Come ho scritto qualche giorno fa, dall’inizio dell’anno almeno una dozzina di persone mi hanno scritto per avere informazioni sui consulenti del lavoro. Ho chiesto a una di queste persone di raccontare la sua esperienza.
“E’ stato grazie a Bad Avenue che ho trovato il coraggio di aprire un contenzioso col mio ex datore di lavoro. E quando ho varcato la soglia dell’ufficio del consulente ogni dubbio è scomparso, lasciando il posto a un gran desiderio di giustizia e dignità, e alla voglia di andare fino in fondo.
Sono pubblicitario da quindici anni. Ho sempre avuto un rapporto sano con il lavoro, concedendo ai miei superiori quanto basta durante i periodi di urgenza, ma anche difendendo con decisione i miei spazi e il mio tempo libero. Forse anche per questo sono ancora felicemente sposato, ma questo è un altro discorso.
Da quasi tre anni a questa parte, dopo l’ennesima ristrutturazione, sono entrato a far parte del popolo degli atipici. Contratti a progetto o a tempo determinato? Non mi sono mai preoccupato di coglierne le differenze. Accettavo quello che mi mettevano davanti. Quando hai famiglia le priorità non sono quelle di spulciare tra cavilli burocratici e articoli legislativi.
A dicembre, dopo mille promesse, sorrisi e pacche sulle spalle, ma soprattutto dopo tanto impegno, ho ricevuto la notizia che l’azienda dove stavo non avrebbe convertito il mio contratto a progetto in contratto di assunzione. Anzi, veniva anticipata la recisione dello stesso, lasciandomi incredulo e stordito.
Solo due mesi prima il mio capo aveva verbalmente confermato la sua intenzione di proseguire la nostra collaborazione mettendomi nella condizione di rifiutare una proposta da un’altra azienda. Non c’era un’impegnativa scritta. Ma le cose tra noi andavano bene. Che motivo avevo di dubitare di una persona tra l’altro così gentile e simpatica?
Quella sera sono tornato a casa e non ho detto nulla a mia moglie. Avevamo iniziato a fare dei progetti in previsione della mia integrazione a tempo indeterminato. La sensazione che ho provato è stata, di primo acchito, devastante.
Dopo una settimana dalla buona nuova mi sono trovato per caso su un post di Bad Avenue, quello sui licenziamenti. Solo in quel momento ho capito che il mio ex datore di lavoro raggirava la legge e approfittava della mia ignoranza. Non avevo idea che un contratto a progetto fosse da interpretare alla lettera: una commissione precisa di un unico obiettivo da raggiungere senza obblighi di orario.
Ma il passo che da lì mi ha portato nell’ufficio del consulente del lavoro non è stato breve.
Mia moglie ha sempre avuto un atteggiamento eccessivamente conservativo. Considera una richiesta di risarcimento qualcosa di losco. E poi andar per avvocati è inquietante per chi non ha esperienza. La legge, nel nostro paese, lo sappiamo tutti come va. Chi ha più soldi vince.
Anche io mi sono fermato un secondo a riflettere se il mio non fosse un modo poco corretto per farmi un po’ di soldi. Mi ritengo una persona onesta e voglio guadagnare con merito ogni moneta. Mi hanno sempre fatto schifo i furbi e i furbetti. Però dopo un’attenta riflessione mi sono accorto di quanto ero stato preso per i fondelli, di quanta falsità si era macchiata la direzione del personale. E mi sono accorto che in realtà i modi gentili del mio capo avevano sempre nascosto un naturale talento per la manipolazione.
In questi anni di precariato ho trovato solo aziende che surfano sulle onde della speranza e dei contratti atipici. Ho sempre svolto il mio lavoro con impegno e responsabilità, ma di fronte allo squallore di questo panorama politico e professionale ho deciso di dire basta.
Andrò fino in fondo, e vi invito a fare altrettanto. Non lasciate che il tempo lenisca la vostra voglia di giustizia, o moderi la vostra rabbia. Riprendete il vostro tempo, il vostro denaro. Lottate per lavorare. La crisi c’è per tutti, non possiamo essere sempre noi il capro espiatorio. Aprite gli occhi e osservate i vostri dirigenti, provate a immaginare i loro stipendi faraonici. Loro non sono toccati dalla crisi? I sacrifici non dovrebbero essere per tutti?
Ora basta.
Un saluto,
Guy Fawkes
P.S. come ho conosciuto D.D? Circa un anno fa, un dirigente di una grossa agenzia di pubblicità parlava con un suo amico, diceva: “quel blog è pericoloso, rovina il clima aziendale”.
P.P.S. Spero che tra poco inizi la stagione degli straordinari non retribuiti. Un altro capitolo che prima o poi la categoria dovrà affrontare.”
Butta la basta! Lo sapevate che Fiat, per tenere ‘aperta’ Chrysler ha ottenuto di far lavorare gli operai al 50% del salario? E a Sergio Marchionne, pochi giorni fa, gli han dato 50 ml di Euro di premio. Che fa pensare a quanti ne ha fatti l’azienda. Che fa pensare alla lotta di tasse. A me.
Anch’io tre anni fa per abuso del contratto a progetto mai convertito in assunzione (malgrado le reiterate promesse) mi sono portato a casa quasi un anno di stipendio per non far causa all’agenzia, il tutto assistito gratis dal sindacato. Ora come art freelance lavoro di meno, mi stresso molto di meno e guadagno di più.
Mi chiedo: e se tutti quelli che lavorano a progetto in agenzia, facendo orari e lavori da dipendenti, facessero lo stesso? Guardate che la legge è dalla vostra, è facilissimo dimostrare l’abuso – bastano un paio di mail dove ricevete ordini o anche la testimonianza dei colleghi – e vi pigliate dei bei soldi sacrosanti per tutti i mesi o anni senza ferie pagate, tredicesima, malattia ecc… senza nemmeno andare in causa, basta lo spauracchio per far calare le braghe ai datori di lavoro.
Il vero problema è che tutti si lamentano ma il coraggio di ribellarsi (che poi si tratta solo di chiedere il rispetto della legge, mica chissà che “rivoluzione”) ce l’hanno davvero in pochi… la verità è che la maggior parte dei creativi sono spaventati a morte dal ricatto “guarda che se mi fai causa poi non lavori più”… ebbene sono solo palle da parte dei datori di lavoro e facili alibi per continuare a farsi schiavizzare da parte dei creativi! Se avete un buon portfolio e sapete fare bene il vostro lavoro di offerte ne avrete sempre, io mi son messo a fare il freelance per scelta ma ho ricevuto anche offerte per posizioni interne in altre agenzie (rifiutate perché in sto schifo di sistema erano sempre a progetto… del resto perché offrire assunzioni quando possono mettertela in quel posto col progetto?).
Insomma il consiglio che dò a chiunque sia a progetto in qualunque agenzia è di alzare subito il culo e andare al sindacato… se invece scegli di scuotere la testa e tenerla bassa sul tuo pc, almeno smetti di lamentarti che la colpa dello stato delle cose è anche e soprattutto tua.
stesso tuo lavoro, stessa tua situazione e stessa tua soluzione! Freelance per sempre!
Alzate la testa e fatevi rispettare!
questa lettera, o meglio la storia mi hanno fatto davvero incazzare……andiamo tutti dall’avvocato!
