male grazie 8: past e fagioli

un uccellino della mccann mi ha parlato della telefonata di del pizzo a durex
“ehi amici
abbiamo una splendida idea per voi
noi la produciamo volentieri interamente a nostre spese
voi dovete solo permetterci di mettere il vostro brand
è per vincere premi sapete”

c’è un particolare illuminante in questa storia
la splendida idea era nata già morta
tutti i protagonisti sapevano che non avrebbe mai visto la luce
dato che a causa di un riallineamento internazionale
il cliente stava togliendo il brand a mccann per darlo a rscg

insomma come chiedere a tua moglie che ti lascia
“andiamo
e se ci facessimo un’ultima trombatina?”

se le cose stanno come cinguetta l’uccellino
il livello di squallore dell’operazione è penosamente alto

ora credetemi
non mi scandalizzerei se di un trucchetto del genere usufruissero giovani stagisti
ragazzi che cercano di mettersi in vista
mostrando la propria brillantezza su brief inesistenti
come ai bei tempi dell’accademia
“guardate che bella idea ho avuto
sono o non sono stato bravo?”

e vi dico la verità
se uno dei tanti pseudo-direttori-creativi della mccann vuole scendere a questo livello
pur di arrivare a pensare di valere qualcosa
non mi importa granchè nemmeno di questo
però

però su quei credits ci sono anche altri due nomi
due nomi vergognosamente imbarazzanti
milka pogliani e marco cremona
che non solo sono direttori diversamente creativi dell’operazione
ma sono soprattutto
ahimè guarda la coincidenza
past president dell’adci

ecco
se io penso al ruolo che dovrebbe avere un presidente adci
all’esempio di responsabilità che dovrebbe dare
alla dignità che dovrebbe ispirare a colleghi e clienti
sia durante il proprio incarico che successivamente
allora quella credit-list è proprio un brutto spettacolo

guardali come si divertono
tutti sorridenti mentre vengono sorpresi con le mani nella marmellata
ma è marmellata?

giovanni pagano

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83 Responses to male grazie 8: past e fagioli

  1. cottonmouth says:

    Capisco il tuo punto di vista, ma non credo ci sia così tanta consapevolezza in questo tipo di accadimenti. Soprattutto in quelle agenzie dove oltre all’ego dei creativi, c’è il network che brama i premi come Mork della storia infinita. 
    Piuttosto mi chiedo: lo si vuole davvero rimettere in piedi questo club? 
    Io credo che ci manchi totalmente un ruolo sociale, noi che parliamo alla gente e stiamo a discutere su chi ha fatto cosa e perché. I premi fanno parte del mestiere, come il fatto di influire sull’opinione pubblica. Non possiamo fare bene entrambe le cose? 

  2. OTB says:

    Poteva anche essere un coraggioso colpo di reni per provare a tenere il cliente. Magari adesso Durex ci.ripensa.

    • giovanni pagano says:

      sì dai
      oppure gli è successo come a scajola
      qualcuno gli ha fatto la fake e li ha messi nei credits
      ma loro poverini non ne sapevano niente

      giovanni pagano

  3. Onafets says:

    Trovo che sia un ottimo modo di accomiatarsi da Durex inoltre dopo anni di rapporti con un cliente una telefonata per far uscire una stampa non mi sembra un’eresia. Il lavoro è di qualità ed è uscito. Il Leone è sul tavolo. Bravi tutti e grazie a nome della creatività italiana che tanto langue.

    Detto ciò, io mi trovo spesso in linea con gli interventi di Giovanni ma c’è sempre una nota di livore nei suoi post che incomincia a darmi noia.

  4. san tommaso says:

    non vedo il male,se a cliente perse, gli si chiede di fare uscire una bella stampa.

    anzi.
    io trovo più scorretto che in una agenzia dove si è addirittura scioperato per i tagli,
    si spendano soldi per dixon e per iscrivere ai premi.
    questo è il vero scandalo. a meno che nn lo abbia pagato milka pogliani in persona il fotografo di tasca sua o abbia lavorato gratis ( ma dixon non è uno chelavora gratis)
    i sembra una operazione poco etica nei confronti del resto del èersonale o ex personale.

    • Buzzo says:

      Quoto San Tommaso, meno polemico ma più sostanziale: la cosa grave è semmai quella che evidenzia il nostro santo.
      Tra l’altro, per dirla tutta Giovanni, il mio uccellino mi ha anche detto che l’idea era proprio di Cremona. Questo se ti vuoi arrabbiare ancora di più.

      • adrian says:

        un uccellino uscito dalla gabbia invece, ha detto che l’idea era di 4 stagisti che nei credits manco sono stati pensati!

      • Pupillo says:

        Un altro uccellino mi dice che per sta roba sono andati finanche in argentina.

