A volte, anche nela vita, le favole hanno il lieto fine. È il caso dei tre ragazzi di Cric di cui Bad Avenue ha parlato a novembre in questo post. La shortlist si è tradotta in un bronzo.
Bronzo anche per Fitosonno di JWT.
A volte, anche nela vita, le favole hanno il lieto fine. È il caso dei tre ragazzi di Cric di cui Bad Avenue ha parlato a novembre in questo post. La shortlist si è tradotta in un bronzo.
Bronzo anche per Fitosonno di JWT.
Bella la favola dei due ragazzi. Lo stile nazional-popolare-italiano è ancora una delle cose che ci vengono riconosciute.
Invece il bronzo al filmetto anni ’80 fatto dal giurato è una di quelle cose che non si commentano nemmeno. Però sempre molto italiana (o sudamericana) anche questa.
Cric: il click!
Bravissimi crick! Avete tanro da insegnare e noi molto da imparare
Un altro meraviglioso schiaffo in faccia alle direzioni creative italiane, che prima di dare la colpa a clienti, crisi e malefici, dovrebbero iniziare a farsi due domande sul perché non sono nemmeno in grado di fare dei fake decenti per vincere qualcosa a cannes,
ma a me quel film nn piace nemmeno un poco, cmq bravi.
Il film Cric è inguardabile e creativamente uno zero, ma almeno non è costato niente. A differenza di produzioni di decine di milioni di DLV, Y&R, Saatchi, DDB che sono state iscritte a Cannes e non hanno portato a casa un cazzo.
Talmente inguardable che l’hanno visto in 2 milioni di persone senza un minimo di seeding e che ha preso un leone a cannes senza nemmeno un giurato o un network alle spalle. Magari dovresti riguardarlo senza pregiudizi…
Ai miei coetanei di Cric io voglio dire semplicemente grazie.
Perchè, molto prima di questo leone, hanno fatto capire a me e a tutti i giovani creativi sfruttati e umiliati in agenzia che, se lo siamo, è solo per nostra scelta.
Che, anche in Italia, il coraggio, il talento e il duro lavoro possono venir ripagati con risultati eccezionali. Che piegandoci allo sconforto e alla disillusione facciamo solo un danno a noi stessi. Che, se valiamo qualcosa, o facciamo di tutto per dimostrarlo o tanto vale che andiamo a fare gli impiegati in posta.
Quindi, grazie di avermi ispirato. Personalmente lascerò la mia agenzia, perché ad alzare la testa ci ho già provato e non è servito, e tenterò anch’io di costruire qualcosa insieme a un paio di amici, partendo dal nulla, confidando solo nel nostro entusiasmo e nella nostra voglia di fare. Qualsiasi cosa ci accadrà, potrà essere un successo o un insuccesso, ma non sarà mai un fallimento.
A tutti gli altri giovani creativi, qualsiasi scelta facciano, dico solo: non sprecate l’incredibile esempio che ci stanno dando i giovani creativi di Cric. Fatevi ispirare da loro, non dai guru ammuffitti di un mondo che non esiste più o dai direttori creativi capaci solo di ammirarsi l’ombelico. Altrimenti lasciate perdere, che ad ammazzare tutto quello che c’è di bello e stimolante nel nostro lavoro ci pensano già egregiamente i nostri capi.
Grazie ancora.
Giovane creativo, se hai stoffa e talento un film come quello dei Cric te lo puoi fare da solo anche lì doe sei.
Senza che abbandoni nulla. Non sperare che l’ispirazione o l’illuminazione ti arrivino solo grazie abun distacco, ne rimarresti deluso.
sbagliato. a volte per poter fare qualcosa bisogna lasciare. le agenzie non sono più luoghi di libertà, ma di imposizione totale. una volta da parte del cliente, oggi da parte dell’agenzia stessa, nella persona di direttori creativi mediocri che hanno paura di essere messi in ombra da qualcuno più bravo di loro.
io quoto giovane creativo. ha ragione. e ha coraggio.
le perosne di talento oggi devono lasciare le agenzie lager e inventarsi quello che le sotterrerà.
