Lettere a Donald Draper: “Non ci sono più gli art di una volta” di readynow.

Ricevo e pubblico.

“L’art di oggi entra in agenzia anche se non sa tenere in mano la matita. C’è il computer che disegna per lui, e l’art deve saperlo far disegnare almeno come lo sa fare Mister Macintosh. E qui sta un po’ la maledizione dell’art: a lui si chiede di essere più un esecutore che un inventore. Oggi non è assolutamente immaginabile che l’art non conosca l’uso specifico del computere i programmi di grafica, disegno e ritocco. Nello stesso tempo, però, non si dovrebbe pretendere da lui di ideare e organizzare scenari visivi che nessuno gli ha mai insegnato a concepire e che lui stesso non ha mai nemmeno sognato.

Ci sono art di alto livello, capaci di geniali intuizioni e vincitori di importanti premi internazionali, ma, della loro bravura, non possono dire grazie al sistema che li ha prodotti: il merito va ascritto alle loro qualità individuali, non ne sono rimasti molti in circolazione e i nuovi sono numericamente ancora meno. 

Quindi, al di là di qualche rara eccezione, l’art, almeno nei numeri, sostanzialmente ci manca. Non fa sufficiente massa e questo si avverte nella qualità media della pubblicità italiana.

Tuttavia va detto che l’ouverture degli art è molto più complessa e difficile di quella del copy. L’art nasce dalla sofferenza di una lunga e faticosa gavetta e apprende il difficile mestiere aiutandosi con le unghie e con i denti. Ma non diventerà mai un creativo perchè, nelle agenzie italiane, è responsabile di un eccessivo numero di mandati: fare tutto e bene è praticamente impossibile”

readynow

About these ads

About Donald Draper

Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
This entry was posted in Lettere a Donald Draper. Bookmark the permalink.

83 Responses to Lettere a Donald Draper: “Non ci sono più gli art di una volta” di readynow.

  1. Abbastanza says:

    Sono tante, probabilmente troppe, le cose che in pubblicità non sono più come una volta,
    tra queste anche gli art.

  2. zeropuntouno says:

    Mai sentite tante sciocchezze e luoghi comuni. In molte agenzie l’art è direttore creativo. All’estero i direttori creativi sono più art che copy. Verifica. Non confondere l’art con un grafico o un visualizer che sono figure professionali diverse. Infine aggiornati; le immagini hanno preso molto più spazio dei testi… Verifica anche questo e iscriviti a pinterest. Detto questo il copy è ancora piú fondamentake di prima in quanto a sintesi. Scusate il cell. E gli errori.

    • UnoDeiDue says:

      Quello che c’è scritto nel post qui sopra è vero. In passato ho fatto molti colloqui, le domende che TUTTI i DC facevano era: “Sai usare il pacchetto Adobe?” , “Sai usare anche Flash, Dreamweaver e Salaminchia 7.0?”
      Non guardavano il portfolio dall’inizio, si soffermavano praticamente solo sui programmi. Grazie a dio ho trovato anche DC (art o copy non fa differenza) che il portfolio lo guardavano davvero e ci vedevano le idee, ma sono sporadici e non si fanno riconoscere.
      Quindi poco importa se all’estero i DC non sono tutti copy (non capisco il nesso infatti), qui si cercano art tutto fare. Così vogliono, e se ti manca un programma nella lista richiesta, sei tagliato fuori. I copy invece no.

      bye bye

      • Laura Grazioli says:

        I copy invece si. Ai copy non viene chiesta la lista dei programmi, ma sono richiesti: diagramma creativo piatto, velocità di scrittura, sapere in ogni campo.. insomma poche idee e tanta tecnica, un po’ come gli art. Con la differenza che i copy sono valutati meno, devono chiedere meno tanto-non-legge-nessuno. Il book di un copy, poi… carta straccia, tanto la campagna è bella grazie all’art. Tutto questo in generale e con le dovute eccezioni.

  3. Matthew Weiner says:

    “Non ci sono più i direttori creativi di una volta”,le agenzie di una volta, i stipendi di una volta,
    e il clima di una volta…
    1+1+1+1= Gli art non sono quelli di una volta.

