Andrea Bertotti e il diritto d’autore.

Ricordate la tag line “You are, We car” che dal 2007 al 2008 ha firmato gli annunci dei modelli Fiat? Ebbene, l’ha scritta Andrea Bertotti, un operaio del Cimitero Monumentale di Torino.

In realtà Bertotti è molto più di questo. È un pittore e scultore che per sbarcare il lunario e far campare dignitosamente la sua famiglia ha dovuto ripiegare su un mestiere umile. Bertotti però è un eclettico e quando 515 Creative Shop indice un concorso per trovare una tag line per Fiat partecipa e vince. Marchionne addirittura si innamora della sua tag line e decide di utilizzarla come claim istituzionale.

Fin qui tutto bene: il potere e la magia del crowdsourcing potrebbe pensare qualcuno. Peccato che la Fiat non gli riconosca un euro e Bertotti fa causa all’azienda automobilistica e a 515 Creative Shop.

E vince.

Il Tribunale di Torino a giugno si è pronunciato con la sentenza 3508/2011 obbligando Fiat a compensarlo con l’1% del budget della campagna. Fiat però si rifiuta di quantificare l’investimento e il tribunale fa una stima al ribasso.

Da qui l’appello di Bad Avenue: chi ha informazioni sulla pianificazione delle campagne Fiat con il claim You are, We Car scriva a andrea_bertotti@hotmail.com

Questa vicenda è importante anche per un’altra cosa. Per la prima volta la sentenza di un Tribunale riconosce all’ideatore di una tag line il diritto d’autore (qui sotto potete leggere la sentenza provvisoria: 5157/2010).

Cito testualmente: “che la tag line “You are, We car” creata da Andrea Bertotti è opera dell’ingegno protetta dalla Legge n. 6331/1941 su diritto d’autore”.

Pensate alle possibili conseguenze: da oggi in poi ogni creativo potrebbe pretendere i diritti su una campagna. E gli effetti potrebbero essere gli stessi che ha avuto la sentenza Bosman sul mondo del calcio.

Tanti saluti da Bad Avenue.

D. D.

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Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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43 Responses to Andrea Bertotti e il diritto d’autore.

  1. ExVoto says:

    E sai quale sarà il risultato? Le agenzie impediranno ai loro creativi di firmare le campagne….così da non avere nessun problema. Credits addio!

  2. sara says:

    io ci vedo una nuova forma di discriminazione nei confronti di noi poveri art director.

  3. Sacripante says:

    Sarebbe Rivoluzionario e giusto, anzi giustissimo, sacrosanto.
    Finalmente.
    Perché tutti quelli che ruotano attorno alla creatività di una campagna prendono i diritti di autore,
    (compositori musica, speaker, fotografi, illustratori, attori, etc..)
    mentre chi ha partorito l’idea Niet?
    Inviterei ExVoto e tutti gli altri che la pensano come lui/lei ad un pensiero positivo,
    ad una forma di impegno e di “lotta” in questo senso.

  4. Dubbio says:

    Non vorrei sbagliarmi ma:
    non è che lavorando per un agenzia si cedono direttamente a quest’ultima i diritti e la proprietà delle idee?
    In questo caso, essendo iun concorso, penso fosse differente poichè la “proprietà” e i diritti sull’idea rimangono del concorrente a meno che non sia esplicitamente comunicato.

    • Dubbio says:

      un’agenzia

    • Ano says:

      Esatto. È così che funziona. Questa sentenza non porta alcuna novità.

      • san tommaso says:

        ma voi avete mai firmato un contratto serio con una agenzia che conti?
        glis i cedono tutti i diritti di proprietà dellel idee prodotte per lei per sempre
        capre :)

    • oldie says:

      Che io sappia, l’agenzia firma con il cliente un contratto nel quale si stabilisce che si cedono i diritti per OGNI opera prodotta durante il contratto.
      Che non potra essere riutilizzata da chi l’ha fatta.
      Viceversa il cliente potrà utilizzarla anche all’estero, modificarla, ispirarsi per altro, ecc.

