“Ciao Donald, non ci giro nemmeno intorno: ci siamo comprati il dominio portfolionight.it e vorremmo venderlo all’ADCI.
Siamo avidi? Certo, con questi chiari di luna.
Scherzi a parte. Non vogliamo trasformare il tuo blog in una televendita, ma l’idea del sito ufficiale è giusta e condivisibile, e ti spiego perché.
La portfolionight sarà anche bella, ma dura, appunto, una sola notte.
Su portfolionight.it invece – restando comunque agganciata al .com – l’ADCI potrebbe creare tutorial per i giovani creativi, aprire una sezione stile behance dove far pubblicare il portfolio solo agli aspiranti stagisti e dar loro la possibilità di aggiornarlo. Guastini&Co. potrebbero organizzare esercitazioni online su brief condivisi da più direttori creativi, dando la possibilità ai giovani di cimentarsi con la pubblicità vera anche se non sono ancora in agenzia. Ci piacerebbe farlo noi, ma il nostro mestiere è un altro: arrivare a fine mese. E per una volta non sarebbe male arrivarci pagati dell’ADCI. Non ti pare?”
Arnald
link:
www.portfolionight.it
https://www.facebook.com/pages/portfolionightit/358647980835118


Iniziate a essere più creativi e originali, poi magari vi facciamo il sito.
A me pare questo, citando testualmente dal sito .com:
Copyright © 2003-2011 IHAVENANIDEA inc. All rights reserved. Portfolio Night™ is a trademark of IHAVEANIDEA inc.
Quindi penso proprio che o cambiate nome, o cercate un avvocato.
Ma comunque nonostante la bontà del progetto, mi sembra tutto campato per aria. Volete farlo? Perché parlate al condizionale tirando in ballo Guastini&co.? Fatelo voi, create già la piattaforma, contattate i creativi e coinvolgeteli. Diventate punto di riferimento.
Ah ma il vostro lavoro è arrivare a fine mese? Ma andate a…
Così è troppo semplice. Due banner e un nome di cui non avete nemmeno i diritti non vi rendono bravi comunicatori.
Vi dò un sito che a Londra fa più o meno quello che scrivete qua senza cazzate come domini da vendere e senza elemosinare aiuto. Si sono messi al lavoro è lo hanno creato. E tutti i grandi nomi li supportano perché hanno un senso.
http://www.youngcreativecouncil.com/about
Notate la differenza con la vostra propostucola.
uhuhuh…..aspettatevi un sacco di complimenti….eheheh
geni.
io vi assumerei subito.
Brutti titoli. Niente dominio per punizione.
Se contate sull’ADCI per arrivare a fine mese, mi sa che avete un reparto Account /New Business da rifare.
La Portfolio Night non porta entrate nel Portafoglio.
Almeno, non all’attuale Consiglio ADCI.
Un consiglio:
Portafoglio night.biz.
Forse rende di più…
Fabio (:ciccio
Ferri
Ragazzi, Portfolio Night è un marchio registrato.
L’adci paga per usarla.
Mi dispiace, non avete avuto una grande idea.
Cercate visibilità in modo più intelligente.
E magari informato.
“il nostro mestiere è un altro: arrivare a fine mese. E per una volta non sarebbe male arrivarci pagati dell’ADCI”
Agghiacciante, dalla prima all’ultima parola.
Il Cialtrometro segna 99%.
aaaaaaaaaaaaaaaaaahahahahahahahhahahhaah
Complimenti per l’iniziativa, Arnald & co. Se non altro perché è un’iniziativa.
Bravo/i. Ci sono parecchi spunti e ne parlerò alla prossima riunione di Consiglio Adci. Per attuare alcune di queste idee ci servirà, nel caso, una mano da soci e simpatizzanti. Le idee non mancano in questo momento e nemmeno gli incoraggiamenti. Inizia a scarseggiare il tempo. Siamo in pochi e arrivo alla fine di certe giorne stremato. Temo che la colpa sia soprattutto mia. Devo imparare a coinvolgere di più le risorse esterne al Consiglio. Davide Rossi è stato preziosissimo per rivedere la formula dei Giovani Leoni. Ce ne servono altri, e devo pormi l’obiettivo di scovarli, anche se non si auto candidano come nel caso di Davide.
