La rivoluzione pigra.

Riporto in home page uno dei commenti del post precedente.

Lo riprendo non solo perché ne condivido i contenuti ma perché affronta un tema ricorrente di questo blog: ogni settimana esce fuori qualcuno che dice “facciamo la rivoluzione, facciamo sciopero, facciamoci sentire o almeno uniamoci…”

E c’è sempre chi è d’accordo, peccato che poi non succeda mai niente.

Dall’inizio dell’anno mi sono arrivate almeno una dozzina di mail con richieste di nominativi di consulenti del lavoro. Queste persone si sono tutte mosse singolarmente ma se si fossero messe d’accordo oggi avremmo una cosa importante di cui parlare. Un’azione che avrebbe potuto cambiare la condizione di tutti

State vivendo un periodo assurdo e difficile come non mai, ma almeno avete a disposizione degli strumenti che prima non esistevano: avete internet, avete facebook, avete questo blog.

Fate qualcosa, organizzatevi con un gruppo su Facebook, con un blog o con qualsiasi cosa vi passi per la testa. Siete o non siete creativi, cazzo?

L’unica cosa che non potete fare è continuare a lamentarvi e subire.

Ecco il commento di Silvia.

“Quello che ci ammazza, in questo come negli altri lavori attualmente, è lo spauracchio che “via tu c’è la fila davanti alla porta”. Bene. Ci dimentichiamo sempre che:

1. La professionalità ha un valore, e ciò che abbiamo acquisito in anni di esperienza (se lo abbiamo acquisito), non potrà essere rimpiazzato da uno stagista, o da un bellimbusto esercitante questo mestiere come “hobby di lusso”.

2. Se ci fosse consapevolezza, e unione, si potrebbero dettare le condizioni: perchè un pirla lo rimpiazzi abbastanza velocemente, ma 20 pirla non li puoi licenziare, se no non lavori più.

3. Il nostro non è un lavoro come gli altri, è un lavoro peggio degli altri. Perchè se devi tagliare, è più giusto tagliare sulla pubblicità che non su altre voci in bilancio a un’azienda. E non è nemmeno una scelta criticabile.

Certo se attorno a quell’osso ci si svendesse di meno, se ci fosse più consapevolezza e meno grilli per la testa!…. Perchè secondo me chi ha detto che non siamo artisti (io poi men che meno, visto che sono una producer, il cui lavoro dipende, in termini di quantità e qualità, direttamente dal vostro, signori creativi!) aveva perfettamente ragione.

Siamo professionisti però, e continuiamo a dimenticarcene, e a farci trattare come adepti di una setta in cui i vertici vestono Armani e guidano enormi suv (o motociclette) rigorosamente bianchi, mentre noi viviamo in condivisione e se facciamo un figlio siamo fuori, eppure siamo pronti a dire “grazie” per la larga concessione di un posto di lavoro “ad oltranza” senza straordinari, senza ammortizzatori sociali e persino (almeno all’inizio) senza stipendio! Signori, la ricompensa non arriverà.

Bello sapere godersi le proprie briciole di tempo libero, ed essere convinti di fare un bel lavoro. Ma non può bastare: non si può prescindere da una coscienza sociale o ci si vota ad un insensato martirio!

Sì è vero, bisognerebbe svegliarsi un po’ tutti quanti, parlarsi, e fare la RIVOLUZIONE”.

Silvia

About these ads

About Donald Draper

Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink.

52 Responses to La rivoluzione pigra.

  1. Clown che ride troppo poco says:

    Secondo me la soluzione non è la rivoluzione. Basta avere il coraggio di abbandonare questo lavoro. Questa sì che sarebbe una cosa creativa. Spiazzante.

