Lettere a Donald Draper: “Il confine del rispetto delle persone, della creatività e della pubblicità” di Antonio Prisco.

Ripropongo in home page un interessante e attuale intervento di Antonio Prisco all’interno del blog.

“Non credo sia stato eticamente corretto utilizzare le immagini di alcuni lavoratori Fiat per sostenere il messaggio Quale Italia vogliamo essere nel momento in cui molte delle maestranze FIAT tra i vari stabilimenti stanno vivendo momenti di grande conflittualita’ con la propria azienda, conflittualità determinata dalla scelte strategiche che sono state prese.

Il messaggio subliminale è abbastanza chiaro: – gli altri (quelli he fanno storie, quelli che vogliono i diritti) non vogliono essere questa Italia!.

Che cosa dovrebbe credere nella sua ingenuità il consumatore? Che un lavoratore dello stabilimento Iribus di Flumeni non accetta di essere parte della Italia rappresentata dalla nuova Panda? E da chi arriva indirettamemnte poi il messaggio? Da un amministratore delegato che vuole essere talmente tanto questa Italia che si guarda bene dal trasferirci la residenza fiscale, in un momento in cui tutti sono chiamati a compiere ineludibilmente grandi sacrifici.

Insomma ‘sta storia de Questa e’ l’Italia che piac” mi rammenta tanto lo spottino Y10 fine anni 80: Piace alla gente che piace.

«Ma quante Italie conosciamo? Quella dell’arte, della grande inventiva, quella del talento, quella dei giovani che cercano un futuro, quella capace di grandi imprese industriali». Le inquadrature veloci vanno dal ferro battuto all’operaio in catena di montaggio, lindo e pulito. Poi carellata su simboli: i vicoli di Napoli, il Vesuvio, il caffè.

Lo spot della nuova Fiat Panda, prodotta nello stabilimento di Pomigliano, lo stesso in cui si è consumata la storica fase Marchionne, con la rottura Fiom-Cgil, l’addio al contratto nazionale metalmeccanico, la fuoriuscita di Fiat da Confindustria. E dunque lo spot Panda per l’Italia (ma più che la pubblicità di un prodotto sembra la rappresentazione di una filosofia aziendale, la filosofia Marchionne) ha poco dell’auto e molto di tutto quello che ci vuole per produrla. «Noi possiamo scegliere quale Italia essere – dice la voce fuori campo mentre scorrono veloci fotogrammi-simbolo, dalla pasta ai borghi italiani, agli operai – è il momento di decidere di essere noi stessi o accontentarci dell’immagine che ci vogliono dare».

E visto che a me a volte non sfugge proprio nulla, lo spot della nuova Panda sembra in realtà la copia di un’altra pubblicità, quella per il Grand Cherokee, forse per inseguire ancora il modello Americano.

Caro marchionne non è per il nuovo spot, ma il fatto è che insisti a chiamare un’auto come un animale in via di estinzione.”

Antonio Prisco

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Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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43 Responses to Lettere a Donald Draper: “Il confine del rispetto delle persone, della creatività e della pubblicità” di Antonio Prisco.

  1. alessandra says:

    curioso. mi ricorda tanto questo:

    • freakk says:

      ti sbagli in realtà lo spot panda è liberamente ispirato a queste due pubblicità:


      mixato con quest’altro.

      usciti in america.

  2. Benni says:

    ops, manca una ‘p’, per fortuna piccola, nel titolo. :)

  3. bad boy says:

    sono gli spot dettati da marchionne, pezzo per pezzo. fa sti spot e poi in realtà odio l’italia e se potesse e nnavrebbe alcuni accordi dovuti ai soldi che lostato da alla fiat se ne sarebbe già andato via del tutto.

  4. annamaria says:

    Ciao a tutti. E ciao a Donald. Mi sono presa la briga di raccogliere una serie di (abbastanza recenti) telecomunicati a tema “Italia e italiani”. Mi sembra che guardarli tutti assieme sia istruttivo. E quindi ve li propongo, scusandomi per la duplicazione con chi abbia già intercettato il post in rete.
    http://www.nuovoeutile.it/ita_pasta_pupe_pallone_provincia_italia_stereotipata_degli_spot.html

  5. Edo says:

    Trovo che l’Italia non sia FIAT da un pezzo. Almeno, io mi ci riconosco molto poco. Ma loro avranno sicuramente fatto delle ricerche. Quindi prendo per buona la strategia di colpire il “senso italico”. Ma dell’Italia cosa hanno detto? Nulla. Cosa hanno saputo far emergere dell’ “essere italiano”? Nulla. Perchè non sanno cos’è “Italia”. Mi chiedo davvero come pensino di saperla vendere…

