Ricevo e pubblico questa lettera di goodavenue.
“Caro Donald,
sono un copywriter e per fortuna, visti i tempi, ho ancora un lavoro. Nella mia vita lavorativa di pubblicitario ho avuto modo di conoscere molti bravi professionisti, ma soprattutto tanti cialtroni che prendono uno stipendio senza meritarlo.
Non mi fraintendere: non sono un copywriter che pensa di essere circondato da
idioti come buona parte dei miei colleghi. Non sono neanche tanto bravo, se devo essere onesto. Però faccio di tutto per imparare e tenermi aggiornato; soprattutto, mi faccio venire le bolle pur di non bucare una presentazione e per fare sempre più del compitino richiesto dal brief, qualunque esso sia.
Non posso dire lo stesso di un reparto vitale per le agenzie come quello account.
Di agenzie ne ho viste molte e in tutte, proprio tutte, gli account sono fondamentalmente sgrammaticati, frettolosi, presuntuosi e ignoranti. La maggior parte di loro non sa neanche cosa sia un insight e conosce a malapena le basi del mestiere. La maggior parte di loro non sa scrivere un brief, né tanto meno una e-mail. Fondamentalmente gli account dei giorni nostri sono segretari e segretarie del cliente, senza polso, argomenti o idee, il cui gesto più consueto è inoltrare direttamente ai creativi i diktat ricevuti in presentazione.
Quando mi viene passato un lavoro, il brief (o presunto tale) mi arriva praticamente quando il mio art ed io abbiamo già presentato al direttore creativo. Mi domando cosa farebbero gli account se nel reparto creativo ci comportassimo come loro: inviandogli idee superficiali, senza titoli o immagini; parole sparse dalle quali carpire il significato della presentazione. Mi domando perché un account possa inviarmi il film di un oro a Cannes del ’98 scrivendo: “Guarda che figata!!!”. Dove cazzo è stato negli ultimi tredici
anni? Mi chiedo perché un account inizi a sudare freddo quando uso le seguenti parole: QR Code, USP, hard selling, insight, Bill Bernbach, congiuntivo e vettoriale. Mi domando perché, quando parlo di social, un account immagini il WWF o Medici Senza Frontiere. Mi chiedo, quindi, a cosa serva questa figura così involuta e incapace.
Attualmente, un creativo che decida di entrare in agenzia per la prima volta
deve dimostrare una preparazione molto alta, paga corsi salatissimi e si spreme
per presentare una dozzina di idee tanto rilevanti da valere uno stage. Cosa fa invece un aspirante account? Si presenta vestito da agente immobiliare, mostra il suo banalissimo “curriculum vitae standard europeo” e inizia il suo lavoro di segretario del cliente. Nessuno lo prepara, nessuno gli insegna più una parte fondamentale del proprio ruolo: consegnare ai creativi un brief comprensibile, asciutto e corretto che farebbe risparmiare tempo, soldi e umiliazioni ai colleghi costretti a sparare nel vuoto, con la speranza di
cogliere le volontà del cliente.
Siamo in periodo di tagli e molti miei amici stanno perdendo il posto. Creativi che, pur facendo bene il proprio lavoro, sono le prime vittime del sistema. Perché un’agenzia che si fa dettare il lavoro dai clienti non ha bisogno di bravi professionisti, ma solo di un manipolo di stagisti precari che producono campagne sbagliate dettate da account disastrosi.
goodavenue
tra i tanti luoghi comuni l’idea di selezionare gli account a fronte della presentazione di 12 brief come si devei non sarebbe niente male.
Come darti torto.
La fiera del luogo comune.
Ci sono tanti account come li descrivi e altrettanti creativi identici se non peggiori.
Cui prodest questo post?
Ho conosciuto qualche account di levatura eccellente. A parte loro, mi sembra che la buona parte degli account siano selezionati così:
1. Laureati nell’università giusta
2. Figli o parenti degli amici
3. Figli o parenti di clienti o potenziali clienti
4. Presentatori di clienti
Caso vero: A metà degli anni novanta un’agenzia che purtroppo non posso nominare mi chiamò come possibile copy part-time per un cliente hi-tech notoriamente noioso e poco appetibile. A quell’epoca i creativi esperti di alta tecnologia erano pochi, per cui io ero ultraqualificato per il lavoro. La mia candidatura fu immediatamente esclusa dalla rosa delle possibilità perché “chiedevo troppo”. Non feci neanche un secondo colloquio, né ci fu un tentativo di trattativa, un rilancio qualsiasi, niente.
Contemporaneamente un account stipulò con la stessa agenzia un contratto per il doppio di quello che chiedevo io, perché “portava il cliente” su cui avrebbe lavorato.
La cosa divertente è: circa un anno dopo l’agenzia rinunciò al cliente e non rinnovò il contratto all’account perché si era resa conto che non era assolutamente profittevole, anzi era in perdita.
bè mi dispiace, ma hai conosciuto male! Io sono un account, da tanti anni, e posso quello che gli altri pensano di me, ovvero che sono molto brava. Senza portare cliente, o essere figlia di, etc, ho avuto la fortuna di lavorare nelle maggiori agenzie trovando sempre chi mi formasse a dovere. Ho conoscenze tecniche, e di produzione, che molti creativi spesso non hanno. Questo perché all’epoca una di queste grandi agenzie, quella che mi è rimasta nel cuore, ha investito su di me, sulla mia formazione, addirittura all’inizio ho fatto il classico “giro dei reparti” (o se vuoi, chiamiamola job rotation) lavorando fianco a fianco con i migliori del settore.
E in tanti anni ho conosciuto sì account beceri e ignoranti, ma anche tanti creativi beceri, ignoranti e anche presuntuosi.
La verità è che la differenza la fanno le persone, non i ruoli!
Spoon River, ho letto anche i tuoi commenti seguenti e, se sei come dici, sei sicuramente un’account brava anzi eccellente. Da parte mia posso confermarti la mia esperienza: come scrivevo “ho conosciuto qualche account di levatura eccellente”. Aggiungo adesso che ho fatto il freelance per trent’anni, e ho lavorato per più di cento agenzie. La gran parte degli account che ho conosciuto erano dei passacarte del tipo “il cliente ha detto” che, nel peggiore dei casi, facevano anche la direzione creativa, censurando e indirizzando loro le proposte da presentare al cliente (e dopo averle sottoposte a revisione, ancora non riuscivano a venderle).
Sono d’accordo che ci siano cialtroni e ignoranti anche fra i creativi però, permettimi, un po’ meno. Non perché siano “migliori” ma perché, da creativo, qualche competenza tecnica devi averla. Gli account raccomandati, con agganci e parenti importanti invece possono barare con maggior facilità. Con tutta l’inimicizia possibile per alcuni di essi, non ricordo nessun direttore creativo che possa essere definito incompetente: per quanto bene apparentato, per quanto figlio di papà, nessun direttore creativo dura molto solo con gli agganci personali. Qualche direttore marketing e qualche direttore clienti ben vestito, gentilissimo e incompetente me lo ricordo bene, invece.
ciao Gianni,
purtroppo è vero che c’è tanta ignoranza, ma credo che sia un problema generalizzato. Personalmente la maggior parte dei miei migliori amici fa parte dei creativi, quindi non sono una che parte prevenuta. Però sì, un paio di direttori creativi ignoranti li ho conosciuti. Molto ignoranti.
