Ricevo e pubblico.
“L’art di oggi entra in agenzia anche se non sa tenere in mano la matita. C’è il computer che disegna per lui, e l’art deve saperlo far disegnare almeno come lo sa fare Mister Macintosh. E qui sta un po’ la maledizione dell’art: a lui si chiede di essere più un esecutore che un inventore. Oggi non è assolutamente immaginabile che l’art non conosca l’uso specifico del computere i programmi di grafica, disegno e ritocco. Nello stesso tempo, però, non si dovrebbe pretendere da lui di ideare e organizzare scenari visivi che nessuno gli ha mai insegnato a concepire e che lui stesso non ha mai nemmeno sognato.
Ci sono art di alto livello, capaci di geniali intuizioni e vincitori di importanti premi internazionali, ma, della loro bravura, non possono dire grazie al sistema che li ha prodotti: il merito va ascritto alle loro qualità individuali, non ne sono rimasti molti in circolazione e i nuovi sono numericamente ancora meno.
Quindi, al di là di qualche rara eccezione, l’art, almeno nei numeri, sostanzialmente ci manca. Non fa sufficiente massa e questo si avverte nella qualità media della pubblicità italiana.
Tuttavia va detto che l’ouverture degli art è molto più complessa e difficile di quella del copy. L’art nasce dalla sofferenza di una lunga e faticosa gavetta e apprende il difficile mestiere aiutandosi con le unghie e con i denti. Ma non diventerà mai un creativo perchè, nelle agenzie italiane, è responsabile di un eccessivo numero di mandati: fare tutto e bene è praticamente impossibile”
readynow
Sono tante, probabilmente troppe, le cose che in pubblicità non sono più come una volta,
tra queste anche gli art.
Mai sentite tante sciocchezze e luoghi comuni. In molte agenzie l’art è direttore creativo. All’estero i direttori creativi sono più art che copy. Verifica. Non confondere l’art con un grafico o un visualizer che sono figure professionali diverse. Infine aggiornati; le immagini hanno preso molto più spazio dei testi… Verifica anche questo e iscriviti a pinterest. Detto questo il copy è ancora piú fondamentake di prima in quanto a sintesi. Scusate il cell. E gli errori.
Quello che c’è scritto nel post qui sopra è vero. In passato ho fatto molti colloqui, le domende che TUTTI i DC facevano era: “Sai usare il pacchetto Adobe?” , “Sai usare anche Flash, Dreamweaver e Salaminchia 7.0?”
Non guardavano il portfolio dall’inizio, si soffermavano praticamente solo sui programmi. Grazie a dio ho trovato anche DC (art o copy non fa differenza) che il portfolio lo guardavano davvero e ci vedevano le idee, ma sono sporadici e non si fanno riconoscere.
Quindi poco importa se all’estero i DC non sono tutti copy (non capisco il nesso infatti), qui si cercano art tutto fare. Così vogliono, e se ti manca un programma nella lista richiesta, sei tagliato fuori. I copy invece no.
bye bye
I copy invece si. Ai copy non viene chiesta la lista dei programmi, ma sono richiesti: diagramma creativo piatto, velocità di scrittura, sapere in ogni campo.. insomma poche idee e tanta tecnica, un po’ come gli art. Con la differenza che i copy sono valutati meno, devono chiedere meno tanto-non-legge-nessuno. Il book di un copy, poi… carta straccia, tanto la campagna è bella grazie all’art. Tutto questo in generale e con le dovute eccezioni.
“Non ci sono più i direttori creativi di una volta”,le agenzie di una volta, i stipendi di una volta,
e il clima di una volta…
1+1+1+1= Gli art non sono quelli di una volta.
Non ci sono piu’ le mezze stagioni e notizie vere su DD. Solo notizie fake.
Che tristezza i vecchi.
E pensa che lo diventerai anche tu. A meno che non ti spari subito
Ma non di età, idiota.
