Occhio alla lingua, Rozzi e Guastini.

Non ho scritto il post mai immergersi alle fonti di Caserta perché attaccaste o difendeste la creatività di Pino Rozzi e United 1861.
Qualcuno l’ha capito (Brando Manago e Pseudogiovane, per esempio) e ha invitato a confrontare la campagna uscita con il briefing.
Ferrarelle ha fatto lavorare 5 agenzie gratis per quasi un semestre, su un briefing che abbiamo anche pubblicato.
Poi, a distanza di altri sei mesi, United 1861 esce con Buffon e sua moglie.
Un anno di girotondo, per arrivare al triangolo. Ma cosa c’entra Ferrarelle con la coppia Buffon?
Secondo il parere del responsabile alle relazioni esterne è corretto, perché adatto a comunicare un brand sfaccettato che ha subito profondi cambiamenti negli ultimi anni.

A me pare un commercial generato da un briefing diverso rispetto a quello di partenza.
Questo significa che l’Azienda si è “chiarita” le idee strada facendo. Tanto non doveva pagare le agenzie in gara.

Oppure hanno approvato una campagna che non c’entra un cazzo con quello che avevano chiesto all’inizio.

Prendiamo per esempio gli elementi di Brand Personality:
-sorprendente e ironica
-stupisce con intelligenza in modo mai scontato o banale
-non comica o irridente

Dov’è l’ironia? Dove è l’intelligenza? Negli sguardi pervicaci (scherzo) di Buffon? Nei memorabili doppi sensi intorno alle parole porta e portiere?
.

Ricordo che l’obiettivo di comunicazione indicato era:

ritrovare la leadership di Ferrarelle nel mercato italiano dell’acqua minerale, rendendo il brand un’icona della mediterraneità

La coppia calciatore e showgirl rappresenta sicuramente un’icona molto italiana. Mi astengo da stucchevoli commenti moraleggianti sull’opportunità di continuare a reiterarla.
Mi chiedo però quanto sia caratterizzante, unica, per una marca con le aspirazioni dichiarate nel briefing Ferrarelle.

Lo spasso vero arriva confrontando i brand values con la coppia Buffon

Brand Values
-autenticità
-gusto del bello e del buono
-non convenzionalità
-Etica: “crede in quello che fa e in un business sostenibile. Ha il coraggio di portare avanti le cose in cui crede senza troppe deroghe”

Ammetto di aver smesso di sghignazzare solo alla parola Etica.
Antonio De Caro, non c’è proprio nulla di etico nel chiedere a cinque agenzie di lavorare gratis per mesi.
Hai ragione quando sostieni che “avrebbero potuto scegliere tranquillamente di non partecipare o di ritirarsi…la responsabilità non è soltanto delle aziende.“
Ma tu non avresti dovuto chiederlo. Oppure credi fermamente che sia etico non pagare il nostro lavoro?
Come sei riuscito a indurre un’ottimo team creativo a produrre una delle più sgangherate campagne in circolazione?
Sei tu quello che non dovrebbe essere pagato. Questo sì che sarebbe etico.

Sai perché il marchio Ferrarelle sopravviverà anche a te? Perché dei bravi creativi, oltre trent’anni fa, trovarono la strada giusta. E tu lo sai, perché le ricerche te lo ricordano ogni volta.
Ma tu non avresti capito Monna Lisa e Marilyn. Avresti chiesto a Lele Panzeri e Annamaria Testa di usare Dino Zoff e Sabina Ciuffini.
E loro ti avrebbero cacciato la testa nelle fonti di Caserta. Loro. Altro che bagno di umiltà.

Quest’ultima produzione Ferrarelle verrà dimenticata da tutti. Anche chi l’ha firmata non vede l’ora di scordarla.

