male grazie 19: emilio per emilia

ricevo da emilio haimann e pubblico volentieri

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C’è un perché. Scegliete quello che preferite. 

Qualcuno mi ha domandato perché la mia agenzia abbia iscritto dei lavori al premio dell’Art Directors Club Italiano solo per chiedere poco dopo il risarcimento delle quote, per poi devolverle ai terremotati dell’Emilia.

Allego la lettera spedita dal nostro avvocato all’adci, così il suo contenuto sarà indiscutibile e si eviteranno equivoci e fantasie. 

Almeno su questo punto.

Ed ecco perché.

 

Perché 1) mi è sembrata una buona idea per fare una provocazione che creasse un cortocircuito. 

 

Perché 2) il problema è grosso, il settore intero è malato e la mancanza di rigore etico nel club è solo uno dei sintomi della malattia.

Il disinteresse che Assocomunicazione dimostra verso la creatività è un altro, non a caso abbiamo dato le dimissioni da quell’associazione.

 

Perché 3) l’assenza di rispetto per la creatività è l’origine delle difficoltà, nostre e di aziende che in comunicazione investono. 

La creatività è il nostro prodotto. 

E permette a tutti noi di vivere. 

A tutti: creativi, clienti, account, reparti marketing, planner, produttori, fotografi, digital developers, tutti. 

Anche a Martin Sorrell. 

Anche a Guido Barilla, che senza idee rischia di avere un’azienda senza futuro.

La creatività è il valore.

 

Perché 4) la creatività andrebbe curata e trattata con amore, visto che vale così tanto. 

Creatività significa qualità nella comunicazione. 

Qualità nella comunicazione significa efficacia della comunicazione. 

Efficacia della comunicazione significa risultati. 

Risultati significa produttività. 

E, dunque, profitto e reputazione. Per tutti: persone, agenzie e aziende.

 

Perché 5) la creatività è un bene comune e va ben oltre quei creativi che pensano esclusivamente al proprio portfolio.

Di più, non si limita al lavoro dei creativi.

E’ un processo produttivo che include tutti, dal Presidente di un’azienda fino al junior account di un’agenzia.

Le agenzie dovrebbero lavorare per creare una vera cultura creativa al loro interno e lo stesso dovrebbero fare i clienti.

E l’adci dovrebbe aiutare la diffusione di quella vera cultura, sta scritto anche nello statuto.

 

Perché 6) i clienti devono capire che la creatività è il valore fondamentale.

Ma devono anche sapere che lavoriamo tutti per lo stesso obiettivo, non per un tornaconto egoistico.

I clienti devono investire in creatività.

Forse pensano di farlo già. Di sicuro lo pensano.

Ma bisogna dir loro che lo fanno nel modo scorretto.

La produzione fa parte della creatività, che non si ferma all’idea, eppure i budget non prevedono quasi mai il reale costo della produzione.

Un club che approva comportamenti scorretti, non aiuta. Non aiuta proprio.  

 

Perché 7) se la creatività è il valore e genera produttività, va pagata il giusto.

Solo così si protegge il compenso di tutti -persone e strutture, proteggendo la creatività.

Ma Assocomunicazione la snobba.

E l’adci la offende.

 

Perché 8) il settore pubblicitario è l’unico in cui si proponga un lavoro intellettuale senza che questo venga pagato. 

Troppe gare, troppi partecipanti, troppa superficialità.

Un lavoro buono ed efficace non nasce così. 

Così lavoriamo alla sperindio.

E perdiamo tutti, anche quando vinciamo la gara.

Perdiamo la pazienza, la voglia e l’entusiasmo.

E i clienti hanno perso di vista il valore. 

E’ ora che tutti smettiamo di permettere che questo succeda.  

 

Perché 9) per vincere premi nascono cose come Scosse vs Tweet.

E mi piace l’idea che la creatività italiana promuova davvero qualcosa di utile per le popolazioni terremotate.

Mi auguro che altri, che hanno iscritto lavori agli awards, seguano il mio esempio e chiedano la restituzione delle quote per poi devolverle alla regione emiliana.

Si può fare, il lavoro delle giurie di quest’anno può essere legalmente contestato.

 

Perché 10) l’adci manda messaggi sbagliati, lasciando che la sua pubblicazione sia affollata di episodi equivoci.

Prima l’annual veniva presentato ai clienti.

Adesso ai clienti si chiede il permesso di fare annunci finti.

Bella mossa, in un settore dove regna la sfiducia degli utenti.

La creatività italiana ha bisogno di una pubblicazione presentabile, qualcosa di cui fidarsi per giudicare la qualità delle persone.

 

Perché 11) i giovani creativi cascano nel tranello e pensano più a fare stupidaggini che a credere in un lavoro che crei produttività.

L’adci dovrebbe essere un esempio di deontologia professionale per le nuove generazioni.

Dovrebbe essere schierato davanti a tutti nella protezione della creatività e del suo valore. 

I giovani devono già guardarsi da una classe dirigente di discutibile moralità.

Almeno noi, che possiamo fare qualcosa nel nostro ambiente, cerchiamo di comportarci con onestà intellettuale.

 

Perché 12) non mi va che Giovanni Pagano e nessun altro si senta solo in questa faccenda dei fake, come sembrano essere Durex e altre cose così.

Una faccenda che è una battaglia, sua ma di tutti noi.

 

Perché 13) bisogna esporsi di persona per cambiare lo stato di queste cose.

E un modo lo troveremo.

Oppure lo creeremo. 

 

Emilio Haimann

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73 Responses to male grazie 19: emilio per emilia

  1. giovanni pagano says:

    basta
    che palle
    siete vecchi
    siete invidiosi
    ci sono ben altre cose più importanti di cui parlare
    i fake non sono il vero problema
    sono solo il sintomo

    siccome so che alcuni di voi saranno tentati di rispondere così a questo post
    ecco che ‘ste stronzate le scrivo direttamente io
    l’iniziativa mi sembra troppo importante per diluirla in banalità
    per cui auspico il contributo di tanti di voi
    ma chi preferirà invece abusare dei concetti sopra anticipati lo banno all’istante

    io ho solo un paio di cose da aggiungere
    la lettera dell’avvocato di emilio è del 13 giugno 2012
    a tutt’oggi non ha ricevuto alcuna risposta dall’adci
    credo che a qualcuno sfugga l’importanza delle cose
    il punto è che alcuni dei fake rilevati dall’adci rappresentano propriamente una truffa
    secondo il codice penale
    altro che “Questa tabella non va presa come uno spartiacque tra onesti e disonesti”
    (il virgolettato è del presidente guastini)

    l’operato della giuria stampa in particolare è del tutto inattendibile
    pensate che quasi tutti i fake ufficializzati dall’adci sono delle agenzie di alcuni giurati
    in pratica la maggioranza della giuria oggettivamente sapeva che i lavori erano fake
    secondo le regole della call for entries adci
    dunque l’operato di questa giuria è indifendibile
    altro che “Mi spiace che proprio il lavoro della sua giuria sia ora il più bersagliato dalle critiche, ma eravamo entrambi consapevoli di questa eventualità”
    alla faccia della consapevolezza
    (il virgolettato è del presidente guastini
    e si riferisce alla presidente di giuria serena di bruno)

    ora è evidente che sarebbe opportuno annullare tutta la categoria stampa
    e i soldi delle iscrizioni sarebbe bello devolverli tutti alle popolazioni terremotate
    questo riparerebbe in parte la vergogna dell’operazione “scosse vs tweet”
    una cifra di circa 20.000 euro sarebbe almeno un segnale tangibile di solidarietà
    e ammenda da parte di una categoria così solarmente lontana dai problemi reali

    ma se l’adci non intendesse riparare a tante storture con una simile iniziativa
    ebbene fate come emilio
    come dice lui “il lavoro delle giurie di quest’anno può essere legalmente contestato”
    fatelo
    chiedete di versare i vostri soldi con le modalità della lettera del suo avvocato
    potremo raggiungere un piccolo risultato dal significato grande
    e aiutare l’adci a dare finalmente qualcosa a chi merita realmente di riceverlo

    giovanni pagano

    • Golden girl says:

      Ahiaiai, cara Hi.
      Il tuo ragionamento andrebbe bene se shortlist e premi all’adci fossero numericamente prefissati.
      Invece entra e vien premiato solo quello che i giurati (a volte indegni di tale qualifica) pensano che superino un determinato livello qualitativo.
      Quindi una decina di schifosi annunci fake in shortlist non precludono l’accesso di cose vere e di qualità.
      Una volta squalificati i disonesti, rimangono solo i meritevoli.
      E chi è fuori, ci rimane perché comunque le sue cose non valevano un fico secco già prima.
      Che è proprio il caso dei lavori di Hi, agenzia ininfluente di un ex golden boy degli anni 80.
      Combattivo sì, ma molto marginale e ossidato.
      L’azione di Haimann tenta il colpetto mediatico cercando di attaccare contemporaneamente Assocomunicazione e ADCI, e ottenere quel po’ di visibilità temporanea che i suoi lavori e i suoi clienti non gli permettono.
      Che s’ha da fa’ pe campa’, Emi’. Coraggio.

      • Posalaquaglia says:

        Perdonami, golden girl: niente di personale, ma il tuo mi pare l’ennesimo esercizio di acidità.
        Se ho ben letto, Haimann non cerca visibilità per i suoi lavori, ma per tutti quelli esenti dai difetti di faking più volte denunciati.
        Al netto di queste farloccherie, se i lavori iscritti da Hi! saranno degni di nota verranno premiati e, se non lo saranno, resteranno nel dimenticatoio; ma almeno avranno le stesse chances di base per essere giudicati con equità.
        Ininfluenze, marginalità, e ossidazioni sono tuoi giudizi personali che i giurati sapranno bene tenere in conto, spero.
        Che s’ha da fa’ pe sparlà, sempre… Peccato.

      • Golden girl says:

        Amico Posalaquaglia, forse non mi sono spiegata bene.
        Se i fake vengono cacciati fuori dell’annual (cosa di cui sono estremamente felice) non vuol dire che entrino automaticamente le cose vere ma mediocri.
        E le cose di Hi! sono mediocri.
        Che il pugnace Emilio e quelli come lui se ne facciano una ragione.
        Nell’annual dovrebbero entrare solo cose VERE e di BUON livello, anche se ciò dovesse portare a fare diventare l’annual un bianca e volta.

      • Il secondo avvocato di Hi says:

        Non hai capito.
        Non c’entrano i premi non vinti di Hi.
        E comunque non possono di certo competere con fake tipo Durex e Carboveg e chissà cos’altro.

        Il fatto che in giuria ci sia stato un personaggio come Rosselli che ha espresso delle valutazioni su dei lavori pur sapendo dei suoi fake, basterebbe ad annullare tutta la categoria stampa.
        Senza contare la valanga di altri fake presenti, in parte eliminati dalla stessa adci.

        Il problema non sono i voti assoluti ai lavori. Il problema sono le persone che hanno partecipato alla votazione. Una votazione marcia perché condizionata da favoritismi trasversali. Una votazione che ha condizionato anche soltanto di un voto qualche altro lavoro più meritevole (non necessariamente di HI).
        Perché mi devi spiegare sinceramente come cazzo è stato possibile far entrare in shortlist una ‘mmerda di campagna come quella di CARBOVEG, al di la del fake o non fake. Se questo è il livello della giuria allora ben vengano le lettere di risarcimento.

        Golden Girl, ti conviene non andare troppo oltre. Rosselli potrebbe non essere il solo capro espiatorio. Ci sono delle regole che semplicemente non sono state rispettate.
        E bada bene che la categoria STAMPA è sotto esame solo perché è quella più facilmente controllabile. Ben presto arriveranno altre chicche da altre categorie.

        Capisco la tua situazione e la voglia di difendere il tuo lavoro/operato di quest’anno.
        Avete fatto una cazzata e verrete ricordati per aver contribuito alla peggiore edizione ADCI di tutti i tempi.
        Fattene una ragione.
        Vergognati.

      • Posalaquaglia says:

        Amica golden, ti sei spiegata benissimo.
        Ma credo che si sia spiegato bene anche Emilio: che non vuole che si liberi automaticamente un posto per i suoi lavori con l’uscita dei fake, ma solo che tutti i lavori vengano ammessi e giudicati con un criterio omogeneo e giustamente restrittivo.
        Purtroppo, ti sei spiegata bene anche nelle critiche gratuite ai lavori di HI! che, personalmente, non ritengo così mediocri, almeno in confronto al panorama collettivo. Anche in questo caso, ahimé, devo notare che la sindrome del giurato (ovviamente in negativo) è viva e lotta con voi.

      • Golden girl says:

        @Secondo avvocato.
        Sono piuttosto d’accordo con buona parte delle cose che dici.
        Mi sembri poco garantista come avvocato però.
        A tal scopo vorrei rassicurarti del fatto che i miei lavori hanno fatto la stessa fine di quelli di Hi!. La differenza è che io invece di spendere 3000 euro ne ho spesi 300.
        E che riconosco che forse la cosa che ho mandato non era un granché, anche se molto più autentica di un Carboveg o un Durex.
        Quindi non mi vergogno proprio di niente.
        Comunque, egregio avvocato, vedo dalla tua prosa che sei veramente un principe del foro.
        Lo stesso foro interessato alle funzioni di Carboveg e che certamente saprà presto apprezzare la funzione di Durex.

        Con stima.

      • Il secondo avvocato di Hi says:

        @Golden girl
        Non capisco perché tutto questo astio.
        Dici di aver iscritto un lavoro e trovarti nella stessa situazione di hi però poi ammetti di aver visto i lavori iscritti tanto da giudicarli.
        Se ti piacciono le scorregge di Carboveg, tieniti pure le scorregge di Carboveg.
        Non c’è problema.

      • silvia says:

        Cara Golden Girl, a parte che i golden boy degli anni ’80 non mi risulta sia obbligatorio rottamarli by definition, il tuo ragionamento pro-fake è invece molto berlusconianamente anni ’90 direi. Un fake è un fake dear Golden, non serve a creare brand awareness, a vendere, a creare lavoro o fatturato aziendale: crea solo il potere dei fake, di cui in Italia dovremmo essere arcistufi visto il precipizio in cui ci ha fatto naufragare.

