Spazio autogestito 2.

Accomodatevi.

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About Donald Draper

Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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88 Responses to Spazio autogestito 2.

  1. von Hayek says:

    Nel mio nick c’è il vostro destino.

    A voi saperlo leggere.

    • oldie says:

      Lo sapevi che a Bohmte la pensano alla tua maniera sul traffico?
      Pare che funzioni alla grande.

      • von Hayek says:

        Non lo sapevo.
        Però il parallelo che proponi mi fa venire in mente una bella metafora che sentii una volta da un economista.
        Nell’economia pianificata, ti dicono dove devi andare.
        L’economia mista, invece, ti lascia libertà di andare dove vuoi, ma il traffico è regolato dai semafori.
        Il liberismo abolisce i semafori.

        In questo senso, la pubblicità è il settore più avanzato.
        Mi ricordo che si licenziava alla grande quando in Italia c’era ancora il posto fisso.
        Oggi quello che patite voi dovranno patirlo tutti i lavoratori, nessuno escluso.
        O meglio esclusi quelli che sono in cima alla piramide, che guadagneranno cifre sempre più folli per dire che tutto va bene.
        Quando sentite parlare di ammortizzatori sociali per i precari vi raccontano solo una parte della storia.
        L’altra parte è che domani tutti dovranno diventare precari.

  2. Georges Palante says:

    Nel mio nick il vero volto dell’Italia.

  3. MEMBRO ADCI says:

    Mi sono rotto il membro.

  4. anomalo says:

    Dal blog ADCI si parla di un seminario di Cannes dal titolo “Brazil, Revealing the Secrets” che vede il Brasile come il paradiso della comunicazione, con un mercato è florido e in continua evoluzione, con la stragrande maggioranza di gare remunerate e la “mitologica” retribuzione a percentuale sugli investimenti. E soprattutto il rispetto massimo dei clienti verso le agenzie.
    Per questo consideriamo il Brasile sinonimo di eccellenza creativa.
    Ma come si evince dall’articolo non è stato sempre così: tanti anni fa erano considerati dei primitivi della comunicazione e i loro problemi economici sembravano irrisolvibili (come sta accadendo a noi).
    Da qui una osservazione che si evince sempre nell’articolo:
    d’accordo la ripresa economica (BRIC), ma sembra proprio che abbia contribuito al rispetto la “loro pratica collaudata di produrre i Trucho (quelli che noi definiamo fake)”.
    Con una piccola differenza:
    loro sono rimasti un IMMENSO GRUPPO COMPATTO per alzare l’asticella della creatività e GUADAGNARSI il rispetto dei clienti poiché hanno fatto capire che sono in grado di produrre appunto ECCELLENZA,
    noi siamo un popolo di invidiosi e frammentati singole teste di cazzo.
    Dopo averci pensato un microattimo via alla valanga azzurra dei commenti con stile e livore in punta di tastiera tipica degli ultrà delle varie curve.
    Alè-oh-oh!

    • bonjour says:

      colpiti. yes.
      In Europa si dice che i migliori art siano brasiliani e i migliori copy argentini…così si vocifera…(si vocifera anche che i ritmi lavorativi del brasile siano fuori da ogni grazia de deus) se poi vi guardate in giro, in alcune delle migliori agenzie europee sono proprio li…quindi…come mai tutti cercano di arrivare e stabilirsi in europa? sicuramente non solo per ragioni riguardanti il mestiere del pubblicitario.
      è vero, però, sono più compatti di noi ed hanno affrontato i problemi del mercato adv uniti.
      noi siam proprio ignoranti, perchè non abbiamo ancora capito che per uscire dal fallimento del sistema consumistico individualista l’unica soluzione possibile è la comunità.
      boa sorte!!

  5. Alessandro Piccioni says:

    Fammi capire. Stai dicendo che dovremmo sostenere come un sol uomo i fake per mostrare ai clienti quanto noi siamo bravi e loro potrebbero splendere, per recuperare credito e rispetto?
    La mia è solo una domanda.

    • giovanni pagano says:

      uffa piccioni
      puoi metterci meno livore?

      (ehi mi piace questa parola
      livore
      la usano in tanti
      voglio usarla anch’io)

      giovanni pagano

      • Alessandro Piccioni says:

        Hai ragione. Capita che io mi sia slogato un polso, si proprio quello che precede la mano che uso di più su questo blog e puoi capire quanto l’incidente mi provochi “livore”.