Ma il problema non è, in questo caso, se sia brutta, stupida, o se sia giusta per la teorizzata stupidità della gens italica.
Il problema è come cazzo ci si è arrivati.
Il problema è che nessuna delle agenzie sconfitte si senta presa per il culo. Tacciono tutti. Anche dopo aver visto il lavoro uscito. Pavidi paguri.
Il problema è sentir dire a Pino Rozzi che lui e il suo team hanno fatto un bagno di umiltà. Quindi prima non erano stati professionali ma dei creativi velleitari? Io non ci credo.
Ho molta stima per i creativi che lavorano in United.
Vedere il loro capo contrito è come vedere Geronimo leccare gli stivali a una giacca blu.
Non c’è speranza se anche i migliori chinano la testa senza orgoglio.

Pino Rozzi è uno dei tre candidati all’area tematica della creatività nel prossimo consiglio direttivo di Assocomunicazione. Gli altri due sono Emanuele Nenna e Maurizio Sala.
Pino, è così che ti prepari a quella veste? Ti preferisco quando racconti alle fanzine che le gare vanno regolamentate.

Mi piacerebbe sapere il parere degli altri due candidati: cosa ne pensano di gare del genere? O la vostra candidatura è solo la ricerca dell’ennesima vetrina personale?

L’attuale presidente Adci si è dichiarato più volte contrario alle gare stile Ferrarelle.
Ma prima di aprire il dialogo con Assocomunicazione dovrebbe assicurarsi sulle reali motivazioni dei suoi interlocutori.

Pino, Massimo, tenete la lingua alla larga dagli stivali yankee. Ci servono dei Geronimo, non altri lacchè.

Buona notte dei morti da Bad Avenue.

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66 Responses to Occhio alla lingua, Rozzi e Guastini.

  1. scopywriter says:

    Donald, you are the man!

  2. Les matins des magiciens says:

    Bell’intervento, Dick. Ma tu fai un altro sport. In un tempo in cui le chiacchiere ci azzannano, queste tue parole hanno un senso. E mi auguro vengano lette con attenzione.

    Ovviamente giovane inesperto (anche se Pseudogiovane non è male) non era né giovane né inesperto.

    Non passavo da un po’ di tempo e, vista la piega che aveva preso la discussione, ho deciso di fare un piccolo esperimento: usare un nick a cacchio per verificare se una cosa sensata (invece di farci le pippe, analizziamo il brief e vediamo se la campagna uscita lo ha rispettato) detta da uno piovuto dal niente potesse suscitare attenzione. Naturalmente, una beneamata cippa.

    Alla prossima.

  3. Ano says:

    Un’ottimo? Ma porca troia!

    • an'o says:

      ano se’i speccializzato solo in caggrr’e il cvazo sugli errorrrrri di batitur’à.Come coretore di bosssse saresti utile,pecato che qui si espromoni pensierri e contenuti.Fati le pipe da sollo se vu’oi ma non darrre fastidio a Noi altr’ì.

    • l'oracolo says:

      Quell’apostrofo è come una parentesi gialla su un capo di intimo bianco.
      Ano, non fare il maestrino e lo gnorry perchè lo conosci benissimo. Ne sei il produttore.

      • Ano says:

        oracolo gnorry, sei simpatico… e poi solo due refusi in una sola riga ;)

  4. dickwhitman321 says:

    Ano: era “un’ottima agenzia”, come United una volta. Poi ho preferito circoscrivere a “team creativo”. È rimasto l’apostrofo di troppo, hai ragione. Tutto qui quello che hai da dire? Grazie del contributo.
    Se mi mandi il cv magari ti faccio assumere da qualche amico come correttore di bozze.

    • Ano says:

      Ti offri di raccomandarmi? Allora non parlarmi di etica professionale.

      • dickwhitman321 says:

        Darti il ruolo che meriti è estremamente etico.

      • Ano says:

        Innalzarsi ad assegnatore di ruoli più che etico mi sembra da arroganti.

      • dickwhitman321 says:

        Ti assegno il ruolo che hai dimostrato di meritare. Non confondere la meritocrazia con l’arroganza. Pensavo fossi un grande sostenitore della prima.

  5. Antonio says:

    Donald. è proprio così che va, e il richiamo all’etica è la ciliegina vuota su una torta piena d’aria.
    Che merce rara il coraggio della verità.
    Il correttore di bozze è livido di piacere.