  2. Senior Account Executive says:

    Talmente “pigra” questa rivoluzione che non ha smosso nemmeno un commento questo post…

  3. Clark says:

    Condivido dalla prima all’ultima riga quello che hai scritto. Senza nulla togliere alla tua analisi, non è affatto la prima volta che qualcuno (pensa l’ho fatto anch’io) promuove un’azione collettiva in difesa dei minimi standard di dignità economica e professionale. La mia sensazione, meglio chiamarla certezza, è che un buon 70-80% delle persone che popolano il nostro mondo abbiano una qualche botola d’emergenza che impedisce al bisogno e al disgusto di manifestarsi in forme meno aleatorie di un anonimo sfogo giovanile on line. Mettiamoci una pietra sopra anche noi, quei pochi che la botola non ce l’hanno. Tanto non succederà mai niente di buono. E poi, vuoi vedere che proprio io che il culo parato non ce l’ho, e che ho la fortuna di vivere meno pesantemente di altri il degrado del nostro lavoro, devo mettere la faccia accanto ai culi di centinaia di codardi con la casa della nonna, i soldi di papà, il negozio della mamma? Gente che al mio posto non obietterebbe alcunché solo e semplicemente a patto di occuparlo. E allora, ognuno pensi a sé, si comporti secondo coscienza e buona fortuna a chi se la sarà cercata

  4. Come storyboard artist conto ancora meno nella catena “alimentare” pubblicitaria, ma se un altro producer dovesse dirmi ancora puoi farci uno sconto e scendere da 25 euro a frame a 8(!), gli risponderei ancora come ho fatto: “Perchè non fai disegnare lo shooyingboard a tuo figlio?”
    Purtroppo ci sono ragazzi ma anche gente un pò più matura che accetta di disegnare per 10-15 euro….vecchia storia!

  5. Real Bastard says:

    Romantici e idealisti.
    Come se il nostro non fosse un lavoro come gli altri, con tutti i rischi annessi e connessi.
    Smettete di sognare il posto fisso e lo stipendio ricco anche da noi.
    Negli anni siamo diventati un carrozzone sul quale, a fianco di validi professionisti (nessuno lo nega), sono saliti sciami di presuntuosi. Di furbi o pigri che sanno vendere davvero solo se stessi. Di sottoprodotti di inutili scuole che non insegnano nulla. Di ragazzini spocchiosi, invidiosi dell’età d’oro degli anni ottanta, che pretendono subito gli stessi privilegi di allora, senza merito né ragione.
    Poi è arrivata, fisiologicamente, la crisi. A fare un po’ come la peste con le sovrappopolazioni medioevali. Una sorta di selezione naturale, una falce che taglia i deboli e gli inadatti.
    Sopravvive chi è davvero forte. O bravo. O fortunato.
    A costo di sembrare cinico, oso affermare che anche la crisi serve a qualcosa.
    Siamo troppi, e non tutti adatti a fare questo lavoro che è tanto “di moda” e che “fa figo”.
    Ma vallo a raccontare al figlio di papà con la faccia da schiaffi che vuole “fare il creativo” e non sa nemmeno scrivere in italiano, o all’AD ignorante e affetto da delirio di onnipotenza, o allo scaldasedia che si impegna solo al momento di ritirare la busta paga, o persino a chi vorrebbe fare la rivoluzione perché non ci sono più i soldi di una volta e anche un’agenzia è un’azienda con le sue crudeli regole di bilancio. E spesso licenzia, o sottopaga quando riesce a non licenziare.
    Invece di darci dentro, accettare la realtà e contribuire ai sacrifici collettivi per cercare di migliorare le cose, o per lo meno renderle meno pesanti, si piagnucola cercando di difendere vecchi privilegi: ma cosa siamo, una casta?
    In che cosa siamo diversi dagli operai di Termini Imerese? Forse nel numero degli “eventi” in via Tortona o dai vestiti neri con wayfarer da vista? Ma per favore.
    Occorre riflettere sul fatto che più o meno tutti, qua, siamo scritti a matita.
    E che nonostante tutto, ognuno è padrone della sua fortuna, e la costruisce con le capacità, l’impegno e il merito. Per la solidarietà pura o l’assistenzialismo, c’è la Caritas.
    E per sorridere riflettendo sui rimedi, meglio ascoltare solo lui:

