Cinque agenzie hanno lavorato gratis per quasi un semestre, nel tentativo di aggiudicarsi la campagna Ferrarelle.
Ne abbiamo parlato mesi fa e pubblicato anche il briefing.
C’erano in lizza ottimi professionisti a contendersi il budget. Eppure.
“Può capitare che una gara non produca un risultato – ha spiegato Michele Pontecorvo, responsabile relazioni esterne dell’azienda. Ferrarelle è un brand sfaccettato, che negli ultimi anni ha subito profondi cambiamenti, dunque non era facile realizzare una comunicazione adatta“.
“Quando abbiamo appreso che la gara non aveva prodotto risultati abbiamo fatto un bagno di umiltà e ci siamo rimessi in discussione, convinti che forse l’approccio non era giusto – ha affermato Pino Rozzi, direttore creativo esecutivo e Ad 1861united -. Così, ci siamo recati alle fonti di Ferrarelle, in provincia di Caserta, e lì ci è venuta l’idea…“
Negli ultimi mesi, l’avrete notato, le fanzine fanno anche domande scomode.
Ecco quella di Serena Piazzi all’ineguagliabile Antonio De Caro (direttore commerciale):
“Ma gare condotte in questo modo, che richiedono un impegno oneroso alle strutture senza poi fornire alcun rimborso, non penalizzano il comparto delle agenzie?”.
“Noi abbiamo lasciato alle agenzie la massima libertà, avrebbero potuto scegliere tranquillamente di non partecipare o di ritirarsi credo quindi che la responsabilità non sia soltanto delle aziende.“
Vero. Bello farsi dare lezioni di comportamento dalle aziende che contribuiscono a questo malcostume.
Ora vi lascio alla campagna. Frutto del bagno di umiltà di Pino Rozzi e il suo team, alle fonti di Caserta.
United,l’agenzia più cool,”creativa”,glamour ecc del mercato usa solo calciatori con le mogli.
Siamo veramente messi male.Per Lexus aspettiamoci una versione Zen di Cannavaro e signora.
Comunque bravi,almeno incasseranno qualche soldo,unica cosa che veramente conta oggi.
Il peggio è che per arrivare ad una campagna come questa,con claim che esiste da millenni,ci sono voluti infiniti mesi,infinite presentazioni e infiniti soldi buttati nel cesso da parte delle agenzie partecipanti.
Bella mmerda.
No, mi spiace ma così non va bene.
A questo film va riconosciuto per lo meno il merito di rispondere alla domanda che accompagna ormai storicamente la marca. E la risposta è: liscia. Almeno questa volta.
E poi è troppo facile sparare contro un lavoro senza fornire razionali. Se volete farvi due risate serie, almeno andate a recuperare il brief linkato sopra da Donald, no?
Povera United. Non vince un premio che conta da anni. Ormai ridotta alla rappresentazione più becera e ruffiana del gusto nazionalpopolare. Dopo le baracconate Sky e Vodafone, mancava solo quest’altro capolavoro di berlusconismo pubblicitario. Requiem.
Creare uno spot sullo scontatissimo doppio significato della parola “portiere” è, nel ventunesimo secolo, imbarazzante; idem la gag di Buffon che non riesce ad afferrare la bottiglietta. La Seredova seduta in mezzo a pacchi incellophanati d’acqua minerale è orripilante: roba da volantino di un discount. Se questa era la campagna che cercava il cliente, onore alle agenzie che hanno perso!
Intravedo l’oscuro intento di legare il portinaio povero al liscio, il maggiordomo che non centra un cazzo con gassata e il vero gigi buffon infine a ferrarelle che tira fuori il vero te stesso. complimenti, penso che la capiranno in tre.
miii non avevo capito…che ‘mbescille che sono
o c….zo!
anch’io non l’avevo capito…..mi devo preoccupare?
Io, che notoriamente sono di gusti facili, mi sono molto divertito a vedere il film. I tempi comici secondo me sono perfetti, il che non deve essere stato facile con un attore non professionista e pressoché negato come Buffon. Però i critici hanno ragione: se c’è voluto questo interminabile processo decisionale per arrivare a una gag ben girata con doppio testimonial perché un solo testimonial non basta più, è proprio vero: la montagna ha partorito la barzelletta.
I dirigenti di Ferrarelle andrebbero rimproverati dai loro azionisti, perché è evidente che sono un po’ indecisi e perditempo.
Si si, tutti a criticare…poi, magari, incredibilmente vincerà un cono all’adiccì….
ommmmidddiooooo….penosa
Se evitiamo di pensare che Riccardo Rossi per Enel aveva già sfruttato doppio ruolo di portiere di stabile e portiere di calcio, se evitiamo di pensare che “ragazzì mo te lo buco ‘sto pallone” è preso paro paro da uno spot AT per StreamTV Calcio con Fabio Cannavaro, se evitiamo di pensare che con questi chiari di luna non è tanto il caso di fare gli schizzinosi allora capiamo cosa voleva davvero dire Pino Rozzi quando dice di aver fatto un bagno di umiltà.
Ormai è chiaro: I DC ti dicono di non usare i giochi di parole per avere l’esclusiva.
Lo spot è squallido dal punto di vista di un pubblicitario moderno, che, oltre a pensare a quale testimonial ficcare in una campagna, conosce il significato dell’espressione “strategia di marca”.