  6. Grimilde says:

    Condivido il tuo post, come, credo, lo condividano tutti ma i tempi di crisi reclamano eroi e producono lacché.

    • SPOON RIVER says:

      cara Grimy,
      hai ragione, il fatto è che mi sembra che (scusate il francesismo) “tutti sono buoni a fare i froci col culo degli altri”…. e quindi giù contro Rozzi & Co. C’è gente che non aspetta altro. Ma loro erano in ballo, da mesi, con un cliente che non era soddisfatto, e alla fine immagino che abbiamo solo cercato di trovare un modo di sopravvivere. Alla berlina ci metto il cliente, chi ha scritto il brief, chi ha visionato le campagne e chi ha permesso quanto è accaduto.

  7. Edo says:

    E’ stata un’amara sorpresa. Speravo, ci crediate o no, di vedere un bello spot, sicuro delle capacità di United. Invece è stato girato un polpettone popolare senza alcun concetto. Lo so che suonerà retorico, ma speravo in una risposta forte dopo il solito brief markettaro.

    • SPOON RIVER says:

      non lo so Edo…una risposta forte… io avrei curiosità di vedere cosa è stato proposto dalle agenzie, perché secondo me un cliente che scrive un brief così magari ha ricevuto bellissime cose e non se ne è neanche reso conto….

      • Edo says:

        Sarebbe davvero gustoso riuscire ad avere tutto ciò che è stato proposto…oltre che tremendamente utopistico. L’unico mio rammarico è che si parla tanto, ci si lamenta anche tanto, spesso giustamente, eppure si fanno spot del genere. Ok, per 2 milioncini e dopo il grande sbatta di una gara del genere, forse avrei anch’io sacrificato la “bellezza”…però da un’agenzia così non me lo sarei tanto aspettato.

  8. GAS says:

    Donald concordo e ripubblico quanto scritto in precedenza:
    …………………
    Il problema però come già detto è che i manager delle aziende, e quindi le aziende stesse, sono poveri di coraggio e capacità.

    Mi dispiace dirlo ma per lunga esperienza acquisita, è raro che in una gara non ci sia almeno una proposta valida e in brief, quindi, per deduzione lapalissiana, Ferrarelle non ha manager capaci.

    Ferrarelle fai fare un corso ai tuoi dove possano imparare almeno queste 4 cose:

    1 scegliere una lista di agenzie capaci di sostenere il progetto
    2 essere in grado di redigere brief corretti e coerenti con le esigenze e le aspettative
    3 essere in grado di valutare a breve/medio termine l’impatto della creatività proposta
    4 saper prendere una decisione e sostenerla con i mezzi adatti.
    …………………

  9. Lucio says:

    Ottimo post

  10. Grimilde says:

    Io lo dico da sempre il problema non sono le agenzie il problema sono i clienti, o meglio, l’imbarazzante ignoranza ed incapacità dei clienti.

  11. Micio says:

    Clienti stupidi e arroganti non possono che produrre queste cagate,
    soprattutto quando una gara si prolunga per un anno.
    Con gente così anche Droga5 farebbe la merda.
    Ragazzi, Pino Rozzi non è rincoglionito all’improvviso, la United avrà presentato belle idee al primo giro, forse anche al secondo, dopodiché annusata l’aria si sarà turata il naso e avrà deciso di papparsi comunque il budget che di questi tempi non fa mai male. Rozzi&Battaglia hanno fatto quello che tutte le agenzie oggi avrebbero fatto. Punto. Certo, possiamo ora stare a discutere per ore e ore e domandarci perché siamo arrivati come categoria fino a questo punto…Ma questa è la realtà di oggi.
    Con clienti del genere non si va da nessuna parte.

  12. ztl says:

    Perché turarsi il naso? Questa campagna è assolutamente in linea col resto della produzione United, a cominciare da Sky per finire con Vodafone.

    • SPOON RIVER says:

      quindi nazional popolare?

