Pubblico in home page uno dei commenti che ha fatto discutere molto nel post precedente.
Lo faccio perché penso che la provocazione di Giorgio meriti una discussione e poi, se davvero sta facendo una ricerca su di noi, perché non dargli ulteriore materiale?
“Buonasera, sto frequentando da qualche tempo questo blog per ragioni di ricerca (psicologia sociale) e oggi mi ritrovo a tradire il mio ruolo di osservatore non partecipante perché lo stupore che provo per la mancanza di senso di realtà della vostra categoria ha raggiunto ormai livelli incontenibili.
Leggo dichiarazioni di amore per la professione creativa nella sua dimensione teorica, leggo lamentele sul bassissimo livello raggiunto negli ultimi anni dal management, leggo dolore per il futuro incerto che annebbia ormai la quasi totalità dei lavoratori del settore. E mi chiedo: ma davvero non avete nessuna idea di quello che la gente normale pensa di voi? Davvero pensate che qualcuno in Italia ritenga la vostra una professione onorevole, un mestiere degno?
La vostra rimozione collettiva è arrivata ormai a questi risultati surreali?
Allora lasciate che un esterno come me, un viaggiatore occasionale incontrato di notte nella carrozza di un treno, vi dica qualcosa su come vi vedono dall’esterno. Magari questo vi può essere d’aiuto nel riprogettare le vostre vite, nel superare questa spaventosa dissonanza cognitiva che vi deprime.
Siete dei mentitori per professione.
Siete degli inquinatori cognitivi.
Il 99% delle persone, quando compare qualsiasi forma di pubblicità, gira la testa, cambia canale, chiude il pop up, abbassa il volume della radio.
Il vostro stipendio non arriva a darvi un tenore di vita dignitoso. Lo status di pubblicitari, di creativi, non vi aiuta a pagare i conti a fine mese. Certo, può essere utile per rimorchiare qualche ragazzo/a poco intelligente a qualche party, ma poi che ci fate?
Queste conquiste non possono certo soddisfare il vostro elevato ego.
La perdita di capelli, le dermatiti, l’alito cattivo, il vuoto affettivo, il primo tumore o infarto a quarant’anni, sono davvero giustificati da quello che producete?
Pensate davvero che si possa, non dico essere orgogliosi, ma anche solo raccontare a qualche persona normale di essere il copy della campagna radio di Seat “Vengo, vengo, vengo… vado”?
Come fate a non capire che la bassezza di cui vi lamentate è naturalmente correlata alla bassa etica insita nel lavoro pubblicitario?
Davvero credete che quella esigua percentuale di spot o annunci stampa interessanti, divertenti, originali, in una parola: creativi, possa giustificare tutta la stragrande maggioranza di merda con cui inquinate il mondo ogni giorno?
Scusate la durezza delle parole, ma spero che costringervi a darvi un’occhiata dall’esterno potrà servire a farvi capire che voi non siete delle povere vittime innocenti, ma le prime vittime della vostra mancanza di fantasia nell’immaginarvi a fare qualsiasi altro lavoro. Un lavoro degno, voglio sperare”.
Giorgio
Grande Giorgio,
ci vediamo domani al concerto di Marco Mengoni.
giorgio è marco mengoni.
Credo che parli senza l’irrefrenabilità tipica dei pregiudizi però…Giorgio ti siamo vicini,
Giorgio hai appena dimostrato di non essere un buon osservatore: questo blog non esiste per raccontarci tra noi quanto sia figo fare il pubblicitario ma, al contrario, di quanto sia difficile farlo ogni giorno.
…questo commento è scritto con quella capacità di banalizzare la realtà che è la natura stessa del nostro lavoro e con la medesima dose di retorica spicciola, che è quello con cui ogni giorno cerchiamo invano di impressionare i clienti…ergo è così contorto che lo avrà pensato un planner e così banale che lo avrà scritto un copy….come al solito mi chiedo l’art cosa ci abbia messo di suo visto che mancano le figure…
L’art è stato licenziato..
Giorgietto la psicologia non tira? A mali estremi puoi sempre pagare, non dando ascolto alle menzogne pubblicitarie avrai risparmiato tanti bei soldini…
Giorgio è Giorgio Brenna, che in un momento di onestà intellettuale dice chiaramente cio’ che pensa dei suoi dipendenti.
E se la ride di gusto…
Chi cazzo è Giorgio Brenna?
Giorgio fortunatamente non conosce le dinamiche interne al mondo pubblicitario e può cadere in errore.
La merda che si vede in tv ha più motivazioni: spesso sono i clienti che, arroganti di diritto perché pagano, costringono i creativi a parlare al consumatore dall’alto in basso, come si stesse comunicando con una pecora (e credimi che spesso non hanno nemmeno tutti i torti).
Dall’altra parte, nelle agenzie “creative”, regnano fame e ostentazione, che assieme compongono un cocktail che porta tutti a calarsi le braghe di fronte al primo venditore di dentifrici americano.
Quindi: il cliente, perché ignorante, vuole un pubblico trattato da idiota; le agenzie, perché meschine, si impegnano a trattare il cliente come si vuole.
Poiché ti interessa la comunità pubblicitaria, ti conviene scartare la popolazione creativa, in quanto la più incazzata, mazziata e frustrata. Un commerciale che non capisce una fava di comunicazione prende il suo fisso senza problemi, un creativo che ha studiato anni (ovviamente studi privati costosissimi) deve affrontare storie come 2 anni stage per poi preparare merda in tv. Se pensi che godiamo a essere pagati 300 euro al mese per mettere un paio di tette su un cartellone allora ti consiglio di cambiare mestiere, dubito la psicologia sia il tuo forte. Se invece ti ho reso la situazione guarda a noi come esseri umani privati del futuro, che è facile parlare quando si è cercato lavoro la prima volta durante il boom economico.
In ultimo uno sfogo personale:
oltre al direttore creativo di turno (saatchi, ogilvy, leo etc) che mi prende per il culo al colloquio
oltre al datore di lavoro campagnolo che minaccia il creativo perché fuori c’è la fame,
oltre alle cazzate sparate da guastini e co. sulla difesa dei diritti dei pubblicitari,
ora ci si mette pure lo psicologo qualunquista dei miei stivali a sputarmi in faccia.
Farai pure un lavoro dignitoso, è come persona che lasci a desiderare.
sottoscrivo ogni singola parola.
“La perdita di capelli, le dermatiti, l’alito cattivo, il vuoto affettivo, il primo tumore o infarto a quarant’anni…”. Parli di creativi o di tecnici di bonifica a Chernobyl?!
Siamo sempre così convinti che sia il lavoro più “cool” il creativo?
cosa fa un creativo? cerca di vendere in modo “interessante” un prodotto?
e da un consumatore qualunque, come è percepita la pubblicità?
perchè non prendere atto delle opinioni di un “Giorgio” qualunque e riflettere.
Stiamo diventando sempre più “impiegati” e questa è realtà. Non riusciamo a reagire perchè i nostri contratti (se così si possono chiamare) non ci permettono di farlo.
La cosa più triste è che di fronte ai nostri capi non riusciamo a reagire ed a imporre le nostre idee, mentre ci rivoltiamo contro un ” Giorgio” qualsiasi dicendo che siamo incazzati per come sono gestite le cose…..beh, forse mancano un pò di palle per ammettere che il nostro non è altro che un mestiere.
Oltretutto i prodotti che pubbliciziamo li compra un “Giorgio” qualunque….
Stiamo facendo un buon lavoro?
“Inquinatore cognitivo” ce sarai te e tre quarti d’a palazzina tua.
ahahahahahahahah lo so la discussione è seria ma non ho potuto resistere
la discussione è seria?!
Giorgio è duro ma ha ragione. Una riflessione scevra da pregiudizi non guasterebbe per ridare un nuovo impulso al settore, sotto il profilo umano e professionale. Bisogna che voi pubblicitari cominciate a prendere coscienza che il mondo non ruota intorno a voi. Che i vostri premi sono ridicoli e inutili. Che la gran parte della creatività che producete è fuffa del tutto inutile se non passa con esasperante frequenza sui mezzi. Molti pubblicitari che ho conosciuto sono arroganti, presuntuosi, superficiali, competitivi. Talvolta anche semianalfabeti. Delle persone davvero sgradevoli. A forza di stare nelle gabbie dorate delle agenzie anche le menti creative più brillanti hanno finito per abbruttirsi e diventare autoreferenziali. E certi commenti piccati alle osservazioni di Giorgio non fanno che confermarlo. Meditate, gente, meditate….
Lusingato dalla messa in home page del mio intervento mi sento in dovere di dare alcune spiegazioni. Perché in effetti anche il lessico più guardingo può nascondere insidie.
Definire un lavoro etico oppure no vuol dire riconoscere a un mestiere un’influenza positiva, negativa o neutra sulla vita delle altre persone.
Qualcuno nei commenti ha detto che il pubblicitario non è meno etico del notaio o dell’idraulico o dell’ingegnere, confondendo così l’eticità con la mancata emissione di scontrino fiscale (credo).
E’ evidente che non avete capito quello che intendevo dire oppure che non riuscite a essere oggettivi con voi stessi.
Il notaio è un pubblico ufficiale, l’idraulico vi ridà l’uso dell’acqua corrente, l’ingegnere progetta strutture di pubblica utilità, il pubblicitario cosa fa?
Nella migliore delle ipotesi riesce a dare un’identità a un prodotto o a un servizio, favorendo così l’accettazione di questo presso i consumatori.
Nella peggiore nasconde difetti ed esalta pregi, istiga il desiderio al consumismo, insinua il dubbio nell’autostima delle personalità deboli, aggira le proibizioni previste dalle leggi.
Sto facendo molta fatica a scrivere queste righe perché non voglio offrire nessun appiglio a facili polemiche che distolgano dal nocciolo del discorso. Potrei parlare di complicità con le multinazionali, di colonialismo culturale, di nevrosi di massa, delle conseguenze per l’ambiente che il consumismo produce, ma sarebbero deviazioni inutili.
Vi chiedo di essere onesti con voi stessi, vi assicuro che non ho nessuna intenzione malevole nei confronti della vostra categoria, anzi, un mio ottimo amico è uno di voi.
Non potete in tutta onestà negare che nella stragrande maggioranza dei casi producete cose stupide, fastidiose, di cattivo gusto, totalmente inutili. Il fatto che ci siano clienti disposti a pagarvi (poco) per questo non alleggerisce di un grammo la vostra posizione. Siete voi che gliele proponete, siete voi che le fabbricate e le inoculate alla gente. Moralmente siete responsabili di quello che fate.
Inoltre c’è un’aggravante insopportabile: la vostra tendenza a sentirvi fichi, a voler essere cool. Che in fondo è la dimostrazione del vostro deviante senso della realtà, che vi sta rendendo ciechi rispetto a quello che sta succedendo al vostro mondo.
Non vi siete accorti che siete una specie in via di estinzione.
La vostra cecità, o il vostro ego ipertrofico, o la vostra ignoranza non vi ha fatto rendere conto delle evidenze contenute nelle serie storiche.
Avete allargato troppo la base degli addetti, inflazionandovi.
La rivoluzione del desktop publishing ha semplificato di molto il vostro lavoro.
Lo spostamento degli investimenti su internet e la diminuzione dei margini che questo comporta vi ha tolto ossigeno.
Vi siete abbassati le brache troppo frequentemente; i clienti all’inizio hanno apprezzato, ma alla lunga è difficile provare stima per gente con i pantaloni sempre alle caviglie.
Il vostro mondo sta per chiudere i battenti, è evidente, bastava chiedere a qualche collega cinquantenne.
Ah, già, voi siete l’unico settore industriale in cui gioventù è sinonimo di qualità, e così non potete sapere niente di quello che succedeva ieri. Ignoranza, ancora una volta.
I migliori di voi l’hanno già capito, e stanno cercando altre soluzioni fuori dal mondo pubblicitario (notizia rinvenuta su questo stesso blog). In fondo qualsiasi persona in sei mesi, un anno, può imparare un nuovo mestiere e ricominciare da capo. Che avete da perdere? Mezzanotte in agenzia senza straordinari? I 1300 euro al mese? La persona con evidenti turbe psichiche che vi dà i brief? Il buffet della festa di Natale?
Certo, per trovare altre soluzioni bisogna guarire dalla malattia della coolness, ma anche questa in fondo è selezione naturale.
PS: Un’ultima cosa, poi decisamente vi lascio in pace che avete già abbastanza problemi. Sono rimasto molto colpito che così tanti di voi (compreso il presidente della vostra associazione di categoria) non conoscano la differenza tra psicologia, psicanalisi e psicologia sociale. Nell’era di wikipedia, anche se non si sono fatti studi universitari, ci vuole un minuto per trovare risposte alle proprie domande. A patto che si sia abbastanza lucidi da riconoscere la propria ignoranza, ovvio.
Credo che questo, in ultima analisi, sia stato il vostro peccato capitale.
Giorgio, sei straordinariamente lucido nelle tue riflessioni. E scrivi benissimo, più di tanti spocchiosi copywriter. Come hai fustigato tu il mondo pubblicitario non lo aveva mai fatto nessuno. Tanto di cappello. Consola sapere che su questa terra ci sono persone come te. Magari qualche creativo si darà una regolata. Magari.
Superficiale. Riduttivo. Arrogante. Pressapochista. Protervo. Malato di protagonismo. E sì, dulcis in fundo, decisamente ignorante.
Credo che questi, in ultima analisi, siano i tuoi 7 peccati capitali, Giorgio.
Quoto!
Sei un poveretto. Prima o poi lo capirai.
Giorgio,
nella tua “analisi” ci sono parecchi aspetti che condivido. Ne ho scritto spesso, l’ultima volta qui: http://blog.adci.it/?p=1515.
È vero che troppe campagne pubblicitarie rappresentano una forma di inquinamento sociale (sì, possiamo essere degli inquinatori cognitivi) ed è vero che chiunque abbia accesso ai media ha delle responsabilità sociali.
Ma il cambiamento non lo attui mettendo fuori legge la pubblicità (come sembri desiderare). Il cambiamento lo persegui migliorando la pubblicità.
Negli ultimi anni mi sono trovato più volte a ricordare quanto scrisse Aldo Grasso sul Corriere della Sera nel 1997: “la pubblicità è spesso più bella delle trasmissioni che interrompe”.