  4. Una volta qui era tutta campagna says:

    Non ci sono piu’ le mezze stagioni e notizie vere su DD. Solo notizie fake.

  5. 2012 says:

    Che tristezza i vecchi.

  6. Colonirritato says:

    La colpa non può essere sempre del sistema ma anche dei singoli individui. Chi decide di diventare un art director dovrebbe farlo soprattutto perché ha una vera, grande passione per tutto ciò che è legato alle immagini, dall’illustrazione alla grafica, dal cinema ai fumetti, dall’arte al design magari passando per la fotografia e la moda. Non si può chiedere a un art oggi (non 40 anni fa) di saper fare queste cose ma si dovrebbe pretendere che abbia almeno una formazione personale culturale che gli consenta di saper acchiappare dalle diverse espressioni visive che ci circondano, quella più interessante e utile al progetto che deve portare avanti, non copiando ma ispirandosi e per farlo deve pur avere un bagaglio culturale che glielo consenta.
    Per quanto riguarda gli art di una volta ne ho conosciuti che non solo non sapevano disegnare ma nemmeno usare i vari programmi Adobe e co. e allora come sono arrivati a essere senior in un’agenzia? Ma questa è un’altra storia mentre, insisto, la povertà espressiva che colpisce la nostra pubblicità è causata dalla povertà culturale di chi la produce, dal cliente, al copy, all’art. Qui spesso sembra sempre che a decidere quanto fare brutta una campagna siano solo il copy e l’art mentre invece di colpevoli ce ne sono molti di più.

    • sophiewool says:

      Concordo con l’ipotesi della poca cultura personale di tutte le persone coinvolte nel processo lavorativo, salvo eccezioni. In Italia è sempre comodo generalizzare.

  7. Mr. Punzo says:

    Era quasi meglio un altro post di Pagano suo fake. Quasi.

    • bad boy says:

      la creatività in italia è irremediabilemnte schiacciata dai finish lay out e dai micro budget.
      se tornassio a usare i viuslizer per i lay out, non solo di stmpa ma anche per web ecc… la qualità cambierebbe. dato 100 il tempo per creare una presentazione di dedica 20 all’idea e 80 alla presentazione ennva bene.

    • Anonymous says:

      tranquillo punzo
      non c’è fretta
      la tattica dello struzzo è temporeggiare per passare inosservati
      ma noi osserviamo

      intanto goditi questo post che può fornire spunzi interessanti

      giovanni pagano

  8. Linomando says:

    Conobbi Mark Waites (Founder & Creative Director della Mothers) 4 anni fa, a Londra per il d&ad studenti. Gli feci vedere il mio portfolio, e vedendo tutte le campagne realizzate mi disse che non era lui a valutare i visualizer. Quando gli spiegai che ero un art mi richiese “perchè hai un portfolio da visualizer?”. Si spinse fino a consigliarmi di buttarlo e presentarne uno fatto solo di rough, qualora avessi voluto provare a fare l’art a Londra. In italia “gli art di una volta” hanno contribuito a creare agenzie dove l’art è semplicemente “quello che sà fare tutto”, riempiendole di tecnici del cazzo. Accorpare 2 professioni pretendendo che una persona sappia eccellere ambo i lati è ingenuo. Vecchi ingenui, che oggi frignano sugli art di una volta. La vostra generazione ha scavato la fossa al settore pubblicitario, mi meraviglio che sia pubblicato un post così ingenuo.

    • Anonymous says:

      questo per esempio è un intervento eccezionalmente interessante
      meditavo di scrivere un post con questi stessi contenuti

      in inghilterra hanno inventato la pubblicità e presentano in rough
      in italia sento dire “l’annuncio dovrà essere identico al finish presentato”
      religione proclamata da incompetenti sedicenti direttori creativi

      fate 2+2 e datevi una risposta

      giovanni pagano

      • Benni Priolisi says:

        Sacrosanto, Giovanni, sacrosanto: mi hai tolto le parole di bocca.
        ps: fate la pace, tu e Massimo, pls.