  6. Anonymous says:

    At Silvia.
    È assolutamento vero. Lo spauracchio, come lo definisci tu, nasce esattamente da un’amnesia grave su chi siamo, cosa siamo e a che serviamo. Devo anche dire, però, che ogni RIVOLUZIONE si attua per sovvertire un ordine prestabilito o semplicemente uno stato attuale delle cose. Insomma, ci vuole un nemico, uno e solo, altrimenti è guerra civile. Sinceramente, non so più chi è il mio nemico. Non lo ditinguo più. Chi è? Cos’è? È il sistema? Gli account? Le aziende? La morale? Il mio direttore creativo? Ho paura che il vero nemico sia quel coglione che vedo tutte le mattine allo specchio del mio bagno di 8 mq. Facciamo così: cominciamo a reclutare un esercito di rivoluzionari partendo da noi stessi e poi vediamo che succede. Sembra che tu, abbia già cominciato a farlo. Aspettami, devo solo trovare un detergente migliore per sgrassare il mio specchio come si deve. Ciao, M

    • Silvia says:

      @M Non potrei essere più d’accordo con te sul fatto che i peggiori nemici di noi stessi a volte siamo noi. Il fatto di essere un gruppo può aiutare anche nel senso di uscire un po’ da se stessi e vedere il quadro generale. O banalmente può aiutare a cacarsi meno sotto, il che, se non hai le botole di emergenza di cui si parla poco sopra, può anche essere una cosa normale.
      Certo bisogna prima farlo il gruppo, e su quale sia la ricetta io personalmente non ho certezze e forse neanche ipotesi valide.
      Ma se vedessi una possibilità, salirei volentieri sulla barca a remare.

  7. Anonymous says:

    1. La professionalità ha un valore, e ciò che abbiamo acquisito in anni di esperienza (se lo abbiamo acquisito), non potrà essere rimpiazzato da uno stagista, o da un bellimbusto esercitante questo mestiere come “hobby di lusso”.

    …povera illusa…le leggi di mercato sono leggi di mercato…accettale!!

  8. Anonymous says:

    Capisco l’esperienza in tante altre professioni…ma in pubblicità penso che conti fino ad un certo punto, le idee più fresche ed innovative non a caso sono quasi sempre dei più giovani di quelli più al passo con i tempi. Dovete mettervi in testa che le idee e la bravura sono inversamente proporzionali agli anni di carriera…siete come i calciatori…bravi, bravissimi in gioventù …ma poi è meglio se andate fuori dalle palle che tanto non servite più a niente solo a mettere i bastoni tra le ruote alle nuove leve. E come se Albano e Celentano, volessero cantare solo lorio perchè hanno 50 anni di esperienza. LA VERA RIVOLUZIONE CI SARA’ QUANDO I VECCHI LASCERANNO LE POLTRONE E USCIRANNO DALLA CASTA.

    • Ben detto. Avanti i Giovani Leoni. A proposito, abbiamo modificato la formula proprio per dare a tutti le stesse possibilità. Anche a quelli che normalmente si vedono tarpare le ali da noi vecchi rincoglioniti imbolsiti. Partecipare è gratis. Chi vince va una settimana a Cannes dove si confronterà con altri giovani leoni di tutto il mondo. Affilando le unghie date un’occhiata anche ai consigli di un leone under 35: http://blog.adci.it/?p=2262
      Suerte
      m.

  9. Massimo says:

    Caro anonymous delle 14:20, il paragone Celentano/Albano non ha riscontro, ma voglio seguirti in questa metafora musicale e ti dic che se le “nuove leve” sono i giovani cantanti di ‘Amici’ di Maria De Filippi, mi tengo volentieri Enrico Ruggeri o Loredana Bertè, sebbene preferisca gente come Lou Reed o Tom Waits. In maniera del tutto qualunquista stai attribuendo anni alla vita quando dovresti piuttosto dare più vita agli anni.

    • Anonymous says:

      Bravo Massimo. Largo alle giovani leve, ma basta che non pensino che tutto è loro dovuto. Senza esperienza, professionalità e umiltà non si può andare avanti. E di ragazzini spocchiosetti faccio volentieri a meno.

