Culo, cacca, scorregge.

Da settimane, in questo blog e in quello dell’Adci, si parla della sezione stampa degli Adci Awards. Lungi da me affrontare di nuovo il tema fake – solo per la cronaca: sono contrario a ogni forma di fake – scrivo questo post perché voglio affrontare la questione sotto un altro punto di vista.

È possibile che solo io abbia notato il comune denominatore di quest’anno? E non mi riferisco al fatto che i giurati della sezione stampa si sono auto premiati – sì, anche questo è vero, ma andiamo oltre – quello che fa specie è che 3 degli annunci entrati nell’Annual partono da un insight molto elementare, direi quasi infantile, ovvero: tutti noi abbiamo un buco di culo ma se alcuni lo usano per defecare, altri lo usano anche per soddisfare un piacere.

Un insight così semplice, in comune con diverse campagne premiate dalla giuria, a mio parere evidenzia una cosa: i creativi italiani non hanno ancora superato la fase anale.

Durex. Solo io giudico assurdo che tre direttori creativi del calbro di Milka Pogliani, Marco Cremona e Gaetano Del Pizzo vadano orgogliosi – tanto da firmarlo solo loro – di un annuncio che vende un lubrificante anale? Sì, perché questo è il punto: possibile che il gotha della creatività italiana riesce a esprimersi al meglio solo su un prodotto del genere. Niente moralismi, ci mancherebbe, ma non credete anche voi che sia riduttivo per la categoria?

Posso arrivare a comprendere Del Pizzo, ma io se fossi stato in Cremona gli avrei detto: “Gaetà ma tu si’ scemo, non insistere con stu feik: io ho già vinto un Lione con un film bello e vero come Ghandi e ora mi devo inculare la reputazione con un lubrificante anale?”

Imodium. È un’idea grafica di quelle che usavano vent’anni fa, anche se bisogna ammettere che è realizzata bene. Il problema è che prima che una persona normale la capisca se l’è già fatta addosso. Ideale per gli appassionati della Settimana Enigmistica o per chi soffre di mal di pancia leggeri. Sconsigliata invece a chi può essere colpito da diarree fulminanti.

Carbonveg. Ironico come una barzelletta di Alvaro Vitali, simpatico come Bombolo, inutile come il Bagaglino. Lo sanno anche gli studenti del primo anno di Scienze della Comunicazione che in un annuncio pubblicitario a un problema deve seguire sempre una soluzione. Ma i due direttori creativi di Leagas Delaney, che addirittura firmano l’annuncio, sono ignari delle regole di base, forse perché rimasti agli anni di Vacanze di Natale – naturalmente mi riferisco al primo, quello del 1983. La domanda infatti è: dove si trova in questo annuncio la soluzione al problema aerofagia? Non si trova nel pack: invisibile. Non si trova su Google: se fate una ricerca non trovate traccia di questa azienda. Non si trova nemmeno in farmacia, il prodotto intendo.

Questi 3 annunci hanno in comune anche un’altra cosa: sono eseguiti bene, bisogna ammetterlo. L’idea di base è così debole che potrebbe averla pensata un bambino di 3 anni ma la realizzazione è eccellente.

A questo ci siamo ridotti, purtroppo, cari i miei creativi italiani: manieristi aridi, con l’ironia e la profondità di un bambino di 3 anni.

Tanti saluti da Bad Avenue.

Donald Draper

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Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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56 Responses to Culo, cacca, scorregge.

  1. Moderno ma Povero says:

    Oooh, meno male! Me sentivo più solo della particella di sodio dell’acqua Lete. Mo’ almeno so che la pensiamo così almeno in due, la mia analista te ne sarà grata.

