Lettere a Donald Draper: “Positività”.

Voglio chiudere la settimana pubblicando una mail che mi è arrivata e che giudico autentica e positiva. Una testimonianza di umanità, amicizia e sentimenti veri in un periodo e in un mondo lavorativo in cui tutto ciò sembra non esistere più.

Mail di amicizia in una grande agenzia di milano.

“A giorni alterni cediamo tutti.

Settimana scorsa io, questa tu… è normale, lavoriamo tanto e lavoriamo male, senza neanche poter dire di avere un lavoro.

In questo momento fa schifo tutto, lo sai meglio di me. Tutto e per tutti.

Però sai cosa? Fa così schifo tutto che non possiamo rovinarci anche quello che resta.

E resta il fatto che il tuo lavoro ti piace, ti piace fare quello che fai, solo che in questo momento non ti piace come lo fai. Quindi aggrappati a questo, alza la musica e non farti salire il nervoso, che non serve a niente, no?

E resta il fatto che a un certo punto arrivi a casa, che siano le sette o che sia mezzanotte. E se ci pensi è davvero stupido rovinarsi anche questi momenti”.

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About Donald Draper

Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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38 Responses to Lettere a Donald Draper: “Positività”.

  1. Anonymous says:

    Chiunque l’abbia scritto ha tutta la mia ammirazione. È esattamente quello che provo ogni sera.

    • Anonymous says:

      Che vita di merda. su coraggio che ci sono anche altri lavori…w la flessibilità!!!

  2. Zerozen says:

    Certo che quando vedi ECD che oltre al loro stipendio di 150.000 netti si credono grandi artisti perchè organizzano una mostra su photoshop sponsorizzata da una casa di produzione per ” giustificare” le stecche, anche i tuoi sforzi, nonostante si ami il mestiere , si vanificano.
    Bravo Mastromatteo. Ringrazia The Family. Pietas.

  3. Madai says:

    mi sembra un pò magra come consolazione godersi il tempo che resta quando si torna a casa a mezzanotte.
    In sostanza in questa mail si dice che il modo migliore per reagire all’essere sfruttati, maltrattati, sottopagati e tenuti in vita da contratti precari che non diventeranno mai fissi – mentre i soliti direttori creativi e amministratori delegati continuano a fare i fighi e a portar via stipendi allucinanti senza nessun merito – è subire in silenzio e cercare di godersi l’ora d’aria che ci concedono.
    Sono in profondo disaccordo. Il modo migliore di reagire è unirsi e denunciare. Unirsi e sputtanarli tutti. E soprattutto smetterla di parlare di premi e di adci, ma chi se ne fotte!
    Anche questo blog sembra aver dimenticato ultimamente che la gente continua ad esser mandata via dappertutto.
    Il primo vero segnale di ripresa sarà quando la prima testa di amministratore delegato salterà al posto di tante teste di poveracci.

  4. Alessandro says:

    …quindi aggrappati a questo, alza la musica e non farti salire il nervoso, che non serve a niente, no?… e perché non crearla noi una bella playlist o un bel cd con tanto di copertina firmata Donald Draper….così la musica la alziamo tutti insieme…

  5. Bianconiglio says:

    Che post triste. Che persona triste.
    No grazie, io reagisco.

  6. ThinkPositive says:

    Non credo che questa mail volesse trovare una soluzione ai problemi che ci sono nel mondo del lavoro in generale e nel nostro in particolare. Credo invece che queste parole volessero solo ricordare a qualcuno che troppo spesso finisce per credere di odiare il proprio lavoro, che in realtà non è cosi. Non odiamo quelli che facciamo, ma lo amiamo profondamente. Certo non è una consolazione per i problemi della vita. Ma credo che forse, tornando a casa a mezzanotte perché ribellarsi è facile a dirsi, ma poi vorrei sapere quanti lo fanno davvero, tornando a casa a mezzanotte, dicevo, leggere queste parole da parte di un amico possa essere bello davvero.
    Tante volte avrei voluto ricevere io dei segnali d’amicizia come questo.
    E se stare in agenzia fino a mezzanotte serve anche a costruire rapporti come questo, allora concordo col titolo del post. POSITIVITÀ.

  7. Anonymous says:

    Che tristezza che fate…. ma trovatevi un lavoro serio! Avete finito di giocare a fare i creativi? Sveglia!

  8. Anonymous says:

    Che ad un certo punto torni sempre a casa lo penso anch’io, e mi da una buona dose di positività. Banale, ma efficace.

