Young Lions. Argento per l’Italia.

Si conferma la buona tradizione che l’Italia ha nei Young Lions: Marco Tironi (art) e Daniela De Seta (copy) conquistano l’argento nella sezione Press.

La notizia l’ho ripresa dal nuovo blog dell’ADCI, a cui auguro di ritagliarsi uno spazio nella nostra web community. Personalmente non lo giudico un concorrente, anzi, penso che possa diventare un nuovo e interessante punto di vista. Sempre che chi lo gestisce sia capace di selezionare bene i redattori, che dovrebbero essere autorevoli, intelligenti e in grado di saper dosare rilevanza e leggerezza.

Tornando al Festival della creatività di Cannes, magro bottino per i senior.

Una shortlist nel direct con il bellissimo progetto di LPF: “The Disease Journey. The First Url Story Ever”.

Due shortlist per l’outdoor: “Club Crusher” Durex di Mc Cann e “Alice in Wonderland 3D” di Auge.

“Club Crusher” si ripete anche nella sezione Press, mentre in Radio entra solo un lavoro di DDB: “20 Hours Gyms”. E nella sezione Media entra “Stupid Global Campaign” Diesel di Bcube.

Finora 6 shortlist appena, ma era prevedibile: sapevamo di andare al Festival senza grandi aspettative.

È interessante constatare che nelle Young Competition ce la caviamo sempre bene e poi ci perdiamo per strada. Come a dire: a livello di creatività siamo a pari agli altri ma quando le cose si fanno serie paghiamo un sistema che è uno dei peggiori al mondo.

Sarà il momento di fare qualcosa a proposito?

 

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About Donald Draper

Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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44 Responses to Young Lions. Argento per l’Italia.

  1. Michelangelo Cianciosi says:

    Bravissima Daniela!

  2. “The Disease Journey” è una cosa mondiale. Chapeau.

    • Julien says:

      Ok. Ora torna in Lowe Pirella Fronzoni a portare il cappuccino a Laura Sordi.
      La tua giornata di stipendio te la sei guadagnata.

  3. Ma says:

    Club Crusher di Durex dove si può vedere? Mi puzza un po’ di fake…

  4. libertas says:

    “se l’italia vuole alzarsi dalla crisi deve dare spazio ai giovani”. non lo dico io, ma l’ultimo numero di “the economist” tradotto in toto su “internazionale”.

    nell’articolo si parlava di economia, politica e, addirittura, malavita. credo che però il pensiero sia estendibile anche al nostro campo e i risultati a cannes lo dimostrano.

    sono contento per le (poche) shortlist che abbiamo conquistato, anche se penso che diesel sia entrata solo per il peso che ha il marchio in questione (a mi avviso, un sequel fatto di frasi in dialetto di una case-history già vincitrice l’anno scorso non può essere valutato come “eccellenza creativa”).

    però mi fa molto ridere il fatto che nell’anno in cui c’è stato il record di campagne italiane iscritte (fonte: youmark) non avevamo grosse aspettative…

    • Francesco Bozza says:

      Scusa Libertas, ma non è esattamente così. I giurati non sono così sprovveduti. La forza del brand è importante, ma da sola non basta. Magari fosse così semplice. Saluti.

      • Il Santo says:

        Ma dai in questo caso è tutto. Mi immagino i giurati di ogni parte del mondo alle prese con frasi in bergamasco, napoletano, sardo e veneto.

        Non ci avran capito una ceppa, e avran votato la forza concettuale di “be stupid” ADATTATA (perchè è di anomaly e non di bcube).

        In ogni caso complimenti, è sempre meglio vincere. Bravi.

      • libertas says:

        oki… mai supposto il contrario.
        però, sai, negli anni scorsi ho letto un sacco di critiche a campagne che avevano vinto metalli che altro non erano che dei “sequel” (es.: bisley, museo internazionale del fumetto e, andando ancora a ritoso, hustler).

        in questo caso (diesel), la case history è estera/global, mentre il follow è un riadattamento in chiave local. boh… diciamo che una shortlist (poi bronzo) per “crisalide” la vedo molto più gratificante e rappresentativa di una vera eccellenza creativa (a smart idea for a small brand).

        in ogni caso: complimenti vivissimi e speriamo sia metallo. perché ne abbiamo bisogno per risollevare l’immagine creativa italiana.

        saluti anche a te.