“Lo stile nazional-popolare-italiano è ancora una delle cose che ci vengono riconosciute.”
Appunto. Che tristezza. E meno male che questi sarebbero pure giovani. Sul “creativi”, ho davvero parecchie riserve.
Sapete cos’è la cosa triste? Che non cambierà nulla neanche quest’anno.
Sarebbe bello: “oh hai visto questi ragazzi che da zero hanno vinto un bronzo a Cannes, perché non gli affidiamo un budget importante e facciamo fare a loro la nostra comunicazione?” Fantascienza in Italia.
Purtroppo non cambierà nulla ci saranno le solite manfrine tra AD e clienti, tra un aperitivo e una mignotta.
PS: anche secondo me il film è abbastanza mediocre, ma complimenti vivissimi a quei ragazzi, questo è cannes: si vince anche con queste cose, ma poi quello che conta è il risultato, bravi.
e se fosse stato premiato più il percorso dello spot senza cliente auto prodotto, piuttosto che la creatività deja vu?
quello penso sia ovvio, oppure per la legge degli opposti, una storia del genere al di fuori del paese di muccino, moccia a scamarcio, agli occhi di asiatici e nordamericani abituati a cose un po “fuori” magari sembra essere originale. Un po’ come le bionde da noi e le more in Svezia, banali e particolari in base alla diffusione.
Però avevamo tutti bisogno di una bella favola come questa. Ancora complimenti
era un’interrogazione retorica. trovo il percorso sia un criterio di valutazione corretto. su questa base è un lavoro ben fatto anche se su un cliché italico. per chi giudica bionde o brune, appeal di primo impatto, un’effettiva scarsa avvenenza non avrebbe sedotto.
Spero che l’esaltazione li porti oltre questo successo. Spero non vengano bruciati ne da aspettative ne da critiche e invidie. Chi, giustamente, indica i giovani come risorsa da coltivare si faccia tutor per il futuro di questa esperienza.
Non capisco dove sia la favola. In un periodo in cui i clienti continuano ad alleggerire i budget creativi e di produzioni, dei ragazzi producono un film a spese proprie, con una creatività versatile da poterci attaccare su qualsiasi logo. Incuranti della strategia e della storia di un marchio.
L’unica cosa da premiare è l’impegno e il pragmatismo di tre ragazzi che “ci hanno creduto”. Per il resto, credo che sia l’ennesimo autogoal che ci porterà economicamente ancora più in basso. Adesso i clienti diranno “loro lo hanno fatto gratis, voi perché mi chiedete così tanto?”
Infatti. Il film non ha idea ed è di una banalità imbarazzante.
Hanno premiato il numero di visite e il fatto che era autoprodotto.
Quindi fanno male a montarti la testa, questi ragazzi. Dai commenti che lasciano nei blog, mi sembrano un po’ esaltati. Dei piccoli Vicky Gitto in erba senza aver fatto ancora un cazzo.
Probabile che siano un po’ esaltati e abbiano avuto anche una botta di culo, però non si può dire “non hanno fatto ancora un cazzo”. Almeno quello bisogna riconoscerlo. Complimenti.
Premetto che sono a favore dei fake. So per certo che l’agenzia dell’anno (alla quale tutti ci inchiniamo) ne produce a migliaia. Mentre noi, che già facciamo schifo, facciamo una lotta incessante per combattere il fenomeno. Un po’ come togliere la sciolina ad uno sciatore nigeriano.
Ma nessuno si rende conto che questo film di Cric è il fake più fake possibile? Quando è nato non aveva nemmeno il cliente. Peró tutti a dire “questa è l’italia che vince”, “premiato il coraggio”. Sì ragazzi, è questa l’italia che vince. Quella che fa i fake senza che nessuno rompa i coglioni per affossarli.