Però smettiamola di giudicare le comunicazioni solo su questo parametro.
La verità è che la stragrande maggioranza delle aziende italiane sognano di fare campagne stupide col grande testimonial che fa autoironia e la sua fidanzata che lo prende affettuosamente per il culo.
E United, a fare quel tipo di campagne, lo dico con rispetto, è la numero uno.
In fin dei conti, quello di United è uno schema ricorrente che si dimostra efficace; né più né meno di quello tutto coolness e leccate di layout che nel decennio scorso ha fatto il successo di DLV.
Che dire? Il pubblicitario intelligente è quello che sa interpretare la cultura popolare nella quale opera, quello che sa dare alla gente ciò che la gente vuole.
La pretesa di educare il target ad un gusto più raffinato e ad una maggiore competenza pubblicitaria è delirante, oltreché arrogante, per definizione.
Il nostro lavoro non è educare la gente a capire quanto siamo fighi. Il nostro lavoro è capire cosa piace alla gente, senza pregiudizi, e darglielo.
La cultura italiana è unica, anche nel solo ambito della vecchia europa. Tutto ciò che funziona all’estero in termini innanzitutto di consumi, prima che pubblicitariamente, guardacaso in Italia non funziona mai.
Anzichè accusare sia gli italiani che i pubblicitari italiani di non saper fare e capire la pubblcità (la tipica, incessante, patetica accusa che ogni giorno riceviamo dai direttori creativi italiani fuggiti, o più spesso cacciati, all’estero) perchè non proviamo ad avere un approccio più laico, più profondo, più intelligente allo studio e alla comprensione delle unicità che caratterizzano antropologicamente e sociologicamente gli italiani?
E poi decidiamo se Buffon e signora è meglio o peggio di un oro a cannes che nessun consumatore ha visto o ricorda di aver visto…
Meditate gente
al di là del fatto che non credo che il nostro compito sia dare alla gente ciò che vuole, ma qualcosa di molto meglio: tu pensi seriamente che questo sia ciò che la gente vuole?
Body, ma che fai, mi sciorini le frasette da direttore creativo fico tipo “dare alla gente molto più di ciò che vuole”?
Dai, ti prego…
Io cmq penso che quello spot, se è uscito, se lo ha fatto united, un totale flop non potrà essere. Perchè non stiamo parlando di dilettanti che lasciano uscire una porcata dal punto di vista marketing pur di prendersi un budget. Avranno mediato, poco ma sicuro, come per ikea, come per vodafone, che è poi quello che fanno i manager che vogliono fare business. Ma anche in quello, nel mediare, United è superiore alle altre agenzie al momento.
E dubito che quello spot farà schifo al target.
Ad ogni modo, è il pubblico che decide se apprezzare o meno la pubblicità. Non siamo noi i depositari del giudizio sulla pubblicità solo perchè facciamo i pubblicitari.
Tu sai davvero cos’è quel di più rispetto a ciò che la gente vuole? Che sei, Dio? Steve Jobs? E se sei uno dei due, perchè perdi il tuo tempo tra noi mortali e non ti godi i milioni che la tua superiorità intellettuale ti avrà certamente già procacciato?
Body…
quoto in pieno.
e aggiungo che la “gente” ‘ste cose non se le caga per niente.
già di per sè dire “la gente” è un errore grossolano che indica snobbismo, come se noi fossimo gli eletti e il pubblico poveri ignoranti.
Su facebook “la gente” condivideva sony bravia, old spice, closet di canal plus e molti altri film che rappresentano il TOP sia per noi che per loro.
Giustificare il tutto dicendo “Tanto l’italiano medio è ignorante” legittima la pigrizia di tutti quelli che fanno questo mestiere: clienti, ma prima di tutto agenzie.
“direttori creativi italiani fuggiti, o più spesso cacciati, all’estero”? Spock, non so chi sei, ma se non ti rimangi questa cretinata, dimostri di essere un incompetente.
Andre Stillacci, Luca Grelli, MacGregor-Hastie sarebbero “direttori creativi fuggiti o più spesso cacciati all’estero”? O fai dei nomi (compreso il tuo) circostanziando l’affermazione, oppure questa frasetta scema t’è sfuggita e te la rimangi.
http://blog.adci.it/?p=1239
Gianni Lombardi, ti leggo solo ora e credo che, sia pur tardivamente, un paio di risposte devo dartele. Spero tu le legga. Casomai non dovessi, amen, non muore nessuno.
“Fuggiti” non è evidentemente un offesa ma un dato di fatto che non implica un giudizio di merito, quindi sorvolerei.
Credevo, scrivendo, che il “più spesso cacciati all’estero” si sarebbe inequivocabilmente colto come un riferimento esclusivo ad Halastair Mac Gregor. Evidentemente no e di questo, nei limiti di ciò che è, ovvero un fraintendimento, mi scuso.
Per quel che conosco Mac Gregor, lo considero intelligente, di molto buona cultura e un buon professionista: Detto questo, come pubblicitario è un onesto esponente della categoria ma ben lungi dal guru che potrebbe permettersi le affermazioni che lui periodicamente si accanisce a rilasciare sull’italia da Parigi.