La colpa non può essere sempre del sistema ma anche dei singoli individui. Chi decide di diventare un art director dovrebbe farlo soprattutto perché ha una vera, grande passione per tutto ciò che è legato alle immagini, dall’illustrazione alla grafica, dal cinema ai fumetti, dall’arte al design magari passando per la fotografia e la moda. Non si può chiedere a un art oggi (non 40 anni fa) di saper fare queste cose ma si dovrebbe pretendere che abbia almeno una formazione personale culturale che gli consenta di saper acchiappare dalle diverse espressioni visive che ci circondano, quella più interessante e utile al progetto che deve portare avanti, non copiando ma ispirandosi e per farlo deve pur avere un bagaglio culturale che glielo consenta.
Per quanto riguarda gli art di una volta ne ho conosciuti che non solo non sapevano disegnare ma nemmeno usare i vari programmi Adobe e co. e allora come sono arrivati a essere senior in un’agenzia? Ma questa è un’altra storia mentre, insisto, la povertà espressiva che colpisce la nostra pubblicità è causata dalla povertà culturale di chi la produce, dal cliente, al copy, all’art. Qui spesso sembra sempre che a decidere quanto fare brutta una campagna siano solo il copy e l’art mentre invece di colpevoli ce ne sono molti di più.
Concordo con l’ipotesi della poca cultura personale di tutte le persone coinvolte nel processo lavorativo, salvo eccezioni. In Italia è sempre comodo generalizzare.
Era quasi meglio un altro post di Pagano suo fake. Quasi.
la creatività in italia è irremediabilemnte schiacciata dai finish lay out e dai micro budget.
se tornassio a usare i viuslizer per i lay out, non solo di stmpa ma anche per web ecc… la qualità cambierebbe. dato 100 il tempo per creare una presentazione di dedica 20 all’idea e 80 alla presentazione ennva bene.
tranquillo punzo
non c’è fretta
la tattica dello struzzo è temporeggiare per passare inosservati
ma noi osserviamo
intanto goditi questo post che può fornire spunzi interessanti
giovanni pagano
Conobbi Mark Waites (Founder & Creative Director della Mothers) 4 anni fa, a Londra per il d&ad studenti. Gli feci vedere il mio portfolio, e vedendo tutte le campagne realizzate mi disse che non era lui a valutare i visualizer. Quando gli spiegai che ero un art mi richiese “perchè hai un portfolio da visualizer?”. Si spinse fino a consigliarmi di buttarlo e presentarne uno fatto solo di rough, qualora avessi voluto provare a fare l’art a Londra. In italia “gli art di una volta” hanno contribuito a creare agenzie dove l’art è semplicemente “quello che sà fare tutto”, riempiendole di tecnici del cazzo. Accorpare 2 professioni pretendendo che una persona sappia eccellere ambo i lati è ingenuo. Vecchi ingenui, che oggi frignano sugli art di una volta. La vostra generazione ha scavato la fossa al settore pubblicitario, mi meraviglio che sia pubblicato un post così ingenuo.
questo per esempio è un intervento eccezionalmente interessante
meditavo di scrivere un post con questi stessi contenuti
in inghilterra hanno inventato la pubblicità e presentano in rough
in italia sento dire “l’annuncio dovrà essere identico al finish presentato”
religione proclamata da incompetenti sedicenti direttori creativi
fate 2+2 e datevi una risposta
giovanni pagano
Sacrosanto, Giovanni, sacrosanto: mi hai tolto le parole di bocca.
ps: fate la pace, tu e Massimo, pls.
grazie del supporto benni
ma per quanto riguarda la pace c’è un problema
il confessore m’ha raccomandato di frequentare solo persone oneste
giovanni pagano
Ammazza… Pesante.