Sono contento che per voi pubblicitari ci sia Bad Avenue a difendervi ed aiutarvi.
Io sono un fornitore.
Si, un fornitore vostro, uno di quelli che produce “cose intellettuali” per le agenzie di pubblicità, o forse dovrei dire per quella illegalità legalizzata che sono le agenzie di pubblicità. Uno che tutti i giorni deve mettersi in gara al ribasso con due, tre, quattro o cinque altri fornitori come lui, senza garanzie.
Uno che deve ripetutamente farvi i favori per fare uscire le vostre cagatine a Cannes. Se mai riuscirete a prendere almeno una shortlist a Cannes.
Uno che deve aspettare un anno e mezzo per essere pagato, quando ha già anticipato iva e tasse e stipendi.
Beh, cari miei, prima di lamentarvi su come vi trattano i clienti, delle gare non retribuite e quanto altro scrivete, vergognatevi e preoccupatevi di come voi stessi vi comportate con i vostri fornitori.
Patapum
Patapum, hai sbagliato post.
oltre che post anche persone, per pagamenti in ritard oparla con AD e financial nncon creativi precari o a progetto che se anche volesser pagarti di tasca loro nn hanno nemmeno gli spicci.
E’ il nostro sistema economico a permetterlo caro Patapum. Non è colpa delle singole aziende.
La nostra economia si regge sul sistema del DEBITO, quando una tessera cade si trascina tutte le altre in un assurdo effetto domino.
Ci vorrebbe una legge che rendesse obbligatorio il pagamento dei debiti a FINE MESE, altrochè, non si può più sostenere un’economia basata su denaro “immaginario”.
Sia ciò detto da ignorante assoluta in materia, il mio pretende di essere banale buonsenso.
E’ giusto riscattare la propria professionalità e denunciare la strategia di sfruttamento attuata da anni dalle agenzie. Credo, però, che compito di tutti i creativi (fornitori compresi) sia anche, e forse soprattutto, quello di riscattare la nostra professione in genere.
A commento di un post precedente di DD, quello sul licenziamento di Marco Carnevale, avevo provato a dire che il futuro della creatività da tempo non è più nelle agenzie. Ma nelle mani di copy, art, producer, registi, sound designer etc…, che sono i veri titolari del lavoro creativo.
In questi anni è stato sempre più evidente, almeno nella mia esperienza di free lance, come una importante soluzione sia quella offerta da una rete di creativi affidabile e capace di rapportarsi direttamente con i clienti. L’alternativa al passato è un nuovo approccio più aperto e coraggioso. Basta con il clima lavorativo tenebroso delle agenzie e la falsa coscienza che fa chiudere i discorsi con un “è così che vanno le cose”. Il cattivo gioco non è più mascherato dai buoni visi. Tutto è molto chiaro. Oltre a difendere se stessi, come è stra-doveroso, è quanto mai necessario proteggere il lavoro creativo. Personalmente mi sembra che la partecipazione sia la strada migliore.
E’ essenziale in questa prospettiva avere un rapporto di fiducia e di entusiasmo in primo luogo con i clienti che investono. Hanno fallito le vecchie strategie di inciuci e clientelismo perseguite dagli AD di agenzia. Sta ai creativi metterci la faccia, partecipare apertamente con una rete di professionisti e conquistare parti importanti del mercato.
Anche io sto percorrendo, non senza difficoltà, la strada della salvaguardia e della promozione della mia professionalità (e della mia dignità), dopo che mi sono svincolata dalle maglie strette del sistema (che non mi ha dato nulla, anzi, che mi ha rubato un sacco di soldi..perchè di questo si tratta Signori…).
Non potrei essere più d’accordo con voi che avete scelto di fare i free lance. Auguro a me e a voi tutta la fortuna possibile, perchè ci vuole anche quella. E auspico quella collaborazione di cui parla Spinelli dichiarandomi a completa disposizione!
info@bah-ideas.com
I consulenti del lavoro sono delle brave persone e magari vi aiutano, ma teoricamente dovrebbe esserci una entità statale incaricata pubblicamente della stessa mansione: è l’Ispettorato del Lavoro.
Che fine hanno fatto questi ispettori? Sono mai venuti a controllare nelle vostre sedi o nei vostri uffici?
Basta una telefonata, magari addirittura anonima, perché questi pubblici ufficiali vengano a dare una raddrizzata ai vostri datori di lavoro un po’ arrugginiti sulla normativa che dovrebbero rispettare; dopodiché dovranno assumere le persone che ne hanno diritto per legge e faranno perdere la voglia ai datori di lavoro di scherzare con i dipendenti. Gliela faranno perdere a colpi di zeri.
Chiamateli e spiegate la vostra situazione di volta in volta. Le leggi ci sono: fatele applicare.
Io inizialmente sono stata al CAF della Cigil (hanno pure un “centro donna”!). Mi hanno fatto perdere mesi avanti e indietro senza mai concludere nulla. L’addetta alla mia pratica c’era solo mezza giornata e in quella mezza non mi pare concludesse gran che, per non parlare di quando era a casa per la malattia del suo bimbo piccolo (sacrosanta, per carità) o quando era a farne l’inserimento al nido (a me è andata meglio che a lei, non avendo più un lavoro, non ho dovuto preoccuparmi mai di prendere permessi per questo genere di cose. La solita promessa del contratto a tempo determinato che si rinnoverà, e poi non si rinnova….e te lo dicono 15 gg prima…). Sicuramente è stata solo sfortuna, ho trovato un’impiegata poco sveglia.
Esasperata sono andata da un consulente del lavoro privato, peccato i termini per i ricorsi fossero scaduti nel frattempo e io sono rimasta con un palmo di naso: senza lavoro, senza maternità facoltativa, senza disoccupazione.
Perchè i contratti a progetto non vi danno diritto al sussidio per la disoccupazione, mentre quelli a tempo determinato sì, lo sapevate?
PS Non era un’agenzia, era una post produzione. Ah! Questa la devo dire: i geni avevano comunicato all’INPS il mio stipendio netto, non il lordo, così la maternità obbligatoria mi è stata pagata all’80% del netto, non del lordo, e c’è una bella differenza. Solo che io, allora, non sapevo e non capivo nulla di queste cose.
A me è successa la stessa cosa…
prima un contratto a progetto poi hanno fatto passare il tempo necessario (non si doveva insospettire nessuno!) per farmi un contrattino a tempo determinato di un anno con la promessa che alla scadenza sarebbe diventato indeterminato… invece viene prorogato di appena un mese… giusto il tempo per portare a termine un bel lavoro per una grande (grandissima!) azienda torinese… insomma, per non rimetterci la faccia con il cliente e dare continuità a qualcosa cominciato molti mesi prima.
E poi?
E poi bom. Grazie e arrivederci. “Sei molto brava non farai fatica a trovare un altro posto come art… io proverei qui”. E il DC mi indica due colossi fra Torino e Milano………….
Anche io avevo chiesto loro rassicurazioni sul futuro e stupidamente mi sono fidata delle loro parole e dei loro sorrisi.
Un anno prima mi era successo qualcosa di molto simile e quella volta portai l’agenzia davanti al giudice. Vinsi la causa, ne uscii comunque stanchissima e delusa.
Questa volta no. Niente sindacato, niente di niente. Non ne avevo proprio voglia.
