La pPiccola della pubblicità italiana è di nuovo in fibrillazione.
Dopo avere alacremente stilato la sua svetoniana compilation dei migliori 54 copywriter italiani, sta cercando di promuoverla in tutti i modi possibili.
Non pago della lusinghiera recensione scritta da Till Neuburg, su il blog adci,
ha avanzato un’odiosa (secondo un commentatore) quanto querula (parer mio) richiesta di endorsment al presidente Adci.
Massimo Guastini gli ha risposto con paziente condiscendenza, anche se non ha trattenuto una frecciatina finale:
Non si può vivere sempre all’opposizione, a meno che non sia un “posizionamento di marketing” occupato per interessi individuali e non per il bene comune.
Traduzione: piantala di rompere i coglioni per avere uno straccio di visibilità. Col cazzo che ti do l’endorsment Adci.
pPiccola replica fieramente:
non avevo scritto per avere un endorsment dell’ADCI. Non te l’avevo chiesto prima, figurati se sento il bisogno di farlo adesso.
Brando Manago (commentatore), fa notare a pPiccola l’evidente incongruenza tra questa frase rivolta a Guastini e quella contenuta nel piagnisteo pubblicato su adv express:
“Perché, quindi, il presidente in prima persona non prova a sostenere le iniziative future legate al lancio del libro, a cominciare dagli appuntamenti di domani e mercoledì a Firenze e Bologna, ed i futuri nelle altre librerie Feltrinelli d’Italia? Basterebbe che sullo stesso blog Guastini segnalasse gli appuntamenti e ribadisse che il libro promuove i copywriter, quindi fa il bene di tutta la comunità.”
Tempi duri per pPiccola. Parlare bene di oltre cinquanta colleghi, solo per ficcare il suo ppiccolo sigillo da qualche parte, deve averlo prosciugato oltre ogni immaginazione.
Lo prova anche il suo ultimo Haiku, alquanto ripiegato su se stesso.
Pensate che schiaffo se nel suo libro ci fossimo finiti anche noi, marmaglia di Bad Avenue. Immaginate se dietro a quei sorrisi si celassero anche i nostri ghigni beffardi.
Riguardati con attenzione quelle 54 foto pPiccola, noi ti siamo sempre vicini. Proprio dietro di te. Vicinissimi.
E non dimenticare di guardare per benino anche le colleghe. Ti è sempre riuscito naturale.
Tanti saluti da Bad Avenue.
Dick Whitman.

“…noi ti siamo sempre vicini. Proprio dietro di te. Vicinissimi.”
Fantastico, ho quasi sentito il vostro fiato alle mie spalle.
pPoi è svanito l’incantesimo e pPure il vostro respiro perchè pPer fortuna non sono pPiccola, sai che pPrurito…
Ulteriore pubblicità a un non-libro, compendio/prontuario di bravi copywriter italiani ma senza alcun contenuto. Non un loro titolo, non un estratto dei loro migliori lavori (e ce ne sarebbero, almeno del 90% di loro), non un tema sviscerato. Solo un insieme di bei ritratti, abbastanza inutili a mio parere. Un’occasione persa. E mi stupisco che questo interessante blog cada così in basso da fare rivendicazioni di questo genere (“attento…ci siamo anche noi nel libro!”). Siamo tornati tutti all’asilo.
“The Headliners”: mi si nota di più se ci sono o se non ci sono? (cit)
Bel post sulla ridicolaggine di tutta la storia. Una selezione si fonda sull’autorevolezza di chi la compila: primo punto debole. Diaferia è un giornalista-polemista ma non compare nell’archivio di Cannes neanche con una short-list: il suo più grande achievement creativo è il jingle Jocca “tanto di cappello”. Poi come giornalista-polemista è in una zona grigia e vischiosa di pr striscianti. Come Paris Hilton è famosa per essere famosa ( ma figa ) Pasquale è noto ma non si sa perchè
(ma sfigato ).
va tutto bene, però… ENDORSEMENT, ve ne prego.