Poi che gli account siano dei passacarte è vero purtroppo perché nessuno ha più la curiosità di vedere e cercare oltre.
All’estero lavoravo, da account, con gli strategist/strategic planner, che a loro volta lavoravano a stretto contatto con i creativi, in uno scambio continuo e proficuo. Lì sì che mi sentivo passacarte! Subivo decisioni, non potevo dire nulla. Io sono convinta che l’account – quello vero – sia anche strategist. Strategia, consulenza al cliente…non è vero che non si possono fare, se ti sai imporre non con le solite menate ma con argomentazioni convincenti perché vere, perché di buon senso, il cliente ti viene dietro. Per farlo però bisogna aver studiato, avere esperienza, avere testa. Ho conosciuto account che non sanno non dico fare, ma neanche leggere ricerche di mercato, che non conoscono strumenti di indagine essenziali, che non sanno la differenza tra RGB e quadricromia (giuro!!! sentito con le mie orecchie). Ma ne ho conosciuti anche di bravissimi. Vi prego, non gettiamo fango su una categoria del nostro settore quando il settore stesso sta affondando. Se non siamo uniti non andremo da nessuna parte!
Noi da dieci anni ormai abbiqmo eliminato volutamente gli account dall’agenzia, continuo a non capirne lo scopo a parte farmi risparmiare tempo su qualche appuntamento. Ma la cosa non vale lo stipendio. Concordo in pieno col discorso professionalità. Leggere i loro curriculum sembra spesso la fiera della banalità mentre per quanto scarsi, quelli dei creativi mostrano almeno segni di vita celebrale. Ripeto, non c’è fretta, con la crisi anche loro avranno i loro problemi, il vero problema sará beccarseli poi nelle Aziende riciclati come direttori marketing col dente avvelenato. Quelli sarà tragico…
e leggete Walter Benjamin!
madonnina. adoro quelli che parlano male degli altri e poi scrivono perle tipo “celebrale”.
non dimenticare il conclusivo “Quelli sarà tragico”.
Ma muori ignorante
Eppoi parlate di unità dei lavoratori della advertising…..Generalizziamo sugli account così gli account generalizzeranno sui creativi dicendo che sono tutti tendenzialmente menosi, supponenti, ecc ecc…..Che bellle le guerre tra poveri..
PS: Di solito quando qualcosa va male, i progetti sono in ritardo, i clienti si lamentano o fanno le bizze,l’agenzia si prende i cazziatoni, la faccia ce la mette l’account…Ma l’importante è lamentarsi e passare da martiri..
quoto!
Beh, ma tanto la colpa è dell’account, no?
DImitri, c’è un problema. Il lavoro degli account dovrebbe essere “andare dal cliente e, con le buone, vendere il lavoro creativo prodotto dall’agenzia”. E qualche volta, venderlo anche con le cattive. Troppo spesso invece l’account si limita a fare il mediatore-passacarte, sfruttando indebitamente il vantaggio del mediatore, cioè il fatto di avere le informazioni da entrambe le parti. E sfruttando il “rapporto” col cliente per avere ascendente personale sull’agenzia, cosa che il creativo invece non ha. Tant’è vero che io ho sentito con le mie orecchie alcuni alti dirigenti d’agenzia definire gli account le “vere risorse” dell’agenzia.
Come aveva brillantemente sintetizzato anni fa un visualizer che conoscevo: “Gli account dovrebbero vendere la creatività, invece è la creatività che vende gli account”.
“Gli account dovrebbero vendere la creatività, invece è la creatività che vende gli account”. Geniale.
Secondo me si poteva dire anche di peggio della media degli account in circolazione. Generalizzare serve a dare indicazioni sull’andamento di certe tendenze nefaste per cercare di porvi rimedio e migliorare, ovviamente quando questo parte da basi accertate. Però sono convinto che non serve sparare sulle persone, bisogna chiedersi perché oggi fare l’account è diventato così. Non credo che nemmeno loro siano contenti.
Beh, credo anche io che essere lo schiavetto del cliente non faccia contenti nessuno. Poi però rischi il posto e schiavetto ci diventi. E’ anche ignoranza dei clienti? SI è anche ignoranza loro. Siamo tornati al punto di partenza, un cane che si morde la coda..
@gianni,
per rispetto e pudicizia hai dimenticato un 5° genere: Belle fighe da mostrare ai clienti.
Spero che le donne non si offendano, anche perchè sono le prime a spettegolare sulle colleghe oche in minigonna…
Cattiverie a parte, trovo anch’io il post un po’ fuori luogo… Uno sfogo abbastanza gratuito e generalizzato.
Detto questo, provando a trasformarlo in qualcosa di serio, è vero che le agenzie italiane si stanno strutturando su un modello “Tutti account – Creativi solo Freelance + Stagisti per il day-by-day”.
Ammesso che si tratti della strutturazione più facile e più facilmente gestibile per le casse dell’agenzia al giorno d’oggi, viene da chiedersi se sia anche la più giusta per il settore.
Siamo in netta controtendenza con le Creative Boutique inglesi.
E siamo in controtendenza rispetto all’evoluzione dei clienti, ormai forniti di uffici marketing super strutturati e numerosi.
Probabilmente un’agenzia strutturata più su planner e creativi, sarebbe più rispondente alle esigenze dei clienti di oggi.
Naturalmente tacendo dei reparti produzione (stampa, Tv e web) dei quali non si parla mai.
Oppure no?
Il belle fighe da mostrare ai clienti è secondo me il più gettonato oramai
ma che dite? essere belle fighe spesso non è un vantaggio…pensano tutti: giovane, carina, bionda, e quindi scema! Spesso è così, ma nei casi in cui non lo è, quanta fatica in più far ricredere i cretini!!!!
Caro Goodavenue
il tuo post è pieno di luoghi comuni e quindi per semplice par condicio è meglo che ti guardi questo link http://www.youtube.com/watch?v=Go_VtqtxCHY . (lo so è vecchio ma sempre attuale)
Dove averlo visto rifletti su quello che hai scritto e fatti due risate. L’autocritica e l’ironia sono strumenti molto potenti in questo periodo.
che in certe agenzie quasi tutti gli account sono figli di imprenditori e/o hanno portato un cliente. E mica nelle piccole/medie: più l’agenzia è grande, meno conta la preparazione e la professionalità ma solo gli agganci.
Che bravetto!
Essere figli di imprenditori e fare l’account…Il mondo va alla rovescia…
‘sto post e i suoi commenti sono la sagra dell’assurdo!
La risposta è semplice, in Italia il lavoro dell’account si è diametralmente invertito. L’account è colui, che stipendiato dall’agenzia, va dal cliente e con tutte le sue forze tenta di vendere le idee (in brief) dei creativi. Se è bravo ci riesce.
In Italia l’account tenta con tutte le sue forze di vendere le idee del cliente ai creativi, creando un caos interno, frustrazione e smaronamento di coglioni per tutti. Se non fosse per la busta paga sembrerebbero assunti dai rispettivi clienti. “Il cliente vuole questo e bisogna farlo”, “il cliente dice che magari si potrebbe fare altre 20 strade in questa direzione “ecc. ecc.