Che delusione però.
Non è il semplice (semplice???) fatto di cambiare posto-agenzia… è COME SI VIENE TRATTATI anche se si è bravi professionisti: creativi – art nel mio caso – che si sono anche presi molti maldipancia, come andare dal cliente perché l’account da solo era bravo solo a portare la borsa con dentro il mac… e poi certo, andare agli avviamenti e perché no, firmare anche il “si stampi”.
Non sono mai stata una fanatica del “posto fisso per la vita”. Mi piaceva l’idea di conoscere nuove realtà lavorative, crescere, anche attraverso le arrabbiature e attraverso i meriti che ti venivano riconosciuti.
E adesso?
Adesso bom. Non ci sono arrabbiature vere. Non ci sono meriti, se non quelli sull’onda dell’entusiasmo del cliente… poi però in un attimo finisce tutto e si deve ricominciare da capo.
E’ faticoso lavorare così, senza memoria.
Non ho la soluzione, è per questo motivo che non so se aprire la p.iva… o se continuare a “far finta di fidarmi” delle parole e dei sorrisini di certi personaggi che “giochiamo a fare l’agenzia di pubblicità… facciamo che io ero il pubblicitario (???) e tu… non lo so!?!”
… mioddio quanto ho scrittooo! Un abbraccio a tutti
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Ecco, va a finire che l’unico pirla sono stato io.
Sei o sette anni fa, dopo tre anni di contratto a termine annuale e rinnovabile, con un paio di mesi scarsi di preavviso mi viene garbatamente comunicato che il contratto stesso non mi sarà rinnovato.
Ho abbozzato e non ho fatto nulla; né avvocati, né sindacati, né proteste: perché?
Sarò estremamente chiaro e sincero: perché avevo accettato io stesso quel contratto a termine, conscio dei vantaggi (più soldini) e degli svantaggi (l’incertezza e la scarsa protezione) dello stesso.
Mettermi di traverso e invocare la mascheratura di un rapporto continuativo mi faceva sentire un po’ come quei furbastri che un tempo concordavano di affittare un appartamento accettando un “contratto fortesteria”, e due mesi dopo facevano causa al padrone di casa chiedendo l’equo canone. Delle merde, insomma.
Oggi, quando vedo il riflesso di certi colori rubizzi sul conto, mi capita, in effetti, di darmi del pirla. Ma, almeno, con la mia coscienza sono a posto.
E ora vi lascio, devo andare a vendere un pezzettino di coscienza per pagare l’assicurazione della mia Aston Martin.
Ad maiora.
Sopprimendo a fatica il mio istinto di chiamarti affettuosamente “Posy”…sai che ti dico? Che oltre a scrivere bene quasi quanto me
non ti si può proprio dare torto. Semplicemente, sei uno coerente e con un grande senso della dignità e dell’onestà.
Non che chi ha fatto causa non lo sia, ma l’esempio del contratto foresteria è calzante, direi!
con stima
Grazie Spoony, troppo gentile.
Con stima ricambiata.
Posy
P.S.: comunque, il complimento sulla scrittura almeno questa volta non me lo merito.
Rileggendo il mio post, ho notato infatti che – forse per la foga, forse per il rimpianto – ho scaraventato nel secondo periodo una consecutio un po’ tanto “disinvolta”. Chiedo venia…
ma i “riflessi di certi colori rubizzi sul conto” riscatterebbero qualsiasi cosa
Ragizzi scombiatevi i numieri e fatevvi unna scupata…E NON ROMPETE PIU IL CAZZO CON LA GRAMMATICA
“Ragizzi scombiatevi i numieri e fatevvi unna scupata…”
… e non dovremmo rompere più il c. sulla grammatica? Forse invece è il caso.
In quanto ai numeri, se Spoony è disponibile ,per me non c’è problema; come si fa, devo registrarmi su “incontribollenti.org”? …
@ A NOME DI TUTTI… ammazza quanto la prendi sul serio, che pesantezza! Forse sei tu che dovresti dedicarti di più al sesso..a quello non solitario né a pagamento, intendo…. ahahhahaha
Non dico che la filosofia di Posalaquaglia sia sbagliata, però è una questione di patti chiari. Se è un vero contratto a progetto, ben pagato, e hai altri cinque clienti con altri cinque progetti in corso, ovviamente è scorretto rivolgersi al consulente del lavoro per simulare di aver diritto a un contratto a tempo indeterminato. Ma se il contratto a progetto è del tipo “intanto così, poi vediamo”, magari anche malpagato, con abusivi vincoli di orario, con impegno a tempo pieno, con “n” lavori in corso all’interno del presunto progetto del contratto, il discorso cambia.
Perfetto, è proprio così.
Nessun professionista serio spera di trovarsi di fronte al “caso foresteria” per racimolare qualche mensilità… invece mi sembra che spesso si trovi a dover scegliere (?scelta?) l’unica via obbligata, ovvero quella del contrattino a tempo oppure a progetto che dovrebbe in seguito trasformarsi in qualcosa di più definitivo.
Se da subito ci dicessero: “ok ti va bene un contratto a progetto o a tempo?” senza nessuna delle garanzie che avremmo con un regolare contratto indeterminato e soprattutto senza l’illusione che quel contratto possa diventare qualcosa di più stabile, allora potremmo vendere meglio il nostro lavoro, farcelo pagare di più e pretendere di non “bollare la cartolina” come i nostri colleghi/e con la maternità, 13 o 14 mensilità, permessi retribuiti, straordinari, etc…
A me dopo il contratto a progetto (finto!!!) e quello successivo a tempo det. di un anno è stato proposto di aprire la partita iva… però sarei dovuta essere presente in agenzia 5 gg la settimana con le canoniche 8 ore quotidiane. WOW!
Pensavano che avrei accettato. Io invece pensavo all’assunzione che mi avevano promesso, agli impegni che mi ero presa, alla mia ingenuità.
Allora?
Dignità e onestà di chi?
Certo che è una questione di patti chiari.
E’ ovvio che se un datore di lavoro propone unilateralmente e fumosamente un contratto atipico come regola, e se ciò diventa la prassi consolidata, tutto diventa una truffa.
Però (e lo dico senza voler giustificare nessuno, beninteso) se un AD non può permettersi di pagare la quota contributiva di un contratto standard, e chi accetta un contratto a progetto è consapevole di ciò che sta firmando, non si può condannare nessuno dei due.
Anche un’agenzia in fondo è un’azienda con le sue inderogabili regole di bilancio e, alla fine del mese, la riga rossa o la riga nera fanno una bella differenza.
Per certi versi, di questi tempi è meglio un’agenzia con dieci persone a progetto, che un’altra con cinque assunti mentre altri cinque sono a spasso.
La differenza, ripeto, è nella consapevolezza reciproca che datore di lavoro e lavoratore (maremma zucchina, mi sembra di parlare come uno della FIOM…) siano d’accordo su quello che rispettivamente propongono e firmano.
Nel mio caso personale ero un DC a tutti gli effetti, non c’era alcun progetto ma una serie di clienti da seguire giorno dopo giorno, avevo orari flessibili solo sulla carta perché poi sapete tutti come va a finire con le urgenze, ma fin da subito mi è stato prospettato un certo tipo di inquadramento, che consapevolmente ho accettato e sottoscritto. E quando è finito non mi è sembrato giusto passare dalla parte di chi imbroglia.
