l’inglese per spiegare chiaramente le idee. E si KillingPenelope sono estremamente realista.

      • Piccoli, siete piccoli says:

        Guarda che parlavo anche e specialmente a te, corvo.

      • Le Saint Vincent says:

        Non serve sapere la lingua alla perfezione. Basta saper esporre la propria idea al direttore creativo di turno.

        Io ho sempre preferito vedere la non madrelingua come un vantaggio:

        niente giochi di parole e doppi sensi del cazzo, quelli che ti fanno riconsiderare Natale a Fanculo come un piccolo capolavoro.

        Niente cliche’ culturali, niente riciclo delle barzellette e dei giochini che ci accompagnano dalle elementari.

        Titoli semplici e diretti senza tante giravolte stilistiche inutili.

        Tutte cose che a volte vengono richieste anche in Italia, ma che per “estrazione copy” non ci vengono cosi’ naturali.

        Certo non bisogna essere totalmente capre in inglese e senza lo straccio di un’idea, ma lasciate perdere l’idea che bisogna aver scritto l’Enciclopedia Britannica per espatriare.

        Basta avere una bella idea, poi un modo per scriverla lo si trova.
        CONCEPTUAL creatives, quello e’ il segreto.

        E poi per Dio, smettiamola di considerarci Pirandello, o dei maestri della parola come letto da qualche parte, solo perche’ scriviamo dei titolini del cazzo. Non mi sembra che nessuno dei pluripremiati copywriter italiani abbia mai scritto qualcosa di trascendentale, di memorabile (non parlo di pubblicita’ che non e’ entrambe le cose di default).

      • Corvo Joe says:

        Scusa Piccoli ho frainteso il senso. Ritiro il mio appoggio. ;)
        In ogni caso Le Saint Vincent e’ ancora piu’ chiaro ed ha ragione. Ti quoto in pieno!

      • Donald Duck says:

        @Corvo Joe
        Tu parli di cose che non conosci. Sei mai stato all’estero? Hai mai lavorato in agenzia? Sei mai stato licenziato? Sei un copy? Hai mai lavorato con un copy o un art? Hai mai lavorato nel digital? Quanto guadagni?
        La verità è che sei un fake e i fake come te e me possono sola parlare di cazzate, fare battutine, ecc. E sai perché? Perché le cose che dici non hanno valore. Puoi prenderle dalla rete e scopiazzarle qui spacciandole come tue.
        Non c’è controparte quindi non c’è storia.
        Oggi fai il paladino del “web”, domani parli di html5 in base alle cagate che leggi in giro. I tuoi interventi valgono zero. E bada che sto argomentando i tuoi post, mica cazzi.

      • Corvo Joe says:

        @Donald Duck
        Io porto una maschera cosi’ come la porti tu caro Paperino. Potrei rigirarti le stesse domande non lo faccio. A me non interessa capire chi sei. Potresti essere il grande direttore creativo come un semplice stagista. Ti dico che io so di cosa parlo e se vuoi confrontarti nel merito bene senno’ vai a cagare!

      • Gelsomino Bonaffare says:

        @Killing People

        Chi crede che fare il copy significhi essere capaci di fare giochini di parole non merita di lavorare in questo mondo, anche solo per consegnare i pacchi in agenzia.

      • KillingPenelope says:

        C’è qualcuno qui (copy) che sta lavorando con successo a Londra in un’agenzia pubblicitaria? Potrebbe esporci gentilmente la sua esperienza?

  5. Dada says:

    Ciao luca come stai? La meglio gioventu’ sta come te. Spero tu riesca a erodere quanto più possibile alle prestazioni in call center a tuo favore, l’energia e’ un bene prezioso, da proteggere. E non andartene dall’Italia, non ci siamo evoluti per diventare schiavi itineranti. Anche la tua goccia serve, a rovesciare il vaso. Ti abbraccio.

  6. von Hayek says:

    Dio mio, cosa mi tocca leggere.
    “Cosa hai fatto tu di così rilevante da poter accusare Massimo così gratuitamente? Credi che la vita professionale di una persona sia misurata solo dal palmares? Quanti posti di lavoro hai creato con la tua agenzia? E quanti contribuendo al successo di mercato di un prodotto?”
    Da tempo immemorabile, porca Eva, la gente lavora e si fa il culo per vivere, o semplicemente sopravvivere, ma deve sempre ringraziare qualcun altro.
    Puoi lavorare come una bestia dodici ore al giorno, ma il tuo posto di lavoro di merda ti è stato donato dall’ingegno del marchionne di turno. Adoralo, benedicilo, prosternati ai suoi piedi.
    Si sono decuplicati gli stipendi, hanno distrutto l’economia, cercano di impedire qualunque speranza di ripresa, ma vogliono pure essere ringraziati.

    • Lippmann says:

      Sottoscrivo ogni parola. Serve una rivoluzione cognitiva, prima di tutto.
      L’ultimo campo di battaglia è la mente delle persone, e loro lo sanno bene.

  7. sertralina alter says:

    in quanto creativo ho un’idea. e se da sorrell in giù si diminuissero gli stipendi? visto che ci sono tutt’ora fior fior di direttori creativi esecutivi guadagnanti dai 15 ai 20 mila euro netti al mese. con tutti quelli che hanno accumulato negli ultimi anni, di certo non dovrebbero avere problemi a ridurre un po’ il loro introito di giada. dite la verità, non è un’idea da premio?

    • von Hayek says:

      Comunicazione di servizio: volete risolvere i vostri problemi? Sceglietevi un bravo consulente del lavoro.
      Idea sbagliata. Sbagliatissima. Non è questo il trend. Piuttosto, scegliti un buon consulente del lavoro (e che sia di sinistra, mi raccomando…)
      “Alla Scala (e anche in Comune) nessuno ha capito come il presidente della Fondazione, il sindaco Giuliano Pisapia, che ha imposto a se stesso, ai suoi assessori e ai dirigenti del Comune e delle società controllate una ferrea linea di austerità, abbia potuto avallare senza batter ciglio il nuovo contratto di Lissner. Che prevede una retribuzione fissa di 449mila euro e spiccioli. Su questa parte, e solo su questa, si applica l’autoriduzione del 10%, che dunque ammonta a circa 45mila euro. Ma alla retribuzione fissa si aggiungono una parte variabile (al raggiungimento di obiettivi prefissati ma sicuramente a portata di mano) di circa 155mila euro; il costo del lussuoso appartamento di piazza del Carmine (85mila euro all’anno), il Tfr, la quota Inps e altri oneri a carico dell’azienda per una somma che si avvicina a 200mila euro. Il totale, a questo punto, fa già oltre 880mila euro. Cui si sommano ancora il costo (oltre 70mila euro) dell’ammiraglia con autista a disposizione di Lissner, la carta di credito e le spese di rappresentanza che nessuno – neppure tra i consiglieri di amministrazione – è ancora riuscito a quantificare con esattezza.
      Ma è sull’ultima voce che il sovrintendente – con l’aiuto del superconsulente Pietro Ichino, intervenuto nell’ultimo cda per difendere l’operazione – ha confezionato un piccolo capolavoro: un “premio di fine lavoro” di 300mila euro, che Lissner incasserà nel 2017, a fine contratto.”

