La prima lettera che ci aveva salutato era stata la D di D’Adda, per problemi di salute, poi la L di Lorenzini, infine oggi anche la V di Vigorelli dà l’addio a quella che è stata la più importante agenzia italiana degli ultimi anni.
Forse l’addio non sorprende molti ma dal punto di vista simbolico è un passaggio importante: l’ultimo immortale italiano ci saluta. Fa intendere che forse tornerà ma, qualsiasi cosa scelga di fare domani, il suo commiato di oggi chiude un’epoca.
Per diversi anni la DLV ci aveva illuso di aver trovato una via italiana alla pubblicità. Ci abbiamo creduto tutti. Ma a dire il vero da lei abbiamo ereditato solo una folta schiera di epigoni e un trattamento desaturato.
Non uno stile italiano.
Avrebbe potuto farcela questa brillante agenzia se mister D, mister L e mister V non avessero deciso di mettersi in gioco così tardi. Troppo tardi. E se avessero avuto il coraggio di andare avanti da soli ancora per un po’, come le più grandi agenzie indipendenti del mondo: Wieden+Kennedy, Jung Von Matt, Droga5 (vedrete che non cederà mai ai network).
Oggi invece con l’addio di Vigorelli la nostra tradizione è come se si fosse interrotta, un ciclo definitivamente finito. Come se all’improvviso avessimo acquisito la consapevolezza di essere rimasti orfani.
Magari qualcuno vede in questo qualcosa di negativo, io ci vedo solo l’occasione per ricominciare da zero.
Finalmente.
E questo nonostante la stima che abbia nei confronti di un grande come Vigorelli (qui, su Pubblico, l’ultima intervista).
Tanti saluti da Bad Avenue.
D. D.
largo ai giovani, se ne hanno la possibilità e ancora la voglia
Se i giovani sono Nicola Belli, mi tengo tutta la vita (e anche nell’aldilà, fino a tre o quattro reincarnazioni di seguito) Vigor.
Fossi in BBDO cercherei di tenermi stretto Mercedes prendendo qualcuno di forte su Roma, anziché mettere le toppe da Milano come già sembra vogliano fare.
E fossi in Mercedes lo pretenderei.
Ma che dici?
Istinct Roma fa solo adattamento internazionali su Mercdes.
Prendi talenti per fargli tradurre i titoli in inglese?
non è vero, alcuni film vengono prodotti direttamente dall’Italia. L’ultimo mi pare sia quello di GLK…
I piu’ giovani neanche possono capire la scossa che diedero all ambiente nel 1997. Se maurizio non avesse avuto problemi di salute ci sarebbe stato un epilogo diverso ne sono quasi certo.
largo allo sfruttamento e al risparmio mascherato da giovanilismo.
quanto hai ragione.
Che brutta notizia.
Concordo.
il domanda è: questi grandi pubblicitari nella loro lunga e felice carriera hanno saputo tirar su la nuova leva?
Ne hanno tirate su decine, di nuove leve.
O non ho capito la domanda?
Un’adeguata nuova leva intendo.
Perchè se sì, non dobbiamo dolerci dell’addio, è la degna conclusione di un felice ciclo.
Se no, oltre a campagne memorabili non hanno probabilmente svolto al meglio ciò che un maestro dovrebbe saper fare, ovvero selezionare le menti migliori (non della loro generazione, di quella dopo) e farle crescere.
Certo, ne hanno tirato su tante di leve, prima quella di una Z2, poi una Z3, una Z4, e così via…
Non è proprio il caso di Vigor, fidati…
Ne ha tirate su, o meglio dire plasmate a decine. Tutti i direttori creativi di adesso. il fatto è che clonandoli a sua immagine e somiglianza li ha resi anacronistici per i tempi attuali. Ancora a fare layout fotografici, trascurandod nuovi media e integrazione. Dei Vigor Boys purtroppo in pochi si salvano, ma per un paese atipico come il nostro, sono loro che comandano ora (nel senso di direzioni creative). Fa ridere però che i premi li vincano sempre gli altri. Un po’ la maledizione di Vigor, voce grossa tra le 4 mura nostrane, praticamente inesistente fuori dal confine.
E questo nonostante la stima che abbia nei confronti di un grande come Vigorelli.
mi spiace dirlo ma qui siamo di fronte all’ennesimo caso di “eccesso di congiuntivo”. si sbaglia perché si vuole infilare il congiuntivo anche dove non serve. come in questo caso.