Ora basta. Ho raccontato tutto a mio cugggino, ve la farò pagare. Lui conosce una mossa che si ti dà un pugno dopo 3 giorni muori.
Imperdibile lo spot di lancio dell’album di figurine. Luther King, Papa Giovanni XXIII, JFK and more, associati con grande modestia ai 54 suddetti. Un caso che siano quasi tutti morti e non possano sporgere querela? E la vetta epica del coach Pacino alla fine è da pelle d’oca..
La cosa che mi lascia un po’ confuso di questo lancio non è tanto il rubamatic in sé, quanto la frase “C’E’ GENTE” scritta con l’apostrofo sulla E.
In difesa di Pasquale Diaferia, vorrei osservare questo. Dick Whitman scrive: “Dopo avere alacremente stilato la sua svetoniana compilation dei migliori 54 copywriter italiani, sta cercando di promuoverla in tutti i modi possibili.”
Ovvero, come capi d’accusa si usano proprio i pregi che invece andrebbero valorizzati. Se uno scrive un libro, è giusto che lo promuova, indipendentemente da eventuali scivolate come la lettera aperta al Presidente ADCI http://blog.adci.it/?p=1317
Invece si preferiscono i finti modesti che fingono di stupirsi se hanno successo, oppure gli smidollati che si firmano “orgoglioso di essere anonimo”. Il successo è anche frutto di lavoro quotidiano a fare autopromozione, non stare ad aspettare il mecenate che scopre il presunto talento degli sconosciuti.
In questo senso Pasquale Diaferia lavora benissimo e andrebbe imitato, piuttosto che criticato.
Inoltre il libro ha un pregio importante, nel panorama italiano dell’adv: mette al centro dell’attenzione il copywriter, una figura che nelle agenzie italiane viene sempre più sottovalutata e che invece è assolutamente centrale nella comunicazione moderna: dalla tv a Internet il fattore portante del messaggio è quasi sempre verbale. Persino lo swoosh della Nike sarebbe poco significativo senza anni di investimenti dicendo “Just do it”.
Il libro non ha nessun pregio: è autopromozione e basta. L’autopromozione è una qualità? Dipende da chi la fa. Pasquale Diaferia è liberissimo di fare la classifica
di quello che gli pare anche le 54 migliori piante d’arredamento. Ma se fa un elenco dei migliori copywriter fa una pessima autopromozione a sè e agli altri i 54 copywriter del libro: perchè SEMPLICEMENTE non è credibile. Cosa ha fatto Pascalone? Vado sul sito di Cannes e non vedo nemmeno una short list. Vado su sul sito dell’ADCI e non c’è nemmeno un cono. Solo sei ingressi in croce: robetta trade, un radio, una brochure, tutti clienti ridicoli e alcuni in coppia con un altro titano, Gianni Lombardi, però in veste di art. Ma se leggo la sua biografia sul profilo ADCI, dove cita nell’ordine articoli di Capital, Corriere della Sera, Panorama,il Mondo e Advertising Age, Diaferia sembra il David Droga locale. Quindi se riesce a rivendersi così è di sicuro un genio, ma non in quella categoria di cui intende scrivere. A fare fumo coi giornalisti, specie se si tratta di pubblicità e non sei come noi del mestiere, ci vuol poco: basta dare fiato alle trombe.
Lo fanno tutti i giorni le fanzine della pubblicità, anche quella per cui scrive Diaferia. Ma siccome non ci crede nessuno e tutti sappiamo che sono pr e basta, perchè uno dovrebbe considerare questo libro qualcosa di diverso da una costosa forma di pr che fa gioco all’editore, e ai protagonisti del libro ma solo limitatamente ad un audience disinformata e boccalona ( e moliti cliente lo sono ) per tutti gli altri è un autogol.
Io ho letto la biografia di Fuffa e ho trovato: niente. Quindi, secondo la sua stessa logica, quanto vale il giudizio di Fuffa? Niente.
