Listino Prezzi. Seconda Parte (BTL)

Ecco la seconda parte del listino Assap del 1996 convertito ai prezzi di oggi.

Ricordo come interpretare la tabella.

Nella prima colonna verso sinistra c’è la descrizione del lavoro, nella seconda colonna la tariffa in Lire del 1996, nella terza colonna (l’ho tradotta con l’acronimo MDF che sintetizza l’espressione Morti Di Fame) il banale cambio delle vecchie tariffe da Lire in Euro, nella quarta colonna le tariffe del 1996 vengono rivalutate al 2012 secondo i coefficienti ISTAT (i calcoli non sono esatti al 100% ma sono molto vicini alla realtà: mi sono permesso di arrotondare leggermente, per eccesso o per difetto, a mia discrezione).

Importante: considerate che i prezzi della colonna blu, quelli rivalutati secondo l’ISTAT e quindi consigliati, sono assolutamente prezzi di minima. E quindi tariffe da cui partire. Ciò significa che se un free lance fa prezzi inferiori a quelli sta inquinando il mercato, se lo fa un’agenzia sta facendo dumping. Di quanto aumentarli? È una domanda a cui Bad Avenue non può rispondere. Dipende dalla vostra professionalità ma considerate che se fate i prezzi minimi significa che siete al limite dello sfruttamento, mentre più vi allontanate dai prezzi minimi più potete considerarvi una struttura o professionisti affermati.

Naturalmente i prezzi si intendono al netto dell’IVA.

 

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About Donald Draper

Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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16 Responses to Listino Prezzi. Seconda Parte (BTL)

  1. free lance says:

    Qui, secondo me, non c’è molta corrispondenza con la realtà.
    Forse vale più per gli art che per i copy.
    Comunque, sempre un termine di paragone valido, grazie.

  2. Posalaquaglia says:

    Temo che anche nell’altra videata non ci fosse troppa corispondenza con la realtà effettiva.
    Ho avuto modo di vedere recentemente i listini di due “grandi” agenzie, una indipendente e una in network. Le cifre sono – ahimè – più basse e stranamente molto allineate tra di loro, c’è quasi da pensare a una sorta di cartello.

    • free lance says:

      Il mitologico Nuovo Listino…
      Sarebbe davvero bellissimo se qualche Anonymus lo mettesse in rete.

      Sui prezzi più bassi non c’erano dubbi, grazie ai nuovi programmi dei computer e a internet il nostro antico sapere non è più un’esclusività. Ma è capitato a molti mestieri, mica siamo notai o farmacisti, e nemmeno idraulici o piastrellisti.

      Il cartello invece è interessante, dato che il Nuovo Listino non è pubblico ( o lo è?) ci saranno state delle riunioni carbonare per stabilire le cifre o è il mercato che si autoregola?

  3. Posalaquaglia says:

    Faccio solo un raffronto tra tre quotazioni recuperate su tre listini diversi, con differenti tipologie di struttura:
    Ideazione catalogo
    Agenzia A (network): 4300 euro ca.
    Agenzia B (indipendente) : 5000 euro ca.
    Coppia creativa senior freelance: 3500 ca.
    Va anche detto che per un freelance può chiedere cifre diverse a diversi clienti a seconda del tipo di rapporto, del budget, ecc.

  4. Anonymous says:

    Stiamo dando i numeri.
    Donald ha calcolato l’inflazione da fine 1996, il che, vista l’inflazione all’interno dell’anno stesso porta a una rivalutazione più bassa dell’effettivo. Ma questo è un piccolissimo difetto.
    Si rasenta invece l’idiozia, quando si pensa che possano esistere cifre univoche per un fantomatico “catalogo”, come se un fare un catologo semplice di 20 pagine sia lo stesso che farne uno molto articolato e di 200 pagine.
    Va bene che è specificato che sono “prezzi di minima”, ma per un cliente medio il prezzo di minima è sempre quello da cui si parte … ma per scendere ancora.
    È questa mentalità da bottegai con listino prezzi, praticata con pervicacia da generazioni di amministratori delegati imbelli e strapagati, che ha portato tutto il settore al fallimento.