      Per il concorso ci deve essere stato un premio per chi vinceva, fosse pure la gloria, altrimenti perché partecipare?

    • Ex-Gargantua prima che me lo copiassero says:

      Esatto,
      per gli impiegati nn cambierebbe nulla.
      E’ nel caso di Crowdsourcing che viene a mancare questo accordo preliminare e quindi si torna ai diritti d’autore anche per le cose scritte.

  5. Anonymous says:

    Oppure Welcome credits.. magari riescono ad arrivare oltre il terzo nome. Sai ECD.. CD.. HoA.. etc.. poi tu hai fatto le notti e nessuno sai chi sei.. non credo sia una questione barbaramente remunerativa, forse è questione di sentirsi riconoscere il tempo che passi a lavorare, lsciando in disparte la tua vita..

  6. Cincia says:

    Ottima idea, DD.

  7. minchiarella says:

    Incredibile.
    Per una volta che vincono i buoni.
    Per una volta che viene riconosciuto un merito a qualcuno.
    Per una volta che il re è nudo, ovvero che si scoperchia un poco il modo mafioso con cui lavorano fiat e le agenzie torinesi (tutte, non solo 515), invece di applaudire, e magari dire anche grazie a DD che ci fa conoscere quanto avviene… come sono i commenti?
    Difattisti, come sempre.
    Ma andate affanculo.

    ps: un plauso a andrea bertotti, più bravo di tutti i copy torinesi messi insieme.

  8. Gianni Lombardi says:

    Non è vero che questa sentenza non comporta alcuna novità. Premettendo che la legislazione sul diritto d’autore è molto complessa, comporta comunque qualche novità in tutti questi casi:
    - rapporto fra agenzia e cliente
    - rapporto tra freelance e agenzie/clienti
    - rapporto fra stagisti e agenzie

    Il diritto d’autore viene considerato automaticamente ceduto solo in caso di lavoro dipendente (solo chi è assunto con contratto a tempo indeterminato cede tutti i diritti sul suo lavoro, salvo patto contrario, e salvo il fatto che gli resta _comunque_ la paternità dell’opera – quindi ha comunque diritto a vedere il suo nome fra i credit).

    In altri casi deve esserci un patto scritto di cessione (vale anche la fattura: freelance attenzione a questo dettaglio; a seconda di come è scritta la fattura, si configura la cessione totale o meno).

    C’è inoltre il beneficio che la conoscenza e consapevolezza di questo caso contribuisce a valorizzare il lavoro dei creativi, e quindi dal mio punto di vista l’appello di DD è un’ottima iniziativa per la consapevolezza di categoria (se tutto non viene affondato dai soliti commenti disinformati degli anonimi che non sanno di quel che parlano – o dei dirigenti d’agenzia che commentano in forma anonima perché sono in mala fede)

    • oldie says:

      Tutti in malafede ranne te, al solito.

      Guarda caso sono free lance e quello che ho scritto l’ho estratto da un contratto standard che dovrei firmare – e non farò per altri motivi- con un cliente che solitamente lavora con le agenzie.

      Benvenuti nel mondo reale.

      p.s.
      Nessuno come me può auspicare che la proprietà intellettuale venga riconosciuta.
      Per esempio, è ancora in tv un pay off fatto da me per una nota ditta alimentare nel 2004.

      • Pink Lady says:

        mah io credo che per un pay off un bel forfait basti e avanzi.
        non è che si può pagare in eterno diritti a chi ha inventato “craft cose buone dal mondo”, non stiamo parlando del Gattopardo.