  2. Onan says:

    I creativi sono in fase anale e,peggio ancora,onanistica dal punto di vista creativo e masturabatoria da quello realizzativo.Creativamente assistiamo ad un balletto di fake miseri dal punto di vista della comunicazione e delle sue regole elementari.Barzellettine con pack invisibili di prodotti addirittura finti.Prima di tutto dovremmo essere comunicatori e non segaioli.Porse un po’ di purga (mi sembra in tema) da siti vari farebbe bene.Una bella stanza senza web,un foglio bianco e una matita.Temo che la maggior parte dei fighjetta falsari,copiatori e desaturatori si suiciderebbe,incapace di cagare un’idea,un concetto ed esprimerla con uno rough.
    Ecco perchè siamo penosi.Perchè per dirci da soli che bravo! facciamo cose come quelle viste qui sopra.E gli autori son pure belli fieri di queste pugnette che non portano una lira all’agenzia,che costano preghiere al cliente per farle uscire e spazietti rubacchiati per dire “è uscito!”.Pena da questa parte e orrore quando poi i grandi clienti italiani ci danno spazio e noi facciamo Banderas finto mugnaio che non emoziona,non fa ridere,non porta valore alla marca ed è circondato da bimbi antipatici,mamme mute e ragazzine coglioncelle.E’ come essere sfortunati al gioco e sfigatissimi in amore.Un bingo dell’incapacità e vanagloria di molti di noi purtroppo.

  3. Laura Grazioli says:

    DD, non sono una dell’high adv society e, perciò, mi astengo dai giudizi ad personam ma, grazie. Non solo perché la tua tesi regge ma perché mi hai fatto ridere e, qui in Emilia, in mezzo a un disastro peggiore di quel che sembra, mi ci voleva.

  4. Maurice says:

    DD scrive che il vero problema non è “il fatto che i giurati della sezione stampa si sono auto premiati”. Invece è proprio questo. Perchè da questo è derivato l’ingresso di questi 3 fake (2 molti brutti; uno, a mio avviso, e cioè Durex, molto bello) nella shortilist (2 addirittura hanno vinto dei metalli). Una giuria seria (anzi: di persone serie, anzi: composta con criteri seri) avrebbe assegnato a Imodium (forse) una stringata shortlist e allo scorreggione un repentino lancio nel più vicino cestino.

  5. Il Corvo says:

    E’ il grillismo che avanza…
    Piuttosto, da quanto ne so (taccio sulle fonti ovviamente) si preannuncia un’ondata di squalifiche. (Durex però, per buona pace di Pagano, si salva).

    • Alfonso Luigi Marra says:

      Non c’entrano i documenti se Durex passa sara’ perché l’adci non squalificherà mai ciò che Cannes ha premiato con un oro, anche trattandosi di un premio che Del Pizzo si e’ dato da solo e con un pezzo che e’ fake a cominciare dal cliente ormai perso da McCann

      • giovanni pagano says:

        per essere più precisi
        durex è diventato un brand reckitt benckiser
        (e dunque un cliente rscg e non più mccann)
        il giorno 1 gennaio del 2011
        mentre la campagna ha fatto finta di uscire (gratis) 6 mesi dopo

        ho comunicato questa precisa circostanza a diversi consiglieri
        ma massimo schienadritta guastini si è rifiutato di fare la cosa più semplice del mondo
        alzare il telefono
        chiamare a scelta reckitt rscg o mccann
        e chiedere la data da quando durex non era più cliente di mccann

        una mossa che avrebbe richiesto 5 minuti del prezioso tempo del presidente
        e avrebbe costituito una prova ineludibile di come sono andate le cose

        ora mi accusano di essere talebano nelle mie battaglie
        per cui lascio giudicare questa inadempienza ad un estraneo
        “ci sono due errori che si possono fare lungo la via verso la verità
        non andare fino in fondo
        e non iniziare”

        era confucio

        giovanni pagano

      • La Torre. says:

        Ha vinto un argento.