    • Anonymous says:

      Magari se sul “da” ci metti l’accento, ci fai anche una bella figura. Sono stupito da quanti pubblicitari non sanno scrivere decentemente in italiano. Quanti somari che popolano questo blog, poveri noi!

  9. Anonymous says:

    Ciao. Sono sempre quella che ogni tanto vi segue anche se non appartengo al vostro mondo lavorativo. Lo faccio perchè penso che per fare sempre meglio il proprio lavoro ogni tanto bisogna “rubare” esperienze e consigli che vengono anche da altri settori.
    Oggi vi ho letto. Io penso che, in un momento di enorme difficoltà professionale per tutti, avere ancora la capacità di cogliere dal poco, sia lo stimolo per non perdere l’entusiasmo per quello che si fa. E senza entusiasmo anche pane e cipolla, per essere digeriti, non troveranno mai il bicarbonato giusto. E poi la notte non si dorme..
    Scusate come sempre l’intrusione.
    Francesca.

  10. JoelaPompa says:

    Secondo me è la lettera che hanno scritto agli autori della campagna per British Istitute per consolarli dopo che erano stati sgamati.

    http://www.spotandweb.it/news/14246/nuova-campagna-per-british-institutes-firmata-auge.html

    http://adsoftheworld.com/media/print/herbert_richers_dubbing_services_godfather

  11. Anonymous says:

    Belle parole. Positività e amicizia.

  12. Posalaquaglia says:

    Che dire?
    Spiace vedere che parole come queste vengano considerate un caso raro.

  13. Proprio non capisco says:

    Questa insana passione per narrazioni inautentiche che arricchiscono le multinazionali. Come le donne che si fanno picchiare dal marito.

  14. Ila says:

    La domanda che mi pongo da molto tempo sorge spontanea: perché ogni giorno, qualunque categoria di lavoratori sciopera, talmente spesso da strapparci un “basta, che palle!”, mentre non ho mai sentito di uno sciopero dei creativi?
    C’è così poca consapevolezza in questo lavoro. Ci nascondiamo dietro a un “il lavoro del creativo non finisce mai, neanche la notte; ritmi allucinanti però fai quello che ami; se non sei disposto a fare questi ritmi hai sbagliato lavoro; ecc.”; queste belle frasi nascondono l’invidia per chi è padrone della propria vita. Siamo così patetici e frustrati e nessuno è disposto ad ammetterlo. Invece di chiedere legittimi ritmi NORMALI, seguitiamo a mentire a noi stessi e a giustificare questo sistema malato e ingiusto.
    Ho una notizia per tutti quelli che credono di fare qualcosa di incredibilmente importante:
    NON SIAMO ARTISTI. NESSUNO DOPO LA NOSTRA MORTE STUDIERA’ I NOSTRI LAYOUT SUI LIBRI DI SCUOLA. NESSUNO CI CONOSCE. Ciò che facciamo è divertente, bello, ma nessuno dirà ai propri figli “tizio è nato a… nel…”. E’ un lavoro. UN LAVORO, non una scelta radicale di vita. NON siamo dei fighi, né degli eroi. E più lo pensiamo più sembriamo un branco di sfigati agli occhi del mondo. E a chi pensa “è un’attitudine, è ciò che amiamo fare e daremo tutto” rispondo che in qualunque lavoro dovrebbe essere così. Non siamo migliori di altri. Quindi smettiamola di comportarci come se ci stessimo curando il cancro.
    Dovrebbe essere uno dei lavori più belli al mondo, lo stiamo rovinando.
    SVEGLIA!

    • Madai says:

      finalmente un post con un contenuto.
      In questo blog la gente che pensa è un’eccezione.

    • spermicida says:

      un lavoro è una scelta di vita. se lo prendi seriamente, è ovvio. altrimenti è solo qualcosa che puoi cambiare quando vuoi.

      • ila says:

        se credi che la tua vita sia fatta esclusivamente della scelta del tuo lavoro, spero che porterai avanti quest’idea fino alla morte, perché un giorno potresti girarti indietro e chiederti che cosa hai concluso e renderti conto che avresti potuto vivere anche di molto altro. Cambiare quando vuoi?? Io te lo auguro! Cambiare, aprirsi e sperimentare! Non sono in fondo queste le basi del nostro lavoro?