    • Alex says:

      da GRAND PRIX!!!!! quoto!!! E magari con i tagli agli stipendi da 20.000 euro al mese le agenzie avranno una ripresa economica, e tanti ma tanti junior un compenso piu’ alto!!!

  8. Anonymous says:

    Per Luca: lascia perdere Glassdoor.com che è un free un po’ a pagamento. Guarda questo: http://crebs.it/ nuovo, italiano, gratis.

  9. Ernesto Spinelli says:

    Bentornato Donald. Di storie così ne emergono troppe, ogni giorno. Ero in sala registrazione due giorni fa e il sound designer aveva una faccia nerissima. Gli chiedo: “Che hai?” Mi risponde: “Non so che fare. Lavoro un giorno a settimana e non vado avanti. Mio fratello sta lavorando a un film negli Stati Uniti, spero che mi riesce a far entrare, ma è difficile.” Gli dico: “Hai provato a fare un colloquio in **** (casa di produzione e post-produzione)?” Lui: “Certo. Ma a questi compensi preferisco stare a casa. Mi hanno offerto 9 euro lordi all’ora. Sarebbe meglio tornare alla schiavitù, senza salario, ma con vitto e alloggio assicurati.”

    Ultimamente si vedono anche molti direttori creativi e amministratori delegati, spiazzati dalla crisi, che cercano goffamente di darsi un tono solidale. Ma sono nudi, come il re. E nelle loro iniziative, risultano ancora più ridicoli a tutti i copy, art, producer, ecc…, che hanno già pagato in prima persona. How does it feel to be on your own, CD, CEO?

  10. Matteo Bianchi says:

    In tempo di crisi c’è sempre qualcuno che si arricchisce: tanti sono sciacalli, ma alcuni sono quelli che non si arrendono, quelli che lottano, e coloro cambiando paradigma.
    Poi ci sono quelli che soccombono.
    Nulla di nuovo, direbbe Darwin.

    • von Hayek says:

      Attenzione, non puoi usare la parola “sciacalli” così, alla cavolo. Il vero, esatto significato della parola è stato appena ridefinito da Guastini e sei pregato di attenerti a quello.

  11. Luca says:

    Ringrazio Donald per aver messo il mio intervento in prima pagina.

    Vorrei dire una parola sui siti che offrono lavori creativi: li conosco e frequento tutti (linkedin, lavoricreativi, crebs, glassdoor, mediajobs, mediamatch ecc…) senza contare quelli che non offrono lavori specificamente creativi.

    Il problema è che dietro offerte apparentemente allettanti e oneste il più delle volte si nascondono condizioni reali differenti, ne ho fatti di colloqui rispondendo ad annunci che magari indicavano 1500-2000 con assunzione come retribuzione, ma poi alla prova dei fatti ti offrono un contratto a progetto di 6-700 euro o retribuzioni orarie ridicole o collaborazioni in nero o schifezze di ogni genere. Se non ci credete, provate anche voi a rispondere.

    Insomma questi siti potrebbero essere un ottimo strumento di recruiting, ma da noi per esperienza ho capito che vengono usati per lo più da agenzie e aziende poco dignitose e beccare un’offerta seria è come vincere un terno al lotto.

    • Olmo says:

      Un solo consiglio: impara a fare un altro lavoro, uno concreto, uno necessario. Non è mai troppo tardi. Non si tratta di abiurare i propri studi o tradire i propri talenti, si tratta di adattarsi per sopravvivere.
      Il mondo è pieno di lavori che non saranno cool come quello del copy, ma che ti danno un buon reddito e una certa soddisfazione alla fine della giornata. Lavori da fare con le mani, che si possono imparare in sei mesi, e di cui ci sarà sempre bisogno, anche in questo futuro post-terziario avanzato che ci sta aspettando. Anche fuori da questo Paese finto.

      Te lo dice un copy/DC/skipper/manutentore/cuoco/fabbro/gestore di locali notturni.

      • Domanda di un mezzogiorno di luglio says:

        “Te lo dice un copy/DC/skipper/manutentore/cuoco/fabbro/gestore di locali notturni.”

        E chi cazzo sei Briatore?

  12. idraulico says:

    Tutte le altre categorie lavorano duramente e non si lamentano.
    Voi invece piangete perchè nessuno vi paga per fare i pensatori e gli intellettuali.
    Voi, la specie eletta dei creativi, gli unici su questa terra capaci di creare e comunicare, gli unici esseri evoluti in grado di insegnare ed educare il povero Homo Consumens.

    • idraulico says:

      Onore a te Luca, che ti sei adattato ad altri lavori. Quello che mi fa incazzare, come scritto sopra, sono tutti gli altri che su questo blog scassano la minchia lamentandosi del fatto che loro sono questo e quello. Siate almeno creativi nel trovarvi un altro mestiere.

      • Alex says:

        ecco bravo idraulico hai detto la minchiata delle 13:20 ora vai ad aggiustare il tubo della signora Persichetti che perde!!!

    • KillingPenelope says:

      Idraulico non ha tutti i torti. Mi sembra che il problema di molti che lavorano nella pubblicità sia un livello di presunzione assurdo. Qui sembrano tutti geni che guardano dall’alto in basso le altre categorie. Un pò più di umiltà non guasterebbe. Il pubblicitario è un lavoro come un altro, mettetevelo in testa.

      • padre confessore says:

        Anche se la definizione di Henri Poincaré è forse la più completa, mi sono limitato a cercarne una semplice semplice su wikipedia.
        Non per fare polemica ma solo per capire se a volte sia veramente creatività o solo presunzione.

        cit. http://it.wikipedia.org/wiki/Creatività

        (…) L’atto del creare è stato a lungo percepito come attributo esclusivo della divinità: Catullo, Dante, Leonardo, infatti, non avrebbero mai definito se stessi dei creativi. Propri dell’uomo erano invenzione, genio e, dal 1700, progresso e innovazione. La parola creatività entra nel lessico italiano solo negli anni cinquanta (…)

  13. cliente says:

    Nelle agenzie spesso si ha a che fare con figure e ruoli pressoché inutili, arrivisti/aperitivisti, impreparati d’annata o di primo pelo, creativamente nulli e opachi o forse, semplicemente demotivati e pigri. Talvolta con una lunga (non ho detto gloriosa) carriera alle spalle.
    Tutto ciò è di una tristezza infinita, tutta italiana. Stanziale.

  14. Basti ancontrario says:

    Mi avvicino ora, per la prima volta, a questo blog.
    Forse non è una casualità che in home, il primo post letto, questo post, fotografi un pò quello che provo attualmente.

    Vivo forse la situazione opposta, non per la mansione attuale che è la medesima di Luca, quanto perchè la mia inesperienza non mi permette di entrare all’interno di questo mondo.
    Provo quotidianamente e costantemente ad inventarmi qualcosa per lavorare a stretto contatto con ciò che amo e che probabilmente mi riesce meglio, ma con il solo risultato di continuare a telefonare ogni mattina da un call center insieme a tanti ragazzi della mia età, proprio come Luca.