Non entro nel merito dei titoli, non avrebbe senso. Ma hanno avuto sicuramente il pregio di colpirmi e soprattutto farmi “sgamare” dove andasse a parare l’iniziativa, quando li ho visti ne La Shortlist. Questo benché sia notoriamente “digitalmente ritardato”. Quindi il target l’avete raggiunto. Mi spiace solo che non vi farà diventare ricchi.
E veniamo al naming. Ho parlato con Sandro Baldoni e Giusi Bonsignore, mi hanno dato il permesso di usare il nome di Enzo Baldoni per una serie di iniziative rivolte ai giovani. Ricordare Enzone e i suoi venerdì open era già un punto del mio programma.
Il 4 maggio (data quasi certa, c’è però ancora un’opzione per l’11 maggio) avrà luogo “Il Venerdì di Enzo”. I giovani di tutta Italia potranno mostrare il proprio portfolio ai direttori creativi che aderiranno alla manifestazione. Io e il Consiglio supporteremo Mizio Ratti, il consigliere che l’anno scorso fu il project leader della PN9.
Del resto, io e Mizio, da semplici blogger e grazie all’aiuto di alcuni direttori creativi, organizzavamo la pizzafoglio gratis, prima che la PN sbarcasse in Italia.
Il Venerdì di Enzo sarà gratuito. La sede ve la comunicheremo nelle prossime settimane. Non era mia intenzione anticipare questa novità, ma Arnald & co ci hanno costretti a uscire allo scoperto in anticipo.
Invito sin d’ora chiunque fosse disposto a darci una mano: ADCI
Per favore ci servono anche braccia, letteralmente, non solo “impiegati di concetto”. Lo scorso anno dovetti portare io un sacco di scatoloni pesanti. Mizio è deboluccio
Grazie, a presto
ciao
m.
ma fate sempre tutto solo a Milano?
E’ a Milano che succede tutto. Sono un po’ di parte, ma oggettivamente è così.
Nel commento precedente è stato cancellato l’indirizzo email per i volontari. Ci riprovo: info@adci.it
A questo punto rispondo anche io.
Tutto è nato dall’email di una creativa in cerca di colloqui. Dicendomi che ogni suo educato tentativo di incontrare i direttori creativi veniva spesso rifiutato, le ho spiegato che spesso i nostri capi sono schiacciati da giornate piene fino all’orlo di cose da fare e che spesso non hanno tempo di occuparsi di altro che non sia strettamente legato al day by day d’agenzia. Anche se trovare nuovi creativi dovrebbe esserlo. la sua risposta fu questa:
“Sì quello che scrivi lo avevo intuito e lo comprendo pienamente, pur pagandone le conseguenze. Comprendo la mole di lavoro, il rimandare pensando “dopo rispondo” e poi dimenticarsene. Non comprendo invece il fastidio, che pure ho percepito chiaramente. Quello no, non lo giustifico e mi avvilisce”.
Chiunque abbia cercato uno stage con le proprie forze, sa di cosa stiamo parlando. Al punto che inventare qualcosa di creativo (come per esempio il meraviglioso video postato nel primo commento) diventa, a un certo punto, l’unico modo per farsi accogliere in agenzia per un colloquio.
Ma il problema di fondo resta: usciti dalle varie scuole e scuolette di comunicazione, spesso e volentieri si torna al punto di partenza.
L’operazione portfolionight.it è stata pensata in due passaggi. Il secondo a questo punto muore qui, dal momento che Massimo Guastini ha svelato la sua iniziativa, ma ve lo raccontiamo lo stesso.
L’idea era semplice. Con i soldi della vendita sarebbero state pagate due persone.