Account, ragazzi, leggetevi chi è il mittente delle vostre buste paga e rendetevi conto che state lavorando per loro. Non per i clienti.
mah, io da cliente ho visto art e copy di grandi agenzieche:
- scrivevano eccezzionale (il copy)
- non avevano mai visto la copertina di sgt. pepper (l’art)
- pensavano che la dolce vita fosse un film con audrey hepburn (l’art)
quindi mi sembrano generalizzazioni che lasciano il tempo che trovano.
Scusa, ma con chi hai lavorato? Conosco decine di copy e di art delle migliori agenzie internazionali e nessuno corrisponde alla tua descrizione. Perché non fai i nomi?
erano tre persone differenti, a che serve fare i nomi?
se ti può tranquillizzare, nessuno di famoso.
Che lettera banale.. è una generalizzazione pazzesca. se vuoi ti elenco i alcuni creativi con cui ho lavorato io. non per questo penso che tutti i creativi siano degli imbecilli.
l’account quando lo sa fare davvero, è un valido, validissimo aiuto per i creativi, per la marca e per il cliente. così almeno mi sono sentita dire dai creativi-non quelli imbecilli.
Detto ciò è vero che spesso gli account non sanno applicare il cervellino ma ancora più spesso non gli è richiesto e ancora più spesso sono costretti a scontrarsi con certi imbecilli-di cui sopra- che pensano ancora ,nel 2011, che l’account non serva a nulla se non a passare le carte.provate a dare più fiducia alla categoria: io mi sono accorta che quando lavoro bene con i creativi escono lavori più belli e corretti, ma non perchè io sia un genio ma forse perchè si crea un gruppo di lavoro unico e unito, i creativi non si mettono di traverso, l’account attiva il cervello. vengo spesso coinvolta in brainstorming, e nel loro lavoro. in teoria l’account dovrebbe avere il polso della marca, saper prendere i creativi, immedesimarsi ecc è un lavoro ben più complesso. io credo di fare tutto ciò, ma mi rendo conto non sia facile per tutti soprattutto quando ti trovi barriere così forti, come creativi che ti snobbano e pensano di essere fighissimi quando magari non sanno nemmeno scrivere o spiegare un concetto giustificandosi così “sono un art” (sei un imbecille , non sei un art). detto ciò capiterà sempre di imbattersi in creativi poco competenti o molto maleducati o entrambi, e in account rincoglioniti senza palle nè voglia.
Speriamo che questi casi, in entrambe le categorie, possano estinguersi presto.
giusto!
mavalà valà
Porto la mia esperienza. Sono un copy, ma faccio anche l’account. Svolgo con impegno e passione entrambi i ruoli perché sò maneggiare la creatività, a livello grafico, linguistico e strategico, ma sò anche rispettare un certo codice di comportamento quando vado dal cliente (cosa che mi pare di capire resti difficile a molti creativi). Ho sempre ricevuto complimenti sia per headline e bodycopy, sia per la mia “visione strategica” delle cose che mi spinge, quando scrivo una presentazione, a non limitarmi alle compilazione di una serie di slide in ppt ma a cercare coerenza e significato (e non fuffa) in un’azione o in una campagna.
Malgrado ciò i miei capi, e credo quelli di qualsiasi agenzia, di questi tempi ti dicono: “Tu prova a vendere questo, ma se vedi che non è il caso vendi quest’altro. Non possiamo permetterci di perdere il cliente.”
La verità è anche questa: un account è in ogni caso limitato anche dal contesto in cui opera perché l’agenzia non è la sua e, soprattutto, la vendita è fatta anche di stratagemmi e di questi tempi i capi di “stratagemmi” non vogliono proprio sentirne parlare.
Poi è vero, ci saranno account incompetenti e creativi indisciplinati o account cagacazzi e creativi incompetenti. A mio avviso troppo spesso il paletto viene messo a monte. Invece che ricoprirci di merda gli uni con gli altri e, appena possibile, buttare lì la frecciatina sul fatto che si è account piuttosto che creativi, proviamo a lavorare assieme per stupire il cliente. Avrete capito che io sono per una maggiore apertura tra questi due mondi e account e mi auguro che questa venga da entrambe le parti: provino gli account ad essere meno dittatoriali, meno incompetenti, ad appassionarsi al lavoro creativo, ma anche provino i creativi a capire che dall’altra parte di questa barricata artificiale ed artificiosa c’è gente parigrado che fa un altro mestiere, che le battaglie per questioni di principio non sono di moda di questi tempi e che soprattutto sono persone con un interesse in comune: conservare il proprio lavoro.
C’è un’ultima cosa che vorrei portare all’attenzione di tutti: il fatto che nell’ultimo anno solare non abbia trovato neanche un annuncio di lavoro interessante né come copy (me lo aspettavo) ma neanche come account. Eppure sento di reparti account gonfi e tranquilli. Ora che ci penso si, effettivamente due colloqui li ho fatti, uno per ciascuna posizione. La cosa triste è stata che mi sia candidato solo perché mi era stato detto che “in quell’agenzia stan cercando”.
E un annuncio su un portale tipo Infojobs o Crebs o il vecchio Lavori Creativi? No.
Loro “Stanno cercando”.
Spero non tra i cassonetti dell’immondizia a questo punto.
“sò maneggiare la creatività, a livello grafico, linguistico e strategico, ma sò anche rispettare ”
:):)
Io “sò” solo che un copy dovrebbe sapere che “so” si scrive senza accento.
E che prima di salire in cattedra, dovrebbe magari accertarsi di avere la licenza elementare.
Sorry, ma quando ce vo’, ce vo’.
PS: con rispetto parlando, tutto questo thread mi sembra un’emerita fesseria.
L’arcaica diatriba creativi-account è qualcosa che aveva trifolato i maroni già nel mesozoico o giù di lì. Riproporla periodicamente è inutile e non fa bene a un ambiente già troppo pieno di rivalità superflue.
Augh.
Licenza elementare missione compiuta. E anche tutto quello che viene dopo. Per questo mi scuso per il “sò” e non me la prendo.
La diatriba creativi account sarà antica ma non per questo può dirsi risolta.
Per farlo bisognerebbe avere comprensione, ma guarda un po’ più in basso: il mondo dell’adv è pieno di coglioni in stile leporello. Forse sono la maggioranza.
Per questo sprofonderemo nella merda assieme.
ormai credo di amarti, POSY…
POSY for President!
Se sei femmina, simpatica e magari pure graziosa, se ne può parlare.
Ma niente diminutivi, specie con la “Y” finale, per favore.
ahahaha, ne ero certa! Posy in effetti è un nomignolo orribile, non te lo meriti!
Ah, tu sei uno di quelli che lavora ancora?
Ecco perchè il nostro settore è in crisi
e tu sei un povero frustrato, magari licenziato. Sfido io a lavorare con gente come te.
Non sono d’accordo con questa generalizzazione; per fortuna ho incontrato nella mia carriera tra nord e centro account validi con i quali ho instaurato, da creativo, un rapporto sinergico e costruttivo. I ruoli e le competenze sono diversi, si sa, ma renderli complementari è anch’esso uno skill, e una capacità di lavorare in team.
Mi piace pensare ad un “creative account”, una figura ibrida, con conoscenze pubblicitarie avanzate e skill che esulano dal mero marketing. Come io mi interesso di rapporti commerciali, pianificazioni, finanza ed economia, trovandoli stimolanti ed interessanti.