    • FG says:

      Secondo me fa bene Haimann a chiedere indietro i denari delle iscrizioni ADCI.
      Su Assocomunicazione la cosa mi pare più complessa, certo che qualcosa va mosso.

  2. Operaio says:

    Perché non mettere a disposizione un format di lettera legale che chi vuole aderire può facilmente acquisire e inviare?

  3. von Hayek says:

    “Risultati significa produttività.
    E, dunque, profitto e reputazione. Per tutti: persone, agenzie e aziende.”
    Iniziativa meritoria quant’altre mai. Guastini era diventato depresso e irascibile per la faccenda dell’anonimato. Così lo avete trasformato in un uomo felice. Bravi.
    Ma che minchia vi siete messi a scrivere? Risultati, produttività, profitto? Credete che agli economisti freghi qualcosa di ‘sta roba?
    L’unica cosa che ci interessa è giustificare la rapina in atto ormai da più di vent’anni da parte delle classi dirigenti.
    Noi economisti vogliamo che la forbice fra i Marchionne e gli operai Fiat aumenti ancora, fino al fallimento. (Della Fiat, ovvio, non di Marchionne.)
    Non si tornerà mai al dopoguerra, con i benefici della crescita equamente divisi fra tutti gli attori dell’economia.
    Allora il povero incrementava i suoi redditi del 5%? Anche il ricco aumentava i proventi del 5%. E in valore assoluto, la distanza aumentava.
    Così non va.
    Oggi il povero resta al palo (se gli va bene) ma più probabilmente i suoi redditi scendono di uno o due punti ogni anno. Mentre i ricchi, i veri ricchi, incrementano i redditi dell’8%-10% minimo.
    Produttività, efficienza, profitti sono tutte parole vuote che non significano nulla.
    Le abbiamo inventate solo per portare i vari Marchionne ancora più in alto.
    E per far fallire le aziende più in fretta.
    Così c’è più gusto a diventare ricchi.

  4. Posalaquaglia says:

    Perché scegliere un solo perché? Se posso, li scelgo tutti.

  5. LELE PANZERI says:

    MA ANCHE NO.
    Faccio il mestiere del creativo (?) da quarant’anni.
    Lo so, sono molti.
    Ma anche no.
    Sinceramente, posso dire di averne viste un po’ di tutti i colori.
    Ho vissuto epoche diverse, alcune migliori dell’attuale ma anche alcune peggiori.
    C’è stato un periodo abbastanza lungo nel quale, anche grazie a fattori ambientali favorevoli, qualunque stronzata facevo finiva per prendere un premio di qua o di là.
    Ma non ho mai lavorato solo per i premi.
    E non mi è mai passato per la mente di iscrivere ai premi neanche uno dei milioni di fake che progettavo quotidianamente, per tenermi in allenamento.
    Lo consideravo disonesto.
    E anche un po’ infantile.
    Da anni non iscrivo più i lavori della mia agenzia all’Adci perché so benissimo che il mio modo di vedere le cose è un po’ datato agli occhi di chi è oggi preposto a giudicare.
    Soltanto una volta l’ho fatto, cinque anni fa, mi sembra, perché avevo un lavoro (vero) che poteva avere qualche possibilità.
    Colpo di culo, abbiamo vinto il Grand Prix di quell’anno.
    Ma era l’eccezione che confermava la regola.
    La proliferazione dei fake nei premi scoraggia quelli che hanno dei lavori veri.
    Questo è un problema grosso.
    Ma andare per avvocati mi sembra un po’ una minchiata, con rispetto parlando.
    Si può discutere senza tirare in mezzo Perry Mason e i terremotati dell’Emilia.
    Non c’è dubbio che dei creativi, soprattutto i più giovani; scalpitano e sono ansiosi di dimostrare la loro bravura anche indipendentemente dal giudizio, spesso becero, di un cliente che non ha gli stessi gusti e priorità.
    A me è sempre sembrato sbagliato punire eccessivamente questo atteggiamento e in tempi passati avevo proposto un’idea che è stata scartata in consiglio e successivamente anche in assemblea dalla maggioranza dei votanti.
    L’avevamo battezzata “REPARTO BANANE”, ed era una sezione dell’annual (chiamiamola pure una CATEGORIA) dove tutto era permesso.
    Lotta libera senza regole.
    Se non ci sono regole, è impossibile aggirarle.
    Tutto inventato, anarchia totale.
    Un premio in questa categoria potrebbe diventare facilmente il più ambito di tutti.
    Categoria ben distinta all’interno dei premi e quindi del libro, dal corpo principale dove le campagne e lavori iscritti competevano ad armi pari.
    Come nei cento metri di atletica, tutti con le scarpette chiodate e nessuno con le pinne da sub.
    Forse il nome era troppo cazzone.
    Avremmo potuto chiamarla “LIBERA RICERCA CREATIVA ” oppure “ADCI LAB” oppure “LIBERI TUTTI” ecc.
    Secondo me questa, ancora oggi, potrebbe essere una soluzione valida al problema che, pur in presenza di fenomeni assai più seri, monopolizza le discussioni e fagocita l’ADCI.
    Mi domando: senza offese, insulti, sputazzi negli occhi e messaggi intimidatori, non è che se ne può parlare serenamente?
    Grazie per aver letto il mio contributo.
    Lele Panzeri

    • von Hayek says:

      Anni fa, su una rivista di pubblicità, credo sponsorizzata da Barbella, fu inserita una rubrica intitolata “Cadaveri eccellenti”, riservata appunto ai creativi che avessero voluto sottoporre le loro campagne fresche di bocciatura da parte dei clienti.
      Per dare l’idea di come fossero diversi quei tempi, un creativo importante di allora (non ricordo chi fosse, per cui non voglio dire sciocchezze) bocciò l’iniziativa notando che se i clienti avevano bocciato quelle proposte una ragione ci doveva essere.
      L’esperimento fallì, un po’ perché allora usciva tanta roba e vedersi una carrellata di lay out era obiettivamente molto triste, un po’ perché le proposte pubblicate nella maggior parte dei casi non meritavano l’approvazione dei clienti.
      In sostanza, quelli bravi non avevano partecipato all’iniziativa, probabilmente perché avevano altro da fare, cioè far uscire lavori veri, piuttosto che giocare a fare i creativi.
      Questo per dire come i tempi sono cambiati.
      Ma tu confessi che “hai vissuto epoche diverse, alcune migliori dell’attuale ma anche alcune peggiori.” Sarei molto curioso di sapere quale epoca puoi fregiarsi il titolo di peggior periodo per la comunicazione pubblicitaria (inclusa, ovviamente, anche la soddisfazione personale di chi questo lavoro si è trovato a farlo.)

      • LELE PANZERI says:

        Il creativo importante che bocciò l’iniziativa fu, se non sbaglio, Marco Mignani.
        Per me gli anni tra il 74 e il 78 sono stati peggio di questi.
        Ma può darsi che sia una mia percezione troppo personale.

      • LELE PANZERI says:

        Anche tra il 93 e il 96 faceva abbastanza schifo.

