Wake up.

Un anno fa nasceva Bad Avenue.

Questo non è un post autocelebrativo ma una cosa voglio dirla: Bad Avenue è stato la miccia che ha acceso la consapevolezza nel nostro settore.

Un anno fa non si parlava di crisi.

Un anno fa non si parlava di licenziamenti.

Un anno fa non si parlava di gare non remunerate.

Un anno fa non si parlava dello sfruttamento dei creativi.

Un anno fa i CEO delle agenzie continuavano a vantare successi improbabili e le fanzine di settore scrivevano comunicati freddi e falsi come quelli dell’Unione Sovietica di Breznev.

A distanza di un anno molte cose sono cambiate. I creativi sono più incazzati e meno disposti a farsi sfruttare per pochi euro. Si sono fatte avanti nuove voci: l’ultima è stata quella di Alfredo Accattino. Le fanzine hanno ripreso ad approfondire le notizie e hanno smesso di fotocopiarsi fra loro.

Da settembre, invece, io ho scritto solo 7 post. I più attenti si saranno accorti che molti degli ultimi articoli di Bad Avenue sono firmati Dick Whitman. E quindi cosa ho fatto io in questi ultimi mesi?

Sono andato a dormire presto.

Avevo bisogno di riflettere con lucidità su quello che sta succedendo. Quando mi sono svegliato ho capito che le parole non sono più sufficienti.

Bella la lettera di Accattino, ma come dare un seguito a tutti i suoi buoni propositi? Bella la provocazione che mi è stata fatta sul blog dell’ADCI ma perché non ci pensate voi a fare qualcosa? Potreste cominciare ad aprire il Club: non trovate che sia anacronistico crogiolarsi in una finta elite di appena 200 persone?

Un anno fa non lo avrei scritto ma oggi penso che i tempi siano maturi. E che si possa fare davvero qualcosa. Anzi, che si debba fare qualcosa. Sia che si tratti di allargare un’associazione esistente o di aprirne una nuova, dar vita a un movimento oppure una società di mutuo soccorso… non so ancora quale sia la soluzione migliore. So solo che è arrivato il momento di discuterne seriamente, prima qui, in rete, ma poi anche dal vivo in un BarCamp.

E più ci penso e più quella di un BarCamp dove riunirsi e discutere dei problemi e delle opportunità dei creativi mi sembra un’idea da perseguire.

Questo è un appello: c’è qualcuno lì fuori che ha voglia di organizzarlo insieme a noi?

Tanti saluti da Bad Avenue.

Donald Draper.

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Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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40 Responses to Wake up.

  1. Mirco says:

    se fossi in italia.. per il fronte digital,… ti darei volentieri una mano a organizzare un barCamp cosi….

  2. tony kaye says:

    ma cazzo dici ? Un anno fa non si parlava di crisi.

    Un anno fa non si parlava di licenziamenti.

    Un anno fa non si parlava di gare non remunerate.

    Un anno fa non si parlava dello sfruttamento dei creativi.

    se ne parlava eccome , non fare lo sborone e vola basso.

    • SPOON RIVER says:

      oltre che fake, sei un gran cafone. L’italiano permette di esprimere qualsiasi concetto in modo educato.

    • no future says:

      e invece è vero: iniziò kttb con la storia dei licenziamenti in mccann, primo vero grande atto di opppsizione ma adesso ci rimane solo questo posto, dove poter denunciare e sputtanare i sopprusi di ad ed ecd e le balle delle fanzin.
      e guarda caso ora che possono uscire i misfatti anche assocomunicazione con addiirttura costa pensa di fare qualcosa seriamente.
      e scusate se è poco. il merito , per me, è anche esoprautto di questo blog che ha dato il via a tutto. nndeve chiudere mai. oggi il tirannico ad ci pensa 2 volte prima di licenziare a cazzo. l’ecd prima di sfuriare per niente e fare mobbing, ilcliente prima di fare carognate perchè da qui inizia tutto…

      • SPOON RIVER says:

        be’, insomma….non sono certa che tutti i sopra citati personaggi oggi ci pensino due volte prima di fare qualcosa a causa di un blog, dai!
        E per il licenziamento ed il mobbing ci sono delle leggi, anche se spesso si trovano i modi per aggirarle….

