A prescindere dal risultato, ognuno può pensarla come vuole, le elezioni di Milano hanno rappresentato un momento rivoluzionario per la comunicazione: mai prima d’ora la capacità, o meglio l’incapacità di comunicare, si era dimostrata fondamentale per un esito elettorale in Italia.
O meglio, quasi vent’anni fa Berlusconi grazie alla sua capacità di sfruttare i media classici come affissione e tv si è preso il Paese, ma quella era un’altra era. Internet praticamente non esisteva e i messaggi, per quanto opinabili e overpromise, facevano breccia in un pubblico che non poteva che essere passivo.
La Moratti ha copiato pedissequamente la tecnica di comunicazione di Berlusconi ignorando due cose importanti. La prima è che non ha il carisma né la capacità affabulativa del Berlusconi di vent’anni fa. La seconda è come si comunica nei social network.
Gli attacchi a Pisapia hanno mutuato il famoso refrain berlusconiano dei comunisti cattivi ma si sono rivelati controproducenti. La Moratti ha fatto un grave errore di posizionamento: non si è resa conto che il suo era tutt’altro che un love brand e che quell’aggressività allontanava i moderati.
Internet poi lo ha usato nel peggiore dei modi, ovvero come lo usano oggi molte aziende private. Il suo sito, di cui Bad Avenue ha già parlato qui, ricorda i tanti minisiti inutili che alcuni brand si ostinano inutilmente a realizzare. Il suo canale di YouTube è patetico, realizzato immagino perché qualcuno deve averle saggiamente consigliato: “andiamo su iutubbe”. La sua fanpage su Facebook si è macchiata di attività al limite dell’hackeraggio. Il profilo su Twitter sarà ricordato per sempre per la presa di posizione contro l’inesistente moschea di via Puppa a Sucate.
Insomma, dal punto di vista della comunicazione la Moratti ha sbagliato tutto e ha così vanificato una vittoria che era già sua.
Sono certo che molti di voi sono contenti per il risultato che questa incredibile sequenza di errori ha portato, ma io sono contento per un’altra cosa: la campagna sbagliata di Letizia Moratti ha dimostrato che la comunicazione è ancora importante.
Molto importante.
E, anzi, oggi come non mai l’intelligenza e la sensibilità nella comunicazione risultano essere due qualità irrinunciabili per il successo di un brand.
Ci riflettano gli uomini di azienda: le campagne a senso unico, prive di autenticità e strombazzanti effetti poco credibili, risulteranno sempre meno efficaci. Se non addirittura contro produttive come nel caso di Letizia. Dovete cambiare mentalità: sono finiti i tempi in cui vince chi urla più forte. Smettetela di ragionare solo per GRP. Abbandonate la presunzione di sapere tutto e ricominciate a fidarvi di chi questo mestiere lo fa ancora con coscienza e passione.
Non fatelo per noi. Fatelo per il bene dei vostri prodotti.
Concludo con questo pezzo di Gill Scott-Heron, poeta e musicista appena scomparso, un contenuto che mi sembra in linea con il tema del post (ringrazio Alessandro per la segnalazione).
Tanti saluti da Bad Avenue.
D. D.
E’ troppo tardi e sono stanco, a pezzi.
Ho dato una scorsa: giuro di leggerlo bene domattina.
‘night,
Benni
eh no cazzo
un altro post politico
e io che volevo parlare di ga el suv
giovanni pagano
mi futtisti, adesso lo devo leggere.
Tutto molto corretto e condivisibile. Mi chiedo solo che cosa ne pensi Fabrizio Russo, fra gli autori della campagna Moratti. Mah..
occazzo!
Bene, adesso ho letto e riletto tutto e ho anche ascoltato Gill Scott-Heron (più che in linea: azzeccato).
Adesso sento un po’ di depressioncella fare capolino.
Non è grave, tranquilli: chi fa ‘sto mestiere conosce la bestiolina e ci si deve abituare,
specialmente se ha intelligenza e sensibilità (cose pesanti).
grande gil. piccola letizia.
sono uno dei pochi pubblicitari rimasti a votare per il centrodestra. cosa che mi ha procurato non poche antipatie – quando non danni veri e propri – in questo mondo popolato da progressisti e illuminati signori di sinistra che, in quanto a squallore (nel senso di essere ferocemente squali) non sono certo inferiori ai loro avversari politici.
ma devo concordare con questo post. la moratti ha perso la battaglia della comunicazione. e sapete perché? perché gli uomini che si occupano di comunicazione per il centrodestra sono degli incapaci. gente che è lì grazie a logiche clientelari, presuntuosa, senza professionalità e, da anni, garantita da un potere che in nessun modo hanno contribuito a creare.
la capacità comunicativa di berlusconi (come giustamente rilevato: molto più persuasiva vent’anni fa) è solo opera sua, effetto della sua devastante ancorché amata/odiata personalità.