Inoltre, cosa più importante, mi risulta che la decisione di Mac di lasciare l’Italia a suo tempo sia stata un rimedio. Certamente non la scelta filosofica che lui pretende di venderci di aver compiuto. E anche se poi è riuscito a rilanciarsi in modo brillante in tbwa parigi, e gliene rendo merito, trovo ipocrita e stucchevole questo suo puntellare noi italiani di continuo esortandoci ad una reazione che lui di fatto non ha mai avuto davvero.
Non intendevo fare di tutta l’erba un fascio e, per l’appunto, chiarisco.
Sul mio anonimato, ti meriti che io ti risponda con la stessa gratuita agressività che hai avuto tu.
Ma che cacchio vuoi? Questo blog si regge sulla nozione di commento anonimo o sotto pseudonimo. Senza giudicare, la regola è questa. E, rispetto a questa regola, semmai l’anomalia sei tu. Ciascuno pensi ciò che vuole dell’anonimato, ma chi sei tu per pretendere di avere i nomi di chi fa affermazioni che a te non stanno bene? Per sbagliate o anche offensive che siano. Trovo violenta la tua pretesa di sapere chi sono. E trovo che dovresti scusarti tu per avermi sostanzialmente ordinato di rivelarlo pena l’accusa di vigliaccheria.
Altrimenti, diventi tu un arrogante e un censore.
Ti saluto
Spock, grazie per la spiegazione. Personalmente non sono molto d’accordo né sul giudizio su Alasdhair Macgregor-Hastie, né sulla tua autodifesa d’ufficio. La frase originale era comunque infelice, sia che si rivolgesse a molti sia che si rivolgesse a uno solo. Inoltre, chi critica gli altri coprendosi dall’anonimato comunque non è un esempio di coraggio, salvo rari casi.
Per quel che riguarda la tua accusa di “censura”: è proprio una stupidaggine come l’infelice frase sugli italiani “cacciati” all’estero. Non solo hai scritto quello che vuoi in lungo e in largo, ma nessuno ti vieta di aprire uno o più blog per dire tutto quello che vuoi, in italiano o in altre lingue.
Quanto mi mancano Pasquale e Gavino!
Quoto Spock parola per parola. Aggiungo, poi, che oramai lavoriamo per diversi 3 target: per noi stessi, anzi, per la stretta cerchia onanista dei giurati; per i direttori marketing delle aziende; e, last and the least, per i consumatori. E questo lavoro credo non piaccia solo al primo dei target che ho elencato.
Vita grama per i portieri in pubblicità. http://www.youtube.com/watch?v=38WGWj0B9H0
Pur avendo la sigla e chi creativamente la dirige la mia assoluta stima, credo che più che di un bagno di umiltà, di bagno di servizio si tratti.
E sia. Ci può stare. Ma non ci si venga a parlare di tempi comici, di contesti sociali e menate simili. Questo spot è semplicemente insulso. Non vedo come sia sostenibile che abbia saputo individuare anche solo una delle tante sfaccettature del brand.
Evitando le polemiche e le maldicenze, ipotizzo una ricostruzione:
- Gara piena di cose “fighe” (comunque Ferrarelle ha una Case History di tutto rispetto, la campagna del “bollino rosso” per fare un esempio era un gran bel vignettone).
- Il cliente vuole una merda nazional-popolare e rimbalza tutti (anche per poter strappare un prezzo più basso su pacchetto campagna/media al 2° giro).
- Poi richiama Wpp / United e dice “Io lo voglio fare con voi, tra i vari motivi (no comment), perchè voglio una campagna con calciatore e moglie, e voi per Vodafone la fate decisamente bene.”
- R&B fanno “un bagno d’umiltà” ben retribuito, e fanno l’ennesima cosa “come vuole il cliente” cercando di salvare il salvabile (art direction delle parti di Buffon ottima, per come rischiava di venire! Quella della Seredova invece non era salvabile. Recitazione di Gigi immensamente meglio rispetto a Kellog’s Coco Pops per esempio).
- Alla fine esce una campagna mediocre, con una strategia nebulosa (complimenti ad Anonimo per l’acume!). Sarà per la prossima volta…
Ma in tutto questo quello che mi fa ridere è: se United avesse presentato questa campagna al primo turno, il cliente avrebbe detto “Perfetto!” o li avrebbe sbattuti fuori urlando “Cosa cazzo mi riciclate la presentazione della Gara Vodafone di 3 anni fa! Ma ci prendete per il culo!?”
Avrei voluto vedere la scena…
Un bagno di umiltà – riciclato – dentro il peggior cesso di un fatiscente Autogrill.
Il punto non è quanto piace o fa schifo a noi questo singolo spot. Il punto non è quanto noi crediamo che possa contribuire al recupero o al consolidamento o al rinnovo dei valori ferrarelle (peraltro, brief di gara a parte, chi sa cosa abbiano concordato e discusso agenzia e cliente nelle loro presumibilmente molteplici riunioni prima di fare uscire lo spot).
Il punto è quanto piacerà a chi compra o dovrebbe comprare l’acqua ferrarelle. Il punto è quanto contribuirà a far vendere più bottigliette di quell’acqua. Il punto è, soprattutto, quanto, tra qualche anno, la scelta di quei testimonial ( che magari andranno avanti a fare i cretini per più di un episodio) avrà influenzato positivamente l’immagine del brand.