  6. anomalo says:

    “Livoroso” Piccioni,
    il mia vuole essere solo un punto di vista provocatorio.
    Voglio dire, invece che continuare a puntare il dito (medio) sui fake non potremmo semplicemente priorizzare i problemi più gravi che ci attanagliano e al contempo verificare cosa è uscito da cosa no scartando nel secondo caso il prodotto pubblicitario senza fare troppa polemica, invece di farne il solito affare di stato tipico dell’italian style?
    A mio avviso i fake (quelli che non sono usciti nemmeno sull’inserto mamme della Gazzetta di Chiavari) poi così male non fanno. Dimostrano che sappiamo ancora fare il nostro mestiere, nonostante alcune aziende vadano oltre confine a chiedere competenza e altre chiedano effetto marmellata (scadente) per paura di dividere le platee o non essere capiti.
    Dico, la non compattezza del nostro settore aumenta il dubbio nella testa dei responsabili aziendali e, peggio ancora i rumors sul dibattito fake non potranno che convincere sempre di più che siamo immaturi bambini che giocano a fare i creativi, invece che professionisti attenti alle tendenze dell’advertising mondiale.
    Aggiungo che lo sforzo fatto da United o DLV nel cerare sperimentazione, spesso lealmente, per lo meno è un tentativo di ridare freschezza e creare precedenti punti di confronto. Spesso però il risultato a mio avviso poggia su idee che creano un debole posizionamento di immagine. Quasi come se lo stile dovesse primeggiare sul concetto.
    E’ soltanto un mio umile parere. Chiacchiero nello spazio autogestito per buttarla troppo sulla filosofia di Von Hayek, tutto qua.
    W il gladiatore Giovanni Pagano, priorizza però!

    • Alessandro Piccioni says:

      Io ritengo, ma forse il mio punto di vista è ristretto, che ciò che potrebbe dimostrare un fake lo si può far risplendere in presentazione, ottenendo la capacità di dimostrare oltre la creatività che si hanno “i coglioni” per sostenere un’idea. Spesso i fake denunciano solo, con molta creatività, che quell’idea è semplicemente campata in aria. Detto questo concordo sia sul fatto che ci siano altre priorità sia sul convincimento (cit. Pagano) che si possano affrontare più problemi contemporaneamente.
      Purtroppo sento spesso parlare di fake nei momenti pre e post premi. Già questo è il peggior approccio al problema. È l’affermazione di quanto siamo frustrati non dall’impossibilità di dare il meglio, ma dal perduto sfoggio di velleità che con la comunicazione hanno poco da spartire.

      • anomalo says:

        “…che si hanno “i coglioni” per sostenere un’idea…”
        Le variabili di castrazione di un’idea sono infinite (e non c’è peggior cliente sordo di chi non vuole sentire chi gli vuol fare il suo interesse), per non parlare dei filtri ministeriali di molte agenzie multinazionali, per non parlare dei test, per non parlare di campagne in Italia eccellenti in grado di fare benchmark, vado avanti?
        Non è un fatto di coglioni.
        O meglio, sì: insisti insisti con un cliente va poi a finire che se li rompe lui e hai finito di lavurà.
        ERGO: sostenere un’idea non è cosa affatto semplice come si suol dire.

        “Spesso i fake denunciano solo, con molta creatività, che quell’idea è semplicemente campata in aria.”
        Ma quale creatività, replay: di mille fake che produciamo in Italia è un miracolo che ne vinca uno! Quando in altri Paesi fanno razzie. E poi sul fatto “dell’idea campata per aria” a mio giudizio tutte le campagne che vincono premi a Cannes hanno potere di attenzionalità (originali), campagnabilità (reggono il multisoggetto), posizionamento (zero dispersione sui volori del brand).
        ERGO: fare un fake non è cosa affatto semplice come si suol dire.

        Un’ultima cosetta:
        Perché Giovanni Pagano con nick Giovanni Pagano si firma anche Giovanni Pagano?
        Potresti anche scrivere “Giovanni Pagano dice:” di tanto in tanto…

  7. sellorelse says:

    L’80% dei fake di Cannes dimostrano come i pubblicitari sappiano impaginare e photoshoppare, non creare il valore di un brand.