  6. Anonymous says:

    caro donald

    grazie sempre dello spazio che ci hai messo a disposizione per sputtanare il marcio
    grazie di avermi coinvolto in questo blog che solo i conservatori disprezzano
    ovviamente perchè ferisce la loro pervicacia nel conservare il marcio
    e grazie oggi per essere intervenuto finalmente in prima persona
    ultimamente avevo sentito un po’ la mancanza della tua lama

    dici cose semplici ed incontrovertibili
    o meglio controvertibili solo da gente che non vuole vedere la realtà
    e che da troppo tempo ha portato ai minimi storici il livello e la dignità del nostro lavoro
    purtroppo spalleggiata da chi per ruolo dovrebbe impegnarsi ad evitare questa degenerazione
    ed invece preferisce guardare da un’altra parte
    oltretutto con ridicoli atteggiamenti di difesa della legalità

    ma hai ragione tu
    il discorso è più ampio
    ancora più ampio dell’ampliamento già contenuto in questo tuo post significativo
    ed è la storia del fallimento di un’intera generazione di creativi italiani
    (purtroppo proprio la mia generazione)
    ma di questo parlerò più avanti in uno dei miei prossimi malegrazie

    intanto grazie di essere tornato
    sottoscrivo ogni parola del tuo intervento
    convinto come sempre che la verità della pubblicità italiana ormai si trovi solo qui
    (assieme ahimè a una buona dose di vigliaccheria anonima)

    giovanni pagano

  7. Sabbietti says:

    Invece sapete come la penso io?
    Che in Italia siamo così indietro che anche chi dovrebbe essere avanti (come cerca di sembrare il nostro Donald Draper) scarica sulla rete solo post dedicati a un mezzo di cento anni fa: la stampa.
    Ma che coglioni!
    Donald, non so quanti anni hai, ma lo intuisco. Sei sicuramente uno di quelli che al sesto secondo di una case history di qualche operazione integrata o digital inizia a borbottare “Che bello quando la pubblicità era solo film e stampa…”
    Anzi, ti dirò di più, sai perché non parli degli altri mezzi? Perché non hai avuto voglia di guardarti la roba.
    Basta con questa stampa! Ragazzi, c’è un mondo la fuori! Questi post non interessano a nessuno. Se li leggono solo i vecchi e i giovani pigri. Quelli che non vogliono scoprire le nuove frontiere dell’advertising.
    Ti chiami Donald Draper perché sei Donald Draper. E continui a lavorare negli anni ’50.

    • Gnagno says:

      “Scoprire le nuove frontiere dell’advertising”? Sabbietti, hai un modo di esporre le cose capace di trasformare le cause giuste in cause perse. È meraviglioso che tu (forse) lavori in comunicazione.

    • Corvo Joe says:

      Sabbietti hai totalmente ragione. Il fatto che ancori si parli di fake e stampa dimostra quanto sia indietro il mondo dei creativi italiani.
      Pero’ se non si affrontano altri argomenti, sia qui che sul blog dell’ADCI, e’ per il semplice motivo che il 90% dei creativi e dei CD italiani sono legati al vecchio. Non sanno parlare di altro. Non sanno creare concetti interattivi.
      Si limitano a pensare e comunicare in maniera unidirezionale. Si creano solo dei messaggi, moltissime volte banali, a volte un po’ piu’ intelligenti che pero’ alla fine restano solo un chiacchiere campate in aria.
      Non si pensa a come attivare il pubblico!
      Vi consiglio di leggere il libro Velocity, scritto dal fondatore di AKQA e dal responsabile del digital di Nike. Vi aprira’ la mente.
      Ha ragione Pagano quando scrive “Questa e’ la storia del fallimento di un’intera generazione di creativi italiani”. Spero che questa intera generazione ne tragga le conseguenze.