Arrenditi, Fuffa. Se il tuo ragionamento è corretto, il tuo giudizio non vale niente. Se il tuo ragionamento è sbagliato, il tuo giudizio vale sempre niente.
Ma io non ho scritto Headliners e non ho mai firmato annunci con Pasqualino
Appunto. Neanche quello hai fatto.
Non so dove lavori tu, Gianni, ma questa frase ” mette al centro dell’attenzione il copywriter, una figura che nelle agenzie italiane viene sempre più sottovalutata” non mi pare corrisponda al vero. Che poi i “creativi” in generale siano sempre meno considerati, ci può anche stare. Ma il copy è il copy. Respected.
Ciao
Non so dove lavori tu, CopyLupo, ma io ho fatto il freelance per trent’anni, ho lavorato con più di cento agenzie, di ogni dimensione.
Nelle agenzie internazionali, i copy hanno un certo ruolo e spesso i direttori creativi più importanti sono di estrazione copy. Ma nelle agenzie medie e piccole, cioè la stragrande maggioranza, spesso i copy sono considerati alla stregua di compilatori di layout. Lo stesso avviene – assurdamente – in molte web agency.
Ero il tuo capo.
Chiunque abbia lavorato, a qualsiasi titolo, con pasqualino avrà potuto rendersi conto di chi è il personaggio. Basta questo per non infierire, no?
Nasce il Blog di Assocomunicazione http://blog.adci.it/?p=1344
Io non ho letto il libro, ma c’è un metodo infallibile per capire se si tratta di mera promozione. Nei diversi ritratti c’è qualche critica? Ogni tanto Pasquale si lascia andare a qualcosa tipo: “quella campagna si poteva fare meglio”? C’è qualcuno dei protagonisti che racconta di quanto gli sta sul cazzo un altro dei colleghi presenti sul libro e di quante coltellate si sono lanciati nei corridoi? Insomma, è “vero”? Altrimenti di cosa stiamo parlando, di una versione del Daily Media allargata? Capirai… E come la fai pagare una cosa così a un ipotetico lettore?
ma si può sapere senza compare ste libro e buttare soldi chi sono i 54 copy? no perchè l’impresa davvero titanica è secodno me trovare 54 guru copy viventi di cui valga la pena leggere qualcosa in italia. no? 54 è un numero per una biografia mondiale no?
Sono 54 copy migliori secondo Paquale Diaferia, chi è Diaferia ?
Questo il suo profilo ADCI:
“… ha realizzato alcuni degli spot più riusciti degli ultimi tempi…” P.Pollo, CorSera, 1995 “…uno dei più importanti Under 40 italiani…uno dei pochi battitori liberi in grado di partecipare a gare importanti…” E.Vigna, Capital ,1996 “…un pioniere della Generazione Internet…” A.Masera, Panorama, 1997 “…grande teorizzatore, sempre con la ricetta giusta in tasca, ha girato praticamente tutte le agenzie più importanti…” F.Giacomotti, Il Mondo, 1999 “…primo italiano della storia, è nella Giuria Cyber al Festival di Cannes…”F.Grattagliano, Sole 24 Ore, 2000 “…direttore creativo della campagna che sta portando il marchio Barilla in tutto il mondo…” M.Comotti, .Com, 2001 “…one of the leading creative directors of his region…” H.Tiezzi, Advertising Age, 2002 ”
Poi vai a vedere le campagne sull’ archivio dell’ADCI e ci sono 5 miseri ingressi:
un radio, una brochure di autopromozione della grey direct, tre campagnette stampa ( art director: Gianni Lombardi ) per Taslani Publishing e infine una pagina stampa per un altro clientone: Top Video di Varese. 5 ingressi in tutto, ma neanche un bronzo.
Uno pensa, avrà fatto uno sfracello all’estero, altro che coni dell’ADCI. Ma nell’archivio di Cannes risulta che Pasquale Diaferia non ha mai preso neanche una shortlist.