    Mi domando però, considerate le differenze di esperienza tra me e l’autore del primo post, cosa in realtà cerchi un agenzia, quali siano i veri parametri di ricerca e, dulcis in fundo, se ci sia davvero necessità di ricercare nuove figure.

    La pongo a voi questa domanda, più navigati, più esperti e sicuramente più preparati di me.
    Dal canto mio, come avrete intuito, non ho vinto nessun premio, nessun awards, sono un “giovane” laureato precario con il sogno di lavorare come creativo, come copy (o come pochi?),in qualche agenzia. Senza esperienza a grandi livelli, ma forse neppure a medi. Solo lavori non retribuiti per amici di amici o per gusto personale. Anche perchè, e lo dico senza retorica, rimane una passione.

    Stop alle telefonate quindi.

    • Corvo Joe says:

      Hai un portfolio? Perche’ senno’ non hai molte chance di entrare in un’agenzia.

    • von Hayek says:

      A sentire quello che si dice, sembra che sia più facile entrare per chi ha fatto poco o niente piuttosto che per uno con esperienza (e che quindi costa di più).
      Comunque, non aver fatto lavori usciti non è una colpa, visto che anche chi viene da una scuola ha un port foglio fatto per lo più di esercizi.
      Puoi quindi costruirti il tuo port folio come meglio ti aggrada (io facevo così; prendevo una campagna a soggetti che stava uscendo in quel momento e ne aggiungevo alcuni) e presentarti. Comunque, anche se un direttore creativo è perfettamente in grado di valutare le tue potenzialità a partire da semplici esercizi, è un momento tra i più duri, se non forse il più duro che la pubblicità ha dovuto affrontare. Forse il massimo a cui si può aspirare è cercare di fare piccoli lavori; forse. In ogni caso, cerca di parlare con qualcuno che è dentro questo mondo per avere un quadro più preciso della situazione.

      • Basti ancontrario says:

        Ringrazio entrambi per le risposte, che ritengo utili. Il mio Portfolio, per citare chi ha commentato prima di me, è “un Portfolio di conoscenze”. Qualche lavoro l’ho fatto, nessuna campagna per intenderci, ma brochure, testi per siti web, articoli e materiale cartaceo vario. In un post precedente, e correggetemi se sbaglio, ho letto di una forte diatriba rispetto a campagne fake. Non so quindi se inserire all’interno del mio bagaglio, qualche lavoro “inventato” come dimostrazione…di quanto devo ancora imparare. Accetto consigli in questo senso.
        Ne approfitto inoltre per domandarvi un parere rispetto all’idea di fare un master proprio in copywriting, organizzato dal consorzio del Politecnico di Milano. In un momento di crisi come questo, forse fare due sacrifici in più economicamente e dedicarmi ancora una volta ad apprendere nozioni, paga di più che telefonare da un call center. Non so se è questo il luogo giusto per domandare e, vi prego di cancellare o moderare il post nel caso contratrio, ma accetto volentieri consigli e pareri rispetto a questo.

      • Les matins des magiciens says:

        Basti, io direi un paio di cose: non rifare campagne che sono in giro. Quando arrivava qualcuno che lo faceva con le mie mi stava immensamente sulle palle: quello che è uscito è il frutto di lavoro, di correzioni, di presentazioni, di modifiche. Poi arriva uno che fa il fenomeno e mi dice che sono scemo che non ho pensato a quella bella cosa che ha pensato lui. Ma vaffanculo, regazzi’. Evitare come la peste.

        Rileggi quello che scrivi: vuoi fare il copy. Rileggi sempre. Anche gli sms. Qui hai scritto qualche intervento e dentro c’erano diversi errori. Non è un bel biglietto da visita. Deve diventare una malattia, nessun refuso. Gli accenti, gli apostrofi, le virgole. Il ritmo. Perché poi dovrai scrivere e se sbagli ce l’hai in der posto.

        Manda un curriculum personalizzato per chi lo riceve: cita la campagna appena uscita, dimostra di conoscere il posto in cui vorresti andare. Non mandare lo stesso curriculum a tante agenzie diverse. Punta un obiettivo e lavora su quello. Abbiamo un egone, ci piace leggere di gente che ci osserva. E non è solo quello: dimostra che sei attento, che ci tieni. Insomma, muovi il culo.

        Inventa un prodotto: la birra che smacchia, il pollo che si cuoce da solo, l’auto a cinque ruote. Datti un brief, fai vedere come sarebbe su internet, dimostra che conosci la realtà, fai un bell’annuncio stampa, scrivi un trattamento per un film. Fai come come Robertino di Massimo Troisi. Poche pippe e qualche idea. Sii semplice che non sbagli mai e ricordati che dobbiamo vendere, non prendere premi. Se poi ci scappa il felino o il matitone, meglio. Parecchio tempo fa c’era un copy, uno dei più bravi, che girava con un book fatto di cartelli per chiedere l’elemosina. Poesia pura. L’ho preso subito.

        Ma tutto questo non basta se non hai un po’ di talento che, quando sei giovane, è una cosa impalpabile. Non la sai riconoscere ma la vedi negli occhi degli altri, nelle loro reazioni. Ecco, il talento se ce l’hai ce l’hai, altrimenti è come il coraggio. Vabbè, adesso vo. Stammi bene.

        E come sempre, paro poro nonno.

    • Mr Who says:

      Senti basti fa una cosa: fa un pdf del tuo portfolio e mandamelo a questa mail

      mosva83@gmail.com (83 non è la data di nascita)
      Appena avrò tempo sarò lieto di darti qualche consiglio su come muoverti, comincia a mandarmi il pdf.

      Se vuoi l’anonimato non preoccuparti, rimmarrà tra noi.

      • Basti ancontrario says:

        Apprezzo.

        Seguo alla lettera sperando di far tesoro.

        Mr Who, a breve mail. Ogni consiglio o critica è ben accetta.

        Grazie ad entrambi nel frattempo, davvero preziosi.
        Milton

    • Mecojo says:

      Lascia stare, non è un sogno, è un’illusione.
      Non corrisponde alla realtà dei fatti. Neanche quando le cose andavano meglio.

  15. Basti ancontrario says:

    ah e per la cronaca, mi piacciono gli aperitivi.

    • cliente says:

      Ok, ma prima degli aperitivi, dei parties, dei bagni in piscina nelle località dove girate gli spot, dei look + trendy, ma soprattutto prima di queste ferie (almeno), le agenzie imparino a pagare chi lavora con loro e per loro: farsi belli e sentirsi fighi con i soldi degli altri, non è proprio il massimo della rispettabilità.

  16. arturo_art@unimi.it says:

    Ok, ma prima degli aperitivi, dei parties, dei bagni in piscina nelle località dove girate gli spot, dei look + trendy, ma soprattutto prima di queste ferie (almeno), le agenzie imparino a pagare chi lavora con loro e per loro: farsi belli e sentirsi fighi con i soldi degli altri, non è proprio il massimo della rispettabilità.

  17. arturo_art@unimi.it says:

    Quote.

  18. vi vomito addosso says:

    Basti ancontrario fa una domanda interessante ma purtroppo nessuno gli risponde. Siete capaci solo di incendiravi per quattro stronzate ma quando si arriva al punto serio dei giovani precari vi cagate sotto…fate vomitare.