La sua intenzione era stigmatizzare la decadenza del palinsesto tv più che incensare il nostro operato.
Oggi non potrebbe più sostenerlo, benché la qualità delle trasmissioni non sia migliorata.
Il decadimento coinvolge molte altre professioni, non solo la pubblicità, coinvolge per esempio anche il giornalismo.
Persino il rapporto medico paziente si è mediamente disumanizzato.
In Italia la formazione psicologica dei medici mi risulta essere pressoché inesistente, con i danni che ne derivano e già descritti da Michael Balint, oltre mezzo secolo fa.
(lo sai che la medicina è la quarta causa di morte? questo la rende “indegna”?)
Ovunque mi volga c’è un amico o un conoscente a raccontarmi di quanto sia decaduta la sua professione. Per certi versi è angosciante, oltre che sconfortante.
In questo “quadro”, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è operare distinzioni tra professioni “degne” e “indegne”.
E nessun essere umano è degno o indegno (“cool” o “uncool”) per il lavoro che fa, ma per COME lo fa.
Personalmente non mi nascondo nemmeno dietro l’alibi del “la pubblicità rispecchia la società”.
Anzi, come ho ricordato nel manifesto deontologico dell’Adci, noi che abbiamo accesso ai media contribuiamo a forgiarla.
ciao
m.
p.s. (personale)
Ai tempi sostenni due esami di psicologia con il professor Massimini (30 e 30) e uno di psicologia clinica con il Professor Roveda (30 e lode).
Questo non fa di me uno psicologo, ma mi permette di cogliere la differenza tra psicologia, psicoanalisi e psicologia sociale. Senza l’utilizzo di wikipedia che, forse lo sai , può essere alquanto imprecisa.
E impreciso sei tu, quando ti fa retoricamente comodo. (se il 99% delle persone evitasse la pubblicità non saremmo degli inquinatori cognitivi e la tua invettiva sarebbe priva di fondamento)
Inoltre non brilli per coraggio, altrimenti mi avresti risposto firmandoti, come ho fatto io. Tu non sei un pivello che può nascondersi dietro l’alibi di mie eventuali ritorsioni professionali.
Se davvero sei uno psicologo sociale telefonami e vediamoci (331 31 43 602). Magari ne nasce qualcosa di utile alla tua indagine. Purché la tua metodologia mi convinca, perché sino a questo momento mi pare tu abbia alcuni pregiudizi ideologici. E i pregiudizi, come le generalizzazioni, non portano lontano.
Tanta stima.
Grandissimo Massimo, le tue parole sono sempre molto illuminanti, anche fuori dal mondo pubblicitario.
Monica F. (la vipera)
Ben scritto caro Massimo.
Bè in effetti è inutile prendersela per commenti, maleducati, pieni di acrimonia e privi di conoscenza del settore.
Lo dico da esterno, non sono un pubblicitario, ma davvero inutile prendersela.
Inutile prendersela per i commenti del rappresentante di una categoria che dai medici veri è considerata alla stregua di come lui considera il mondo dei pubblicitari.
Quindi come disse qualcuno di certo più importante di me:”non ragioniam di loro ma guarda e passa”…. inutile prendersela….
Da ex copy condivido tutto il tuo pensiero. Ma forse riesco a farlo perché sono uscita da questo mondo e riesco finalmente a vederlo per quello che è. Certo, brucia ammetterlo per quelli che ancora ci sono dentro e ancora ci credono.
Anch’io ne sono uscito anni e anni fa…Grazie a Dio…Ricordo solo una frase che mi colpì tra la tanta letteratura (autoreferenziale) digerita: “Per carità dite a mia madre che faccio il pianista in un bordello, ma non ditele che sono un pubblicitario…” La frase è attribuita a “David Ogilvy”, forse il “Papà” di tutti i Copywriter… Ecco, Bordello è la prima parola che mi viene in mente ripensando a quel mondo… Mondo dove arroganza, qualunquismo, cinismo e cattiveria regnavano sovrane…Dove si consumavano le cose più turpi, dove il rispetto dell’individuo era annichilito dal profitto…Dopo che lavoravi per 24 ore (provato di persona), tornavi a casa alle 6 del mattino, facevi una doccia e ritornavi in agenzia, o forse da qualche cliente, o in qualche casa di produzione…Un incubo che chi lavora nella prima azienda metalmeccanica non ha nemmeno la più pallida idea di cosa sia…Poi c’è ancora la leggenda metropolitana del “Pubblicitario fighetto, puttaniere e ricco”…Che può anche essere vero, anzi lo è (ai tempi anche per uno scalzacani come me il minimo coincideva quasi a quello di un quadro aziendale)…e allora ti illudi….Locali, aperitivi infiniti, feste, ritrovi, ma sempre con la stessa gente….Ho visto colleghi e colleghe fuori dall’ agenzia per quello che erano: alcolizzati, drogati, ninfomani, e chi più ne ha più ne metta…PErché quel lavoro e quel mondo ti succhia la vita, l’anima…Ti puoi scordare i veri AMICI, quelli non esistono più e se chi (come me) cerca di separare i due ambiti ne paga le conseguenze…Quel posto di merda (l’agenzia) diventa la tua vita, la tua famiglia… Ed ogni giorno devi strisciare stando attendo alle frecce avvelenate, devi chiudere due occhi per resistere a “stalking” ed ingerenze di ogni tipo, al leccaculismo (si si esiste pure lì)…Ma soprattutto ti devi CONFORMARE…Cioè devi essere il “creativo”, un po’ alternativo, ma non troppo, devi ascoltare certa musica, leggere certi libri, avere certi interessi…Devi frequentare e SCOPARE con gente del giro….
Alla fine tutto mi ha solo provocato una certa tristezza, anzi tanta…Una malinconia che mi ha portato a soffrire d’insonnia…Stavo male, la sola idea di varcare la soglia di quell’inferno mi tormentava ogni mattina…La sola idea che se commettevo un errore sarei stato insultato, preso a male parole da tutti quei “soloni” di sto cazzo, villani rinciviliti…No, perlomeno a Milano, negli anni ’90 lavorare nelle grandi agenzie era un incubo…E se uno era un milanese di Milano come me, un borghese al quale piaceva ancora frequentare gli amici andare in discoteca o “al muretto” con loro, fare le cose che facevamo sempre: cinema, concerti, in compagnia di ragazzi e ragazze normali eri tagliato fuori…
Tutto questo per i famosi “30 secondi d’oro”…. Per spazzatura commerciale come ha detto qualcuno fondamentalmente inutile…Perché credo nella vita di non avere mai comprato un prodotto grazie alla pubblicità….E quando ero piccolo appena c’era cambiavo canale…E quando OGGI, navigando nel Web vedo ancora le stesse facce, quelle facce di cazzo arroganti, maleducate, solo più vecchie ancora lì col culo seduto sulle loro sedie (di Philip Stark) mi viene solo una gran rabbia…Sentire gente di ormai 60 anni che gioca a fare “il GGiovane per GGente Ggiovane” (come si diceva ai miei tempi) e magari hanno due divorzi alle spalle, si trombano ancora la segretaria o la sguattera …beh…Sono contento di esserne uscito definitivamente….E per me quel mondo può crollare insieme ai “Totem” della società occidentale che già ora stanno scricchiolando sotto il peso della crisi e del rinnovamento generazionale…
Infine: STEVE JOBS era un creativo. BILL GATES era un creativo e tanta, tanta gente che ci permette ogni giorno di scrivere su internet attraverso “macchine” che sono quasi dei miracoli ….
Loro cosa sono? Nullità…Nullità pensanti, arroganti, e spesso ignoranti….
Saluti
Stacchetto Pubblicitario
“Se il BuonGiorgio si vede dal martirio”
Alito cattivo?
Ti senti un po’ calvo?
Classico tumore dei primi quarant’anni?
Infarto al miocardio dopo mangiato?
Dermatiti sopra l’alito cattivo?
Nessun problema!
Oggi c’è GIORGIO 3 Lo psicologo, psicanalista e psicologo sociale parlante:
Lo puoi sentire dopo un break pubblicitario, prima di uno slogan per una multinazionale o durante uno spot radio, tanto lui continua a parlare…
E se non hai raggiunto ancora il massimo della tua bassezza morale sentiti GIORGIO 3
e ti senti di nuovo very cool!
GIORGIO 3 lo trovi in tutti i negozi autorizzati all’autorizzazione
ehi Giorgèt, mi sa che ti ha mollato di recente una fidanzata che faceva l’art e come psicologo sei così scarso che non riesci ad elaborare il lutto…riprovaci…
un altro stupidissimo commento
Sono un account. Non sarò un creativo, ma un commento del genere lo trovo inopportuno, arrogante, ignorante e lesivo della dignità di chi svolge, sempre e comunque, un lavoro onesto. In sintesi, si tratta di un commento decisamente fuori luogo.
Forse lo scopo ultimo del suo post era quello di suscitare polemiche, zuffe verbali tra creativi.. io lo trovo semplicemente offensivo.
Cosa ne sa Giorgio delle dinamiche interne di un’agenzia? Delle mille proposte fatte dai creativi in risposta ad un brief inesistente (sempre che sappia cosa sia un brief)? Della continua mediazione dell’account? Della costante ingerenza del cliente? Niente. E’ psicologo lui.
Fa parte del “99% delle persone” (sicuramente il dato deriva da una fonte attendibile, no?) che non ha idea di cosa sia un art director, un copy writer, un account executive.. dopo 4 anni non lo ha capito neppure mia mamma, ma almeno lei non dà giudizi sommari e si ferma di fronte all’ignoranza nei confronti di un modo a lei estraneo. Intelligente. Lei.
Qui invece si cita la ricerca, la psicologia sociale, ma non si fa altro che offendere e parlare di aria fritta.
Credo che la maggior parte degli addetti ai lavori non sia soddisfatta della produzione pubblicitaria degli ultimi tempi, ma questo non vuol dire che non si lavori per cambiare la situazione. E tutto ciò è indipendente dai contratti inesistenti, dalle retribuzioni da fame.. c’è ancora chi lavora avendo delle aspirazioni, con passione, con impegno.. certo, guardando lo spot in tv, magari tutto ciò non traspare, ma vuol forse dire che non esiste?
Se posso permettermi, Giorgio parla di “status di pubblicitario”, “rimorchiare a qualche party”, “spot e annunci stampa”..perdonami, ma stai parlando con frasi fatte, con frasette colte qua e là..magari hai visto qualche puntata di Mad Man? Ti stai riempendo la bocca di parole di cui non conosci neppure il significato!
In agenzia lavorano tanti, tantissimi ragazzi che hanno ancora (e per fortuna) passione, voglia di fare, di crescere, di imparare ma che si trovano anche in contesti difficili, vincolati.. guadagniamo due soldi, e quindi? Dovrebbe essere motivo di vergona? Non credo proprio. Sicuramente di insoddisfazione, ma credo che ognuno sappia fare le proprie scelte, mettere pro e contro sui piatti della bilancia e, se continuaiamo a fare questo mestiere, forse i contro non sono ancora abbastanza. Ma questo è un problema nostro, non di Giorgio.
Quello che facciamo (e ci metto in mezzo anche gli account e i “clienti”, perchè i creativi, con tutto il rispetto, da soli non portebbero fare un bel niente) è un lavoro onesto e DEGNO! Degno di rispetto, nostro, del cliente, della gente a cui non piace la pubblicità e della gente che segue le rassegne di spot, di quelli che leggono questo blog e di quelli che, come me, lavorano sodo e si indignano a sentire tanta tracotanza e tanta boria messe insieme.
E tu, Giorgio, ce l’hai un lavoro degno? o un lavoro e basta?
sì!? beh.. se fai lo psicologo, faresti bene a ritirarti, perchè non conosci neppure il significato della parola “etica”.. torna a studiare, soprattutto le buone maniere, che è meglio, in primis, per te.
Cordialmente
Account, guarda che Giorgio ha usato le buone maniere. Da quando analizzare la realtà ed essere sinceri è sinonimo di maleducazione? E tu perché gli consigli di ritirarsi? Ti senti educato? Dalle tue parole si evince che sei un bravo professionista, serio e appassionato ma devi anche dargli atto che ha detto la verità. Le riflessioni che ha fatto sono amare e indigeste ma a chi si esamina in profondità non possono che fare bene.
Ha dato a tutti degli ignoranti, degli inquinatori cognitivi, dei mentitori. Parla di “La perdita di capelli, le dermatiti, l’alito cattivo, il vuoto affettivo, il primo tumore o infarto a quarant’anni”. Afferma che il nostro lavoro sia privo di etica, male alla base di ogni nostro problema. A suo parere produciamo “cose stupide, fastidiose, di cattivo gusto, totalmente inutili.”
Tutto ciò ti sembra sinonimo di educazione? A me no. Non è quello che mi è stato insegnato.
Non gli piace quello che facciamo? Ok, ognuno ha la sua opinione. Questo, ovviamente, lo rispetto. Ma non credo sia abbastanza per emettere giudizi. Per dire che il nostro lavoro sia spinto solo dalla voglia di “coolness”, che faremmo meglio a cambiare tutti lavoro “In fondo qualsiasi persona in sei mesi, un anno, può imparare un nuovo mestiere e ricominciare da capo. ” No. Questo non lo accetto.
Sinceramente non vedo tanta saggezza e profondità nelle sue riflessioni. Vedo più voglia di polemica, più bla bla bla senza capo nè coda.
Da quanto ne so, e potrei sbagliarmi, gli psicologi non emettono giudizi. E’ (anche) per questo che gli ho consigliato di tornare a studiare. Magari al prossimo tentativo è più fortunato.
Invece secondo me hai ragione, Anonymous (quello della lunga risposta a Giorgio)… nella mia prima risposta a Giorgio, sul post dedicato alla chiusura di New Partners, ho pensato di essere stata un po’ cattivella e polemica, invece la replica di Giorgio mi conferma tutto, anzi… il ragazzo parla per frasi fatte e pregiudizi, è borioso e un tantino saccentello (ripeto: sei mai stato in un’agenzia? ci hai mai lavorato? ne conosci le dinamiche?). Ci dà degli ignoranti consigliandoci di consultare Wikipedia (forse il suo massimo riferimento!!!) ma usa la parola “etica” senza capirla… bah!