Ti quoto e ti appoggio fratello, la patologia dei finish layout è ridicola,
è preciso sintomo dell’enorme baratro di insicurezza e incapacità in cui sono cadute
le agenzie (grazie a chi le comanda) e vogliamo parlare dei rubamatic?
parliamone.
quanto hai ragione. ma tutto nasce ancora dal fatto che solo da noi accettiamo contratti farlocchi, stipendi magrissimi e notti non pagate e di fare tutto pur di lavorare. quando iniziai, per i primi mes, ero il braccio mac di un seniro ai tempi famoso che però manco sapeva aprire le mail. cioè capito, mica tanto tempo fa, era il 99. art e copy, assitente tutto fare al mac e visualizer. ora faccio tutto il lavoro di queste 3 persone, spesso anche il copy e il fotografo e guadagno la metà esatta di quel seniro. ora ovviamente silurato ma che mi ha insegnato tanto.
vigorelli e i suoi adepti con la moda dei finish lay out desaturati di cromie e anche di idee, stampati su plotter hanno rovinato i lavoro dell’art director in nome del riparmio. poi alcuni suoi adepti si sono ravveduti, ma ormai era tardi.
@ Linomando.
Solo un esempio per “gli art di una volta”: DANIELE CIMA.
Vai a ripassare quel che ha fatto, neppure tanto tempo fa..
Daniele Cima è forse l’ultimo vero art italiano. Un maestro di classe internazionale.
Portfolio fuori di testa : http://www.danielecima.com/
quando si critica la metodologia lavorativa di un settore, anche esistessero 10 persone capaci di essere art copy visualizer e campioni di ping pong a livelli magistrali non significa che possono essere presi per esempio, non credi? I flussi di lavoro non prevedono avere a che fare con dei geni, ma con persone normali. Il sig. Cima può essere anche un genio, ma le agenzie non potranno mai essere composte al 100% da Cime. Per questo la divisione dei compiti è fondamentale per riuscire a garantire al cliente un prodotto comunicativo eccellente. Quindi ok Cima, ma la sua esistenza
non rende gli inglesi scemi. No?
TRA L’ALTRO DANIELE CIMA HA APPENA PUBBLICATO UN BELLISSIMO VOLUME CHE RACCOGLIE IL SUO LAVORO DI 40 ANNI COME ART DIRECTOR E GRAPHIC DESIGNER. …. SI TROVA SU http://WWW.IBS.IT DANIELE-CIMA-ART OPPURE LO SI PUò RICHIEDERE A chimera.editore@tiscali.it
Linomando hai ragione quasi su tutto.
Ma ti garantisco (io c’ero) che questa cosa del one man band non se la inventarono i senior art, ma la subirono perché le agenzie preferivano “risparmiare”.
Anche perché pochi amministratori delegati e clienti capivano la differenza tra i verbi “pensare” e “layouttare”.
Di fronte a un buona idea su un layout così-così e a una idea così così su un layout perfetto, sceglievano la seconda.
Vigorelli rese questo processo una religione (e infatti non ha mai vinto un cazzo di serio a Cannes …).
Poi i suoi discepoli portarono il Verbo in tante altre agenzie.
Oggi la creatività italiana è fottuta anche da questo.
E così sia.
You’re not an artist, you just have an internet connection!
Bella, Garga!
e noi poveri giovani sfigati, a cui nessuno della vecchia guardia ha saputo dare strumenti adeguati, non troviamo lavoro perchè per essere assunti, dobbiamo essere Creativi con esperienza di almeno 2 anni, conosenza di html, css, javascript, java, flash, mobile, tablet, adv, esecutivi stampa, pacchetto adobe e office, UX design, web design, graphic design, e preferibilmente saper fare le lasagne come la mamma.
Sul cv lo scrivo, so fare un caffè buonissimo.
dai nn cicredo che ora chiedono agliart di programmare, è davvero troppo.
tranquilli, ci sono ottimi programmini che generano finti rough dai content layout
ehi
scherzi o ci dai più notizie?
giovanni pagano
un post inutile e generalista che ancora una volta butta fango sul nuovo per elogiare il trito passato. che noia!