      • wiki says:

        Il modo con il quale il messaggio pubblicitario viene confezionato oggi gli fa perdere efficacia economica – spiegava di recente (Marco MIgnani ndr) – la gran parte dei soldi spesi in advertising va sulla televisione, un mezzo che diventa sempre più anziano, banale, affollato, con programmi fotocopia. Per svegliare l’attenzione su un media che zoppica in quanto a creatività, noi stiamo producendo spot sempre più spettacolari e si arriva spesso così al paradosso che il messaggio commerciale non passa più perché prevale il godimento dello spettacolo. Oggi il mio mestiere è diventato quello di chi realizza uno show, una rassegna sexy, un repertorio di battute spiritose. Fatto così è un mestiere destinato a fallire i suoi obiettivi economici. Presto dovremo tornare a riconsiderare la pubblicità come la poesia delle merci, pena la sua sparizione. (citato in Marco Giusti, La pubblicità come poesia delle merci, il manifesto, 2 aprile 2008)

      • Gianni Lombardi says:

        Grazie per la citazione. La rubrica Cadaveri Eccellenti usciva sul trimestrale America ed era curata da Pasquale Diaferia e me.

        Il creativo importante che criticò l’iniziativa fu Enzo Baldoni (con cui in seguito ho avuto un decennale e quotidiano rapporto di amicizia online, curando insieme diverse liste di discussione). L’iniziativa fu criticata anche dalla McCann-Erickson e infatti in uno dei numeri di America pubblicammo con grande evidenza entrambe le lettere (Pasquale e io eravamo giovanissimi, ed eravamo onorati di essere criticati dalla più grande agenzia italiana dell’epoca e dalla coppia creativa più grossa d’Europa).

        Corse voce che alcune agenzie avessero proibito i creativi di sottoporre i lavori inediti. La rubrica durò un anno e mezzo (5 o 6 uscite, era un trimestrale) anche perché col tempo diventò sempre più difficile avere lavori da pubblicare.

    • Alex says:

      beh Mr. Panzeri qualcuno doveva pure a sfrizzolarlo il velopendulo…

    • silvia says:

      Ottima idea Lele! Ma occhio che anche tu sei un po’ golden boy per la ragazza…ahahhahha

  6. Les matins des magiciens says:

    Mi sono andato a rivedere certi vecchi post con qualche battaglietta tra me e certi giovanotti e lì già si vedeva tutto, le pippe sugli anonimi, le stronzate del codice, i vecchi grandi usati come lustraego perché se Maradona gioca a pallone con me vuol dire che anche io sono come Maradona. Poi lo scempio dei premi, gli insulti imbarazzanti per chi li ha scritti più che per chi li ha ricevuti, una tristezza infinita che prende chi, come me, ne ha vista qualcuna. Non che fossimo mai stati la punta più avanzata di questo paese ma almeno eravamo un po’ meglio delle veline stracciacazzi e dei tronisti di quella discarica balorda che è la nostra tv. Il potere, che animale becero che è. È come l’anello al collo di Frodo, ti corrompe anche se non vuoi. Riempirsi la bocca di sono stato invitato, ho parlato, mi hanno chiesto, ho pubblicato, mi hanno intervistato, ma quanto ce piace, quanto ce lo fa venire barzotto, quanta inutile secrezione di testosterone. E ci sentiamo invincibili, e facciamo le giurie che si autopremiano e ci sentiamo intoccabili, inarrivabili, buongiorno presidente, buongiorno professore, come sta la sua signora, e i gatti e questo tempo che non si rimette ancora… Mi hanno fatto tanto ma tanto sorridere quelle giurie, anche se dell’Adci non me ne è mai fregato una grassa minchia, perché erano fatte da gente che, lo so, scassava l’uccello, cazzo se lo scassava -politically correct- sul conflitto di interessi, sulle leggi ad personam, è uno scandalo, è intollerabile, inaccettabile, inemendabile. Io quest’anno ho dei lavori iscritti? Non faccio la giuria. Mica è difficile: è solo impossibile, nella terra dei cachi. Do ut des, una mano lava l’altra, oggi a me domani a te. E le risate -a sbellicarsi- con qualche amichetto non di primo pelo, sulle discussioni su cosa sia un fake. Sepolcri imbiancati, fate i seri, se potete: chiunque faccia questo lavoro sa cosa è un fake. Non ci vuole un cazzo, non ci vuole un regolamento. Chiedete a Emilio Haimann di dire cosa sia un fake, per me va bene, mi fido. Sono sicuro che non avrebbe dubbi su cosa tenere e su cosa mettere sotto la voce pippe. O chiedete a uno bravo qualsiasi. E invece la supercazzola, è uscito una volta allora vale, il brief me lo sono inventato ma il cugino del cliente sapeva, allora vale. Fate i seri, se potete, che questo lavoro sta andando a rotoli. Siamo nella merda, bella gente. I clienti non ci credono più, siamo irrilevanti, trasparenti. Dei perfetti cojoni che non spostano più niente. Ma dove cazzo sono i miei amici, i maestri che mi hanno insegnato, i giganti veri? Quelli di adesso che speculano sulle carcasse neanche il caffè avrebbero potuto fare. E giù poi a farsi maltrattare da illetterati finti giovani che dicono la cosa più vecchia del mondo, roba polverosa e stantia, muffa pura, buona per i gonzi: il futuro è digital, tutto è la rete, il futuro è solo lì, maddai, e tutti a testa bassa, sì buana, come ha ragione lei, mi si sono incrociati i diti. E gandalf che lo diceva venti anni fa, il maestro, oggi nranche lo dice più. Ma dove cazzo sta la dignità di questo mestiere? Questo è il mestiere delle idee, non del digital o della stampa, o della tv e del cazzo che ci si porta via. Una strafottutissima idea e basta. Ci hai un’idea? Bene, bravo, bis. Non ci hai un’idea? Vaffanculo e cambia mestiere e scopati le vecchie come Zohan. Sembro poro nonno, lo so, lo sento, eppure sono più giovane di Guastini. Purtroppo.

  7. Non Adci says:

    Bah… non sono dell’ADCI e sono contro i fake, quindi mi ritengo imparziale.

    domanda (1): Durex ha vinto anche a Cannes, perché non mandi una lettera anche a loro?

    domanda (2): perché non hai devoluto tutta la quota prima (ok non c’era il terremoto, ma c’erano mille altre cause a cui pensare) come gesto dimostrativo. Ma hai aspettato i risultati e una volta che è andata come è andata ti sei incazzato? Ricordiamoci che vengono premiati fake e autovotati lavori propri almeno da 10 anni.

    domanda (3): mettiamo caso che tu e pagano e mettiamoci anche io vincessimo la battaglia contro i fake. L’adci scompaia. E assocomunicazione collassi. Che vittoria sarebbe? Cosa succederebbe oltre che ognuno possa concentrarsi sulle proprie idee e sulla propria creatività?
    No perché sta cosa è possibile anche ora, basta FOTTERSENE altamente del circo dei premi.

    Domanda (4): elimitati tutti, pensi che i falsari della pubblicità non si buttino comunque su Cannes e compagnia? che poi è quello il fulcro per cui nasce un fake, l’adci è un “già che ci siamo”.