Questo non significa che non siamo capaci di autocritica, mi sembra che se ne faccia parecchia in questo blog, dove ogni giorno parliamo della difficoltà di questo lavoro, ma anche della determinazione e dell’amore che ci vuole per farlo. Il che lo rende, a mio avviso, non un “mestiere” come gli altri. Qui o c’è passione, o sfiorisci dopo poco.
un caro saluto.
Ecco…per esempio, non sono d’accordo con quest’ultima affermazione. Bisogna ammettere che Giorgio ha ragione quando dice che in questo ambiente c’è un atteggiamento snobistico. Cosa vuole dire che questo mestiere non è come gli altri? Con questo discorso si suppone che fare il “creativo” (odio questa parola, ma devo usarla per essere sintetica) sia su un gradino più alto di…che so… un cardiochirurgo o di un artigiano. Perché forse per fare il venditore, l’insegnante, il cuoco o qualsiasi altro mestiere non ci vuole ingegno, creatività ed estro? Basta con questo atteggiamento elitario! Per fare qualsiasi mestiere bisogna metterci impegno e talento altrimenti si sfiorisce dopo poco! Scendete dal pero!
parla con la cassiera del supermercato, con i magazzinieri o con chi cerca “il posto fisso” in banca o al Ministero…. poi vedi tu se la cosa è uguale.
Post quasi identici l’ho letti contro gli impiegati di banca, i ragazzi dei call center, i meccanici, i politici, i preti, ecc.
Finalmente qualcuno s’è ricordato di noi!
Sbatti il troll in prima pagina
Ho letto adesso il post e i commenti aggiuntivi di “Giorgio” (tra virgolette perché potrebbe essere uno pseudonimo). Sono d’accordo con la sua diagnosi generale, anche se alcuni particolari sono da rivedere (ad esempio la dichiarazione che il 99% delle persone si volta da un’altra parte quando vede la pubblicità).
NON sono d’accordo quando dice che la professione di pubblicitario non ha etica, o ne ha meno di altre. In realtà – ed è un concetto però che anche molti pubblicitari non comprendono, anche per quell’assenza di senso di realtà e di consapevolezza segnalato da Giorgio – anche la pubblicità nel mondo moderno è un mestiere utile ed eticamente valido.
Nel mondo moderno la comunicazione è essenziale. Fanno comunicazione, devono farla e dovrebbero farla: partiti politici, organizzazioni non profit (nota: la dizione corretta è NON profit), organizzazioni religiose, aziende serie e, naturalmente, anche aziende e organizzazioni poco serie.
L’errore di fondo è pensare che i pubblicitari DEBBANO vendere fumo. È lo stesso errore di fondo che fanno molti VENDITORI: pensare di DOVER vendere frigoriferi agli eschimesi, invece di fornire un servizio utile proponendo un prodotto o servizio che risolve un problema al cliente.
La pubblicità facilita il commercio. Facilita tutti i processi moderni, compresa una buona pubblica amministrazione (molta buona amministrazione dipende da buona comunicazione: se elabori un provvedimento perfetto, ma non lo conosce nessuno, il provvedimento è sbagliato).
Può facilitarlo in modo positivo mettendo in contatto un consumatore/cliente/cittadino con un prodotto/servizio che gli serve, oppure in modo negativo, facilitando una fregatura.
Conclusione: Giorgio, secondo me la tua diagnosi sulle bislacche personalità che frequentano questo blog è in gran parte corretta. Però forse anche tu dimostri di far parte di quelle persone che pensano che “marketing” e “comunicazione” siano due parolacce, o fumo per ingannare gli sciocchi, invece di quello che sono o dovrebbero essere: tecniche moderne per mettere in contatto organizzazioni complesse con i loro clienti e referenti sociali.
Vi racconto la storia del nostro caro psicologo osservatore.
Non è vero che è qui per osservare, altrimenti non userebbe certe espressioni che si conoscono solo frequentando le agenzie. Lui ha preso una laurea in psicologia, inutile almeno quanto il nostro lavoro, e ha cercato di sfruttarla per fare un mestiere cool come il pubblicitario. Inutile scrivere che una volta entrato in agenzia nulla corrispondeva alle sue aspettative cognitive, ci è rimasto maluccio e ora è qui a sfogarsi come tanti altri suoi colleghi pubblicitari.
Comunque, le cose che scrive sono molto vere ma non vedo dove sia il problema. Quando ho scelto di fare questo lavoro non volevo qualcosa di etico, altrimenti sarei andato a salvare le balene. Sinceramente non me ne frega nulla di avere la coscienza pulita e forse nessun lavoro è veramente etico fino in fondo. Ad esempio: è risaputo che gli psicologi in terapia, pur individuando il problema del paziente, la tirano per le lunghe per aumentare il numero di sedute e ricavarne più soldi.
La gente cambia canale? Anch’io cambio canale quando c’è la pubblicità. È una cosa normalissima e non dipende nemmeno dalla qualità creativa. La pubblicità ci deve essere ma non si può pretendere che sia seguita come un bel film o un bel documentario.
Io faccio l’art (digital, per cui sono una dei cugini poveri) eppure sono del tutto d’accordo con Giorgio. E ritengo che chi si arrabbia cosí tanto nel leggere le sue riflessioni debba farsi un esame di coscienza e chiedersi come mai si senta cosí punto nel vivo.
Nonostante ció non cerco un altro lavoro, sopporto gli orari folli, la demenza del tre quarti dei miei colleghi e clienti, le vessazioni, i 1300 al mese perché ció che faccio MI PIACE. Mi piace davvero. Quando sono immersa nel processo creativo sbuffo e arranco, ma quando alla fine ne vedo il risultato mi sento felice, me lo godo, improvvisamente sono in pace. Forse esistono altre mille professioni che portino lo stesso benessere. Non lo so, e non mi interessa. Io ho scelto questa, e non la cambierei per nulla al mondo.
osservatore non partecipante?
ma ci faccia il piacere.
… ma 1300 euro al mese? Magari…. <3
L’intervento di Lombardi è perfetto.
Dimostra molto meglio di quanto ha saputo fare Giorgio – che, diciamolo, come provocatore non è proprio un granché, basta leggerlo per provare simpatia per chi fa questo mestiere – che la pubblicità NON è un mestiere etico.
Detto questo, un’ovvietà, resta da chiedersi se i pubblicitari abbiano o no un’etica. Certo che no, ma in un mondo in cui tutti sono complici, non si vede perché il pubblicitario, che è l’ultima ruota del carro, debba emergere come esempio negativo.
Cosa fa la pubblicità. Fa da ripetitore (anzi, da pappagallo) alle organizzazioni complesse.
Cosa fanno le organizzazioni complesse? Beh, innanzitutto comandano, ma il più delle volte non si limitano a comandare ma prevaricano, distruggono, uccidono in prima persona.
Qualcuno di voi conosce la storia dei sindacalisti di aziende che lavorano per la Coca-Cola uccisi dagli squadroni della morte in Colombia?
Come ne esce la Coca-Cola da tutto questo?
Innocente e pulita come Gesù Bambino alla mezzanotte del 25 dicembre, con i re Magi dei mass media, della comunicazione pubblicitaria e della politica che portano doni e si genuflettono alla multinazionale che crea benessere per i poveri del mondo.
Questo è il nostro mondo. Dove un Assad non può massacrare i siriani perché non ha adottato procedure democratiche previste in questi casi, mentre gli squadroni della morte possono fare tranquillamente il loro lavoro senza che nessuno abbia anche solo a fiatare.
Sono etici gli scienziati? Domanda oziosa anche questa. Visto che fanno parte, come dice Lombardi, di organizzazioni complesse, in pratica non possono decidere neanche se soffiarsi il naso con la destra o con la sinistra, e devono ricercare quello che altri hanno deciso essere importante. L’ultima che ho sentito sono di alcuni ricercatori che hanno dimostrato che i cibi biologici fanno venire il cancro (con Garattini che godeva come un pinguino; del resto questa è la sua tesi che porta avanti fin da tempi non sospetti.)
Gli economisti hanno un’etica? Certo, l’etica dello sfruttatore. E via di questo passo.
Qual è il ruolo dei pubblicitari in tutto questo?
Quello di usare tecniche moderne per ecc. ecc. Ma per favore.
I pubblicitari sono lì per genuflettersi di fronte ai padroni del mondo, i quali usano la pubblicità per passare qualche divertente mattinata fuori dall’ufficio. A queste balle qui di comunicare per vendere non ci crede più nessuno, a cominciare dei clienti, che non sono così cretini come noi immaginiamo che siano.
Va bene, allora rispondo con un’immagine/fumetto esplica di quello che siamo.
Se la creatività che la gente deve bersi ogni giorno fa schifo non è colpa dei creativi, quanto forse dei committenti che si improvvisano creativi. Lascio la parola a The Oatmeal http://theoatmeal.com/comics/design_hell
Grazie a te Giorgio, mi hai dato ancora una volta la forza per continuare a fare questo lavoro!
Sull’etica del pubblicitario consiglio http://www.liberilibri.it/opera.php?k=109
Per il resto, rega’, ma un troll è un troll, anche se argomenta (anzi, soprattutto).
Ciao Giorgio, so per certo che sei un Troll. Ma lo stai facendo davvero bene e quindi meriti tutti i post.
Ti cito: “Un mio ottimo amico è uno di voi.” Chissà come fai ad essere amico di una persona arrogante, boriosa, tremendamente ignorante, eticamente discutibile, poco incline al “vero” lavoro, capitalista, consumista, dall’ego ipertrofico e con una totale mancanza di fantasia. Io non ce la farei, giuro.
Giorgio vedo che la parola “etica” ti fa sentire meglio e migliore. Me ne compiaccio e mi auguro il perdurare di questo taumaturgico effetto.
L’etica, come la morale, é generose e ti perdonerà per il tuo abuso e cattivo uso.
Quello che mi stupisce, ragazzi, è vedere persone che fanno questo lavoro da anni mostrare una simile coda di paglia di fronte a uno che ricicla argomenti stantii, usando immagini stereotipate da film di Muccino (“La perdita di capelli, le dermatiti, l’alito cattivo, il vuoto affettivo, il primo tumore o infarto a quarant’anni…” è la trama di “Baciami ancora” para para).
Davvero siamo una categoria priva di autocoscienza se sentiamo il bisogno di giustificarci da accuse deboli e puerili come “siete dei mentitori di professione”. Manco fosse Platone redivivo che lancia strali contro l’amoralità dell’arte retorica.
Vi svelo un segreto: l’etica di un lavoro si misura nella cura e nell’attenzione che uno mette nel farlo. Stop.
“l’etica di un lavoro si misura nella cura e nell’attenzione che uno mette nel farlo. Stop.”. Lo spero davvero che sia un segreto e che rimanga tale, Paolo. Etica per me vuol dire un’altra cosa. Per farti un esempio: prendi un avvocato a cui un cliente si rivolge per tutelarsi al processo in cui è accusato di un gravissimo ed odioso delitto. L’avvocato ha la CERTEZZA che la persona che si è rivolta a lui è colpevole. A questo punto l’avvocato ha due scelte.
1) accettare la tutela e difendere l’imputato nel processo fino a farlo assolvere, pur sapendo che è colpevole, lasciando così libero una persona pericolosa per la società e che delinquerà ancora.
2) rifiutare la tutela di quell’individuo.
Nella tua concezione, la scelta “etica” di quell’avvocato sarà la 1) . Per il MIO concetto di etica, la scelta non può che essere la 2). E se sei d’accordo con quello che ho scritto finora, vuol dire che la mia (e non solo la mia) concezione di etica è PROFONDAMENTE diversa dalla tua. E prego il cielo che questa tua idea di etica sia il meno diffusa possibile nel mondo.
Antonio Allegri
Ti cito Guastini, che ha scritto qui sopra:
“In questo “quadro”, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è operare distinzioni tra professioni “degne” e “indegne”.
E nessun essere umano è degno o indegno (“cool” o “uncool”) per il lavoro che fa, ma per COME lo fa.”
Chiaramente in questo “come” rientra anche la scelta di accettare o meno un dato cliente. Tuttavia, realisticamente, il cliente medio non è né un santo né un nazista, ma una via di mezzo (con diverse gradazioni, ci mancherebbe). Si possono trovare argomentazioni etiche per rifiutare di lavorare per chiunque, dalla Nestlè al WWF, ma non so dove arriviamo di questo passo.
Se mi dai per buona questa affermazione, vedi bene che l’etica del lavoro sta nel fare qualcosa che non insulti l’intelligenza del pubblico e che sia al tempo stesso funzionale all’obiettivo del cliente. Una frase come “siete dei mentitori di professione” mi fa – scusa il francese – cascare le palle, e mi pare incredibile che decine di professionisti siano qui a cercare di convincere “Giorgio” della loro innocenza. Sarebbe più opportuno che lo facessero con il proprio lavoro di ogni giorno, senza bisogno di dichiarazioni pubbliche.
Antonio, nel caso dell’esempio dell’avvocato, le cose non sono così semplici. Dal punto di vista etico, anche l’autore di un odioso delitto ha diritto a un equo processo e alla difesa legale. Quindi l’avvocato può difendere l’imputato senza dover fare compromessi con la sua etica professionale.
Se poi il cliente gli confessa “sono colpevole” e l’avvocato gli crede, potrà consigliargli di dichiararsi colpevole, e poi adoperarsi per fargli avere la pena minima (ci sono casi di autori di odiosi delitti, ad esempio alcuni serial killer, che non negano la loro colpevolezza, ma comunque hanno diritto a un processo il più possibile equo).
La cosa che mi lascia più basita in assoluto è l’idea sbagliata del lavoro di pubblicitario (account, copy o art che sia), non da parte di “Giorgio” (che magari vuole solo provocare e stop), ma da parte di chi dice di farlo tutti i giorni.
Ma credete davvero che fare pubblicità sia tentare di imbrogliare la gente in ogni modo?!
Manca di etica, siamo solo esecutivisti a disposizione del cliente… ma scherziamo?