  3. tony kaye says:

    Ti senti figo per aver fatto un blog per 4 personaggi che si reputano “creativi” fate la peggio pubblicità al mondo in Italia, non sapete la differenza tra Helvetica e Arial, e poi arrivano 2 argentini di 25 anni e vi spaccano il culo a livello creativo ! e lo dico per davvero, torna a fare i depliant per la LIDL e smolla sto’ blog inutile.

    • Grimilde says:

      I due argentini di 25 che spaccano il culo al livello creativo chi sarebbero?

      Se la risposta è Santo direi i film al livello creativo non spaccano nulla, se non le balle al 3 passaggio TV.

      • X says:

        checché se ne dica, secondo me ci hanno dato una bella lezione di creatività. smettiamola di svilire sempre il lavoro altrui e iniziamo a sostenerci l’un l’altro.

      • Lapo says:

        Ma sei matto?! Son geniali gli argentini!

  4. Gianni Lombardi says:

    Secondo me il “fake” Tony Kaye esagera nella sua critica. Bad Avenue non è stato così epocale, ma sicuramente ha dato un grosso contributo a una discussione più diretta e consapevole dei problemi del mondo della pubblicità italiana, scrostando una bella patina di ipocrisia.

    Per quel che riguarda l’ADCI, questo è quello che avevo scritto l’8 febbraio 2011, prima di essere eletto segretario:

    http://scrittorefreelance.blogspot.com/2011/02/lerrore-storico-dellart-directors-club.html

    In sintesi, anche se nell’ADCI è forte la quota di soci che vogliono mantenere un’associazione d’élite, secondo me è assurdo che sia più facile entrare nell’ADC of NY e nel D&AD inglese che nell’ADCI Art Directors Club Italiano (seguire i link per verificare).

  5. Bei discorsi ma... says:

    … non lavoro da maggio. Un’agenzia mi ha offerto un contratto a progetto con uno stipendio scandaloso. Ho provato a chiedere un po’ di più ma loro nisba, o accetto o arrivederci che hanno la fila alla porta. Secondo il post dell’ADCI dovrei dire “No, grazie” e sono pure d’accordo, è l’unica risposta che meriterebbero ‘sti morti di fame. Ma poi l’affitto me lo pagate voi?

    Qualcuno potrebbe dire: “bisogna creare le condizioni per far rispondere no grazie a tutti quelli della fila, così per forza poi l’agenzia sarà costretta a fare un’offerta più dignitosa.” Giustissimo. Ma come si creano queste condizioni? Io non ne ho idea. E intanto che qualcuno la trova e la mette in pratica, la spesa ce la pagate voi?

    • Gianni Lombardi says:

      Consigli utili:
      1. Smetti di fare inutili commenti anonimi
      2. Tieni duro
      3. Bussi a più porte.

      E non rispondere: “bella forza, tu sei garantito, l’affitto chi me lo paga, ecc ecc ecc”.
      Io ne ho passate peggio di te. I modi per superare le difficoltà sono due: evitarle, o affrontarle. Se non ti riesce il primo, devi per forza passare al secondo.

    • von Hayek says:

      Effettivamente è difficile.
      La risposta qui sopra è in ossequio all’Ideologia del Potere Costituito; ovvero: i problemi sono solo individuali, ciascuno se la deve sbrigare da sé, la politica non esiste.
      A me sembra che tutto il sistema funzioni secondo il principio per cui i pochi espropriano il lavoro dei molti, attribuendo a sé stessi dei guadagni favolosi e lasciando agli altri le briciole.
      Negli Stati Uniti la chiamano la winners-take-all-society.
      Ma dal punto di vista economico, è più efficiente?
      Non direi. Questa crisi modello ’29 lo dimostra.
      Si volterà pagina?
      Non credo.
      Un modello inefficiente, che però va a vantaggio di chi comanda, è difficile da smantellare.
      Se poi si agisce a livello individuale, tale sistema lo si consacra.

      • Gianni Lombardi says:

        von Hayek, travisi quel che ho scritto. La risposta individuale non è sufficiente (se non lo sai, ti ricordo che io sono uno di quelli che 4 anni fa hanno organizzato a Milano il primo “congresso dei freelance” per l’ADCI, progetto poi affondato da alcuni franchi tiratori all’interno dell’associazione). Però la risposta individuale è _indispensabile_.

        Per il resto, qualcosa sta cambiando: http://blog.adci.it/?p=1439

      • von Hayek says:

        Se ho travisato, chiedo scusa.
        Però la tua ricerca della sintesi, in genere benvenuta, ha fatto passare un messaggio piuttosto mono-dimensionale, che si presta facilmente all’equivoco.