Sinceramente lo snobismo intellettuale di molti frequentatori di questo blog non solo è patetico, ma anche segnale di una certa ottusità.
Sarebbe bello se questo fosse il forum dei pubblicitari a tutto tondo, invece di fatto tende ad essere il forum dei creativi frustrati e affetti dalla sindrome dell’incompreso.
Peccato…
Spock, sei passato da un intervento lucido ancorché non del tutto condivisibile (secondo me, ovvio) al solito ritornello dei creativi frustrati. Peccato. Non sono né frustrato né incompreso né snob. E se sento un peto non sono obbligato a chiamarlo profumo solo perché piace a tutti e tutti pensano che sia la fragranza più figa del momento. Magari da qualche ricerca risulterà pure che “Brava Giovanna” ha fatto vendere tonnellate di silicone in più ma questo non ne fa uno spot decente. Tutto qui.
Sull’autorevolezza, mi piacerebbe pensare che le cose stiano così (anch’io mi sentirei rassicurato nell’affidarmi a Pino Rozzi) ma il dubbio che le logiche siano ben altre mi sembra quantomeno legittimo. E potrei continuare con la vexata quaestio se la pubblicità serva a vendere o altro perché anche sull’argomento ho idee molto diverse.
Il paragone con “brava giovanna” è esagerato. Non siamo su quei livelli e credo tu lo sappia.
Se, sulla pubblicità, hai idee diverse dall’ovvio, e cioè che serve a vendere prodotti e servizi, è inutile che ne parliamo insieme.
Sull’ovvietà del mio primo intervento posso anche concordare. Solo che spesso ricordare concetto ovvii a chi li ha persi di vista è la chiave di una comunicazione efficace. Non è che faccio un intervento solo per rivelare chissà quali scoperte. Se riesco a far riflettere su qualcosa di ovvio ma, evidentemente, non più così chiaro e assodato, ben venga.
E’ inutile che ti pungi quando parlo dei creativi frustrati. Magari tu non fai parte del club ma il club per definizione è enorme. E le loro riflessioni non sono mai d’aiuto.
Di certo non intendevo mancarti di rispetto anche perchè nemmeno so chi sei.
E cmq vexata quaestio a me non l’aveva detto mai nessuno…
E aggiungo che non si possono certo biasimare Rozzi e Battaglia per essere managerialemente e come imprenditori più furbi e più efficaci di tutti gli altri.
Ergo, il punto non è cosa evrebbe detto il cliente se United avesse presentato quella campagna al primo turno di gara. Il punto è che il cliente a un certo punto si è affidato completamente a United. Perchè evidentemente Rozzi e Battaglia sprigionano un’autorevolezza maggiore rispetto ai ceo e ai direttori creativi esecutivi delle altre agenzie.
Fanno sentire il cliente più sicuro. Danno più fiducia.
E noi li dovremmo criticare per questo?
Ma infatti non era nè una critica nè un biasimo, viva chi vince le gare.
Quindi rimangiati l’accusa di snobbismo, grazie.
La mia é una rifessione più ampia, che esula da questa campagna sulla quale sinceramente si sono già spese fin troppe parole, sul ribaltamento totale delle logiche cliente/agenzia, ormai raggiunto nel nostro paese.
Anni fa, mai e poi mai un cliente avrebbe accettato di pagare un’agenzia per una campagna che loro avevano già fatto per un altro cliente… Anche se fosse la più efficace del mondo.
Adesso non solo lo accetta, ma addirittura lo pretende.
Sceglie l’agenzia perchè possa replicargli la campagna già fatta per un altro…
A me personalmente non semba un bell’andare per le agenzie.
E se poi vuoi parlare proprio di questa campagna…
Vodafone non ha nulla da eccepire?
Dove si ferma l’esclusiva di una creativà e di un format, venduti da un’agenzia ad un suo cliente?
Fin dove un cliente può pretendere dalla sua agenzia “esclusività” per le sue campagne?
A me sembrano discussioni molto reali, sulla metodologia del nostro lavoro.
Inoltre scusa se tu segui la logica “chi vince è bravo”, esulando dalla qualità e dall’originalità della creatività prodotta, dove sta per te la differenza tra United e Pomilio Bloom, giusto per fare un nome molto bistrattato su questo blog?
PS il tono delle tue mail è poco vulcaniano se posso permettermi
non apprezzo che chi vince ha sempre ragione. Anzi, spesso sono frustrato da questo dato di fatto.
Credo solo che non stiamo considerando per niente cosa oggi incontra il gusto della gente, o dei vari target se preferisci.
Alberto sordi non avrebbe dovuto fare più di una commedia perchè replicare lo schema lo faceva passare da originale a clichè? Se agli italiani piace la commedia all’italiana anche in pubblicità dobbiamo ignorarlo?
Vi prego smettetela di farmi notare che lo spot ferrarelle, anche nei confini del clichè, è brutto. Lo penso anch’io. Ma questo non c’entra niente con la riflessione che volevo fare.
Il problema delle agenzie, per me, non è ciò che esce, ma come ci si arriva. Quindi un problema di relazione manageriale con i clienti. Non un problema di educazione alla qualità creativa. Vabè, cmq ora basta perchè mi sto annoiando da solo.