Un mitomane conclamato, può anche scrivere per una fanzine come ADV express, perchè tanto il pezzo di un mitomane non si distingue da quello di uno normale: sono tutte pr più o meno a pagamento. Ma se scrive un libro sui grandi copywriter italiani e li sceglie lui allora la mitomania
si diffonde…
i suoi amichetti del ADCI lo chiamano TURBOLINGUA
si ma i nomi? nn si può avere l’indice?
Uno degli Headliners è Mizio Ratti. Chi è ? Boh, anche nell’archivio dell’ADCI, di cui è consigliere,
non ha nemmeno una campagna una. Sarà stato eletto ad honorem.
Ignorante!
Il Venerdì di Repubblica lo definisce:
“Un fuoriclasse (…). Divenuto rapidamente responsabile d’agenzia, la celebrata ET”
Fuoriclasse. Rapidamente. Celebrata.
Informati prima di fare dell’ironia, Fuffa.
Io posso anche essere d’accordo con voi: non ritengo di essere uno dei migliori copy italiani in circolazione. Resta il fatto che mi facevo i cazzi miei, come sempre, e qualcuno mi ha chiamato per inserirmi nel libro.
È arrivato un fotografo, mentre continuavo a farmi i cazzi miei, e mi ha scattato delle foto.
Poi un giornalista mi ha telefonato e mi sono ritrovato con il faccione sul Venerdì di Repubblica.
Ora ritrovo tutti questi commenti che mi riguardano su questo blog, ma non mi scompongo. Continuo a farmi i cazzi miei.
Quello che penso della vicenda l’ho già scritto sul mio blog: http://www.mizioblog.com/
Posso aggiungere questo.
Forse trovare 54 copy di spessore in Italia oggi è praticamente impossibile.
Forse oggi non ha nemmeno più senso ragionare per categorie ristrette: chi fa un po’ di comunicazione integrata vera non può che essere d’accordo (il mestiere di copy puro ha ancora senso?).
Forse oggi un pubblicitario è giudicato dai media (mi riferisco al Venerdì) non tanto per un titolo che ha fatto dieci anni fa, ma per la capacità di evolversi e stare sul mercato.
A parte Radio Venerdì 17 (grazie no future chiunque tu sia) è da 15 anni che ho un’agenzia mia, che è partita dal niente e oggi dà lo stipendo a 15 persone.
Sono stato il primo creativo (è successo nel 1996) che ha capito che le grandi agenzie ce lo stavano mettendo nel culo e si è messo in proprio.
Sono stato il primo a capire (nel 2004) che la comunicazione stava cambiando e ho aperto una realtà come ebolaindustries, che oggi si fa ben valere sia nel digital sia nel non convenzionale.
Potete crederci o no ma sono questi i motivi per cui Scaramellini mi ha dato tanto spazio nell’articolo (almeno è ciò che mi ha detto quando gli ho chiesto spiegazioni).
Per il resto continuate a scrivere di me quello che volete, io da qui a cinque minuti riprenderò a farmi i cazzi miei
m.
“Sono stato il primo a capire (nel 2004) che la comunicazione stava cambiando”.
Ammazza. E quegli stronzi di svedesi non ti hanno nemmeno dato il Nobel? Infami.
Bellissimo questo pezzo di Mizioblog.
Lo inserirei nella categoria: “come partire schisci e arrivare tronfi”.
Dalla modestia all’autocelebrazione in poche righe, senza nemmeno un salto carpiato.
Un grande esempio di moderno copywriting. Fantastico.
mizio non è sovrappeso per il grasso, mizio è gonfio di se stesso
Quantomeno non è la solita monografia in cui i protagonisti si fanno fotografare in posa.
http://www.mizioblog.com/wp-content/uploads/2011/10/repubblica2.jpg
agghiacciante..