  5. Onan says:

    Il lavoro di durex non lo capisce nessuno. Nessuno a parte i pubblicitari. Ah scusate e’ vero noi non lavoriamo per i clienti ma solo per noi stessi.

  6. Cat says:

    Non capisco cosa ti scandalizzi.
    Mi sembra soltanto un attacco personale, il tuo.

  7. giovanni pagano says:

    non vorrei sembrarti livoroso
    caro onafets
    (del resto il mio spazio si chiama “male grazie”
    se vuoi ne apro uno “uh come vanno bene le cose nella pubblicità italiana”)
    ma a prescindere da come la pensi sui fake e su questo fake
    (io li trovo psicopatologicamente infantili
    ma tu resti liberissimo di trovarli professionalmente rilevanti)
    il punto di questo post è un altro
    e te lo riassumo in due parole

    “è dignitoso che due past president adci firmino un fake clamoroso?”

    posso chiederti cosa ne pensi?
    un altra volta ti chiedo consigli sul mio umore
    grazie sin da adesso

    giovanni pagano

  8. Buzzo says:

    Giovanni Pagano, rispondo tu a questo: è dignitoso che Marcelo Serpa, uno dei creativi più rispettati al mondo (President di infinite cose) abbia la sua firma ancora oggi su decine e decine di “fake”, come li chiami tu, molti dei quali leoni a cannes 2011? (es: VW argento film)

    Dirai: chi se ne frega di Serpa, io chiedo a Cremona. Ma io ti rispondo: è così in tutto il mondo.
    Forse è il caso di prendere atto.

    • adrian says:

      quoto buzzo… il meccanismo vanaglorioso del fake è vergognoso a livello galattico! se fanno tanto schifo i lavori che si producono ogni dì, allora meglio arare i campi!

  9. Io says:

    Hai rotto il cazzo. La stampa Durex è un gran lavoro. Non è così difficile riconoscere i meriti ogni tanto. Rilassati, goditi un pochino un lavoro ben riuscito. Non capita spesso. Quanta rabbia inutile.

    • giovanni pagano says:

      mi spiace per il tuo cazzo
      io
      magari col lubrificante durex riuscirai comunque a introdurlo dappertutto

      inoltre tu e io diamo un significato diverso alla parola “lavoro”

      giovanni pagano

  10. san tommaso says:

    caro giovanni io penso che nn sia decoroso che 2 past president facciano fake per vincere premi perchè in italia è purtroppo l’unico modo.

    trovo vergognoso che due past president e rben pagati porfessionisti seghino persone a decine e poi facciano fake su un cliente perso.
    perdita di tempo che potevano usare per prendere un nuovo cliente o fidelizzarne uno in portafoglio

    perdita di denaro che potevano usare per fare felice qualche precario.

    a me sti cialtroni che fannoi fighi , votano pisapia e poi se ne fregano di chi lavora sotto di loro e delle loro condizioni hanno rotto.
    se fossi unsegato dalla mccann porbabilemte avrei veramente sbroccato.

    • giovanni pagano says:

      ottimo punto
      tommaso
      a volte vado appresso ai principi
      ma la realtà dà spunti più acuti

      e siccome il mio uccellino in mccann ha smesso di cantare
      ce n’è per caso un altro che sa quanto è costato lo scatto di dixon?
      grazie

      giovanni pagano

  11. Il Santo says:

    Si, in effetti fosse stato firmato da un’agenzia tedesca non l’avremo cagato di striscio un argento del genere (intendo come polemica a posteriori). Siamo ridicoli, come ridicoli sono questi premi. Penso non esista al mondo un premio dove si sia contemporaneamente giurati e partecipanti. Con un conlfitto di interesse mostruoso.
    Come se un tuffatore alle olimpiadi dopo essersi tuffato uscisse dall’acqua e si sedesse tra i giudici per valutare gli altri (ah ma il mio tuffo mica me lo sono votato eh….).
    Bello vincerli i premi certo, ma smettiamola di contestare qualsiasi cosa che non ha nemmeno tutta questa rilevanza. Vi faccio un esempio:

    Chris Joakim, Tom Martin, Jenny Glover, Shahir Zag.

    E chi cazzo sono? Nomi che non dicono nulla, ma sono tutti vincitori di ori e grand prix di quest’anno. Ma non frega a nessuno perchè tutti sono presi a contestare qua e là o a fare i fighi. Quindi svegliatevi, se lo fate per il prestigio internazionale, a meno che non ne vinciate a vagonate ogni anno tipo Droga, Cabral, Serpa, non vi cagan di striscio se non in un blog del vostro cazzo di paesucolo, ma se lo fate per fare gli sboroni all’aperitivo al Savona, beh sappiate che avete buttato migliai di euro per un cazzo.