  5. Toscani says:

    Come ogni anno i giovani leoni si fanno valere. Ormai sono quasi 5 anni consecutivi (forse solo l’anno scorso non ce l’abbiamo fatta nella Young Lion). E’ l’ennesima dimostrazione che non c’è un problema di creatività in Italia ma solo un problema di sistema. E poi diciamolo una volta per tutte: I clienti in Italia sono i peggiori del mondo, degli incompetenti patentati, arroganti e ladri che le agenzie hanno deciso di servire mettendosi a pecora.

  6. AnnaMaria says:

    Invece United come mai manca sempre all’appello?
    Non dovevano essere i più bravi?
    Complimenti a Laura Sordi che anche lasciando la
    Saatchi continua a raccogliere successi…e bravi Luca e Ted, alla fine ci sono sempre…
    Però prima di cantare vittoria o suonare marce funebri aspettiamo le categorie Cyber: arriverà forse qualcosa da lì. Magari anche dalla TV….un paio di fake, chissà!

  7. Portinaia says:

    La stampa Durex era stata riproposta per la short-list dell’annual ADCI ma quello spocchiosone di Andrea Stillaci l’aveva fatta buttare fuori…

    • Geppetto says:

      Ma si può vedere o è coperta da segreto industriale? A parte l’adattamento di Diesel praticamente è l’unica campagna stampa italiana a Cannes…

    • Il Santo says:

      Mentre quella sagoma di Del Pizzo l’ha fatta finire dentro. Ma guarda un po’?

    • Pupillo says:

      Durex è un fake totale. Fatto apposta per iscriverlo a Cannes. Costato un casino per produrlo, scattato da dixon chissà dove e non è neanche questa grande cosa… Solita roba che poteva impressionare 4/5 anni fa.

      • Cannes Fakes says:

        Perché, il radio della DDB Milano non è un fake?
        Fatto apposta per iscriverlo ai premi per una palestrina di Milano e mai andato in onda.
        Quindi, caro Pupillo, se dobbiamo citare i fake, citiamoli tutti, non solo quelli di Marco Cremona.

      • Anonymous says:

        ma non c’era stata la crociata anti-fake?
        vabbè ritiro. solite chiacchiere di fakearoli… ormai di vero ci sono solo i fake… che tristezza!

    • Ciao Portinaia,
      forse sei male informata. Se invece hai assistito ai lavori della giuria presieduta da Stillacci, il tuo resoconto è maligno e capisco il tuo nickname.
      Però voglio ricordarti una cosa: la stampa Durex aveva ricevuto dai 43 giurati Adci un punteggio medio (voto segreto) pari a 4,6.
      Già che ci sono, ti informo (o ti ricordo) che il bellissimo lavoro di Auge che si è appena beccato un bronzo a Cannes, era uscito dalla votazione online con un 5,1. E Stillacci ha pure provato a farlo votare per l’argento. Ma, sempre per votazione segreta, si è fermato al bronzo Adci.
      Tanti cari saluti Signora Portinaia.
      m.

      • Portinaia says:

        Durex: Stillaci poteva metterla dentro dopo che la rivotazione aveva dato parità ma con il suo voto sfavorevole l’ha buttata fuori.

    • Massimo Guastini says:

      Portinaia, provo a spiegarmi meglio. 43 giurati hanno espresso un voto medio molto basso per Durex. Anche nella seconda votazione, de visu ma sempre segreta, il 50% dei votanti si è espresso contro. Tu te la prendi con Stillacci? Cosa è, una sineddoche emotiva? Ciao :)

  8. malick says:

    francesco bozza, io non ti conosco, però ci sono rimasto un po’ male nel leggere nome e cognome di un dirigente speso su questo blog per intervenire solo e soltanto quando gli è stato toccato il suo orticello. mi piacerebbe leggere più spesso cosa voi grandi capi pensiate di cose più allargate. questo sulla forma.
    sul contenuto, eddai, succede in tutti campi dell’universo che un nome altisonante possa influenzare una giuria, figuriamoci se non può succedere nel nostro piccolo mondo.

  9. san tommaso says:

    minkia ancora i dialetti, ma come si fa?

  10. sciovinista con parsimonia. says:

    Grande orgoglio per i giovani leoni (in particolare per Tironi che ha un grande futuro davanti). Ma, per favore, la short per l’adattamento Diesel è come un rigore regalato a favore. Te lo prendi e magari festeggi e magari vinci ma non mi venite a parlare di creatività…

  11. Ted says:

    Ciao DD, lo spunto che poni è interessante, io mi ci sono soffermato spesso.