Davvero. Francesco Emiliani sembra Tonino Zugarelli.
be se ragionassimo per campagne e impatto sullo slang sociale dovremmo mettere ancora gente come pirella, pilla, alberto cremona ecc…. ma i tempi sono cambiati e amio parere ratti merita di esserci in questi tempi, non per il lavoro di spot e titolii ma per iniziative come radio venerdì 17.
anche massimo guastini ad esempio merita di esserci, per il suo blog prima voce del popolo,
perchè senza blasone o aurea di fighetteria magica è diventato presidente adci ecc…
a mio avviso meritano più loro di chi avrà fatto più campagne magar premiate, oi bo, con niente meno che bronzi e argenti dall’adci, wow ma nessuna memorabile e che abbia fatto parlare di se al di fuori degli addettiai lavori.
Abbiamo capito per chi lavori, No Future.
Ora ritira la lingua nel suo alveo e torna a lavorare.
no no ti sbagli non li conosco nemmeno,,
era un discorso generale, dico che se era un libro sul copywriter pubblcitario duro e puro italiano, dovevano esserci al massimo 10 persone e già un paio non meritavano di esserci.
se arriviamo a 54 e apriamo anche a chi mette micro payoff sottoi visual ci può stare di tutto, anzi è più interessante e molto, visto che si parla tanto che il creativo moderno nn è solo media classici, attualizzare il libro, e nserire anche chi hainventato cose del genere. sempre nell’ambito pibblicitario ovviamente.
non si era parlato un pò di tempo fa di cambiare il mondo dell’adv italico? bla bla bla bla bla bla bla…. e autoreferenzialismo a manetta. quoque mala tempora currunt
Ognuno se la suona e se la canta, ma se parliamo di credito e credibilità ci vogliono i credits
funziona così. Se poi la categoria è blog e affini, parlantina, coiffeur e fotogenia
siamo in un altro settore, sempre creativo, ma non pubblicitario.
allora 10 nomi non di più.
10 non certo di adesso
Manca anche Elio Bronzino.
Sono sicuro che sarà un successo editoriale.
Chi non vorrebbe conoscere la storia di un branco di sfigati produttori di reclame che hanno dedicato la vita a inventarsi giochi di parole per rompere la minchia a chi vuole solo guardarsi un film in pace senza interruzioni?
Manca pure Marco Calaprice.
Mancano anche Fidel, Paco Peña, Teofilo Stevenson, Ivan Pedrosa, Lello Arena, Red Canzian, lo Steaua Bucarest al completo, Gigi Proietti, Carmen Consoli, Laura Tragni, Carlton Myers, Bud Spencer, gli Afterhours, Raul Cremona, i fratelli Laudrup, Little Tony, Monica Leofreddi, Davide Mengacci ed eziamdio Ettore Pirro, pediatra di Mario e Pippo Santonastaso.
almeno scrivi il punto in cui uno dovrebbe ridere.
Forse cercando un volgare pseudonimo al tuo nick orifiziale?
Ahahahah! Vero!
Forse cercando un volgare sinonimo per il tuo nick orifiziale?
Insomma, Ano: nel tuo nome ci sono il tuo destino e la tua vocazione. Fattene una ragione.
Secondo la logica dei vari Fuffa, Posalaquaglia e altri, solo Spielberg potrebbe parlare di Cinema, solo i Nobel della letteratura possono parlare di letteratura, solo chi vince uno zilione di premi a Cannes e all’ADCI può parlare di pubblicità o fare un libro sui copywriter.
Non c’è da stupirsi del fatto che il 90% dei commentatori qui sopra si vergognano a firmare le stupidaggini che scrivono
Ma scusa, caro Lombardi, tu che non perdi occasione per scagliarti ferocemente contro l’anonimato, perché non fai la morale anche a Donald Draper e ai suoi anonimi collaboratori? Forse che per te esiste un anonimato di serie A e uno di serie B? O hai solo paura, come sospetto, di inimicarti uno socio dellAdci che conosci molto bene? Insomma, delle due l’una, caro Lombardi: o sei un incoerente o sei un pavido del cazzo. Baci.
Aggiungerei: sei uno storico amico di Pasqualino.