Rileggetevi per bene il post di Lombardi. Quello è il nostro mestiere. Se non siete d’accordo, il vostro mestiere non è quello del pubblicitario.
apprezzo molto l’intervento di giorgio. chiunque egli sia e qualsivoglia lavoro faccia. ho sempre considerato questo mestiere come il più antico del mondo della comunicazione, anche se i tentativi (spesso fatui) di dargli una dignità non mancano di certo.
il vero problema è il “sistema” che si sta avviluppando su se stesso. un po’ come per il capitalismo e tutto il resto.
ringrazio giorgio per la riflessione che, per pura coincidenza, ho letto poco dopo aver letto questo spettacolare articolo di uno dei più grandi creativi che abbiamo mai avuto in italia (infatti poi se ne è andato dal bel paese): lorenzo de rita.
per chi fosse interessato, l’articolo è questo.
buon we a tutti, anche a chi gli tocca de lavora’.
libertas.
scusate ragazzi, sono fuso: ho dimenticato di allegare il link…
cmq, è questo: http://www.ilpost.it/lorenzoderita/2012/01/11/stalattiti-senza-stalagmiti/
rinnovo le scuse, libertas.
Splendido, in effetti.
Mah, io sono un creativo ormai da diversi anni, e per par condicio sono anche laureato in psicologia e iscritto all’album. Posso tranquillamente ammettere che il buon Giorgio, seppur parlando con l’ignoranza di un non addetto ai lavori, ha colto più di una verità.
Noi creativi viviamo in una bolla che ci siamo creati intorno noi stessi. E in questo micromondo prosperiamo, ci lamentiamo, facciamo i fighi, ci creiamo un mood, beviamo gli aperitivi.
Ma se questa bolla dovesse scoppiare dove ci ritroveremmo?
Rendiamoci conto: un gran prix a Cannes per gli “altri” non vale niente, vale come la targa miglior impiegato dell’anno esposta al McDonald, per una bella campagna riceve i complimenti solo da noi stessi, i fake di cui andiamo tanto fieri, li vediamo solo noi, le grandi operazioni virali, idem.
E’ un po’ come quando ti senti er mejo perché reputato il più bello della classe, quando poi finito il liceo scopri di essere un cesso rispetto ai vari divi di Hollywood o i modelli D&G, o anche a chi ti circonda nella piazzetta dell’aperitivo.
Chiedete ai vostri amici che non fanno questo lavoro (se ne avete, cosa non così scontata) cosa sia un leone a Cannes, parlategli della vostra ultima pubblicità, o di quella estera che ritenete geniale. Vi guarderanno annoiati e cambieranno discorso su Ibrahimovic o Lavezzi ( i più semplici), o su come gettiamo benzina sul sistema capitalistico alimentando il divario tra ricchezza e povertà nel mondo (i più acculturati).
Perché, allo stato attuale, il nostro lavoro interessa solo a noi stessi. Poi è vero che ne dipende il futuro di un brand, è vero che smuove masse di più o meno grandi dimensioni, ma parlando di interesse reale non conquistiamo nessuno. E quando lo facciamo è perché il comico o la trasmissione o il giornale di turno spreca uno spazio per parlarne (ridicolizzandolo il più delle volte).
Nessuno al bar parla mai (raramente) di quella pubblicità, quel manifesto, quel sito, quel banner, solo noi.
Capirlo e non convincerci che non sia così porterà a due opzioni: cambiare lavoro o migliorare il nostro lavoro, facendo cose interessanti (per brand o per NON profit), cose intelligenti.
Bugosky e Droga sono gli esempi di una e dell’altra strada.
Quindi la speranza c’è ed è alimentata da chi vuol fare il creativo per creare e non per apparire su riviste che leggiamo solo noi, o essere sulla bocca di tutti noi quando usciamo all’aperitivo.
Ritornando a Giorgio, io non penso sia un troll, ma uno degli altri. Che ci dice come (suo parere personale) stanno le cose al di fuori della nostra “bella” (direi piena di merda) bolla.
Giorgio, per contribuire fattivamente alle tue preziose ricerche, ti rivelerò alcuni imperdibili segreti che illumineranno di luce vivida e diffusa tutto il tuo scibile, finora obnubilato da coltri di incertezza e offuscato da nubi di pregiudizio:
- i neri hanno il ritmo nel sangue
- non ci sono più le mezze stagioni
- i giovani d’oggi vogliono tutto e subito
- una volta qua era tutta campagna
- i creativi vestono tutti di nero e hanno gli occhiali con la montatura spessa
- le account sono tutte zoccole
- le receptionist la danno via come un frisbee.
Sono verità nascoste di cui fare tesoro, mi raccomando, usale con giudizio e riservatezza.
Salutami quel vecchio erotomane di Sigmund e statti buono.
Ahahah!
Le pubblicità che leggevo e vedevo non mi piacevano. Ho avuto la presunzione di pensare di poter fare meglio ed è così che ho iniziato, un bisogno di aggiustare, migliorare le cose.
Qualche volta ho pensato di avere un ruolo sociale, di persuasore occulto, di creatore di bisogni indotti. Ma poi mi sono detto sono solo merendine, assorbenti e automobili, non cambiano la vita di nessuno, ininfluenti anche dal punto di vista di una economia di scala.
Nel corso degli anni facendo su e giù per l’Italia ho conosciuto persone oneste e preparate, talenti veri e buffoni patentati. Parlo di colleghi e di clienti.
Per mia indole fuori dal lavoro frequento persone che fanno mestieri diversi dal mio, medici, bancari, impiegati della PA (vivo a Roma) e, da quello che sento, le problematiche che tu esponi sono sempre le stesse traslate in altro contesto.
Anche un ospedale ha la sua guest star, il raccomandato, quello che non combina nulla, l’assenteista, il maniaco, lo stacanovista, un manager (calvo ma se gli viene l’infarto è già sul posto) che intrallazza. Ma lì ci sono in gioco le vite delle persone. Eppure la situazione pare addirittura peggio.
Negli ultimi anni, grazie a qualche film, qualche serie TV e al proliferare di scuole e di corsi di laurea l’attenzione e le analisi sul nostro settore sono notevolmente aumentate.
L’investimento crescente sul digitale ha portato poi ad una politica del ribasso è vero, e nuove e giovani leve espertissime in ogni genere di diavoleria digitale e poco in comunicazione sono entrate dalla porta di sevizio delle agenzie facendo tremare qualche DC e qualche senior.
Questo settore è in evoluzione e in fase di transizione, bisogna capire dove trovare nuove marginalità, e acquisire nuovo know how. E questa non è una operazione che possono certo fare le persone poco illuminate che descrivi tu.
Chiudo con una nota di psicologia spicciola che non so se gradirai;
non siamo noi ad aver trasformato gli outlet e i centri commerciali in cattedrali e templi,
abbiamo colmato un vuoto.
Non siamo noi ad aver creato la brand conversation, ma la mancanza di contatti umani.
Non siamo noi a creare la frustrazione post-acquisto ma il sistema.
Si bravo raccontatela così e dormi sonni tranqulli sui guanciali morbidi dell’odioso sistema. Non e’ mica colpa tua.
Lola, dai troppa importanza al ruolo sociale della pubblicità. Credo che più colpevoli siano i media e la priorità delle notizie che ci danno, l’importanza ed il peso di esse. Continuano a parlare dell’ultimo look di Petra Ecclestone ed oramai ci hanno fatto diventare un popolo di “guardoni dell’altrui dolore” (pensa solo ai programmi in cui chiunque può dire la sua sull’omicidio delle povere Yara e Sara, ad esempio) e si continua sistematicamente a non denunciare situazioni scomode e “poteri forti”, perché tutti ne sono o coinvolti o schiavi. Ci fanno vedere e sapere solo quello che vogliono si veda o si sappia così noi continuiamo comodi le nostre vite, lamentandoci mollemente ma senza che le coscienze vengano smosse più di tanto, il popolo bue va bene così (sono molto apocalittica e quello che ho scritto può sembrare semplicistico, in realtà è l’estrema sintesi di una situazione che credo sia vera). ciao.
Spoon smetti di leggere autori americani.
Sarà dura andare avanti dopo questa invettiva al vetriolo.
questo è uno che vivrebbe alla grande in un mondo senza musica e senza colori.
Rispondere a Giorgio in una maniera approfondita risulta complicato perché implica andare a fondo e superare tutti quei luoghi comuni positivi e negativi che affliggono il nostro mestiere e chi lo fa. Allora piuttosto che parlare di posizioni preferirei paralre di esperienze. Non si puó nergare che molti di noi siano stati attratti in questo mondo dai lustrini e le pallettes che tanto brillavano negli anni 80, non si puó negare che moltti di noi ancora in alcuni secondi si sentano lusingati quando qualche uomo della strada rimane affascinato dalle cariche scritte sui nostri biglietti da visita (per chi ancora ha il cattivo gusto di farli). Ma, per esperienza, altrettanti di noi si dicono le stesse cose che Giorgio ci ha voluto sputare in faccia almeno una volta al dì e tanti di noi il biglietto da visita lo nascondono arrossendo quando si presentano a qualcuno che di mestiere salva i bambini. Peró se penso a quello che abbiamo fatto negli ultimi anni mi rendo anche conto che abbiamo fatto molto per spingere le aziende a usare la comunicazione in modo davvero piú utile per il cliente, a volte a trasformarla in servizio, abbiamo fatto pressioni affinché le stesse diventassero piú sostenibili (certo per poterlo comunicare e trarne profitto). Perché tutti ci fermiamo solo ai 30 secondi di TV che nessuno di noi é orgoglioso di aver contribuito a fare? Perché nessuno risponde raccontando quanto il mondo della comunicazione ha contribuito a stimolare le nuove tecnologie e spesso (non sempre) in un senso positivo per le persone? Certo non sempre abbiamo fatto bene, spesso non abbastanza e ancora piú spesso non ce lo hanno lasciato fare ma un contributo positivo molti di noi lo hanno dato attraverso la propria cultura, il proprio aggiornamento. E certo abbiamo fatto tutto questo per delle aziende che ci hanno pagato, a volte per delle schifose multinazionali che con le nostre proposte ci hanno (come é giusto che sia) guadagnato ancora di piú e hanno anco dato una ripulita all’immagine. Insomma non abbiamo stravolto il sistema, non abbiamo abbattutto il capitalismo, non abbiamo rivoluzionato il mondo. Alcuni di noi si sono fermati ai lustrini e hanno puntato tutto sul vedere il proprio nome su qualche famoso archivio di pubblicitá, altri no. Insomma siamo stati come molti altri che hanno scelto di giocare “nel sistema”…a volte siamo stati peggio. Credo di aver ben interpretato il significato della parola etica del commento di Giorgio e proprio per questo assolvo molti di noi non tanto dall’essere colpevoli di non migliorare il mondo ma dal non essere i detentori del male assoluto. Perché certo con il nostro lavoro non abbiamo fatto molto di piú (nel piú fortunato dei casi) di spingere a migliorare un servizio clienti. Ma quanto questo é meno utile di una delle tante ricerche che ogni giorno si leggono sui giornali sul fatto che dormire a destra aumenta il buon umore o che chi si occupa di marketing é piú frustrato di un fisioterapista?Non sta a me giudicarlo ma almeno ci penserei un po’ su e mi chiederei anche quanto studiare un blog di pubblicitari incattiviti e disillusi possa davvero aiutare il mondo.
In ogni caso grazie per il commento, comunque ci ha fatto pensare. Speriamo di poter fare lo stesso. E non parlo da categoria a categoria ma da persona a persona.
Un’ultima cosa ioho giá il piano B e pure quello C che tengo nel cassetto come la maggior parte delle persone che conosco e che lavorano in questo ambito. Cosa mi impedisce realizzarli? Non certo la paura di perdere coolness ma un po’ di soldi e molto coraggio. Lo avessi avuto, d’altra parte, adesso sarei altrove a fare qualcosa di importante.
Standing ovation.
Il mondo della pubblicità è chiuso e autoreferenziale. Non volete cambiare, pazienza, rimanete ancorati alla sublimazione del festival di Cannes come strumento erotico di autogratificazione. Sarà il mercato a giudicare.
Era una grande occasione per avviare una conversazione per cambiare che non è stata colta.
Un grande apprezzamento per l’intelligenza di questo blog.
No, sinceramente oggi, nei più giovani, vedo persone meno egoriferite, meno chiuse e a cui del “cool” degli anni d’oro poco importa. Vedo più cuore e più umiltà, meno pensieri ai premi e più pensiero al lavoro (anche a come tenerselo stretto!), al cercare di fare belle cose. Che poi non escano, ormai sono convinta che sia molto da imputare ai clienti, che credono ancora che la pubblicità serva per vendere. Ho visto direttori marketing misurare l’andamento delle vendite giorno per giorno dopo l’uscita della campagna, pensando che anche se non hai prodotto/servizio, la pubblicità possa nell’immediato spostare numeri importanti. La pubblicità dovrebbe costruire un’immagine di marca, il brand e renderlo desiderabile. E non è un’azione sul breve periodo.
Detto ciò, non mi sento di darci così addosso, in fondo è “solo réclame”. Appunto.
Boh.
A me l’intervento dello psicologo sociale lascia un po’ perplesso perché si appiattisce su luoghi comuni e non tiene conto delle dinamiche interne ma solo di quello che appare dall’esterno. Se avesse intenzione di fare una ricerca seria dovrebbe trasferirsi in agenzia per un annetto spogliandosi delle sue vesti (come si fa in antropologia culturale quando si affronta un sistema culturale diverso) per tornare poi nella propria cultura e tirare le somme di quella che si chiama “osservazione partecipante”. Quello sì che sarebbe utile. Invece, in termini metodologici gli psicologi sociali producono analisi dall’esterno ne più ne meno di come fanno i sociologi, con tutto quello che ne consegue, capisciammè.
Per rispondere a Guastini, la nostra professione non è in “grave crisi” ma è proprio MORTA. L’ho detto in tempi non sospetti, nel 1994. Ora si tratta casomai di vedere in che modo possa essere riformulata.
bb
Mi scusi, vorrei chiederle una cosa per curiosità: so che lei è stato insegnante di copywriting in tempi abbastanza recenti. Mi chiedevo il perché di questa scelta, se crede che la professione di creativo sia morta.
che domande, per soldi anche te dai….
nn importa se forma stuole di disoccupati e crea false illusioni. basta guadagnare.
personalmente pubblciizzerei qualsisi prodotto senza problemi purchè pagato, anche delle bombe o dei carriarmati,
ma hosempre rifiutato di insegnare nellescuole eprchè le persone, glistudenti che poi diventano amici io nn li piglioo per il culo e nnci speculo.
