“Se tutelare la Bellezza dell’Italia è un atto politico” di Mirko Pallera (ninjamarketing).

Una nuova voce si aggiunge a quelle che negli ultimi tempi chiedono il riscatto dei creativi italiani. È quella di Mirko Pallera di ninjamarketing. Riporto solo l’ultimo paragrafo ma potete leggere il post completo qui. E seguire la discussione su Twitter: #classecreativa.

“Un creativo in ogni consiglio.

Voi lascereste la realizzazione di una manovra finanziaria nelle mani di un medico oppure di un idraulico? E allora perché lasciamo che siano degli avvocati, degli economisti, dei palazzinari o dei politici di professione a giudicare e a decidere sulle scelte estetiche che riguardano le nostre piazze, le nostre città, il nostro Paese?

Ci sono nelle amministrazioni locali, regionali e nazionali abbastanza persone in grado di pensare ai territori come a dei brand, immaginando quindi il loro posizionamento e tutelando l’immagine di marca, la reputazione, il progetto di senso in grado di trainare lo sviluppo economico e sociale?

E’ tempo di prendere coscienza che questi aspetti strategici per il presente e per il futuro dell’Italia non possono essere più affidate a chi non ha le giuste competenze e la necessaria sensibilità per fare le scelte migliori.

La politica ha bisogno di creativi, designer, esperti di marketing, art director, esperti di comunicazione, artisti (ma anche di tecnici in grado di realizzare infrastrutture informatiche che possano coniugare l’estetica con la tecnologia).

Alle persone più sensibili, appassionate e coraggiose di questa categoria rivolgo un appello, così come stanno facendo altri professionisti in questo particolare periodo di presa di coscienza del nostro ruolo nella società e del nostro potere di essere attori del cambiamento. Mi unisco ad Alfredo Accattino che ha pubblicato una lettera aperta ai creativi, ripresa da Bruno Ballardini sul Fatto Quotidiano. Ma per una presa di coscienza si muovono da tempo Bad Avenue (che ultimamente ha proposto di riunirci tutti in un bar camp)  e il nuovo corso dell’Art Director Club di Massimo Guastini.

Rendiamoci conto che siamo oggi una classe sociale, la classe creativa, e che possiamo – se solo lo vogliamo – decidere di darci da fare per rendere il nostro Paese migliore. Insomma, credo che sia arrivato il momento di vedere in politica più persone che siano non solo in grado di rappresentare e tutelare gli interessi legittimi di una intera categoria, ma anche e soprattutto capaci di immaginare, creare, valutare e indirizzare il Paese verso la Bellezza.

Ci sono cose molto concrete per le quali possiamo impegnarci, come ad esempio tutelare la bellezza dei nostri territori prendendo coscienza dell’importanza del paesaggio e difendendolo dagli attacchi della speculazione. Ma credo che solo decidendo finalmente di trovare una rappresentanza nelle istituzioni potremo ritrovare quella forza divina che ispirò Dante e Petrarca e che da sempre ha reso grande l’Italia.

Gli italiani hanno bisogno di Bellezza, di Creatività, di Poesia, l’Italia ha bisogno di occhi e cuori in grado di sentirla e di manifestarne il potere rigeneratore. L’Italia ha bisogno di noi Creatori. Come scrissi in questo post qualche tempo fa, credo che il nostro Paese “non sia” e “non sarà” se non a patto di riconoscere che le risposte estetiche sono risposte politiche.

Mirko Pallera, direttore Ninja Marketing”.

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Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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27 Responses to “Se tutelare la Bellezza dell’Italia è un atto politico” di Mirko Pallera (ninjamarketing).

  1. Citrosodina says:

    Un appello tanto condivisibile quanto a mio avviso demagogico.
    Personalmente preferirei un idraulico al lavoro su una manovra finanziaria che non altre più “nobili” ed elevate categorie professionali.

    Mai sentito parlare della piaga degli stagisti nel mondo termoidraulico, mai parlato con un idraulico che non avendo un cazzo da fare cazzeggia su facebook giornate intere lamentandosi del poco spazio che i clienti gli danno per esprimere le sue arti artigiane, mai visto un idraulico aprire un blog per denunciare il disagio dei preventivi di riparazione.

    Certo magari non ispirerebbe particolare fiducia sulle manovre anti evasione, ma in questo paese credo sia un costume troppo diffuso per essere categorizzato.

    Sarà anche vero eh, ma ho come la sensazione che un mondo che vive per i riconoscimenti, si scanna sui premi, produce mediamente campagne di dubbia qualità o peggio pensa che l’11 settembre sia un’idea creativa della madonna, non è detto sia proprio adatto a decidere le sorti di tutto un paese.