    Sacrosanto invece il discorso sui soldi buttati mentre gli stipendi di tutti i primi 3 gradini dal basso sono i più bassi d’europa. Anche nel resto del mondo fanno migliai di fake e spendono migliaia (forse anche milioni) di euro per le iscrizioni, ma cazzo pagano i dipendenti quello che meritano dallo stronzo del layout fino al capo supremo.

    Ergo: siamo i soliti ridicoli.

    • bonjour says:

      Respect. concordo pienamente.
      siamo decisamente ridicoli.
      sembriamo dei bambini dell’asilo, e la fuori lo sanno bene.
      ecco qua come una politica ridicola si rispecchia nel singolo, e sulla reputazione professionale. ahi ahi ahi

      • anomalo says:

        Se in Italia vinci un oro sei un dio, fidati.
        E’ che Tom Martin si deve relazionare con un popolo che ne vince a chili.
        Qua tutti a dire è facile vincere con un cazzo di fake…
        Insomma non è mica cosa semplice, che pensate, voglio dire
        secondo me se tutti i cliente dessero carta blanca alle agenzie comunque concorrere a Cannes sarebbe in salita, tanté che nonostante la miriade di fake ne passano un paio al massimo. E l’ultimo oro che ha vinto l’Italia a quando risale?
        Lo dico solo per dare un punto di vista diverso.

  12. accountacculturata says:

    ciao pagano fai un bel pezzo sul bavaglio internet del 6 luglio?
    siamo sul blog dell’anno è pertinente.

  13. Lele Panzeri says:

    Tutto le belle e brutte cose che vengono esposte qui dentro andranno perdute, come lacrime nella pioggia.
    E’ tempo di morire.

  14. ermete says:

    Immaginate: oggi pomeriggio vi telefona il vostro pasticciere e vi dice, sai che c’è, ho cucinato una torta buonissima 4 strati, ricetta esclusiva, te la mando, mangiala alla mia salute! Poi se ti piace dimmelo! Ah se il mondo fosse tutto come quello dell’advertising, non si starebbe da dio?

  15. dogman says:

    Sono gli stessi che qualche mese fa hanno fatto un annuncio dove si celebravano come agenzia fake free?

    • Catman says:

      Non credo.

    • Marco Carnevale says:

      @ dogman:
      l’annuncio di cui parli è firmato McCann Roma. Non so pressoché nulla del lavoro Durex; ma so in compenso che in McCann Roma è VIETATO sprecare tempo, soldi, energie e soprattutto idee per produrre fake. Per non parlare del passo successivo: andare dai clienti a chiedergli se ti prestano il logo per soffiare un premio a un lavoro vero. Salvo poi naturalmente lagnarsi di non godere di alcuna autorevolezza presso i clienti stessi. Ma va?

      • Lola says:

        voglio fondare un marco carnevale fan club

      • Catman says:

        Siete tutti una grande famiglia in McCann insomma.
        Scherzo eh. ;-)

      • Alessandro Piccioni says:

        Ti serve qualcuno che ti lava la macchina? Ti porto a spasso il cane? Nutro i pasci? Annaffio le piante?…insomma dimmi tu.

      • Jesus says:

        “Per non parlare del passo successivo: andare dai clienti a chiedergli se ti prestano il logo per soffiare un premio a un lavoro vero”.

        Se Guastini la pensasse come te, caro Carnevale, quest’anno all’ADCI non sarebbero entrati 7 fake ogni 10 pezzi. Ma purtroppo per Guastini&Company il problema dei fake è secondario e i lavori veri sono sacrificati sull’altare delle mega produzioni fake delle multinazionali. Avanti così.

      • Massimo Guastini says:

        Jesus sei un uomo falso, o uomo di merda se preferisci. Ma sei un vero imbecille. Lieto di avertelo comunicato, benché non credo sia una novità per nessuno che ti conosca nella vita reale. Ammesso e non concesso che tu ne abbia una. Ah, dimenticavo: VAFFANCULO.
        massimo guastini

      • TG1 says:

        PRESIDENTE PRESIDENTE… un’intervista la prego, una sua dichiarazione, l’opinione di Massimo come uomo e pubblicitario ma anche di Guastini come PRESIDENTE…

        come mai tanto livore?
        LEI che in questi mesi ci ha abituato a tantissime parole torni a fare quello che sa fare meglio, torni a parlare e dare dichiarazioni, che tanto poi a settembre nessuno si ricorda di cosa è stato detto a maggio

      • negativo says:

        marco, ci spieghi per favore cosa distingue mccann roma da mccann milano oltre all’indirizzo? diversa proprietà? diverso consiglio di amministrazione? diverso c.e.o.? oppure la storia dell’annuncetto “fake free” è solo una gran boiata?