Lo ripeto perché, come ho già accennato, di gente che è venuta a lamentarsi “a posteriori” ne ho vista anche troppa, e secondo me questo atteggiamento furbetto è tanto da condannare quanto quello di chi propone un contratto mascherato senza scoprire subito le carte in tavola.
Ricordatevi dell’esempio del “contratto foresteria”, e lamentatevi soltanto quando vi affittano un attico senza dirvi che è in realtà un seminterrato con cesso alla turca.
Ad maiora.
Posalaquaglia, nel caso personale che descrivi tu i patti erano tutt’altro che chiari: se, come scrivi, eri un direttore creativo a tutti gli effetti, per di più con vincoli di orario e molteplici lavori da seguire, allora il contratto a progetto era un abuso.
Gianni, mi spiace, continuo a non spiegarmi.
Sarà stato anche un abuso, ma io l’avevo accettato, con tutti i suoi onori e oneri.
Ero perfettamente consapevole di tutto, compreso il fatto che – a fronte di una forma contrattuale peraltro “impropria” – prendevo qualche soldo in più.
Che senso aveva, a posteriori, rimangiarmi il consenso?
“Però (e lo dico senza voler giustificare nessuno, beninteso) se un AD non può permettersi di pagare la quota contributiva di un contratto standard, e chi accetta un contratto a progetto è consapevole di ciò che…”
Già, ma come mai il povero AD non può permettersi di pagare un contratto standard comprensivo di contribuiti?
Te lo sei chiesto?
Prova ad avanzare qualche ipotesi.
Von Hayek, non ti sei chiesto se io me lo fossi chiesto?
Di ipotesi ne ho d’avanzo, una tra tutte la necessità di restare formalmente sotto la quota dei 15 dipendenti, per i motivi che ben saprai.
E comunque ho portato alla luce la mia esperienza non certo per ricevere né medaglie né – al contrario – accuse di disonestà.
L’ho fatto solo per evidenziare che, in certi casi, ci possono essere effettive convenienze reciproche che non ha senso ribaltare poi, sia da parte del datore di lavoro che da parte di chi firma, consapevolmente, un contratto atipico.
(Tra un po’ metto un file audio in looping…)
posalaquaglia cerca elegantemente – come scrive bene!- di far passare che chi denuncia è un pentito, tutto qui. a presto
Ahia, no. Non travisiamo quel che volevo dire, per favore.
Poi non lo ripeto più davvero, ma qua non è questione di pentitismo (almeno con l’accezione giudiziaria odierna).
Se hai accettato consapevolmente norme atipiche, conscio che esse hanno rappresentato un vantaggio anche per te, non è da pentiti ma da furbetti (questo sì), appellarsi poi al diritto per scucire vantaggi supplementari che NON avevi concordato prima. Non mi pare difficile da capire, no?
Anzi, dirò di più: il “furbettismo” che suggerisce rivendicazioni pelose a posteriori è anche peggio di quello utilizzato da chi propone norme atipiche senza dirlo o farlo capire subito.
Passo e chiudo, non tiratemi più per la giacchetta, please.
Posalaquaglia sai perché il giudice a fronte di una vertenza da finta collaborazione (contratto a progetto o partiva iva che invece maschera subordinazione) da sempre ragione al lavoratore? Perché assume il principio che queste forme contrattuali sono svantaggiose a priori per il lavoratore stesso. Infatti puoi ripetere allo sfinimento la tua bella esperienza ma tieni presente, e accettalo, che ti hanno fregato.
Se lavoravi solo per loro ti hanno fregato.
Se lavoravi su tutti i loro clienti ti hanno fregato.
Se eri sempre in uffici ti hanno fregato.
Anche se ti davano una bella paga ti hanno fregato perché non hai avuto diritto una volta finita la collaborazione a una buona uscita e agli ammortizzatori, giusto?
NON ESITONO ACCORDI ATIPICI FAVOREVOLI SIA AL DATORE CHE AL LAVORATORE. Il lavoratore è sempre in posizione di svantaggio, dall’inizio del rapporto (perché se non accetta le condizioni proposte non lavora) alla fine, questo tien presente il giudice alla vertenza. Fattene una ragione anche tu.
Io sono sotto contratto a progetto da 5 anni.
Ovviamente, nei fatti, sono un lavotore subordinato.
Faccio l’art in un’importante agenzia multinazionale.
Qualcuno ha esperienza, o conoscenza, di contratti a progetto così lunghi?
Lia sì, io conosco una persona, stimata dal cliente, che da 4 anni è a progetto, ma guadagna molto di più che se fosse a contratto det. o indet., quindi è una sua scelta, nel senso che l’ha accettato di buon grado.
Sfido un proprietario e/o un direttore creativo di un’agenzia, piccola o grande che sia, a dichiarare pubblicamente che nella sua agenzia i contratti di lavoro sono TUTTI perfettamente a norma di legge, in particolare non ci siano contratti a progetto o partite IVA che mascherano rapporti di dipendenza.
Personalmente lavoro nel settore da circa sette anni e non conosco NESSUNA agenzia con questo requisito, tutte hanno almeno una persona a progetto (alcune perfino stagisti o persone a nero) che lavora a tutti gli effetti come un dipendente, su tutti i clienti dell’agenzia, con orari d’ufficio e completa subordinazione.
Voglio vedere se ce n’è UNO, solo UNO.
Embè? Li vuoi giustificare perché lo fanno tutti?
Esattamente il contrario, non ne giustifico nessuno: siccome sono tutti fuorilegge, volevo vedere se c’era almeno un proprietario di agenzia onesto. Io non ne conosco nessuna che abbia tutti ma proprio tutti i lavoratori in regola. Chi ha scritto sotto ovviamente non vale, se non dite chi siete e il nome dell’agenzia.
Che c’è, avete paura di sputtanarvi dichiarando di essere onesti? Bel paese in cui viviamo!
x Guastini: chi sia io non importa, importa la mia domanda che mi sembra precisa e circostanziata e tocca un nervo scopertissimo. A proposito, la tua agenzia è in regola coi contratti? Niente gente a progetto che fa il dipendente?
Almeno uno c’è, sono io: piccola agenzia, otto persone, di cui cinque dipendenti regolarissimi. Ma lo dico con tristezza, non con orgoglio, perché tutti dovrebbero fare così.
Sfidare significa uscire dai ranghi e guardarsi in faccia. Se tu sei pronto a farlo, io ci sono.
Ciao
m.
Da esterno, mi sembra che tu abbia torto.
Ti è stata fatta una domanda precisa.
In quanto socio di un’Agenzia e per la carica istituzionale che occupi all’interno del mondo dei creativi sei assolutamente tenuto a rispondere.
Von Hayek,
a me invece non pare di avere torto. In ogni caso sì, ritengo di essere in regola. “Ritengo” perché compro all’esterno la competenza in materia. E sino a oggi non ho avuto problemi di nessun tipo. Ma potrebbe essere stato solo culo.
Ne approfitto per anticiparti che entro fine marzo organizzerò un incontro in diretta web con un consulente del lavoro. È uno dei nomi che ho indicato anche allo stesso DD quando mi ha scritto chiedendomi chi utilizzassi.