    • Paolo Nobile says:

      Bravo Gianni! Esatto. Sono poche le persone che lavorano in questo campo – nei diversi settori dell’advertising – che conoscono la legislazione sul Diritto d’Autore. Nei tratti generali, la nostra legislazione è simile, con alcune differenze, a quella americana e a quella di altri Stati del mondo occidentale. Negli States qualcuno si sta dando da fare per contrastare la pratica definita “work for hire”: lavori per me e in cambio di uno stipendio o compenso da free-lance mensile mi cedi tutti i diritti in eterno e, come recita la Condé Nast americana, “through the universe” …

    • Ano says:

      Lombardi,
      vorrei tanto capire perché il mio commento è sbagliato. Mi spieghi cosa cambia per un dipendente di un’agenzia? Spiegamelo. Ammesso che il lavoratore sia uno stagista, un collaboratore a progetto o un dipendente, cosa cambia?

      Portami un esempio pratico. Spiegami, cosa è cambiato con questa sentenza. Cosa può fare oggi un dipendente grazie a questa sentenza, che prima non poteva fare? Scrivilo.

      Siamo tutti bravi a scrivere le regolette, caro Lombardi. I copia incolla li sappiamo fare tutti, e tu ti credi bravo solo perché sei il re del copia-incolla. Tira fuori qualcosa di tuo ogni tanto. Ma questo è un altro discorso…

      • Ano says:

        lombardi, non mi hai risposto…allora per favore non chiamarmi più in causa con i tuoi commenti inutili e tediosi.

  9. Gianni Lombardi says:

    Per chiarirci:
    ExVoto: commento disinformato
    sara: commento disinformato
    Dubbio: Commento disinformato
    Ano: conclusione sbagliata frutto di disinformazione
    oldie: commento parzialmente informato ma se veramente sei “vecchio” e tutto quello che sai sui contratti è quello che hai scritto qui, non sei molto informato. Inoltre ti invito a leggere bene quello che ho scritto, invece di partire con la difesa d’ufficio di quelli che scrivono commenti superficiali o disinformati.

    Se nei commenti qui vengono spesso scritte delle fesserie coprendosi dall’anonimato, la colpa è di chi scrive le fesserie, non di chi le indica.

  10. Anonymous says:

    Ma chi è questo padreterno che si firma Gianni Lombardi?

    • Ano says:

      Come? Non sai chi è ? È il Fondatore della Bocciofila Brancaleone…cazzo, informati!!!!

    • Anonymouse says:

      Se fosse davvero il padreterno, da lassù si accorgerebbe che attualmente il diritto di autore non è che se la passi troppo bene in questa valle di lacrime
      Per dirla alla Godard, non esistono diritti, solo doveri d’autore.
      Adesso vado a scaricarmi Socialisme.

  11. Ma says:

    Ma chi è questo padreterno che si firma Gianni Lombardi?

  12. Anonymous says:

    Caro Donald, c’è chi “per far campare dignitosamente la sua famiglia ha dovuto ripiegare su un mestiere umile” e chi per coltivare il proprio ego ha ripiegato su una professione miserabile. Molti di questi commenti lo dimostrano.
    Quella di Andrea Bertotti è una gran bella storia. Speriamo davvero che vincano i buoni.

  13. accountacculturata says:

  14. Sdrucciola says:

    I buoni avrebbero bisogno di una mano:-) Se siete a conoscenza di fonti che potrebbero aiutare Andrea a far valutare correttamente le dimensioni della campagna potete essere di grande aiuto! Ne approfitto per ringraziare Donald per la disponibilità e lo spazio che ha messo a disposizione

  15. aufklaerung76 says:

    La verità è che Fiat è capace di operare solo in assenza di regole o con regole scritte apposta per lei. E questo a tutti i livelli: con i dipendenti (vedi vicenda contratto) con i fornitori (vedi agenzie di riferimento) con i governi (quello italiano, ma anche nell’avventura americana ha avuto le sue belle spinte da parte di Obama). Al di fuori di questo, non è capace di vendere un’auto. Quando Mister Maglioncino avrà finito i conigli da tirare fuori dal cappello, l’azienda morirà come è giusto che sia.