  19. von Hayek says:

    Ho una proposta per superare questa stucchevole diatriba sull’anonimato.
    Da oggi in poi ciascuno di noi si firmerà con l’unica cosa che davvero conta nel mondo di oggi.

    In sostanza, il proprio codice fiscale.

    (E se qualcuno fa il pirla e usa un codice non suo, altro che polizia postale – ma esiste, poi? -, interviene direttamente la Guardia di Finanza! Cip, cip.)

  20. versacepiace says:

    Ciao. http://youmark.it/rubriche/moray-maclennan-a-milano-per-applaudire-lagenzia-italiana-la-nostra-mc-saatchi-fa-scuola-in-break-even-raggiunto-al-1-anno-e-mezzo-di-vita-merito-dei-talenti-della-capacita-di-prendersi
    Qualcuno li ha informati su come hanno fatto a raggiungere il break even in un’anno e mezzo?
    Trovate un creativo lì dentro che prenda più di 1000€ a progetto e fategli una foto.
    (E’ verissimo che lì dentro c’è tanta qualità. Ma quanto la pagano?).

  21. Livio Basoli says:

    Sottoscrivo.
    Non siamo sicuramente tutti, ma non siamo neanche così pochi.
    Rivedi le tue fonti.

    • Ciao Ciao says:

      Alziamo l’asticella: piu’ di 1500?

      E poi non mi sembra giusto (da parte dell’agenzia) vantarsi della vittoria dei giovani leoni (proprio voi). Quel premio vi appartiene personalmente, la young lions trascende dalle agenzie. Quindi diteglielo ai vostri capoccia che loro in questo successo non centrano nulla. Hanno poco di che vantarsi. O quantomeno diteglielo a quella di Youmark, che ancora non capisce di cosa sta parlando.

      Poi, “Non sicuramente tutti” che superano i 1000 euro (ricordo che un monolocale a milano costa sui 600-700 euro minimo d’affitto) la dice lunga.

      • Livio Basoli says:

        Ciao Ciao ciao, per quel che mi riguarda l’agenzia ha il diritto di vantarsi se ha assunto della gente che poi va a vincere dei premi. Quando poi, nella stessa agenzia, ce ne sono quattro (il bronzo nel digital), è quantomeno indicativo di un po’ di fiuto nel cercare, no? Poi che i giovani leoni siano un premio che prescinde dal lavoro dell’agenzia, dai clienti dell’agenzia e dalla direzione creativa, siamo tutti d’accordo. Non sento proprio il bisogno di andare dai “capocci” a dirgli che hanno poco di che vantarsi. E men che meno a “quella di Youmark”.

        La dirò più chiara che posso: considerata l’anzianità (o meglio, la gioventù) “professionale” della maggior parte dei creativi di M&C Saatchi, non credo si possa dire che gli stipendi qui si discostano di tanto dalla media nazionale. E se anche fosse, sicuramente non si può dire che sono gli stipendi il motivo per cui sono arrivati al break even. E’ molto più facile (e anche matematico) dare un’occhiata ai clienti o ai progetti vinti in 18 mesi.

      • ABC says:

        Azzo Basoli e picchiotti adesso vi fanno CEO di Mc saatchi Worldwide. Che difesa, che piglio, che verve!
        Continuate così ragazzi, i vostri superiori hanno proprio scelto bene

      • paguro says:

        Se già da junior sono così aziendalisti, da senior come minimo diventano emilio fede.

      • Carlo says:

        Livio, tra i clienti presi ci mettiamo anche quello preso grazie al fatto che il vostro AD è il genero di Tronchetti Provera? questo si chiama nepotismo, non so in inglese come lo traducano. So solo che alla 72and Sunny non hanno capito bene come funzionano le cose in Italia, e qualcuno sta provando a spiegarglielo…

      • Livio Basoli says:

        Dai, facciamo un gioco tutti insieme, così scopriremo che, tanto per cambiare, andiamo tutti d’accordo ma che stiamo qui a scannarci e insultarci perché è più facile che capire che stiamo tutti sullo stesso titanic che affonda.

        Penso che gli stipendi siano, in generale, troppo bassi, nella agenzia dove lavoro, come nel 90% delle agenzie dove lavoriamo tutti? SI.
        Penso che si debba sfanculare e dire in faccia a chi abbiamo sopra che non ci pagano abbastanza per quello che facciamo e che si arricchiscono con i nostri soldi? SI.
        Penso che alcuni clienti si prendano per ragioni politiche e e altri per meriti e che le agenzie che non abbiano SOLO clienti del secondo tipo non siano e non saranno mai credibili? SI.
        Penso che se non hai un contratto a tempo indeterminato e almeno (ALMENO) 2000 euro al mese, non sei in grado di fare progetti nella vita e significa che ti stanno fottendo, da una parte con le notti e i weekend e dall’altra pagandoti una miseria? SI.
        Penso che il cancro di questo lavoro siano i contratti atipici, i direttori creativi cresciuti in un tempo che non è più il nostro e che non sono in grado di capire il digital e le integrate e tutta la baracca, gli AD che cercano di prendere i clienti durante una cena/festa/partita di golf, gli account che fanno “inoltra” e non vendono le idee e i creativi usciti da Hdemia che non hanno mai visto e letto un cazzo a parte “adsoftheworld” e qualche campagna che ha vinto a Cannes? SI.
        Penso che tutte le cose sopraelencate succedano, in una certa misura, anche nella mia agenzia? SI. Tutte. Nessuna esclusa.

        Facciamo un gioco: facciamo che non diamo per scontato di avere davanti degli idioti, ma delle persone intelligenti e scopriremo che è più facile, quantomeno, assolvere al ruolo di questo blog che dovrebbe essere fare squadra. E non sfancularsi a vicenda.

        L’unico appunto che stavo facendo era questo: pensare che il break even di una neo-nata agenzia dipenda dagli stipendi “bassi” è una ingenuità, perché gli stipendi sono BASSI in generale, quindi non forniscono un vantaggio competitivo. PUNTO.

        E peccare di ingenuità, su un argomento del genere, significa non essere in grado di capire come funziona il mercato della pubblicità e delle agenzie. Che è uno di quelle cose che qui (su Bad Avenue) si sta cercando di capire, in modo condiviso e collettivo, tra una stronzata e l’altra.

        .

        Penso che gli stipendi siano, in generale, troppo bassi, nella agenzia dove lavoro, come nel 90% delle agenzie dove lavoriamo tutti? SI.
        Penso che si debba sfanculare e dire in faccia a chi abbiamo sopra che non ci pagano abbastanza per quello che facciamo e che si arricchiscono con i nostri soldi? SI.
        Penso che alcuni clienti si prendano per ragioni politiche e e altri per meriti e che le agenzie che non abbiano SOLO clienti del secondo tipo non siano e non saranno mai credibili? SI.
        Penso che se non hai un contratto a tempo indeterminato e almeno (ALMENO) 2000 euro al mese, non sei in grado di fare progetti nella vita e significa che ti stanno fottendo, da una parte con le notti e i weekend e dall’altra pagandoti una miseria? SI.
        Penso che il cancro di questo lavoro siano i contratti atipici, i direttori creativi cresciuti in un tempo che non è più il nostro e che non sono in grado di capire il digital e le integrate e tutta la baracca, gli AD che cercano di prendere i clienti durante una cena/festa/partita di golf, gli account che fanno “inoltra” e non vendono le idee e i creativi usciti da Hdemia che non hanno mai visto e letto un cazzo a parte “adsoftheworld” e qualche campagna che ha vinto a Cannes? SI.
        Penso che tutte le cose sopraelencate succedano, in una certa misura, anche nella mia agenzia? SI. Tutte. Nessuna esclusa.