Lo scopo di questa diretta web sarà permettere a tutti quelli che hanno quesiti o idee confuse di approfondire un argomento sicuramente complesso. Penso che l’appuntamento sarà il 27 marzo alle 20.
Ciao
m.
Esternalizzi, quindi.
Però non sei in grado di dire se i servizi che compri sono stati prodotti rispettando le regole.
E’ una lacuna da colmare, mi sembra.
Un’altra è qui. Agenzia piccola, sette persone, di cui cinque a tempo indeterminato e due, i titolari, che non si prendono uno stipendio da mesi. Cambieremo sede prossimamente per comprimere le spese, resisteremo finchè potremo, continueremo a lavorare per clienti senza visibilità e futuro ma però paganti. Finchè riusciremo. E lo dico anche io con tristezza.
Ma attorno a me vedo agenzie composte da due account e un sottoscala in periferia che lavorano per clienti molto visibili e conosciuti, sottopagano o non pagano i free e accettano listini imposti degni di una provincia lontana dell’ Orissa.
Invece siamo a Torino.
Posalaquaglia, ho capito il tuo punto di vista. Però a mio parere il caso che descrivi si configura più come un caso di “onore fra fuorilegge” che correttezza e coerenza. Non dico che sia indispensabile attenersi sempre rigidamente alla legge, però se si fanno dei patti “fuori legge” (il caso del tuo finto contratto a progetto lo è) c’è sempre la possibilità di cambiare idea e ricorrere alla legge.
Vent’anni fa m’è capitato un caso analogo di “coerenza/incoerenza”: un cliente si era offerto di pagarmi in nero una consulenza (senza vincoli di orario, un giorno alla settimana): 500mila lire al mese, in contanti perché il tipo aveva molta liquidità , non voleva fatture di fornitori e non voleva crediti iva; sei mesi dopo mi ha detto: guarda, la mia situazione fiscale è cambiata, ho bisogno della fattura dei 3 milioni che ti ho dato. Aggiungi l’iva e fammi la fattura. Io ho fatto buon viso a cattivo gioco, e ho fatto la fattura, perché comunque il cliente, anche se aveva cambiato le carte in tavola, era nel suo diritto. Salvo qualche cinquantamila lire quando ero giovanissimo, è stato l’unico caso di pagamento in nero (poi abortito) che ho mai avuto.
Gianni, non so che dirti. Continua a venirmi in mente il paragone con il contratto foresteria.
E continuo a sentirmi a posto con la mia coscienza, molto più che se mi fossi comportato da “pentito” e avessi denunciato il tutto.
E’ stata una scelta congiunta e nessuno ha mai pensato di cambiare idea in corso d’opera.
In pratica, per restare nel campo dei paragoni immobiliari, abbiamo stipulato un contratto “a patti in deroga”. E siamo stati ai patti entrambi.
Se qualcuno un giorno vorrà, ci denuncerà in solido.
Per intanto, in questo caso, io resto orgoglioso di essere (forse) fuorilegge ma di dormire bene la notte.
A mio parere è alquanto emblematico che solo, o quasi, le piccole agenzie abbiano il coraggio di essere oneste e leali con i propri collaboratori/dipendenti.
Ne sono l’esempio i due post precedenti.
Nelle grandi agenzie è praticamente impossibile (ne conosco una però, anche se non è propriamente un’agenzia creativa) trovare realtà del genere. Perchè? Perchè le piccole agenzie, sono più concorrenziali, e in pochi, si crea quell’ambiente che veniva definito “conduzione familiare”.
Nelle grandi agenzie e ancor di più nei network internazioni, siamo il più delle volte kleenex.
Il conoscere i figli e anche la rata del mutuo o lo stipendio della moglie o del marito dell’account o del copy agisce da deterrente, certo. Ma la situazione diventa comunque insostenibile di fronte a prezzi imposti dai clienti e accettati da strutture composte solo da commerciali che chiamano, e forse pagano, free sul mercato. In questo credo che le grandi agenzie si siano adeguate prima di noi, comportandosi nello stesso modo con i loro collaboratori interni. Una strada che sul lungo periodo non porterà da nessuna parte purtroppo. Posso dimostrare in qualsiasi momento quanto dico, naturalmente non ad utenti anonimi.
sì, però il datore di lavoro non dovrebbe sapere i cavoli tuoi, è controproducente: deve trattarti ugualmente sia se sei economicamente non dico solido ma almeno solvibile, sia se sei con un mega mutuo e due pargoli. A meno che non ci siano casi umani, per carità, e allora si dovrebbero mettere davvero una mano sulla coscienza. Se ne avessero una.
Con la testa sono d’ accordo con te, ma da titolare di una piccola agenzia mi pongo l’ obiettivo quotidiano di migliorare la qualità del mio lavoro, e fare a meno di professionalità con 15/20 anni di esperienza e storico sui clienti la vedo ancora come una perdita importante, non come un risparmio.
Io sono a progetto da più di 5 anni, pagato meno di un indeterminato, ma senza alcuna libertà di gestione del tempo. Impazzisco di rabbia ogni singolo giorno, ma che posso fare? So benissimo che nessuno mi farà mai un contratto diverso e che comunque nessuno lo userà mai legalmente. So benissimo che andando da un consulente del lavoro avrei il coltello dalla parte del manico, ma a quale prezzo? Non lavorare mai più? Personalmente, l’ultimo contratto a tempo indeterminato l’ho visto fare nel 2008. E di contratti a progetto usati legalmente non ne ho proprio mai visti.
se ti consola io ho visto un furbetto fare causa in due agenzie di fila. il furbetto lavora ancora, in una nuova agenzia che gli ha dato fiducia. Fatti valere, nessuno può tutelarti se non sei tu stesso a farlo.
Scusa ma non è un furbetto. Se fai causa e la vinci significa che la legge è dalla tua parte e nel torto c’è il tuo datore di lavoro disonesto. I furbetti sono quelli che non la rispettano la legge, non chi pretende che venga rispettata.
la questione è semplice: parliamo di junior: le agenzie ti propongono 2000 al mese cococo.
tu dici no voglio l’assunzione anche ameno: le agenzie ti danno 1400 da assunto.
poi vissuto sulla mia pelle finita la prova dell’inde a 1400 ti dicono: ok mannpossiamo confermarti, possiamo farti un cococo allastesa cifra, seno a casa, quindi finisci cornuto e mazziato.
Quoto in pieno
ma infatti mi spiegate perché ancora siete fissati sui contratti a tempo indeterminato o determinato? A parte ferie e malattia, per carità, ma non garantiscono nulla ormai.
Se è per il mutuo, ormai le banche non lo danno più neanche ai propri dipendenti con la stessa facilità di prima, figuriamoci a noi… ormai è tutto uguale, allora tanto vale puntare sul portarsi a casa più soldi. Non so, ma io quest’ansia da contratto non l’ho mai avuta…
Tredicesima, quattordicesima, contributi, permessi e ferie retribuiti, non ti possono cacciare quando vogliono, buonuscita… ti bastano?
sbagliatissimo invece, sbagli prorpio tutto. se sei determinato o indeterminato hai ddiritto a indennità di disoccupazione incaso di tagli, e prima di tagliare te cmq tagliano tutti i cocopro e determinati fossero pure bravi come david droga.
quindi ragazzi puntate all’indeterminato per forza. possibile che nncapite che il coco pro vissuto così è una truffa clamorosa? se lo accettate accettatelo a non meno di 3000 netti al mese. A meno sappiate che guadagnate meno, molto meno di un mulettista del triveneto.