La prima, l’art director che si è prestato a impaginare i titoli, a gestire il sito e la pagina di Facebook, oltre che dare un sostanziale apporto all’idea.
La seconda, il copywriter vincitore del concorso per il titolo migliore sul brief “Passa da portfolionight.com/9/archives/4682/milan a portfolionight.it.” Titolo che avremmo voluto far giudicare dalla giuria degli ADCI Awards. Con quei soldi, il vincitore avrebbe ottenuto uno stage in un’agenzia tra le più grandi di Roma e Milano che avesse accettato di partecipare all’iniziativa.
Tutto qui.
Arnald
Arnald, mi dispiace deluderti ma il 98% dei direttori creativi passa le giornate a postare puttanate su facebook. Non rispondono perché pensano di essere divinità e noi glielo facciamo credere idolatrandoli per dei premi vinti 15 anni fa. Si divertono a farti sentire una nullità sfogliando il tuo portfolio come se fosse una rivista porno (saltando le pagine per cercare la parte migliore). Ormai scrivere a loro è una perdita di tempo, è risaputo che le amicizie ancora contano. E quando li incontri? Gli scenari sono vari:
- C’è chi ti fa sentire inutile perché non hai avuto la possibilità di girare uno spot “bello”
- C’è chi ti fa sentire inutile perché magari lavori in una piccola e sconosciuta agenzia
- C’è chi ti fa sentire inutile perché ancora non lavori
- C’è chi ti “impone” di rifare lavori perché non sono desaturati del 20%
- C’è chi lascia intendere che da domani lavorerai con loro e dopo svariate settimane ti dice “Non ci crederai ma hanno bloccato tutto!” (in realtà hanno assunto una persona che costava meno di te o era un loro amico o una tipa con le tette enormi)
Tutto questo per dirti che in questo mestiere non c’è più niente di romantico. È tutto marcio. Ma continuiamo a lottare, magari qualcosa cambia.
Pingback: Il Grande Venerdì di Enzo. | Il blog dell'ADCI
Ha ragione chi dice che Portfolio Night è un marchio registrato, motivo per cui il dominio è inutilizzabile.
Detto questo l’Adci quest’anno organizzerà per gli studenti e gli aspiranti pubblicitari qualcosa di diverso dalla Portfolio Night. Si chiamerà il Grande Venerdì di Enzo. Potete leggere tutte le informazioni qui: http://blog.adci.it/?p=2524
Il fatto di staccarci dalla Portfolio Night ci permetterà di fare un evento assolutamente gratuito per i giovani. E questo ci sembra già un grande vantaggio.
L’evento si svolgerà probabilmente il 4 maggio, ma a breve potremmo ufficializzare la data esatta.
Comunque chi è interessato all’argomento giovani può benissimo darci una mano. È una cosa più facile di quello che si pensa. Scrivete pure a info@adci.it
Ogni contributo è ben accetto, anzi, ne abbiamo davvero bisogno.
Per chi si lamenta del fatto che organizziamo tutto a Milano, avrei un’osservazione e una notizia.
L’osservazione è che Milano, nonostante tutto, è pur sempre il centro della pubblicità italiana (e non lo dico per campanilismo: io non sono di Milano).
La notizia è che, essendo consapevoli di questo, stiamo cercando di organizzare qualcosa di itinerante. E spero che riusciremo a darvi i dettagli prima dell’estate.
m.
“L’osservazione è che Milano, nonostante tutto, è pur sempre il centro della pubblicità italiana”.
Sicuro sicuro?
In base a quali parametri?
In base ai parametri che siccome che c’è la nebbia, nun vedono unca’.
Milano=pubblicità
Roma=cinema
(va meglio a Roma anche se certe ultime produzioni…)
Semplicemente per una questione di sedi aziendali e d’agenzia.
Non mettetela sul piano polentoni-terroni che è fin troppo banale.