        Facciamo un gioco: facciamo che non diamo per scontato di avere davanti degli idioti, ma delle persone intelligenti e scopriremo che è più facile, quantomeno, assolvere al ruolo di questo blog che dovrebbe essere fare squadra. E non sfancularsi a vicenda.

        L’unico appunto che stavo facendo era questo: pensare che il break even di una neo-nata agenzia dipenda dagli stipendi “bassi” è una ingenuità, perché gli stipendi sono BASSI in generale, quindi non forniscono un vantaggio competitivo. PUNTO.

        E peccare di ingenuità, su un argomento del genere, significa non essere in grado di capire come funziona il mercato della pubblicità e delle agenzie. Che è uno di quelle competenze che qui (su Bad Avenue) si sta cercando di capire, in modo condiviso e collettivo, tra una stronzata e l’altra.

      • Rancus says:

        Basoli, il sì vuole l’accento però.

    • Dada says:

      Non mi sentirei tanto a posto nemmeno con 1500 euro al mese e contratto a progetto ( che significa 11 o al massimo 12 mensilità e zero tutela). Chi sa quantificare realisticamente dice che per lavorare con contratto atipico per un unico committente senza essere sottopagati/sfruttati/rimetterci nel lungo periodo bisognerebbe percepire almeno euro 3000 e cOn partita IVA eurO 4000. Luca non le ha le chiavi del call center per farci le notti (di straordinari non pagati). Wake up.

      • pag says:

        Io prendo 1500 da senior, con progetto ovviamente (agenzia conosciutissima).
        Che devo dire?

      • Giusto says:

        @pag
        Forse non sei così senior…

      • Dada says:

        @giusto: smettiamola di associare uno status alle qualifiche… Junior, senior, executive non sono garanzie di nulla. Un contratto a progetto a euro 1500 al mese con presenza costante in ufficio e straordinari non pagati e’ nettamente inferiore alle 1200 al mese della cassiera a tempo indeterminato (ferie pagate, 13 mensilità, diritto ad ammalarsi, turni precisi e

  22. Dada says:

    Straordinari pagati TFR ecc… Da quello che mi risulta la maggior parte dei senior fino ai 35 anni prende dai 1500 ai 2000 con contratto atipico…. Giusto per quantificare gli pseudo titoli e le sigle di agenzie prestigiose. Cosa fare non saprei dirlo, dipende dai singoli casi. Certo e’ che anche i creativi dovrebbero cercare di erodere spazio vitale per loro stessi, sottrarsi quando possibile alle ingiuste prestazioni. A scuola si chiamava sciopero bianco.

  23. versacepiace says:

    @Livio: ieri non ho risposto perchè ho visto che l’avevi presa più sul personale che altro, ma con l’ultimo intervento vedo che hai ben compreso di cosa parlavo. Non posso vedere un articolo dove si elogia un’agenzia come fosse il modello da seguire quando conosco molte storie interne che la collocano esattamente al pari delle altre agenzie. Le gare si vincono anche sul budget, soprattutto in un periodo come quello attuale. Ti dico solo che una persona che guadagna 1500€ con un primo livello costa sulle 45mila annue all’azienda. Se fai 1500 a progetto parliamo della metà. Con questi tagli ai costi si è sicuramente più competitivi. E una start-up, che non ha personale assunto nei tempi più felici, sicuramente “compete” al massimo.
    Ma non ho una soluzione al problema. E soprattutto non ho niente da dire a voi che vi siete stra-meritati i premi. Volevo solo sottolineare il ridicolo di considerare l’ennesima agenzia “all’italiana” un modello worldwide. A londra la parola “progetto” la trovi solo sulle case history.

    • Livio Basoli says:

      Ma infatti siamo d’accordissimo sul fatto che non esistano modelli worldwide, in Italia. O se esistono, non sono M&C. La mia era una risposta a questo: “Trovate un creativo lì dentro che prenda più di 1000€ a progetto e fategli una foto”. Poi, è vero: le assunzioni sono poche e i progetto/tempo determinato sono moltissimi. E questo E’ effettivamente un vantaggio competitivo, siamo d’accordo.
      Ma siamo d’accordo anche sul fatto che un percorso del genere in due anni sia, quantomeno, da cercare di capire nella sua complessità e non buttandola solo sul dumping o sulla “gioventù” del reparto creativo? Non solo, dico?

      Poi, se mi devo beccare dell’Emilio Fede o dell’aziendalista, vabbè, conviverò anche con questo. Chi mi conosce sa che l’aziendalismo non mi appartiene proprio. Il mio post di cui sopra resta completamente aderente al mio pensiero e parla, prima ancora delle altre agenzie, dell’agenzia in cui lavoro. Che non ho problemi a criticare, il 90% del tempo, ma anche, ogni tanto e su cose piccole, a difendere. Firmandomi.

      Poi basta, perché mi sembra di averla già presa troppo sul serio e c’è un limite al numero di volte che posso fare la figura del coglione in un solo giorno. :)

      • anonimo says:

        Basoli, ma se le cose stanno come dici, perché lavori in M&C Saatchi?

      • non hai per niente fatto la figura del coglione Livio. Chapeau, per vari motivi.

      • versacepiace says:

        vabè ma gli insulti random qui dentro sono il fruscio di fondo, chettefrega. Comunque a parità di sfruttamento con le altre agenzie, sicuramente hanno scelto meglio. Vincono la gara dei furbetti, non il modello da esportare. Peace.

      • Livio Basoli says:

        @anonimo (ma va?)
        Perchè c’è di molto peggio.
        Perchè la qualità, come ha giustamente fatto notare versace, c’è.
        Perchè certe agenzie, soprattutto quelle nuove o che ripartono, a volte diventano un po’ quello che ci porti dentro. E per noi è stato così.
        E perchè mi diverto. Ed è il motivo per cui ho scelto questo lavoro.

      • Mecojo says:

        @ Livio Basoli: da come argomenti si capisce che sei una persona intelligente, preparata e competente. Ti sei guadagnato la stima di molti lettori di BA. Complimenti per i premi vinti.