    Domanda (5): non pensi che invece che gesti come questi sia piuttosto meglio educare i tuoi dipendenti e giovani aspiranti tali a una cultura sana della pubblicità?
    A giugno fagli trovare 400 euro di bonus in busta paga con motivazione: “invece che iscrivere le campagne hai premi, ho pensato di darvene uno io”. Vedrai che fanno alla svelta a capire cosa conta veramente. (intendo rispetto professionale, non i soldi in sè).

    Io sto dalla vostra parte, ma ste cose mi fanno propendere sinceramente per il Bah…

    Qua si mira all’obbiettivo sbagliato: il dopo Craxi, il dopo Andreotti, il dopo Berlusca. Cosa cambia. Sono solo individui alla cima di un sistema, bisogna colpire le basi per far crollare il castello.

    • Chi comanda says:

      Il massimo rappresentante della nostra categoria (intendo pubblicitari,agenzie ecc.) più di una volta ha detto davanti a testimoni che la creatività non conta un cazzo e non gliene frega niente a nessuno, fare soldi conta. E basta. Ovviamente si è ben guardato dal fare dichiarazioni simili pubblicamente e/o alle fanzine adulanti davanti ai suoi sproloqui. Se chi ci rappresenta dice e pensa questo (allora ha assunto Vicky Gitto come ragazzo immagine per far pensare di essere uno che ha a cuore la creatività ?), come volete che il prodotto creativo, unico vero valore differenziante, possa essere riconosciuto e apprezzato ? Poi i creativi, grazie al cielo una minoranza ma purtroppo molto visibile, ci mettono del loro con campagne finte e isterismi da premio di quartiere che conta sempre meno. Forse dovrei dire nulla. Il sistema è marcio e i furbetti berlusconetti hanno il pallino in mano. Loro gestiscono e decidono. Loro fanno i soldi. Loro rispondono agli ordini dei veri campi anglosassoni. Non è bello ma è così. E grazie alla crisi così continuerà ad essere, sempre peggio.

    • Che.ne.so says:

      possiamo anche fregarcene dell’Adci, di Cannes, dei premi. Possiamo fare come già facciamo tutti al di fuori del nostro piccolo mondo publicitario: fregarcene di chi ci rappresenta, di una classe dirigente corrotta e ladra e di tutto quello che fa schifo nel nostro Paese, per colpa loro (e anche nostra). Tanto non cambierà niente. Tanto siamo fatti così. No? Hai ragione sono le nostre teste che devono cambiare, prima di un sistema già marcio: non sarebbe il caso di farlo semettendola di pensarla all’italiana, con un  ”tanto non cambia niente?”

      • Non Adci says:

        Se ti riferisci a me il “non cambia niente” è riferito al fatto di colpire la punta dell’iceberg, col risultato di ottenere un iceberg spuntato.

        Non è un non cambia nulla assoluto. Anzi. Si può cambiare, ma agendo alla base, cosa molto più complessa. Soprattutto per noi italiani.

        Io me ne fotto dei premi. Mi interessano le idee, mi interessano gli ideatori, mi interessa coltivare e far fiorire tutto questo. Nel mio piccolissimo.

        Ma mi sembra già molto di più che una crociata contro un “nemico” di facciata.

  8. Bakunin says:

    Anche la mia agenzia ha iscritto diversi lavori quest’anno all’adci.
    In effetti avevamo già pensato ad una cosa simile e avevo già avanzato questa ipotesi in un precedente post.
    La questione Rosselli che come giurato sapeva dell’esistenza di un fake (il suo) e non ha detto nulla è solo la punta dell’iceberg.
    Come è possibile una cosa del genere?
    Perché ancora non è stato espulso dall’adci? 
    Lo statuto lo prevede.
    Perché non risponde Guastini?
    Basta solo questo singolo episodio per annullare quantomeno la categoria stampa di quest’anno.
    Che brutta storia.

  9. Anonymous says:

    ,

  10. Mr. Punzo says:

    La Hi aveva speso 3700 euro per l’adci?
    E cosa ha mai iscritto?
    In ogni caso – provocazione sensata a parte – è erroneo pensare che un lavoro possa penalizzarne un altro in competizioni di questo tipo. I voti sono assoluti e non relativi.

  11. Perry says:

    Gli avvocati di Hi! dovrebbero denunciare Hi! per aver speso 3,700 euro di iscrizione senza portare a casa un tubo.

    • Cassano says:

      In effetti con 3700 euro si poteva produrre un bel fake fatto bene ed entrare in shortlist. Con 18000 euro, puoi invece portarti a casa un oro garantito.

  12. Puyol says:

    ha ragione haimann, se non ci fosse stata durex, questa campagna di hi avrebbe sicuramente vinto oro e gran prix:

    http://adsoftheworld.com/media/print/teatro_dellopera_di_roma_many_tasty_reasons_for_liking_opera

    • L'Avvocato di Hi says:

      Fammi capire, preferisci le sorregge di Carboveg?
      Sei per caso Rosselli??

    • L'Avvocato di Hi says:

      …scorregge

    • Anonymous says:

      Ihihihih e non è l’unica…in hi! a spremere cervelli vien fuori solo sudore.

    • Il terzo avvocato di Hi! says:

      Intanto è uscita. E ha un nome e cognome. A differenza tua. Capisco l’anonimato on line: ma certo che se è usato solo per sparare alle spalle è solo un giochino da miserabili.

  13. Bene comune e' di moda says:

    La creatività pubblicitaria e’ un bene comune? Ahahahahahaah.

  14. Anonymous says:

    intanto grazie a tutti del livello degli interventi
    a parte un paio di casi alla fine
    (resi ancora più pietosi proprio dal confronto con quelli precedenti)
    è pieno di pareri meditati e motivati
    di gente che s’è presa il suo tempo per rispondere
    credo davvero che questo blog stia crescendo giorno dopo giorno

    una lettera legale è tale in quanto mandata da un avvocato
    operaio
    chi vuole inviare un’analoga richiesta al consiglio può farlo anche senza valore legale
    (questo consiglio ha però già dimostrato spesso di latitare quanto a risposte)
    è ineludibile la circostanza che la maggioranza dei giurati nella stampa ha taciuto sui fake
    pur sapendo perfettamente avendoli fatti che fossero fake

    grazie di essere intervenuto e di esserti firmato
    lele
    ma tu sei un po’ l’origine dello sfacelo attuale
    “A me è sempre sembrato sbagliato punire eccessivamente questo atteggiamento”
    ed è cominciato tutto così quando eri presidente adci
    pur avendomi chiesto di scrivere le regole della call for entries per impedire i fake
    appena ricattato da redcell leagas-delaney e saatchi&saatchi
    (strano come certi nomi ritornino a distanza d’anni)
    invece di mandarli a cagare ti sei calato le braghe d’un colpo
    e hai inventato la famigerata regola “basta un’uscita e la campagna è vera”
    e cioè come era prevedibile il far west più totale
    che trascurato ad arte da maurizio richelieu sala
    e fomentato da cremino (peraltro ilare autore di durex)
    è sfociato nel verminaio attuale
    foto di decine di migliaia di euro non pagate dal cliente (peraltro perso 5 mesi prima)
    prodotto e cliente inventato di sanapianta (con relativo sito di proprietà del creativo)
    e campagna fake in aiuto delle popolazioni terremotate e dei morti sotto le macerie
    forse non saremmo a questo punto
    lele
    se semplicemente tu avessi applicato le regole invece di elargire indulgenza
    (non so quanto tu sia adesso la persona più indicata a suggerire soluzioni)