      • giovanni pagano says:

        grazie della citazione
        corvo joe
        ma come detto parlerò di questo aspetto in un prossimo post

        intanto vorrei chiedere a te e a sabbietti che ci legge in copia
        ma se noi che ci ostiniamo a parlare di fake siamo vecchi
        come giudicate quelli che da un decennio si ostinano a sfornarli i fake?
        quelli che zittizitti
        approfittando degli innovativi in buona fede (e no) che si interessano ad altro
        continuano a partorire ostinatamente fake in quantità industriale
        e a fottersi quintali di premi immeritati?

        non discuto il vostro punto di vista
        ma mi piacerebbe che deste un po’ di spessore ai vostri interventi
        sennò correte il rischio di contribuire solo a mantenere l’attuale far west
        la stampa sarà morta
        ma ‘sti stronzi continuano da anni a farla da padroni all’adci

        è troppo chiedervi di intervenire in maniera più organica al topic
        o dovete continuare a ribadire sempre e solo la solita solfa?

        giovanni pagano

    • Corvo Joe says:

      Giovanni voglio che sia chiaro: i fake non li sopporto e apprezzo la tua battaglia! Quelli che sfornano fake sono degli sfigati!
      Vincono i premi? Non credo che oggi sbandierare un premio nella categoria stampa (ancora di piu’ se hai vinto con un fake) aiuti a fare granche’ carriera se poi sai fare solo quello.
      I tre lavori mostrati nel post da Donald sono delle pure cagate…vincano pure dei premi ma sempre cagate restano! Anzi ora so che quando guardero’ il portfolio di un creativo con dentro questa roba, lo chiudo e lo butto dalla finestra.
      Detto questo pero’ devo anche ribadire anche che parlare per due mesi di fake nella stampa ha rotto anche le palle. Uno perche’ la stampa e’ una categoria vecchia e sputtanata in tutti i festival, due perche’ il mondo va da un’altra.
      Allora a me interessa confrontarmi sulle innovazioni, sul futuro, incoraggiare i piu’ giovani a sperimentare e inventare cose nuove. Voglio parlare di come innovare il settore, non dell’annuncio Durex. Spero che tu possa discutere presto del mio punto di vista. I fake si combattono anche dando visioni nuove delle cose. :)
      A presto

    • jopws says:

      Sabbietti, se Donald avesse pubblicato un post irridendo i fake digital (ah, già, come si fa a dire che una cosa digital è un fake? sul web è uscita, no?) quelli come te direbbero che un attacco dei “vecchi” creativi a un mondo che non capiscono.
      Sei vecchio già da giovane.
      Perché sei prevedibile come un paranoide.

      • Copy romano says:

        Quoto sia Corvo Joe sia la replica qui sopra di jopws.

      • Usti says:

        I fake digital esistono. Basta inventare una case history con dati risultati e aggiunte inventate. Si fa, si fa.

    • Bubba says:

      “Le nuove frontiere dell’advertising”… Queste sì che sono espressioni moderne!

  8. Silvia says:

    A loro piace vincere facile.
    Mi unisco ai ringraziamenti, Donald, per averci fatto un po’ ridere. E speriamo che, un giorno non lontano, una risata seppellisca coloro.

    Un consiglio a chi giudica inutile parlare della stampa in epoche multimediali: chi crede di poter buttare via tutto il passato, al cospetto di un futuro ancora da costruire, in comune coi vecchi ha la cecità e una certa dose di arroganza, ed è destinato a morte certa (cretivamente parlando). Non è forse il web, un’evoluzione dello stesso mezzo dopo tutto?….Nulla si fa, nulla si distrugge.

  9. Sabbietti says:

    Non considero inutile parlare di stampa.
    Considero inutile parlare SOLO di stampa.

  10. Gelsomino Bonaffare says:

    Quello che non riesco a capire è per quale motivo con tutti i professionisti illuminati che scrivono su questo blog l’Italia non è capace di riportare questo mestiere ai fasti di un tempo. Vorrei vedere le vostre campagne e vedere quanti metalli gli sono stati tolti “ingiustamente”. Sarei cuorioso, davvero.