      • ztl says:

        Esatto: nazi-pop, mediocre e vecchia.
        Dalla United esce della merda, solo leggermente più profumata della media.
        Ma sempre merda rimane.
        Da qui a esserne orgogliosi, ce ne passa.

      • yeah says:

        ztl, stai rosicando a mille. tu la merda, la mangi.

  13. Posalaquaglia says:

    Ragazzi, bando alle ciance.
    Rosicare fa male, e qua vedo molti denti spuntati.
    Un po’ di realismo e umiltà: hanno portato a casa il lavoro? Bravi.
    Tutto il resto come dice il califfo – è noia.
    Specie certi commenti da maestrine acidelle.
    Ad maiora.

  14. emanuele nenna says:

    Caro Dick,

    accolgo volentieri il tuo invito a dire la mia. Anche perché è abbastanza facile: gare come queste sono davvero una tragedia per il nostro mercato. Lo sono per le strutture più grandi e blasonate e lo sono, forse in misura anche maggiore, per le strutture “challenging”, che magari vivono quella gara come l’occasione della loro vita (e quindi investono energie, tempo, denaro e aspettative in maniera proporzionale). Se dopo tutto questo la gara viene annullata o non assegnata, davvero c’è da piangere. Davvero non è giusto.

    Tengo a precisare che, a differenza di alcuni colleghi, io non sono contrario per principio alle gare: credo che siano uno degli strumenti che i clienti hanno per scegliere la loro agenzia senza fermarsi al cocktail, alla partita di golf o -al limite- al curriculum. Ma è chiaro che le gare devono essere gestite con correttezza e trasparenza. E -aggiungerei- con consapevolezza. Quello che secondo me molti clienti non hanno ben capito è che il gioco al massacro delle agenzie non paga nemmeno loro. E non solo perché un giorno dovranno fare i conti con la loro coscienza, ma perché buttano via tempo e non costruiscono niente. Non si può scegliere la compagna della propria vita facendola sfilare in lingerie. Quello è il modo per scegliere (potendoselo permettere) la ragazza con cui ballare una sera. Penso che su questo aspetto noi (come associazioni ma anche come singole agenzie e professionisti) possiamo fare leva: educare, dimostrare, dialogare. Magari proprio raccontando come alcune aziende illuminate hanno gestito la selezione della propria agenzia si possono aiutare ad accendere certe lampadine. Spesso l’inesperienza di alcuni referenti lato cliente contribuisce ad una cattiva gestione. Ad esempio, raccontavo qualche settimana fa ad un mio amico-cliente di quell’azienda che ha pensato di dare tre progetti diversi a tre strutture diverse, facendole lavorare concretamente -e pagate- con il suo team. Dopo la chiusura di quei progetti aveva un’idea precisa di quale agenzia fosse la migliore per le sue esigenze. In termini di strategia, creatività, esecuzione, servizio, alchimia. Così ne ha scelta una (a cui ha dato l’intero account) e ha salutato le altre che -per quanto dispiaciute- hanno avuto la loro chance e sono state retribuite per il loro lavoro. Il mio amico cliente, che non aveva mai pensato di gestire così una sua selezione, è sembrato entusiasta dell’idea. Cosa ne farà non so, ma almeno c’è un cliente in più che -oltre a leggere delle brutture di cui si legge- ha un esempio virtuoso da tenere a mente.