    Ti dirò, i Cannes young lions non sono nemmeno l’unico segnale di quel che dici: chiunque di noi si sia cimentato, ad esempio, in una di quelle sessioni di lavoro internazionale dal nome sempre diverso a seconda dell’agenzia (tanti creativi di vari paesi, tutti insieme a lavorare su un unico brief) avrà notato che i creativi stranieri, anche quelli più titolati, non sono mostri sacri. Anzi spesso sembrano naif, con le loro idee spesso così sempliciotte, in apparenza. E quando lì in mezzo c’è un italiano, fa sempre la sua figura. Il vero punto su cui vincono e’ che loro si fanno meno seghe, e noi ragioniamo di più, a volte anche troppo di più. Siamo mediamente molto “più planner” di loro. Agli young lions abbiamo sempre successo anche per questo. Belle idee spesso con un bell’insight alle spalle, freschezza, fantasia quasi exotic.
    Quello che succede dopo, nella vita professionale italiana, lo sappiamo benissimo. Del resto facci caso: tutti i direttori creativi stranieri bravi nel loro paese, quando vengono in Italia resistono un anno o poco più e se vanno via disgustati e sconfitti.
    Il nostro mercato è tra i più difficili del mondo, ma del resto parliamo di un paese di vecchi, conservatori e molto poco coraggiosi.
    Ci vorranno generazioni per cambiare lo stato delle cose.

    Nel frattempo complimentiamoci con i giovani: Daniela (che conosco bene perché aveva fatto con noi in DDB il lavoro che l’ha portata lì) e Marco. La speranza è che quando le cose anche nel nostro
    Paese cambieranno, loro non siano diventati vecchi.
    Magari avremo Vendola presidente del Consiglio e ringiovaniremo di
    colpo tutti insieme. Dico per dire.

    Saluti,
    Ted

    • Ano says:

      Ted,
      ti sembra che l mondo sia cambiato con l’arrivo di Obama?
      E allora non lasciamoci suggestionare dai chiaccheroni.

  12. W i ggggiovani says:

    @Ted sottoscrivo la tua analisi.
    A parità di brief e senza ambiente italico intorno,clienti nostrani ecc ecc siamo decisamente competitivi.Roba vissuta di persona nei vari International Comitee,Creative Task Force,Mixed Culture Brainstorming ecc.
    Poi si torna a casa e il sistema ci trascina verso il fondo.Da decenni.
    La prova sono i nostri giovani che non sono affatto inferiori,i dir creat stranieri che da noi fanno cilecca (a dir la verità erano mezze pippe anche a casa loro),l’agenzia considerata “la più creativa della penisola” che non esiste come qualità creativa all’estero,i creativi o direttori creativi wow in Italia che al 90% producono roba normalissima o velleitaria.Pochissime eccezioni (JWT con 18 leoni in 6 anni, anche se la maggioranza con heineken,Leo mi pare con un discreto bottino anche se mi sembrano 5 o 6,e tutte le altre agenzie con 2 o 3).Siamo troppo episodici e non facciamo massa critica.Allora W i giovani,W i non più giovani che hanno le palle,W i rarissimi clienti intelligenti e preparati,W ADCI che mi sembra stia ritornando una cosa seria.E vaffanculo alle pippe presuntuose,isoliamole e faremo sempre una figura migliore.E i clienti “medi” teniamoceli e facciamoceli andare bene,sono loro che tengono in piedi il baraccone.Purtroppo.

  13. Calvin says:

    No, Vendola no dai

  14. Soldi buttati says:

    Volevo ricordare che le agenzie italiane hanno speso circa 200.000 Euro per iscrivere lavori a Cannes (più di 20.000 a testa, tra gi altri, Y&R, DLV, S&S, DDB) .
    Visti i risultati finora ottenuti, soldi buttati al cesso che potevano, ad esempio, essere investiti per costituire un fondo per pagare gli stagisti.

    • Ano says:

      Quoto di brutto.