  11. Silvia says:

    Forse perchè ci sono anche osservatori esterni che non la creano la pubblicità ma la subiscono, lavoratori dell’indotto e, soprattutto, perchè chi detiene il potere e fa porcherie in agenzia qui non viene se non a monitorare, e chi invece ci scrive -per lo più in forma anonima- sono le pedine “a progetto”?…. ipotizzo…..

    • Gelsomino Bonaffare says:

      Purtroppo la risposta è quanto mai fuori luogo. Se sei un osservatrice esterna credo che tu nemmeno conosca quale possa essere la frustazione e la demoralizzazione che gira nelle agenzie. E l’ultimo dei problemi sono i fake, unico sfogo creativo per molti copy e art che lavorano nella grandi agenzie Italiane. Ci si accapiglia come ragazzine in calore per un premio all’ADCI, si prodigano ideali senza forse mai averli applicati, si fanno discussioni infinite su quanto i dirigenti siano grandi, brutti e cattivi, ma alla fine dei conti tutti coltivano il proprio orticello, e se avessero l’opportunità di cambiare le cose non farebbero altro che diventare come chi odiano.

  12. Gio says:

    cito un pezzetto di Annibale in “concept first, please” che mi sembra in tema con la seconda cosa in comune: “Il fatto che l’attenzione nei reparti creativi si concentri moltissimo (almeno in termini di tempo) sull’aspetto esecutivo di una proposta”

  13. Onan says:

    Per creare bisogna avere fantasia,talento,umiltà,voglia di farsi il culo,esperienza,serietà.
    Per farsi le seghe desaturate basta un computer,tanta navigazione per scopiazzare stili fotografici,illustrativi,impaginazioni ecc.
    Pochissimi sono parte della prima categoria,moltissimi gonfiano la seconda.
    Ripeto,chiudete i “fighetta” e i loro imitatori in una stanza con un foglio e una matita.Al massimo produrranno un elenco di posti cool dove fare l’ape.

  14. Condivido il post in tutto.
    Tranne il discorso sugli studenti di Scienze della Comunicazione. Lo so che era tanto per dire, ma un giorno gli studenti e gli ex-studenti di Scienze della Comunicazione si uniranno alle casalinghe di Voghera e le città bruceranno!

    Come l’ano, in queste pubblicità.

  15. Oliviero Toscani says:

    Su Imodium non sono d’accordo. C’è un bell’insight e, a differenza degli altri due, è vera e non è volgare.

    • Re Fuso II says:

      Oliviero, ma il meccanismo quante volte l’hai visto?

      Diciamoci la verità, quelli che ne escono con le ossa rotte sono i giurati di quella sezione.
      O hanno premiato fake, o hanno premiato se stessi, o hanno fatto entrare cose imbarazzanti, tipo la cremeria e il cinghiale (ancora?!?). Massimo Guastini continua a sostenere che quelli che componevano la giuria fossero ottimi creativi. Ma è quello che fai che ti qualifica, come diceva Batman

      • Oliviero Toscani says:

        Concordo, il meccanismo non è nuovo. Ma almeno c’è un pensiero dietro. Un’idea.

      • Benetton says:

        secondo me ci sei tu dietro. per questo ne parli bene.

    • Una volta qui era tutta campagna says:

      Imodium Fitosonno musei del fumetto vari sono tutte patacche

      • Oliviero Toscani says:

        No, non ci sono dietro io. T’assicuro. Non trovi che sarebbe troppo semplice?

    • Edo says:

      Concordo, l’unica meritevole è davvero Imodium. E’ l’unica con un insight che si definisca tale e che diverte senza utilizzare la volgarità.

  16. Imbelle says:

    Sotto accusa c’è Guastini cmq per aver creato un meccanismo perverso delle giurie: il presidente che convoca lui i giurati…ma quando mai? Ovvio che si creano le cricche…come nella giuria radio ad esempio, scandalosa anche se nn ne pàrla nessuno.