    • Fake you! says:

      Minchia come ti quoto.Copiare da campagne già fatte all’estero,da reel dei registi,usare foto di fotografi non commissionate da clienti e poi appiccicarci un concetto e un loghino di un cliente non tuo,pregare un tuo cliente di farti uscire una volta un fake ecc ecc.non crea valore per i brand,per i clienti,per le agenzie e la loro credibilità.
      E tragicamente non crea nemmeno premi e consistenza nei vari Cannes ecc,visto che le tonnellate ti fake fatte e pagate dalle agenzie poi non vincono una mazza.Tranne quest’anno grazie ai giurati italiani che si sono autopremiati,facendo fare all’Italia e alla categoria l’ennesim figura meschina.
      Brasiliani e Argentini hanno iniziato a fare fake anni fa,ma di gran livello e hanno vinto.Forti di questa credibilità hanno riconquistato terreno coi clienti sia sulla creatività che sui soldi,facendo fronte comune.Qui facciamo fake di merda e ognuno bada alla sua parrocchietta insultando l’altro.Siamo rimasti alle contrade e le nazioni ci schiacciano.
      Non prevedo purtroppo cambiamenti veri dalle nostre parti,basta vedere chi comanda nelle top agenzie internazionali,sia CEO che ECD.

    • Anonymous says:

      Minchia come ti quoto.Copiare da campagne già fatte all’estero,da reel dei registi,usare foto di fotografi non commissionate da clienti e poi appiccicarci un concetto e un loghino di un cliente non tuo,pregare un tuo cliente di farti uscire una volta un fake ecc ecc.non crea valore per i brand,per i clienti,per le agenzie e la loro credibilità.
      E tragicamente non crea nemmeno premi e consistenza nei vari Cannes ecc,visto che le tonnellate ti fake fatte e pagate dalle agenzie poi non vincono una mazza.Tranne quest’anno grazie ai giurati italiani che si sono autopremiati,facendo fare all’Italia e alla categoria l’ennesima figura meschina.
      Brasiliani e Argentini hanno iniziato a fare fake anni fa,ma di gran livello e hanno vinto.Forti di questa credibilità hanno riconquistato terreno coi clienti sia sulla creatività che sui soldi,facendo fronte comune.Qui facciamo fake di merda e ognuno bada alla sua parrocchietta insultando l’altro.Siamo rimasti alle contrade e le nazioni ci schiacciano.

      • anomalo says:

        E’ questo secondo me il problema!
        La stramaggioranza dei fake che produciamo sono mediocri.
        Se proprio proprio dobbiamo farli, almeno che spacchino.
        Durex, ad esempio, a me piace!

  8. oldie says:

    Ho un’idea.
    Che ne dite se, per una volta tanto, parliamo un po’ di fake?

  9. Lippi says:

    E’ vero a Cannes non vinciamo una mazza ma come sappiamo essere fighi al Martinez noi italiani…nessuno mai.

  10. È interessante questa seconda fase di Bad Avenue, Don.

    La osservo con una certa attenzione.

  11. Lo Stronzo says:

    Intanto, con il nuovo spot Sky, che sta riscuotendo un successo strepitoso presso l’incompetente platea de La Shortlist (fatta soprattutto da account), 1861 United si conferma la Pippo Baudo dell’advertising italiano: un’agenzia nazionalpopolare, i cui lavori piacciono alla massa, ai palati grossolani che impazziscono per i giochi di parole e le battute da bar dello sport.

    • W gli stronzi says:

      Lo spot sky non fa impazzire neanche me.
      Detto questo: piacere alla massa è diventato un disvalore pubblicitario?
      Siamo all’adverleninismo o adverdandysmo?
      No, hai ragione, meglio piacere ad un ristretto seguito di colti artisti.
      Raccogliere quei 12-13 abbonamenti, perdere il cliente
      e costringere l’agenzia a mandare a casa una quindicina di persone.
      Evvai.

  12. Spiffero says:

    Pirelli a Pirella?

    • Loser! says:

      Sì, e quel simpaticone di Costa, persa la gara, ha dichiarato alla stampa: basta, abbandoniamo Pirelli! Un po’ come Milan Marsiglia quando il Milan si ritirò per i riflettori rotti a mezzora dalla fine, perdente.