Non posso immaginare un’ agenzia senza account.
Con questo non voglio dire che non ci sia, sopratutto nelle grandi agenzia dove si nota meno, qualche scaldasedia, passacarte o qualche parente di cliente, ma la stessa cosa, seppure in maniera minore accade nei reparti creativi.
Luca M
Parole Sante
“Non posso immaginare un’agenzia senza account”.
Sbagliato.
KesselsKramer, una delle migliori agenzie olandesi, lavora benissimo senza account. Ed è solo un esempio tra decine che si potrebbero portare.
Senza account si può lavorare benissimo, anzi meglio. E’ senza creativi che non si può lavorare.
“Mi piace pensare ad un “creative account”, una figura ibrida, con conoscenze pubblicitarie avanzate e skill che esulano dal mero marketing” DIO ce ne scampi. Ci manca solo l’account che mette becco su tutto… semplicemente ridicolo (e inutile).
Leporello, visto che insulti gratuitamente senza aggiungere niente alla discussione, abbi almeno il coraggio di scrivere con nome e cognome. Oppure fai solo la figura, oltre che del provocatore ignorante, del creativo quaqquaraqquà.
Non capisco perchè ci tieni tanto a difendere un post che, altrettanto gratuitamente, insulta un’intera categoria.
Sei l’art di quello che l’ha scritto?
Copio Ex Gargantua: “Probabilmente un’agenzia strutturata più su planner e creativi, sarebbe più rispondente alle esigenze dei clienti di oggi. Tacendo dei reparti produzione (stampa, Tv e web) dei quali non si parla mai.”
Pienamente d’accordo. Gli uffici marketing dei clienti oggi svolgono in tutto e per tutto il ruolo che era degli account. Chiedono idee, piani di produzione e piani media. I creativi devono uscire dalla stanza delle idee e confrontarsi sempre direttamente con i clienti e i piani di fattibilità. Devono saper fare new business. Dall’altro lato deve diffondersi una maggiore cultura della creatività, anche dal punto di vista dei compensi.
Al di là dei luoghi comuni della lettera, mi sembra che di questo valga la pena parlare.
E’ quasi tutto vero, tutti pensano di poter fare gli account, nessuno insegna nulla, a parte lamentarsi, i bravi account sono pochi, gli ottimi account sono rari, vengono selezionati in base alle capacità personali, le cose da insegnare sono poche e semplici, mentre la pazienza, la diplomazia, la capacità di entrare in empatia e soprattutto il coraggio, sono qualità che non si possono insegnare. E sono tra le dotazioni di base di un buon account.
I bravi account sono pochissimi, ma ce ne sono, il punto è che di tutti i “bravi” ce ne sono pochi, le agenzie sono la fiera della mediocrità, ma così come le aziende, non si chiede a nessuno l’eccellenza e quindi non viene neanche premiata. Si chiede servilismo e tempo, tanto inutile sprecato e assurdo tempo. Sei alle 22 in agenzia? Anche domenica? Bravo! I motivi assurdi per cui sei lì, la metà dei quali raccontano la totale incompetenza delle persone che ti circondano (cliente, creativi, tutti) e spesso anche la tua, non vengono neanche considerati.
L’account deve avere una buona dose di ego e amor proprio e al tempo stesso un’innata propensione al servizio, risolvere e aiutare, i creativi, il cliente la produzione. La pazienza, il coraggio, la lotta, la speranza, è un lavoro splendido che può fare bene chiunque abbia le qualità giuste, non gli studi, i genitori o gli amici giusti. E’ il lavoro che avevo scelto, che amavo e ancora adoro, è il lavoro che ho avuto la forza e il coraggio di lasciare.
La contestazione del ruolo dell’account di cui parlate qui è in realtà la lotta alla mediocrità, in questo senso la condivido e appoggio, invece la contestazione del ruolo, della professione account è semplicemente mediocre.
Ilaria Caccamo
Questo post è penoso ed è figlio della frustrazione che ormai regna all’interno dei reparti creativi delle agenzie. Gli account passacarte esistono ma esistono anche creativi scarsi.
Cerchiamo di condividere, almeno in questo blog, pensieri e riflessioni costruttive senza continuare a ripetere la solita solfa della lotta fra account e creativi…
Anche se non ti firmi, sono d’accordo.
Luca M
Idem.
@ goodavanue: rispondo alle tue domande e ti dedico il seguente elenco in bullet points:
• Cosa fanno gli account quanto i creativi arrivano con idee superficiali, headline e body con errori, immagini e parole sparse che non c’entrano nulla col brief→ Si chiedono, ma questo il brief l’ha letto? Come fa a non sapere come si scrive il nome del prodotto? Oh merda!
• Un account può inviarti il film di un oro a Cannes del’98 scrivendo: “Guarda che figata!!!” perché non ti può scrivere “Vuoi tentare almeno una sola volta nella vita di fare qualcosa che lontanamente assomigli a questo livello di eccellenza?”
• Un account inizia a sudare freddo quando usi le seguenti parole: QR Code, USP, hard selling, insight, Bill Bernbach, congiuntivo e vettoriale. → Perché pensa: oddio eccolo che ricomincia con Bernbach…. acronimi e parole in inglese… ma che creativo è? Da dove viene, da markettelandia? Già c’ho il cliente con tutte ste stronzate mo pure il creativo? Ma che sfiga! (Se l’account è romano).
• Ti sbagli: quando parli di social l’account pensa…ecco che riparte, si l’ho capito che vuoi fare una campagna figa che vinca dei premi da metterti in portfolio. Bravo! Pensi di riuscirci anche per uno dei nostri clienti o devo proprio andare dal consorzio per la difesa delle formiche a strisce del Guatemala a chiedergli se ci autorizzano ad usare il loro logo con la formichina ancora più piccolo della formica vera?
• Non esistono figure involute e incapaci ma solo persone involute e incapaci, ma a qualcosa serviranno pure loro…ci penso e magari ti mando un brief.
Mi sento mooolto vicino a te.
Come sei incattivito, che pena mi fai
alla fine, in ogni caso, questa lettera qualifica chiaramente chi l’ha scritta.
Magari però, donald, seleziona gli argomenti di cui trattare discutere parlare. questa lettera non ha riscosso un gran successo.
se siamo ancora qua a parlare di categorie e di account incapaci non ci evolveremo mai mai mai. che palle.
Non posso esimermi dal rispondere, anche se probabilmente ripeterò quello che hanno scritto già in tanti.
Penso che l’autore della lettera sia stato un po’ sfortunato nella sua carriera ad aver incontrato solo account incompetenti.
Io devo dire che nella mia modesta esperienza ho trovato persone valide e persone di scarso valore sia tra gli account che tra i creativi.
E’ troppo facile prendersela con l’account.
E anche la questione dell’ignoranza sarebbe il caso di approfondirla meglio, visto che è un problema trasversale. E’ vero che se un account non sa scrivere è grave, ma è ancora più grave quando a non saperlo fare è un copy, quando si incontrano creativi che non hanno un minimo di cultura, quando il massimo che si riesce a tirar fuori è un visual banale o un po’ volgarotto ed una head scontata che fa leva sul solito giochino di parole per strappare un sorriso.