  16. Jesus says:

    Non capisco questo nervosismo. Se ho toccato un tasto dolente, sono priblemi tuoi, e non è certo insultando chi ti critica che li risolvi, Piuttosto, cosa avrei detto di falso? Che nell’ultimo Annual sono entrati dei pezzi fake? O che per te è un problema secondario? In entrambi in casi, non ci vedo niente di offensivo. E niente, soprattutto, che giustifichi la tua caduta di stile. Baci.

    • Marco Carnevale says:

      Forse ho perso un pezzo, perché anch’io sono rimasto stupito del tono della risposta di Massimo a Jesus. Ma ancora prima sono rimasto letteralmente di sasso nel leggere l’accusa a Guastini di essere non solo difensore dei fake ma addirittura responsabile della libera scelta di libere giurie formate da adulti consenzienti e vaccinati (nonché blasonati) che hanno deciso anche quest’anno di infarcire l’annual di disinvolte simulazioni e allegre fotocopie di lavori pubblicati da Luzer’s Archive dodici anni prima. Non è così. Non lo è affatto.

  17. kundalini says:

    Se perfino Guastini passa agli insulti siamo proprio nella merda.

  18. Lo smontatore. says:

    Che palle ci avete fatto con sti fake.
    Io capirei se ci fossero festival autorevoli senza i fake: ma dal momento che anche il più importante del mondo (Cannes) ha un 75% almeno di fake, perché ve la prendete con Guastini?

    Poi vorrei sapere da questi crociati; mi dite una volta per tutte quale criterio dovemmo usare per definire un fake o non fake? Non è così semplice. Datemi la vostra definizione che ve la smonto di certo in un istante con un’eccezione vera.

    • giovanni pagano says:

      andiamo smontatore
      scommetto che sei più acuto di così

      “i fake si fanno perché li fanno tutti”
      e “non è possibile definire cosa è un fake”
      sono argomentazioni del cazzo
      oltre che contraddirsi di fatto l’un l’altra

      qualunque pubblicitario in buona fede
      con un paio d’anni d’esperienza
      ti riconosce un fake ad occhi chiusi

      perciò fatti i tuoi bravi fake
      smontatore
      visto che nessuno te lo impedisce
      però non impedire agli altri di esprimere giudizi

      buon divertimento
      giovanni pagano

  19. Brando says:

    Ciao Smontatore,
    allora giochiamo…
    Mi fai gentilmente un esempio di comunicazione pubblicitaria che:
    1- nei contenuti prescinde del tutto dalla strategia di comunicazione della marca
    2- ha una pianificazione media irrisoria nella pressione e no-sense nella scelta dei mezzi, e comunque coperta dal budget d’agenzia
    3- è rivolta evidentemente ad un target di creativi (non siamo ingenui, su…)

    Chiaramente i fake non valgono, perchè non sono comunicazione pubblicitaria.
    Brando

  20. Fake you! says:

    La cosa peggiore dei fake,almeno dalle nostre parti,è che gente che si è costriuta una carriera su di essi (senza popi vincere un cazzo a parte qualche conetto nostrano) adesso ha poltrone comode e molto ben pagate.Questo è il lato oscuro dei fake:soldi, e tanti,guadagnati sulla falsità e non sulla reale qualità.
    Fake you! a chi li ha scelti per dare una verniciata di finta creatività alla sua sigla.

    • adrian says:

      intervento intelligente… triste realtà.

    • Pupillo says:

      Oggi non è più così. Se vinci gare e nessun premio sei un grande e il gioco continua. Se vinci premi e non vinci mai gare sei a rischio eliminazione come l’ultimo degli stager. Questo è quanto.

  21. Ano says:

    Se Guastini non chiede scusa si mette alla pari di una persona di cui non faccio il nome.
    È un Ministro molto basso che si è rifiutato di chiedere scusa ai precari, dopo una sua esternazione offensiva e molto infelice.

  22. illibilly says:

    mi sa che a breve si perederà il nocciolo della discussione, come al solito…

  23. patrizio says:

    mi è venuto in mente un parallelo tra fake. quelli nostri, anzi vostri, io sono in un’agenzia dove non se ne fanno per varie ragioni, e quelli della moda. in passarella non vediamo certo solo gli abiti che poi indossano le ricche signore dell’high society. vediamo bensì i fashion designer sfidare ogni anno la propria creatività, facendo indossare a modelle e modelli abiti che non metterebbe mai nemmeno cristiano malgioglio a una festa di carnevale (non quello di mc cann). cosa voglio dire con questo? non lo so, però anche in altri ambiti creativi non vengono premiate soltanto le produzioni puramente “commerciali”. è giusto una riflessione buttata lì, in realtà mi piacerebbe molto vedere premiate sempre campagne “vere”. il problema è: ma se le campagne vere, per colpa dei clienti, degli account, dei soldi che mancano, dello scirocco, dell’arbitro, di ano, fanno cagare, ma chi se lo inculerebbe cannes? o il london festival? però. c’è un però ed è che tutti gli anni, anche a cannes di campagne vere ce ne sono. puma di droga5 l’abbiamo vista tutti, ziie e cugine compresi. così come vw, nike e tante altre. e allora perché non puntiamo un po’ di più a quelle invece di perdere il nostro tempo, vostro tempo, a fare delle produzioni costosissime, da tanti punti di vista?