  24. Croisette says:

    La soluzione sarebbe quella di astrarsi dall’ingordigia. Più prosaicamente, il costo aziendale di un amministratore delegato non dovrebbe essere più di dieci volte quello del dipendente con lo stipendio più basso

  25. von Hayek says:

    “Ti dico solo che una persona che guadagna 1500€ con un primo livello costa sulle 45mila annue all’azienda. Se fai 1500 a progetto parliamo della metà. Con questi tagli ai costi si è sicuramente più competitivi.”
    Come è stato fatto notare, pagando poco non si è più competitivi perché nella corsa al ribasso, tutti si allineano e pagano il minimo del minimo.
    Il problema è un altro: CEO, direttori creativi e altri dirigenti che fanno parte del Valhalla guadagno oggi di più o di meno dei vecchi tempi? Ma anche se guadagnassero uguale o di meno, rispetto a chi nella stessa agenzia guadagna meno di loro il divario si è ridotto, è rimasto costante o si è ampliato?
    La risposta è abbastanza ovvia.

  26. Luca says:

    Comunque vorrei aggiungere una cosa sul call center.

    E’ vero che è un lavoro stupido, ripetitivo e per niente gratificante e non si guadagna granché (se hai un affitto e un tenore di vita modesti comunque ci vivi), però facendo turni da 6 ore, rispetto ai ritmi in agenzia cui ero abituato, mi passano velocemente e poi ho un sacco di tempo libero.

    Infatti ora riesco regolarmente a fare sport, a vedere la mia ragazza, ad andare al cinema, a leggere, a scrivere cose mie e a fare moltissime altre cose per cui prima era impossibile trovare un minuto.

    Cioè, paradossalmente, mi sentivo molto più disumanizzato prima che facevo un lavoro stimolante e ipercreativo di adesso, pur ovviamente non volendo rimanere a vita al call center.

    Infatti da un lato ho ovviamente il desiderio e l’ambizione di tornare a fare il “mio” lavoro da copy, ma dall’altro l’idea di tornare ad essere un zombi da ufficio 10-10 (nel senso che nella mia agenzia l’orario di lavoro spesso era dalle 10 di mattina alle 10 di sera, con weekend e nottate a profusione) che ha contatti umani solo con altri pubblicitari murati mi spaventa molto…

    Poi un conto è farsi ste domande mentre sei in agenzia e hai troppa paura per mollare tutto in cerca di ritmi di vita-lavoro più umani, un altro è esserne fuori, star assaggiando questa libertà e chiederti davvero se valga la pena di perderla per il dorato mondo della reclame…

    L’ideale sarebbe lavorare in un’agenzia con orari umani, ma già non riesco a trovarne una dove sputare sangue…

    • Coccobill says:

      Dici bene. Io preferisco guadagnare meno (ma manco tanto, dati gli stipendi attuali) e avere più tempo libero per fare cose che mi fanno stare bene. Tenendomi ben lontano dalla paranoia e dalle nevrosi dei pubblicitari.
      La vita reale è meglio.

  27. @Luca,

    quei dati sono oggettivi. La pubblicita’ (tradizionale, incluso digital) e’ in crisi, l’economia italiana nel 2012 e’ a -3%, ed e’ la provincia di un’Europa in stallo: se fai la somma il risultato naturale sono le cifre di cui parli.
    Chi pensa che le agenzie paghino poco perche’ i dirigenti si fanno endovene di champagne titillati da aperitivisti a 3,000€ al mese sta fuori dal mondo: al di la’ di qualche spreco a cui porre rimedio, la crisi e’ crisi, ed e’ strutturale.
    In attesa che una qualche agenzia italiana ricostruisca da zero il proprio modello di business e si metta a vendere servizi su cui puo’ fare margini, l’unica alternativa al call center e’ andare all’estero.
    Non e’ un salto nel buio: certo, e’ un mondo competitivo e tocca imparare almeno l’inglese per fare la spesa, ma hai pur sempre scelto una professione intellettuale e moderna. Ci sono milioni di persone analfabete che attraversano mezzo mondo per trovare un lavoro in posti completamente alieni, dobbiamo avere tanta paura di salire su ryanair e andare a Londra dove ci sono gia’ 100.000 italiani?
    Parlo di Londra perche’ ci ho lavorato per anni, e la mia agenzia contava 42 nazionalita’ su meno di 200 dipendenti, con un mix di copy, art, account, planner, programmatori, project manager, etc. Tutti geni inarrivabili?

  28. Corvo Joe says:

    Hai ragione Complicated. Io davvero non riesco a capire come professionisti, siano pubblicitari, ricercatori, o architetti etc. preferiscano vegetare o accontentarsi di lavoretti precari, oppure passare il tempo a protestare invece di farsi la valigia e partire. Il mondo offre davvero tante opportunita’ Non dico che sia facile, ma una volta che ingrani fai una vita decente.

    • Luca says:

      Ok, ma una cosa fastidiosissima del consiglio di espatriare è che in pubblicità te lo danno sempre direttori creativi o proprietari di agenzie che non hanno mai messo il naso fuori dallo smog di Milano, hanno mangiato un sacco quando l’economia tirava, guadagnano ancora benissimo e hanno quasi tutti i creativi in stage o a progetto per pochi soldi.

      E’ davvero facile così. Di contro, come ho già scritto, che mi frena sono i racconti di chi è emigrato, ha sbattuto contro dei muri, si è mangiato tutti i pochi e sudati risparmi e ora o è tornare in Italia in condizioni peggiori di quando è partito o sta pensando di farlo.

      I tg e i giornali parlano sempre delle storie di successo di emigrazione (che spesso sono di gente già affermata e con un lavoro sicuro in Italia chiamata all’estero da Università o aziende di prestigio, che quindi si trovano già il posto pronto) tanto che Londra o Amsterdam o Parigi sembrano la terra promessa, ma di tutte quelle fallite perché non ne parla mai nessuno?

      • Capitano Morgan says:

        Luca saro’ sincero: va a culo.
        Io sono alla mia terza esperienza all’estero e le prime due sono state disastrose, mentre questa per ora procede.

        Trovare lavoro all’estero e’ immensamente piu’ semplice.
        Conservare il lavoro all’estero e’ estremamente piu’ difficile.

        La gente guarda con invidia il mio contratto di 3 anni come se fossi il predestitano che per tre anni non avra’ problemi. All’estero il tempo indeterminato non lo hanno mai neanche considerato, ci sono contratti a lungo termine a medio termine o di pochi mesi. Funziona come i calciatori, non e’ che se vai al Milan sei apposto per tutta la vita (intendo come posto in squadra non economicamente) al massimo firmi per qualche anno poi si vedra’. I contratti scadono, vanno rinnovati e se scarseggi puoi pure ritrovarti a dover cercare un’altra squadra o a fare la riserva fino alla scadenza.

        Sinceramente mi sembra una cosa piu’ intelligente. Sentire gente che si lamenta perche’ non ha un contratto che gli garantisca un posto per tutta la vita mi sembra onestamente da pretenziosi ( non riferito a ferie, malattie, gravidanze che dovrebbero essere garantiti sempre).

        Insomma contratti determinati ma consistenti in termini di soldi e garanzie. Questa e’ la cura per le agenzie italiane, per riberarsi delle mummie succhia soldi, per mettere il pepe al culo ai senior in aria di scadenza, per dare nuova linfa e gratificazione ai giovani (contiamo su di voi, prossimo contratto almeno di 5 anni con bonus e stipendio graduale e bla bla bla).