    Tornando alle gare di oggi: se le regole di sono chiare fin da principio, e il numero degli invitati è congruo, sta alle agenzie decidere se vale la pena correre o no. In base al costo-opportunità. E questo parametro è molto variabile, non c’è una regola assoluta. Dipende dalla dimensione dell’agenzia, dalla sua “fame”, dal suo momento storico. Lo stesso vale per il rimborso spese: è chiaro che è qualcosa di molto auspicabile, solo un’associazione può farsi carico di provare a renderlo regola aurea. Ma non è detto che ci riesca, indipendentemente dal pensiero di associati, delegati e presidenti. Credo che non si debba smettere di provarci, ma facendo i conti con la realtà e non solo con proclami (elettorali o meno). L’altro giorno parlavo di questo con un amico, e a un certo punto ci siamo detti: ma se le stesse agenzie in gara, come provocazione e segnale di coesione -che non farebbe male-, destinassero una percentuale del budget in palio per rimborsare gli sconfitti? Se io vinco un budget da centomila euro di fee, perché non posso destinarne diecimila alle tre agenzie che hanno corso con me? Non è un premio di consolazione, è un minimo di rimborso spese, almeno per ripagarsi il visualizer o il montatore. E’ ovvio che è una provocazione, che farla diventare una proposta concreta vorrebbe dire valutarla con profondità e non con una chiacchiera davanti al caffè. Ma è un modo per ribadire che molto, oltre all’auspicato cambio di mentalità e consapevolezza dei clienti, possa essere fatto dalle agenzie o dalle associazioni che le rappresentano.

    Esiste la bacchetta magica che tutto sistema? Io credo di no, ma coerenza e buona volontà sono le armi che possiamo -tutti- iniziare a mettere in campo. Senza dimenticare che le agenzie sono tutte diverse, i clienti sono tutti diversi, il mondo economico in cui ci muoviamo è -per ora- un disastro, dobbiamo tutti darci da fare e dare il nostro piccolo o grande contributo.

    Buon tutto,
    Emanuele

    • real life says:

      Caro Emanuele,esprimi in parte buonsenso,ma al limite dell’ovvio,e in parte sogni irrealizzabili (agenzie che danno soldi ad altre agenzie “perdenti”.Ho visto Ceo e Cfo uccidere per molto meno.Il mondo non è,e NON SARA’ come desideri tu.Peccato ma disperatamente vero.

      • emanuele nenna says:

        caro (o cara?) real life, il buonsenso è spesso al limite dell’ovvio, temo. e allo stesso tempo, purtroppo, non è quasi mai scontato. sulla possibilità di cambiare il mondo, non aspiro a tanto, ma a volte idee semplici e provocatorie sono un punto di partenza. e da qualche parte bisognerà partire…

      • Creative says:

        Quello che citi come “sogno irrealizzabile” l’ho visto fare spesso in casi di gare in cui le ultime due rimaste in lizza decidevano di spartirsi il compenso chiunque avesse vinto, o in percentuali 40/70% o simili.
        E già aveva un senso.
        Ma quello di “autofinanziare “Il rimborso è una castroneria autolesionistica di proporzioni bibliche: ulteriore regalo ai clienti, altro che provocazione.

      • sognatore says:

        A parte che 40-70 fa 110 (anche se non vorrei essere scambiato per ano) penso che quella si che e’ una castroneria: se un’agenzia puo’ permettersi di accontentarsi del 70 o 60 percento del budget allora prima rubava ai clienti. Invece se quattro agenzie si accordano e insieme ricaricano il fee sapendo che un pezzetto andra’ agli altri mi sembra sensato. Poi magari infattibile, ma di fatto cosi sarebbe il cliente a pagare un sovrapprezzo. Ma mi chiedo: le agenzie potrebbero mai mettersi d’accordo senza fregarsi a vicenda?

      • Ano says:

        se metti gli apostrofi al posto degli accenti, stai pur certo che non ti scambieranno per me…

      • sognatore says:

        caro ano, mai provato a scrivere da blackberry? non ci sono le lettere accentate. almeno, non sul mio. altrimenti non ne sbaglio una, fidati. comprese quelle complicate. comunque pazienza, se non mi scambiano per te ;-)

  15. Lele Panzeri says:

    Grazie per la citazione.
    Pensa che quando l’abbiamo fatta pensavamo fosse una stronzata.
    Passati trent’anni penso che non si libereranno mai del fantasma di quella campagna.
    L’hanno anche rimessa fuori (massacrata) in primavera per il centocinquantenario.
    P.S. Ho cercato di entrare nella gara Ferrarelle, ma i geni del marketing colà insediati mi hanno rimbalzato (3 volte).
    Boh… il futuro è nelle polpette.
    Ne son quasi sicuro.