Addio
è Vodafone, ma senza Vinx.
Questo spot e’ una merda! Non lavorerei nell’agenzia che l’ha fatto neanche se mi pagassero!
Ma dai…la ricostruzione di Ex-Gargantua prima che me lo copiassero secondo me è perfetta. Loro avranno provato a fargli fare qualcosa di sensato, questi volevano una boiata e loro alla fine li hanno accontentati con un pastrocchio nazionalpopolare che sa di già visto, ma che è comunque costruito in maniera dignitosa a livello di forma. Se poi guardate il secondo soggetto, quello con la Abbagnato è decisamente meglio. Alla fine un manager di agenzia deve anche accontantare il clienti. Si sono portati a casa il budget, l’agenzia ha conti sani e magari potrà assumere invece di licenziare…e di questi tempi mi sembra già un successo. Una curiosità Donald: ma tu la gara Ferrarelle hai avuto modo di seguirla da molto vicino?
Quante storie. Alla fine non mi pare peggio di tante altre cose in giro. E non è peggiore di alcune delle campagne presentate in gara, che io ho avuto occasione di vedere.
OMG
Tralasciando il mio giudizio sulla campagna, giudizio che tengo per me (serve a niente) e che probabilmente coincide con quello di chi l’ha fatta, mi chiedo, dopo aver riletto il brief: ma che cazzo c’entra questa campagna col suddetto brief, a parte la parte 2 della parte sulla brand personality, detta anche Brand Personality?
Sarà che so’ giovane e inesperto…
http://www.calcioblog.it/post/12410/un-nuovo-portiere-per-il-ks-cracovia-ecco-il-numero-35-merda
Diciamo che United è l’agenzia che in Italia sta lavorando più di tutte le altre e questo può dare fastidio e prurito a molte agenzie concorrenti… sta di fatto che United è in grado mutare e di adattarsi nel caso e se serve, senza dimenticare il proprio DNA, al quale può fare sempre riferimento per tornare alle origini, quando e come vuole.
Stiamo parlando di acqua, l’alimento più necessario, conosciuto (popolare) e semplice.
Questa mi sembra una campagna elementare ma proprio per questo, efficace perché non si perde in inutili sofismi:
come l’acqua che allevia la sete e ci fa tornare in noi in un nanosecondo.
E poi, probabilmente, il cliente voleva tornare alle origini. Le scelte sono libere.
Ma basta, sembrate tante prefiche allo sbando! Non avete vinto l’importante gara con Ferrarelle e non avrete la giusta esposizione: FATEVENE UNA RAGIONE.
Spot a dir poco datato e privo di creatività.
Il problema però come già detto è che i manager delle aziende, e quindi le aziende stesse, sono poveri di coraggio e capacità.
Mi dispiace dirlo ma per lunga esperienza acquisita, è raro che in una gara non ci sia almeno una proposta valida e in brief, quindi, per deduzione lapalissiana, Ferrarelle non ha manager capaci.
Ferrarelle fai fare un corso ai tuoi dove possano imparare almeno queste 4 cose:
1 scegliere una lista di agenzie capaci di sostenere il progetto
2 essere in grado di redigere brief corretti e coerenti con le esigenze e le aspettative
3 essere in grado di valutare a breve/medio termine l’impatto della creatività proposta
4 saper prendere una decisione e sostenerla con i mezzi adatti
Tutto questo non mi sembra datato per niente ma, al contrario, assolutamente in target e al passo con la Semantica e la produzione di senso che il brand voleva ottenere dall’agenzia titolare della campagna. Per la mia esperienza posso affermare che questi due spot (Buffon e Abbagnato) otterranno un buon successo. Sportivamente, faccio i miei complimenti.
Tralasciando l’opinione sullo spot, vorrei farti notare che la problematica risiede nella modalità di approccio e gestione della gara.
Prova a fare i complimenti anche su quello e vinci il premio del “lecchino” dell’anno.
Era la prima gara in assoluto che Ferrarelle ha indetto e poteva anche succederle, in tal caso, di non essere completamente programmatica e perfetta (capita anche nelle più importanti aziende… non solo italiane), vuoi anche per inesperienza ed è umano, umanissimo tutto ciò. Chi ha partecipato alla gara (senza una pistola puntata alla tempia) essendo più scafato del Cliente, avrebbe potuto fare in modo e con idee valide e accettabili non solo in modo unilaterale (il primo segmento vale ma fino a un certo punto), di tirare acqua al proprio mulino per avere la meglio. 1861United si è mossa in modo intelligente e umile (ci sta tutta questa cosa, ci credo) e ha vinto. Anche io sportivamente faccio i complimenti all’agenzia di R&B. E non si tratta di essere lecchini, ma di essere sensati ed equilibrati. A me la proposta è piaciuta. E stop.
@Avedon
spero che tu sia davvero inglese, o comunque straniero.
In ogni caso, anche guardando alla sostanza di quanto scrivi, pensi da zerbino. Scrivi agenzia minuscolo, ma Ferrarelle e addirittura Cliente in maiuscolo. Uhm…forse non sei nemmeno uno zerbino. Forse “lavori” nel reparto marketing della ferrarelle.
Non sei buono nemmeno per pulirmi la suola delle scarpe.