    grazie della vostra cultura della vostra esperienza e della vostra puntigliosità
    von hayek e les matins
    per me voi siete altrettanto firme delle firme
    e quando vi leggo mi viene da sorridere
    se confronto la vostra testa con quella di certi insignificanti autografi

    e grazie del tuo consenso dissenziente
    non adci
    ma lasciami dissentire un po’ dal tuo dissenso
    certamente questa è solo una battaglia
    e non è l’unica battaglia e non è la guerra
    ma non cadere anche tu nel tranello di sottovalutare la questione dei fake
    questa battaglia è un aspetto della guerra dell’etica
    e le guerre si vincono combattendo le singole battaglie

    le sai le cose
    che.ne.so
    è tempo di smetterla di pensare “tanto non cambia niente”

    rosselli non può essere espulso dall’adci perchè non è socio
    ma guastini non lo avrebbe espulso lo stesso pur essendo previsto dallo statuto
    “Questa tabella non va presa come uno spartiacque tra onesti e disonesti”
    ricordi bakunin?

    eccheppalle puyol
    ancora con ‘sti giochetti?
    pensi di avere dimostrato che le tesi di emilio siano meno valide?
    hai solo dimostrato la pochezza delle tue argomentazioni
    sennò avresti usato quelle per controbattere
    cresci

    giovanni pagano

    • Mr. Punzo says:

      L’origine di tutto lo sfacelo quindi è Lele?
      Pertanto anche a Cannes, dove impazzano i fake come sai Pagano (ma sono tollerati in quanto festival della creatività forse, dico forse, e non della medicina e chirurgia) è arrivata la sua lunga ombra a forma di banana?
      Spiegaci come mai la regola dell’uscita singola che tanto detesti viene applicata anche nel festival più autorevole del mondo.
      Te lo chiedo solo per capire.
      Grazie

      • Anonymous says:

        ma certo mr punzo
        quando mi si chiedono le cose con cortesia trovo giusto rispondere punzualmente

        intanto come dici tu cannes è un festival
        un enorme carrozzone con tutte le difficoltà del caso
        (vai tu a controllare 35.000 entries in una settimana?)
        in ogni caso è falso che i fake siano tollerati
        quando salta fuori che una campagna è fake a cannes tolgono gli ori
        è successo giusto un paio di anni fa ad una campagna brasiliana
        (ma va che coincidenza?)

        l’adci invece è un club di 200 persone
        l’obbligo primario di ogni socio dovrebbe essere la correttezza verso gli altri soci
        e quando iscrivi un fake tu cerchi di fottere altre 199 persone
        che pagano 250 euro all’anno come te
        e hanno il diritto che le regole vengano rispettate da tutti e non eluse

        è chiara la differenza tra le due istituzioni
        mr punzo?

        infine dato che parli di autorevolezza
        vorrei farti notare che il d&ad è tanto ma tanto più autorevole di cannes
        e guarda caso è un club
        e guarda caso la regola dell’uscita singola la usano come carta igienica

        ma lì c’è gente seria

        giovanni pagano

      • Aggiungo che. says:

        Mr. Punzo,

        ma Cannes ha un manifesto deontologico?
        No perchè l’Adci ha un manifesto deontologico.

        Sbandierato come un punto da cui ripartire.
        Sottoscritto da creativi animati da valori altissimi.

        Peccato che l’Adci se lo sia scordato.

        Peccato che non abbia avuto un ruolo sui fatti recenti, da CarbonVeg a ScosseTweet.

        Peccato che chi l’ha sottoscritto non ha avuto le palle e neppure la coscienza di prendere posizione in merito al tracollo etico.
        Perchè se devi inventarti un brand (CarbonVeg) o dei committenti come azione partita dal basso (scosse Tweet), forse c’è qualcosa che non torna.
        E bada bene che CarbonVeg e ScosseTweet sono solo indicatori di una situazione tragica, non c’è bisogno di fare processi personali.

        Peccato che io i paladini del manifesto deontologico non li ho sentiti.

        Peccato che quel manifesto esista, perchè oggi è poco più di un poster.
        Peccato.

        E il problema è tutto qui.
        Caro Adci, abolite il manifesto se non serve a nulla e se resta inutilizzato.
        Anche utilizzarlo in parte non rende giustizia al suo ruolo.
        La pubblicità non deve avere una etica se nessuno la vuole e se non la vuole l’Adci.

        E tutto il baccano di anonimi e non, nasce solamente perchè manca coerenza tra quello che l’Adci ha promesso con quel manifesto e quello che ha poi fatto.
        (Del resto tipico italiano.)

    • von Hayek says:

      Grazie, troppo buono.
      Mi fai sentire quasi come quando mi hanno dato il premio Nobel nel ’74.
      Allora purtroppo non c’era ancora Cristina di Svezia, gran bella topa, per cui il ricordo si è un po’ sbiadito…

  15. I bastardi says:

    Lele Panzeri mi ha stufato, lui e le sue banane.
    Se vuol fare il finto giovane vada avanti fin che gli pare. Basta che non rompa le scatole a noi.
    E poi, Guastini, dove sei? Un bel gioco durex poco, insomma, dove diavolo sei?
    Viva Pagano, l’unico sacro tra di noi.
    Pensiero: ma che fine fanno veramente i soldi delle iscrizioni all’adci?
    Mi pare che, tutto sommato, servano solo a pagare la pubblicazione dell’annual, a pagare i premi, a dar da bere a quegli insaziabili, morti di fama, che banchettano con la carcassa della vera pubblicità.
    In sintesi, vaffanculo.

    • Alex says:

      quoto

    • LELE PANZERI says:

      1) Non devo rompere le scatole a voi.
      Non ho capito bene chi siete voi. Vorrei non rompere le scatole ma dovete dirmi di chi.
      2) Ti ho stufato con le banane.
      Va bene “REPARTO CETRIOLI”. Tutto il resto confermato.
      3) Finto giovane.
      Sbagliato: sono un finto vecchio.
      Ma questa è un’opinione personale.
      Cordialità.

  16. meno male che faccio solo storyboard e shootingboard…la vostra realtà è proprio miserrima!

  17. Il secondo avvocato di Hi says:

    Non hai capito.
    Non c’entrano i premi non vinti di Hi.
    E comunque non possono di certo competere con fake tipo Durex e Carboveg e chissà cos’altro.

    Il fatto che in giuria ci sia stato un personaggio come Rosselli che ha espresso delle valutazioni  su dei lavori pur sapendo dei suoi fake, basterebbe ad annullare tutta la categoria stampa.
    Senza contare la valanga di altri fake presenti, in parte eliminati dalla stessa adci.