      • giovanni pagano says:

        grazie del supporto benni
        ma per quanto riguarda la pace c’è un problema
        il confessore m’ha raccomandato di frequentare solo persone oneste

        giovanni pagano

      • Ciro says:

        Ammazza… Pesante.

      • Abbastanza says:

        Ti quoto e ti appoggio fratello, la patologia dei finish layout è ridicola,
        è preciso sintomo dell’enorme baratro di insicurezza e incapacità in cui sono cadute
        le agenzie (grazie a chi le comanda) e vogliamo parlare dei rubamatic?
        parliamone.

    • bad boy says:

      quanto hai ragione. ma tutto nasce ancora dal fatto che solo da noi accettiamo contratti farlocchi, stipendi magrissimi e notti non pagate e di fare tutto pur di lavorare. quando iniziai, per i primi mes, ero il braccio mac di un seniro ai tempi famoso che però manco sapeva aprire le mail. cioè capito, mica tanto tempo fa, era il 99. art e copy, assitente tutto fare al mac e visualizer. ora faccio tutto il lavoro di queste 3 persone, spesso anche il copy e il fotografo e guadagno la metà esatta di quel seniro. ora ovviamente silurato ma che mi ha insegnato tanto.

      • bad boy says:

        vigorelli e i suoi adepti con la moda dei finish lay out desaturati di cromie e anche di idee, stampati su plotter hanno rovinato i lavoro dell’art director in nome del riparmio. poi alcuni suoi adepti si sono ravveduti, ma ormai era tardi.

    • Cadbury says:

      @ Linomando.
      Solo un esempio per “gli art di una volta”: DANIELE CIMA.
      Vai a ripassare quel che ha fatto, neppure tanto tempo fa..

      • CimaFan says:

        Daniele Cima è forse l’ultimo vero art italiano. Un maestro di classe internazionale.
        Portfolio fuori di testa : http://www.danielecima.com/

      • Linomando says:

        quando si critica la metodologia lavorativa di un settore, anche esistessero 10 persone capaci di essere art copy visualizer e campioni di ping pong a livelli magistrali non significa che possono essere presi per esempio, non credi? I flussi di lavoro non prevedono avere a che fare con dei geni, ma con persone normali. Il sig. Cima può essere anche un genio, ma le agenzie non potranno mai essere composte al 100% da Cime. Per questo la divisione dei compiti è fondamentale per riuscire a garantire al cliente un prodotto comunicativo eccellente. Quindi ok Cima, ma la sua esistenza
        non rende gli inglesi scemi. No?

      • erita says:

        TRA L’ALTRO DANIELE CIMA HA APPENA PUBBLICATO UN BELLISSIMO VOLUME CHE RACCOGLIE IL SUO LAVORO DI 40 ANNI COME ART DIRECTOR E GRAPHIC DESIGNER. …. SI TROVA SU http://WWW.IBS.IT DANIELE-CIMA-ART OPPURE LO SI PUò RICHIEDERE A chimera.editore@tiscali.it

    • Anonymous says:

      Linomando hai ragione quasi su tutto.
      Ma ti garantisco (io c’ero) che questa cosa del one man band non se la inventarono i senior art, ma la subirono perché le agenzie preferivano “risparmiare”.
      Anche perché pochi amministratori delegati e clienti capivano la differenza tra i verbi “pensare” e “layouttare”.
      Di fronte a un buona idea su un layout così-così e a una idea così così su un layout perfetto, sceglievano la seconda.
      Vigorelli rese questo processo una religione (e infatti non ha mai vinto un cazzo di serio a Cannes …).
      Poi i suoi discepoli portarono il Verbo in tante altre agenzie.
      Oggi la creatività italiana è fottuta anche da questo.
      E così sia.

  9. Ex-Gargantua prima che me lo copiassero says:

    You’re not an artist, you just have an internet connection!

  10. Clabilla says:

    e noi poveri giovani sfigati, a cui nessuno della vecchia guardia ha saputo dare strumenti adeguati, non troviamo lavoro perchè per essere assunti, dobbiamo essere Creativi con esperienza di almeno 2 anni, conosenza di html, css, javascript, java, flash, mobile, tablet, adv, esecutivi stampa, pacchetto adobe e office, UX design, web design, graphic design, e preferibilmente saper fare le lasagne come la mamma.
    Sul cv lo scrivo, so fare un caffè buonissimo.