Che poi la Ferrarelle è anche un po’ una schifezza come acqua minerale, vogliamo dirlo?
Invece questa acqua è molto buona, direi… però signori, ammettetelo, quanto siete rosiconi…
Mi sa che hai proprio ragione. Patetici.
Avedon
Nessuno mette in dubbio le abili mosse e le capacità di 1861.
Premettendo che non ho avuto in nessun modo contatto con la gara (e quindi non esprimo invidia o qualsivoglia altro sentimento di ripicca ), trovo quantomeno ridicolo giustificare l’incapacità manageriale dicendo “capita anche nelle più importanti aziende… non solo italiane”……… all’estero certe gare sono rimborsate anche se con semplici gettoni di partecipazione.
Piantatela di fare i buonisti a tutti i costi per essere fuori dal coro. Lodare la “mala gestio” in un mercato (italiano) che non solo risente della crisi globale ma vive da tempo una condizione di apatia e di “pressapochismo” generalizzata non vi farà dormire sonni migliori.
Correzione alla risposta di getto:
Premettendo che non ho avuto in alcun modo contatto con la gara
GAS, basta con questo ad hominem… ad perpetuam rei memoriam.
Non si tratta di voler essere fuori dal coro e di fare i buonisti… io non lo sono per natura, ma ciò che ha scritto Avedon non fa una piega. Non vale poi la pena neppure fare gli esterofili ad oltranza poiché sappiamo tutti bene come la Comunicazione in Italia, sia un fatto a sé. Perdonami se ti contraddico con fermezza: le condizioni di apatia e di “pressappochismo” non si confanno proprio (qualcuno ne accennava prima in altri post con termini che richiamano alla Genetica) al Dna dell’agenzia di Battaglia e di Rozzi. Loro questa apatia generalizzata di cui parli, l’hanno vinta anche con Ferrarelle (nel caso Ferrarelle fosse apatica). Come fare un tuffo in piscina (dal trampolino?) …Aqui està el busillis… vuoi per pigrizia, vuoi per crisi di panico, vuoi perché il trampolino non ha una escursione ottimale poiché non è fissato bene, qualcuno ha preferito non farlo, ma per nuotare in piscina ci sono tanti modi, non basta bagnarsi il polso. Il brief di Ferrarelle forse non sarà stato eccellente anche se io (visionandolo in un altro post) non l’ho trovato così disorganico. Suvvia, era come una versione di Latino apparentemente complicatissima, che si risolveva con una semplice locuzione di sintesi.
concordo
inutile parlare di acqua se la risposta è vino.
chiudo
Leggo i vostri post e mi accorgo che c’è gente assennata per fortuna, ma anche gente sorda, polemica, prosaica. A me il lavoro fatto per Ferrarelle piace, non lo critico affatto. GAS bevi più vino, magari impari a rilassarti e a vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto. Buona fortuna!
Avedon, voto 4 sei perennemente fuori brief.
@ Siccomeche Essendo
Agenzia agenziA AGEnzia agenZIA aGeNzIa AgEnZiA AGENZIA agenzia… continui tu che io ho da fare? Gli zerbini (ne ho cinque), li farò spazzolare domani dalla mia domestica. Saluti.
che ridere, Siccomeche. Complimenti
A giudicare dalla reazione mi sa che hai “colpito e affondato” il figlio (scemo) di papà.
@Avedon:
Ti chiameremo il Trota del Liscio.
Pingback: Occhio alla lingua, Rozzi e Guastini. | Donald Draper
Ma non vi leggete? Concepite battaglie navali buone per i fancazzisti… e i falliti. Come annoiati e novelli ammiragli Villeneuve.
MarcusMiller says on “Il Brief Ferrarelle.”:
17/05/2011 at 18:10
“Insomma, non è che a forza di fare i geni incompresi non abbiamo compreso e non ci siamo compresi? Non è che non siamo più in contatto nè con le persone, nè con le aziende? Non è che pensavamo di essere i Beatles e invece siamo i Rokes, con tutto il rispetto per Shel Shapiro?”
Insomma, non è che a forza di fare i geni incompresi non avete compreso e non vi siete compresi? Non è che non siete più in contatto né con le persone, né con le aziende? Non è che pensavate di essere i Beatles e invece siete (e se continuate così, resterete) i Rokes, con tutto il rispetto per Shel Shapiro che comunque si dedica al teatro, alle fiction, scrive libri e si occupa di tante altre cose interessanti per lui, che uno dei Beatles non lo è stato mai e mai ha preteso di esserlo? …Sarà una bella società…
Mi pare giusto informarvi che Avedon e that’s odd! sono lo stesso decerebrato. Un commentatore ha suggerito l’ipotesi che potrebbe addirittura trattarsi de Il Trota del reparto marketing più sgasato d’Italia. Stiamo indagando.
posso intromettermi? scusate, ma qui, come sempre, mi sembra che si parta da spunti interessanti per un dibattito per finire poi con insulti ad personam… non cadiamo ancora nella trappola, altrimenti ecco perché non si riesce a costruire nulla, né un’associazione né un comitato…nulla!
Premesso ciò, il brief di Ferrarelle era stereotipato e scritto da qualcuno che non capisce molto di comunicazione ma fa solo finta e che soprattutto non sapeva cosa voleva chiedere alle agenzie.