    Il problema non sono i voti assoluti ai lavori. Il problema sono le persone che hanno partecipato alla votazione. Una votazione marcia perché condizionata da favoritismi trasversali. Una votazione che ha condizionato anche soltanto di un voto qualche altro lavoro più meritevole (non necessariamente di HI).
    Perché mi devi spiegare sinceramente come cazzo è stato possibile far entrare in shortlist una ‘mmerda di campagna come  quella di CARBOVEG, al di la del fake o non fake. Se questo è il livello della giuria allora ben vengano le lettere di risarcimento.

    Golden Girl, ti conviene non andare troppo oltre. Rosselli potrebbe non essere il solo capro espiatorio. Ci sono delle regole che semplicemente non sono state rispettate.
    E bada bene che la categoria STAMPA è sotto esame solo perché è quella più facilmente controllabile. Ben presto arriveranno altre chicche da altre categorie.

    Capisco la tua situazione e la voglia di difendere il tuo lavoro/operato di quest’anno.
    Avete fatto una cazzata e verrete ricordati per aver contribuito alla peggiore edizione ADCI di tutti i tempi.
    Fattene una ragione.
    Vergognati.

  18. un cliente says:

    (…) “i clienti devono capire che la creatività è il valore fondamentale”
    (…) “E i clienti hanno perso di vista il valore”
    (…) “I clienti devono investire in creatività.
    Forse pensano di farlo già. Di sicuro lo pensano.
    Ma bisogna dir loro che lo fanno nel modo scorretto”

    Questa mania di trattare i clienti come dei bambini stupidi non l’ho mai capita.
    Eppure mi pare che nessuno di voi abbia una laurea in economia o abbia mai sostenuto un’ esame o di una qualsivoglia facoltà economica o abbia tantomeno guidato un’azienda…eppure parlate di marketing, di economia, di gestione delle imprese e dei prodotti, di strategie e di cosa dovrebbero o non dovrebbero fare i clienti.

    Sicuramente qualcuno ora risponderà: “si ma voi clienti volete sempre metterci la bocca sulla creatività etc etc…anche se non capite un cazzo”, certo ci possono esser clienti poco illuminati, ma finchè i soldi ce li mettonp loro, hanno ragione loro.

    • Che.ne.so says:

      Caro cliente, non è una cosa molto illuminata quella che hai detto.
      Non tutti i clienti ragionano così, per fortuna, ma qualcuno sì e questo è triste: vogliamo parlare della  mania di trattare i consumatori come stupidi? Di continuare a ripetere “il nostro target non capirebbe, il nostro target è fatto di casalinghe ignoranti, il nostro target non arriva al più elementare concetto di umorismo?”
      Accendi la tv e vedi spot che sembrano costruiti per costringere la gente a cambiare canale, roba che farebbe sbadigliare anche un paramecio unicellulare. Cose imposte da chi mette i soldi (pochi) e quindi ha ragione. Ragionando così la gente se ne frega, i vostri investimenti vanno in fumo e il nostro lavoro in vacca. Allora forse quelli come te di meritano la scoreggia di Carboveg. Anzi, se ne meritano una vera.

    • bah says:

      caro un cliente,
      quando vai dal dentista gli dici tu come otturarti i denti?
      quando chiami l’idraulico gli dici tu come riparare i tubi?
      quando fai esami specialistici dici al medico che la diagnosi te la fai da solo?
      quando vai in pizzeria vuoi spiegare tu a uno che tira la pasta ogni maledetto giorno da 20 anni come invece deve fare?
      possiamo andare avanti all’infinito, ma il discorso è chiaro: se la tua tesi ‘finché i soldi ce li metto io, ho ragione io’ fosse valida, allora ti meriteresti di avere i denti marci, l’acqua in casa, forse un cancro e una pizza che fa schifo.
      perché partire da questo presupposto che non si sia professionisti da entrambe le parti, ognuno nel proprio specifico settore?
      manca ormai da troppo tempo il considerare aziende e agenzie alla pari, considerarsi dei collaboratori e non pensare di avere dei subalterni agli ordini e purtroppo l’unica motivazione è diventata ‘i soldi ce li metto io’, non la competenza, l’esperienza, la passione, la voglia di portare risultati.
      ma perché continuare a spendere soldi allora? fatevela da soli ‘sta creatività, io mi tengo il mio dentista.

  19. I bastardi says:

    Non condivido.
    I clienti fanno parte del percorso creativo e se mancano di cultura il risultato è scadente.
    A questo proposito, un esame si scrive senza apostrofo.

    • non si dice says:

      Ma cosa dici? Certo che si scrive con l’apostrofo. Un cliente così colto e illuminato non può sbagliare. I clienti, se non lo sapessi, possono anche riscrivere la lingua perchè tanto i soldi c’è li mettono loro. Abbiamo capito bene Un cliente?

    • un cliente says:

      Hai ragione, un esame senza apostrofo scusa.Ovviamente per questo errore tutto il mio ragionamento salta immagino. Era solo un commento per avviare una discussione non certo per iniziare una polemica sulla grammatica.

      • un cliente says:

        che voi creativi siate molto permalosi però è un dato di fatto o no?

    • giovanni pagano says:

      cazzo ragazzi
      non allontanatemi i clienti per favore
      io me lo sogno la notte che qui ci vengano più clienti
      che si appassionino ai nostri ideali e ai nostri discorsi
      che condividano con noi i problemi del settore
      che non ci vedano solo come “quei pazzoidi dall’altro lato della barricata”
      che capiscano che possiamo mettere la nostra passione a loro disposizione
      per tirar fuori per i loro prodotti la migliore comunicazione possibile
      ma forse sto sognando troppo

      caro cliente
      a proposito dell’essere utili al tuo prodotto
      mi dici cosa ne pensi delle campagne fake?

      ah e poi caro cliente
      a proposito di “ma finchè i soldi ce li mettonp loro, hanno ragione loro”
      mi permetti di dissentire?
      decidono sicuramente loro
      ma non è detto che abbiano ragione loro

      giovanni pagano

      • non si dice says:

        Un Cliente, sappiamo anche essere molto permalosi come voi anche poco ironici.
        In ogni caso non è mia intenzione sviare il discorso con battutaccie anche poco costruttive. Ma francamente “ma finchè i soldi ce li mettonp loro, hanno ragione loro.” te la potevi pure risparmiare, perchè una frase del genere fa venire il dubbio che la laurea i clienti l’hanno presa col Trota.

  20. Gufolo says:

    Vedete il lato positivo. I nomi sono sotto gli occhi di tutti. Tutta la giuria stampa ha fatto una figura di merda colossale. I fake esclusi sono al 70% di persone in giuria, che ovviamente sapevano che i propri lavori erano dei fake. Quindi non ci sono supposizioni ma dati di fatto.
    Bene voglio vedere l’anno prossimo se questi nomi ancora avranno la faccia di culo di essere in giuria. Mai piu quei nomi in nessuna giuria ADCI, questo mi sembra il minimo. Sarebbe come ritrovarsi Byron Moreno come arbitro al prossimo mondiale. Sbagliare ci sta, ma non ripetetevi.

    • un cliente says:

      “Non si dice”, quello che intendevo con la frase “ma finchè i soldi ce li mettono loro, hanno ragione loro” è per dire, che alla fine, a torto o a ragione, chi ha l’ultima parola semplicemente perchè mette anche l’ultimo centesimo è giusto che sia il cliente.
      Lascia stare il Trota, e i tuoi dubbi…se vuoi discutere di lauree etc, prima ti laurei e poi ne riparliamo.