Non avresti scritto questo se fossi andato a vedere cosa ha fatto Daniele Cima.
Rimani nella tua beata ignoranza, e te lo dice uno dell’86…
l’età anagrafica non è l’età interiore. si vive di miti. così non si va da nessuna parte. oggi anche quelli che definisci innovatori, fanno poco e di qualità discutibilissima. se sei un genio la qualità dovrebbe sempre rimanere no? più umiltà da parte di tutti e scendiamo con i piedi per terra. il settore è al minimo storico sia economicamente che umanamente..
non dici cose sbagliate
giovane
ma sai cosa penso?
se usi la parola “trito” tanto giovane non sei
touche?
giovanni pagano
@ Giovane: blabla condivisibile, ma continui a parlare senza informarti.
Vai a vedere le ultime cose fatte da Daniele Cima e poi rileggi quel che hai scritto…
“trito” era per dare enfasi. ma posso anche parlare più slang se vuoi
x gianni: sei sempre il numero 1
x anguille: ho visto le ultime cimianate. ti invito a vedere le ultime dall’estero. poi ne riparliamo. ma anche no.
…gli art “di una volta” erano creativi di fatto, non per funzione. e sapevano fare i bozzetti o riempire i blocchi pre-stampati degli story-board. erano creativi e non degli artisti frustrati che teorizzavano con i soldi del cliente (e dell’agenzia). mac o non mac il vero art “usa” il pc non gli fa fare il suo lavoro.
…i copy “di una volta” erano creativi di fatto, non per funzione. e sapevano leggere prima di scrivere. scrivevano a macchina ma conoscevano la sintassi e la grammatica. erano creativi e non dei poeti (o presunti tali) maledetti e incompresi. mac o non mac il vero copy “usa” il pc come strumento di scrittura evoluto.
…le “coppie creative” di una volta erano una coppia. nel bene e nel male. cambiavano lavoro in coppia e venivano assunti in coppia. condividevano l’esito di un colloquio, commentando in coppia. si separavano, come ogni coppia, perchè non erano più innamorati o perchè conoscevano qualche altro creativo (di una volta), “separato”.
è la somma che fa(ceva) il totale (Totò).
e poi c’era la marmotta che li confezionava uno ad uno.
Linomando, sei davvero inutile.
Esistono grandissimi illustratori che disegnano come un bambino di seconda elementare ed esistono grandissimi illustratori che disegnano vere e proprie fotografie.
Esistono grandissimi art director che fanno il rough con la matitina. Ed esistono grandissimi art director che ti sfornano un 3D animato come se fosse uno schizzetto.
Esistono grandissimi copywriters che lavorano a Londra parlando un inglese stentato e sgrammaticato ed esistono grandissimi copy che scrivono romanzi, poesie, sceneggiature in 4 lingue compreso arabo e cinese.
La morale è che quando sei grandissimo non è importante come questa grandezza viene fuori.
Ed è in quell’aggettivo che risiede creatività e talento (due cose per cui non esistono tutorials online). Chi lo è, o è destinato a diventarlo, riesce a fare tutto e comunque. Tutto il resto si puo’ comunque imparare. Ed i grandissimi lo fanno se ne hanno voglia.
Questa è la realtà .
sposiamoci
e poi tutti su macao per il predisco.
http://www.holystars.it/
Santo Dio… Questo non è certo un omaggio al Cima che ho in mente e non solo io, immagino
La critica è reale. Anzi, forse va estesa a tutti gli art che disprezzano i graphic designer non comprendendo che un ottimo art DEVE essere prima di tutto un eccellente progettista grafico. Questo è il presupposto base per essere anche un progettista di Idee. Dico anche che – e sono fortunato – che lavoro e ho lavorato con art dalla mano eccellente, bravi disegnatori. Ho visto anche fare dei siti a matita… C’è ancora del buono!