Sul fatto che Milano sia il centro non so, in passato alcune grandi (grandi!) agenzie dove ho lavorato a Roma, con i clienti di Roma mantenevano le perdite di Milano, vedi tu… e cmq non è che noi non esistiamo, non ti sto parlando di agenzie di pubblicità in provincia, che so, di Potenza! Ma sono felice che stiate pensando a qualcosa che possa arrivare fin qui, perché qui ci siamo, siamo tanti, e vogliamo unirci a voi per tutte le cose belle che questo lavoro ancora ci può dare. Non ghettizzateci
Milano=pubblicità
Roma=cinema
Non mettetela sul piano polentoni-terroni che è fin troppo banale.
Ha ragione: evitiamo i luoghi comuni.
Nahhh, mo’ si scopre che Spoony è “de Roma”.
E io che speravo di poterle offrire un “ape” all’ombra della Madunina!
ahahaha; Posy, sono romana di Roma! Da generazioni. : )
Posy, ritenta con un bicchiere di vino alla luce del tramonto al Circo Massimo…
Io nei miei giri di colloqui (fatti grazie a paccate di mail inviate) ho sempre trovato DC gentili e sono stato tra le agenzie più grosse, ho avuto la possibilità di fare anche più colloqui con i vari DC ed executive nella stessa agenzia e mi hanno dedicato sempre un tempo a mio parere giusto. Devo riconoscere che la storia del “ti assumiamo” e che poi salta tutto da un giorno all’altro è vera, a me è successa 3 volte in poche settimane. Cosa fare? ricominciare a proporsi trovando il modo giusto per farsi notare, il primo prodotto che dobbiamo saper vendere è noi stessi poi il portfolio.
si è vero il primo prodotto che dobbiamo saper vendere è noi stessi. ultimamente bisogna fare cose strane per riuscirci ma questo è il mercato. e si sa il mercato è santo e immutabile e noi lo veneriamo.
soprannominarsi sara tommasi e parlare di saper vendere sè stessi è al quanto bizzarro. Tenendo conto che lei lo fa benissimo.
perché bizzarro? perfettamente logico invece
Se mi consentite una testimonianza concreta e di esperienza reale, sono nato a Milano dove ho lavorato e vissuto fino a 31 anni. Poi, siccome preferisco la provincia, mi sono trasferito prima a Saronno (Varese) e successivamente a Lido di Camaiore (Lucca). Ho lavorato moltissimo con agenzie e clienti di provincia, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Veneto, Marche. Ho avuto occasione di lavorare anche con agenzie e clienti romani.
Milano è brutta e nebbiosa, in provincia si vive bene ed è bella. Però quando si tratta di lavorare e fare le cose, Milano è anni luce avanti a tutto il resto d’Italia, compresa Roma. La Brianza, a 15 km. da Milano, è già un altro pianeta rispetto a Milano.
Il grosso della pubblicità italiana si fa a Milano. In ogni capoluogo di provincia italiano ci sono ottimi studi e ottime agenzie pubblicitarie, fra cui almeno una o due ben strutturate per ogni città.
Però Milano rappresenta da sola almeno il 50-60% della produzione pubblicitaria italiana. È vero, come ha scritto qualcuno, che ci sono agenzie romane più grosse o più redditive della loro consorella milanese, però sono eccezioni, non la regola.
La situazione a Roma è un po’ differente, fattelo dire da chi ci vive da sempre e chi ci lavora da più di 10 anni! Il “milanocentrismo” non fa bene. Siamo sempre stati considerati i cugini poveri, ma solo da chi pensa che la Milano da bere esiste ancora e vive e vegeta per i premi e premietti di cui la nostra categoria è riempita per alimentare ego e luoghi comuni…
Guardate che la questione è trita, ritrita ed eziamdio
anacronistica.
Ormai anche Milano è una periferia di altri centri pubblicitari di elezione.
Se non dal punto di vista creativo in senso stretto, di certo lo è da quello economico: ormai sono le holding straniere a tenere per le p…. il 90% delle strutture milanesi e italiche.
(E la conseguenza prima e peggiore è che gli AD si preoccupano più della riga del bilancio di fine mese o trimestre che della qualità del prodotto pubblicitario o della vivibilità in agenzia).