  6. accountacculturata says:

    ciao. buon compleanno. io ci sono per il bar camp.

  7. Edo says:

    Voto per un bel bar camp. Auguri, giusto.

  8. Anonymous says:

    Un anno fa non si parlava di crisi, mi viene un poco da ridere. I complimenti potevi prenderli anche senza fare lo sbruffone Donald

  9. Paolo says:

    Ma chi ci viene al bar camp, tu o donald?

  10. moulinettes says:

    Sono solo alcuni mesi che leggo questo blog, e m’interrogo…

    Leggo “Un anno fa non si parlava di crisi”. E m’interrogo. Penso si stia parlando del mondo delle agenzie, non del tg1 di Minzolini. Mi domando se sarà vero che in questo contesto non si parlava di crisi, non dico soltanto 1 anno fa, ma 5, 10 anni fa… Se così fosse, significherebbe che le agenzie vivono in una dimensione spazio-temporale avulsa dalla realtà economica nazionale e internazionale e, in particolare, da tutto quello che sta accadendo nel mondo della comunicazione. Tendo a dubitarne, ma mi sorprende che professionisti di questo settore possano arrivare a pensarlo, con tutto rispetto parlando (e non è una formula di cortesia).
    Leggo, nel commento ad un post precedente, un copy, professionista affermato da molti anni, dichiarare: “Sono stato il primo a capire (nel 2004) che la comunicazione stava cambiando e ho aperto una realtà (…), che oggi si fa ben valere sia nel digital sia nel non convenzionale”.
    Con pari rispetto per l’autore della frase, questa mi pare un’enormità.
    Poi leggo un altro intervento, a un post di parecchi mesi fa, che riporto:
    “La mia esperienza si è sviluppata attraverso i vari media, da un estrazione tradizionale sono passata alla divisione digital di un grande gruppo e ho, poi, deciso di passare ad una digital factory, che ritrovo puntualmente descritta dalle parole di Andrea Denaro (…). La parte più spiccatamente strategica e creativa è sottovalutata perché incompresa e questo fa sì che si generi la situazione descritta nel post: queste factory sono fornitori delle agenzie con un serio impianto strategico e creativo.
    A questo punto a me la soluzione sembra semplice quanto banale. La vera differenza non la fa il mezzo, ma il messaggio e il messaggio è nella mani di chi, da professionista, sa come si crea. Le grandi agenzie devono realizzare che il vero valore è nelle loro mani, che la visione “alta” della comunicazione è nel loro DNA e che sempre di più è insostituibile e fa la differenza in un mercato in cui la concorrenza è aggressiva e, con un piccolo gesto di umiltà, come detto più volte, devono inserire al loro interno figure che conoscano il (quasi) nuovo che avanza, devono accettare di assorbire e diffondere queste nuove competenze, ma, soprattutto, le devono vestire e arricchire del valore di una visione strategica perché, come fatto sui media tradizionali, il valore si trovi nell’idea di fondo e non nei tecnicismi necessari alla realizzazione del prodotto”.

    Personalmente, quando ho scritto che non mi occupo di comunicazione pubblicitaria, avevo in mente esattamente questo… essendo entrata tardi in questo settore (e non ritenendomi certo un talento di fronte a moltissimi professionisti più preparati di me), non mi aspettavo di entrare in una realtà di agenzia, in cui lavorare come “creativa pura”. Con un certo realismo, ho studiato i linguaggi fondamentali e, con una certa fortuna, ho lavorato con realtà più vicine alle cosiddette “factory” digitali. Al cui interno non si fa comunicazione pubblicitaria. Nonostante, di fatto, si parli ad un target, nonostante il brand abbia una sua identità, nonostante le regole della comunicazione siano le medesime. Sul perché non si faccia comunicazione, non mi addentro, sarebbe oltretutto lungo, ma penso che questo “perché” sia evidente laddove non esiste un direttore creativo, bensì soltanto un team di designer e copy che giorno dopo giorno si costruiscono la loro strada piuttosto pionieristicamente, anche all’interno dell’ultima realtà digitale della galassia. Eppure sono realtà in crescita, perché esiste una domanda, molto forte. Mi viene in mente l’articolo sul Ministero del web di qualche giorno fa -una soluzione che poteva affiorare solo in un paese che vive ancora così poco nel presente, nel bene e nel male.
    Oggi, a un web designer, a un art digitale (passatemi la definizione) vengono richieste sempre più spesso anche competenze tecniche ovvero la padronanza di alcuni linguaggi di sviluppo. Non sono dettagli: nel momento in cui valuti un’idea, stai già pensando alle sue molteplici possibilità di sviluppo, e devi avere un’idea (non vaga) degli strumenti che hai a disposizione e di tutti i loro vincoli. Devi dialogare continuamente con gli sviluppatori e comprendere la loro lingua tanto da capire se un “questo è un problema” sia davvero fondato e quali rischi comporti. Siamo e saremo sempre più figure trasversali, i creativi “puri” sono qualcosa che fatico a vedere nel futuro prossimo venturo. Ma nel panorama che ho di fronte non riesco nemmeno a scorgere dei contesti professionali in cui queste figure possano apprendere seriamente come fare comunicazione. Chiaramente è anche una questione generazionale.
    Ma siamo quasi nel 2012. E concordo… wake up.
    Spero di non sembrare arrogante, perché l’appello “wake up” lo rivolgo anche a me stessa. Continuerò a studiare autonomamente, a leggere, ad aggiornarmi, come e più di prima.
    Vi segnalo, a questo proposito, un articolo che considero interessante per tutti i professionisti della comunicazione: http://www.linkiesta.it/blogs/backlit/new-inflection-point
    Tanto auguri al blog.