Trovami un junior che prende 2000 euro con contratto a progetto. Uno.
io, eccomi
Caso isolato. Non fai testo.
nnso tu cosa inetendi per un juniro perchè oggi ci si definisce seniro dopo 3 anni d iesperienza e dopo 5 (finti) direttori creativi). io per junior intendo con dai 2 ai 5 annidiesperienza. e ditemi che chi lavora da 5 anni ed è bravoo nn può ambire a 2000 euro cocopro.
Un junior co co pro a 2000 euro?
non ci credo nemmeno se lo vedo.
il coco pro è prorpio untipo di contratto che ha rovinato una generazione intera cissuta così cioè con obblighi da dipendente.
il coco pro funziona se davvero lo si applicalalalettera ma così è una truffa ai danni del lavoratore inprimis e di tutto ilsistema. secodno me dovrà essere ericordata nella storia con lo stesso sdegno delle leggi raziali giuro.
@badboy
Ripensandoci, e premetto che sono daccordo con te che il cocopro è la truffa del millennio, dove lo proprongono un contratto a 3000 euro netti al mese? A me pare che gli standard siano mooolto al di sotto….
be se sei un senior vero a cococpro è un affare, se sei un ccreative client repsonsable è addirittua regalato. 3000 ccopro all’agenzia costi come 19oo inde faiun po te i tuoi conti.
gli standard dei professionisti veri e seri nnsono sotto anzi sono molto sopra.
non lo so, la disoccupazione non la chiederei perché pur di non restare disoccupata mi invento qualcosa, non mi piace campare alle spalle di qualcuno. Ma capisco di essere un caso a parte. Dove posso cambiare il mio indeterminato con un cocopro a 3000 euro???? e cmq ho visto tempi indeterminati essere licenziati prima dei cocopro….
beh non è esattamente così: la disoccupaione te la danno se hai pagato le tasse quindi sono anche soldi tuoi. E restare a casa senza preavviso con un miutuo da pagare non è l’ideale. Certo non ci si può cullare sugli allori, ma purtroppo il lavoro non ti salta addosso il giorno dopo che sei statolicenziato quindi non facciamo passare il messaggio che chi percepisce la disoccupazione campa sulle spalle degli altri perchè non è così.
“non mi piace campare alle spalle di qualcuno. Ma capisco di essere un caso a parte.”
A costo di leggere commenti che (peraltro invidiosamente) suppongono che stiamo cercando di infrattarci
, ti posso dire che siamo almeno in due.
per me campare alle spalle degli altri è anche il non essere produttivi. Opinabilissimo, ma è la mia concezione di vita. Però capisco che è più facile parlare se non hai un mutuo (ma forse non lo ho mai acceso proprio per questo?).
@Posy: ma che ce frega degli altri, pomiciamo qui, in pubblico!
@bad boy
“sbagliatissimo invece, sbagli prorpio tutto. se sei determinato o indeterminato hai ddiritto a indennità di disoccupazione incaso di tagli, e prima di tagliare te cmq tagliano tutti i cocopro e determinati fossero pure bravi come david droga. quindi ragazzi puntate all’indeterminato per forza.”
però bisogna specificare che il tempo indeterminato è tutelato nel modo che dici tu solo se ci sono più di 15 dipendenti assunti. Io avevo un indeterminato e sono stata mandata a casa con 15 gg di preavviso. nessuno è stato licenziato prima di me: né cocopro, né determinati, né stagisti. Hanno mandato via me perchè io costavo di più, stop.
esatto… come volevasi dimostrare. Purtroppo.
C’è anche il fatto che se sei a progetto possono farti lavorare quanto gli pare, serate, notti, weekend, Natale, Pasqua, Ferragosto ecc… e inchiappettarti le ferie, non darti i permessi, lasciarti a casa per malattia, gravidanza, qualsiasi cose.
Insomma Spoon non diciamo stronzate, uno è progetto attualmente è solo uno stagista-schiavo coi contributi, senza nessuna tutela. La dignità del lavoro passa da un contratto a determinato o indeterminato ma di assunzione.
io a tempo indeterminato mi sono fatta notti, serate, weekend, pasqua e anche ferragosto. se c’è bisogno di lavorare lo faccio, a prescindere dal contratto, ma basandomi solo sul mio senso di responsabilità. Poi sta a te saperti far rispettare e avere ferie e malattia anche con un cocopro….si può.
veramente mi risulta che senso di responsabilità o no in agenzia ci si sta indipendentemente dal proprio contratto. non ho mai visto gli assunti che vanno a casa prima dei progetti o viceversa o cmq non è quella la discriminante. ma quella storia si riassume in tre parole: straordinari non pagati: se li pagassero alle 18.30 max 19.00 sarebbero tutti in metro.
quando li pagavano non uscivo prima di aver finito, qualsiasi orario fosse.
“Poi sta a te saperti far rispettare e avere ferie e malattia anche con un cocopro….si può.”
Si, come nel far west. Con la pistola.
Io non vi capisco, davvero. Avere la disoccupazione non significa rubare i soldi o vivere alle spese degli altri: vuol dire ricevere indietro soldi che abbiamo già pagato NOI mentre lavoravamo, e che ci torna utile in caso di emergenza (gravidanza, licenziamento, invalidità, malattia, sfighe varie). Secondo me tutto questo bullarvi deriva da un subdolo lavaggio del cervello che avete subito, Sponn River, Posalaquaglia e compagnia cantante.
Come si fa a essere così miopi? Secondo voi qual è il motivo per cui i contratti a progetto costano meno ai datori di lavoro? Provate a fare la conta dei contributi che state pagando, e provate ad indagare quali saranno le conseguenze sulla vostra pelle a media e lunga scadenza. Certo più soldi fanno gola: ma è meglio un uovo oggi o una gallina domani? Voi avete l’uovo, gli indeterminati e i determinati la gallina.
Tutto il resto è trattabile, ma la dignità del lavoro no. E neanche la legge, se è per quello. Come a dire che non ti fanno lo scontrino al bar e tu pensi “si vabbè ma io non l’ho chiesto, quindi va bene così”. Andiamo avanti così, facciamoci del male.
A me dispiace per voi, perchè vi stanno fregando e voi non ve ne rendete conto, come vi hanno già detto. Anzi, ne siete contenti, pensate di essere meglio di altri: duri e puri a fare le notti in agenzia.
Se si spazzassero via questi falsi miti, già saremmo a buon punto.
Carissimi, un giorno vi renderete conto di dov’è la fregatura.
Buona fortuna, e lo dico senza alcuna ironia.
Silvia
Quoto Silvia qui sopra. Quello che mi spaventa davvero, da creativo junior, è vedere che moltissimi creativi (ma anche account, planner, ecc…) credono sia giusto anzi doveroso accettare contratti irregolari, orari assurdi, stipendi da fame, assenza di garanzie, promesse a vuoto ecc…
Ma volete capire che facciamo un lavoro a fini commerciali come qualsiasi altro e ci spettano le tutele che hanno tutti gli altri? Ma cosa credete che fare la pubblicità ai pannolini sia come lavorare per Emergency (dove peraltro credo i contratti siano rispettati)?