    • giovanni pagano says:

      patrizio
      il tuo paragone non è pellegrino
      accetto la sfida e ti faccio una domanda per spiegarti il mio pensiero
      “hai mai visto premiare una sfilata di moda?”

      è vero
      una sfilata è uno show di creatività potenziale pagato dallo stilista
      ma finora a nessuno stilista è mai saltato in testa di farsi premiare la sua sfilata
      come mai?

      mi rispondi per favore?

      giovanni pagano

      • patrizio says:

        giusto. e poi come dice il mio dc, una sfilata ha un’eco ben più grande nel mondo reale di quanto non l’abbia qualunque festival pubblicitario.
        io credo che la meta sia condivisa da tutti: far coincidere le cose più belle con le cose che il cliente compra. giusto? e magari far vedere ai clienti che si viene premiati se si fanno le cose belle può funzionare. come avrai capito non ho una posizione netta sull’argomento. certo che se faccio una cosa che mi piace ed esce sono molto contento. però sono sicuro che se vincessi un leone a cannes non mi farebbe schifo. e nemmeno al mio conto in banca farebbe schifo, sono sicuro anche di questo.

  24. Piso-Pisello says:

    I fake servono soprattutto ai creativi come sfogo.
    Nulla di male in questo.
    Che poi ci sia stata costruita intorno un’industria, questo forse è stato sbagliato. Ma è ingenuo e naif prendersela con i direttori creativi di McCann o con Guastini.
    Il mondo va così, e poi per una volta non stiamo parlando di un mondo invaso da cose “peggiori” ma solo alla diffusione di cose “più belle”: tanto livore è pertanto stupido. Per farvi capire quanto stupido, sceglierò un nick ad hoc.

    • giovanni pagano says:

      massì
      e poi uno a casa sua è libero di fare quello che vuole
      lo dice anche ghedini
      fossero queste le cose gravi

      giovanni pagano

  25. Onan says:

    Ammazza che due palle sto blog

  26. Lo Stronzo says:

    Intanto anche United si mette a fare fake con questo peraltro orribile annuncio:

    http://www.ibelieveinadv.com/2011/07/associazione-donne-insieme-contro-la-violenza-women-against-violence-difference/

    Dico che è un fake perché il giochino di parole nel visual funziona ovviamente solo in inglese.
    Quindi presumo che in Italia non sia mai uscito.

    • Marco Carnevale says:

      @catman @negativo (uno sorride, l’altro pare di no):

      No, McCann non è una grande famiglia. McCann è una azienda. Piuttosto grande, anche. E dentro c’è di tutto, di più: non so se è giusto, ma credo sia inevitabile – e forse perfino salutare. Ci sono stronzi come me, e stronzi d’altro genere. E’ una sorpresa? Qualcuno sa nominare un gruppo formato da più di una persona in cui non ci siano divergenze di visione o comportamenti? Io sì: i giornali di Berlusconi. McCann Roma e McCann Milano sono da sempre (almeno dal 1992) due unità operative molto ma molto diverse: come lo sono McCann Bucarest e McCann Londra, come lo sono Saatchi & Saatchi Roma e Saatchi & Saatchi Milano, come lo sono Mother London e Mother NY. (Non c’è bisogno di fare paragoni fra i rispettivi “medaglieri”: sto parlando d’altro, come chiunque può capire). Questa diversità riguarda un mucchio di cose serie, e anche la questione meno seria dei fake, che a Roma – ripeto – sono PROIBITI. Il che (pensa te) è pure inutile. Perché i creativi con cui lavoro (non a caso da anni e anni) considerano i fake una vergogna professionale – anche prima e senza divieti da parte mia. Ecco, questa cosa mi piace un casino. E mi fa ancora venire voglia di andare al lavoro. Adesso vi saluto, che è tardi.

      • Per marco says:

        Ma tu sei certo che i fake di cui parli siano davvero fake?
        Perché a occhio, a naso e da lontano uno potrebbe pensare che tanti lavori siano fake, e invece non lo sono. Dici: dai, si capisce a naso! Eppure:
        penso ai corti di Capalbio (con cui tu Marco hai vinto un radiofestival) o alle campagne per la fabbrica di ceri di Roma (come si chiamava?). Lavori verissimi, ne sono più che certo: ma se li analizzi da fuori, hanno tutta la parvenza di fake.