…un ottimo art deve essere prima di tutto un ottimo CREATIVO, l’essere un “eccellente progettista grafico” viene ben dopo l’avere una mente aperta, avere una cultura ampia, essere recettivo e curioso, etc. etc. etc.
Se vuoi fare questo mestiere, la curiosità, la creatività, la mente aperta e la cultura sono requisiti di base. Il fulcro della discussione non era quello. Il post parla della scarsa attitudine al saper fare, che oggi scarseggia. Io sono copy, mi ritengo creativo e spesso ho dato io spunti all’art che poi sono diventate campagne vere. Certo non per questo mi ritengo un art… manca tutto il background oggetto del post. Questo è il punto, non essere creativi o meno.
a “saper fare” si impara, a “saper pensare no”… mi preoccupa di più questo che usare programmi e macchine….forse perché vedo più gente che le sa usare bene invece di “creativi veri”.
Io invece vorrei scrivere proprio il contrario di quanto si sta dicendo. Esistono CREATIVI, che sanno fare (bene) i copy e gli art, hanno idee geniali, sanno andare sul set e interagire col regista, sanno scrivere un radio, o disegnare un rough chiaro e preciso, sono talmente CURIOSI da voler imparare a usare illustrator, photoshop, indesign, html, css, java vogliono capire cosa c’ e’ dietro una pagina web, un social network, una app, un mobile game.
Questi sono la specie da salvare: i CREATIVI.
Se potessi cambierei all’istante il lavoro di chiunque faccia discorsi del genere: “eeee ma io sono il copy, che ne so di queste cose” o ” il titolo e’ roba tua, io faccio l’art”. Non siamo in una catena di montaggio bambole dove se ci si scambia i ruoli viene fuori un pupazzo con la testa al posto delle braccia. Qui siamo tutti CREATIVI e tutti intorno a un tavolo devono e possono contribuire.
PS: sia chiaro che parlo di quelli veri che sanno fare bene tutto quello che ho scritto. Non degli autoproclamati tali che sfornano ciofeche a raffica e si credono artisti perche’ appendono un quadro al muro. Internet (inteso come diffusione dei loro lavori e gradimento nella rete) e’ il giudice per distinguerli.
ti do ragione, ragionissmo, un art può fare un titolo oscrivere uno script, un copy può e deve oggi dare una mano ercando immagini ad esempio ecc.
ma nn puoi pretendere che un art diretor ti faccia la programmazione. facciamo icreativi e gliesecutori ma lameno laparte tecnica che lafacciano i tecnici. noi dobbiamo essere la testa delprogetto. questo intendo.
Ovvio che non pretendo sappia programmare. Ma abbia ben chiaro cosa si possa fare con la tecnologia attuale e che sappia parlare ad un programmatore senza sembrare uno piombato nel 2012 dal paleolitico. Sappia la terminologia, e i meccanismi. Che non chieda cose del tipo:” si potrebbe fare un app che lecco lo schermo dell’iphone e sento il gusto del gelato”.
Quanti di noi fanno aggiornamento sugli strumenti digitali, che cambiano ogni settimana praticamente?
E mi riferivo di certo a qualcosa di piu’ che cercare immagini. La coppia creativa deve lavorare come due menti creative in grado di mettere parola (in maniera inteliggente) nel concetto, nel copy, nel visual, nel digital, nel activation e in tutto il resto magari non fifty fifty, ma almeno 60/40.
Come e’ ormai assurdo non portare i copy sul set o all’editing e gli art in studio di montaggio per la musica o il voice over. Se si suppune siano creativi ognuno puo’ contribuire per migliorare il tutto.
Due, o tre, o quattro menti saranno sempre meglio di una perche’ hanno sempre e comunque un differente punto di vista che magari a noi sfugge.
Impariamo a fare selezione e formazione dei nostri creativi in agenzia, invece che pensare a fake e premietti. Vedrete che le cose migliorano.