Sveglia, cazzo! Se volete fare gli artisti bohemien figli di papà andate a farlo fuori dalle agenzie nella vostra cameretta, in agenzia lasciateci chi vuole lavorare con dignità!
Secondo me né Silvia né Carlo hanno capito una beneamata ceppa del succo di tutto ‘sto discorso.
Qui nessuno si bulla, anzi: mi sembra che sia Spoony che il sottoscritto abbiano dichiarato di avere impiegato passione e senso della responsabilità per fare questo lavoro, indipendentemente dalla tipologia di contratto proposto.
Credo infatti che metterci impegno e buona volontà anche in condizioni critiche e poco protette non sia affatto una dimostrazione di cervello lavato ma, al contrario, un ottimo modo per dimostrare proprio quella dignità che invocate.
Nessuno ha mai negato che il nostro sia un lavoro commerciale e – almeno per quel che mi riguarda – figlio di papà “non lo nacqui”.
Se volete fare i sindacalisti a tutti i costi, o vedere solo l’aspetto polemico e rissaiolo delle cose, ci sarebbe molto da fare per voi a Termini Imerese. Non credo infatti che a Emergency vi vorrebbero. Bon voyage.
“Von Hayek, non ti sei chiesto se io me lo fossi chiesto?
Di ipotesi ne ho d’avanzo, una tra tutte la necessità di restare formalmente sotto la quota dei 15 dipendenti, per i motivi che ben saprai.”
Quella della soglia dei 15 dipendenti è un’ipotesi che viene avanzata nei casi più disparati e quasi mai si rivela corretta.
Se fosse vera, ci sarebbe un proliferare di contratti atipici nelle strutture al di sotto dei 15 dipendenti mentre si assisterebbe a una fortissima contrazione del loro utilizzo nelle strutture che questa soglia l’hanno superata da un pezzo.
Il che, al giudicare dai discorsi che leggo qui e da quello che sento in giro, non sembrerebbe proprio il caso.
@Posalaquaglia guarda, io di rissaiolo non ho proprio nulla nella mia persona. Figuriamoci!, conoscendomi finirei per prenderle e me ne guardo bene…
Ma mi dispiace, sei tu che non capisci.
Nessuno (almeno non io) sta mettendo in discussione la tua (la vostra) devozione, serietà e professionalità. Fate bene a fare tutto col cuore e seriamente, come se lo steste facendo nelle condizioni milgiori. Nessuno vi suggerirebbe di non agire in questo modo. Nessuno vi suggerirebbe di rifiutare il contratto a progetto, se non vi sono offerte alternative, perchè piuttosto che niente è meglio piuttosto, lo sappiamo tutti, ci siamo passati. Ma con tutto ciò, il progetto è una fregatura, fidati.
Te lo consiglio come fossi tua mamma: prova a ridimensionare un attimo la tua visione, per la tua convenienza. E poi continua a fare quello che fai ma con una consapevolezza che attualmente non hai.
E poi dai, non tiriamo sempre in ballo gli operai a sproposito. Attualmente sono una delle poche categorie consapevoli e protette dai sindacati, i quali si sono completamente scordati di un numero altissimo di altre categorie, casomai non te ne fossi accorto. Come già scrissi, se fossimo messi come gli operai di Termini Imerese, staremmo già messi meglio di come stiamo.
Dico che vi bullate perchè siete orgogliosi del non lagnarvi di una situazione di per sè illecita, e siete convinti di trarne persino beneficio.
E non vedete che mentre vi allungano 100 lire con la mano destra, ve ne sfilano 200 dalle tasche con la sinistra.
Rinnovo tutti gli auguri, sempre senza alcuna ironia.
S
Leggo solo ora, e anche io ho la sensazione che non abbiamo compreso appieno il senso del nostro (mio e di Posalaquaglia) discorso. Silvia, il fatto che non la pensiamo come te, oche siamo iperflessibili e felici, non significa che ci abbiano fatto il lavaggio del cervello. Abbiamo entrambi sufficiente cervello ed esperienza per poter avere le nostre idee, ti assicuro. E siamo liberi di averle, e di esprimerle. Ripeto, credo che il discorso non sia stato ben capito. E poi non è che se faccio le notti in agenzia sono contenta di default, lo sono anche se lavoro solo tre ore ma il prodotto delle mie tre ore mi soddisfa. Però se firmo qualcosa ne accetto oneri e onori, altrimenti, come già mi è capitato, non firmo. Punto. E a chi ha scritto che solo nel far west posso farmi rispettare con un cocopro, rispondo che non sa di cosa parla. O almeno, io ci sono sempre riuscita, sarà perché ho un caratteraccio? O forse sono anche un po’ brava? non so, ma il futuro non mi fa paura!
ciao a tutti.
troppi libri e film americani, insisto
che dire…mi dispiace per te! e soprattutto: ma che ti frega di me? Pensa alla tua vita, presa con tale e tanta intelligenza libertà e coraggio e lasciami in pace. Non è che critichi tanto l’approccio alla vita degli altri perché tu non ne hai uno tuo? Addio.
Anche io all’inizio ero serena nell’accettare il contratto a progetto, pensando: almeno guadagno di più. Poi ho capito sulla mia pelle quale fosse la fregatura (e anche che non stavo guadagnando di più).
Qui non è una questione di come la pensi tu e di come la penso io: possiamo discutere le nostre visioni della vita, ma questi sono fatti oggettivi.
E poi penso che tutto il discorso che fai sulla dedizione, la soddisfazione per il lavoro fatto, le notti in agenzia etc etc, siano quelli gli argomenti fuori tema. Qui si discuteva di altro.
E la cosa che è triste è che, almeno a me è parso così, tu sottintendi una specie di equazione di questo tipo:
recriminazioni di contratto = poca dedizione al lavoro, vivere sulle spalle degli altri
accettazione della condizione di contratto = serietà, dedizione e bravura
Non voglio minimamente questionare la seconda parte dell’equazione, non è questa la sede, non c’entra. Qui il discorso che si faceva riguardava l’illegittimità di certi contratti.
@iperflessibile e felici: semmai io ho una cultura classica e classicista, altro che roba americana! Ma perché se qualcuno è contento e sa farsi valere la cosa diventa un problema? Vivete meglio!!!
Riporto un pezzo tratto da un blog, perché non ho tempo stamattina di andare a prendere dei dati più precisi. Il disagio che emerge in questa discussione si inserisce in questo movimento di fondo, cioè in un sensibile aumento delle disuguaglianze, frutto del cambio di paradigma iniziato negli anni ’80, che hanno segnato il lento passaggio dal keynesismo al neo-liberismo.
“L’Italia è tra i paesi con più alta diseguaglianza, insieme con il Regno Unito e gli Stati Uniti. I paesi a maggiore eguaglianza invece sono quelli Scandinavi, mentre l’Europa continentale si colloca nel mezzo.
In una prospettiva di medio termine si osservano degli andamenti comuni tra le varie aree: negli anni ‘70-‘80 la diseguaglianza è rimasta stabile quasi ovunque, mentre invece è aumentata nel decennio ’90. Regno Unito e Stati Uniti sono delle eccezioni perché hanno sperimentato un aumento delle diseguaglianze in ambedue i periodi .