      • Posalaquaglia says:

        Caro cliente, ammesso che tu lo sia, con quell’infelice uscita sul “denaro che tutto può e decide” hai dimostrato solo di essere rimasto fermo all’arcaica visione “vedere cammello poi dare denaro”.
        Un’agenzia che si rispetti (e mai come di questi tempi dovrebbe farsi rispettare…) dovrebbe far valere prima di tutto il suo ruolo consulenziale: e ciò significa che in argomento comunicazione anche l’ultima parola, se è quella giusta, può o deve essere la sua.
        Ognuno deve saper fare il suo lavoro, e visto che il cliente non sa fare l’agenzia perché se no non ne pagherebbe una, inutile che voglia anche prendersi la puerile soddisfazione di “dire l’ultima parola perché pago e pretendo”.
        Quello lascialo fare al “cumenda” di Guido Nicheli nei film di Vanzina.

      • maestrina says:

        Caro Cliente, com’è che ti hanno dato la laurea senza aver fatto prima le scuole dell’obbligo? Temo che il tuo stile di scrittura e la pochezza dei tuoi argomenti non avrebbero superato un esame da terza media.

    • nauseante says:

      Ero alla premiazione adci. Mi sono trovata poco lontana da un gruppetto formato dalla presidentess della giuria stampa, un altro giurato della stessa categoria e un importante direttore creativo. Se la ridevano di tutta questa discussione sui fake con battute facili e sprezzanti. Il direttore creativo diceva: “Se il prossimo anno tocca a me presiedere la giuria, richiamo tutti voi pari, pari, così ridiamo.”

  21. Alfonso Luigi Marra says:

    A parte questo pistolotto promozionale, per farsi sentire purchessia perché se no della Hi ! Non se ne occupa nessuno, a Cannes come all’ Adci, questo Emilio Haimann cosa ha fatto? Facile sparare sulla croce rossa dopo che questo blog e altri l’avevano fatto gia’ ampiamente, ma mi chiedo che cosa sta facendo lui a parte queste nobili polemiche auto promozionali? Cosa fa invece Emilio come promozione per i suoi clienti, perché si sente così paladino della creatività quella vera e non fine a se stessa ? Invece di cercare qui il facile applauso di chi e’ d’accordo in partenza perché non fa qualcosa che valga la pena iscrivere a club e award più seri e professionali, invece che cavarsela con la letterina dell’avvocato? Gli sta sul culo che qualcuno vinca premi con dei sociali? Faccia di meglio lui e vinca dei premi con Lycia persona, ma ci risparmi la pirlata dell’avvocato quella sono davvero capaci tutti di scriverla.

    • Gufo23 says:

      Questo Haimann inizia a starmi simpatico.
      Non pensavo ci fosse tutto questo livore in giro. Di sicuro sta rompendo i coglioni a troppe persone ed inizia a dar fastidio. Molto Bene.

  22. Ex BBE says:

    Pagano Lei farebbe lega con i peggiori delinquenti pur di trovare un sostegno.
    Oggi Haimann, domani Max Brun. Continui così. Io ho capito da che stampo arriva.
    Ma ci ho messo un po’ e me ne rammarico.
    Le auguro di andare sino in fondo per non vederla riemergere.

  23. von Hayek says:

    Alfonso Luigi, mi piacevi di più quando facevi i tuoi deliranti spot sul signoraggio bancario.
    (Te l’hanno già detto che la tua ex-fidanzata ha girato un porno, vero?)

  24. von Hayek says:

    Forse il cliente che è intervenuto dovrebbe, – senza ovviamente con questo scoprire più di tanto la sua vera identità, – spiegare qual è la sua visione della creatività.
    Quando ad esempio dice “ci possono essere clienti poco illuminati” spero che ai tratti di un artificio retorico, perché i problemi nascono dal fatto che i clienti illuminati sono rari, e quelli abbastanza chiusi o senza voglia di rischiare un minimo sono l’assoluta maggioranza. Altrimenti non ci sarebbero problemi.
    Anche perché non mi sembra che in Italia gli uomini di marketing utilizzino molto strumenti tecnici quali i pre-test o similari per valutare la comunicazione che viene proposta in modo più oggettivo.
    Le volte che mi hanno fermato per delle ricerche (in questi casi ho sempre taciuto che ero del mestiere) mi hanno sottoposto della roba piatta per la quale non c’era da ricercare quasi nulla, se non il pelo nell’uovo di chissà quale masturbazione strategica.
    Insomma, quando si boccia in Italia ho l’impressione che lo si faccia a pelle, per mancanza di coraggio, e non in nome di qualche teoria di marketing, il che sarebbe comunque spiacevole ma quanto meno giustificato.

  25. Spaziopubblicitario says:

    Ma e’mai possibile che da un articolo così corposo e ben studiato rimanga un testa solo la parola FAKE? Haimann fa un discorso sul valore della creatività e i doveri di questo mestiere e la folla si accanisce e dibatte sui FAKE. Non chiediamoci poi perché la pubblicità in Italia e’a questo livello. Solo da noi si insegue ancora il sogno del pubblicitario ribelle e dannato che fa questo mestiere per caso! Altrove e’un lavoro serio fatto da gente preparata. Donald, forse, nn e’ colpa di Kaimann se si parla sempre di fake ma dei limiti di chi legge il tuo blog!

  26. Linomando says:

    Oggi non ho tempo oggi per rielaborare diversi stimoli recepiti su questo blog e altrove, quindi mi limito a pisciarli random qui e vedere se ne ricavate un titolo.
    Il listino con i loghi “a partire da 25k”. La provincia di salerno con il logo di Vignelli a 200k. (Chissà che incremento di turismo a Salerno). Mille aneddoti sui fake. L’industrializzazione della creatività. 3 gg per un brief. Adattamento stampa internazionale (tradurre un cazzo di testo) alla modica cifra di 6-7k. Affidato allo stagista che in un mese porta a casa 200€. La diffidenza della vecchia leva al Digital. L’ignoranza totale della maggior parte dei creativi agli strumenti che stanno esplodendo nel mercato della comunicazione. (Qualcuno sà che Adobe ha una suite per il marketing digitale che ha più di 18 programmi mentre quella creativa arriva a malapena a 10? Sapete che per il 2015 prevedono di vendere più Web Digital Suite che Creative? Sapete COSA SIGNIFICA?). Sottolineare che perchè non si scrive così. Non riuscire in un blog a darsi una lista di temi e discuterli civilmente trovando idee che generino risultati. (ergo il blog dei creativi che vogliono rispetto per il valore delle idee, quelle stesse che non riescono a tirar fuori per se stessi). Diritti civili nel settore pari all’adolescenza in Zambia. La riforma del lavoro che “TRI”mezzerà gli operatori del settore. (Tutti i progetti improvvisamente convertiti in contratti seri? LOL). Forse quest’accozzaglia di frasi dovrebbe chiamarsi semplicemente IL BRIEF. Quando si inizia a lavorarci costruttivamente?

  27. Henry says:

    I love Emilia

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