Umby, questa tua battaglia contro l’eccesso di congiuntivo e contro il congiuntivo alla maniera della capitale ti fa onore. Roba per vecchi copy avvizziti e teneri che menano fendenti a mulini sempre più a vento.
ah, quindi l’uso corretto della lingua italiana da parte di un copy è roba da vecchi? no, l’importante è sapere.
Malick, è solo che Umberto e io abbiamo smesso di fare i copy un sacco di tempo fa. E mi complimentavo con lui per questa voglia indefessa di non mollare.
Ovviamente la guardia alla lingua italiana dovrebbe farla chiunque, non solo i copy, che sono come le rose di Lech: profumano per mestiere.
… mulini sventati?
Ciao Vigor.
Ciao Vigor.
‘Ma fossi ventenne
oggi non so neanche se sarei
attratto dalla pubblicità’ (Vigorelli)
E neanch’io, che ho qualche anno in meno.
Il fatto è che la pubblicità è diventata un’altra cosa e questi giovani ‘inquadrati’ sono probabilmente i più adatti a farla. Solo che si ritrovano con DC ancorati a una creatività forse datata, che procede cercando di distaccarsi, provocare, mentre ora si lavora in modo più orizzontale.
Però è un fatto che l’Italia ha un parco consumatori di età prevalentemente avanzata, dunque è fisiologico – e logico – che vada così.
Un baldo saluto a Giampietro!
Beato te che puoi ritirarti con tranquillità e dedicarti a quello che ti sconfinfera,
fosse pure ancora pubblicità .
Va via l’ultimo guru (Lorenzo Marini si veste da guru ma non lo è). Forse è un bene, forse è un male. La cosa certa è che con Vigorelli se ne va l’ultimo creativo a capo di una agenzia. Ormai sulle fanzine di settore i creativi sono scomparsi. A farla da padrone saranno sempre di più i vari Brenna, Costa, Fronzoni ecc. Ormai sono loro i padroni del sistema.
ma ci rimangono sempre quei geni di robiglio e dematteis no?
sono loro il futuro, boys!
Come d’Adda, Vigor non sapeva l’inglese e dagli annual copiava solo le figure, il loro soprannome
non a caso era mela C e mela V. A Cannes quando andavano a fare i giurati non spiccicavano una parola con nessuno. Non hanno creato una scuola ma un modello sociale di successo per molti creativi che adoravano il loro prestigio appariscente. Le agenzie dove andarono prima di fondare la loro andavano a gonfie vele. La magia di d’adda e vigo però era nel balance tra diplomazia dell’uno con i clienti e gran lavoro dell’altro. Il loro più grande achievement è stato BMW, che nel tempo è cresciuta come marca fighetta e un pò da stronzi.
Non ha lasciato nessuna campagna memorabile e non è stato capace di stare al passo con i tempi. Se ne va un pezzo di giurassico dall’ego ipertrofico, di cui non sentiremo la mancanza.
E con questa già preannunciata notiziona possiamo dichiarare ufficialmente morta la D’Adda Lorenzini Vigorelli BBDO.
In realtà muore il nulla.
L’agenzia meno premiata del secolo all’estero: mentre sigle come Leo Burnett, Pirella, JWT portavano a casa ogni tanto insigni premi internazionali, DLV portava zero di zero.
Però nell’immaginario delle fanzine di settore e dei grotteschi premi italiani era “l’agenzia più creativa”. In realtà, era una catena di montaggio di foto desaturate e di finished layout impeccabili (l’inventore di photoshop è stato il primo assassino della buona creatività).
Cosa resta?
Il niente, ma al potere.
Restano tutti gli ex-DLV saldamente al potere di tante agenzie, col solo merito di avere sopportato le giuste collere del Vigor per poi vedersi eccessivamente premiare da un mercato delle direzioni creative fatto dalle succitate fanzine e dai fake festival italioti (adci compreso), unica fonte di apprendimento del mercato dei talenti da parte di amministratori delegati ben vestiti e headhunters che non distinguono la fuffa dalla bistecca. Fanno danni, sono incosistenti, tentano di alimentare miniculti della personalità, scappano da un’agenzia all’altra, ma cadono ancora in piedi (per quanto?).