È evidente che non segui e scrivi senza documentarti. Sì, esiste un anonimato di serie A e uno di serie B. Un conto è pubblicare un commento col primo nomignolo che viene in mente, un altro usare uno pseudonimo in modo coerente come fa, ad esempio, Donald Draper. Come ho scritto spesso (e tu non hai letto), l’anonimato non è “o buono o cattivo”. Il problema qui è l’eccesso di anonimato.
Intanto, quelli che lavorano a viso scoperto, stanno scrivendo questo: http://owl.li/7spZA
Sei su un blog di anonimi, ma non è che non si sapia come vanno le cose:
non solo Pasquale non è Spielberg, non è manco un vero giornalista
è un azzeccagarbugli che fa pr agli altri per farle a se stesso. Anche qui tutte chiacchere.
Gianni, posso dirlo? Evviva l’anonimato.
Cone fai a non capire che l’anonimato è libertà, e offre a tutti l’impagabile possibilità di fare sentire la propria voce?
Grazie all’anonimato l’ultimo passacarte conta quanto un AD, e spesso ha persino l’opportunità di sbertucciarlo con efficacia. In un mondo come il nostro, non mi pare cosa da poco.
E poi, pensaci: tutti i supereroi hanno un’identità mascherata. Anche Zorro. Anche Paperinik.
Non vorrai mica un mondo web popolato da soli Paperoga?
Posalaquaglia, e com’è che io posso far sentire la mia voce senza nascondermi dietro pseudonimi un tanto al chilo?
hai mollato le agenzia, lavori inproiprio, nn dioendi che da te stesso. semplice…
no future hai evidentemente scritto senza pensare. da freelance Gianni Lombardi può dipendere sia da più di un’agenzia sia da più clienti. forse deve tenere in considerazione quanto afferma, con più attenzione di un “assunto”.
Il coraggio degli altri è sempre più facile del proprio
Tralasciando stagisti, precari e situazioni in nero (che comunque secondo me non sono esentati dal coraggio civile), una domanda a quelli che sono assunti con un regolare contratto: ma se un dipendente e peggio ancora un dirigente non può permettersi di comparire in un blog neanche per fare commenti innocenti, me lo spiegate a cosa servono contratti, tutele sindacali e articolo 18?
Giusto per curiosità.
no, alessandro, ci ho pensato benissimo. e dico che senza l’anonimato certe cose su certe agenzie nnsarebbero uscite. articolo 18? nelle agenzie nnesiste, esiste invece e bene il mobbing e gli esaurimenti nervosi. insomma se il tuo ecd ti fa la guerra sei finito. lo sapete bene dai, se inizia a segarti idee vincenti per ripicca ha il potere di rovinarti davvero la vita. ben venga l’anonimato se dice il vero.
Gianni, a parte che il mio nick ha solidi e inappuntabili natali e gode di una leggerezza DOCG che non è pesabile a chili, credo che no future abbia ben sintetizzato la risposta.
Almeno quella pratica (leggi: ci metto la faccia ma con l’orgoglio non pago l’affitto).
Perché quella più teorica e alata era in omaggio già nel mio post, bastava leggerla.
Alessandro, un conto è far sentire la propria voce e stop, un altro è poter dare libero sfogo anche alle più garrule pernacchie, contro Tizio o contro Caio o contro Pasquale.
In un mondo di acidelli come questo, Gianni e chiunque altro possono farlo mostrando nome e faccia? Ti devo ricordare che rejectedby fu chiuso anche in seguito alla querela di un personaggio (diciamo così) “molto poco sensibile alle critiche”?
Stiamo qui a menarcela con ste cazzate e con Diaferia quando fuori accadono cose mirabolanti. Per esempio, Averna ha prodotto un nuovo spot! Addio agli amichetti aquilotti che salvano il vaso antico (diventato nel corso degli anni antichissimo) e largo ai suonatori salvati in alto mare dalle fauci degli squali. Per dieci/quindici anni potremo tirare un sospiro di sollievo al momento del lancio della cima di salvataggio. Queste son notizie, altro che palle.
ma quello non era Montenegro?????