Quoto in pieno. Hai ragione su tutto La Torre!
ho partecipato a mille riunioni ebrai storming di 20 cervelli multidisciplinari e allafine si usciva sempre senza un niente di concreto. troppe teste.
le chiavi del progetto devono restare in mano a rt e copy di estrazione tradizionale\ pensiero.
Si la chiavi rimangono in mano loro. Ma le porte da aprire possono aumentare esponenzialmente se parli con le persone giuste.
Inteliggente, detto un po’ alla romana con la “e” aperta. Quasi un: intaliggianta…
Come si dice in italiano, to be right.
Sono un tecnico che è arrivano nel mondo delle agenzie poco dopo la bolla di internet, ora mi spaccio per un esperto di interattività in senso decisamente più ampio.
Concordo pienamente, ma avrei un appunto da fare: potrebbe essere il caso di allargare il concetto di coppia creativa e farlo diventare un trio. Per quanto possiate essere “sul pezzo” in materia tecnologica, ormai l’ambiente in cui stiamo operando sta diventando sempre più complesso e frammentato.
Potremmo darvi un valido supporto nella fase creativa per realizzare le vostre astrazioni e cercare di controllare i vostri voli pindarici.
Potremmo essere quei bassisti che danno tiro al gruppo, credo sia importante quando si deve fare un po’ di Rock & Roll.
Sono anni che investo parte del mio tempo libero a studiare per rimanere aggiornato e credo che il tempo in cui le società facevano formazione sia un ricordo del passato. Ormai tutto è demandato al singolo e le conseguenze sono evidenti, soprattutto nel Digital.
La selezione sarà naturale, quante agenzie ci saranno ancora sul mercato fra quattro anni?
Interactive Innovation Ninja
http://jobtitlegenerator.com/
La comunicazione, cambia si evolve.
L’uso dei software specifici è un passaggio obbligato, soprattutto nell’online. Non vedo cosa ci sia di male.
Se in più sanno anche disegnare, gli art saranno avvantaggiati, avranno una visione più completa e (magari) una marcia in più. Ma non farei discriminazioni.
Lo stesso discorso si potrebbe applicare ai copy: ce ne sono alcuni che non sanno bene l’inglese, ma non è detto che non sappiano scrivere delle ottime headline in italiano.
Poi: gli art hanno un mercato pazzesco. (Relativamente al periodo che stiamo vivendo.)
I copy sono, invece, sempre sacrificabili.
per mercato pazzesco intendi 1000€ a progetto x 12 mesi e se perdi un cliente suca? In tal caso pazzesco è anche poco.
Beh, per i copy c’è solo il “suca”.
La differenza più grande che c’è tra Italia e Inghilterra – per quello che riguarda la pubblicità – è prima di tutto il volume complessivo degli investimenti.
Se il nostro è un mercato povero è ovvio che gli stipendi siano una miseria, gli orari massacranti, i ruoli professionali accorpati e le soddisfazioni creative scarse. Dove ci sono i soldi invece ci sono più specializzazioni (possibilità di pagare più persone), più possibilità, più concorrenza sulla qualità creativa.
Detto questo, io preferivo gli art che sapevano anche tenere una matita in mano e che distinguevano tra momento progettuale (a matita) e momento realizzativo (alla penna ottica).
Imparare a usare un software è meno complicato di quello che i ragazzotti digitali di oggi ci vogliono fare credere. Forse perché loro hanno puntato tutto su quello, ingannati dallo spirito del tempo.
Ste guerre tra poveri me mettono na tristezza addosso che nun ve dico. Come na rissa tra barboni pe na boccia de Tavernello.
Tavernello fa una gara?
perchè uno che sa usare photoshop, non si chiama: ” uno che sa usare photoshop ” ma bisogna chiamarlo per forza art?
assolutamente NO !
neanche uno che sa usare il pacchetto office lo chiami per forza account, che discorsi
I progetti che hanno conquistato più premi Internazionali, li ho eseguiti senza l’uso del computer. Come mai?