    • Ernesto Spinelli says:

      Credo che sia un po’ la strategia del gambero. Un passo indietro, più che un passo in avanti. Dopo i recenti cambiamenti in FIAT e le dichiarazioni ambigue di Marchionni, le ricerche di mercato probabilmente avranno evidenziato che FIAT non era più percepita come marca tipicamente italiana. E questo poteva compromettere la quota di mercato nel prossimo anno. Perciò si sono affrettati a uscire in comunicazione con uno spot, secondo me più retorico che credibile. Vedremo. Come giustamente dice Posalaquaglia, gli italiani in fatto di auto sono dei pavoni. S’informano al di là della comunicazione promozionale e, se l’auto è bella e conviene, la comprano.

  6. Anonymous says:

    Chiarissimo esempio di incapacità dell’agenzia di difendere la propria professionalità. Parlo per esperienza diretta. I soldi, purtroppo ancora molti, pesano molto di più del valore di chi dovrebbe studiare e produrre la migliore strategia per un’azienda, un marchio, un prodotto.
    L’esempio di Fiat è solo il più evidente, perchè tutti sanno che gli spot vengono confezionati partendo da un pezzo scritto da Marchionne. Quasi nessuno invece sa che, per l’incompetenza dei suoi responsabili comunicazione, che non sono in grado di proporgli nulla di valido e più volte si sono fatti segare spot già fatti, finiti e pagati, il manager decisionista (aiutato dalla sua sindrome di Dio) è costretto a sedersi alla scrivania e partorire cagate come questa.
    Non mi stupisce lo spot, che rappresenta perfettamente quello che non va nel nostro mondo. Mi stupisce di più chi commenta (con stupore) gli ennesimi risultati negativi di Fiat sul mercato.

    • Dandyness says:

      Parole santissime, le tue. Il dio Marchionne si è circondato di yesmen che danno meno fastidio di capaci professionisti in disaccordo.
      E poi, scusate, ma l’eccellenza italiana non sarà mica la Fiat Panda…. Io ci vedo la Ferrari, la Ducati, semmai.

  7. Posalaquaglia says:

    Oggi nevica, ho i neuroni intirizziti e poca voglia di fare dietrologia.
    Dico solo una cosa, poi se volte tiratemi le pietre o mandatemi rose rosse, tanto è lo stesso:
    ho sempre sostenuto che fare pubblicità a un’auto in Italia non ha senso.
    Un’auto nel Bel Paese si vende se è bella e ben fatta, stop. Puro gusto personale e/o condiviso.
    Puoi costruirci attorno mille strategie con altrettanti brief geniali, tanto quel che conta è solo il gradimento dell’italiano tipo, a cui non frega nulla di Pomigliano, delle belle italiche cose, del sole, del mare e del pino di Posillipo. Mario Rossi di Milano, Gennaro Esposito di Napoli, ed eziamdio Kurt Obenwalder da Trafoi vogliono solo una bella carrozzeria e una marmitta che faccia brum brum, magari pagando pochino.
    Il marketing Fiat ha fatto un compitino positivo, per risollevare il morale alla casalinga di Voghera o per fare un po’ di cinema. Della Panda, chissenefrega. E’ carina e rotondetta, forse più bella del modello precedente: l’italiano guarderà solo quello.
    Ci avessero messo intorno la Carrà che balla o i Muppets, avrebbe sortito lo stesso risultato. Noi non saremmo qua a fare politica spicciola, e io non mi scoprirei così nichilista.
    Copritetvi che vi prendete un accidente.
    Ad maiora.

    • Anonymous says:

      Ma questo, in pubblicità, è vero per quasi tutto. Come diceva il grande BB, la magia è nel prodotto. A volte è il pubblicitario che non riesce a trovarla, a volte proprio non c’è.
      Per le macchine vale lo stesso discorso. A mio modesto parere la Panda di magia ne ha, e parecchia, e la campagna precedente con Chiambretti (che per altro odio visceralmente) la sapeva cogliere profondamente. In più sapeva strappare un sorriso alla casalinga di Voghera, che in questo caso è il core target. Il tutto senza sparare indecenti vaccate travestite da prediche su come si può/si deve essere italiani.
      tra l’altro mi fa ridere pensare che il posizionamento è passato da: “L’auto per fare quello che ti pare.” a “L’auto per fare le cose come io ti dico di farle.”
      Genius.