    • Sghiribizzo says:

      citrosodina, sottoscrivo tutto.
      Mai letto un intervento più inopportuno di quello di oggi.

    • Relax says:

      Citrosodina, eppure tua nonna dovrebbe averti insegnato a “non fare di ogni erba un fascio”.
      Non è corretto descrivere Vicky Gitto ed estendere automaticamente i suoi comportamenti a una categoria intera.
      Il tuo stesso nick attesta freudianamente le tue difficoltà a digerire un mondo professionale da cui ti senti respinto.
      Faresti però meglio ad affrontare apertamente i creativi che non ti piacciono nelle riunioni quotidiane di lavoro.

      • Citrosodina says:

        Da quanto scrivi e dalla pochezza di argomenti deduco che quantomeno condividi le parole e la posizione di Pallera.
        Ora al di la di ogni giudizio soggettivo sull’autore del post, trovo curioso e interessante allo stesso tempo il tuo monito a non generalizzare, soprattutto se in difesa di un appello che fa della generalizzazione del “creativo” uno degli argomenti chiave.

        Gitto, come il Toscani citato qui sotto o come tanti altri potremmo citare, sono l’esempio che generalizzare ed elevare il mondo dei creativi a professionisti necessari ed indispensabili per la tutela del nostro paese e tanto sbagliato quanto lo è (o meglio era) pensare che un imprenditore di successo fattosi dal nulla sarebbe in grado di gestire un paese come una delle sue imprese.

        Quanto al lato squisitamente personale, da emiliano posso assicurarti che entrambe le mie nonne sono state prodighe di insegnamenti circa i fasci, ma nessuna delle due ha mai parlato d’erba.

        Interessante anche l’analisi socio-attitudinal-psicanalitica che, con tanto di terapia, proponi in chiusura. Fortunatamente il tuo campo è la medicina, fossi stato in comunicazione avrei sospettato che l’attitudine ad essere onniscenti, arroganti e lavorare gratis per il primo che passa è davvero un costume così diffuso come si dice.

  2. Anonymous says:

    Gente di marketing preposta al bello? Che ossimoro. Continuo a ritenere valido questo monologo di Bill Hicks. Buona visione:

  3. Seven says:

    Un creativo in ogni amministrazione pubblica? Chiacchiere. Gli metterebbero subito un bicchiere di prosecco in mano e lo farebbero tacere. Siamo in Italia. Fino a due settimane fa, governava un signore che ancora giudica Mangano – mafioso e assassino – un eroe. Molti come lui, di tutti gli schieramenti politici, sono ancora in Parlamento e nelle amministrazioni locali.

    Concentriamoci sul mercato italiano del lavoro creativo, per cambiarlo in meglio. Con delle regole condivise da tutte le categorie coinvolte. Chiediamo semmai alla politica di farsi portavoce di una riforma del mercato del lavoro, che aiuti la crescita, protegga i più giovani e diffonda una nuova cultura: credere nelle idee e nella capacità produttiva. Ma davvero, però. Non a chiacchiere.

  4. Antrace says:

    Secondo questo articolo allora il sindaco più illuminato d’Italia è Sgarbi che ha nominato assessore Oliviero Toscani.

  5. SPOON RIVER says:

    “L’Italia ha bisogno di noi Creatori”????? NOI CREATORI!!!! forse il sig. Pallera si sentirà un dio, ma cosa dice??????? “L’Italia ha bisogno di Poesia”… e lui ha bisogno di meno vino! almeno a pranzo, tanto per restare sobrio almeno finché c’è luce.
    La politica è una cosa seria, e la deve fare il politico. Che poi i nostri siano delle merde ignoranti è un altro paio di maniche. Forse il sig. Pallera non sa che prima della pur apprezzatissima Poesia l’Italia ha bisogno di una seria riforma del lavoro, di una patrimoniale, di tagli ai costi della politica, di revisione delle amministrazioni locali, di un nuovo ruolo in Europa, etc, tanto per dirne qualcuna, così, nel mucchio…. Tornasse a giocare con le Ninja Turtles, va’!

  6. Truman Pulitzer says:

    “Ibis redibis non morieris in bello” diceva la Pizia Delfica. A seconda di dove mettevi la virgola, potevi battere le mani per applaudire o usarle per toccarti i coglioni.
    Insomma, intervento che si può leggere in diversi modi, tanto ambiguo che in ambo i casi non si capisce chi è che travisa.