Sono fotocopie sbiadite (pardon, desaturate) del guru-rinoceronte che qualche qualità ce l’aveva pure.
Grazie, dell’eredità Giampietro.
Alla tua età, della pubblicità ne hai giustamente le tasche piene.
E non solo in senso metaforico.
sì, ma almeno ha dato alla vita l’erede italiano di eminem. buahahahahahahahahah!
Quello che canta della vita dei bassifondi, della povertà e del disagio sociale? Un mito.
si con la rete potremme sputtanare il prode miliardario che si fa passare per straccione e venuto dalla strada
a lui si devono l’avvento dei super finish lay out per vendere idee inesistenti,
quindi è lui l’inventore del 10 minuti per pensare, 10 giorni per il lay out.
e dali li agenzie si sono riempite di stagisti carne da cannone art per fare lay out.
a lui si deve anche l’alba dell’era del fake, bene o male che sia.
però una cosa è sicura, vigor non prendeva junior per fare il lavoro dei senior
e con lui i reparti erano belli pieni di gente d’esperienza e di valore.
ciao grande vigor tanto so che torni
si lui e lorenzini al rilancio di mccann
dall’intervista di Pubblico:
“se si risparmia sulla cultura si avrà un popolo di ignoranti, se si taglia sulla creatività la comunicazione delle aziende farà schifo
A me Vigor è simpatico. Forse perché non ci ho mai lavorato (per mia scelta). E’ vero che di memorabile la sua agenzia ha fatto poco: però anche qui bisogna intendersi. La vostra cultura Cannes-centrica vi porta a esaltarvi per i “10 leoni” di Heineken (uno scherzo ben riuscito, votato in N categorie un po’ sfigate), e vi fa snobbare il lavoro vero e quotidiano per esempio su BMW, che prima di Vigor era una marca morta.
Per me questo è lasciare il segno nella pubblicità, non organizzare uno scherzo per pochi giurati, vincere dei leoni, e poi fare il nulla sulle campagne vere: perché Heineken di questi anni, come campagne italiane, vale zero o peggio ancora, 6-.
Heineken italia è uno dei pochi paesi a non fare adattamenti, credo anche avesse preso la comunicazione di altri paesi, ma non ne sono sicuro.
Ad ogni modo mi trovo molto in disaccordo con quello che dici. La campagna che ha vinto i 10 leoni non era un fake e non è stata iscritta in categorie “sfigate” ma in quelle che rappresentano il futuro della comunicazione. pensare in questo modo è l’ennesima prova che non si sa guardare avanti ed è proprio quello che si sta rimprovertando alla filosofia DLV. Bisogna stare al passo coi tempi (il che non vuol dire che ogni cagata new media è un’idea). Se hai più di 50 anni posso capire il tuo ragionamento, altrimenti è un problema.
Siamo arrivati anche a questo: D’Adda e Vigorelli erano due schiappe e non hanno fatto niente di interessante.
Fatemi capire, in Italia non c’è un creativo in grazia di Dio?
Infatti, revisionismo da sfigati.
Le campagne di d’Adda e Vigorelli, nel momento in cui sono state fatte erano le cose più sexy della pubblicità italiana.
Foto desaturate orribili? Forse, peccato che hanno instaurato un trend copiatissimo da tutti per anni.
Art direction superleccata ? Sicuro, ma qualsiasi inevitabile merdaccia aveva almeno una sua dignità. E lo dico da copy.
Non ho mai lavorato con loro, mi sarebbe piaciuto, soprattutto quando erano in Y & R.
So che Vigorelli aveva uno stile assai poco signorile – e purtroppo non è l’unico – ma è stato un creativo- imprenditore e di successo, oltre che un fine art director che ha insegnato il mestiere a tanti tipi cool che ci sono in giro adesso.
Ha vinto pochi premi internazionali? Certo, i lavori erano sintonizzati sulla voglia provinciale di essere trendy degli italiani, e facevano vendere, eccome, BMW ecc.
Ha avuto successo e fatto i soldi? Bravo, ha fatto valere il suo lavoro.
Ha sfruttato gli stagisti? Scusate, ma nessuno ci ha mai incatenato alla scrivania.