      • Anonymous says:

        P.S. Quando scrivo due avverbi nella stessa frase mi viene l’orticaria.

      • Posalaquaglia says:

        No, forse non mi sono spiegato.
        L’italiano ha un rapporto fortemente estetico con l’auto.
        Se un’auto è bella, si vende, anche senza pubblicità.
        Se un’auto è brutta, puoi sforzarti di inventarti la magia che vuoi, resta in concessionaria.
        Tanto non riuscirai a convincere il singolo italiano che qualcuno capisce di auto più di lui.
        Mai.

  8. Anonymous says:

    Ho capito perfettamente il punto. E sono d’accordo.
    Ma a mio modo di vedere questo vale per le auto belle o brutte tout court. In mezzo, però, c’è una sterminata varietà di mezze belle, mezze brutte, bruttarelle ma comode, belline ma che vanno poco. E il posizionamento e la comunicazione fanno la differenza, più spesso di quanto anche gli italiani brum brum non credano. Ti do un esempio per tutti: la cara vecchia Multipla. Te la ricordi l’affissione? “Sarete belli voi.”

    • Posalaquaglia says:

      Certo che la ricordo. Fu geniale, e conferma in pieno quel che penso.
      Bellezza, bellezza, bellezza. Ma non dell’Italia o dell’art direction della campagna: dell’auto e stop. Lì c’è spazio per le idee, senza inventarsi pipponi patriottici o autoreferenziali.
      Picchiare su quel tasto, ovviamente assieme a quello dei dindi.
      Et voilà. Si vende persino la Multipla.

  9. Benni Priolisi says:

    Quando FIAT comunicava e aveva di che comunicare.
    Era il 1979 ed era CDP, London.

  10. Anonymous says:

    “guardaquantosiamobravi”
    è questo che la Fiat dice, a SE STESSA. Già perché dal momento che Fiat non è più solo sinonimo di Torino – nebbia – Mole e tuteblu, dal momento che la Fiat di Detroit somiglia più a Chrysler che a Lancia, non solo gli operai sono entrati in crisi (economica!) ma anche gli “addetti ai lavori” degli uffici cominciano ad avere qualche crisi di identità.
    Così Fiat dice: noi italiani-fiat non siamo solo spaghetti e mandolino (solito luogo comune), noi siamo bravi a fare auto che daranno di noi l’immagine della nuova Italia-fiat. Un’immagine più tecnologica, capace e contemporanea. Così rafforza il desiderio di appartenenza. Non del consumatore finale, ma di chi fisicamente “la fa” la Panda: dalle riunioni alla progettazione, alla lucidatura del marchio (e anche sul marchio Fiat potremmo spendere delle ore…)
    Caro sig. Prisco, è vero che il panda con gli occhioni da panda è in via di estinzione, ma tutto sommato lo spot, anche se non originalissimo è comunque piacevole: certo è inutile per il cliente finale, ma si fa guardare. Panda venderà, non per questo spot, ma perché è PANDA.
    Che dire invece dello spot Thema?… qui davvero l’italianità è stata utilizzata come “salvagente”… ma pare che non sia bastato. In questo caso sì che si poteva e si doveva fare di più.
    Tutti si chiedono “dov’è finita Lancia?”. E questo spot proprio non ce lo racconta :)
    Chi glielo dice alla Fiat… e all’agenzia che l’ha prodotto? :)

    Carla, AD

  11. Uno spot triste non venderà nulla, neppure la tristezza says:

    Per me è solo uno spot triste. Ci vuole allegria, sopratutto per un’auto allegra, che non se la tira, l’auto ufficiale per fare quello che ti pare citata sopra. Questo spot è triste di per sé, l’unica cosa che evoca sono i travagli su licenziamenti, Pomigliano ecc.

  12. freakk says:

    che noia…vi ho fatto vedere due spot praticamente uguali allo spot Panda….diamo un pò addosso all’agenzia. Chi è che fa queste merde?

  13. Fan fara says:

    Hanno copiato!!!!!!, vergogna!!!!!!

  14. Toscani says:

    Caro Freakk l’agenzia in questo caso non ha colpe. Questo è stato uno spot voluto dal cliente, praticamente dettato. Se vuoi chiamiamolo pure adattamento (orrendo).