Montenegro! Montenegro!
Orribile lapsus! Devo smettere di berlo.
ahahahah, l’alcol gioca brutti scherzi a volte
))
Ma è possibile che anche il normale buon senso sia un’utopia? Ma siamo ancora a stabilire se uno abbia o meno il diritto di scrivere (e leggere) ciò che vuole? Così sconvolgente per dei pubblicitari il concetto che un’idea – o un libro – valga di per se stessa, e non a seconda di chi ne sia l’autore? Ho letto The headliners e l’ho trovato poco interessante, e non conosco l’autore. Quando lessi L’uomo marketing e la variante limone lo trovai divertentissimo. E non conoscevo l’autore, ex copy. E non ho mai saputo se avesse vinto mille leoni o neppure un boero.
Come possiamo pensare che le nostre idee siano valutate oggettivamente, se noi siamo i primi incapaci di farlo? Si parva licet, Polanski è un grande regista E uno stupratore. Pasolini era un genio E un pedofilo. Ma se parliamo dei libri e dei film di Pasolini, non mi interessa se fosse un pedofilo o meno. In questo post parla del libro o di Diaferia? Mica l’ho capito. Scusate il pippone.
Non è colpa tua, non conosci Diaferia.
Walter Fontana invece è simpaticissimo.
a me personalmente interesserebbe di più sapere e parlare con porfessionisti che hanno fatto e lavorano all’estero, ma nn dei cazzi loro ma del lavoro all’estero e ce ne sono e i nomi lisappiamo tutti:
da de rita a mc gregor, a stillacci a luca grelli a carlo cavallone o a del gobbo, cremona, antonini, ecc…ecc questo poteva essere un tema interessante.
Questo è un side effect del berlusconismo: apparrire apparire apparire. Se appari tanto vorrà dire che ci sarà un motivo, ma il motivo non c’è. é la stessa dinamica dei comunicati stampa, dove chi viene segato si trasforma in un imprenditore che intraprende una nuova avventura. Tutte stronzate. I mediocri se non riescono a farsi vedere a tutti i costi presto scompaiono nell’ombra dei più bravi. A questo servono libri come questo, a salvare i mediocri dall’oblio.
Adesso chiamo Pasquale e gli chiedo due pagine in più per la ristampa. Mi sa che volevi esserci…
No Marco, grazie.
Non vorrei far distogliere l’attenzione dalle tue due paginette. Lascia stare. Sto bene così.
Ho letto tutto qui, sul blog di mizio, su quello di adci, su tpblog e till… insomma a roma direbbero me so fatta na cultura. Alla fine ritengo che l’unica cosa esatta l’ha scritta posalaquaglia:
“Chiunque abbia lavorato, a qualsiasi titolo, con pasqualino avrà potuto rendersi conto di chi è il personaggio. Basta questo per non infierire, no?”
Aggiungo: se conosci pPasquale, lo eviti.
Grazie, “una vita fa”.
Mi ricorderò di te al prossimo consiglio di amministrazione.
73 commenti nel blog più cool del settore. Dubito che potesse farsi pubblicità migliore.
http://advexpress.blogspot.com/2011/11/ci-si-associa-per-essere-piu-forti.html
Timmy sei un dannato sobillatore, ma grazie per lo spasso che mi hai regalato. Non ero mai stato su Lato B ma a giudicare dai commenti non sono l’unico ad averlo ignorato. L’unico post commentato è proprio quello di addio del suo animatore. Ma dei quattro commenti, due sono dello svampito Ciccio, uno dell’editore e uno del ppatetico.
Sono iscritto alla lista adci dai tempi d’oro di Baldoni. Sono immensamente lieto per l’abbandono di uno dei suoi frequentatori più chiassosi e molesti. Sostenere che in tanti abbiano supplicato pp gemendo “resta con noi” è un’autentica stronzata.
Ero inizialmente scettico sulla nuova presidenza adci ma queste dimissioni sono un grande risultato. Addio pp.