Ho visto gli spot in TV, se non avessi saputo nulla né letto il brief direi che sono due spot carini, normali, simpatici.
L’azienda si è comportata in modo vergognoso e molto arrogante.
Tempo fa andai al brief di una gara per gli Internazionali di Tennis di Roma…. c’erano 15 agenzie, tutte grandi. Brief inesistente, budget ridicolo, vincoli assurdi, tempistica risibile. Dico in agenzia che è meglio non partecipare. Ovviamente, solito giro di telefonate tra i manager dei grandi gruppi e poi….tutti a partecipare! ma che bello! verghino siori venghino!!!!!
Meraviglia, sembra di essere tornati ai tempi preistorici di rejectedby.
Tutti contro tutti, rosiconi in pole position.
E’ proprio vero che la moda e la pubblicità sono l’habitat perfetto per gli isterici, gli invidiosi e i wannabe. Ah, dimenticavo: anche per le maestrine.
Venghino, siori, venghino: altro giro, altra corsa.
Ad maiora.
sì, un grande circo… però non credo che sia solo nel settore…secondo me l’essere umano è rosicano e vile di natura, sob sob!
@ that’s odd
La tua domanda è lecita. Qui però le questioni sollevate dal post sono altre. 1)Servivano dodici mesi di gestazione, sei dei quali hanno coinvolto gratis altre agenzie, per arrivare a questi due film?
2)United 1861 è assolutamente in grado di fare lavori come questo per Ferrarelle (ma anche di infinitamente migliori), in tempi molto più stretti. C’era davvero bisogno di una gara tanto lunga? Soprattutto, c’era bisogno di una gara?
Secondo me, la risposta è no a tutte le domande. Lo dico con grande serenità. Mi piace il prodotto. Mi piace il marchio. Mi piace l’agenzia che ha fatto il lavoro e non ho partecipato alla gara.
Aggiungo che a questa gara non avrei partecipato, sono molto contento di potermi permettere questo lusso. E non mi piacciono le dichiarazioni rilasciate dagli uomini di marketing della Ferrarelle. In particolare trovo “pilatesca” l’affermazione di De Caro, ne ricordo il senso: “era chiaro sin dall’inizio che la gara non avrebbe avuto rimborso e pertanto le agenzie hanno accettato liberamente”. Non sono d’accordo perché non è etico chiedere del lavoro gratuito. Il fatto che qualcuno possa rispondere positivamente a una mia offerta non implica che tale offerta sia etica.
Tornando alla tua domanda, that’s odd!, la semplicità può essere anche bella e interessante. Ormai non servono ricerche “in vitro” per essere in contatto con le persone. Guarda quante visualizzazioni ha avuto questo video (lo conoscerai già) fatto per un’acqua minerale: http://www.youtube.com/watch?v=XQcVllWpwGs
Poi guarda quante ne ha avute Ferrarelle http://www.youtube.com/watch?v=j7Yj9HnuEIc
Lo so, sono passati pochi giorni, ma ne ha pochi di più di un mio content privato sul Subbuteo: http://www.youtube.com/watch?v=O5iW4XedK9E
Sei sicuro di essere davvero in contatto con le persone?
Ciao
m.
Caro Massimo,
tu sei un imprenditore oltre che un direttore creativo. Non conosco da vicino la tua agenzia ma sono convinto, considerando ciò che scrivi, che non pensi solo al fatturato ma anche a dei codici etici da rispettare, sia a livello di rapporti umani che professionali.
Detto questo, nessuno è obbligato a comportarsi da signore, soprattutto quando si parla di business e mercato. Il team di Ferrarelle secondo me non ha alcuna colpa se il sistema gli ha permesso di indire una gara non retribuita. È colpa di noi pubblicitari che lo permettiamo, facendoci una concorrenza sleale che dura da anni.
Prova a pensare se i dentisti cominciassero a farsi la guerra tra loro. Dopo pochi anni sarebbero ridotti come noi, a fare le pulizie del cavo orale gratis e le otturazioni a pochi euro.
Come giustamente ripeti, facciamo fatica a comportarci da categoria. Secondo me è questo il punto di origine di tutti i nostri mali. Questo senso di competizione, questo odio reciproco che spesso si maschera dietro a tanti falsi sorrisi.
Tu come persona e imprenditore avrai sicuramente tutte le credenziali per dare lezioni di etica, ma non puoi darle come rappresentante della nostra categoria. Nell’ADCI c’è tanta gente che accetterebbe di fare dei lavori non retribuiti, giusto per vincere un premio, ci sono tanti direttori creativi che permettono di prolungare degli stage anche per 2 anni, e via dicendo.
Per non parlare dei manager che girano nelle agenzie, che sono il peggio del peggio del peggio che uno possa immaginare.
Tutto qui, grazie per la tua attenzione…
Ano
Ciao Ano,
Il “sistema” mi permetterebbe di prendere risorse umane gratuite, spremerle e rigettarle perché “c’è la fila fuori” di creativi che mi pregano di farli entrare in cOOkies.
Non lo faccio. Non perché sono cattolico (non lo sono). Non credo nemmeno nell’inferno. Penso che sia un comportamento sbagliato.
