Lettere a Donald Draper: “Concept first, please” di Annibale.

Vorrei riprendere in parte il post precedente, ma solo per portarlo da un’altra parte. Trovo piuttosto stucchevole (si dice ancora?) il dibattito sugli art di una volta, i copy di una volta, le agenzie di una volta, i fee di una volta. Analizzare i cambiamenti della “professione creativa” utilizzando il confronto tra quello che accadeva ieri e quello che succede oggi non porta da nessuna parte, se non a farci dividere astiosamente nel partito dei nostalgici passatisti (spesso solo per motivi anagrafici) e in quello dei futuristi cinici (“E’ il mercato, bellezza!”, “E’ la realtà che ce lo chiede!”).

Quello che invece mi sembra più rilevante nel cambiamento avvenuto è – a mio parere – la riduzione di una capacità fondamentale, seppure a fronte dell’acquisizione di molte altre, sicuramente importanti, acquisite soprattutto grazie all’ingresso delle nuove tecnologie: la capacità di ragionare per concetti.

Il fatto che l’attenzione nei reparti creativi si concentri moltissimo (almeno in termini di tempo) sull’aspetto esecutivo di una proposta, mette spesso in secondo piano il fatto che noi prima di tutto vendiamo (o dovremmo vendere) idee creative che si basano su concetti. Se ci sbilanciamo sulla parte esecutiva/operativa, anche l’attenzione del cliente si concentrerà su questo aspetto. Da qui, richieste di cambiamenti e stravolgimenti che occupano il 90% del nostro tempo. E tutto questo spesso formulato dai clienti con modi non sempre impeccabili, perché se meriterebbe rispetto il consulente che fornisce idee, minor rispetto tocca invece al semplice “visualizer” che le confeziona (non me ne vogliano i visualizer, perché sto solo citando il significativo episodio dell’art italiano che mostra il suo portfolio al DC di Mother – vedi post precedente).

Quello che mi piacerebbe capire grazie a questo post è se nelle agenzie italiane si è capaci di ragionare per concetti oppure no, se i DC lo sanno fare e se lo sanno insegnare. O se invece non ho capito una minchia e la soluzione a tutti i nostri problemi sta invece in qualche “torniamo a…” o “andiamo verso…” che qualcuno, sicuramente, avrà la bontà di indicarmi”.

Annibale.

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Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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14 Responses to Lettere a Donald Draper: “Concept first, please” di Annibale.

  1. Lotto says:

    Io la chiamo filosofia del wysiwyg. E’ un dato di fatto: l’astrazione concettuale non fa più parte non solo del nostro mestiere, ma del nostro vivere quotidiano. Intendiamoci, ciò non è né un bene né un male. E’ solo il mutamento dei tempi. La comunicazione pubblicitaria assomiglia sempre di più ad una commodity; la funzione consulenziale dei suoi protagonisti è ormai un ricordo. La nostra capacità creativa, quindi, va spesa in altri ambiti (alzi la mano l’art o il copy che si sia degnato di fare un giro per negozi o grossisti con un funzionario di vendita del suo cliente più importante).
    Sapete però qual è la bella notizia? Se per un momento (con la presunzione di cui tutti noi del ramo siamo provvisti) considero assiomatico questo scenario, significa che si parte tutti alla pari e forse non vale più la pena fare carte false (e guadagnare un tozzo di pane) per entrare in una grande agenzia…

  2. Anche se fosse. says:

    Il cliente non paga l’agenzia per le idee.
    Il lavoro dell’agenzia è manovalanza nella maggior parte dei casi.
    E qualche caso isolato non basta a profumare la quantità di merda smazzata dalle agenzie.

    Perché succede così?
    Me lo raccontate?

    Poi dopo parliamo degli art di una volta.
    Sarebbe più utile parlare dei clienti di una volta.

  3. Copy romano says:

    Anche solo per allenamento, nell’agenzia in cui lavoro si parte sempre dall’insight/concetto.
    I miei DC ci tengono, anche se spesso poi il cliente lo rimanda al mittente.
    E’ una buona abitudine a cui non vorrei mai rinunciare.

  4. Idealista (o idealaro, o idealadro...) says:

    ma se l’agenzia fa solo la manovalanza e il cliente non paga più per le idee… oggi chi fa le idee?!?

  5. Il fu mezzastagione says:

    Un giorno qui era tutta campagna e anche i post di donald contenevano una minima parvenza di anticipazione o notizia. Oggi Donald ha preso dei gossippari cinesi in paolo sarpi e li fa lavorare per un tozzo di pane, aggiungendoci qualche polluzione notturna di Pagano che è frilens e costa poco. Così badavenue veleggia nell’indifferenza superato in attenzione persino dal blog dell’ADCI dove Giannilombardi e i suoi giochetti in confronto sembrano arguti come il primo Heidegger.
    Basta con questa minestra puzzolente riscaladata, date un segno di vitalità…

    • Gnagno says:

      Ehi, Fu, la tua indifferenza non mi dissuade dal riflettere sui tanti errori fatti. Tra i quali il lasciare le esecuzioni (e NON capitali) protagoniste assolute del pippodromo.

      • Anonymous says:

        Il fu non è indifferente, come dice il nome è semplicemente morto. E’ morto vomitando nel piatto dove mangiava.

  6. Anonymous says:

    perché se meriterebbe

  7. Anonymous says:

    perché se meriterebbe?

  8. bla bla bla says:

    Alle agenzie interessa la manovalanza a basso costo punto e basta…altro che idee…

    • bla bla bla says:

      e poi per avere delle ottime idee mica bisogna lavorare in un’ agenzia… però se vuoi dar loro un’ esecuzione ti tocca passare per forza dalle agenzie e quindi dalla manovalanza sottopagata…bella merda!!!

  9. Anonymous says:

    E in quanti le sanno riconoscere queste idee all’interno delle agenzie?
    Ci lamentiamo del fatto che i clienti non se le comprano, ma spesso siamo i primi a non farlo.
    Io nella mia agenzia di idee brillanti non ne vedo mai.

  10. chiuso per ferie says:

    chiuso per ferie

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