  13. incredulo says:

    ma tutta questa gente ha tutto questo tempo da perdere?
    allora la crisi non è un’invenzione dei media… oppure fare il pubblicitario è il lavoro più bello del mondo!

  14. san tommaso says:

    e di kennedy castro cosa dite, avete visto l’intervista? non si capisce una mazza!!!

    • Mario Riva says:

      Dico che la campagna Say Yes (all’alcool) è uno scandalo. E poi ci incazziamo per i fake…

      • Alessandro Piccioni says:

        argomenta.

      • Mario Riva says:

        Che devo argomentare?
        E’ una campagna che dice SAY YES a una bevanda alcolica. Dice che la cosa difficile è dire no. C’è poco da argomentare, è una roba che in qualsiasi paese del mondo sarebbe stata bandita.
        E infatti i poverini devono aver combattuto un poco perché in bella vista nelle campagne c’è la scritta NON BERE QUANDO GUIDI (classico compromesso all’italiana). Quindi un controsenso: perché la campagna ti invita a dire YES ma è proprio quando sei tra gli amici e hai bevuto che devi avere il coraggio di dire no, non bevo.
        Una puttanata colossale, che da un’agenzia un po’ più strutturata non sarebbe uscita mai probabilmente.

      • Alessandro Piccioni says:

        Quindi secondo te l’affermazione SAY YES indica un consumo irresponsabile.

      • libertas says:

        non voglio fare una questione morale, di pricipio o di istigazione all’alcolismo, ma il concetto “say yes: la cosa veramente difficile è dire di sì” associato a una bevanda (alcolica o analcolica che sia) – o a qls altro prodotto che non sia una raccolta fondi – mi fa recepire che quella merce è così pessima da poterla più semplicemente rifiutare che accettare (per la serie: manco aggratiss).

        poi ci sarebbe una filippica su come il progetto è stato realizzato, sul messaggio sbagliato che porta a consumare più alcol e alle mazzette che evidentemente prendono gli organi di controllo, perché qls giurì o ministero avrebbe detto che quella pubblicità nun s’aveva da fare.

      • Amen says:

        non è uno scandalo, è solo brutta, girata bene, molto bene ma brutta e parte da un assunto falso: “nella vita ti hanno insegnato adir di no”… ma chi cazzo l’ha detto?? è un problema da complessati..

  15. Alessandro Piccioni says:

    Papà va in vacanza, ci lascia casa libera, anche le chiavi della macchina, e noi non organizziamo nulla. Siamo già tutti con la testa sotto l’ombrellone?
    Vi faccio allora una domanda, perché ho bisogno di togliermi una curiosità.
    L’ultimo post di DD pubblicato su Ninja Marketing è un immagine (o meglio, e composto da due immagini, due screen di un testo formattato in due modi diversi) e non un testo. Chi sa spiegarmi il motivo?

    • laura grazioli says:

      hai ragione. che brutto. la prima immagine-testo è anche sfuocata. chissà perché? non c’è nessuno dei ninja qui in giro?

  16. Edo says:

    Il lusso è un diritto?

  17. Anonymous says:

    allora datecelo gratis.

  18. frik says:

    la pubblicità è morta

  19. dannato says:

    e questa santo che apre in Italia?

  20. tremonti says:

    era ora

  21. san tommaso says:

    si ci prova, farà la fine di leagas, viene co telecom, ci prova, poi chiude.

  22. vigorello says:

    • Zuppadelcasale says:

      Povero Vigor (si fa per dire). Ha chiuso la sua carriera con tre acquisti di cui si è molto pentito: ma forse l’ha fatto apposta. “Dopo di me il diluvio!”, deve essersi detto.
      Però per il resto può godersi i suoi miliardi e pensare alla sua agenzia del futuro.

      • mimmo says:

        particolare che per la sua successione creativa nn abbia scelto uno dei suoi boys poche idee tanto photoshop….forse si è accorto di avere allevato dei fotoritoccatori/fotolitisti?

      • adrian says:

        io direi: goditi i soldi, quanto ancora vuoi campà!

  23. TA TAAAAMMM says:

    1861 united al lavoro su Ferrarelle
    11/7/2011

    Secondo quanto risulta ad ADVexpress, l’azienda avrebbe assegnato all’agenzia guidata da Pino Rozzi e Roberto Battaglia l’incarico di realizzare uno spot per il brand Ferrarelle da programmare in autunno, selezionando in questi giorni anche la casa di produzione. Nella gara che tante critiche aveva sollevato per non aver assegnato l’incarico dopo aver consultato Euro RSCG, McCann1861united, casiraghi greco&, e Walk In, sembrerebbe invece che un vincitore ci sia stato.