  16. X says:

    per ulteriori delucidazioni potremmo chiedere a Valerio La Terza. http://pubbliright.blogspot.com/

  17. libertas says:

    questo post mi sembra la trasposizione nella realtà delle vicende narrate ne “la moglie che aveva sbagliato cugino” di umberto domina.

    anche se nel libro, l’abilità di liborio cappa era stata ampiamente premiata (anche se poi millantata). ma quella era solo un’opera di fantasia: la realtà sa essere più inverosimile (come ci insegnava uno spot premiato a cannes qualche anno fa e di cui nn ricordo né titolo né cliente).

  18. Dandyness says:

    La vicenda di Andrea Bertotti va avanti da anni. Sono contento che si risolva a suo favore. Tra l’altro a Torino, in qualche bar è possibile sfogliare la stampa interpretata da Andrea che è un vero capolavoro. Quello che mi turba è che la magistratura non riesca ad obbligare FIAT a vuotare il sacco. Voglio dire, si prende il dirigente che sa, lo si sbatte al fresco tra i delinquenti comuni per una settimana e poi lo si ascolta cantare come un usignolo.

    • Infatti says:

      E non è nemmeno la prima volta che Marchionne si oppone alla sentenza di un giudice. Senza ulteriori conseguenze. Preoccupante.

  19. Il Santo says:

    Ma scusate… ma a sto punto a Obama non torna in tasca nulla? Mi sembra un’ingiustizia anche questa.

  20. Lei non sa chi sono io says:

    E che dire della campagna affissioni e stampa che Ferrarelle ha fatto uscire in occasione del centocinquantenario dell’Italia, nella quale veniva riprodotta pari pari (a dire il vero con un contorno peggiorativo) la campagna Ferrarelle con la Gioconda e Garibaldi di 30 (trenta) anni fa.
    Mi risulta che gli autori non ne siano stati neanche gentilmente informati.
    Mala tempora currunt.

  21. Pierluigi says:

    Sacrosante le parole di Gianni. Specie per noi freelance.
    Resistenza attiva e creativa.

  22. Adma says:

    Facciamo che un concorrente di Fiat di mia conoscenza spendeva almeno una quarantina di milioni l’anno.
    Facciamo che Fiat ne investiva, negli stessi anni, almeno il doppio.
    Facciamo che stiamo parlando di soldi veri e non di Nielsen.
    Facciamo che moltiplichiamo gli 80/100 per gli anni di uso della tag line.
    Facciamo però che il tizio, come si evincerebbe dalla sentenza, non abbia preso soldi per il suo lavoro e che non abbia firmato niente riguardante la cessione dei diritti.
    Facciamo anche che se uno del media dice una parola sull’argomento è il benvenuto.

    E, alla fine, facciamo che se il tizio riesce veramente a prendere l’uno per cento dei soldi spesi da Fiat con la sua tag line io sono contento.

  23. andrea bertotti says:

    Sono Andrea Bertotti, ringrazio il gestore del blog e le persone intervenute.
    Nessuno può sapere a priori se un’ritratto’ piacerà al cliente.
    Nessuno è contento di pagare costi di ricerca senza garanzie di risultato.
    Naturalmente si cerca la convenienza in base al principio di massima resa su minima spesa:
    PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO
    PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO
    PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO-PRO
    Il vostro sguardo è passato su una tipica opera neo capitalista intitolata PRO-fitto
    (molte ragioni a favore).
    Avere dei PRO in comune aumenta di molto la possibilità di realizzarli ed essere felici.
    Quando il sistema Italia/Fiat/515 mi propose di collaborare pensai positivamente a questo.
    Sto ancora difendendo quella vecchia I-dea e i soggetti sono gli stessi. Voi compresi.
    Amici e colleghi.
    Davvero grazie.

  24. Pierluigi says:

    Grazie a te, Andrea! La tua battaglia è la battaglia di molti. Daje!