Anzi più che eseguiti…creati
Post sacrosanto. Gli art fanno una vita ingrata e raccolgono zero, complici i dc incompetenti e gli account. La frase che identifica questi cialtroni, diventata oramai un clichè, è: “Sì, hai ragione, Ma questi se non vedono i layout non capiscono”. A tutti voi dico, con molto rispetto, fottetevi.
Prova a fare il rough di una poesia e capirai perché i layout sono necessari
Prendersela con gli account è oramai un misero tentativo di coprire la propria cialtroneria e ingrossare il proprio ego.
La verità è che i creativi che hanno una qualche idea di come fare questo mestiere si contano sulle punta delle dita… Gli altri si rovinano la vita cercando di darsi un tono.
Ultimamente un discreto numero di “quelli che hanno idea” sono a spasso. Molti di “quelli che non hanno idea” sono in agenzia, perché di solito sono quelli che si piegano più facilmente e sono ottimi passacarte.
Sottoscrivo sul “prendersela con gli account”. Ma molti account, prima di passare certi commenti o di lottare per modifiche preventive (“conosco il cliente”), dovrebbero chiedersi se difendono il lavoro creativo dell’agenzia o se un po’ cialtroni ed egoisti lo sono anche loro.
Qualcuno mi spiega se esiste un titolo legalmente riconosciuto per potersi autodefinire creativo di professione? Grazie.
C’è una contraddizione nella tua domanda che nasconde un pregiudizio negativo sui creativi. Se esiste un titolo legalmente riconosciuto, infatti, non ti “autodefinisci” creativo di professione. E’ il titolo legale che ti definisce creativo.
I contratti privati sono validi per legge. Quindi è il lavoro quotidiano retribuito come copy o art che ti definisce creativo di professione.
Forse al di là del tuo pregiudizio volevi chiedere se esiste un titolo pubblico, riconosciuto dallo Stato? In questo senso, la risposta è no. Il tema dell’albo professionale lo ha rilanciato Fabio Giannotti qualche tempo fa sia su Bad Avenue, sia sul blog ADCI.
quindi deduco che anche mia nonna è creativa tanto quanto voi quando cucina la torta alle mele che poi vende con regolare ricevuta fiscale al mercatino della parrocchia
giusto??
Se questo ti fa sentire più intelligente, sì anche tua nonna è creativa.
Vorrei sapere chi è il ghostwriter di tutte le cazzate che avete scritto.
I bravi art esistono ma ovviamente, come tutti i professionisti capaci, copy compresi, sono pochi. Il ‘sistema’ c’entra fino a un certo punto. L’iniziativa individuale, la capacità e la costanza di coltivare i propri interessi, la voglia di scoprire e aggiornarsi… Questo crea un sistema virtuoso, che si autoalimenta. Tutto Il resto è grafica ( per carità, massimo rispetto, ma l’art direction è un altro lavoro)
rispondo a ES.
credo che per gil account valga il discorso frustrazione piuttosto che egoismo. Purtroppo, soprattutto nelle grandi agenzie. dove il lavoro dei dipendenti viene solo raramente preso in considerazione gli account agli occhi del cliente e dei colleghi creativi hanno un ruolo mediocre.. si prendono gli schiaffi, si dice cosi… nn è vero?
bene temo che questa immagine che nasce da una costante delegittimazione sia dei vertici che dei creativi, finisca per rendere più difficile il lavoro di tutti.
una persona demotivata ha solo voglia di non avere rotture di scatole, figurarsi se poi difende il lavoro dei creativi a spada tratta… alcune volte nn ci crede, e ha il diritto di non crederci se nn lo trova ll’altezza, molto più spesso perchè nn ha le spalle coperte dai vertici.
questo penso
http://www.lavoricreativi.com/annunci_agenzie/3-annuncio-lavoro-agenzie.php?id=29718
questo annuncio è nella sezione art director junior, credo che sia abbastanza esemplificativo del mercato del lavoro oggi.