    Che la politica abbia bisogno di “creativi” (parola insignificante se non accompagnata da una specificazione) per quanto riguarda alcuni aspetti come quelli citati (“scelte estetiche che riguardano le nostre piazze, le nostre città, il nostro Paese”) lo trovo corretto. Così come trovo insulso che ci sia un art director o un fotografo in una giunta comunale.

    La politica è una professione, ma ormai l’abbiamo dimenticato grazie a una generazione di gente che “fa politica” anziché “essere politici”. Un po’ come “giocare al dottore” anziché esserlo.

    Cazzo c’entriamo noi, allora?

    Cerco di prendere lo spunto positivo dall’intervento di Pallera per dire qualcosa di già noto: è giusto pensare che noi si possa contribuire ad un rinnovamento del Paese (che non vive propriamente un’età dell’oro), ma è ridicolo pensare che questo possa passare attraverso un diretto impegno della “gente di comunicazione” all’interno degli organigrammi istituzionali.
    E non tanto perché – come giustamente dice Seven – la cosa genererebbe ilarità e scarsa considerazione, ma in quanto (e qui sta a mio parere l’abbaglio di Pallera) OGGI NON SIAMO UNA CATEGORIA AUTOREVOLE.

    La “classe creativa” di cui parla Pallera esiste, frastagliata e contraddittoria, incazzata e ansiosa di riscatto, ricolma di entusiasmi e scoglionamenti. È solo con la ricostruzione di un’autorevolezza che oggi manca che potremo proporci per dare una mano al Paese (come si chiede qui) in modo efficace, al di là di velleitarismi utopistici.

    I segnali ci sono, a partire dal “nuovo corso” dell’ADCI che ci vede tutti alla finestra (e diversi anche al lavoro) per vedere dove porterà. Ed è significativo che il dialogo aperto da Guastini parta proprio dagli organismi istituzionali di settore. È lì che inizia la battaglia.

    Inutile pretendere che qualcuno ci dia retta OGGI in quanto “classe creativa”.
    Ripigliamoci prima la nostra dignità. L’alternativa è ripigliarcela in culo.
    Tru

  7. Il cancro dell’italia sono gli ordini professionali e l’intrallazzo perenne della e nella politica. Cosa ci mettiamo, a fare anche l’Ordine dei Creativi? Ma per favore…

    • Seven says:

      Infatti nessuno ha parlato di Ordine dei Creativi. Semmai di consapevolezza e di regole, che è molto diverso.

  8. Ma basta! says:

    Come volevasi dimostrare BA è partito bene e dopo un anno è a pezzi. Ora abbiamo anche chi fa demagogia invece di lavorare. Tanto qui si fallisce e poi si fa gli opinionisti sui forum…questo è tipico italiano…
    Ps. C’è anche chi scrive e cura ” rubriche ” su questo spazio, predicando bene ( non parlo di Pallera ) e poi entra in certe gare ( a giochi fatti…) e porta via lavori grazie ad amichetti vari…
    Chi indovina…
    …non vince un cazzo!

  9. ex ninja says:

    Mirko e quell’altro cicciobombo dei Take That hanno una tale sequenza di magagne alle spalle che ospitarne le pagliacciate su questo blog pone il blog al loro livello

    Sono i Totò e Peppino della pubblicità

  10. Anonymous says:

    scusate ma ieri non c’era un post sugli ADCI awards? no mi sto cominciando a preoccupare perchè era tardi quando l’ho visto non vorrei averlo sognato…

  11. Posalaquaglia says:

    [IMG]http://www.diexx88blog.com/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/cagata_pazzesca.gif[/IMG]

  12. dado citti says:

    Ma chi è sto tipo? Ma cos’è Ninjaturtles?