  11. giovane says:

    un post inutile e generalista che ancora una volta butta fango sul nuovo per elogiare il trito passato. che noia!

    • eels the band says:

      Non avresti scritto questo se fossi andato a vedere cosa ha fatto Daniele Cima.
      Rimani nella tua beata ignoranza, e te lo dice uno dell’86…

      • giovane says:

        l’età anagrafica non è l’età interiore. si vive di miti. così non si va da nessuna parte. oggi anche quelli che definisci innovatori, fanno poco e di qualità discutibilissima. se sei un genio la qualità dovrebbe sempre rimanere no? più umiltà da parte di tutti e scendiamo con i piedi per terra. il settore è al minimo storico sia economicamente che umanamente..

    • Anonymous says:

      non dici cose sbagliate
      giovane
      ma sai cosa penso?
      se usi la parola “trito” tanto giovane non sei
      touche?

      giovanni pagano

      • eels the band says:

        @ Giovane: blabla condivisibile, ma continui a parlare senza informarti.
        Vai a vedere le ultime cose fatte da Daniele Cima e poi rileggi quel che hai scritto…

      • giovane says:

        “trito” era per dare enfasi. ma posso anche parlare più slang se vuoi :D

        x gianni: sei sempre il numero 1

        x anguille: ho visto le ultime cimianate. ti invito a vedere le ultime dall’estero. poi ne riparliamo. ma anche no.

  12. katanga says:

    …gli art “di una volta” erano creativi di fatto, non per funzione. e sapevano fare i bozzetti o riempire i blocchi pre-stampati degli story-board. erano creativi e non degli artisti frustrati che teorizzavano con i soldi del cliente (e dell’agenzia). mac o non mac il vero art “usa” il pc non gli fa fare il suo lavoro.
    …i copy “di una volta” erano creativi di fatto, non per funzione. e sapevano leggere prima di scrivere. scrivevano a macchina ma conoscevano la sintassi e la grammatica. erano creativi e non dei poeti (o presunti tali) maledetti e incompresi. mac o non mac il vero copy “usa” il pc come strumento di scrittura evoluto.
    …le “coppie creative” di una volta erano una coppia. nel bene e nel male. cambiavano lavoro in coppia e venivano assunti in coppia. condividevano l’esito di un colloquio, commentando in coppia. si separavano, come ogni coppia, perchè non erano più innamorati o perchè conoscevano qualche altro creativo (di una volta), “separato”.
    è la somma che fa(ceva) il totale (Totò).

  13. Il Santo. says:

    Esistono grandissimi illustratori che disegnano come un bambino di seconda elementare ed esistono grandissimi illustratori che disegnano vere e proprie fotografie.

    Esistono grandissimi art director che fanno il rough con la matitina. Ed esistono grandissimi art director che ti sfornano un 3D animato come se fosse uno schizzetto.

    Esistono grandissimi copywriters che lavorano a Londra parlando un inglese stentato e sgrammaticato ed esistono grandissimi copy che scrivono romanzi, poesie, sceneggiature in 4 lingue compreso arabo e cinese.

    La morale è che quando sei grandissimo non è importante come questa grandezza viene fuori.

    Ed è in quell’aggettivo che risiede creatività e talento (due cose per cui non esistono tutorials online). Chi lo è, o è destinato a diventarlo, riesce a fare tutto e comunque. Tutto il resto si puo’ comunque imparare. Ed i grandissimi lo fanno se ne hanno voglia.

    Questa è la realtà .

  14. Bart says:

    La critica è reale. Anzi, forse va estesa a tutti gli art che disprezzano i graphic designer non comprendendo che un ottimo art DEVE essere prima di tutto un eccellente progettista grafico. Questo è il presupposto base per essere anche un progettista di Idee. Dico anche che – e sono fortunato – che lavoro e ho lavorato con art dalla mano eccellente, bravi disegnatori. Ho visto anche fare dei siti a matita… C’è ancora del buono!