No future dice bene.
Aggiungerei che prima l’ha uccisa. Poi l’ha sfruttata anche da morta.
Riassumendo, ecco l’etica dei pubblicitari: prima uccidono la propria madre e poi la rivendono.
Mio caro Anonimo,
dipende da cosa si intenda per “insegnare”. Io non insegno solo il vecchio mestiere (metodologicamente necessario all’inizio di qualsiasi programma) ma faccio anche laboratorio per elaborare il mestiere nuovo. Con l’umiltà che molti miei colleghi, anche più giovani, non hanno.
bb
aahahah bella la trovata del laboratorio sula comunicazione del futuro…
se lo facess gratis ti darei ragione magari se no lascia stare.
laboratorio pche pensi siamo tutti scemi? anche chi fa i tuoi laboratori sarà disoccupato e precario a vita.
e lo sai e quindi perchè mandare gente amorire se poi giovani? digli la verità nn spillargl soldi.
Grazie per la risposta, signor Ballardini. Anzi, se vorrà dirmi qual è il laboratorio in questione, sarò lieto di raccomandarlo agli interessati. Magari è una buona idea parlare anche su questo blog delle possibilità del “mestiere nuovo” e rifletterci su.
I miei allievi sono tutti inseriti nella professione, e con successo, in tutta Italia. Ma non mi faccio pubblicità perché sono anche abituato a scegliermi gli allievi. Grazie comunque.
Giorgio, non e’che per caso l’oggetto del tuo studio sono proprio le risposte al tuo post? Non e’che per caso il post te l’ha scritto il tuo amico “uno di noi”?
TU NON HAI CAPITO PROPRIO UN C***O!
la pubblicità non è tutta uguale,i pubblicitari tanto meno!
Interessante come discussione sulle varie pubblicità “non-funzionali” che ci sono in italia, o anche per le varie pubblicità sessiste. Ma faccio presente al caro Psicologo che la pubblicità vende, ed anche tanto. Vi faccio una sola domanda: I sofficini venderebbero così tanto se non ci fosse la pubblicità con Carletto? Questa è realizzata da un creativo. Oppure un altro esempio: Se io dico “il capitano mi ha insegnato” cosa vi viene in mente? Bravi, i bastoncini findus. Quindi la pubblicità funziona, e vende anche in questo caso. Guadagno soprattutto per chi crea un ottimo prodotto al quale va aggiunta un’ottima immagine da pubblicizzare.
Signor Giorgio, se lei non capisce i processi della pubblicità di cui le varie parti creative, non può assolutamente permettersi di “giudicare” un lavoro dignitoso. Anche perché, non per disprezzare il suo commento, ma sa che la psicologia è applicata alla pubblicità in modo da attirare l’uomo Medio? Ma lei come Psicologo avrà sicuramente chiesto ad oltre 1000 persone cosa fanno quando c’è una pubblicità prima di fare questo post, giusto?
Vi consiglio caldamente di studiare di più la Psicologia VERA (magari qualcosina della Gestalt? che ne dice?) prima di fare commenti di questo genere. Perché se lavora così come ha scritto sicuramente trufferà le persone che verranno da lei.
A questo punto un altro consiglio potrebbe essere di cambiare lavoro con uno piu dignitoso, che ne pensa?
Saluti a lei caro Psicologo.
L’advertising, in tutte le sue varie forme, deve per necessità adattarsi ai bisogni ed ai gusti del contesto che quotidianamente contribuiamo a co-creare. In parole povere, la pubblicità che eviti in TV risponde alle esigenze dei committenti (le aziende) e cerca di “attrarre” il consenso dei consumatori.
Caro Giorgio, sono d’accordo sul fatto che ci sono pubblicità (e prodotti annessi) indecenti; basti pensare alla supposta effervescente. Ci tengo però a precisare, come tu ben saprai, che i pubblicitari “con la mania del cool hunting” girano come va il mondo. E siccome, su tua affermazione, i creativi sono una ristretta minoranza e la maggioranza evita l’advertising, non hanno loro tutta la colpa.
Quando parli di “nevrosi di massa” e malattie simili, sono sicuro che ti basi su casi patologici che, magari per professione, vivi quotidianamente; ti invito però ad estendere il campione di persone al quale ti riferisci prima di esprimerti in modo così generalizzato.
Riguardo all’eticità del nostro lavoro, la mia opinione è che non esistono lavori “più o meno etici”: l’etica è da attribuire ad una persona; allo stesso modo, due notai o due medici potranno essere più o meno etici, pur agendo nella piena legalità.
Il tuo peccato capitale, Giorgio, è quello di far di “tutta l’erba un fascio”. Perchè è vero ed innegabile che esistono colleghi indegni ed indecenti tra i creativi. Ma svilire l’operato di tante persone che ancora ci credono e si impegnano ogni giorno, anche rifiutando grossi clienti e scendendo a compromessi con una paga ridicola… questo è poco etico.
E credo che, a meno che tu non condivida il fatto che gli psicologi sono sedicenti medici il cui compito è rovinarti il più a lungo possibile per fare più ore di terapia, non ti sia concesso generalizzare.
Boh.
Io faccio un lavoro che mi piace, mi diverte e per cui alla mattina mi sveglio felice. Lavoro per tante ore e prendo una pena di stipendio, ma è la mia passione ed è una professione piena di possibilità in cui credo molto, al di là di tutti i problemi che può avere in questo momento.
Chi può dire altrettanto della sua alzi la mano.
sei ricco di famiglia allora se no bene non stai parliamoci chiaro amico…
No, non direi. Ma avere soldi non mi interessa. Pago l’affitto e mi permetto poco altro, ma secondo me ne vale la pena. Non c’è nient’altro che preferirei fare.
CHI HA ORDINATO LE SCALOPPINE?
Lele come vanno gli investimenti in borsa?
Utterly In denial. Voi tutti.
Lo spettacolo che offrite è pietoso e sconfortante. Umanamente, prima che per la categoria professionale. A partire da Massimo Guastini che sminuisce con le sue virgolette la parola /analisi/ e “Donald Draper” che definisce provocazione l’intervento più che coscienzioso e onesto di “Giorgio”. In denial, appunto.
Faccio questo mestiere con l’apertura al reale che farei adoperando me stesso in qualsiasi altro ambito: non parlo sempre e solo di marketing, non frequento sempre e solo colleghi. A quanto pare la maggior parte di voi invece si connota unicamente con il proprio Sé sociale. “Faccio l’Art Director in BBDO” sembra essere la vostra formula salvifica, il cordone ombelicale che vi lega a un mondo che non vi vede e che voi non capite.
Ci sono alcune derive patologiche che partono da qui e credo che il nostro “Giorgio” vi stesse solo avvisando di questo. Un semplice aiuto esterno, visto che di auto-analisi non se ne parla a quanto pare.
L’avete deriso e avete negato tutto. La stragrande maggioranza di voi è completamente incapace di analizzare la propria condizione esistenziale, più o meno misera, più o meno soddisfacente. Vivete circuiti dal vostro Sé Pubblicitario 24/7/365. Mi sembrate classe Epsilon generata col metodo Bokanovsky.
Uno che scrive “24/7/365″ non poteva che essere un planner di Grey.
Condoglianze.
Perdona, vivo e lavoro in inglese.
Ora torna alla fornace dove lavori, Epsilon-minus semi-moron.
Grazie, la tua leggiadria lessicale conferma il mio pensiero.
La fuga dei cervelli non è poi sempre un male, anzi.
@Guido Mercati
Hai voluto fraintendermi.
Dedicando tempo a questa lettera ho dimostrato di non intendere deriderne l’autore.
Ma quella di “Giorgio” era più un’invettiva che un’analisi. Da qui le virgolette.
Se ti sei fermato a questo e non ti sei reso conto di altro sei tu quello sconfortante.
Tu il più pietoso di tutti.
E senza nemmeno offrire spettacolo.
@Massimo Guastini (finalmente un essere umano con nome e cognome),
sorvolo sulle offese gratuite e fuori luogo, perché avverto che sono la moneta di questo blog, anche se tu dovresti avere un ruolo istituzionale e un senso della realtà superiore alla media della categoria professionale.
Non so dove leggi i toni dell’invettiva, laddove l’autore premette di volere creare nel lettore uno shock, nell’intento di aiutarlo a spezzare un autismo che egli ha rilevato nelle proprie osservazioni essere ai limiti del patologico.
Il programma di Massimo Costa, ad esempio, mi sembra tutto volto a risolvere proprio il problema fondamentale che il nostro “Giorgio” pone: ridare dignità ed etica ad una professione che in Italia ne è ormai completamente priva.
Per fare questo, le osservazioni e i contributi di qualche esterno sono un punto di partenza più interessante di quelli di chi ne è coinvolto direttamente, dei “nativi” direbbe “Giorgio”. Volerle annientare e archiviare come pura invettiva, non fa che confermare le sue tesi.
OMG. Qui siamo all’idiozia.
Quella frase era un private joke. Tutti i miei amici sanno quanto detesti gli hipster londinesi e se spulci il mio Twitter ne trovi conferma, tipo qui: http://tinyurl.com/7d8zjr8
Comunque piacevoli questi attacchi personali da parte di anonimi. Classe cristallina.
Ma perché questo ex-planner della Grey non perde mai occasione di farci sapere che lavora, pensa, agisce in inglese? Mi sembra un atteggiamento molto provinciale, oltre che tristissimo.
In ogni caso, se oltre a lavorare e vivere (?) in inglese sapessi anche leggere l’italiano, sapresti riconoscere nella frase “lavoro indegno” un’invettiva e un insulto. Tra l’altro anche molto gratuito.
1. Lavoro tutt’ora in Grey MENA (Google è gratis come l’acqua del rubinetto, ricordatevi di usate entrambi prima di parlare)
2. Mi è stato fatto notare con aggressività che ho usato un’espressione inglese, 24/7/365 (http://tinyurl.com/84jv5v2), e mi sono solo scusato per l’anglicismo
3. “Non so dove leggi i toni dell’invettiva, laddove l’autore premette di volere creare nel lettore uno shock, nell’intento di aiutarlo a spezzare un autismo che egli ha rilevato nelle proprie osservazioni essere ai limiti del patologico.” (giusto un post più in su in riposta a Guastini, ma evidentemente leggere ti provoca forti emicranie)
4. (questo è gratis, offro io): avrò postato 3/4 commenti da quando questo blog esiste. Sono frustrato. Sembra sempre di essere in Tribunale qua dentro, il clima è agghiacciante, davvero. Tutte le volte ho ricevuto offese demenziali da anonimi frustrati, che peraltro non sapevano nulla di me (vedi punto 1). Ho una posizione di rilievo in una multinazionale, vivo in un altro continente, tento di portare qualche stimolo al dibattito italiano che è fatto di vuoto pneumatico, miopia, retorica e insulti di condominio. Magari potremmo dialogare, che dici? Potrebbe addirittura essere fruttuoso per entrambi, azzardo. No. La maggior parte di voi preferisce insultare e nascondersi dietro l’anonimato in un blog utile solo a ridicolizzare i temi veri e gettare fango sui nemici (ovvero i vostri capi e i professionisti di successo, vedi l’orribile porcata su una brava persona e un grande professionista come Alex Brunori).
Ovviamente il primo responsabile di questo è l’autore del blog stesso, che detta ritmo, sintassi e stile del porcile che poi si viene a creare. La gente perbene aperta al dialogo la tagli fuori, “Draper”. Forse hai l’indole del Re Porcaro (Google +Guido +Gozzano).
dal facebook di guido mercati trasuda il suo essere quel wannabe cool di cui parla giorgio, io con uno che si definisce “An hipster from London messing around in Milan.”
non ci parlerei proprio a prescindere
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.430806230748.221599.728705748
Mercati, te le cerchi proprio, eh?
“2. Mi è stato fatto notare con aggressività che ho usato un’espressione inglese, 24/7/365″.
La mia era casomai ironia, non aggressività; era facile accorgersene, persino per un planner di Grey.
Ma da uno che accusa gli altri di “vivere circuiti dal proprio sé pubblicitario” e poi nel suo profilo Facebook, collegato al nick, posta autopubblicitariamente decine di foto, tutte ugualmente e banalmente egoriferite, che in confronto Zoolander è il re dei modesti, che cosa possiamo pretendere?
Ripeto, evviva la fuga di cervelli, in certi casi.
PS: la “Magnum” * non ti viene nemmeno tanto bene.
*= google è gratis come l’acqua del rubinetto, ricordati di usarla
[ prego la regia di mandare la slaid della Magnum https://twimg0-a.akamaihd.net/profile_images/1111181961/IMG_0109.JPG ]
guido, lo sai che se metti troppe volte i tuoi messaggi di twitter nella tua lista dei messaggi preferiti diventi blind?
ah, dimenticavo, google è gratis ma tu dovresti mettere il tuo facebook a pagamento, non giova al mercato far ridere gli altri così gratuitamente
Ciao Guido,
volevo risponderti in privato, via FB, ma non trovo più la tua pagina.
Su linkedin non siamo connessi, malgrado ci abbia provato ieri.
Lo faccio qui.
Inviti a dialogare. Quindi proviamoci.
Ho iniziato la mia risposta a “Giorgio” scrivendo:
“nella tua “analisi” ci sono parecchi aspetti che condivido. Ne ho scritto spesso, l’ultima volta qui: http://blog.adci.it/?p=1515.
È vero che troppe campagne pubblicitarie rappresentano una forma di inquinamento sociale (sì, possiamo essere degli inquinatori cognitivi) ed è vero che chiunque abbia accesso ai media ha delle responsabilità sociali. ”
Ti ho spiegato, Guido, le mie motivazioni a quelle virgolette. Consideravo quella di “Giorgio” più un’invettiva che una “analisi”. Potremmo discutere a lungo (senza frutto e senza costrutto) se fossero appropriate o meno, ma di certo non implicavano una mia intenzione denigratoria. Non ho tempo per denigrare un anonimo.