        Il problema che i progetti, cocode e quiproquo sono contratti del cazzo. ma non e’ il lungo termine a essere la componente primaria, anzi avere un posto assicurato sempre abbassa la professionalita’ secondo me.
        Basta fare un salto al comune e richiedere un documento per rendersene conto.

      • von Hayek says:

        Tutti i teorici della flessibilità hanno il posto assicurato. Loro e i loro figli fino alla quarta generazione almeno.
        Avete mai visto un professore universitario di economia che predica i dogmi dell’economia neoclassica venire licenziato per essere sostituito da un giovane laureato asiatico che costa un terzo?
        Io no. La flessibilità, i rischi, il mercato, il cambiare occupazione, sono cose che riguardano sempre gli altri, mai gli stronzi che le magnificano.
        Se non si è capito questo, allora non si è capito un cazzo.
        E’ chiaro che nessuno cerca di fare una stima attendibile di quanti riescono a diventare Steve Jobs (finora uno) e quanti invece non ci riescono.
        A loro interessa continuare a raccontare queste balle. Anche perché per raccontarle questi emeriti economisti del cazzo intascano redditi di parecchie centinaia di migliaia di euro all’anno.

      • Coccobill says:

        Mia esperienza: un anno nella Barcellona dei tempi d’oro. Ricerca di lavoro in ben due settori diversi, di cui uno quello pubblicitario (copy e strategic planner).
        Zero riscontri, zero colloqui, zero possibilità.
        Alla fine, quando ormai ero in rosso in banca, sono rientrato in Italia per un’offerta di lavoro interessante nell’altro settore.
        Esperienza di mia conoscente art a Londra: mesi di giri e colloqui e prove e cacciatori di teste, e alla fine un piccolo spazietto in un’agenzia di grafica. Dopo 2 anni si è inserita ed è autosufficiente. Ma prima campava grazie ai soldi che gli mandavano i suoi.

  29. Corvo Joe says:

    Luca scusa se te lo dico pero’ sembra quasi che tu voglia giustificare la tua situazione invece di cambiare. Te lo ripeto l’estero non e’ facile soprattutto per i pubblicitari, pero’ se hai un portfolio decente qualcosa trovi ma dipende sempre da te. Per esperienza personale, io ti consiglio di andartene. Bisogna scegliere tra un salto nel buio o affondare nelle sabbie mobili. A te la scelta!

    • Dada says:

      Corvo credi ancora nel libero mercato? Qualche dubbio nutrilo anche li dal paese di fruttolo.

      • Corvo Joe says:

        Dada, credo nella volonta’. Tu magari ti fai tanti problemi vetero-comunisti, io invece credo che se tu voglia fare una cosa, la fai. Senno’ si finisce come te, a galleggiare nella mediocrita’ piu’ assoluta.

      • Dada says:

        Corvo aggressivo. Credere che se vuoi fare qualcosa puoi farlo e credere che se sei bravo poi vinci il premio sono due cose molto diverse. La seconda credenza tiene, per poco ancora, buoni i burattini e la baracca in piedi.

      • Dada says:

        Corvo ami la tua piccola scatola.
        Contento tu. Ma non essere così convinto di avere qualcosa da insegnare a chi sceglie di resistere. Chapeau ai lavoratori della metro argentini che hanno capito che la vera innovazione e’ collaborare e nOn comPetere. E che il lavoro non deve essere vessazione ma miglioramento della propria vita e di quella degli altri.

    • Curiosita' says:

      Quello che voglio dire e’ che se vuoi fare il creativo all’estero, parti. Ovviamente un portfolio decente ti rende la vita piu’ facile. Se non sei convinto, allora fai come Luca. Poi se sei davvero bravo e il premio arriva, perche’ no?

      • Dada says:

        partire per l’estero non E’ la scelta figa. Restare e iniziare a capire per esempio che esiste la questione orario lavorativo e la questione qualità della vita e’ un passo avanti. In argentina i lavoratori del metro’ di buenos aires hanno collettivamente preteso e ottenuto la riduzione dell’orario da 8 a 6 ore (stessi soldi). E ora gli stanno andando dietro tutti gli altri lavoratori. L’orario di lavoro dovrebbe diminuire e la qualità della vita aumentare da per tutto. invece rincorrendo chimera aziendalista accade il contrario: condizioni peggiori e menO soldi worldwide.

      • Corvo Joe says:

        Dada vai a fare il lavoratore di metro in Argertina allora. Tu, come buona parte dei giovani italiani, campate di piccole cose. Facciamo la battaglia per il posticino nel call center, per lavorare un’ora in meno e non capisci che cosi non si risolve niente. Se uno ci tiene a fare bene questo lavoro deve cercare le agenzie con le condizioni migliori per poterlo fare. La trovi in Italia, benissimo resta. Non la trovi allora non piangerti addosso e parti.

      • bad boy says:

        corvo giò sei un coglionazzo. uno dei più famosi ecd di oggi, tempo fa mi disse che nn ha più senso essere assunti oggi. poi lui ha cambiato agenzia, ovviamente però ha preteso un bel posto fisso con asusnzione e mega carica. quindi attento a questo ragionamento, perchè sono balle che ti danno in pasto per prendere professionalità a costi ridicoli.

      • Corvo Joe says:

        Bad Boy coglionazzo sarai tu visto che non sai leggere. Io non sto difendendo i contratti atipici e a progetto. Anzi. Io sono per i contratti a tempo e indeterminato. Proprio per questo ho scritto ” bisogna cercare le agenzie che offrono le condizioni migliori”. Se uno non le trova in Italia, puo’ provare all’estero. Hai capito adesso?

  30. Spalatore merda. says:

    Senior, progetto, 2.300 mese. Sfigato?

    • bad boy says:

      si, di brutto, sfigtissimo. seniro a progetto alemno 4000 se no è schiavismo.

      • Curiosita' says:

        Sono netti o lordi?

      • bad boy says:

        co co pro nnesiste netto o lordo… nelsenso che ti danno 4000 al mese e tu su quell opaghi il 13 per cento di tasse mi sembra… cmq intedno 4000 afine mese che ti rimangono in tasca ecco…

      • sveglia!!!! says:

        magari fosse solo il 13%… ma in che paese di bengodi vivi?

  31. prrrrrrrr says:

    se non ti pagano la malattia, e succede che ti ammali? se come tutti hai diritto alle ferie pagare e invece te le devi pagare? allora si caro mio che sei sfigato…molto sfigato…

    • von Hayek says:

      Semplice. Ti fai un’assicurazione.
      Privata. Ovviamente.
      Ma quanto costa questa assicurazione privata?
      Più di quella pubblica, ovviamente.
      Sennò non ci sarebbero giornalisti che magnificano il privato spandendo merda sul pubblico.
      Se lo fanno è perché qualcuno deve intascare dei bei soldoni.
      Avete presente come funziona la sanità Usa?
      Costa una volta e mezzo quella francese per offrire lo stesso servizio (lasciamo perdere i 40 milioni che ne sono fuori, quelli ormai non esistono, contano meno di zero.)
      Come si raggiunge questo brillante risultato?
      Seguendo le brillanti teorie dei Bocconi Boys.
      Negli Usa anche per vendere la carta da culo agli ospedali (c’è un nuovo modello aromatizzato all’acido fenico!) c’è il bravo venditore che assedia l’economato, tocca il culo alle segretarie e distribuisce stecche.
      Conclusione: nella patria del liberismo, del merito e dell’efficienza, negli Ospedali tutto viene a costare di più.