        Ergo, ciò che ne deriva è che prima di poter CONDANNARE un fake, bisogna stabilire che SIA fake. Tu Marco conosci un sistema certo e definitivo per eleiminare questa piaga/equivoco/problema?

        Una regola da seguire/rispettare?
        Giustificativi di pagamento? Cosa altro? Stampa via fax del giornale/rivista su cui è uscito? O del manifesto? Potrei portare infiniti esempi per mandare a monte questo sistema.

        Il punto è tutto lì.
        Grazie.

      • Pato says:

        Quello che taglia la testa al toro, per stabilire se una campagna è fake o no, è un piano media. Capisco che è un po’ macchinoso allegare un piano media, ma non mi vengono in mente altre discriminanti decisive.

  27. oldie says:

    Non vale sempre neanche il piano media.
    Per esempio, se si tratta, che so, un annuncio per l’apertura di un negozio, o per un evento tv, esce una volta sola, ma è realmente quello che ha richiesto il cliente.

    Se invece esce una volta sola – o 2 – un annuncio per prodotti mass market , tipo durex, svelto, vattelapesca, è probabile che sia un falso.

    Il discernimento è dei giurati.
    Secondo me, se vi interessa questa battaglia dovete puntare sull’integrità dei giurati.
    Parolona ?

  28. giovanni pagano says:

    brava oldie
    l’integrità dei giurati
    perchè abbiamo fatto di questo concetto una “parolona”?

    e provo a rilanciare
    cosa ne diresti anche dell’ “integrità di quelli che iscrivono i premi”?

    sapete chi sono i primi a sapere che durex è un fake?
    ma ovviamente pogliani cremona e del pizzo

    voi dite che hanno il diritto di tentare il colpaccio
    anche sapendo alla perfezione di avere fatto un fake?
    e maradona aveva il diritto di segnare di mano all’inghilterra?
    il mondo si divide su questo argomento
    maradona è stato ancora più campione perchè ha segnato di mano
    oppure l’argentina ha vinto ma solo grazie a un imbroglio?
    perchè segnare un gol con la mano per me è questo
    uno sporco imbroglio
    per quanto riuscito

    è del tutto fuorviante continuare a sottolineare che è difficile identificare un fake
    il solito dito al posto della sacrosanta luna
    il punto è se sia giusto o no fare i fake
    evadere le tasse
    o comprare la sentenza mondadori pagando il giudice metta
    e se non è giusto allora tocca rimboccarsi le maniche
    e cercare di impedirlo a tutti i costi
    per quanto possa essere complesso
    (si è mai visto un malfattore facilitare le indagini della polizia?)

    e come si fa a sapere se è giusto o no fare i fake?
    esistono i regolamenti
    a cannes saltano gli ori quando viene dimostrato che trattasi di fake
    anche se è oggettivamente complicatissimo checkare in tempo reale

    nel nostro piccolo (l’adci) basterebbe una cosa semplicissima
    che io tentai 6 anni fa
    e che oggi potrebbe fare un bambino ad occhi chiusi
    chiedere ai soci via mail
    veloce e gratis

    una volta accertato cosa vuole la maggioranza dei soci
    ci si porrà il problema di come procedere
    altro che nascondere la testa sotto la sabbia da subito
    “perchè tanto è impossibile individuare i fake”
    ma che cazzo di ragionamento è?

    ah
    e lo volete sentire un altro ragionamento del cazzo?
    ci sono problemi più importanti da affrontare
    come se si dovesse affrontare un solo problema per volta
    e trascurare per epoche storture evidenti ma “difficili da affrontare”

    no jesus
    non ce l’ho con guastini
    che non c’entra niente con la situazione di connivenza ereditata dai past

    giovanni pagano

  29. Finto anti-fake says:

    A mio parere all’Adci e agli altri festival tutti servono eccome i soldi dei fake. Migliaia di euro nelle loro casse. O mi sbaglio?
    Quindi forse è da questi concorsi in primis che non viene l’ordine o il suggerimento di non iscrivere fake.