  13. AccountRomano says:

    Ho letto il post qui su BA, e mi sono andato a leggere il post per intero su ninjamarketing.
    Non pretendo di commentare dal basso della mia esperienza (lavoro da meno di tre anni, come account), ma siccome di anni ne ho 28, e qualcosina ho letto, voglio esprimere il mio commento da ‘cittadino’.
    Nel post integrale, il direttore di NM fa riferimento a quando “Un tempo le piazze si adornavano con fontane bellissime. Complesse sculture di marmo e zampilli d’acqua che spuntavano dalle bocche di figure mitologiche e che erano in grado di meravigliare gli occhi e di stimolare l’immaginazione”.
    La logica spiegazione che mi viene in mente, è che ‘Un tempo’, certe opere venivano commissionate dai governanti (non dei creativi) ad artisti di fama mondiale (non dei creativi).
    I governanti (non dei creativi) pagavano fior di quattrini per ottenere un risultato finale che tra le altre cose aveva il compito di glorificare il committente, assicurando il suo nome alla meoria dei posteri.
    Gli artisti (non dei creativi) venivano scelti in base a quello che avevano fatto fino a quel momento, e in media parliamo di geni di fama mondiale, universalmente riconosciuti (Michelangelo, Raffaello, il Brunelleschi, Bernini, Borromini, ma anche Caravaggio, lo stesso Leonardo da Vinci, solo per citarne alcuni).
    Questi artisti (non dei creativi) a cui abbiamo avuto la fortuna di dare i natali, sono stati espressione di una produzione culturale e artistica senza pari, tuttora ineguagliata.
    Dire che inserire uno o due creativi all’interno della società politica servirebbe ad aumentare il bello all’interno delle nostre piazze, equivale nella mia modesta opinione a dire che uno o due creativi messi all’interno di una casa editrice potrebbero produrre un capolavoro del calibro della Divina Commedia.

    Sempre nel post originale, si fa riferimento anche al logo della città di Salerno.
    Personalmente ritengo il logo un lavoro mediocre, ma non conosco il brief, non conosco le presentazioni intermedie, non conosco i debrief, non conosco le dinamiche che hanno portato alla realizzazione e alla produzione di quella S dorata in campo azzurro bicolore.
    Posso esprimere la mia opinione, e dire che il logo è una merda.
    Ma non posso assolutamente dire: bisogna rifarlo, facciamo rilavorare il creativo, rivediamo le proposte.
    Per un semplice motivo: di professione non faccio il sindaco di Salerno, non sono stato votato e non ho il diritto di prendere decisioni di questo calibro.
    E’ come quando nella mia agenzia (come in quelle di tutti voi, nessuno escluso) esce una campagna di merda. Tutti la critichiamo, tutti diciamo che non arriva, che è uno spreco di soldi, che è una bestemmia in termini di creatività.
    Ma la campagna esce, sta on air il tempo programmato, e se il cliente decide di reinvestire in spazi media, la campagna torna on air, quanto e come cazzo vuole il cliente.
    Perché il cliente paga. E di conseguenza decide. Queste sono le regole del gioco, non si scappa.
    Non mi piace quello che il cliente vuole? Glielo dico in faccia, prendendomi però il rischio.
    E il rischio è che se il cliente vuole merda, e paga per avere merda, o io gli do la merda che vuole, e mi tengo il budget, o non gli do la merda che vuole e perdo il budget.
    E poi nella merda mi ci trovo io.
    La vedo così lineare.

    Cosa fare allora? Lottare, lottare con tutte le nostre forze, lentamente lentamente, per fare in modo che il cliente si abitui lentamente a capire la differenza tra il sapore di merda e quel bel gusto di cioccolato che ci piace tanto.
    Un giorno non lontano forse ci arriveranno da soli a chiedere un po’ più di cacao.
    Dopotutto, anche Leonardo, Michelangelo e compagnia bella hanno avuto alle loro spalle un periodo piuttosto buio, dove la bruttezza, l’ignoranza e la paura la facevano da padroni.
    Mi pare si chiamasse Medio Evo, ed è durato quasi ottocento anni.
    E per quanto mi riguarda, di Artisti di fama mondiale, non ne vedo tanti in giro al momento

    Buona serata a tutti.

    Matteo

  14. McCann says:

    A proposito di bellezza: ma quanto sono brutti tutti intorno al tavolo i nuovi condottieri della McCann su youmark? Tristissimi.
    Poi se li senti parlare è sempre tutto roseo (come sempre, in tutte le agenzie), eppure le voci che girano sono di tutt’altro tenore. Specie dopo la perdita globale di Opel, gestita ora dalle controfigure di Costa e dall’ex-Mc Cann Robin Elliot, che succederà ad esempio alla sede di Roma?
    Per fortuna che almeno quella con il foulard è carina.

    E tu, giornalista, ma una domanda scomoda proprio non ti riesce di farla?

  15. Clessidra says:

    Segno dei tempi:ricicli interni nel segno del totale risparmio.A volte per caso gira bene,spesso si toppa.Unica certezza è che Miguel Bemfica è una sola rinomata,con un miserrimo leone vinto a Cannes e stop.E se mettono un cliente come Nestlè mondo nelle sue mani sono veramente miopi,forse già cechi.

  16. adrian says:

    quando c’è un mediocre al potere nominale, non è mai lui a comandare. è un dato di fatto universale, ovunque.

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