    • Anonymous says:

      Caro Massimo, ci avrei scommesso che avresti paragonato le nuove leve ai cantanti di ‘Amici ‘: eppure i cantanti di Amici, vincono Sanremo e vendono molto più di tanti Enrichi Ruggeri e Loredane Bertè messi insieme. Visto che la pubblicità serve a vendere, e solo a questo, non so dove sia il problema se gli amici di Maria vendono meglio anche di Lou Reed o di Tom Waits. I pubblicitari della vecchia guardia la dovrebbero finire di fare i filosofi, di riempirsi la bocca di arte e cultura quando sono solo dei venditori di merci. Avete messo mille limiti all’entrata nella casta, pretendete che le nuove leve siamo laureate, abbiano fatto l’Accademia etc e ora che si sorbiscano pure le vostre lezioni di ‘cultura’? Voi, che si e no avete fatto il liceo (molti manco quello), pretendete di farci da maestri? Ma per favore…insegnateci pure come si fa uno storyboard o un layout ma non pretendete di insegnarci anche come a stare al mondo. E soprattutto, invece di incazzarvi con i giovani che giustamente bramano il vostro posto, incazzattevi con chi vi sfrutta veramente.

      • Anonymous says:

        io ho 26 anni e personalmente non bramo il posto di quelli che stanno sopra di me. perchè è la stessa identica merda.

  10. Ugo says:

    Però ti servono i ragazzini spocchiosetti che ti lavorino gratis vero? Offendi di meno va…

    • Anonymous says:

      Che cazzo ne sai tu, merdina anonima, di quanto pago io i ragazzi in agenzia?
      Se fossi bravo, almeno da me, prenderesti il giusto.
      E se ti senti offeso, vuol dire che lavori gratis o per poco, ed evidentemente quello ti meriti.

      • Ugo says:

        pure tu sei una merdina anonima…che permaloso…dai abbassa la cresta e alza gli stipendi

  11. Massimo says:

    Dolcissimo Anonymous, anzitutto chi ti dice ch’io sia un pubblicitario della “vecchia guardia”? Come fai a esserne certo? Immagino tu abbia non solo un incommensurabile talento creativo, ma anche inosiddabili doti di chiaroveggenza. Scherzi a parte, io non sono un vecchio, quello che mi preoccupa è che ci sono tanti giovani in giro più antichi dei vecchi. Quello che scrivi, ahitè, ne è un chiaro esempio. Se leggi qualche post più in alto, troverai anche degl onesti inviti a dimostrare il tuo valore creativo attraverso una modilità di partecipazione aperta a tutti. Non voglio propinarti lezioni di cultura, anche perché non ne sarebbi in grado. Voglio, però, farti una domanda: perché questi giovani bramano un posto attorno al quale c’è tanta gente che gli fa schifo? Questa cosa non la capisco. Caro Anonymous indignato, non esiste lavoro che non sia sfruttabile. Tutti siamo, in modo maggiore o minore a seconda dei casi, sfruttati. Sempre che tu non sia Tom Waits o Lou Reed, s’intende. Vincere Sanremo o vendere i dischi perchè si vince Sanremo non è il massimo della vita, e lo sai anche tu. Innovarsi, fare al meglio il proprio lavoro, rispettarlo, non smettere mai di imparare, incuriosirsi anche quando tutto intorno ti sembra sempre uguale, resta tutto ciò che possono fare gli uomini di creativa volontà per non vergognarsi mai del lavoro che fanno. Limiti per entrare in pubblicità non ce ne sono. Esistono, semmai, gli stessi limiti che avresti se volessi fare il macellaio. Se sei emofobico, per esempio, difficilmente troverai un posto tra suini sgozzati. Allo stesso modo e per esempio, se sei cretino puoi sicuramente ambire a un assessorato alla cultura. Questo, però, non è qualcosa che ho voluto io. Se vuoi cambiare le cose, esci in strada, organizzati, iscriviti a un gruppo, sostieni un’idea, seguila, amala e lotta per essa. Qui troverai solo vecchi e stanchi imbolsiti che fanno un lavoro di merda.