L’aumento della diseguaglianza negli Stati Uniti può essere spiegata da una serie di fattori: aumento delle differenze salariali tra i lavoratori a più elevata istruzione e lavoratori manuali; aumento in generale del rendimento dell’istruzione. Si è soprattutto avuto un impoverimento dei lavoratori meno qualificati (unskilled): il salario reale di questi lavoratori è diminuito negli anni ‘90 rispetto agli anni ’70.
L’avvento di tecnologie digitali ha spiazzato questo tipo di lavoro non qualificato, ma anche il commercio con i paesi a più basso costo di lavoro (Cina, India etc.) ha spinto verso la delocalizzazione di lavorazioni a maggiore contenuto di lavoro unskilled. Si è creata negli Stati Uniti una vera classe di lavoratori poveri (working poors): persone che guadagnano uno salario insufficiente per vivere decentemente.”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/29/litalia-il-paese-piu-diseguale-degli-altri/167214/
perché non facciamo un bel festone???
2000 euro con il contratto a progetto? 1400 da assunto? Ma io firmo subito! Da quanto so per esperienze personale e di amici: dai 1400 ai 1800 è la media di chi è senior (alcuni a progetto, altri indeterminati), sui 1000/1200 chi è junior e a progetto. E questo su 4 agenzie diverse. Sono capitata male o risulta anche a voi?
risulta anche a me….
sia nelle grandi che nelle piccole la media, per quanto ho potuto constatare, è questa.
@ Spoon ti rispondo qui perché sopra non me ne dava la possibilità.
“quando li pagavano non uscivo prima di aver finito, qualsiasi orario fosse.”
è solo una precisazione perché sinceramente a me non interessa quali siano i tuoi orari in agenzia, ma io intendevo dire che dove pagano gli straordinari (parlo per mia personale esperienza) ti mandano via alle 18.30. ( ovviamente non in caso di emergenze). Ti mandano via non vuol dire abbandonare il proprio lavoro a metà, nel mio caso voleva dire “avete otto ore di tempo, organizzatevi perché le chiavi per restare non ve le do”. Mi rendo conto che questa mia risposta non era nemmeno troppo necessaria ma scusami se te lo dico, spesso quando rispondi sembra che il senso del dovere sia solo una tua prerogativa. Senza offesa eh!
Anonymous non mi offendo, ci mancherebbe. In teoria anche io, se fossi l’agenzia, ti dico “organizzati che poi alle 18.30 devi uscire” certo, ma ero capitata in un tempo in cui tutti i giorni erano urgenza….qualche anno fa davvero c’erano più soldi! In quanto a senso di responsabilità ti dico però una cosa: ne ho sentiti tanti che a parole sono super responsabili e seri, poi stranamente in agenzia rimangono sempre gli stessi (pochi) e chi prima parlava esce appellandosi allo sfruttamento, al contratto, etc…Due tra i miei più cari amici sono così, ma non per questo li giudico o li condanno, semplicemente apparteniamo a due scuole di pensiero diverse. Io forse sono “secchiona dentro” ma non riesco a lasciare prima che tutto sia perfetto, perché ogni lavoro è il MIO lavoro, e quindi deve rispecchiarmi per certi versi (odio, questo forse nei miei sogni più belli
)
ahahahha, ma che bella canzone! grazie, hai ragione, proverò a farmi una vita io che sono così sfigata, brutta, eh sì…, ed essendo bionda sono anche un po’ scema…grazie!
sfigati
http://www.michaelpage.it/content.html?subsectionid=10827
noi neanche siamo presi in considerazione, il Sales & marketing è solo per le aziende…
850 al mese e lavoro da due anni e mezzo. hai ragione.
no voi sparate cazzate, junior con 5 anni esperienza ed è ancora juniro per me, con qualche premio e sechiamato da qualche ecd nella sua agenzia a contratto arriva tranquillamente a 2000 e a taanquillamente a 14OO a inde. informatevi o ricevete qualche proposta da ecd che vi volgiono e vi stimano. chiedete ingiro ma a chi è bravo però…
Cambia mestiere.
@ Spoon
e si sa che a parole son bravi tutti. A me premeva solo sottolineare il malcostume dello straordinario inutile non pagato che appunto svanisce nel momento in cui il capo deve cacciare la grana.
Un art con minimo 3 anni di esperienza che guadagna meno di 1500 euro al mese farebbe meglio a cambiare mestiere.
Un senior che guadagna meno di 2500 al mese non ė un senior.
Pupillo
Io ho 6 anni di esperienza come art in piccole agenzie e prendo 1300 a progetto, fortunatamente (un po’ come tutti) arrotondo coi freelance ma sono sempre più rari e malpagati… cambierei anche mestiere come suggerisci tu, ma cosa vado a fare? Il commesso? Il cameriere? Il lavapiatti? L’unica alternativa sensata (per non buttare nel cesso anni di studi ed esperienza) mi sembra entrare nel reparto grafico di un’azienda, ma è piuttosto difficile e anche lì c’è molto precariato…
care agenzie piccole e grandi, gli unici che vi salvano il culo sono gli stagisti sfruttati e pieni di false speranze.Ricordatevelo.
L’ultima stagista che è passata da noi due anni fa arrivava dal Politecnico Progetto grafico e virtuale. Ha lavorato ad un sito di 12 pag tre mesi. L’albero e la grafica l’avevo fatti io, la costruzione delle pagine doveva farla lei. Le varianti e le piccole stringhe richieste dal cliente che non ci ha mai pagato l’hanno l’avvilita e mandata in confusione; il nostro web interno ha rifatto tutto ex novo; oggi il sito è ottimizzato ma ancora off line perchè il cliente non ha soldi. Io la stagista l’ho pagata, lei si è messa in cv una esperienza fasulla. Chi ha salvato il culo a chi?
@ Luigi: Cambiare mestiere è sempre possibile e talvolta anche consigliabile. Se in Italia sembra particolarmente complicato è per questioni culturali e perché tutti tendono a difendere ossessivamente lo status quo: 1. tutti partono dal presupposto che “dovresti” fare lo stesso lavoro per tutta la vita (vedi l’attaccamento per l’articolo 18, che a quanto pare esiste solo in Italia, mi riferisco al reintegro obbligatorio); 2. In tutti i settori vieni considerato affidabile solo se fai un dato mestiere da almeno trent’anni; 3. La burocrazia ostacola il cambiamento per cui se hai la partita iva come “grafico” e vuoi fare anche l’imbianchino (dal manovale all’artista di trompe l’oeil) non puoi farlo oppure devi ricorrere ad acrobazie concettuali per emettere le fatture.
In tutti i casi, molto meglio fare l’imbianchino, l’elettricista o il falegname che lavorare a progetto in un’agenzia malpagati e malconsiderati. Un mio amico, ex marketing aziendale, ex titolare di una piccola agenzia, 14 anni fa decise di mettersi a fare l’imbianchino, guadagna bene, ha meno problemi ed è contentissimo. È anche molto più rispettato.
sante parole, ah, e se avete una bella mano potete fare i decoratori di interni e li di sicuro vi divertirete un mondo e vi sentirete ache molto più artisti che facendo i pubblicitari.
Invece tu che hai di certo una bella mano, dovresti usarla meno, che poi diventi cieco.