Posalaquaglia, è tristemente vero. Vengo fresca da esperienza al centrale all’estero della mia vecchia agenzia multinazionale. Per il centrale noi “locali” siamo numeri e non gliene frega minimamente neanche a loro di troppe cose che per me invece sono importanti. Ecco perché sono felicemente tornata alla base (oltre che per una carbonara come si deve!) e chissenefrega se tutti mi danno della matta…tanto è da una vita che me lo sento dire
Ma quello che succede con questa centralizzazione e le holding straniere nel nostro settore accade dappertutto, è conseguenza di quella che chiamano “globalizzazione”, o mercato libero, o progresso. Secondo me c’è bisogno di un passo indietro o, insieme alla morte della mia amata Europa, il mondo esploderà. NOn c’è più nulla di sostenibile con i modelli che abbiamo.
tbwa
publicis
saatchi
ogilvy
lowe
queste agenzie in Italia sono tenute in piedi dai clienti della sede di roma.
Senza di quelli, sai che botto.
Solo che Milano deve essere sempre “in” per politica. La realtà invece, è che gli sghei non ci sono più sotto la madunina. e questo fa paura
McCann!
Un piccolo contributo alla interessantissima querelle Milano/Roma (le palle mi si sono scquacquarellate alla terza riga del primo paragrafo) offerto da uno che qualche volta nella vita sta di qua e qualche volta di là.
Procter, Unilever, Eni, Enel, Poste, Ford, Nissan, Toyota, Renault, Opel, Avis, Hertz, Maggiore, Bnl e banche varie tra cui Unicredit che a Milano ha la direzione generale, assicurazioni, Wind, Alitalia e tutte le compagnie aeree, Algida, Esso, Q8, Api/Ip, Uliveto/Rocchetta, Ferrarelle, American Express, Angelini, Abbott, Pfizer, Sisal. Una parte di Telecom (Impresa semplice e qualcos’altro). Tutti i ministeri. Tanto per dire i primi nomi che mi vengono in mente che sono a Roma.
Molti a Verona (Bauli, Paluani, VW con tutto il gruppo nel gran palazzo, Glaxo) e qualcosa a Torino oltre Fiat, Ferrero e Lavazza ovviamente.
Rileggendomi, la domanda che pongo a me medesimo è: ma che cacchio ce vengo a fa’ a Milano du’ giorni a settimana?
p.s.Il cinema a Roma è morto da un pezzo. Però c’è Boris.
In realtà il Consiglio Adci sta lavorando affinché Il Grande Venerdì di Enzo abbia luogo in contemporanea a Milano e Roma, il 4 maggio.
Paola Manfroni è ben lieta di occuparsene e sono certo che riceverà un grande supporto, anche da chi scrive in questo blog.
Perché non siete dei chiacchieroni. Vero?
Grazie in anticipo e buon weekend
massimo guastini
(DD mi hai bannato? non riesco a postare commenti con l’id wordpress. Ma mi succede solo qui.)
Les Matins, il cinema a Roma non è morto. Diciamo che semmai è buttato li così, un po’ “a cazzo di cane”.
Chiarimento: non intendevo dire che Milano è la città più bella del mondo (e infatti me ne sono andato da tempo). Solo che dal punto di vista strettamente lavorativo è più avanti e più efficiente del resto d’Italia. O almeno del resto d’Italia che ho visto io. Che poi Milano, con il resto d’Italia, sia ampiamente indietro rispetto all’Europa, siamo perfettamente d’accordo.
Per quel che riguarda Roma: la mia esperienza lavorativa di Roma non è estesissima. Però ho fatto delle riunioni a Roma (al CNR, mica paglia) che mi sembrava di essere nel film “Totò, Peppino, e il portale Internet”. Pregiudizi di un polentone? Può darsi. Però mi ricrederò quando il Ministero dell’Economia abolirà le marche da bollo. Detto questo, io vivrei più volentieri a Roma che a Milano.