    • Posalaquaglia says:

      Secondo me l’idiozia è non sapere leggere i listini.
      Un catalogo costa una determinata cifra come fee di creatività, indipendentemente dalla foliazione.
      Poi, se si legge bene, si potrà vedere che c’è un costo aggiuntivo per ogni pagina. Ed è proprio qui che si vede la differenza di costo tra un catalogo di 20 pagine e uno di 200.
      Ma quando si è più bravi come sindacalisti e piagnucoloni che come pubblicitari, queste cose sfuggono…

      • free lance says:

        Grazie Posalaquaglia, far circolare le informazioni è più rivoluzionario che frignare sul sistema che non è più come quello di una volta.

        Certamente un free lance chiede cifre diverse.
        Ma questi listini servono come base a chi magari sta cominciando e non ha la più pallida idea, come molti che sono usciti, volenti o nolenti, dalle agenzie. O perlomeno, questa è la mia esperienza.

        Io ho un mio ‘listino’ concordato con un cliente che mi da molto lavoro, però da lì non scendo, al massimo ogni tanto regalo qualche cosa. Se uno si fa vedere troppo ‘grato’ per essere stato interpellato, e fa sconti su sconti, alla fine si svaluta da solo e viene trattato come un pezzente.

        Se sai fare il tuo lavoro e sei affidabile ed elastico, i clienti seri non ti mollano per 100 euro in meno.

  5. Fra' says:

    Fiero di appartenere – salvo qualche scivolata negli inferi dei Paria – alla casta dei Morti di Fame.

  6. Anonymous says:

    ma quali listini, ma quali prezzi…ma lo capite che tutti hanno i mezzi per fare ogni cosa. La “democrazia dei mezzi” fara’ satare tutti i vostri bei di listini

  7. karenz says:

    Avere un’indicazione di prezzi, per quanto non aggiornata e approssimativa, lo confermo, è utile per chi inizia. Fermo restando che chiunque può applicare il prezzo che ritiene più corretto per il suo prodotto/servizio, in considerazione del cliente, del tempo speso, dell’esperienza, della crisi…se non ci fosse un’indicazione, che comunque si è delineata NEL mercato, all’incrocio tra domanda e offerta, allora si darebbe il via al ribasso: soprattutto in tempo di crisi, trovare qualcuno che lavori per meno di te non è impossibile. Io credo però che che ci debba essere un’etica anche nella gestione dei prezzi: nel chiedere il giusto e nel pagare il giusto. Se noi professionisti per primi non ne riconosciamo il valore…

  8. free lance says:

    In pratica l’accusa è di fare un Cartello, come i petrolieri. Cosa che non si può fare.

    Infatti ‘Il Listino,’ per quanto ne so io, non è pubblico, è un tacito accordo fra le agenzie e proprio per questo difficile da reperire.
    Un problema per free lance che specie all’inizio, non ha la più pallida idea di quanto può chiedere.

    Se invece uno, ad esempio, vuole aprire un negozio di parrucchiere, fa un giro nella sua città, guarda i listini esposti – per legge – e capisce quanto vale in media sul mercato una messa in piega o un taglio così si sa regolare. Poi ci saranno i cinesi che fanno prezzi stracciati e Tony and Guy che fa prezzi stellari, ma almeno c’è una media.

    In attesa che ogni agenzia esponga il proprio listino, per legge,
    accontentiamoci della soffiata di badavenue.

  9. Pingback: Listino prezzi, nell’era post-Assap | Tiragraffi

  10. Pingback: Listino prezzi, nell’era post-Assap – aggiornamento giugno 2012 | Tiragraffi

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