    • Spoon River says:

      …un ottimo art deve essere prima di tutto un ottimo CREATIVO, l’essere un “eccellente progettista grafico” viene ben dopo l’avere una mente aperta, avere una cultura ampia, essere recettivo e curioso, etc. etc. etc.

      • bart says:

        Se vuoi fare questo mestiere, la curiosità, la creatività, la mente aperta e la cultura sono requisiti di base. Il fulcro della discussione non era quello. Il post parla della scarsa attitudine al saper fare, che oggi scarseggia. Io sono copy, mi ritengo creativo e spesso ho dato io spunti all’art che poi sono diventate campagne vere. Certo non per questo mi ritengo un art… manca tutto il background oggetto del post. Questo è il punto, non essere creativi o meno.

      • Spoon River says:

        a “saper fare” si impara, a “saper pensare no”… mi preoccupa di più questo che usare programmi e macchine….forse perché vedo più gente che le sa usare bene invece di “creativi veri”.

  15. La Torre. says:

    Io invece vorrei scrivere proprio il contrario di quanto si sta dicendo. Esistono CREATIVI, che sanno fare (bene) i copy e gli art, hanno idee geniali, sanno andare sul set e interagire col regista, sanno scrivere un radio, o disegnare un rough chiaro e preciso, sono talmente CURIOSI da voler imparare a usare illustrator, photoshop, indesign, html, css, java vogliono capire cosa c’ e’ dietro una pagina web, un social network, una app, un mobile game.

    Questi sono la specie da salvare: i CREATIVI.

    Se potessi cambierei all’istante il lavoro di chiunque faccia discorsi del genere: “eeee ma io sono il copy, che ne so di queste cose” o ” il titolo e’ roba tua, io faccio l’art”. Non siamo in una catena di montaggio bambole dove se ci si scambia i ruoli viene fuori un pupazzo con la testa al posto delle braccia. Qui siamo tutti CREATIVI e tutti intorno a un tavolo devono e possono contribuire.

    PS: sia chiaro che parlo di quelli veri che sanno fare bene tutto quello che ho scritto. Non degli autoproclamati tali che sfornano ciofeche a raffica e si credono artisti perche’ appendono un quadro al muro. Internet (inteso come diffusione dei loro lavori e gradimento nella rete) e’ il giudice per distinguerli.

    • bad boy says:

      ti do ragione, ragionissmo, un art può fare un titolo oscrivere uno script, un copy può e deve oggi dare una mano ercando immagini ad esempio ecc.
      ma nn puoi pretendere che un art diretor ti faccia la programmazione. facciamo icreativi e gliesecutori ma lameno laparte tecnica che lafacciano i tecnici. noi dobbiamo essere la testa delprogetto. questo intendo.

  16. La Torre. says:

    Ovvio che non pretendo sappia programmare. Ma abbia ben chiaro cosa si possa fare con la tecnologia attuale e che sappia parlare ad un programmatore senza sembrare uno piombato nel 2012 dal paleolitico. Sappia la terminologia, e i meccanismi. Che non chieda cose del tipo:” si potrebbe fare un app che lecco lo schermo dell’iphone e sento il gusto del gelato”.

    Quanti di noi fanno aggiornamento sugli strumenti digitali, che cambiano ogni settimana praticamente?

    E mi riferivo di certo a qualcosa di piu’ che cercare immagini. La coppia creativa deve lavorare come due menti creative in grado di mettere parola (in maniera inteliggente) nel concetto, nel copy, nel visual, nel digital, nel activation e in tutto il resto magari non fifty fifty, ma almeno 60/40.

    Come e’ ormai assurdo non portare i copy sul set o all’editing e gli art in studio di montaggio per la musica o il voice over. Se si suppune siano creativi ognuno puo’ contribuire per migliorare il tutto.
    Due, o tre, o quattro menti saranno sempre meglio di una perche’ hanno sempre e comunque un differente punto di vista che magari a noi sfugge.

    Impariamo a fare selezione e formazione dei nostri creativi in agenzia, invece che pensare a fake e premietti. Vedrete che le cose migliorano.