  25. spermicida says:

    siamo alle solite, si va off-topic pur di affermare il proprio ego e smerdare il prossimo senza invece discutere costruttivamente. d’altronde i piccoli uomini parlano di persone, mai di idee.
    l’avete notato? il nostro sistema va a puttane e voi vi gingillate con scaramucce da ubriachi.

  26. oldie says:

    scusate l’inciso fra free lance

    @ Gianni Lombardi
    Premesso che tutti noi siamo concordi nel tutelare i diritti d’autore
    MA passando dalla teoria alla pratica, oggi pomeriggio:
    Esempio:
    Un cliente diretto – non agenzia – non accetta che tu imponga le clausole suddette a tutela del materiale da te prodotto.
    Tu che fai?

    a-Rinunci al cliente, la creatività non è negoziabile
    b-Gli dici di rivolgersi alle agenzie che sono meno sensibili
    c-Te ne freghi, pensi che dovrai pagare l’IVA il prossimo trimestre e che sono solo canzonette.

    Da parte mia scelgo la C, preferisco instaurare un rapporto di fiducia e continuativo, sorvolando sul fatto che magari un testo scritto, che so, per un sito, venga poi utilizzato in lungo e in largo in altri materiali.

    Mi disprezzi, lo so.

    • Gianni Lombardi says:

      Oldie, prima di tutto non ti disprezzo e non potrei neppure farlo perché non ti conosco e potresti essere chiunque (compreso uno stagista che si inventa un quesito teorico).

      Nella tua domanda secondo me confondi un po’ i piani e fraintendi quello che ho scritto.

      Io non ho descritto un mondo teorico e ideale dove il diritto d’autore viene automaticamente riconosciuto in modo equo a tutti. Ho solo dato delle indicazioni sommarie su quello che è il possibile impatto della sentenza citata da DD, rispetto alla palese superficialità e disinformazione della maggior parte dei commenti che mi hanno preceduto.

      Per esempio, E’ IMPORTANTE sapere che la paternità del lavoro NON può essere tolta (al contrario di quanto suggerito da ExVoto proprio nel primo commento): anche se lavori in agenzia, tu puoi avere ceduto totalmente ogni diritto di utilizzo commerciale e riproduzione, ma anche in quel caso non perdi il diritto a vedere il tuo nome nei credit. (Possibile eccezione: patti di riservatezza assoluta, ma in quei casi nei credit non dovrebbe apparire neppure il nome dei direttori creativi o di altre persone. Forse sono possibili anche altre eccezioni, ma solo in base a patti scritti ben definiti)

      Nel caso che esponi, non esiste una decisione astrattamente giusta. La risposta dipende da molteplici fattori.

      IN GENERALE, quando qualcuno ti propone un contratto, c’è sempre qualche margine di discussione o di migliorabilità. Ad esempio puoi cedere i diritti ma chiedere un compenso migliore, oppure stabilire un bonus malus più favorevole, oppure ottenere un acconto subito, oppure – se il cliente tratta beni che ti interessano – fare un cambio merce aggiuntivo al compenso.

      Tra le innumerevoli tecniche di negoziazione possibili (che ti consiglio di studiare) un modo per avere più potere contrattuale è pensare alla migliore alternativa rispetto a concludere il contratto. Se il contratto non si conclude, qual è la migliore alternativa per te? (Da “più tempo libero per me” a “posso lavorare su un progetto che mi rende di più”)

      Se hai una buona alternativa rispetto alla conclusione del contratto, hai potere contrattuale; se non ce l’hai, hai poco potere contrattuale. Ma sta a te fare in modo di avere sempre una “alternativa migliore rispetto alla conclusione del contratto”.

      Se invece ti lasci sempre chiudere nel dilemma “Prendere o lasciare” , partendo dal presupposto (_sbagliato_) che il cliente ha comunque sempre più potere di te, hai perso in partenza.

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