  15. Silvia says:

    Quello che ci ammazza, in questo come negli altri lavori attualmente, è lo spauracchio che “via tu c’è la fila davanti alla porta”. Bene. Ci dimentichiamo sempre che:
    1. La professionalità ha un valore, e ciò che abbiamo acquisito in anni di esperienza (se lo abbiamo acquisito), non potrà essere rimpiazzato da uno stagista, o da un bellimbusto esercitante questo mestiere come “hobby di lusso”.
    2. Se ci fosse consapevolezza, e unione, si potrebbero dettare le condizioni: perchè un pirla lo rimpiazzi abbastanza velocemente, ma 20 pirla non li puoi licenziare, se no non lavori più.
    2. Il nostro non è un lavoro come gli altri, è un lavoro peggio degli altri. Perchè se devi tagliare, è più giusto tagliare sulla pubblicità che non su altre voci in bilancio a un’azienda. E non è nemmeno una scelta criticabile.
    Certo se attorno a quell’osso ci si svendesse di meno, se ci fosse più consapevolezza e meno grilli per la testa!…. Perchè secondo me chi ha detto che non siamo artisti (io poi men che meno, visto che sono una producer, il cui lavoro dipende, in termini di quantità e qualità, direttamente dal vostro, signori creativi!) aveva perfettamente ragione. Siamo professionisti però, e continuiamo a dimenticarcene, e a farci trattare come adepti di una setta in cui i vertici vestono Armani e guidano enormi suv (o motociclette) rigorosamente bianchi, mentre noi viviamo in condivisione e se facciamo un figlio siamo fuori, eppure siamo pronti a dire “grazie” per la larga concessione di un posto di lavoro “ad oltranza” senza straordinari, senza ammortizzatori sociali e persino (almeno all’inizio) senza stipendio! Signori, la ricompensa non arriverà. Bello sapere godersi le proprie briciole di tempo libero, ed essere convinti di fare un bel lavoro. Ma non può bastare: non si può prescindere da una coscienza sociale o ci si vota ad un insensato martirio!
    Sì è vero, bisognerebbe svegliarsi un po’ tutti quanti, parlarsi, e fare la RIVOLUZIONE.
    Silvia

    • ila says:

      con te al 100%!

    • Marco Carnevale says:

      @silvia: dimentichi un piccolo particolare. Fuori da ogni porta – oggi – c’è una fila, questo è vero. Ma una parte importante di ciò che sarà dipende da chi c’è al di là di quella porta. Lo dice uno che ha lasciato la sua porta a qualcuno che la meritava eccome. Ma è un caso – se non isolato – davvero rarissimo.

      • Silvia says:

        @Marco, forse non mi sono spiegata. Io non sostengo che chi c’è fuori dalla porta meriti meno di chi è già dentro. Sostengo che il gioco al ribasso su stipendi, contratti e qualità della vita non può che lasciare spazio ad una crescente mediocrità e ad una scarsa, se non inesistente, professionalità. Chi merita, dovrebbe prenderne atto e pretendere di essere trattato, se non come un Professionista, almeno come un essere umano. Se no non se ne esce da questo circolo vizioso. E la conditio sine qua non per poterlo fare è essere solidali e consapevoli.

  16. Gianni Lombardi says:

    Intanto, a Catania…

    Nicolò Volanti ‏ @nicolovolanti
    “Con il pizzo chiudiamo tutti” Campagna antiracket a Catania – Repubblica.it – bit.ly/yO5RNB

  17. Lele Panzeri says:

    Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E’ un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare.

    • Les matins des magiciens says:

      Lele che racconta Ismaele, che tesse le tele che portano altrove.

      Che piacere, e che grande dolore.

      • Lele Panzeri says:

        A dire il vero si trattava di Melville…
        Se fossi capace di scrivere una cosuccia del genere credo che sarei molto fortunato.
        Invece mi accontento di citare.
        Comunque ho letto Moby Dick talmente tante volte (più o meno 20 nella traduzione di Pavese e una mezza dozzina in lingua originale) che mi sembra di averlo scritto io.
        E, come diceva la sorella di Teofilatto (Volonté in Brancaleone), piacere e dolore sono un tutt’uno.
        Chiedere anche a Cippa.

      • Les matins des magiciens says:

        È che con Melville-Ismaele il rumore non era lo stesso.

  18. Leni Refhenstein says:

    Lele mi ricordo nel ’39 quando scorrazzavamo sulla tua due posti per le strade di Berlino. Che tempi. Non sei cambiato.

  19. Pingback: Lettere a Donald Draper: “Positività”. | informazionelibera.com

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