    Sembra che nella gara Ferrarelle, che tante critiche aveva sollevato per non aver previsto un rimborso spese e per essersi conclusa senza assegnare l’incarico a una delle agenzie coinvolte – Euro RSCG Milano, McCann Erickson, casiraghi greco&, 1861united e Walk In – (leggi notizie correlate), in realtà, un vincitore ci sia stato.
    Secondo quanto risulta ad ADVexpress, infatti, l’azienda avrebbe assegnato a 1861 united l’incarico di realizzare uno spot per il marchio Ferrarelle da programmare nel periodo autunnale.
    L’azienda, contattata, non risponde e l’agenzia non va oltre il no comment, ma i rumors indicano che in queste settimane l’azienda abbia consultato anche alcune case di produzione selezionando quella che produrrà lo spot le cui riprese dovrebbero partire a breve.

    Nei prossimi giorni forniremo ulteriori dettagli sulla notizia.

  24. Bianconiglio says:

    Pubblicitari repressi andate a lavorare avete rotto il cazzo.

    • Sparapalle says:

      Caro coniglio sbiadito, basta non leggerci e scoprirai che noi, a differenza tua, non ti diamo fastidio.

  25. Ano says:

    ted è stato fin troppo un signore a ospitarti.

  26. Zoppo says:

    Per me è giusto che, anche se qualcuno non è d’accordo con bad avenue, aderisca all’iniziativa di web refugee.
    Trovo che anzi, proprio se si è critici bisogna supportare questo genere di idee. Al di là di ogni altra coniderazione.

  27. mimmo says:

    basta ste cazzata di scirvere su altri blog,

    torna qua donald se no il blog muore

  28. Scrudge says:

    Questa è la dimostrazione che ormai non contano più i contenuti. Nei post sugli altri blog si sfiora la decina di commenti. Mentre qui ci si scanna allegramente ad ogni commento, spesso senza neanche leggere di cosa il commento tratti. Questo perchè ormai BA è praticamente un forum, una chat dove noi frustrati pubblicitari ci sfoghiamo gettando fango su altri o parlando di fake. Si il 90% degli interventi sono solo due cose. Se tutti ci svegliassimo e passassimo il tempo a sfogarci trombando e lavorando per produrre idee e farle diventare vere (e non le minchiate di agenzia che sinceramente si fanno in 15 minuti) il nostro ambiente ne guadagnerebbe non poco. E anche BA,che magari si ritroverebbe meno commenti, ma sicuramente meno ripetitivi e più interessanti.

  29. oldie says:

    dal commento di DD
    … La nostra professionalità era riconosciuta quando eravamo capaci di risolvere problemi e trasformarli in opportunità. Quando torneremo a a farlo, anche per noi stessi, sono certo che avremo riguadagnato il rispetto e risolto la maggior parte dei nostri problemi.

    Per ‘i Pubblicitari ‘ come categoria pare che sia così, però anche OGGI ci sono ( credo e spero) tanti di noi che lavorano e vengono ascoltati, rispettati, a volte persino amati dai loro clienti.

    E’ un problema di sostanza ma anche di immagine.
    Siamo sinceramente convinti di poter offrire un buon prodotto?
    Immagino di sì, altrimenti non si capisce il motivo di tutte le geremiadi riversate su questo blog .

    Se è così, è evidente che c’è un problema di pack : è macchiato, antiquato, non rende giustizia al prodotto. Per questo è importante lavorare attraverso le associazioni di di categoria, fidarsi di portavoce credibili e affidabili – tipo la Testa – e on top affidare le PR/ufficio stampa a qualcuno che lo faccia di mestiere.

  30. Pisello Moscissimo says:

    Viva il Donald Draper del Parlamento!!

    http://www.corriere.it/politica/11_luglio_17/casta-facebook-montecitorio_7c326726-b054-11e0-b0ea-f35f7bc4068c.shtml

    Queste sono le cose su cui incazzarsi davvero.