  15. Mondonico says:

    Cmq i manager che hanno in mano la comunicazione di Fiat sono riusciti in un solo anno nell’impresa di trasformare la 500 in un’auto per parrucchiere (Jennifer Lopez), parlare di diritto al lusso nel periodo di maggiore crisi economica mondiale (Vincent Cassel) e trasformare la Panda da macchina simpatica per la vita di tutti giorni in simbolo dell’antisindacalismo di Marchionne.
    Complimenti.

    • SPOON RIVER says:

      sintesi perfetta! :)

    • Anonymous says:

      Ecco. Centrato in pieno. E se avete voglia, andate a vedere i nomi di questi guru. Trovo sia sempre salutare dare un nome al proprio nemico.

    • Luca says:

      Chapeau.
      Giocare con il patriottismo adesso che di italiano in Fiat è rimasto così poco è veramente ipocrita. Cosa si pensavano di fare, riciclare il format “500 italian style” in chiave neorealista? Vorrei solo far notare i primi piani degli operai. Sembrano avviliti.

    • von Hayek says:

      Se lo spot fosse sulla Panda, avresti ragione al 100%.
      Ma se invece il prodotto fosse Marchionne in persona?

    • Checco says:

      Mondonico genio.
      Aggiungo che giovedì sera a Servizio Pubblico si parlava (malissimo) della FIAT. In ogni break pubblicitario c’era un spot di questa nuova panda. Ne risultava un effetto di amplificazione ch eportava a mille l’indignazione per le politiche e le strategie di Marchionne. Il grande manager canadese-svizzero.

  16. Bravatusa says:

    Personalmente a me lo spot piace, e anche la Panda!

  17. Benni Priolisi says:

    Hello, guys&dolls.

  18. Checco says:

    Ma quello che da FIAT è andato a fare marketing strategico in Volkswagen, come si chiama… Perrosino. Ma qualcuno lo conosce? Ha una tale faccia da c**o.

    • Posalaquaglia says:

      Non mi sono mai piaciute le considerazione lombrosiane.
      Anche perché se dovessimo adottare lo stesso metro di giudizio per classificare chi lavora nel nostro mondo, probabilmente non se ne salverebbe uno, (forse compresi me e te).
      E’ meglio se giudichi qualcuno dalle sue capacità, faresti miglior figura.
      (PS: non sono Perosino né sua mamma)

    • Lippi says:

      Checco la cosa davvero drammatica è che le agenzie che lavorano per Fiat addirittura lo rimpiangono Perosino.

  19. accountacculturata says:

    si fa venire i brividi questo spot, per quanto è vicino alla narrazione di propaganda. si vende l’immagine di una Italia che non esiste, quella della fiction buonista dell’attuale regime finanziario, l’Italia che se si sforza può farcela, forza tutti quanti che con buona volontà si può arrivare alla sottomissione totale. anche io ho visto giovedì l’operaio della fiom che non può più lavorare, i rampasti della cai in cassa integrazione ma sostituti da rampasti precari così gli azionisti patrioti (tra cui passera) possono godere dei loro tornaconti… e l’informazione mainstream (e includiamo repubblica) legittima in toto questa linea… però c’è molto movimento reale nella popolazione e penso che la questione art. 18 sarà quella che riuscirà a smuove una risposta collettiva… staremo a vedere.. restiamo collegati.

  20. Intruder says:

    Minchia che merda… tra i 10 spot più ipocriti della storia.. fatto pure male.. questi non ci stanno più con la testa..

  21. Mandolino says:

    Marchionne è figlio di nessuno e ha fatto una carriera indiscutibile sostenuta solo dai suoi successi. E’ stato capace di risanare una multinazionale come chrysler in anni di crisi nera. Come fanno 4 falliti che a 40 anni lavorano ancora a progetto (perchè valutati dal mercato incapaci di portare valore aggiunto) a sentirsi legittimati in un blog semi-sconosciuto a fare i maestri illuminati e a criticarlo? Cioè, razionalmente, spiegatemelo.

  22. 4x4 says:

    Informazione di servizio: La Panda è l’unica macchina che la Fiat produce ancora in Italia.

  23. Checco says:

    Saremo 4 falliti che a 40 anni lavorano ancora a progetto, ma il cervello necessario per generare idee autonome non ci fa difetto

  24. Pino il porcospino says:

    Ma Marchionne il look barbuto che fa tanto orsacchiottone tenero se l’è fatto apposta per fare coordinato con questo spot della panda? Fanno entrambi molto esistenzialismo.
    Che da che mondo e mondo vuol dire grossi cetrioli in arrivo per gli ortolani.

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