    • libertas says:

      invece io credo che sia giusto investirli per il festival della pubblicità più rappresentativo al mondo. ma non per iscrive campagne a go go con il principio “a ‘ndo cojo cojo”, bensì per mandare più creativi possibili (in primis proprio gli stagisti) all’interno del palais: saremmo più apprezzati come cerativi (percentuale di iscrizioni/ingressi) e ci sarebbe un vero investimento sulla formazione dei giovani.

      una volta detratti i suddetti sghei, rimarrebbe comunque un bel gruzzoletto per gratificare economicamente le nuove leve. seppur con un miniminimo sindacale.

      però, purtroppo si sa, l’ego di alcuni dc non ha prezzo e quindi… vai di mastercard aziendale per tentare di appagarlo!

      • libertas says:

        prendete esempio da AUGE: un lavoro iscritto, un leone.
        purtroppo solo di bronzo: per la bellezza dell’ambient e per la selettività che hanno dimostrato, meritavano almeno il grand prix degli argenti, cioè un oro.

      • san tommaso says:

        be auge già nn paga gli stagisti, preferisce cambiare il mobilio,

    • adrian says:

      se gli togli pure quest’ultima spesa, ai “geni” dell’adv italiano non resta più nulla!

  15. Reclame says:

    La colpa è del sistema, dei clienti e della sfortuna.
    Ma i direttori creativi italiani un minimo di responsabilità non se la prendono?

    Sono loro ad avere l’ultima parola su cosa vale la pena lottare per fare uscire. Sono loro a decidere se un’idea che normalmente un cliente non si comprerebbe mai ha le potenzialità per diventare un piccolo successo.
    Addirittura, sono loro a chiedere ai creativi di fare le notti per tirare fuori idee “da premio” fuori brief.

    Giudice e giuria. Ma nessuna responsabilità se poi a Cannes ci prendiamo le solite pernacchie?

  16. minchiarella says:

    ma la favolosa leo burnett non ha vinto una cippa?

  17. bonjour says:

    cannes alla fine è lo specchio del nostro piccolo mondo antico di pubblicitari. due, dico due, lavori italiani, e neanche fossero sti gran lavori, sembra più un contentino.
    siam presi maluccio ggente.
    e noialtri se ne va all’estero se si può, prima o poi…oppure preghiamo tutti insieme per non invecchire dentro sta palude.
    bisognerebbe organizzare qualche incontro di vera discussione tra cciovani, come si faceva una volta dopo l’iscrizione al partito…

    • 1,2,3,4,5 e 6 says:

      UNO: piccoli clienti pavidi spesso arroganti,quasi mai capaci di prendere una vera decisione.Nelle multinazionali dominati dall’internazionale,nella aziende locali terrorizzai da imprenditori che vogliono decidere tutto ( o loro o la loro mogliettina).
      DUE:Agenzie che vengono spremute dal loro internazionale,tanto l’Italia è un terzo mondo culturale dove non investire e invece portare a casa più soldi possibile.
      TRE:agenzie locali che non possono competere grazie alla qualità che tanto non viene capita,quindi devono arrabattarsi con i prezzi e le amicizie.Anche perché ora tutti fanno concorrenza a tutti.
      QUATTRO:leader d’agenzia quantomeno discutibili.Strategicamente poverissimi ma tronfi del biglietto da visita,fino a quando vengono trombati perché a Londra/NY/Parigi qualcuno si accorge che sono scarsi.
      CINQUE:ECD pavoneggianti,ragazzini impauriti,tromboni che non combinano un cazzo di significativo da anni ecc ecc.
      SEI:un livello creativo con un gap siderale tra quello che qui viene considerato eccellente e quello che invece compete a livello mondiale.L’agenzia considerata glamour in Italia non esiste come risultati creativi all’estero.L’agenzia che ha vinto 18 leoni che in un botto perde Maestri,Boccassini e Bertelli,Heineken compresa,Le agenzie internazionali che performano meglio come risultati economici in Italia,LEO,YOUNG ed Euro che a livello creativo non compaiono.

      Da dove cominciamo?UNO DUE E TRE secondo me non sono modificabil.QUATTRO CINQUE E SEI invece sono alla nostra portata.Facciamo di tutto per far emergere le persone valide,che lo hanno dimostrato o che hanno un o spessore sicuro in prospettiva.E il punto SEI seguirà,se non altro per mandare a Cannes solo lavori di livello internazionale e non fetecchie sprecadenaro.

  18. adrian says:

    l’adv italiano è come la poltica italiana, un male non più guaribile se non con una bella asportazione del cancro. quindi è inutile farci megapippe e scaricabarili o accusare clienti e nominare sedicenti geni di sto cazzo. o si cambia subito mentalità o si affonda. senza nuovo e senza palle non si fa storia!

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