Tre ragazzi avevano un problema: farsi conoscere in un mercato non particolarmente favorevole ai giovani.
Uno dei tre era addirittura appena stato invitato a lasciare l’agenzia in cui lavorava.
Hanno scritto e prodotto un film per cercare di procurarsi direttamente un cliente.
Hanno dimostrato coraggio e molto spirito imprenditoriale.
Non sono andati in giro per agenzie mendicando stage non retribuiti.
All’inizio hanno raccolto solo dei “no grazie” da parte dei direttori marketing interpellati.
Non si sono demoralizzati e hanno uploadato il loro film su Vimeo.
Così hanno anche dimostrato di saper raccontare storie che piacciono: oltre 2.5 milioni di views. E molti si sono occupati di loro, persino il corriere della sera.
Hanno dimostrato di saper fare quello che in troppi, specie tra i commentatori di questo blog, non considerano essere lo scopo del nostro mestiere: muovere le emozioni di persone “normali”, non solo addetti ai lavori.
Alla fine hanno persino trovato un cliente.
Davide Mardegan, Clemente De Muro e Niccolò Dal Corso (età media 26,6 anni ai tempi di questa produzione) oggi sono molto più conosciuti di 8 mesi fa.
Problema, strategia, soluzione.
Chi ci vede solo un fake ha evidenti problemi di prospettiva. E non solo rispetto a questa storia.
Auguro a Cric tutto il successo possibile.
Un’ultima annotazione. Ho letto stronzate e livore sull’operato del giurato italiano Bruno Bertelli. Il trionfatore di Cannes 2010 si è invece speso molto per sostenere il lavoro di Cric.
Il nostro mondo può essere migliore di quello che invidia e altri sentimenti poco costruttivi vi fanno percepire. Fate uno sforzo, ne vale la pena.
Quoto.
Sono anni che mi chiedo e che chiedo in giro senza riuscire ad ottenere risposte in quale altro ambiente professionale, artistico o anche solo hobbistico sarebbe possibile non dico assistere alla premiazione di fake ma anche solo a una discussione circa la loro legittimità.
Non è curioso. E’ patologico. (E non mi riferisco ai ragazzi di Cric).
Ok, va bene. Ma se in questo ambiente esistono a livello mondiale, perchè in Italia dovremmo combatterli? E’ una cosa che non riesco a capire. E non riesco ad essere felice quando vedo le Filippine, la Romania, la Colombia davanti a noi. Non ci riesco.
corretto
marco
è anche uno dei miei argomenti preferiti
e sai cosa rispondono i geni del fake?
non sanno rispondere
non esiste un altro lavoro al mondo in cui
invece di premiare il miglior lavoro fatto in ambito professionale
si rovescino i termini della questione
e si punti direttamente al premio
senza che il lavoro sia stato fatto in termini professionali
ah sì
una risposta una volta l’ho avuta
e ne ho già parlato su questo blog
nella riunione adci in cui si decideva se i fake potevano essere ammessi in annual
ho chiesto se si fosse mai sentito di un chirurgo che operasse gratis
senza che il paziente avesse patologie
solo per vincere il premio “migliore appendicectomia dell’anno”
mi ha risposto stefano rosselli
“forse tu dovevi fare il chirurgo invece del creativo”
questo è il livello intellettuale con cui abbiamo a che fare
e questo è un nome
come a me piace fare
firmandomi
però marco
un altro nome sei tu
e un altro è il mio amico massimo guastini
che vi siete rifiutati di venire a quella riunione
in cui si decideva su questa problematica
ricordate quando vi chiamai per chiedervi espressamente di partecipare?