    • Anonymous says:

      consorteria allo stato puro
      lo sfacelo della giuria stampa è sotto gli occhi di tutti
      ho sentito rivendicare tanti meriti per tante cose fatte
      ma una semplice ammissione di errore è mancata
      forse non sì è trattato di errore?
      forse si voleva specificamente la costituzione di un gruppo selvaggio che ne facesse di ogni?

      nessuna presa di distanza
      invece grandi conferme di stima e apprezzamenti
      cosa deve fare una giuria per essere stigmatizzata
      più di quello che ha fatto la giuria stampa?

      e perchè l’anno prossimo bisognerebbe affidare a gente così il giudizio del proprio lavoro
      e il proprio danaro?
      la gente si fa il culo vero per un anno
      investe soldi per iscrivere i suoi lavori all’annual
      e poi una banda di fighetti si spartisce il bottino

      • Anonymous says:

        -continua

        forse per aumentare il numero dei lavori iscritti
        basterebbe evitare queste porcherie
        invece di telefonare ai direttori creativi per elemosinare le iscrizioni a tempo scaduto
        ma continuiamo così
        facciamoci del male

        giovanni pagano

      • Stica says:

        L’anno prossimo la soluzione è semplice: come presidenti di giuria andate a prendere i creativi italiani espatriati (tranne Cremona). Fuori da questi inutili giochetti e lontani dalle mafiette e dai faketti (almeno non nel becero stile italiano). Settessoldi, Stillaci, Cinquepalmi, Cavallone, De Rita etc… quella gente qua insomma, ci siam capiti.

        Poi che ogni giuriato si presenti col suo portfolio. Se i fake superano i lavori veri che vadino a recitare e non a fare i giurati. Come se un puttaniere immischiato con la mafia diventasse presidente del consiglio. Ma dai..

        Vedrete come svolta l’annual coi creativi che non fan parte del “gruppetto” che ormai si è pure sputtanato e anche se la “creatività in loro abbastanza forte è” come professionisti ci fan veramente una magra figura.

    • Walt says:

      Copiata da spain – pain e germany – germ vista su ads. Controllare per credere

  17. So ma non dico says:

    Vero. Io ad esempio so di un radio mai uscito, ma proprio mai andato on air, che è entrato in shortlist. Che faccio, lo denuncio? No, inutile. Tanto Guastini ha scelto di accanirsi solo con la stampa (in questo modo, implicitamente, svilendo tutte le altre categorie, che in quanto “minori” non sono degne neppure di verifica. Alla faccia dell’equità).

    • Fabio Gasparrini says:

      Nessun accanimento. Ci sono state segnalazioni per quella categoria, come prevede il CfE, che lascia ai Soci ADCI e a chiunque abbia iscritto dei lavori due settimane di tempo per segnalare eventuali lavori dubbi dal punto di vista dell’eleggibilità. Se avevi segnalazioni da fare su altre categorie potevi farle, e sarebbero state prese in esame come le altre.

      • giovanni pagano says:

        oooh finalmente
        gasparrini
        un altro dei consiglieri da sempre contro i fake
        una persona gentile e sincera

        caro fabio
        puoi spiegarci tu con parole semplici
        e senza sofismi del cazzo
        come mai
        a fronte di una regola che impone coerenza con target e obiettivi di brand
        il consiglio non abbia chiesto i documenti necessari a definire appunto target e obiettivi?

        chessò
        cose semplici come brief o piano mezzi

        puoi confermare la tua gentilezza
        e rispondere in modo diretto per favore?
        grazie fin da adesso

        giovanni pagano

      • Fabio Gasparrini says:

        Caro Giovanni, ti ringrazio per le parole di stima. Gentilmente e sinceramente, ti rispondo che l’istruttoria è ancora in corso, e che quindi è opportuno che noi si parli e si scriva il meno possibile. Sono sicuro che capirai.