    • info says:

      @moulinettes ratti è così pieno del suo ego che la sera a casa da solo non si sente mai solo ma il problema al mondo non sono i palloni gonfiati come mizio, il problema è il seguito che questi hanno

  11. moulinettes says:

    ps: con “e non è una formula di cortesia” intendevo che il rispetto è sincero.

  12. Gianni Bombardi says:

    Caro Donald, è inutle che farnetichi, il BarCamp non lo faresti mai, perché vorrebbe dire metterci la faccia, e tu sei solo un coniglio anonimo che infanga tutti col cappuccio in testa.

  13. Marce says:

    ahahaha ma che cazzata… sarei davvero curioso di sapere i numeri che fa questo blog… il blogger montato che pensava di aver cambiato le cose dalla sua cameretta ci mancava, fa molto anni 2mila…
    “fatti un bagno di umiltà” (cit.) cancella il post e ricomincia a scrivere i post x i quali abbiamo cominciato a leggere questo blog…

  14. SPOON RIVER says:

    ma quanto siete acidi???? se l’ambiente è così, dubito che si potranno fare delle buone cose, continuate ad essere uno contro l’altro per la gara “io ne so più di te, sono più creativo di te, ce l’ho più grande di te”…. ma per favore! A questo punto viene da dire che ognuno si merita quello che ha.

  15. Gianni Lombardi says:

    Nel frattempo, l’ADCI lavora e qualcosa, piano piano, forse cambia… http://blog.adci.it/?p=1439

  16. Posalaquaglia says:

    E cosa cambierebbe, di grazia?
    Io leggo solo un gran bel discorso elettorale di un candidato; voglio vedere se poi Costa (ammesso che sia eletto) sarebbe in grado di trasformare in realtà i leggiadri teorici scenari che auspica.
    Siamo immersi in un guano che non autorizza a credere in possibili troppi “atti di coraggio”: senza fare i gufastri, temo che pur di accaparrarsi i budget le agenzie faranno cose anche peggiori di quelle che già fanno adesso.
    Per ora, dunque, Guastini e Costa non dicono nulla più di Mina e Alberto Lupo.

  17. No Posalaquaglia, non sono d’accordo. Quando non sono anonime le parole spese pubblicamente si chiamano impegni. Io spero che gli impegni di Massimo Costa si traducano in fatti concreti. Certo non ce la farà da solo.
    Nel mio piccolo mi sforzo quotidianamente di tenere fede a quello per cui mi batto. Continuo a non accettare l’invito a gare senza regole chiare, con oltre 4 agenzie. E pago chi lavora con me. Oggi pomeriggio inizierà un nuovo stagista, arrivato da Accademia. Non ha mai lavorato in agenzia, ed è ovviamente una scommessa per entrambi. Ovviamente avrà un rimborso vero, non ticket restaurant. E niente straordinari, né weekend in ufficio.
    Tu cosa fai, a parte posare le tue cacchine d’uccello qui. Parole. Appunto.
    Saluti
    Massimo Guastini

    • Posalaquaglia says:

      Caro Massimo, cosa faccio io non lo puoi sapere.
      Tu leggi solo le cacchine di uccello che, come tanti altri, poso su questo pubblico e anonimo posatoio. Non c’è nulla di strano, è stato creato (anche) per questo.
      Però non ho mai creduto negli idealisti puri, nei Don Chisciotte e tantomeno negli scritti dei fratelli Grimm.
      La mia relativa “anzianità di servizio” mi autorizza a essere scettico sui buoni propositi, specialmente in quelli pre-elettorali. E poi la mia mamma diceva: “a pensar male, si fa peccato ma si indovina”. E troppe volte ha avuto ragione: lasciami pertanto almeno il beneficio del dubbio.
      In agenzia non sono quello che ha l’autorità, la capacità e/o il coraggio di decidere se e quando partecipare alle gare, ma gli sto molto vicino. E certe cose le vedo. Non le capisco, magari, ma spesso non ci sono davvero alternative. Devi rischiare, a qualunque costo, perché ci sono tot stipendi da pagare. Come ho già scritto, il guano diffuso non facilita i buoni propositi e i nobili comportamenti. Il resto sono parole, e quando sono anonime – spero capirai – fanno molto meno male.
      Ciao, e salutami il tuo stagista: digli pure che ha un gran culo.

      • Gianni Lombardi says:

        Posalaquaglia, “a pensar male, si fa peccato ma si indovina”lo diceva Giulio Andreotti. Invece Henry Ford diceva “Che tu pensi di non farcela oppure che tu pensi di farcela, avrai sempre ragione”. Gandhi diceva: “sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Quale preferisci dei tre? Con tutto il rispetto, forse tua madre era troppo democristiana oppure troppo cinica.

      • Amante del guano says:

        Posalaquaglia le azzecca tutte, usando il buon senso e una buona esperienza, da quello che capisco. Il maestrino Gianni Lombardi usa Wikipedia per le sue lezioncine e non serve a nulla, né a costruire, né a distruggere.

  18. Posalaquaglia says:

    Gianni, io temo che la mia povera mamma fosse molto meno famosa ma molto più realista.
    Cinica no, aveva i piedi per terra, come tanti anziani di buon senso (non so se comprendere tra loro anche Andreotti).
    Che vuoi che ti dica? In attesa di lezioni e promesse, chi vivrà vedrà.
    Io per ora mi limito a vivere, realisticamente.
    Perché potrei anche ricordarti che c’era quell’altro che diceva: “chi vive sperando…”
    Ecco.

  19. FRANZ says:

    Mes amis!
    Noi giovani debosciati ce l’abbiamo già l’idea di aprire un’associazione, da mo’!
    e non fatta di soli pubblicitari!
    fatta di gente che ha voglia di costruire qualcosa!
    di gente che ha idee!
    e ci aiuteremo a realizzarle.

    speriamo solo di riuscire a districarci in mezzo alle liane strizza collo.

  20. Prete says:

    Difficile tenere un blog di successo aperto per un anno intero, vero Donald?
    Alla fine mancano gli argomenti, più delle energie.
    Però è un peccato, perché con il tuo blog questa palude quasi estinta aveva avuto un ultimo sussulto di visibilità. Ora che anche tu stai scomparendo (prevedo qualche ultimo sussulto, ma poi sarà la Morte), non resta quasi nulla per le cronache.

    E sia.

    Andate in pace.

    • Posalaquaglia says:

      Reverendo, mi benedica e mi permetta due sole parole.
      Delle cronache, chissenefrega. Abbiamo già visto che per molti (e per uno in Pparticolare :) ) finire in cronaca ed essere messi alla berlina è quasi la stessa cosa. A quel punto, tanto vale rinunciare e galleggiare in un’onesta notorietà di settore.
      Invece, monsignore, pensi al potere catartico e liberatorio di un bel posatoio (cit.) dove sfogare ogni giorno le energie in sovrappiù. Una sorta di punching ball virtuale, un po’
      com’era il vecchio rejectedby (pace all’anima sua).
      Forse, padre, non era lo scopo così vero e così alto che Donald si era immaginato per il suo blog, ma in fondo è sempre meglio sfogarsi in un poligono di tiro online, piuttosto che tirare layout sulla nuca a qualche povero stagista. No?

  21. Salvador says:

    ci vuole un forum, non un blog. Gli argomenti si autogenereranno, come alla fine succede spesso qua con i commenti. Unica cosa serve l’impegno di quelche moderatore.

  22. Pingback: Donald guadagni | Gttaxbookkeepi

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