Penso che contribuirei a sputtanare ulteriormente questo mestiere che mi piace. Le nostre azioni hanno sempre delle conseguenze.
L’intero “sistema” si costruisce o si destruttura con una somma di azioni, comportamenti e conseguenze.
Io prendo solo le risorse che mi posso permettere di pagare, se hanno la capacità di produrre lavori che io posso poi “vendere”. E lavoro solo per chi mi può pagare.
I “sistemi” non sono qualcosa di ineluttabile, non sono nemmeno dogmi. È vero quello a cui alludi con l’esempio dei dentisti, l’ho descritto molte volte.
A un certo punto le agenzie si sono fatte la concorrenza sulla “debolezza” dei prezzi anziché sulla forza delle idee. È così che siamo arrivati a questo caos.
Anni fa scrissi un post http://www.tpblog.it/le-gare-selvagge-mettono-nel-sacco-tutti.
Dagli un’occhiata.
“Comportarsi da signore” non significa nulla. L’Etica è semplicemente l’insieme di norme, un sottile diaframma, che ci separano dal Caos.
All’assemblea Adci che mi ha eletto raccontai cosa avevo in mente e quello in cui credevo.
Per tre anni farò il possibile perché accada.
Io non accetto l’attuale “sistema”. Tutto qui.
Ciao
m.
Perdonate il commento fuori luogo. Non lavoro nell’ambito della comunicazione pubblicitaria, sono una semplice designer nel settore digitale, con alcune competenze nello sviluppo… mi domando, perché se voglio vedere le campagne sul sito della United 1861, non mi è possibile né su Chrome, né su Firefox (non ho provato su altri browser)? Non è un problema marginale, si tratta del loro portfolio… ho riscontrato lo stesso problema qualche mese fa. Il sito è sviluppato in Flash. Poiché non è la prima volta che incappo in problemi simili (tecnici e di navigabilità) visitando i siti di grande agenzie, mi domando… come mai queste realtà hanno ancora un rapporto così difficile con il digitale? Mi piacerebbe molto se uno di questi giorni si affrontasse quest’argomento nel blog… sperando sinceramente che non ne risulti una disputa online vs offline. Grazie per gli articoli molto interessanti, da una non-addetta ai lavori.
united ha cambiato dominio, ora è http://www.adsoftheworld.com
Ciao, ho dato un’occhiata… non mi pare però il nuovo dominio di united, bensì un collettore di campagne realizzate da agenzie di tutto il mondo (dalla pagina facebook > “Ads of the World is an advertising archive and community”). Mi avrebbe anche molto preoccupato vedere il portfolio di una grande agenzia presentato in un modo così impersonale, con un (tremendo) template preconfezionato
Comunque qui ho trovato anche le ultime campagne di United, per cui grazie ugualmente. Spero in ogni caso che la “questione digitale” venga affrontata in queste pagine. Mi piacerebbe ascoltare il parere di chi lavora in realtà complesse quali le agenzie pubblicitarie. Ho alcuni amici che sono cd nelle divisioni digital di grandi agenzie e il cambiamento in atto è -naturalmente- impegnativo, perché si esprime a tutti i livelli (organizzativo, culturale, politico, …). E questo è, in un certo senso, banale. Meno banali sono le resistenze che questo cambiamento sta incontrando, perché più che un’integrazione tra due mondi (advertising “classico”, passatemi la definizione, e digitale) che non avrebbero comunque potuto continuare a viaggiare lungo binari paralleli, sembra una lotta intestina tra due culture. Inoltre, se posso dire un’altra ovvietà (ma è un “ovvio” di cui non sento parlare moltissimo), il ritardo su questo fronte è spaventoso. Ecco il perché del proliferare di tutte quelle “cose” (di cui qualcuno ha parlato, mi pare in un altro post), che penso includano anche realtà del settore digitale che -di fatto- non fanno comunicazione. E’ la loro aspirazione, ma non sono strutturate in questo senso. Eppure qui lavorano tutte quelle figure con competenze specifiche (web marketing, community, social media, digital direct marketing, mobile…), tecniche (sviluppatori divisi tra mille linguaggi ed esperti di piattaforme), oltre ad altre con un profilo più “creativo” (designer, copy, illustratori con un’esperienza tutta sul digitale, cosa che secondo me risulterà limitante in un’ottica di inevitabile integrazione tra media). Le “cose” non vivono in un film di Carpenter
Sono risposte a una domanda di mercato che senz’altro la crisi frenerà molto ma che continuerà a svilupparsi. Mi piacerebbe capire a che punto sono le agenzie pubblicitarie su questo fronte.
sputa l’osso…di cosa hai bisogno?
Ho bisogno di capire i cambiamenti in atto nel settore in cui lavoro, attraverso tutte le fonti disponibili. Anche se non sono affatto una pubblicitaria, mi interessa l’evoluzione delle grandi agenzie in questo ambito perché avrà conseguenze su tutto il mercato, e dunque anche sul mio lavoro e sul mio futuro (supponendo che l’Italia, e di riflesso io, ne abbia ancora uno).
ps: intanto mi sono letta i post sulla “guerra digitale” di parecchi mesi fa. Spero il dialogo continui.
SE CI FOSSE IL DIRITTO D’AUTORE…
quanto hanno pagato buffon seredova in tutto incluso diritti?
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