certo mi fa piacere vedere che la pensiate come me
e che lo diciate
però bastava che vi comportaste come me
che aveste votato con me
e le cose sarebbero andate diversamente
il risultato con cui passarono i fake fu striminzito
tipo la sporca dozzina versus otto
se non ricordo male
con la sporca dozzina ebbe la faccia di culo di votare anche franco moretti
che l’anno prima in assemblea si era alzato e aveva dichiarato spavaldo
“quando l’adci accetterà i fake io lascerò l’adci”
ebbene li votò
bell’esempio di past president
e sotto questo profilo l’adci è messo proprio bene
ma questa è un’altra storia
giovanni pagano
Quel giorno non potei venire, Giovanni. Già ne abbiamo parlato. Tu sembri esserti fermato lì ed è un peccato. In compenso, se ti piacciono le battaglie vere, oggi ce ne sono di più fondamentali.
Ciao
m.
Ciao Marco,
però devi convenire che tutto il discorso è un po’ ingestibile.
Perché i fake sono patologici e “i ragazzi di Cric” no? Stiamo quindi implicitamente ammettendo che i fake sono fake solo per la stampa, ma quando si tratta di tutto il resto vanno benissimo? Ma ci rendiamo conto che la stampa (print) è ormai una fettina quasi ininfluente del nostro lavoro? Perché chi “fa un fake” per il web o per la TV dovrebbe avere la mia approvazione e il mio encomio, e chi lo fa per la stampa no?
Te lo dico io: perché nel mondo in cui viviamo la viralità porta in vita le cose. Le fa diventare vere. E allora perché non istituire come disse Ted una volta i “virali stampa”?
Forse sarebbe più accettabile. Non vi piacciono? Eppure i virali video esistono. Non li ha commissionati nessuno, ma hanno un loro valore: esattamente il caso di Cric.
E poi: ma ci rendiamo conto che non è possibile stabilire cosa sia fake e cosa no? A tuo parere la campagna Durex della tua agenzia (sede di Milano, quindi tutt’altra storia lo so) è un fake oppure no?
Cosa si intende per fake?
Chi stabilisce quali sono i parametri?
Qualsiasi risposta mi darete, troverò sempre un modo per dimostrarvi che non è possibile stringere il fake (stampa, perché quello video lo avete già “sdoganato”) entro limiti inequivocabili e ben precisi.
(Dico questo da persona molto annoiata dagli annunci stampa “ad hoc”, fatti apposta per vincere premi, e molto divertito invece da tutto quello che rientra nel “resto”, finto o vero che sia)
caro falso
scusa se te lo dico
ma tu non sei falso per niente
sei invece un anonimo onesto
che dice chiaramente come la pensa
e ne ha tutto il diritto
anche se non la pensi come me
è un piacere parlare con gente onesta come te
che non sabota la discussione
dissimulando le proprie idee
confondendo le acque
e sottraendosi sostanzialmente al confronto
uno come te
che chiama le cose col loro nome
immagino non abbia difficoltà a riconoscere una verità
e cioè che a differenza delle campagne autentiche
i fake non vendono alcun prodotto
se non il creativo o l’agenzia che le ha prodotte
ti
scusa falso
è caduta la linea
sono giovanni pagano e continuo
ti faccio una domanda
secondo te non sarebbe più corretto istituire una categoria apposita
chessò “campagne autopromozionali”
per confrontare più equilibratamente realtà analoghe
evitando il confronto fra realtà diverse
(di cui una enormemente più complessa dell’altra?)
ovviamente parlo di adci
dove penso che i soci non dovrebbero prendersi per il culo fra di loro
cannes è una situazione completamente diversa
grazie se vorrai rispondermi
giovanni pagano
avere un’idea, produrla autonomamente, proporla e trovargli un cliente, non è creare fake.
avere un cliente, produrre l’idea che normalmente tromba per vincere magari un premio sostenendo che sia comunque veicolo di successo del prodotto, è, per me, creare fake.
@giovanni:
Io non venni a quella riunione per un solo motivo: stavo per lasciare il club, e non mi pareva corretto esprimere da transfuga una posizione che avrebbe condizionato chi sarebbe rimasto.