    • Neymar says:

      Magari Donald Draper fosse come lui. Lo era all’inizio forse. Ora è solo un lecchino dei potenti. Ecco cosa scrive:

      “Una strana congiunzione astrale a noi favorevole ha messo a capo delle più importanti associazione di settore persone intelligenti e di buon senso: Massimo Guastini all’Adci, Peter Grosser ie Lorenzo Sassoli de Bianchi in UPA.”

      L’ennesimo “forte coi deboli e debole coi forti “di cui non si sentiva il bisogno.

      • von Hayek says:

        Se risparmiavi le tue energie psicofisiche per preparare meglio la partita, forse non vi buttavano fuori.

  31. centallo says:

    …risparmiati anche tu che devi ancora rigovernare!

  32. mimmo says:

    donald dove cazzo sei???
    su youmark i negrieri tagliatori di teste si bulleggiano da giorni e tu molli il blog… basta dai.

  33. Mladic says:

    E’ ufficiale. Il grande Diaferia, quello che clicca sempre “mi piace” sotto i suoi post, ha sbroccato. Mirabile il paragone su FB fra Donald Draper, i frequentatori di Bad Avenue e i criminali di guerra serbi.

  34. Ano says:

    ok, sono d’accordo con te ,a la cosa migliore è ignorarlo…altrimenti si sente importante…

  35. Buco says:

    Guarda Ano,quello che rompe le palle sui refusi,le virgole ecc.ecc.
    Se fossi uno sfintere come te adesso dovrei tirarti le orecchie.Ma non le hai,sei solo un foro.

    • Alessandro Piccioni says:

      Troppo forte, hai ironizzato sul suo nick. Geniale. Mancavano solo gli scimpanzè su BA.
      Troppo forte.

  36. Pisello Moscissimo says:

    Si vociferava di quella capa di agenzia sorpresa a fare una gara per un’altra agenzia dal nome simile e sospesa…ne sapete niente?

    • mimmo says:

      no dicci dicci

    • Incredibile Hulk. says:

      Non ne vale la pena. A milano ne parlano già tutti nell’ambiente.
      Lei avrà capito da sola di chi si parla. A questo punto se ha dignità se ne andrà da sola.
      E questo la dice lunga purtroppo sul livello di attaccamento delle persone alle agenzie che danno loro da lavorare. Forse le agenzie se le meritano anche.
      Certo fa specie pensare a questa tipetta (estremamente antipatica) che faceva tanto l’integralista attaccata alla maglia e ai valori della sua agenzia ma era pronta a tradirla per i “cugini” già da tempo. Cose che fanno riflettere.

    • Zucchina felice says:

      caro amico vegetale,qui chiusa nel mio orto non ne so niente di questa storia.Mi dici per favore di chi si tratta?

      • Scrudge says:

        Questo è uno dei peggiori comportamenti constatabili qui: dire qualcosa di super generalista e superficiale.
        Hai questa notizia? Verificala e diffondila, il culo parato ce l’hai. Hai paura di ripercussioni, non vuoi fare la merda che sputtana i colleghi, non capisci perchè dovresti diffondere certe cose? ALLORA STAI ZITTO, non dire niente, va bene uguale. Ma non dire notizie così superficiali senza fare nomi o dare almeno dettagli importanti.

  37. Giù An says:

    Vogliamo anche parlare della gara Hotpoint Ariston – vinta da JWT – e della ricerca che ne avrebbe decretato il vincitore, fatta da un istituto del Gruppo WPP?

  38. GIGI MARZULLO says:

    La prossima volta Donald Draper lo ospito io.

  39. Gianni Lombardi says:

    Il refuso era voluto per offrirmi l’opportunità di puntualizzare che c’è un refuso, oppure è un caso? :-)

  40. Un CASO per DD says:

    Donald, torna!
    Devi aiutarci a capire come questo lavoro: http://adsoftheworld.com/media/print/bioenergy_nutrition_dumbbell
    ridicolizzato su tutti i siti internazionali e definito da un prestigioso copy americano “il più ottuso della settimana” (http://copyranter.blogspot.com/2011/09/and-now-dumbest-ad-of-week.html), sia potuto entrare nell’annual Adci più selettivo degli ultimi 150 anni. .
    I giurati dormivano o cosa?

  41. Ano says:

    Chiedi ospitalità a Spider Truman…

  42. accountacculturata says:

    yess madame lombardì. sei molto gentile.

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