ma come tutte le persone carismatiche, in molti campi il berlusca nazionale ha fatto l’errore tipico di tanti leader del passato e del presente: si è circondato di idioti, di quella gente che vive nell’ombra degli altri e dice sempre di sì.
avrebbe dovuto – lui, la moratti, tutto il popolo del centrodestra – capire che dall’altra parte, a sinistra, sono sempre stati più bravi. che la professionalità non era un’opinione o un requisito irrilevante. che non si vince da soli e che i lacché non servono se non a confonderti le idee e a darti l’impressione di essere ancora in sella quando è da tempo ormai che sei caduto da cavallo, e il tuo cavallo è già un puntino all’orizzonte. ben venga la sconfitta della moratti se farà un po’ di piazza pulita tra i tanti incapaci che per anni hanno vissuto di rendita senza meriti.
Nelle vittorie e sconfitte elettorali secondo me la comunicazione pesa relativamente ( anche in negativo).
Però.
Se la campagna della Moratti era ricca e brutta ( 12 milioni di euro, c’è chi dice 20) e l’ha fatta perdere.
Diciamo anche che la campagna del vincitore era povera e bella ( 1,5 milioni di euro) e l’ha fatto vincere.
Ho letto che l’agenzia di Pisapia è Com.unico, stessa agenzia per il sindaco vincitore di Cagliari.
Non ci sono in giro solo cialtroni raccomandati.
Complimenti al collega e amico Aldo Tanchis : -)
Lo sai già che la tua punteggiatura è a cazzo di cane, vero?
Berlusconi non ha capacità comunicative, ha proprietà comunicative, nel senso azionario.
Non ho votato Pisapia. Ma quando c’è da ammettere la realtà dei fatti, bisogna farlo.
La Moratti ha sbagliato tutto. Dall’inizio, alla fine. Per altro l’incredibile scivolone sul passatto di Pisapia è stato qualcosa di grottesco: mi chiedo come si possa pensare ANCORA di far politica così.
Dall’altra parte, invece, ho visto qualcosa che sicuramente è più vicina alle persone, anche solo come tono: il messaggio “Buon giorno Milano” che campeggiava accanto alla faccia di Pisapia, l’indomani della vittoria, l’ho trovato molto rassicurante e squisitamente ruffiano. Non posso che ammettere di averlo apprezzato.
La comunicazione è importante ma non può essere miracolosa.
Sono convinto che la Moratti avrebbe perso anche se avesse fatto una campagna elettorale diversa, semplicemente perché ha governato male la città.
Si è fatta odiare anche da chi “ama” Berlusconi. Conosco molta gente che appartiene all’elettorato storico del PDL/FI che non è andata a votare o addirittura ha votato Pisapia. Ma non credo per una questione di campagna elettorale.
Uff…sto diventando un po’ come Gianni Lombardi che in ogni post faceva il custode della verità. Devo assolutamente cambiare tone of voice…
Ma si hai ragione Ano, la comunicazione non serve a un cazzo. Torna a fare lo spot della frutta nelle scuole
qualcuno ha detto che la comunicazione può aiutare a far fallire molto più velocemente i cattivi prodotti
Ano ha ragione.
Se la pizza surgelata non ti ha soddisfatto non la ricompri solo perchè la nuova campagna te la posiziona meglio.
@ Pink Lady.
Non è importante che ti abbia soddisfatto o no, ma l’esperienza che fai mangiandola. Altrimenti nessuno mangerebbe la cacca di Mc.
Secondo me l’errore, anche nella comunicazione politica, è legare la qualità di una campagna ai suoi risultati ultimi. La Moratti non ha vinto.
Il /prodotto moratti/ sucava di brutto e probabilmente anche con una campagna più intelligente, di qualità e meglio orchestrata online avrebbe perso comunque. Molti ne avevano le palle piene, l’anno provata per 5 anni ed hanno deciso di provare altro (specie credo la fascia under 45)
Non mi pare che la campagna elettorale di pisapia abbia brillato per strategie online, art direction o altro e, fatta eccezione per lo stuolo di artisti di spessore che ha messo insieme in piazza duomo, non ho visto niente di brillante, nuovo o diverso dalla classica campagna elettorale del sindaco di una qualsiasi Pizzighettone.
Dipende da cosa si vuole usare come metro di giudizio. Se dovessimo valutarla sui risultati (costo-contatto) e altre accounterie, imho la campagna più di successo è quella del movimento 5stellestelle anche se il vero vincitore del premio genio-del-karakiri in stile “11 settembre idea creativa della madonna” a lassini per il manifesto delle br in procura.
http://www.youmark.it/article/32287/Giorgio-Revenue-Crap–vogliamo-giocare-nuovo,-non-sporco–Creativi-guru,-razza-da-buttare-youmark
ahahahaha
ha delle cacche disegnate sulla cravatta!