Ma magari il problema fosse solo nostro. E’ sotto gli occhi di tutti (spero) che quelle che dovrebbero essere le giurie più qualificate e severe del pianeta – mi riferisco in particolare a quelle di New York e Cannes – da alcuni anni non riescono a resistere alla tentazione di infarcire pesantemente le shortlist e anche gli elenchi dei premi di fake non solo sfacciati ma anche privi di qualsivoglia novità e giustificazione degna di questo nome. Il tutto allegramente alla faccia di chi fa questo mestiere come appunto un mestiere anziché con l’attitudine demente di pretendere in affidamento fiduciario milioni di euro o di dollari di investimenti in virtù del proprio comprovato talento a giocare con i propri escrementi.
Mi chiedo per la prima volta (ma per nulla retoricamente) se non sia arrivato il momento di ripagare tutto questo nella maniera più convincente: rifiutandosi di finanziare oltre il kindergarten più pazzo del mondo. Ovviamente non mi aspetto una ola.
Marco, dici una cosa sacrosanta. Talmente sacrosanta che perfino parlarne è ideologicamente ridicolo. Ma c’è un ma. Almeno un buon 70%, così a occhio, di quello che entra in shortlist da anni ormai a Cannes è clamorosamente, spudoratamente, falso. E non solo a Cannes. Quasi tutti i contest internazionali di un certo rilievo non si sottraggono alla regola. Ergo, ok, si potrebbe non iscrivere più nulla ma, ammesso che si riuscisse a convertire i big italiani fakeophili (alcuni dei quali hanno addirittura un nome fake, figurarsi), saremmo comunque i soli al mondo. Così fan tutti. Ma proprio tutti.
A questo punto, credo basti scindere i piani. Il lavoro è il lavoro, e sono i fatti a premiarlo o punirlo. Poi ci sono i concorsi che non sono di pubblicità ma di pubblicitari che, ammettendo i propri complessi di inferiorità, fanno gara a chi ce l’ha più lungo. Sulla parola s’intende, niente prove: quello è lavoro.
ps. Un ultimo affondo.un saluto a tutti le fighette dc che si ammazzano per fare fake e non prendono un cacchio. Come andare con una troia e scoprire che non ci sta. Che pena.
ps 2. A tutti gli sciovinisti. Se non è mio, a me che il leone lo vinca l’Italia o il Turkmenistan non me ne può fregare di meno.
grazie Marco per il tuo pv sempre così lucido. condivido tutto.
Se l’idea non è pensata per risolvere un problema del tuo cliente è un fake.
Punto.
Noi vendiamo oggetti. Per quanto triste è questo il nostro lavoro.
condivido!
Ma infatti il problema è che molti di noi fanno una campagna solo ed esclusivamente PER I PREMI. Questa è una stronzata, mentre le belle idee che nascono anche senza brief rimango fake solo quando non ci mettiamo abbastanza energie perché diventino real. Con internet ormai tutto può diventare vero e diffuso anche oltre gli addetti ai lavori. La differenza sta qui, accontentarci di farla vedere a 4 stronzi che parlano di campagne, creatività e uscite per farsi belli all’aperitivo o alla mostra, oppure creare un’idea e portarla avanti in modo che diventi efficace per il prodotto e per l’idea stessa. Noi al 95% ci limitiamo alla prima ipotesi.
Certo giovanni, ti rispondo con piacere. Perchè no, in Italia si potrebbe fare. Almeno nessuno si accanirebbe contro chi decide di fare fake. E quei lavori, poi, potrebbero avere un’occasione a Cannes. Dove, come hai detto tu, si confrontetebbero con realtà analoghe. Cioè fake.
Il Fake non dipende dal processo creativo, dipende dal target.
I Cric hanno brillantemente sovvertito il tradizionale processo STRATEGIA DI MARKETING-BRIEF-SOLUZIONE CREATIVA pur non producendo un Fake.