Tu avvii il tuo intervento scrivendo:
“Lo spettacolo che offrite è pietoso e sconfortante. Umanamente, prima che per la categoria professionale. A partire da Massimo Guastini…ecc”
Beh, non mi puoi accusare di offenderti gratuitamente quando ti rispondo:
“se ti sei fermato a questo e non ti sei reso conto di altro sei tu quello sconfortante.
Tu il più pietoso di tutti.
E senza nemmeno offrire spettacolo.”
Ripeto: se ti sei fermato a questo, alle virgolette. Se mi hai messo nel mazzo degli anonimi non pronti a cogliere gli spunti dell’intervento di “Giorgio”.
Il web non censura. Troverai molti miei interventi passati in cui parlo di “fighetti da happy hour” di “macchiette”, rivolgendomi alla mia categoria e sempre firmandomi.
(prova a gogleare “massimo guastini+ fighetti da happy hour”, qualche cosa esce anche se il mio blog personale è under costruction)
Quello che tu definisci l’obiettivo di Costa è in cima al programma con cui mi sono candidato.
Sto dialogando con Costa per via di questo obiettivo comune.
Da anni cerco di provocare la mia categoria professionale. La mia stessa candidatura è stata in questo solco.
Prima di Natale ho scritto cosa mi aspetto da assocomunicazione http://blog.adci.it/?p=1355
Ho lasciato a “Giorgio” (e quindi a chiunque) il mio numero di cellulare. Dialogo…bella parola. Quanti lo cercano realmente?
Tu lo cerchi davvero quando ti fermi alle virgolette e come “Giorgio” non discrimini ma generalizzi? Quando mi attribuisci, per un segno tipografico, intenzioni che non ho, cerchi davvero il dialogo?
Per “Giorgio” la pubblicità è un lavoro “indegno” a prescindere. Per me no. Appartengo alla “corrente di pensiero Bernbach”, l’ho citato nel manifesto deontologico che ho fortissimamente voluto. E al quale ho dedicato tempo ed energie. L’aspetto interessante è che se tu vai a prendere le migliori campagne di sempre, quelle che mettono d’accordo aziende, pubblico e “critici” (e secondo me anche “Giorgio”) non troverai nessuna violazione ai principi espressi nel manifesto deontologico adci.
La vera “creatività” è sempre etica.
La soluzione, come ho scritto a “Giorgio” non è bandire marketing e comunicazione come mestieri indegni, ma battersi per renderli degni. E questo, in Italia, oggi significa battersi non solo per far maturare la mia categoria professionale, ma anche per tutelarla.
Perché nei cinque anni che ho trascorso all’interno della parrocchia WPP ho visto anche enormi responsabilità da parte di “manager”, non solo le irresponsabilità di alcuni “creativi”.
Buon resto della domenica, Guido. Senza virgolette.
m.
Apprezzo la replica e i toni civili, Massimo. Grazie.
Purtroppo questo, lette anche le ultime vili infamie qua sopra che il nostro Eroe gestore del blog colpevolmente ben si guarda dal moderare o censurare, anche laddove si tratta di diffamazioni bieche, prive di ogni fondamento e postura, nonché anonime, beh, questo non mi sembra più luogo deputato ad alcun dibattito nel merito.
Vi voglio fare l’esempio concreto di blog legato alla pubblicità virtuoso e utile a qualcosa. I gestori di uno tra i più auterevoli blog brasiliani (Head of Planning di diverse agenzie importanti, non anonimi) sono stati così gentili da volermi intervistare recentemente: trovate il pezzo su Unplanned in home-page e direttamente a questo link: http://unplanned.com.br/destaque/2818.
Onorato perché mi sono trovato a fianco di gente tipo William Charnok di R/GA, Jon Steel di WPP, Russell Davies ex W+K e Nike, Jason Lonsdale di TAXI e numerosi altri mostri sacri del Planning che stimo profondamente, veri e propri modelli professionali, nonché ECD come Gustav Martner di Crispin Porter Bogusky. Il Brazile come sapete è una potenza nella nostra industria e sarà sempre più centrale nell’economia globale. Beh, la mia è stata l’intervista con più like e share della storia del sito. Mi hanno detto per i toni vibranti, l’apertura alla diversità e la passione per il proprio lavoro.
La conseguenza di questo episodio digitale è stata un fitto scambio di idee con Planner al di là dell’oceano e della lingua, con Junior Planner che mi hanno contattato per periodi di formazione e tirocini a Dubai (già in programma per i prossimi mesi, ben lieto di organizzarli), scambio di idee e documenti con colleghi senior e inviti reciprochi a Lecture e conferenze. Così funziona quando le cose funzionano. A questo porta il rispetto e la voglia di confrontarsi.
Questo luogo invece mi sembra solo un torrido generatore di invidia sociale, macchinazioni dell’infamia, insulto gratuito. Chiedetevi perché i professionisti veri all’estero lavorano così bene e la nostra professione è un mestiere come gli altri, se non addirittura più cruciale. Chiedetevi perché se lavori bene vieni pagato e procedi nella tua carriera, avendo una vita ricca e soddisfacente. Chiedetevi perché voi dovete restare anonimi quando io posso alzare la testa e avere un Nome e Cognome di cui andare fiero.
Scusa Guido, io non ti voglio né infamare né altro. Però devo ammettere che la modestia non sia il tuo forte. Ammiro che tu stia lavorando a Dubai, ma leggendo il tuo ultimo commento la mia reazione è stata. Cazzo! Questo ha surclassato i mostri sacri del planning mondiali con una semplice intervista e ha conquistato un sito (mai sentito da parte mia, ma mi fido) tra i più rinomati.
Poi vado sul link e trovo: due commenti, 144 like su facebook, e 24 retweet.
Vorrei farti notare che quelli sono numeri veramente bassi e se hai il record del sito, allora il sito mi sa che non è un granché.
Diciamo che tendi a overrate le cose. E questo scatena gli insulti, a mio avviso di base immeritati che ti piovono addosso.
Magari l’italiano non è più la mia lingua, forse è questo il mio problema con voi ragazzi. Deve essere questo senza dubbio. Non la padroneggio più, è evidente.
Arrivederci e grazie di tutto il pesce.
Guastini ha la pazienza di Giobbe. E’ giusto così, ma mi pare doveroso rendergliene merito.
Grazie Guastini. Grazie Mario.
C’è una cosa che da pubblicitario con esperienza pluridecennale non capisco.
In definitiva noi siamo consulenti aziendali, in quanto le aziende hanno bisogno del contributo della nostra professione per sviluppare il loro businness.
E allora perché non abbiamo la stessa considerazione e gli stessi stipendi dei consulenti aziendali propriamente detti?
Non è che tante volte il livellod el nostro servizio non è all’altezza?
Non è che abbiamo una formazione culturale inadeguata?
Non è che molti di noi sono solo dei cazzoni panati che pensano che essere dei pubblicitari significhi vestirsi alla newyorkese e sparare cazzate a nastro?
Tanto per dirne una.
Per il resto le cose scritte da Giorgio le ritengo gratuite e non particolarmente originali, anche se utili per avviare una discussione come questa, che qualcosa di interessante e intelligente la sta alzando.
Mentori di professione, inquinatori cognitivi.
La seconda definizione non la ritengo offensiva, ma connaturata al sistema, so per esperienza che una campagna funziona quasi esclusivamente con la ripetizione, infatti i clienti spendono molto piu per gli spazi che per la creatività.
Ma questa cosa dei mentitori mi fa incazzare, però non riesco ad archiviarla come una banale provocazione.
Devo ammettere che qualcosa dentro di me, quando si tratta di manipolare il pubblico, di rigirare un concetto, di trovare una strada per aiutare un cliente a fare una cosa che in definitiva non potrebbe fare, si esalta. Mi esce fuori uno spirito maligno che trova la sua soddisfazione nell’inganno.
E’ seccante, mi fa vergognare, ma devo ammettere con me stesso che è cosi.
Voi mi capirete se dopo questa confessione non mi firmo, ho due mutui e una ex moglie.
Giorgio arriva da un altro pianeta. Lasciatelo stare poverino.
Se avessi, tu stesso, rispetto per ciò che dici avresti potuto firmarti.
Troppo facile parlare così, troppo facile fare l’illuminato, anche se condivido alcune cose che dici.
La dignità e l’onestà prescinde dal lavoro che si svolge.
Anche un medico che convince di finti malanni un paziente per il solo scopo, becero, dei rimborsi delle operazioni (fatti di cronaca, eh) sta spargendo merda tra la società.
L’intelligenza stà nel distinguere la merda da ciò che non lo è. E non nel pensare che tutto lo sia.
Un caro saluto, Giorgio.
E un anno di studio in Corea del nord, dove la pubblicità è vietata, no?
Ma la pubblicità non era l’anima del commercio? Dunque qui c’è un conflitto fra curatori dell’animo umano e curatori dell’anima dei prodotti…
Beh guarda, Giorgio, io faccio parte di quelli che hanno smesso… non di essere creativa, quello è impossibile, ma di farlo per quel poco denaro.
E non è che ora sia particolarmente contenta del mio attuale lavoro amministrativo, non penso nemmeno che sia più dignitoso, solo perché è meno smagliante.
L’unica cosa di cui sono fiera è che ora non c’è più la grettezza del cliente di turno a tarpare e deviare la mia creatività, dunque posso farne quel che mi pare.
Il vero dramma della professione, infatti, è che all’esterno venga percepita come “decisamente opinabile e inutile”. Questo dà l’impressione al cliente come all’uomo della strada, anche se studia psicologia, che sia un lavoro facile, quindi alla portata di tutti, e poco utile.
In realtà la vera difficoltà è farlo sembrare facile. Quelli che riescono a farlo bene sono pochi e intelligentissimi, la preparazione ci vuole eccome e, andando oltre lo slogan di testa, si tratta di un lavoro di comunicazione e divulgazione. Niente affatto inutile e piuttosto ben curato!
Francamente credo che le vostre reazioni denotino una certa, come dire: coda di paglia.
Credo che molti di voi si riconoscano in quanto ha detto Giorgio e proprio per questo lo attaccano deridendolo con commenti saccenti, spocchiosi o con un patetico pseudo-sarcasmo di quinta o sesta categoria.
Forse avreste dovuto rispondere con argomentazioni (molti di voi, a dire il vero, lo hanno fatto) meno vicine alla risposta in preda ad una crisi isterica di risa e in questo modo, magari, vi sareste posti sotto una miglior luce.
I pubblicitari sono tutti uguali afflitti dalle stesse patologie,spesso deformanti? La mia opinione espressa con due nomi.Lorenzo De Rita e Vicky Gitto.Se questi vi sembrano la stessa cosa ed entrambi degnamente rappresentativi di quello che è il nostro mestiere,allora “Giorgio” for president.
ecco la nuova moda che si spande nelle agenzie: santificare Lorenzo De Rita. Si va a periodi: un po’ Pirella, un po’ Barbella, ora De Rita…
I santi cambiano ma i peggiori sembran rimanere sempre gli stessi
Ci sono parole giuste e c’è del livore nell’intervento in misura quasi identica.
Direi che qualche osservazione, per altro bene espressa, faccia bene a tutti raccoglierla.
Così come Giorgio stesso, se è vera la storia dell’indagine, dovrebbe immergersi un po’ di più in un mondo molto complesso come il nostro e chiaramente da lui poco conosciuto.
Perché per esempio, se dovessimo invertire un attimo i ruoli, e fossi io a dover puntare la lente di ingrandimento sugli psicologi, probabilmente mi fermerai a considerazioni superficiali, banali e riduttive per l’intera categoria.
A ciascuno il suo?
A chi gioverà questa discussione? A Giorgio che è divertito inveendo verso il mondo pubblicitario? Ai creativi che svilupperanno un’autocoscienza che li porterà a essere più etici, creativi e meno spocchiosi dopo questa polemica? Ai clienti che faranno il mea culpa e quindi daranno più spazio alle agenzie per fare pubblicità migliori? E’ come criticare il flusso dell’acqua versata che si adatta comunque a ogni tipo di ostacolo obbedendo alla forza di gravità fino a ristagnare in qualche recipiente. Ci sono interessi, soldi e un certo tipo di persone che interagiscono in questo particolare “habitat” e che lo rendono diverso ma uguale ad altri. La vigente democrazia permetterebbe comunque al Sig. “Giorgio” di entrare in questa professione e provare a guadagnarsi da vivere con la propria etica, creatività e carattere. Se dovesse dimostrare, con i suoi metodi, di arrivare a risultati economici nettamente superiori la media, sarei disposto a studiarlo e seguirlo.
io, nel dubbio, ho comprato molte mentine e prenotato una visita dall’oncologo.
Faccio un’osservazione positiva. Questo post ha una percentuale particolarmente alta di commenti firmati con nome e cognome, più qualcuno firmato con un nickname riconoscibile e che fa riferimento a un blog o a un sito. Questo a me sembra un buon segno (anche a favore del lavoro di Badavenue).
che palle co ste storia dell’anonimato e della firma. se ci firmassero nnuscirebbero mai le scottanti verità ma solo post teorici come questo.
però è un passo importante verso la verità…No?
No future, hai perfettamente ragione.
Complimenti per il nick, molto appropriato ai tempi.
Ormai ogni generazione cerca di rubare il più possibile a quella che viene dopo.
Anche col pretesto, ovvio, di aiutarla.
Poiché sta cosa dura da un po’ di tempo, ormai a chi è giovane oggi è rimasto davvero ben poco.
Alfredo,
questi sanno a malapena discutere in italiano e tu gli posti il Maestro Hicks in inglese?
Questo pezzo gli consentirebbe poi di fare auto-critica e magari di ridere delle proprie pochezze. Stai chiedendo loro davvero troppo.
Mentre questo non è un commento banale, no, vero?
@Alfredo grazie del contributo non lo conoscevo. cercherò qualcuno che mi traduca l’inglese, ho appena finito di imparare l’italiano. Ero fermo al latino.
Guido,puoi anche avere ragione,ma i tuoi toni ti rendono detestabile.Sei così o hai scelto questo posizionamento come essere umano e professionista?Nessun rodimento di culo,sono solo curioso.Mi pari una bella testa ma ti proponi come saccente strafigo che parla l’inglese e invece i coglioni italioti no.Sei sicuro?