    • Corvo Joe says:

      Quoto in pieno. Hai ragione su tutto La Torre!

    • bad boy says:

      ho partecipato a mille riunioni ebrai storming di 20 cervelli multidisciplinari e allafine si usciva sempre senza un niente di concreto. troppe teste.
      le chiavi del progetto devono restare in mano a rt e copy di estrazione tradizionale\ pensiero.

      • La Torre says:

        Si la chiavi rimangono in mano loro. Ma le porte da aprire possono aumentare esponenzialmente se parli con le persone giuste.

    • ES says:

      Inteliggente, detto un po’ alla romana con la “e” aperta. Quasi un: intaliggianta…

    • Sono un tecnico che è arrivano nel mondo delle agenzie poco dopo la bolla di internet, ora mi spaccio per un esperto di interattività in senso decisamente più ampio.

      Concordo pienamente, ma avrei un appunto da fare: potrebbe essere il caso di allargare il concetto di coppia creativa e farlo diventare un trio. Per quanto possiate essere “sul pezzo” in materia tecnologica, ormai l’ambiente in cui stiamo operando sta diventando sempre più complesso e frammentato.
      Potremmo darvi un valido supporto nella fase creativa per realizzare le vostre astrazioni e cercare di controllare i vostri voli pindarici.
      Potremmo essere quei bassisti che danno tiro al gruppo, credo sia importante quando si deve fare un po’ di Rock & Roll.

      Sono anni che investo parte del mio tempo libero a studiare per rimanere aggiornato e credo che il tempo in cui le società facevano formazione sia un ricordo del passato. Ormai tutto è demandato al singolo e le conseguenze sono evidenti, soprattutto nel Digital.

      La selezione sarà naturale, quante agenzie ci saranno ancora sul mercato fra quattro anni?

      Interactive Innovation Ninja
      http://jobtitlegenerator.com/

  17. La comunicazione, cambia si evolve.
    L’uso dei software specifici è un passaggio obbligato, soprattutto nell’online. Non vedo cosa ci sia di male.
    Se in più sanno anche disegnare, gli art saranno avvantaggiati, avranno una visione più completa e (magari) una marcia in più. Ma non farei discriminazioni.

    Lo stesso discorso si potrebbe applicare ai copy: ce ne sono alcuni che non sanno bene l’inglese, ma non è detto che non sappiano scrivere delle ottime headline in italiano.

    Poi: gli art hanno un mercato pazzesco. (Relativamente al periodo che stiamo vivendo.)
    I copy sono, invece, sempre sacrificabili.

  18. Young & says:

    La differenza più grande che c’è tra Italia e Inghilterra – per quello che riguarda la pubblicità – è prima di tutto il volume complessivo degli investimenti.
    Se il nostro è un mercato povero è ovvio che gli stipendi siano una miseria, gli orari massacranti, i ruoli professionali accorpati e le soddisfazioni creative scarse. Dove ci sono i soldi invece ci sono più specializzazioni (possibilità di pagare più persone), più possibilità, più concorrenza sulla qualità creativa.
    Detto questo, io preferivo gli art che sapevano anche tenere una matita in mano e che distinguevano tra momento progettuale (a matita) e momento realizzativo (alla penna ottica).
    Imparare a usare un software è meno complicato di quello che i ragazzotti digitali di oggi ci vogliono fare credere. Forse perché loro hanno puntato tutto su quello, ingannati dallo spirito del tempo.

  19. Che tristezza says:

    Ste guerre tra poveri me mettono na tristezza addosso che nun ve dico. Come na rissa tra barboni pe na boccia de Tavernello.

  20. Anonymous says:

    perchè uno che sa usare photoshop, non si chiama: ” uno che sa usare photoshop ” ma bisogna chiamarlo per forza art?

  21. Anonymous says:

    I progetti che hanno conquistato più premi Internazionali, li ho eseguiti senza l’uso del computer. Come mai?