      • giovanni pagano says:

        caro fabio

        sono sicuro anch’io che capirò
        capiremo tutti quanti

        giovanni pagano

      • Uno che si ostina a non capire says:

        Istruttorie. E magari bolli, controbolli, appelli, contrappelli, cassazione, revisione, incidenti probatori, inammissibilità, difetti di giurisdizione, eccetera. Siate autorevoli e soprattutto brevi, rapidi, concisi.

  18. Mario Farlocco says:

    E nel Tv, con il fake del secolo Repubblica.it, e nel Copywriting col negozietto di articoli sportivi vintage sotto casa? E nel Digital, con operazioni pompatissime? E in Fotografia e Illustrazione, con illustrazioni di campagne stampa mai uscite? E nel Design, con pezzi fatti in unica copia per fotografarli e mandarli ai premi? Tutto finto, ma ci ha fatto le spese solo il capro espiatorio di Durex. Viva la giustizia.

  19. Anonymous says:

    al contrario cari amici, Durex sarà l’unico che NON ne farà le spese.

    • giovanni pagano says:

      uno psicologo comportamentista si fregherebbe le mani davanti a una situazione del genere
      dunque il consiglio adci ha 3 modi per affrontare il fiume di fake di quest’anno
      e badate bene che ognuno significa specificamente qualcosa

      confermarli tutti significherebbe “i fake sono legittimi”
      (nonostante la maggioranza dei consiglieri
      compreso il presidente massimo schienadritta guastini
      abbiano dichiarato di essere contro i fake)

      eliminarli significherebbe “i fake sono disonesti
      e questo consiglio intende combatterli”
      (secondo me l’unica soluzione professionale e dignitosa)

      si va profilando la terza possibilità
      la solita soluzione all’italiana
      alcuni fake fuori e alcuni dentro
      (in tal caso suggerisco al nostro psicologo comportamentista di andare a leggere il nome delle agenzie salvate
      e compararlo con la grande attitudine diplomatica che occorre riconoscere al presidente adci)

      giovanni pagano

  20. Re Fuso II says:

    Vero, neppure una bacchettata per i giurati che si sono spartiti la torta. Certo, in un paese in cui non si parla mai male di nessuno e, anzi, per togliersi dai piedi gli incapaci li si promuove, non ci si poteva aspettare di meglio.
    Però, ecco, se l’anno prossimo, senza fare nessuna pubblicità alla cosa, nessuno degli incapaci della giuria stampa fosse in giuria all’ADCI non sarebbe un passo avanti?

  21. Anonymous says:

    A proposito di Durex: lo volete vedere un lavoro vero?

    Vero prodotto, vera pianificazione (non in Italia), vera idea creativa (risolve un esigenza comunicativa), vero posizionamento (specifico e differenziante).

    Questo è un lavoro vero.

  22. Italietta says:

    Quando dei creativi italiani faranno un lavoro come questo per Durex o altri prodotti “da premio”,avremo un parlamento di sole persone capaci ed oneste.Qui si sanno solo fare fintoni sia creativamente che dal punto di vista strategico.Temo che il nostro essere una provincetta di serie B sia ormai un male deturpante e incurabile.

  23. No che non sei un talebano says:

    Sai quante volte succede che nei sei mesi successivi al cambio di agenzia escano creatività approvate dal cliente all’agenzia uscente? Si chiama fase di transizione. Solo la tua cattiva fede te la fa leggere come una prova.

  24. Aiuto says:

    “Se i fake superano i lavori veri che vadino a recitare e non a fare i giurati.” No, ti prego, vadino no. Vadino non lo puoi dire nemmeno se sei straniero, sei arrivato in Italia un minuto fa e stai imparando la lingua guardando i film di Fantozzi. Ti prego.

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