Con questo non voglio assolutamente demonizzare i creativi; come ho detto prima, ho avuto la fortuna di lavorare con persone molto preparate e anche genialoidi.
I creativi, come indica il nome stesso che li identifica, sono degli artisti della comunicazione e per questo possono permettersi di viaggiare a qualche metro da terra e sguazzare liberamente nel favoloso mondo delle idee, ma questo loro svolazzare libero, presi come sono dal fervore creativo a volte li porta a perdere un po’ il contatto con la realtà, e qui dovrebbe entrare in gioco l’account.
Però, il vero problema è la totale mancanza di modestia e autocritica, che porta il creativo a non ascoltare minimamente quello che l’account ha da dire, per poi arrivare a pretendere che questo poveretto convinca il cliente ad acquistare un’idea che non c’entra nulla con quello che ha chiesto, o per dirla meglio, che non risponde al brief.
E qui introduco un’altra questione spinosa: il brief.
Si, perchè la linea di demarcazione tra quello che può o non può dire un account è molto sottile.
Per principio sbaglia. Se si permette di dare indicazioni creative e suggerimenti, è guardato come un pazzo, e se si limita a scrivere un brief strategico, conciso e preciso, non dà sufficienti indicazioni.
Basterebbe così poco per risolvere le cose; sarebbe sufficiente confrontarsi e parlare, ma sembra diventato impossibile.
E il risultato finale, a parte il mal di fegato delle varie parti coinvolte nel processo creativo, è sempre di più l’uscita di campagne o scontate e piatte o troppo intellettuali.
Il cliente non è sempre consapevole, ma l’utente finale temo di si.
L’unico punto su cui concordo con l’autore è quello della non preparazione degli account. Riuscire a far bene il proprio lavoro dipende solo dalla fortuna di incontrare qualcuno che te lo insegni.
Ma questo vale un po’ per tutti.
Se gli account potessero fare uno stage con i creativi e questi con gli account, ci si capirebbe meglio e finalmente si potrebbe godere tutti del piacere di un lavoro affascinante come quello della comunicazione.
tuttu i creativi vestono colorato, sono un po’ folli, fancazzisti e non sanno rispettare i tempi.
ah, aspetta, a milano sono tutti stressati e a quelli del sud non piace lavorare…
andiamo avanti a generalizzare?
Io faccio l’account, e più o meno la mia giornata si divide così:
- combatto con creativi junior che presentano idee fuori brief;
- dialogo con creativi junior che presentano idee che vanno oltre il brief, e spesso sono quelle che riesco a vendere;
- combatto con creativi senior che mi snobbano perché sono un junior, e ogni tanto mi mandano affanculo se faccio 1 domanda di troppo;
- imparo tantissimo dai creativi senior che mi aiutano a vendere le loro idee, e ancora di più quando dialogano costruttivamente con me;
- combatto con i reparti di produzione, perché mi arrivano vagonate di esecutivi e filmati sbagliati, con refusi, con montaggi sballati;
- apprezzo, stimolo e ringrazio i reparti di produzione, costretti a lavorare in tempi rapidissimi e quasi sempre gentili e precisi nelle consegne;
- combatto con clienti che sono convinti di avere idee della madonna, che chiedono la realizzazione delle suddette in tempi insostenibili, senza budget, e pensano di poter inserire offerte commerciali chilometriche in un 15″ ma senza alterare la creatività.
- mi prendo i vaffanculo e le cazziate di clienti, creativi, reparti di produzione, dei miei capi, e rispondo sempre con un sorriso. E con la maggior parte di creativi, reparti di produzione, colleghi account sono anche un grandissimo amico, con molti di loro mi vedo al di fuori dell’ufficio.
Perché sono parte integrante della mia vita.
Perché condividono con me la passione per questo lavoro.
Perchè capiscono che anche se è bello, è comunque un lavoro, dove c’è una persona che paga (il cliente) e una persona che deve soddisfare le esigenze di colui che paga, di colui che crea, di colui che produce, di colui che dirige.
E quella persona sono io.
Non ho la presunzione di dire che faccio tutto questo senza errori, e non la avrò mai.
Sono qui prima di tutto per imparare, e non smetterò mai di farlo.
Faccio quello che faccio perché mi piace, ci metto tutto me stesso e cerco sempre di migliorarmi.
Capisco il periodo di crisi, capisco la frustrazione, capisco tutto quello che volete, ma non ho mai nemmeno minimamente pensato che sarebbe stato bello vedere un mio collega, uno che sputa sangue con me tutti i giorni, licenziato.
Ma chissà, forse è perché sono solo un account, e quello che pensiamo noi mediocri non conta.
Buona serata e buone feste a tutti.
Fossero tutti “mediocri” come te, sarebbe un ambiente molto migliore, credimi.
Vorrei avere tanti colleghi account così, e non lo dico perché è Natale.
Auguri all’account anonimo e a tutti quelli che come lui hanno cervello, cuore e passione.
scusate, riposto, nella fretta ho scordato il nome.
Io faccio l’account, e più o meno la mia giornata si divide così:
- combatto con creativi junior che presentano idee fuori brief;
- dialogo con creativi junior che presentano idee che vanno oltre il brief, e spesso sono quelle che riesco a vendere;
- combatto con creativi senior che mi snobbano perché sono un junior, e ogni tanto mi mandano affanculo se faccio 1 domanda di troppo;
- imparo tantissimo dai creativi senior che mi aiutano a vendere le loro idee, e ancora di più quando dialogano costruttivamente con me;
- combatto con i reparti di produzione, perché mi arrivano vagonate di esecutivi e filmati sbagliati, con refusi, con montaggi sballati;
- apprezzo, stimolo e ringrazio i reparti di produzione, costretti a lavorare in tempi rapidissimi e quasi sempre gentili e precisi nelle consegne;
- combatto con clienti che sono convinti di avere idee della madonna, che chiedono la realizzazione delle suddette in tempi insostenibili, senza budget, e pensano di poter inserire offerte commerciali chilometriche in un 15″ ma senza alterare la creatività.
- mi prendo i vaffanculo e le cazziate di clienti, creativi, reparti di produzione, dei miei capi, e rispondo sempre con un sorriso. E con la maggior parte di creativi, reparti di produzione, colleghi account sono anche un grandissimo amico, con molti di loro mi vedo al di fuori dell’ufficio.
Perché sono parte integrante della mia vita.
Perché condividono con me la passione per questo lavoro.
Perchè capiscono che anche se è bello, è comunque un lavoro, dove c’è una persona che paga (il cliente) e una persona che deve soddisfare le esigenze di colui che paga, di colui che crea, di colui che produce, di colui che dirige.
E quella persona sono io.
Non ho la presunzione di dire che faccio tutto questo senza errori, e non la avrò mai.
Sono qui prima di tutto per imparare, e non smetterò mai di farlo.
Faccio quello che faccio perché mi piace, ci metto tutto me stesso e cerco sempre di migliorarmi.
Capisco il periodo di crisi, capisco la frustrazione, capisco tutto quello che volete, ma non ho mai nemmeno minimamente pensato che sarebbe stato bello vedere un mio collega, uno che sputa sangue con me tutti i giorni, licenziato.
Ma chissà, forse è perché sono solo un account, e quello che pensiamo noi mediocri non conta.
Buona serata e buone feste a tutti.