Qui trovate il transcript:
http://sennoma.net/main/edits/Hicks.html
Ecco come si posiziona.
Specializzazioni
Crowd addicted and highly charismatic presentation master. Expressive and influential creative strategists director. Social powerbroker and strong authority for clients and stakeholders.
Ideas Believer. Strong Reader. Gung-ho Xplorer. Eager Music Lover. I muck in Semiotics, Social Sciences, Anthropology and Qual Research, Brand Management and Strategic Development, Brand Planning and Channels Innovation, Brainstorming and Workshop Leadership, Disruptive Entertainment and Social Media.
Ma siccome non capite l’inglese (anzi, non capite un cazzo di nulla) ve lo traduco io.
C’è scritto che è un pirla.
Per essere precisi, questo Hicks si trova, sottotitolato, da un bel pezzo..
Per farla breve, troppo breve, lui è morto a 33 anni di tumore al pancreas.
Per dirla tutta, il mondo non sarà felice fino a quando
l’ultimo psicologo non sarà impiccato
con le budella dell’ultimo pubblicitario.
Giorgio, nella classifica degli inquinatori sociali il pubblicitario è solo al terzo posto. Al secondo ci sono i giornalisti e al primo gli psicologi. Ergo, grazie, ma per la lezioncina aspettiamo qualcun altro.
avanti un giornalista, please! vieni e massacraci anche tu!
due paroline per giorgio: faccio il copy perchè mi piace (me ne devo vergognare?), mi sento figo non perchè sono un copy, ma per l’appunto, perchè faccio quello che mi piace. se un impiegato si sente figo, sono contento per lui, se si sente uno sfigato forse dovrebbe cambiare lavoro, così come dovrebbe fare uno psicologo che invece di aiutare la gente a risollevarsi prova ad affossarla. non sarò forbito ed elegante come te, che dissimuli con diplomazia un’avversione viscerale nei confronti della nostra categoria, ma sarò molto più vero quando ti dirò: fatti i cazzi tuoi, se non ti piacciamo non ci seguire.
Rosario
D’accordo su tutto Rosario. ma attento agli accenti cazzo, sei un copy.
presto attenzione agli accenti, alle maiuscole ed alla punteggiatura solo quando sono in servizio. è già tanto se non ho scritto perkè
e se vogliamo fare i pignoli, nemmeno la tua punteggiatura mi pare da copy. scommetto che anche tu eri fuori servizio
Credo che il commento più intelligente (e sano) sia quello di Lele Panzeri. Per favore non prendiamo sul serio il maestrino saccentello che viene qui a fare la morale. Adottando i criteri che lui adotta per giudicare – superficialmente – un’intera categoria si potrebbero criticare allo stesso modo: i produttori di automobili (inquinano, ammazzano la gente, occupano spazio nelle città, sfruttano il lavoro degli operai), quelli di prodotti da forno (ingrassano i nostri bambini, impoveriscono il panettiere artigianale del quartiere e bla bla), le aziende di cosmetici, per non parlare dell’abbigliamento, delle televisioni, dell’industria dell’intrattenimento. Troppo facile fare il Pol Pot de noantri…
Ecco, grazie.
@Giorgio: ti ringrazio per questo retorico post la cui utilità è seconda solo a quella di un porta carta igienica da polso.
@ tutti gli altri: ma penso solo io che:
a) se Giorgio è veramente uno psicologo, ha scritta questa manfrina solo per provocare e ora sta a guardare come le mosche si attaccano al miele?
b) Giorgio è un fake clamoroso
Suka.
Uno che si fa pagare per ascoltare un altro sdraiato su un lettino mi viene a fare la morale? Mah
carissimo psicogiorgio quello che mi viene in mente leggendo le tue parole ‘e l’ennesima conferma per me che chi intraprende studi psicologici ha per certo problemi seri. io da creativo sono molto attento a quello che mi circonda e evito con molta attenzione di generalizzare e parlare a vanvera per il solo gusto di provocare. se pensi che quello che scrivi sia la realta’ beh mi dispiace per te, forse avere idee interessanti non e’ un tuo pregio. fossi in te me ne starei in silenzio evitando di fare queste magre figure da persona con una vita al buio. saluti da un creativo “qualunque”
Tu da creativo devi imparare a mettere gli accenti. IGNAZIO.
grazie per l’utilissimo suggerimento, ma non avevo una tastiera estesa quando ho scritto, chi scrive con smartphone mi capira’ di certo
Mi permetto di citare un libro che apre una serie di viste insolite e straordinarie sul mondo della pubblicità, mettendono in luce aspetti molto interessanti: “Invertising” di Paolo Iabichino, direttore creativo di Ogilvy Italia.
Lettura altamente consigliata a Giorgio, che potrebbe aggiungere ulteriori elementi di sofisticazione al suo – già ricco – pensiero!
My “2 cents”!!
Ferdinando
Non sono uno psicologo ne un pubblicitario, ma ho molti amici nel mestiere tra cui quello che mi ha linkato questa discussione. Sono un ingegnere informatico e ho ritrovato in questa lunghissima discussione molti spunti interessanti, molte osservazioni lucide, ma anche molti comportamenti infantili, sia in Giorgio che nei vari commentatori più o meno anonimi. A Napoli si dice ” ci puoi mettere tutto il rum che vuoi ma nu strunz nunn addiventa mai Babbà”… La pubblicità spesso ci prova, con molti o pochi soldi, con buone o cattive idee, con clienti che si affidano o che ti affliggono, ma alla fine si tratta di un investimento teso ad aumentare la visibilità e quindi il profitto. Non è indegno. Non è “unethical “. Non di per se. È una professione che la gran parte degli operatori fa con passione, a differenza di tante altre. Bene o male a seconda dei casi. Fate un bel lavoro, con grossi sacrifici, e se molte campagne fanno cagare, ci sono delle pubblicità meravigliose, che danno emozioni, e non ti fanno girare dall’altro lato. Checchè ne dica Giorgio.
Saluti dal 99%
E’ interessante che in tutta questa discussione si parli di “internet” una volta sola e nemmeno una volta di motori di ricerca.
Potrà anche essere un fake, ma leggo molte cose vere. Bè, quasi tutte. Inoltre i dumila commenti di sotto sottoscrivono ogni parola del nostro osservatore.
E poi posso dire una cosa? Ma sinceramente, la nostra pubblicità, chi se la incula?
Nessuno, grazie a dio.
Una buona serata.
Ciao a tutti!!
date un’occhiata a questa meravliosa pubblicità e al relativo “spoof” di seguito:
Buona serata a tutti!!!!!!!
Giovanni
“Proprio perché è una società dei consumi la nostra non può essere una società dell’abbondanza.
Per consumare si deve creare un’insoddisfazione permanente. E la pubblicità serve proprio a renderci scontenti di ciò che abbiamo, per farci desiderare ciò che non abbiamo.
La sua mission è farci sentire perennemente frustrati.
I grandi pubblicitari amano ripetere che una società felice non consuma”.
Dall’intervista a Serge Latouche, economista di fama internazionale, su Repubblica di oggi.
Giorgio si sveglia la mattina… cosa mangia a colazione?… quale spazzolino usa?… quale dentifricio (evitiamo l’alito cattivo), carta igienica, sapone intimo, sapone, shampoo, bagnoschiuma, schiuma da barba, rasoio per la barba, dopobarba, deodorante, profumo, gel (se ha i capelli), mutande, calzini, jeans, magliette, camice, cravatte, scarpe, giacca, giubbotto, cappotto e magari cappello (data la perdita di capelli), auto, autoradio, stazione radio, telefonino, TIM, VODAFONE, WIND, TRE, auricolare (in macchina è d’obbligo) borsa per Pc, Pc (quanta fatica faccio a non dire Mac, MacBook, iMAc, iPad, iPod, iPhone), internet, ADSL, flat, FASTWEB, ALICE, TISCALI, WiFi, Google, Google+, Twitter, Facebook… ci prendiamo un caffè, ILLY, LAVAZZA, KIMBO… e ora una bella sigaretta (altrimenti niente TUMORE)… MARLBORO, CAMEL, MERIT… a no fumi tabacco sfuso, cartine, filtrini, accendino… meglio smettere… e magari è il caso di non continuare con questa, a mio avviso, simpatica cantilena che non avrebbe fine. Pubblicità -> Prodotto -> Azienda -> Dipendenti -> Stipendi -> Supermercato -> Prodotto -> Pubblicità
Pubblicità -> Prodotto -> Azienda -> Profitti -> Finanziarizzazione dell’economia -> Esplosione dei profitti -> Calo dei salari -> Licenziamenti -> Creativi sempre peggio pagati -> Pubblicità -> Azienda -> Ulteriore taglio dei costi -> Prodotto -> Supermercato -> Pubblicità e così via…
il troll ha ragione. ma così, è troppo semplice.
visto che non possiamo fare tutti i chirurghi, i pompieri o qualche altro mestiere socialmente definibile, dobbiamo accettare che esistano altri mestieri. tutti passibili di essere definiti inutili.
sicuramente il troll avrà vomitato la sua analisi anche sul blog dei benzinai, su quello dei tabaccai o ancora meglio su quello dei trader di borsa.
forse li avrà chiamati “assassini”, definizione alla quale noi non possiamo essere assimilati.
noi, al massimo, quando facciamo uno spot brutto la disturbiamo per 30″.
ma la grande differenza è che noi possiamo trasformare il nostro inquinamento in arte, in qualcosa di inutile ma ancorché positivo.
ed è questo il nocciolo di tutto, è qui che nasce la nostra etica.
noi ci vergognamo dell’inquinamento che produciamo e combattiamo ogni giorno per trasformarlo in qualcosa di positivo.
LE SCALOPPINE AL DODICI GRAZIEEEEEEE
Personalmente non credo che ci si possa approcciare in modo così banale al mondo della pubblicità. Bisogna tener presente che l’advertising è la fine di un percorso, di marketing, che può (e a mio avviso “deve”) essere etico.
Tempo fa scrivevo di Marketing Etico (http://wholeworldtrip.blogspot.com/2009/12/marketing-etica.html), anche rispondendo a chi semplificava il problema e non ammetteva niente di etico nelle azioni di marketing (http://wholeworldtrip.blogspot.com/2009/12/ancora-sul-marketing-etico.html).
Il punto è che se non c’è pubblicità non c’è informazione e senza informazione non possiamo scegliere. Chi vorrebbe comprare qualsiasi cosa solo per necessità, senza avere l’opportunità di scegliere fra più alternative??
Russell aveva usato, nei suoi testi di logica, l’espressione “quadrato circolare”.
Se fosse vivo oggi, magari userebbe al suo posto l’espressione “marketing etico”.
Ma in quelle cose che scrivi ci credi veramente?
Sembrano più una parodia di ciò che si insegna nelle Università.
Libero mercato, informazione al consumatore, agenti economici razionali (e non irrazionale come sostieni tu) e tutto lo sciocchezzaio dell’economia da rotocalco che ormai è rimasta l’unica forma di (non)pensiero ad avere accesso ai mezzi di comunicazione.
Sì, ci credo. E nel mio lavoro provo ad applicare un approccio etico, improntato al rispetto del “cliente del mio cliente”.
Tra l’altro, chi ancora non lo fa, sarà “costretto” a farlo, perché è il mercato che lo chiede. Il consumatore, oggi più che mai, ha il potere di influenzare la produzione e il mercato; il marketing etico deve facilitare questa comunicazione fra brand e consumatori.
Tanto per fare un esempio, nella mia Web Agency progettiamo i siti web per generare la miglior “user experience” possibile. Se non facessimo, la frequenza di rimbalzo o i bassi tempi di permanenza sulle pagine farebbero uscire i siti fuori dalle SERP dei motori di ricerca.
È quindi perfino “conveniente” avere a cuore il rispetto degli utenti!
Quanta solitudine.
Scusi, ma le mie scaloppine?
Ciao a tutti come Giorgio sono incappato, in questa pagina. Io definirmi un grafico publicitario non penso, un tecnico della comunicazione neanche, forse un artista, mah neanche questo o forse tutto.
So solo che come tutti cerco di esprimermi e cerco di trovare stimolo in quello che faccio con i miei valori etici, e anche cercando confronto in quello che faccio. Ovviamente lo facciamo anche per soldi ma questo perché ė un mezzo di sostentamento, ma non c’ė cosa piu bella nel mondo del lavoro di vedere una tua idea realizzata, vederla nascere. Ci si fa il culo, si penso proprio di si ma perché fare i psicologi ė così semplice inizi a lavorare quasi a 30 anni prima di fare tutta la gavetta che bisogna fare, quindi non cambia tanto da noi, e come in tutti i lavori si cerca di fare del proprio meglio ma alla fine e cercando di risolvere piu problemi cercando di essere piu possibili visibile per alzare il proprio tenore di vita se questo interessa. Tutti noi sappiamo chi ė Fabio testa come tutti noi sappiamo che Sigmund Froid, ma non tutti potremmo essere questo tipo di persone ma nessuno vieta di provarci e poi chissà un giorno qualcuno dirà grazie quella Publicita mi ha fatto fare la scelta giusta, come anche potrà dirmi mi hai rovinato la vita (magari un po’ troppo catastrofica) ma perché invece con un paziente non posso sbagliare e fare giusto e dopo 10 anni venire a dirmi grazie. Quindi caro Giorgio il nostro lavoro ė esattamente lo stesso se viene fatto con passione e dedizione, nessuno ti chiede di portarti il lavoro o i problemi a casa, ma ognuno fa quello che si sente, l’importante ė che un domani ti poi girare e dire sono fiero di quello che ho fatto
E ti faccio i miei complimenti perché tramite un tuo pensiero immagino che ti sei scritto la tesi grazie a noi. Quindi almeno fatti vivo e dicci quanto hai preso.
a zi, ma le elementari le hai fatte? no dico, guarda come scrivi!
Devi essere straniero. Nessuno scrivendo così potrebbe mai essere assunto come impiegato di concetto.
Perdita di capelli, dermatiti, alito cattivo? Non saprei, Giorgio, qui siamo tutti abbastanza pimpanti.