    • Anonymous says:

      Tutto ciò è pazzesco, caro Lele.
      Siccome tu sei quello che si è inventato quello storico originale, sei out.
      Invece, l’ultimo degli stagisti che lo storpia producendo la merda che è in onda, è cool.
      Ma basta col largo ai giovani e le altre stronzate veterofuturiste!
      Largo a chi si sa lavorare. I clienti dovrebbero giudicare la creatività senza guardare in faccia o nei documentui anagrafici a chi le fa.
      Solo così può uscire qualcosa di decente.

      Fanno bene a pagarli 1000 euri al mese. Tanto valgono.

  16. impiegato anagrafe says:

    Largo ai giovani.Ma solo a quelli sfruttati e che prendono meno di 1000 euro senza certezze per il futuro.Troppo comodo così!I “giovani” di 40 anni capaci di prendere in mano un’agenzia seria (internazionale) dove sono?Temo non esistano e quelli che si sono manifestati sono delle sole pazzesche e le agenzie che li hanno presi ora si taglierebbero le mani.Non faccio nomi per decenza ma sia tra CEO che ECD ce ne sono svariati.In tempi come questi servono condottieri creativi e non,gente esperta e con le palle,non fighetta venuti su nei tempi d’oro che come leader sanno solo scegliere il ristorante o la company car.Meglio uno bravo che una pippa tutta apparenze,indipendentemente dall’anagrafe.La formazione ideale oggi è :capi sui 50 con palle ed esperienza e forze fresche sui 25/30 poco costose e piene di fame e talento,selezionate,motivate e guidate dai primi.Così le agenzie e il nostro lavoro avrà un futuro e una dignità riconosciuta dai clienti.Sennò altri bluff daranno al mercato una pessima immagine della nostra categoria.

  17. Gianni Lombardi says:

    Dick Whitman scrivi: “L’attuale presidente Adci si è dichiarato più volte contrario alle gare stile Ferrarelle. Ma prima di aprire il dialogo con Assocomunicazione dovrebbe assicurarsi sulle reali motivazioni dei suoi interlocutori.
    Pino, Massimo, tenete la lingua alla larga dagli stivali yankee. Ci servono dei Geronimo, non altri lacchè.”

    Obiezioni:
    1. Massimo Guastini ha già dimostrato ampiamente il suo coraggio civile e professionale.

    2. I processi alle intenzioni sono spesso la proiezione delle proprie paure. Per questo, quando si “apre un dialogo” il processo alle intenzioni andrebbe accuratamente evitato. Molti dei problemi della pubblicità italiana nascono proprio dalla pretesa di “sapere già cosa vuole il cliente” e la pretesa di leggere il pensiero degli altri.

    3. I Geronimo saranno pochi (in questo caso 2 su 33 commenti: Emanuele Nenna e Lele Panzeri) finché su questo blog la proporzione fra commenti firmati e commenti non firmati non sarà rovesciata. Rassegnatevi. Le cose stanno così. (E non cominciate con la solita pippa-difesa d’ufficio dell’anonimato: io non sono contro l’anonimato; vi ricordo solo – pestando la coda di paglia di molti – che è sproprorzionato). Qui, come in altri casi, l’osservazione è perfettamente in tema proprio perché si parla di coraggio.

  18. sara says:

    Il sistema scricchiola, diversamente puzza di vecchio. Che noia leggere queste cose.
    Lo so che è importante tenersi aggiornati, per questo lo faccio, per questo nonostante la noia continuo a leggere. E capisco pure che per voi grandi sia indispensabile fare il punto, pesare le cose, indagare e processare. Ma per me che sono piccola resta tanta noia, amarezza per le eterne polemiche ed uno spot che fa cagare. (Oh! Talvolta siete esilaranti e mi faccio delle gran belle risate! Grazie per quelle volte!)
    Io sono minuscola e la mia voce è un sibilo rispetto alle vostre ma, per quanto io possa essere piccola, ritengo di essere in grado di partorire una scenetta italianotta decisamente più dignitosa e frizzante della parata Buffon-Comesichiamaquella. Anche gratis. Anche per gioco. Questo conferma il fatto che nessuna delle mie agenzie del cuore mi ha ancora ingaggiata: sarebbe controtendenza preoccuparsi di tirare fuori un bel lavoro piuttosto che un buon bottino, non è lo spirito giusto! Nevvero? Perdonate il mio intervento guascone.
    Ed ora massacratemi.