  12. Gianni Lombardi says:

    Ragazzi, datemi retta: finché il rapporto di commenti anonimi contro commenti firmati non si rovescerà, nel piccolo mondo provinciale della Pubblicità Italiana succederà poco di positivo. Gli anonimi che commentano qui al 90% sono degli sfigati che si lasciano mettere i piedi in testa da chiunque.

  13. Massimo Muto says:

    Giusto, Gianni Lombardi!

  14. Massimo Muto says:

    Anonymous, un’ultima cosa, scusa. Emma o Noemi o Gianfranco, non venderanno mai più di un solo Lou Reed messi insieme. Pensa che persino i morti vendono di più. Altro che vecchi.

  15. Mario Rossi abbonato RAI says:

    Lombardi ma non è che lo sfigato magari sei te? Se devi sparare quelle quattro minchiate da bravo bambino almeno non metterci la faccia che fai più bella figura

  16. Massimo Muto says:

    L’altro problema è che si credono tutti Zuckerberg.

  17. >Lombardi ma non è che lo sfigato magari sei te?
    di certo l’anomimato accelera la morte della lingua italiana.

    • Anonymous says:

      Ecco un altro fenomeno conclamato.
      Per fare la maestrina, forse valeva la pena di restare anonimi.

    • Anonymous says:

      Su non stiamo a fare troppo i precisini. Sempre fissati con la forma e mai capaci di capire un concetto.

  18. Anonymous says:

    L’altro problema è che si credono tutti Zuckerberg. Soddisfatto?

  19. Massimo Muto says:

    Chi scrive male, spesso e volentieri, pensa anche male.

  20. Massimo Muto says:

    Comincio a capire perché pensate che per voi ci siano dei limiti a entrare in pubblicità.

  21. Anonymous says:

    dai spiegaci la tua verità

  22. Massimo Muto says:

    Facciamo così: tu mi dai la tua email, io ti scrivo, fissiamo un appuntamento, andiamo in un pub e davanti a due sinceri boccali di birra schiumosa, sarai tu a spiegarmi perchè hai così tanta voglia di ascoltare la mia verità. Tranquillo, lo faccio gratis. Non tutto si può vendere.

  23. sparapalle says:

    Sarei, anzi sono curioso di sapere, in che cosa consiste la nostra professionalità acquisita in anni di lavoro. In cosa? Qualcuno me lo spieghi, perché inizia a sfuggirmi. Un creativo, in cosa è professionale? Nel creare? Nell’avere idee in modo professionale? Impaginando una campagna “professionalmente”? Facendo una head tanto professionale da far impallidire gli stagisti?
    La bravura è professionalità? Vuol dire che un Gitto o un Mastromatteo sono più professionale di un …..(non metto nomi per non scatenare querelle?
    P R O F E S S I O N I S T I? Io credo la nostra professionalità l’abbiamo persa da tempo, perciò anche lamentarsi mi sembra ridicolo. I giovani leoni? Ragazzi, ma di che cazzo stiamo parlando? Ma mica siamo i salvatori del mondo! Testa basta e tirate (tiriamo) fuori delle idee degne di creativi “professionisti” facciamole valere, e se non ci riusciamo comportiamoci come dei PROFESSIONISTI, che prendono e se ne vanno dall’agenzia che invece di professionisti qualificati li tratta come operai.

    Adieu

    • Silvia says:

      Se vuoi creare e basta, prendi una tela, un foglio, un pezzo di carta igienica e fai un disegno. Lì nessuno ti impone alcuna regola, metodologia, strategia, chiamatele come vi pare.
      Quello di creare delle campagne pubblicitarie è un mestiere, anzi, una professione.
      Sarebbe bello poter fare questo lavoro, come tutti gli altri, con serenità, dignità e soddisfazione. E poi tornare a casa e farsi un bel disegno, scrivere un libro, plasmare un panetto di Das o fare qualsiasi altra cosa che ci consenta di sfogare il nostro irrefrenabile impulso a creare (se l’abbiamo).
      Credo che un lavoro come questo sia uno dei pochi in cui un giovane possa arrivare in alto molto in fretta proprio in virtù del fatto che si basa sulla creatività, che non è un requisito che si acquisisce con l’età. Ma neanche che si perde con l’età.
      Sarebbe come dire, per citarne uno già citato, che Lou Reed avrebbe dovuto andare in pensione da un pezzo. E senza nulla togliere ad Emma Marrone, cui auguro una sfolgorante carriera dato che mi sembra molto brava, Lou Reed è bene che stia dove sta e che continui a fare ciò che fa per quanto più tempo possibile.
      E’ triste quanto ci si scanni su questo blog e altrove dientro il paravento dell’anonimato rinunciando a confronti costruttivi. Tuttavia è stata una bella occasione quella di avere tanti feedback su una questione che mi sta parecchio a cuore. E non perchè io sia una sindacalista dal capello corto e l’aria incazzata. Io credo che siano importanti i sacrifici, la gavetta, il rispetto per i più “anziani” (professionalmente parlando e non) e per il lavoro stesso. Non credo si possa intraprendere nessun mestiere con successo mirando ad arricchirsi e basta, e credo che la crisi possa rappresentare un’opportunità per tutti coloro che hannno la determinazione per perseguire ciò che amano: perchè tanto le strade sono tutte ugualmente difficili al momento, tanto vale percorrere quelle in cui crediamo veramente, quelle per le quali siamo tagliati. Ma se si offre rispetto e dedizione (SE), non si può pretendere in cambio niente di meno che dignità, serenità e possibilmente anche soddisfazione.
      Se fossimo messi come gli operai di Termini Imerese, staremmo già messi meglio di come stiamo, il che è tutto dire…
      E comunque grazie Donald dell’opportunità.
      SIlviapoveraillusa
      S

  24. Clark says:

    Anonimato o no, il livello della discussione è disarmante. Mi stupisce la pazienza di Guastini che riesce anche ad essere sottile ed ironico (e utile) perfino in mezzo a offese gratuite di ogni tipo.
    Per tutti. Se non vi è chiaro cosa sia davvero quella carica di professionalità ed esperienza che solo il tempo (e il lavoro) sa darti, non avete ancora capito perchè state facendo (ma lo state facendo? E come lo state facendo?) questo lavoro.

  25. von Hayek says:

    Mah, tutti questi vecchi pieni di esperienza sono poi davvero bravi o è gente mediocre arrivata dove è arrivata per sete di potere?
    Certo, fra i giovani ce ne saranno tanti che non sono tagliati per questo lavoro ed è facile autoassolversi additandoli.
    L’impressione che ho, da esterno, è che questi a vecchi tromboni non interessi molto migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei più giovani.
    Alcuni, come Vero Bastardo, sostengono anzi che è sbagliato, che la selezione naturale, unico motore del cambiamento in positivo, deve fare il suo corso.
    Boh. Gli sento dire che: “non esiste lavoro che non sia sfruttabile.” Ed è vero, fino a un certo punto. Ma poi: “Tutti siamo, in modo maggiore o minore a seconda dei casi, sfruttati.” E questo è assolutamente falso.
    Infatti ci sono coloro il cui lavoro consiste nello sfruttare gli altri. (Sono anche loro sfruttati? In qualche caso si, ma in genere no.)
    Certo, per chi la pensa come Monti per definizione non può esistere sfruttamento.
    E’ la posizione ufficiale della moderna economia neoclassica: nessuno, per definizione, è sfruttato.
    Se tu assumi un operaio in un paese in via di sviluppo e lo paghi un salario con il quale lui riesce a coprire a malapena le sue necessità di base, e ammettiamo che l’incidenza del salario corrisposto sia pari a meno del 2% del prezzo del prodotto sullo scaffale – è il caso di chi produce camicie in Bangladesh (Chossudovsky, La globalizzazione della povertà, 1997); istruttivo è parimenti il caso dei produttori di caffé etiopici ma non sono riuscito a trovare il riferimento, ma si trattava di una percentuale non molto diversa – si può in questo caso, secondo i preziosi insegnamenti di Mario Monti e dello stuolo di raccomandati che insegna in Bocconi, parlare di sfruttamento?
    No. Purché i prezzi siano fissati dal libero gioco della domanda e dell’offerta.
    Questo per dire che viviamo in un mondo che ha adottato questa visione che è eminentemente politica anche se Mondi e i pagliacci che insegnano economia vogliono farci credere che è scientifica.
    Certo, ad alcuni fa gioco, perché in un mondo dove il lavoro non ha più nessuna protezione o garanzia chi si trova ai vertici guadagna molto di più di prima.
    C’è maggiore dispersione nella distribuzione dei redditi, econometricamente parlando.
    Parlando terra terra, pochi in alto rubano i soldi e il futuro di quelli che stanno in basso.