Non rimane che dimostrarvi migliori.
p.s. No dài, le battute sui figli sono inqualificabili.
oldie a me pare inqualificabile la tua frase sugli stagisti sfruttati. si vede che sei un “figlio di vigorelli” pure tu. quel nessuno ci ha mai incatenati alla scrivania è la cosa più di reazionaria e fascista che abbia mai sentito negli ultimi tempi. e dire che se ne sentono negli ultimi tempi.
Beh no, non è vero che non lascia nulla: due delle migliori uscite che abbia mai sentito provengono da Vigor:
“la fretta passa, la merda resta” e
“non è difficile mettermelo nel culo, il difficile è toglierlo”.
Ah ah Jake la Furia!
@ malick
Quello che dico non è affatto fascista, dato che parlo al passato, e non c’è mai stato nessun manganello dietro chi è stato stato sfruttato da Vigorelli o Pirella, per citare i più noti. Se è rimasto è perché aveva -o credeva di avere -buone probabilità di vedersi offrire un’occasione, di imparare un mestiere.
Chi l’ha fatto ha fatto una libera scelta. Quella di accettare anche ingiurie, umiliazioni, stipendi ridicoli. Un gioco d’azzardo dove in molti hanno perso, ma anche tanti – i più dotati o i più resistenti o i più cortigiani – hanno avuto un ottimo riscontro dell’investimento.
Adesso questo meccanismo ‘soffri prima per godere dopo’ si è inceppato, da quello che leggo qui. E’ il caso che gli stagisti prendano atto che accettando, per anni, le condizioni di cui si lamentano, le stanno perpetuando.
L’ho già detto a un tuo collega, non arriverà nessun Babbo Natale a sistemarvi le cose: chi è più in alto di voi ha altro a cui pensare, e poi molti temono il licenziamento perché troppo vecchi o troppo cari (ma penso che questa considerazione ti risollevi il morale).
Forse la pubblicità in Italia non è più un buon posto dove investire.
Spero davvero che le cose cambino in meglio.
Anche perché io vi ho pagato la scuola, voi dovreste pagarmi la pensione.
due etti di demagogia, tagliata fine fine. lascio?
Ti capisco.
Anch’io ci ho messo tanto tempo prima di capire che ero libera di non farmi malmenare.
Però posso dirti che se, dopo un anno di lavoro, non avessi potuto mantenermi, avrei cambiato mestiere perchè i miei non potevano farlo. E’ la legge della necessità.
Con questo non mi sento di criticare chi è nato ricco, meglio per lui.
Certo che non è facile, ognuno ha la sua strada.
Al di là di questo.
E’ buffo che il dialogo avvenga tra me e te e non ci sia nessun intervento pro o contro da parte degli ex ‘sfruttati’ da Vigorelli. E sì che ce ne sono in giro.
Per esempio quello che si è firmato ‘ Layout tirati in faccia a tonnellate’ che ricorderà il suo apprendistato persino con un filo di malinconia.
Bei tempi quelli…
Forse la differenza tra gli antichi e gli odierni ‘sfruttatori’ sta nel fatto che i nuovi – che non conosco- non hanno il carisma e l’umanità per trasformare in gesta eroiche i sacrifici e le notti in agenzia, non sanno trascinare truppe di giovani straccioni verso un presunto avvenire di gloria.
Chissà, sarà la crisi della figura paterna.
oltre ad aver tirato su persone, Vigor ha tirato su la maggior parte delle marche che oggi sono definibili come tali. oltre ai soliti BMW e Mini. le borse di Biasia prima di Vigorelli non le volevano neanche regalate. prima di criticare, farei un elenco mentale di cosa siamo stati capaci di fare noi con il nostro lavoro. le battute e i commenti sui figli poi dimostrano solo ignoranza profonda. nulla di personale, ma sinceramente dà fastidio, dà l’idea che a scrivere sono i soliti rosiconi.
@DD,
Dove è scomparso l’intervento di PATRIZIO/ malik – sdegnato dal comportamento dei DC/ sfruttatori e dai fascisti come me – al quale ho risposto qui sopra alle 9.12 ,
dov’è finito?.
Che senso ha? Allora togli anche la mia replica.
VIGOR E’ SEMPLICEMENTE IL MIGLIORE DI TUTTI.
Così sia..
Il livore e la rancorosità di molti post contro un grandissimo professionista come il Vigor la dicono lunga sul nulla che popola questo povero mercato. Fate come dicono a Roma, consolatevi con l’aglietto… Ma, intanto, rosicate.
io dico solo…speriamo bene…