    • Vox Populi says:

      “ritengo di essere in grado di partorire una scenetta italianotta decisamente più dignitosa e frizzante della parata Buffon”

      Dopo aver visto il tuo portfolio, ci permettiamo di nutrire qualche dubbio al riguardo.

  19. dickwhitman321 says:

    Ti voglio bene, piccola Guascona.
    Dick

  20. Pingback: Cartolina per Alfredo, Bruno & Donald. | Il blog dell'ADCI

  21. Un freelance stanco delle markette says:

    Mi piace sopratutto il passaggio che dice “Sei tu quello che non dovrebbe essere pagato. Questo sì che sarebbe etico”

  22. Hulk says:

    Potrei chiedere perché si parla tanto di questa gara?
    Ce ne sono tante (o ce ne sono state) di ben più scandalose, più impegnative, più importanti e ugualmente non-retribuite proprio come questa. Il risultato è modesto, ma non da parlarne così tanto.
    Il brief era opinabile, non mi pare così differente o distante dal risultato finale.
    La mia è solo una domanda.

    Ciao

  23. lutile says:

    Ma la pubblicità con Buffon è perfetta, cosa dite?
    Nel brief c’era scritta la Brand Value “il gusto del bello e del buono”.

    Buffon, il buono; la moglie, la bella (una volta).
    Variazione sul tema.

    Una buona sorsata di acqua leggermente frizzante e si digerisce anche questa…

  24. dado citti says:

    L’acqua è poca e la papera non galleggia.

  25. Zuma (well informed) says:

    Santo vince la gara Telecom del format post-Hunziker?
    Secondo voci avrebbe prevalso sulle altre 6 agenzie tutte brieffate sull’Internet super-veloce.

  26. no future says:

    ottimo n altro budget corposo che lascia il mercato italiano.

  27. COMPRATE HEADLINERS!!!! says:

    lo publicizzo anche qua così almeno, forse, smettono di pubblicizzarlo sul blog dell’ADCI.

    • Mark Etta says:

      Rosichi perché non sei tra i 2565 copywriter selezionati tra gli amici degli amici degli amici dei curatori. E poi non è vero che il blog ADCI ne parli cos’ tanto. Solo un tantino di più di quanto le trasmissioni RAI stiano facendo con l’ultimo libro di Vespa. Fattene una ragione.

    • Salvador says:

      Sembra quasi che non leggi. Sul blog dell’adci hanno preso abbastanza le distanze. Non remano contro ma nemmeno a favore. E il tentativo di Pasquale Diaferia di ottenere una sorta di patrocinio ADCI sta avendo una sorta di effetto boomerang. Penso comunuqe che le sue 108 copie le venderà (uno per ogni copywriter citato e rispettiva madre).

      Tutto perchè quel libro è una minchiata fotonica, l’ennesimo inutile episodio di suoperbia e autoreferenzialità senza basi che ci tocca sorbire in questo ambiente.

      Qui c’è un post che mi ha divertito molto a riguardo:

      http://adinitaly.blogspot.com/2011/10/ad-in-italy-nella-top5-dei-blog.html

      • più che altro says:

        costa quasi 30 euro e ha poco più di 100 pagine… a meno che i rispettivi copy-docenti di hdemia non obblighino gli sventurati alunni a comprarlo come libro di testo obbligatorio, non vedo chi sano di mente spenderebbe una cifra simile per un libro simile…

      • Ano says:

        Come per tutti i libri sulla comunicazione, il target di lettori è composto da studenti che credono di “svoltare” la propria esistenza entrando nel mondo della pubblicità, in apparenza molto cool. Non ho letto il libro e forse sbaglio a criticare senza documentarmi, ma non mi sembra giusto presentare il nostro mestiere di oggi come se fossimo negli anni ’80. Questo libro racconta “i volti, i caratteri e le personalità di chi scrive i messaggi pubblicitari che, in molti casi, fanno parte della cultura popolare”. Quali sono i messaggi delle pubblicità dei nostri anni che entrano nella cultura popolare? Sinceramente io non ne ricordo. Io al contrario ho la sensazione che la cultura popolare sia sempre meno interessata alla pubblicità. “Chi non ha mai detto “O così o Pomì?” Chi non ha mai utilizzato l’espressione “Di tutto, di più”?” O così o pomì non lo dice più nessuno da almeno una quindicina di anni.

        Comunque, non voglio attaccare Pasquale Diaferia, e sarà sicuramente colpa della mia scarsa cultura se non ricordo nemmeno una head di un “copywriter di prestigio” come lui dice di essere nella descrizione del libro. A me dispiace solo per tutte le persone che leggeranno il libro e penseranno che una volta entrati in pubblicità potranno comunicare alla patria tutto quello che vorranno, potranno esprimere liberamente la propria creatività e diventare dei personaggi stimati. Quando scopriranno che non è così, che molto spesso è il cliente che comanda e banalizza ogni tuo pensiero, accuseranno un brutto colpo e saranno costretti ad andare dallo psicologo per lasciargli quel poco che guadagnano.

        p.s. ripeto, ho commesso l’errore di giudicare senza documentarmi. Magari i contenuti del libro sono molto più realisti della sua descrizione e in questo caso mi scuso con Pasquale Diaferia.

  28. Transciànt says:

    Pasquale Diaferia, chi? Ah, quello che ha messo insieme nello stesso libro mostri come Paolo del Bravo o Pino Rozzi o Scotto Di Carlo insieme a perfetti sconosciuti che non lasceranno traccia della loro presenza su questo pianeta? Ah, quello lì? Ma per favore… poveri alberi sacrificati sull’altare del nulla…

    • no future says:

      mostri??? non esagerare per favore dai. i veri mostri del copywriting nn fanno i pubblcitari ma fanno altro, un po più in alto diciamo. bravi professionisti, bravissimi magari ma mostri dai sii serio

      • Transciànt says:

        @nofuture
        capisco il tuo piacere di spaccare il capello in 4 ma che cavolo hai aggiunto col tuo commento? Effettivamente, te ne do atto, non si tratta di mostri: nessuno di loro è figlio di godzilla… è un modo di dire. Intendevo, ma l’avrai capito spero, che quel Diaferiachi? ha accostato “Bravissimi professionisti” (contento?) che hanno nobilitato il nostro lavoro con gentucola (non faccio nomi perché non è cario) che non ha mai dimostrato nulla, nè fatto nulla che sia degno di essere ricordato. Il corollario – mica una novità peraltro – è che il nostro ambiente pullula di sedicenti geni dell’adv che sono lo specchio della mediocrità che ci circonda. Gente abile ad autopromuoversi (che è pur sempre una qualità, intendiamoci), a fare pr ma la ciccia, la sostanza non c’è. E se non c’è, non c’è. Detto questo, Diaferiachi? è liberissimo di pubblicare ciò che vuole come lo sono io di criticare la qualità del suo lavoretto.

  29. eticazzo says:

    Etica… mi chiedo quanto poco conti l’etica nella pubblicità. Non solo, il più delle volte il prodotto non ha nulla da comunicare, si omettono difetti e si inventano pregi inesistenti. A volte si ha persino la faccia tosta di far diventare i difetti dei pregi. Poi per finire si ricaricano i costi di un prodotto anche del costo della pubblicità. Ovviamente non è così in senso lato, ma fateci il conto di quanti specchi avete arrampicato per rendere presentabile una merda, specialmente di questi tempi. Siamo sempre sull’orlo di un baratro, solo che non guardiamo in basso. Personalmente quando mi chiedono se faccio il pubblicitario io dico che faccio solo il grafico. E guardo in alto.

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