  22. Anonymous says:

    Anzi più che eseguiti…creati

  23. Anonymous says:

    Post sacrosanto. Gli art fanno una vita ingrata e raccolgono zero, complici i dc incompetenti e gli account. La frase che identifica questi cialtroni, diventata oramai un clichè, è: “Sì, hai ragione, Ma questi se non vedono i layout non capiscono”. A tutti voi dico, con molto rispetto, fottetevi.

    • Walt says:

      Prova a fare il rough di una poesia e capirai perché i layout sono necessari

    • Anonymous says:

      Prendersela con gli account è oramai un misero tentativo di coprire la propria cialtroneria e ingrossare il proprio ego.
      La verità è che i creativi che hanno una qualche idea di come fare questo mestiere si contano sulle punta delle dita… Gli altri si rovinano la vita cercando di darsi un tono.

      • ES says:

        Ultimamente un discreto numero di “quelli che hanno idea” sono a spasso. Molti di “quelli che non hanno idea” sono in agenzia, perché di solito sono quelli che si piegano più facilmente e sono ottimi passacarte.

        Sottoscrivo sul “prendersela con gli account”. Ma molti account, prima di passare certi commenti o di lottare per modifiche preventive (“conosco il cliente”), dovrebbero chiedersi se difendono il lavoro creativo dell’agenzia o se un po’ cialtroni ed egoisti lo sono anche loro.

  24. Non del settore says:

    Qualcuno mi spiega se esiste un titolo legalmente riconosciuto per potersi autodefinire creativo di professione? Grazie.

    • ES says:

      C’è una contraddizione nella tua domanda che nasconde un pregiudizio negativo sui creativi. Se esiste un titolo legalmente riconosciuto, infatti, non ti “autodefinisci” creativo di professione. E’ il titolo legale che ti definisce creativo.

      I contratti privati sono validi per legge. Quindi è il lavoro quotidiano retribuito come copy o art che ti definisce creativo di professione.

      Forse al di là del tuo pregiudizio volevi chiedere se esiste un titolo pubblico, riconosciuto dallo Stato? In questo senso, la risposta è no. Il tema dell’albo professionale lo ha rilanciato Fabio Giannotti qualche tempo fa sia su Bad Avenue, sia sul blog ADCI.

      • Non del settore says:

        quindi deduco che anche mia nonna è creativa tanto quanto voi quando cucina la torta alle mele che poi vende con regolare ricevuta fiscale al mercatino della parrocchia
        giusto??

      • ES says:

        Se questo ti fa sentire più intelligente, sì anche tua nonna è creativa.

  25. Clark says:

    Vorrei sapere chi è il ghostwriter di tutte le cazzate che avete scritto.
    I bravi art esistono ma ovviamente, come tutti i professionisti capaci, copy compresi, sono pochi. Il ‘sistema’ c’entra fino a un certo punto. L’iniziativa individuale, la capacità e la costanza di coltivare i propri interessi, la voglia di scoprire e aggiornarsi… Questo crea un sistema virtuoso, che si autoalimenta. Tutto Il resto è grafica ( per carità, massimo rispetto, ma l’art direction è un altro lavoro)

    • Anonymous says:

      rispondo a ES.
      credo che per gil account valga il discorso frustrazione piuttosto che egoismo. Purtroppo, soprattutto nelle grandi agenzie. dove il lavoro dei dipendenti viene solo raramente preso in considerazione gli account agli occhi del cliente e dei colleghi creativi hanno un ruolo mediocre.. si prendono gli schiaffi, si dice cosi… nn è vero?
      bene temo che questa immagine che nasce da una costante delegittimazione sia dei vertici che dei creativi, finisca per rendere più difficile il lavoro di tutti.
      una persona demotivata ha solo voglia di non avere rotture di scatole, figurarsi se poi difende il lavoro dei creativi a spada tratta… alcune volte nn ci crede, e ha il diritto di non crederci se nn lo trova ll’altezza, molto più spesso perchè nn ha le spalle coperte dai vertici.
      questo penso

  26. Clabilla says:

    http://www.lavoricreativi.com/annunci_agenzie/3-annuncio-lavoro-agenzie.php?id=29718

    questo annuncio è nella sezione art director junior, credo che sia abbastanza esemplificativo del mercato del lavoro oggi.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Connecting to %s