Matteo
Perdonami Matteo, tu in parte puoi avere ragione, ma dal nostro punto di vista sembra che la dote N.1 dell’account sia quella di subire cazziatoni e di farseli scivolare. Più sei bravo in questo più vieni pagato.
A un creativo che oggi vuole essere assunto da un’agenzia di pubblicità gli viene chiesto un CV da premio nobel con uno stipendio da fame quando abbiamo dirigenti (quasi sempre ex account) che non sanno nemmeno scrivere una lettera in italiano e sono in ferie 1 giorno si e uno no.
Inoltre il creativo molto spesso è inquadrato a progetto o con P IVA, l’account viene quasi sempre assunto.
Lavoro in pubblicità da 15 anni e ho lasciato posti di lavoro per questo motivo, poi ho capito che sono tutti uguali. Fondamentalmente quello che interessa è il soldo e quando hai rapporti con chi paga vieni rispettato di più.
Ciao!
Per me gli account sono degli eroi perché hanno scelto un mestiere che – dopo il discografico e dopo il creativo pubblicitario – è quello con meno prospettive al mondo.
Spesso hanno iniziato a farlo perché amano la pubblicità ma non sono abbastanza creativi da fare i creativi, sebbene ne abbia conosciuti tanti che superavano come talento potenziale e creatività molti Copy e molti Art quotati.
Biasimarli perché non vendono la propria anima e non cedono un braccio per questo lavoro senza sbocchi e senza soddisfazioni, non si può.
Chi lo fa è un junior un po’ naif, che un giorno – semmai diventerà un creativo di punta – sarà un dispotico tiranno che odierà tutti i suoi creativi sottoposti, e inizierà ad amare gli account, capendo solo allora (tra moltissimi anni, quindi) ciò che ho appena scritto.
Saluti.
Direttore creative copy un po’ confuso pare…. se un account fa questo mestiere solo perché non è “abbastanza creativo da fare il creativo” lui ha sbagliato tutto e tu non hai capito cosa fa (o dovrebbe fare) un account. Forse dopo i tuoi “tantissimi anni” di esperienza ti stupirai, ma ti do una notizia: la pubblicità non è solo creatività! ma tu pensa….incredibile dictu… che dietro alla creatività ci sono talmente tante cose che un creativo neanche vede.
Sei un simpatico junior.
Ciao.
Ma stiamo ancora a fare discussioni “creativi” contro “account”?
No, perché allora tengo a precisare che ho sempre tenuto per Bartali.
Tru
Gli Account debbono:
1 portare i soldi
2 portare più soldi
3 fare in modo che ci siano sempre piu soldi
4 gestire i soldi
se fanno altro o vorrebbero fare altro sono Segretarie/i, l’agenzie ne sono zeppe, servono anche loro ma sono sostituibili.
Senza Account l’agenzia chiude.
I Creativi pensano a idee che permettono di fare più soldi altrimenti sono dei Grafici,
l’agenzie ne sono zeppe, servono anche loro ma sono sostituibili.
Senza Creativi l’agenzia non è un’agenzia è un service.
I Creativi e Account si stimano il si e il no è irrilevante.
I Grafici e Segretarie/i si sopportano il si e il no è una questione di principio.
Raccontate balle.
1) quante volte un creativo rilavora su una campagna?
Parecchie.
2) quante volte un account rilavora su un brief?
Mai.
Ergo, gli account sono molto più professionali dei creativi.
Saluti
bè, m sembra un po’ semplicistica come conclusione…. Un creativo potrebbe risponderti che deve lavorare parecchie volte perché il brief non è ben scritto e non è chiaro (e in effetti ho conosciuto pochissimi account che hanno capito come si scrive un brief!) e cmq spesso i clienti cambiano idea…
Concordo infatti la mia è una provocazione.
Ma se ci pensi dati alla mano è esattamente così.
Questo può voler dire 2 cose
a) i brief sono sempre corretti
Oppure che
B) nessuno crede che sia necessario avere un brief corretto.
(Creativi a parte ovviamente )
Senza entrare nella polemica del creativo scarso che non sa leggere il brief o dell’ account scarso che non sa scriverlo, la domanda da porsi è: all’ agenzia interessa che il lavoro venga svolto sulla base di brief corretti?
Pare proprio di no.
perché l’agenzia non dovrebbe essere interessata? Brief corretto, lavoro corretto, cliente contento, soldi.
Certo che dovrebbe essere interessata.
Anche io vorrei essere ricco.
Ma questo “dovrebbe” si concretizza in qualche modo?
Chi è che insegna a scrivere un brief oggi?
E se il brief è scritto male che succede?
E se il brief è scritto male chi se ne accorge a parte i creativi?
Una volta qua era tutta campagna.
Non ci sono più le mezze stagioni.
I neri hanno il ritmo nel sangue.
@ Balle: ma con che razza di gente lavori????
Lavoro con quelli che pensano che gli uffici marketing dei clienti svolgono oggi il ruolo che era degli account.
Lavoro con quelli che pensano che gli account bravi sono necessari ma sono sempre troppo pochi.
Se mi chiedi la razza ti rispondo con maggior precisione.
La razza si chiama account tenuti per le palle da budget inesistenti, autorizzati dall’agenzia a stare a 90 gradi sulle richieste di clienti, e ad avere uno stipendio da fame.
Account che semplicemente non hanno come priorità quella di impegnarsi su un brief, l’agenzia davvero non richiede questo.
L’importante è far capire al cliente che l’agenzia è presente, quindi meglio stare al guinzaglio.
“Il cliente vuole questo e bisogna farlo” non l’hai mai sentito?
Ma dove cazzo lavori tu.
Questo fa scopa con i creativi tenuti per le palle da budget inesistenti, obbligati a lavorare di merda su richieste insensate e bla bla bla…
E il pesce puzza dalla testa.
Se non conosci nemmeno quest’altra razza, la domanda non è più dove cazzo lavori, ma dove cazzo vivi.
Spoon River, scendi dalle nuvole please.
@Balle: a parte il tono da te usato, veramente poco gentile, sì, conosco entrambe le categorie che citi. Ma per le palle non mi ci ha mai tenuto nessuno (ma sono un caso a parte: caratterialmente piuttosto che subire vado via e faccio la cameriera finché non trovo altro! Sono una che ha mandato l’AD dove doveva andare) ed essere tenuti per le palle, spesso, è una scelta. Non sempre, certo. Ma spesso siamo noi account per primi che, se ci capiamo qualcosa del mercato a cui facciamo riferimento, dobbiamo far ragionare non solo i i clienti ma anche i vertici dell’agenzia. Non vivo sulle nuvole, ma un idealista se ha le palle può davvero farsi rispettare, far rispettare il proprio lavoro e quello dei creativi, credimi. Non dico che sia facile, ma è possibile.
Spoon River, mi dispiace ma non è un discorso di ideali.
Si tratta di individuare dove sta il problema, punto. Senza chiacchiere.
Qui si prende la palla al balzo per banalizzare la lettera, che magari avrà dei luoghi comuni, ma mi stupisco di quelli che ribattono dicendo che la diatriba creativi-account è qualcosa di arcaico.
Si tratta di miopia, perché la diatriba di oggi non ha niente a che fare con le precedenti.