Cosa è fake e cosa no:
1- Fake: quando un’agenzia si fa carico dei costi di realizzazione di una comunicazione e, nonostante questo, un committente si rifiuta di diffonderla (se non su un giornale locale ligure con tiratura simbolica), quell’agenzia ha prodotto una bella sega (Fake).
2. Cric: quando al contrario un cliente (ad esempio poste italiane) decide di far propria una comunicazione, pur prodotta in assenza di brief, che reputa interessante per comunicare la propria identità o i propri prodotti al suo target, allora non ci troviamo in presenza di un Fake, ma di una comunicazione pubblicitaria.
Il Fake è tale perchè non è pubblicità rivolta ai consumatori con l’obiettivo di comunicare una marca o vendere un prodotto. Il Fake è un esercizio di stile rivolto a un target ridotto di creativi, ed irrilevante per finalità commerciali.
Questo spiega perchè i Fake hanno una diffusione simbolica e ridicola. Sono preziosi esercizi di stile che non significano niente ai consumatori. Al contrario il video dei Cric è risultato rilevante a milioni di persone, e in seconda istanza a un cliente.
Non c’è pubblicità senza pubblico.
Per cui il Fake non è nemmeno pubblicità.
D’accordo, pienamente.
Brando, ma provare a dire la tua opinione senza quest’aura da pontefice infallibile?
Che poi è la stessa cosa che ho detto io
Ipse, tu mi chiedi davvero troppo. Faccio già fatica a non fare ironia… diciamo che ci posso provare. Tu hai anche un opinione che esuli dallo stile del commentatore?
La gente battaglia tutto l’anno contro clienti arroccati su posizioni forse un pò vecchie per cercare di produrre qualcosa di pregevole e che piaccia ad entrambe le parti. E’ una battaglia spesso persa in partenza. Ma si combatte, perchè credo stia lì la bellezza della cosa. Poi c’è Cannes, dove approda il meglio del meglio della pubblicità ( o così dovrebbe essere). Ma pubblicità intesa come “sintesi” del lavoro agenzia-cliente, pubblicità intesa come “soluzione” di due diverse vedute. C’è un cliente, c’è un’agenzia e c’è una pubblicità…
Il film dei Cric è bellissimo, davvero. L’ho apprezzato moltissimo. Ma dov’è il cliente? “Ma sono loro stessi!” mi direte in coro… chiaro. Dico solo che così è un pò troppo semplice. E con questo non voglio denigrare il loro operato: AVREI VOLUTO FARLO IO UN LAVORO COSI’. Dico solo che non vedo molto cosa ci azzecchi con Cannes…hanno risolto un loro “problema”, non quello di un altro. Ma sicuramente mi sbaglio…
Io stesso avevo parlato contro il film clic (fondamentalmente non lo ritenevo uno spot, e ancora la penso così.)
Ma chi vince ride come diceva Arbore.
Quindi bene per loro.
E sinceramente a me sembra ancora più immeritato l’altro Bronzo…
(anni fa avreste sbranato un Giurato che portava SOLO un premio Tv e uno Stampa ed entrambi della sua agenzia… ma si vede che i tempi son cambiati e tutti avreste fatto lo stesso senza vergognarvene almeno un pochetto…)
Un piccolo appunto a Jesus: “produzioni da decine di milioni…” mi sa che non vedi un preventivo di produzione da tempo…
Su advexpress ppiccola candidamente ammente delle spintarelle per il film Cric.
Quindi è ufficiale che abbia vintoper tutto quello che c’è stato dietro piuttosto che per la creatività del film.