  26. Susanna says:

    La professionalità, spiace dirlo, in questo settore non serve a niente. C’è tanta gente per strada che vede lavorare chi è disposto a farsi sfruttare. Tanti stagisti pur di inziare da qualche parte a inserirsi nel mondo del lavoro occupano il posto di chi ha maturato anni e anni di esperienza. Chi ha ragione? Chi lavora come uno schiavo nella speranza di vedere migliorata la propria condizione o chi alza la testa per non farsi schiavizzare e così si trova senza un lavoro? Ditemelo.

  27. la questione è un'altra says:

    bisogna capire che è tutto saturo. il sistema è saturo, non ci sono prospettive di crescita. la pubblicità non serve a niente perché il consumo come lo abbiamo conosciuto finora non è più sostenibile. non è vero che si cresce all’infinito. non è semplicemente possibile. la pubblicità va male perché non serve a niente, anzi peggiora le cose, mistifica la realtà e crea un divario senza uscita tra il reale negativo e l’auspicabile falso e impraticabile. la creatività ci deve servire ora a creare delle soluzioni ai problemi reali. rendetevi conto che in grecia. a pochi chilometri da qui, sono in emergenza alimentare, la gente ha fame.e certo ma che vogliamo fare se questi devono pagare il debito? tutti zitti come ai tempi dell’avvento nazista, che qualcosa si sa, ma non si bene e non c’è la voglia e la forza di saperne a fondo. e allora andiamo avanti così. ma verso dove?

    • Comandate Lotito says:

      Verso la Champions!

    • Anonymous says:

      Allora chi ha detto che in tempi di crisi la pubblicità può essere una leva anticiclica, ha sparato un’emerita stronzata?

      • leva anticiclica? says:

        non so esattamente a cosa ti riferisci. la comunicazione potrebbe – trasformandosi radicalmente- aiutare il necessario cambiamento di mentalità del consumo, questo si. sempre se fosse l’innovazione e non il dio profitto il fine.

      • Anonymous says:

        “non so esattamente a cosa ti riferisci.”

        Andiamo bene…
        Lavori nel settore (almeno presumo) e non conosci la funzione della comunicazione pubblicitaria come leva anticiclica?
        Questo purtroppo spiega molte cose.

    • von Hayek says:

      Quello che dici è verissimo.
      Solo gli economisti della Bocconi sono convinti che una crescita infinita sia possibile.
      Però l’attuale crisi è dovuta ad altro, cioè a una contrazione della domanda dovuta a uno spostamento della remunerazione dal lavoro al capitale.
      Hanno cominciato negli anni ’80 a lavorare in questo senso.
      Mi ricordo quando l’Espresso pubblicava le veline dei think tank americani di destra.
      Alla fine ce l’hanno fatta. Lavoro senza diritti ed economia a rotoli.

  28. ah ecco says:

    la famosa funzione… non riempirti la bocca di miti anticiclici … la crescita infinita non esiste. il ciclo invece quello si e anche la curva esponenziale, in entrambe le figure siamo in posizioni scomode… non lavoro nel settore da quando l’ultima proposta è stata un bel contratto a progetto per euro 700 al mese dalle 9,00 alle 19,00 da lunedì a venerdì. ho detto anche no, grazie. te, come butta?

    • Anonymous says:

      Molto meglio, grazie.
      Sai, con un po’ di esperienza e fortuna ci si può arrangiare pure qua.
      A volte puoi persino prenderti il lusso di non guardare troppe curve, a parte quelle delle stagiste.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Connecting to %s