Se qualcuno non se ne è accorto è cambiato il mercato, è sempre più sfacciatamente subordinato ad interessi, politica e ritorni personali.
In questo contesto non c’è spazio per la creatività, anzi questo NON è lo spazio per la creatività.
E di conseguenza sono cambiati parecchi ruoli, come quello dell’account, al quale l’agenzia chiede altro ed altre priorità.
Quindi è vero che gli account sono sempre più incompetenti sull’insight, sul brief e su quello che scrive goodavenue.
Ma le priorità delle agenzia oggi sono altre.
@balle: balle.
Lo dico e lo ripeto: la diatriba è vecchia e ritrita, oltre che inutile.
Il mercato? Certo che è cambiato, ma i bancarellari ragionano ancora con la stessa spocchia e miopia di sempre.
La conferma? Vedi etichettare la gente come “junior” anche quando dimostrano molto più sale in zucca di sedicenti “senior”.
Leggi reply che insultano.
Ma, specialmente, vedi ancora che c’è chi ragiona (tu compreso) a compartimenti stagni dividendo “creativi” e “account”, quando – mi capita ogni giorno – trovo account molto più creativi di alcuni presunti copy e art.
E’ così difficile sperare che tutti coloro che lavorano in agenzia lo facciano insieme per lo scopo comune, senza vedere che cosa hanno scritto sulla porta e/o sul biglietto da visita? Perché mi pare che ci sia gente che riconosce ancora troppa importanza a certe “qualifiche” e, soprattutto, a se stessi.
Ad maiora.
(‘azzo, che reply buonista… è proprio Natale)
Ciao Posalaquaglia,
mentre tu ragioni ancora guardando creativi e account da dentro l’agenzia, non a caso parli di reparti, io mi interrogo sui rispettivi ruoli in una dimensione di mercato.
Francamente me ne frego se ci sono account più creativi di presunti creativi.
E ti ripeto la domanda che cerco di porre da un po’:
All’agenzia interessa di più avere degli account più creativi dei creativi, o degli account “a disposizione” del cliente?
grazie per la reply buonista
Buon Natale anche a te.
Non mi sembra di avere mai parlato di “reparti”.
Anche perché fa un po’ ospedale, o al massimo esercito. E vorrei evitare entrambi.
Buon Natale anche a te.
Balle è senz’altro un tipo tosto. Ma le sue tesi mi sembra portino tutte al buon vecchio qua-è-tutto-un-magna-magna. Balle.
più che tosto, mi sembra troppo rassegnato. Metti la rabbia delle tue risposte nelle azioni del tuo lavoro, trasformala in energia per cambiare quello che non ti piace.
Controballe, tutt’altro.
Il problema più grosso è individuare come stanno le cose.
Da qui si parte.
Qui stiamo ancora a credere di dover cambiare una situazione per riportarla come era prima, perché era bella, divertente e ci stavano i soldi.
L’ho scritto in uno dei post precedenti
“io sto con quelli che pensano che gli uffici marketing dei clienti svolgono oggi il ruolo che era degli account.”
Sono per il cambiamento, ma che deve partire da uno stato di fatto, più che altro per capire il perché serve un cambiamento.
Chi pensa che sia tutto un magna mangna è rassegnato.
Spoon River, se i miei toni sembrano esagerati, mi dispiace non è mia intenzione mostrare rabbia, ma dei punti fermi da cui partire.
Buon Natale.
Balle, avrai senza dubbio notato e spero apprezzato che Controballe è scritto tutto attaccato. Nessuno spazio in mezzo. Buon Natale anche a te
Era ora di dire le cose come stanno.
Grande Balle!
se continuate a subire tutto, vi meritate quello che avete. Se sapete di valere, fatevi coraggio e mettetevi in gioco. Sul serio.
sembra un segnale d’apertura. Brava Spoon.
L’account scrive il brief. La coppia creativa legge e lavora sulla creatività. E’ proprio questo schema che non funziona. E’ un metodo di lavoro da anni 80/90. Vale a dire, del secolo scorso.
Il brief, il riassuntino, con tutte le sue belle paroline messe al punto giusto, non aiuta il lavoro sulle idee. Da copy preferisco ascoltare direttamente il cliente e preparare un brief insieme, account, art, producer. Ciò che m’importa è trovare la chiave d’accesso all’elaborazione creativa dei messaggi – testo, immagini, suoni – che possono dare valore alla comunicazione. Un brief scritto bene non è un’informazione corretta sul brand o sul prodotto. Non è un bignami che l’account già-stressato-per-i-fatti-suoi si deve scrivere da solo alle dieci di sera in ufficio. E non può essere un capro espiatorio per creativi senza idee. E’ il risultato di un dialogo iniziale, che apre una porta, anzi spalanca una porta, sul lavoro creativo. Le contrapposizioni sono solo un infantile gioco a scarica barile. Parliamo di cosa è utile al nostro lavoro. Da questo punto di vista, la lettera del creativo che si lamenta degli account, in effetti, è stucchevole.
Ok, provocazione natalizia.
Goodavenue scrive che “una parte fondamentale del ruolo di account” consiste nel “consegnare ai creativi un brief comprensibile, asciutto e corretto che farebbe risparmiare tempo, soldi e umiliazioni ai colleghi costretti a sparare nel vuoto, con la speranza di cogliere le volontà del cliente.”
Siamo proprio sicuri?
Siamo sicuri che “il brief” sia ancora la parte essenziale del lavoro di un account?
In un mondo in cui i brief li scrivono i planner, o i dc, o addirittura i creativi stessi?
Ragazzi, il “monopolio del brief” che continuiamo – magari inconsciamente – ad attribuire agli account (incazzandoci come goodavenue quando non li sanno scrivere) è una comodità che nessun creativo oggi si può più permettere.
Oggi un creativo non si può permettere di non conoscere il Cliente, le sue esigenze prima ancora che i suoi desiderata.
Oggi un creativo non si può permettere di “fare creatività” pensando ai premidelcazzo senza ragionare sui budget a disposizione.
Oggi un creativo non si può più permettere di aspettare la pappa pronta (brief) o – peggio – pretendere di farselo da solo senza avere il polso della situazione.
Ci sono account preparati e intelligenti che condividono con i creativi il proprio know-how sul cliente e creativi altrettanto preparati e intelligenti che fanno altrettanto. Si risparmia tempo, si lavora meglio e si finisce prima. Poi, come sempre, ci sono le eccezioni.
Ci sono gli account ignoranti (tante volte neanche per loro colpa) che tengono alla loro condizione pseudoprivilegiata di “sacerdoti del cliente”, una sorta di bizzarro clero interno all’agenzia.
Ci sono i creativi immaturi che fanno altrettanto con la creatività.
Gli appartenenti a entrambe le categorie si sveglieranno un giorno in un mondo che non riconosceranno più e che li metterà in crisi.
Quasi dimenticavo: quel giorno era ieri.
Tru
“Oggi un creativo non si può più permettere di aspettare la pappa pronta (brief)”. Aggiungerei che nessun creativo si può più permettere di giocare a scarica barile quando non ha idee o lavora senza concentrazione o interesse, pensando ad altro. Zero scuse. Tanto meno quella stucchevole dell’account che non sa scrivere un brief.