Forse perchè non ci vergognamo troppo delle pubblictà che facciamo. Quanto al valore morale del mio lavoro, sì, è vero, io lavoro per Satana. Ma tu vai a comprarlo tutti i giorni al supermercato. Chi di noi è più etico?
Dici che ci vai solo grazie a me? Allora vuol dire che il mio lavoro funziona, oppure che le persone a cui io parlo hanno la mia stessa infima dimensione etica. Come vedi non se ne esce.
Ciò non toglie che quando vedo gli spot della Ferrarelle con Buffon mi viene la pelle d’oca. Ma la pelle d’oca mi passa quasi subito, perchè so che quello spot non l’ho fatto io. E questo è il massimo del contributo che posso dare alla mia professione: non fare uscire niente, o quasi niente, di vergognoso dalla mia scrivania, se possibile fare uscire solo cose buone, anche se poi devo venderle a Satana. Finora ci sono quasi sempre riuscito. E, udite udite, non ho perso il posto per questo. Non sono diventato nemmeno milionario, certo, ma mi lamento con misura.
Come ho fatto? Non so, forse sono stato fortunato, di mio c’ho messo l’impegno. Ho lavorato molto, più di quanto immaginassi quando sognavo di fare questo mestiere, sono andato a pochi aperitivi cool perchè non ne avevo il tempo. E quando sono uscito e ho rimorchiato qualche ragazza poco intelligente ho evitato accuratamente di dire cosa facevo, perchè copywriter si può confondere facilmente con copriwater. Ma sono riuscito comunque a rimorchiarne qualcuna, giuro.
Sì, è vero, questo mestiere ha tanti lati negativi e tanti aspetti irritanti, frustranti, migliorabili.
Ma no, scusa, non mi vergogno ancora di essere un creativo.
Giorgio, l’autore della lettera mi sembra di conoscerlo.
Ha la stessa faccia di tutti quelli che per esempio studiano ingegneria, biologia o “peggio” ancora medicina; quelli che quando li incontri per strada, prima di vederli devi riuscire a spostare quell’enorme massa d’orgoglio che li precede; prima di riuscirci a parlare devi aspettare che finiscano i loro monologhi su sé stessi; quelli che quando ti chiedono “Cosa studi?” e tu rispondi “Scienze della comunicazione” fanno la faccia a metà tra lo schifato e il compassionevole e poi ti dicono “Ah si, vuoi fare la giornalista”.
Ecco, il riassunto della lettera di Giorgio è si rispecchia proprio nella risposta “Ah, si vuoi fare la giornalista”.
Come a dire, non hai capito niente di quello che faccio.
Io invece lo ringrazio, Giorgio.
Senza di lui non avremmo mai conosciuto lo Zoolander del Golfo Persico, il nostro nuovo idolo.
Magnum forever!
Zoolander del Golfo Persico…
C’è del genio in te, Posalaquaglia.
Grazie. Un giorno o l’altro gli dirò di dedicarti una Blue Steel.
perché quelli che studiano ingegneria, biologia o medicina che faccia hanno scusa? Stai facendo lo stesso errore di Giorgio.
Non mi sembra di aver fatto lo stesso errore di Giorgio.
Ho fatto quell’esempio perché a me è parso che Giorgio, da esterno al mondo pubblicitario che scrive le sue impressioni forse senza neanche sapere come funziona bene questo ambiente, mi ricorda tanto “quelli” che parlano ad esempio di una facoltà come Scienze della Comunicazione definendola una facoltà inutile e generalmente “facile” senza neanche sapere cosa studiamo e quali figure professionali forma questo corso di laurea.
Ho scritto ingegneri, biologi o medici perché sono i primi esempi che mi son venuti in mente, ma avrei potuto dire anche un facchino, un pizzaiolo e un dentista, dal momento che sto parlando della categoria generica di “esterni ad un determinato ambiente”.
Detto questo non nego assolutamente che nella mia esperienza personale ho spessissimo incontrato gente che studia ingegneria, biologia e medicina, ma anche legge, lettere, antropologia e un sacco di altra gente che effettivamente parlava a caso del mio Corso di Laurea senza sapere assolutamente nulla di ciò che studiamo.
Detto questo, perchè avrei fatto lo stesso errore di Giorgio?
quando fai di tutta l’erba un fascio sì (quando dici che ingegneri, biologi e medici hanno troppo ego, ad esempio), ma capisco che siamo tutti portati a generalizzare, io per prima, perché non si può neanche valutare caso per caso, ovviamente.
Detto questo, hai ragione quando dici che la maggior parte delle persone ha una reazione come quella da te descritta quando parli di scienze della comunicazione. Ma dobbiamo cmq capire ed essere consapevoli che – diciamocela tutta – è una facoltà facile, specialmente se paragonata a medicina o ingegneria. Diversissima, ma anche più semplice e più breve. Senza nulla levare a scienze della comunicazione, ognuno fa e studia ciò che preferisce. ciao
Sono laureato con lode in sociologia. E posso dire per questioni di vicinato che scienze della comunicazione è in effetti una facoltà raccogliticcia. Una bella idea di marketing da parte di qualche rettore rampante.
Gli unici laureati in scienze della comunicazione che ho incontrato in pubblciità erano account, donne, di bell’aspetto e conoscitrici di almeno una lingua straniera.
Non saprei dire bene quale di questi attributi fosse il maggiore responsabile dell’assunzione.
Con i soliti luoghi comuni su scienze della comunicazione. Non è un corso di laurea più facile né più difficile di qualsiasi altra facoltà umanistica (sicuramente serve più elasticità mentale e capacità di ragionamento di che so giurisprudenza dove devi solo ripetere a pappagallo le leggi agli esami), se fatta in un’università seria fornisce un’ottima cultura umanistica ad ampio raggio e soprattutto contemporanea e, non da ultimo, i dati occupazionali sono migliori per sdc che per filosofia, lettere, sociologia, beni culturali o altri corsi del genere.
Questo perché chi esce dalle suddette facoltà se non trova posto come insegnante il più delle volte non sa dove sbattere la testa, mentre chi ha studiato sdc tra le varie materie di solito trova quella verso cui è più portato e ne fa un lavoro… poi i fancazzisti e i falliti ci sono in qualsiasi facoltà, ma se fai sdc e ti applichi seriamente nel campo della comunicazione che ritieni a te piu consono un lavoro lo trovi rapidamente.
(Per la cronaca, io sono entrato come account in un’agenzia medio-grande a un mese dalla laurea – agenzia in cui dopo 5 anni lavoro tuttora – e sono sia maschio che piuttosto brutto).
tutte le facoltà, se fatte bene, sono serie. Ma ti assicuro che filosofia non è semplice, se la capisci… ed è un dato di fatto che per motivi ovvi medicina o ingegneria, facoltà non umanistiche, siano più difficili. Sono assolutamente d’accordo che un account abbia una formazione più consona se sceglie sdc piuttosto che lettere, ma poi dipende dalla curiosità e dall’elasticità mentale di ognuno di noi. E il fatto che tu sia maschio e brutto non significa che tu sia più intelligente di una bella ragazza
I luoghi comuni abbondano anche da parte di chi li contesta: anche Giurisprudenza dona capacità di analisi ed elasticità mentale. Agli esami ovviamente non ripeti a pappagallo le leggi, per quello bastano i codici da consultare sul tavolo d’esame.
I luoghi comuni abbondano anche da parte di chi li contesta: anche Giurisprudenza dona capacità di analisi ed elasticità mentale. Agli esami ovviamente non ripeti a pappagallo le leggi, per quello bastano i codici da consultare sul tavolo d’esame.
Oggi ho incontrato Guastini, in stazione, a Milano. Poi l’ho rincontrato sui navigli, che attraversava la strada. Ma non era lui.
Domani spero andrà meglio.
Era il 1957 e V. Packard scriveva “I persuasori occulti”. 55 anni dopo è giunto il tempo di riprendere torce e forconi…
Nel frattempo, su badavenue….
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=iIIuR-HjFho?rel=0&w=420&h=315%5D
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Giorgio, necessiti di uno psicologo!!!
Caro Giorgio, come molti ti hanno già scritto, se solo potessi ti assumerei per farti provare il lavoro di agenzia e di quanto possa essere duro, come un qualsiasi altro lavoro d’altronde.
Mi sembra inoltre surreale questa idea malsana dei pubblicitari, che utilizzano le loro menti al servizio del Male. E considero altrettanto ingenuo il discorso che la gente la pubblicità non la vede e non la segue; evidentemente non serve una laurea in psicologia per capire che, se tanti soldi vengono investiti in questo settore, il ritorno di immagine/monetario, per il cliente c’è.
Mi chiedo che attento osservatore tu sia, se non riesci ad andare oltre alle tue convinzioni e vedere che alle persone piace provare prodotti, seguire mode, partecipare ai concorsi e addirittura affezionarsi alle marche.
E non c’è nulla di male in questo, sai meglio di me che sono meccanismi sociali importanti di condivisione collettiva.
E ti ricordo che il nostro lavoro consiste semplicemente nel diffondere messaggi, nel modo più intrigante e creativo possibile per chi li ascolta. Questa è il nostro obiettivo, ma spesso sono i clienti, le regole del marketing e i focus group a modificare il risultato, rendendolo alle tue orecchie stupido e noioso.
Ti ricordo inoltre che la comunicazione pubblicitaria PER LEGGE NON PUO’ istigare a comportamenti sbagliati o a dire il falso. Se poi un’annuncio esce in stampa con mille asterischi che richiamano altrettante illeggibili note legali, non è una decisione di agenzia, ma dei legali del cliente.
Inoltre, per infonderti un po’ di speranza nei confronti di noi Peccatori, ti racconto un segreto: esiste anche la pubblicità sociale.
Ogni creativo sognerebbe di poterne fare una, ma indovina un po’, non ci sono i budget.
Alla luce di tutto questo mi chiedo: come fai a giudicare un lavoro che non hai mai fatto e del quale ignori i meccanismi fondamentali?
Basta che rispondi a questo e io sarò Salvato.
Su con la vita!
guardate gli spot del SuperBowl
http://on.mash.to/AxHcok
Da creativo che ama ancora definirsi “grafico”, sono doppiamente arrabbiato con Giorgio:
- per ciò che ha scritto
- perché ha ragione
Ma non è colpa nostra.
Ho letto l’intervento di Giorgio e buona parte delle reply.
sono scappata da un’agenzia in cui mi pagavano bene, per fare il libero professionista (titolo che preferisco alla definizione di freelance). Sapete perchè l’ho fatto? Perchè l’agenzia per cui lavoravo vendeva servizi inutili alle aziende, propinando la medesima formula comunicativa a tutti i clienti senza considerare i reali bisogni, le reali possibilità. Molti clienti si sono svenati per un testimonial inutile, per un indossaggio, per un billboard, per uno spazio mediaset last minute assolutamente inutile al cliente, ed estremamente remunerativo per l’agenzia.
Ecco perchè Giorgio dice che siamo una categoria di bugiardi.
Ma Giorgio, non guardare solo la tv.
Dalle considerazioni lette finora, tutti voi lavorate per grossi clienti, tutti in grandi agenzie, su grandi campagne.
Il creativo non lavora solo nelle grandi agenzie. Il creativo non produce solo spot televisivi.
Il creativo lavora anche ad una brochure informativa, ad un catalogo prodotti, ad un sito internet, ossia a materiali che sono necessari all’azienda per lavorare. Decidere che una foto sia fatta in una determinata maniera piuttosto che in un’altra, scegliere un certo colore, una certa linea grafica per rappresentare un prodotto (spesso osceno e inutile), è il nostro compito.
Il creativo cerca una maniera bella e originale (non sempre ci riesce, per millemila ragioni: dal budget all’inconsistenza del prodotto), o quantomeno proporzionata, per raccontare un prodotto, spiegare un servizio. Se la guardiamo più da vicino, nel piccolo, il mestiere del creativo è necessario all’economia.
- considerazione personale -
Io guadagno molto molto meno rispetto al mio vecchio stipendio, ma sono contenta perchè sono più vicina ai miei clienti ai quali posso consigliare l’operazione migliore e proporzionata ai bisogni e alle possibilità.
E scusate se è poco.
I’m really impressed together with your writing talents as neatly as with the format on your weblog. Is this a paid subject matter or did you modify it your self? Either way stay up the excellent quality writing, it’s
rare to look a nice weblog like this one nowadays..
…ma chi sei, mr. Brown?
Inglisc di quarto oggiaro?
ma non l’avete capito che è palesemente un bluff scritto da qualcuno del settore?
Certo, Giorgio, non hai una garza sterile per lingua. Palesi una certa acredine nel porgere al mondo il tuo punto di vista. Comunque , da “creativo” lo condivido. Siamo dei mestieranti, nel senso che volenti o nolenti facciamo un mestiere di quella che in tanti casi sarebbe un’ispirazione meglio spesa, e SIAMO inquinitori cognitivi. Mistifichiamo la realta’ appiattendola, chi su modelli percettivi propri (e quello e’ il re dei creativi, il creativo mediocre come il suo pubblico) , chi sullla necessita’ di piacere quelli che percepisce come gli imbecilli da convincere. La pubblicita’ e’ merda, non serve che ce lo ricordi tu. Ci arrabattiamo spesso sottopagati tra un’agenzia e l’altra: non serve che ce lo ricordi tu. Chi ha uno spirito critico – estetico spiccato questo lo sa da sempre. Poi, certo, ci sono gli entusiasti, i bonnes sauvages del marketing il cui mondo interiore e’ piatto quanto quello che trasmettono, ma anche loro, poverini, emarginarli a una visione di cancro, alopecia e rimorchi da poco, mi sembra cattiveria. Hai ragione. Ma perche’ urlarlo ai quattro venti? Serve?
grazie giorgio, hai centrato il punto e lo hai fatto con un esclamativo, come dovrebbe fare un bravo pubblicitario. i pubblicitari vivono pensando che la capitale del loro piccolo mondo si cannes e non vedono più la decadenza che li circonda. il problema non è il mestiere in sè: come tutto, potrebbe essere meraviglioso, ma tanti anni di piagnistei e furberie (…) l’hanno reso una fogna. rendersene conto, è il primo passo per chi davvero ne vuole uscire. ora ti lascio, mi tappo il naso e mi ri-immergo che è tardi.