Ma ve bene così, infatti in termini di media e sviluppo merita un premio, in termini di creatività no.
sono contento per cric, sono costantemente perplesso e disgustato dalla diatriba pro e vs fake. se produciamo brutture di ogni tipo, la colpa non è sempre di questi soliti clienti, ma anche dell’incapacità di una classe dirigenziale creativa, che non riesce a saper vendere il proprio “geniale” prodotto. poi li vedi tutti eccitati come bambini indispettiti pagare migliaia di euro per iscrivere campagne fasulle su ogni media ad un concorso internazionale ormai anch’esso fake? non c’è logica, non c’è rispetto per se stessi, e l’italia resta sempre la provincia periferica del regno.
una bella e vera autocritica facciamocela: ogni anno è sempre lo stesso inutile ciarlare, che 2 coglioni!
quest’anno, tanto per dirne uno, ho visto Droga portarsi a casa 3 gran prix e un container di leoni veri spedito direttamente a NY. e questo nonostante dovesse combattere con Crick, Durex e quell’altra roba lì che manco mi ricordo il nome. in sostanza: c’è chi ha paura dei fake e chi no. pensiamo a fare campagne migliori dei pochi e mediocri fake che produciamo, che è meglio.
Ce lo si aspettava un ruolo da non protagonisti a questa edizione del festival: aver portato a casa 4 leoni è fin troppo vista la situazione attuale del mercato italiano. Lecchiamoci le dita e portiamo a casa qualche stimolo in più, invece di farcire i blog di commenti lamentosi da nerd fumettari.
Iniziamo ad analizzare in modo serio i lavori che hanno funzionato di più e capiamo come si può migliorare il livello dei nostri pezzi per l’anno prossimo: sono stato a Cannes e all’interno dell’auditorium del palais quando veniva chiamata sul palco un’agenzia brasiliana era un tifo da stadio stile Maracanà. Leviamoci la sfiga di dosso, per cortesia.
A me la storia del bambino mi fa cagare. sarà la voce…
Mi permetto di dire la mia:
Cric ha fatto un buon lavoro facendo leva sui buoni sentimenti quando imperava soprattutto un cinismo stilistico, secondo il mio modesto cartellino sforzo creativo: 7 (paragonato all’adv internazionale, in Italia stendiamo un velo…).
Lo spot JWT mi sembra un giochino legato a un deja-vu dei più classici, secondo il mio modesto cartellino sforzo creativo: 6.5 (vale come sopra il riferimento).
McCann con Durex mi è molto piaciuto! Darei anche un 9, ma considerato che a quanto pare di fake si tratta si becca un 8.
Auge con Alice: 7.5, l’idea non crea dispersione benché mi sembra una boutade poco campagnabile.
Ah, LPF con storia di una donna: scandalo! Per me è 9. Mentre Bcube con Diesel è fin troppo facile: 6, considerando però che Nike “Musical Chairs” si beccò un oro dopo Nike Tag, aumento a 6.5.
Nike era sempre di WK,
anomalo,
lpf non è scandalo. ti spiego, anzi te lo faccio spiegare: http://adsoftheworld.com/media/online/ccsvi_in_multiple_sclerosis_url_story
Spero tu capisca. E niente gne gne gne per favore.
ma come fa a piacervi quella roba di cric? boh.
senza pregiudizi, davvero. e senza invidia.
ma che ci trovate?
è una storia vecchia come il cucco, vista un milione di volte.
boh.
ma poi… le lettere? le scrivono solo più gli avvocati.
stra-boh.
Leone in print fake spinto dal giurato italiano che si autopremia.
Leone in tv un fake del giurato italiano.Segue penosa successiva schermaglia per i credits.
Altro leone tv operazione promozionale di giovani fatta senza cliente e comunque dal valore creativo molto modesto.
Tre leoni su quattto molto discutibili.Bel risultato.
Il cliente (Heineken) che per anni ha dato smalto alla nostra visibilità internazionale,del tutto sparito.Ottimo.
Molti fake talmente tristi da non vedere nemmeno la shortlist.Complimenti.
Mettete i soldi per pagare meglio i giovani,mandarli all’estero a fare esperienza.Tra qualche anno avremo creativi migliori e non fotocopie fighetta stile DLV.
FAKE YOU!