Mi sembra che il tema di fondo in tutti gli ultimi post di Bad Avenue sia questo: nella crisi che stiamo attraversando, deve rimanere nel lavoro creativo solo chi ama davvero questo lavoro. Non chi ama solo il proprio Ego e le proprie tasche. Ci si trova davanti a un’alternativa molto realistica e tutt’altro che retorica. Bisogna scegliere tra noi nella creatività (nel mondo sfavillante della creatività e dei premi) e la creatività in noi. Il lavoro creativo si salva solo nel secondo caso (e si salva così anche il mondo sfavillante della creatività e dei premi).
Buttane lì una, Tru: perché le agenzie non amano l’eccessivo contatto fra creativo e cliente?
Mi fate schifo tutti.
Bad, questo me lo cacci.
In 10 anni di esperienza ho visto SOLO account che inoltrano le mail ai creativi senza nemmeno commentarle, e ai clienti mandano lavori scrivendo:
Ciao, ti allego le proposte per X.
PS: ho comprato un paio di scarpe da sogno.
Inutile aggiungere che hanno un contratto a tempo indeterminato con stipendio decorosissimo.
Account con contratti a tempo indeterminato e stipendio decorosissimo…ahahahaha
Gli account sono al 90% donne, all’80% gnocche, e al 100% hanno un ruolo imprescindibile: darla ai direttori creativi. Quindi, per favore, non me le toccate.
Sì ma prima devi diventare direttore creativo…
Ho avuto spesso la fortuna di lavorare con account preparati, che non si limitano a dare quattro informazioni in croce… Anzi, magari si sforzano pure di dare naming (dio li perdoni) a delle idee o spiegano i progettini che avevano in mente.
Sono sempre stati tutti ottimi compagni di viaggio.
Piuttosto, chi ha fretta di passare i brief (anche quando non sono del tutto chiari) sono i direttori creativi…
I due Direttori Creativi piu’ rivoluzionari degli ultimi 10 anni sono un Planner e un Account Director. Come se non bastasse, sono pure francesi.
Sto imparando un mestiere, quello dell’Account, e nel mio primo anno d’esperienza ho avuto due grandi professionisti pronti a insegnarmi ciò che serve per diventare bravo e competente.
Sono uomo e non ho dovuto fare sesso con nessuno per arrivare dove sono adesso.
Ma come vi permettete a generalizzare sul fatto che gli Account donna sono incapaci e “facili” al punto da andare a letto con i direttori creativi?
Passa il tempo ma l’idiozia dell’essere umano non svanisce è dentro di noi e si radica ahimè.
Mi rivolgo a Goodavenue dicendogli che lavorare con un creativo che si pone in questo modo nei confronti del reparto Account deve essere davvero difficile. Se fossi il tuo datore di lavoro ti direi di abbassare la cresta ed essere più umile…pena un bel calcio nel fondo schiena.
credo che DD fosse in crisi di accessi o commenti per postare una lettera così banale, inutile e livorosa ma che avrebbe portato sicuramente ad un’accesa discusione.
Sono ovviamente un account e posso dire che né io né i miei capi né i miei sottoposti in 7 anni che lavoro abbiamo mai inoltrato una mail senza riscriverla e ragionarci sopra.
Posso dire che la maggior parte degli account che ho conosciuto si fa un mazzo pazzesco per far funzionare le cose ma che ci si ricorda di loro solo quando qualcosa va storto e serve un capro espiatorio (interno o esterno che sia)
Posso dire che nei team di cui ho fatto parte, i lavori migliori in assoluto sono quelli dove il lavoro è stato fatto iin squadra, ciascuno con le proprie skills e ciascuno rispettando il ruolo degli altri.
Inoltre.
Posso dire che ho conosciuto dei creativi incompetenti, con un ego spropositato e una serie di problemi psichiatrici che, senza capire una fava delle necessità di marketing del cliente, solo nella speranza di vincere Cannes mi hanno fatto presentare della merda fuori brief,contribuendo tra l’altro ad inasprire rapporti col cliente.
Posso dire che ho conosciuto account incapaci di intendere e di volere troppo prese a controllarsi le unghie e a capire se indossavano la scarpa del punto colore giusto rispetto alla gonna girofica che avevano messo su per farlo venire duro al direttore marketing.
Infine
Posso dire che questo post è una stronzata.
Posso dire che invece di stare qui a tirarci merda addosso sarebbe il caso di cercare di evitare di farci licenziare.
E posso anche dire che nella mia esperienza professionale, i migliori creativi con cui ho lavorato sono quelli con cui ho potuto avere un confronto paritetico e costruttivo.
Un confronto che porta ad un prodotto più vendibile, qualitativamente migliore e magari ingrassa sia le tasche dell’agenzia che quelle del cliente (perché non so se ve l’hanno detto ma i clienti ci pagano per VENDERE i loro prodotti, non per dimenticarci che ce l’abbiamo corto esponendo un leone sulla scrivania).
Buon anno.
io ce lo ho ben lungo… ma il leone me lo cerco cmq! l’account è inutile. i pm sono account. le aziende ne sono piene ormai. quindi se i creativi dovessero perder emno tempo in super finish inutuili lay out potrebbero fare tranquillamente acnhe da account. il’unico valore agguto che porta un account è un be paio di chiappe se il ciente è famelico e uomo.
È la gente frustrata come te che ha scambiato questo lavoro come l’opportunità per fare l’artista che ci manda a fondo.
Sai che c’è di nuovo? Che per portarci la pagnotta a casa discorsi come “perdere tempo in finish layout” non sono più accettabili.
Potrei anch cercare di spiegarti che i clienti hanno la sedia che balla quasi quanto la nostra e allOra fanno fare tonnellate di lavoro inutile. Ma questo non ti chiarirebbe nè l’importanza dell’account nè ti aiuterebbe ad essere meno ottuso.
Bravo BS
quoto BS
Forse è proprio per questo che, una ventina d’anni fa, è nata la figura dello Stategic Planner. Questo dovrebbe giocare la partita al fianco dei creativi, trovando il giusto insight e spingendo senza paure le novità tecnologiche (o le cose vecchie, ma usate in modo non convenzionale), che gli account chiamano “diavolerie”, verso il cliente (che, pure lui, spesso ha l’apertura alle novità di un amish).
Scusate gli errori ma lo schermo di sti cosi moderni è davvero piccolo.
Bel post, davvero.
Mi attirerò l’ira di molti, ma per me un bravo account non può non essere anche uno strategic planner, altrimenti che fa, porta i layout? Oppure io non lo sapevo, e ho sempre sbagliato ruolo sul biglietto da visita…. boh!
Posso dire che da Strategic ( modesto, intendiamo), la vita è cmq uno schifo? ( in termini lavorativi, intendiamo). Ad oggi a nessuno frega un cazzo di quello che dici. Un cazzo. L’unica cosa importante è fare ciò che chiede il cliente per evitare sbattimenti che allungherebbero i tempi, i costi, lo stress…. Insight? Incontrare il consumatore? Capirlo? Realizzare una campagna mettendoci un pò di più per riuscire a far esprimere al meglio i creativi/art che ci lavorano? Ma non scherziamo. L’importante è far le cose in fretta, e senza destabilizzare l’idea che il cliente ha del proprio mercato. Ma le cose cambieranno. Siamo un pò tutti troppo assuefatti alla cacca.
Ah, buona giornata a tutti.
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