  30. stancovic says:

    Caro Giovanni Pagano,
    con tanto affetto sono d’accordissimo con te, il tuo è proprio un ragionamento del cazzo!
    Cerco di spiegarmi meglio: se paragoni un fake (ammesso che bisogna differenziare cosa lo sia da cosa non lo sia) al goal di mano di Maradona ti seguo, perché a mio avviso entrambi sono gesti di professionali che per passione esagerata, e amore per l’eccellenza cercano in ogni modo di portare risultato per il loro Paese. Il gesto di Maradona dividerà sempre le platee dei puristi, se dentro di noi non facciamo entrare il morbo dell’ariete che sfonda barricate di questo passo non ci rimane che progredire al moviolone rispetto all’ADV internazionale. Un gesto passionale e di amore verso il proprio settore non può che essere un esempio illuminante per l’intera comunità. Viceversa la metafora di evadere le tasse o comprare sentenze non centra un beneamato. Scusa ma non ho nemmeno voglia di argomentare il perché. Lo sai benissimo. Quindi il mio consiglio è di usare meglio le tue energie e da persona intelligente che mi sembri fare squadra con Guastini per analizzare problemi più gravi: cultura pubblicitaria delle aziende, gare non retribuite, tempi normali di lavorazione, lobby tra le agenzie, precariato. Buon lavoro.

    • giovanni pagano says:

      stancovic 04/07/2011
      “Quindi il mio consiglio è di usare meglio le tue energie e da persona intelligente che mi sembri fare squadra con Guastini per analizzare problemi più gravi: cultura pubblicitaria delle aziende, gare non retribuite, tempi normali di lavorazione, lobby tra le agenzie, precariato.”

      giovanni pagano 02/07/2011
      “e lo volete sentire un altro ragionamento del cazzo?
      ci sono problemi più importanti da affrontare
      come se si dovesse affrontare un solo problema per volta
      e trascurare per epoche storture evidenti ma “difficili da affrontare” ”

      non ho altro da aggiungere
      giovanni pagano

    • Marco Carnevale says:

      Questa è lunga. Forse troppo. Anonimo avvisato, mezzo salvato.

      L’analogia fra fake e Maradona non sta in piedi, ahimé. Il goal di Maradona costituisce una eccezione tanto assoluta (e perciò stesso tanto “outstanding”) da continuare a destare dopo 25 anni la stessa ammirazione e lo stesso disgusto registrati durante la diretta. Se non fosse un unicum non sarebbe neppure un monstrum (un fatto mostruoso o un prodigio, a seconda dei gusti). Viceversa il fake pubblicitario è diventato col tempo una modalità spensierata e vincente (già) di amministrare delle carriere professionali: ossia delle attività che implicano una retribuzione giustificata dalla creazione di valore, uno status gerarchico e/o reputazionale rispetto ai propri colleghi e un codice deontologico almeno approssimativo.
      Questo processo è stato lungo e tempestato di ostacoli – sono stati decine i premi assegnati e poi ritirati dalle giurie, con il conseguente discredito e perfino qualche illustre licenziamento a danno dei furbetti – ma alla fine l’approccio gaglioffo ha pagato.
      Per ricostruire i passaggi, è interessante prendere nota di come è cambiata nel tempo la definizione dei falsi. All’inizio si chiamavano sdegnosamente “scum ads”, come per allontanare da sé il sospetto di averci a che fare: dove scum sta per “schiuma, impurità” ma anche, non a caso, per “gentaglia, feccia”. Poi sono diventati dei cartooneschi “ghost ads”: fantasmi dell’advertising, spettri che minacciano i vivi ma che sono morti. E infine “fake ads”: definizione obiettiva e fredda, quasi “categoriale” nella sua arrendevolezza, che presuppone un’alzata di spalle e un laconico “Così è la vita’” alla Billy Pilgrim di Mattatoio Numero 5.
      So benissimo che non si tratta di un problema solo italiano; ma so anche che si tratta di un contagio che si è esteso fino ai 500.000 dollari annui stanziati per la produzione massiva di fake dalla Saatchi & Saatchi NY di Tony Granger (e dalla Tbwa Paris di Erik Vervroegen) ma è partito – guarda un po’ – dai paesi latini: dal Brasile, dall’Argentina, dalla Spagna (dove fino all’ultima crisi pressoché ogni produzione prevedeva un extra-shooting per la “versione Cannes” che spesso era tutto un altro film) e naturalmente dal paese di Pulcinella (beninteso, l’unico che a fronte dell’iscrizione di centinaia di fake tornava quasi sempre a mani vuote; contribuendo così alla dequalificazione generale dei concorsi in cambio di qualche spicciolo).
      E’ più o meno lo stesso percorso fatto dalla mafia e dalla camorra – da Corleone a Wall Street e da San Giovanni A Teduccio a Francoforte – e ha grosso modo le stesse motivazioni.
      Con la non piccola differenza che almeno la mafia e la camorra, almeno finora, non pontificano dalle cattedre in business administration e non si esibiscono in conferenze pubbliche.
      Ovvio che ai signori di Cannes non importi nulla: quelli ci campano, con le iscrizioni dei fake, che a loro volta coprono (e forse sopravanzano) il calo dei partecipants incensurati che hanno donato alla reputazione del festival – e a quella delle sue giurie – una rendita di posizione difficile da sgretolare in un attimo, ma tutt’altro che indistruttibile.
      Invece a chi fa questo mestiere dovrebbe importare eccome essere percepito come un professionista o come un falsario. Non è per i premi. E’ per la dignità e l’autorevolezza professionale. Che ha a che fare con la curiosità e l’interesse con cui viene accolto il tuo punto di vista, con il ruolo che ti viene riconosciuto socialmente, con la attendibilità che ti si attribuisce come consulente, con il valore anche monetario che viene attribuito al tuo lavoro, eccetera eccetera. Possibile che non si capisca una cosa tanto semplice? Sì. E’ possibile.