  32. Spalatore merda. says:

    Ok, sono sfigato. Volevo solo la certificazione. Sono nette.

  33. realista says:

    C’è una notizia su ADVEXPRESS oggi che spiega tutto.
    http://www.advexpress.it/interna.asp?sez=36&info=169034
    McCann ha vinto la Gara Poste con 1.9% (S&S aveva addirittura proposto l’1.5%) di commissione su un investimento biennale di 3 milioni di euro. Che vuol dire meno di 60 mila euro (per S&S sarebbero stati 45 mila) a fronte di un impegno di garantire un team di 7 persone che full time sarebbero normalizzate a tre. Fatevi i vostri conti.

    • bad boy says:

      chiarissimo, appioppare a un ragazzino già client creative director la responsabilità creativa del cliente, e poi a stagisti il lavoro. a conti fatti ci guadagnavano cmq.
      60 000 euro per gestire poste 3 anni? ma che scherziamo? poste le spende in un giorno solo per la stampa del logo sulle panda. incredibile.

    • Zubo says:

      Pensa che bella campagna aveva fatto S&S per perdere con l’1,5%…

  34. realista says:

    Scusa mi correggo: 2 milioni di euro di investimento per 36 mesi! Certo, arrotondi fra fotoritocchi e impianti, ma sempre spiccioli rimangono. C’è un detto inglese molto appropriato: “If you give peanuts you get monkeys”.

  35. ernestino says:

    lo volete capire che la creatività pubblicitaria è morta?
    è stata uccisa dai tempi che cambiano,dal web e dal fatto che la gente vuole informazioni e se ne frega dello spot,della modella o del testimonial.
    ma perchè devo chiamare banderas per parlare di un biscotto?non posso parlare del biscotto e basta?
    perchè devo creare gag di ogni genere o impaginazioni assurde,semplicemente la creatività pubblicitaria non è giusta o sbagliata ma semplicemente irrilevante.

    • bad boy says:

      no, quello che dici è sbagliatissimo, soprtutto oggi. ovvio che alla base deve esserci un buon prodotto e un buon prezzo, ma a partità di queste variabili, sceglierai quella che ti viene venduta meglio.

  36. ernestino says:

    e tu pensi che in un mondo supersaturo di ogni cosa la creatività pubblicitaria sia efficace per vendere un prodotto?

    • bad boy says:

      sinceramente si, a partità di prodotto e prezzo ovvimaente.
      alcun iesempi: le scarpe da calcio nike fanno pena, sono molto più comode le lotto. perchè tutti i calciatori ad ogni età comprano solo nike o al limite adidas?

    • von Hayek says:

      Proprio perché il panorama è supersaturo, la qualità della comunicazione è più importante che mai.

      • Dada says:

        Sottovalutate troppo le persone in media. La gente l’ha capito che cOnsumare non e’ la via per la felicita’. Produci consuma crepa, ormai lo sa anche mio nonno, hai voglia di interactive.

  37. Corvo Joe says:

    Semplicemente perche’ Nike crea esperienze unique che vanno molto al di la’ dello spot. Aiutano chi fa sport a migliorarsi. Nike+, Fuelband, Kinetic sono ottimi esempi. La pubblicita’ deve smettere di essere pubblicita’ e divenire sempre piu’ un servizio o intrattenimento.

    • bad boy says:

      eh ma allora sei prorpio un coglionazzo corvo jo. ti assicuro che in italia quelle cagate li che dici te di nike almeno soccer nnselecaga nessuno. vedono spot tipo write the future, vedono Cr 7 bimbominkia che fa il figo, ecc… i tuo iesempi funzioneranno all’estro magari, in italia forse qualche nerdone se li caga… ma i numer grandi li fai ancora con lo spottone o al max il virale. nessuno mai, se nn glidai dei soldi, perderà tempo solo a resgistrarsi.

    • Hic et nunc says:

      Corvo, sei un esempio da manuale di persona che vive nel proprio mondo mentale. Tipologia umana molto diffusa tra i pubblicitari, che non hanno consuetudine con la realtà, che fin da piccoli si perdevano nella loro immaginazione.
      Siete ottimisti, pensate che quello che veramente vuoi ottieni, che il merito inevitabilmente sarà premiato. Si tratta solo di wishful thinking. E’ il vostro mondo interno ad essere fatto così, non quello esterno.
      Mi dispiace dirtelo, ma siete un modello vecchio, obsoleto; i tempi sono cambiati. Quando arriverà il diluvio sarete i primi ad affogare, perché non vedrete l’onda che sta arrivando.
      I dinosauri siete voi.

  38. Corvo Joe says:

    Bad Boy coglione sei tu e fondamentalmente non capisci un cazzo! Hai visto la pagina FB di Nike Football Italia? L’operazione The Chance e’ pubblicita’ classica? Hai letto che Nike investe l’80% del budget nel digitale?

    http://danielelepido.blog.ilsole24ore.com/i-bastioni-di-orione/2012/06/nike-punta-sul-digitale.html

    I mega spot ci saranno sempre ma sono solo una parte sempre meno rilevante della comunicazione Nike.

    • bad boy says:

      si certo, scherzavo col coglionazzo ovviamente:)
      stiamo dicendo la stessa cosa ovviamente. però quello che cerco di farti capire è che, nel nostro italico mercato, senza spottone nn fai i grandi numeri. po certo tutto ildigiatle aiuta ecc ecc , ma se dovvesser oscegliere o uno ol’tlro, resterebbe lo spot. poi gran figate tutto ecc…

  39. Dalla Call-to-action al Call-Center.
    Che tristezza infinita.

    Addirittura, ci sono agenzie che affittano senior per progetti di 4-5 mesi, per formare giovani stagisti. Poi, si tengono gli stagisti e non rinnovano i senior. Tutto alla luce del sole.

    Ma come cazzo è possibile?

    • Lippmann says:

      E’ il nostro mondo, il risultato di magnifici 50 anni di gente rincogliona da sola davanti alla TV. Quello è stato il grande successo dei padroni: separarci, isolarci, insegnarci che gli altri sono cattivi e pericolosi e che là fuori c’è il terribile mondo esterno.
      Ascoltiamo la musica con le cuffie, passiamo tutto il tempo con la faccia dentro uno schermo, non parliamo a nessuno per strada, ci relazioniamo solo con gente immaginaria.
      Siamo perfetti per loro.
      Perché l’unica cosa che i padroni temono è la minoranza organizzata.
      Le persone da sole sono bersagli. Le persone insieme ad altre persone sono movimento.
      Ma quello che crea l’unione sono le idee che cominciano a circolare, e loro hanno il controllo della fonte delle idee.
      Per cominciare a resistere davvero bisogna isolarsi dai media e allacciarsi alle altre persone. Quelle vere però, non gli avatar bidimensionali.
      Altrimenti non avremo mai il controllo sulle idee che ci entrano in testa.

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