      • Mario Riva says:

        Scusa Marco, sei così infervorato contro i fake da aver fatto un errore.
        SI chiamano SCAM non scum, e la schiuma c’entra poco:

        scam [skæm] Slang
        n
        a stratagem for gain; a swindle

  31. stancovic says:

    Come si suol dire da queste parti quoto! Ma al contempo scuoto il capo. Basta perdere tempo a guardare la pagliuzza, abbattiamo la trave!

  32. Gianni Lombardi says:

    Sembrate Giovanardi quando parla del pericolo apocalittico delle droghe leggere.

    In ogni caso, costruttivamente, vi rinnovo la proposta di creare un blog apposta per segnalare e discutere i presunti “fake”, se volete fare qualcosa di concreto, invece di stare a stigmatizzare la direzione del vento:

    http://scrittorefreelance.blogspot.com/2011/04/f-for-fake-il-punto-sulle-campagne.html

    Fate un blog dedicato, discutete dei presunti fake uno per uno con argomenti e dati (offrendo agli autori la facoltà del contraddittorio), e vedrete che a qualcosa servirà.

    • Anonymous says:

      I fake si combattono a prescindere. Tutto il resto è come Giovanardi, cioè inutile e dannoso.

  33. Marco Carnevale says:

    @ stancovich:
    brrr. Come si dice a Testaccio, rosico per l’abbaglio (sì, da eccessiva infervorazione). E ringrazio per la precisazione.

  34. Marco Carnevale says:

    Pardòn. Era per Mario Riva, non per Stancovic. Ma fa lo stesso.

  35. chiara says:

    buongiorno Giovanni Pagano.
    sono uno pseudo direttore creativo e ti scrivo perché, passando di qui per caso, ho provato l’irresistibile desiderio di fornirti uno spunto di riflessione. in Italia e nel mondo sta succedendo l’inimmaginabile e ciascuno sta provando a combattere la sua battaglia. guidando un plotone di attrici, cantanti, giornaliste eccetera, che, se non ora, quando. cantando o recitando per il futuro del teatro valle. manifestando per cinecittà. esponendosi e mettendoci la faccia, ognuno per il suo pezzo. mi chiedo. com’è che, invece, tutto ciò che riescono a fare i pubblicitari (italiani) è continuare a sbirciare nei reciproci orifizi, come in un binocolo, piccini piccini alla ricerca di che cosa è o non è finto?
    saluti
    C.

    • Anonymous says:

      buongiorno chiara
      (se sei ancora all’ascolto)
      scusami del ritardo nel risponderti
      non ero più tornato su questo post

      è vero
      in italia e nel mondo sta succedendo l’inimmaginabile
      e se hai seguito i miei altri post sai che ho cercato di parlarne
      oltre ad avere architettato webrefugee con donald
      su istigazione di accountacculturata

      apro parentesi
      continuare ad avere a che fare con granitici anonimi non facilita le cose
      io non so chi è donald
      non so chi è accountacculturata
      e adesso non so chi sei tu
      mentre certe volte il telefono aiuterebbe tanto
      chiudo parentesi

      tutto ciò premesso
      chiara
      resto dell’avviso che questo sia un blog di pubblicitari
      che cerca di affrontare problematiche attinenti al nostro lavoro
      così nel mio piccolo io cerco di raccontare il mio punto di vista
      su cosa non va nella pubblicità italiana
      e i fake mi fanno prudere le mani da dieci anni

      con ciò non mi sto sottraendo ad altre iniziative
      e poco più sopra trovi il mio indirizzo mail se vuoi contattarmi
      magari puoi aiutarmi a proporre nuovi argomenti
      però chiara quando vai a visitare un serpentario
      in linea di massima non puoi lamentarti se non ci trovi gli orsi bianchi

      ah
      e cosa vuol dire pseudo direttore creativo?

      giovanni pagano

  36. AC(I)D(I)C says:

    Io non vedo l’ora di lasciare questo fantastico “mondo”. Per quanto possa valere la mia opinione.

  37. Amazing! This blog looks exactly like my old one!
    It’s on a completely different topic but it has pretty much the same layout and design. Wonderful choice of colors!

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