Ahahahahaha le cacche!!!!!! Ahahahahahahahahahahahah
Dici che quelle di You se ne son accorti?
Traduttore di Google.
Crap = Merda, Cazzata, Sterco.
Povera signora YouMark…
Però l’attore che fa la parte di Giorgio Revenue è bravo
io non capisco.
crap non esiste. è evidente a tutti, tranne che a youmark. quelli di youmark sono dei cretini.
crap esiste. l’ha capito solo youmark. siamo tutti dei cretini.
crap non esiste. ma visto il casino che sta facendo, quelli che l’hanno inventata si diranno “quasi quasi decidiamo di esistere” e prendiamo i budget dei clienti che ci trovano credibili.
non capisco.
ora che pare che ci sia dietro Assocomunicazione questa cosa mi piace sempre di più
e poi come si fa a non amare uno che inventa l’acronimo Customer Relationship Aided Project
e poi la citazione di 300
e poi la magistrale pausa quando gli chiede sui rimborsi di gara
))
sbaglio o l’attore ha un accento torinese?
Youmark si presta al giochetto.
Mi auguro che la tizia di YouMark sia complice, e immagino lo sia. Altrimenti sarebbe davvero deficiente. Troppo per essere autentica.
Maddai, che sono bravissimi.
Lui fantastico, lei una spalla perfetta.
Lui a un certo punto ha fatto pure una supercazzola e per trenta secondi non ha detto una minchia usando novantotto parole. E l’acronimo è geniale. E poi Revenue con l’accento sulla u. E il Canada, e il behavioural marketing. E lei che le veniva da ridere e si tratteneva…secondo me hanno fatto un fottio di ciak. Ho riso molto.
Sublimi.
p.s. http://www.the-cma.org/?WCE=C=47%7CK=229888
Perchè Youmark si sta facendo così male??????
E’ BELLISSIMO
Ma se per avere 2 stagisti bisogna avere più di 6 dipendenti, alla nostra cara amica di youmark non è venuto il dubbio? bah…..
va aggiunto che ci sono mercati in cui natura del prodotto e comunicazione sono intimamente fusi, fra questi la politica. Dunque è il prodotto Moratti ad essere tale da esprimere siffatta comunicazione. Anche la propaganda classica tradisce la natura del prodotto, cioè del dittatore. Infatti un tiranno non è mai un brand, mentre lo è un sistema di potere (anche se gli effetti sono quasi simili). E infatti il “Buon giorno Milano” è agghiacciante, mi ricorda Che Banca.
io penso che Milano buon giorno (non buon giorno Milano, pare poco, ma è diverso) sia uno dei più bei titoli degli ultimi tempi e con che banca non c’entra veramente niente.
ma volevo dire anche un’altra cosa. è morto uno dei più grandi poeti del ’900 nell’indifferenza quasi generale dei media. solo su radiodue, con la boschero, carlo pastore e bertallot ho sentito alcuni suoi capolavori, come quello che ha postato dd.
grande gill scott heron.
r.i.p.
Hai ragione, nella fretta mi sono sbagliato. Per altro concordo in pieno sul fatto che cambi e di parecchio. Quoto anche con il fatto che c’entri poco con lo “stile” di CheBanca. Sarà un messaggio un pò ruffiano, ma personalmente mi ha positivamente colpito.
vi ringrazio a me scott heron mancava
mancava anche a me fino all’anno scorso. ma ora cerco di recuperare.
è considerato il padre del rap, lo dice anche chuck d dei public enemy, non un anonimo qualunque su un blog di controculutra pubblicitaria eh.
cmq ripeto, oltre a moby dick, babylon e raitunes tutti su radiodue, il vuoto.
si chiama censura
Klein Russo ha dato il bacio della morte sulla guancia algida della regina cattiva. Adesso pare stia lavorarndo a una speculativa su San Patrignano.
Il bacio della morte Letizia se l’è dato da sola con tutte le cazzate che ha fatto.
La campagna Klein Russo era la solita propaganda, probabilmente con head line dettate o revisionate dai consulenti politici.
Di sicuro le avranno proposto qualcosa di meglio, non era difficile.
Ma un’agenzia che rifiuta 12 milioni di budget, specie legato alla politica, non l’ho ancora conosciuta.
Quella di Pisapia era egualmente propaganda, ma – a mio parere – più intelligente.
Ah beh, Fabrizio, se lo dici tu, ci crediamo di certo.
… un giorno i medici legali ci spiegheranno la resistibile ascesa del Signor F. Uno che vinceva premi con gli adattamenti internazionali, che ha vissuto di rendita su una e dico una campagna degna. Che, professandosi di sinistra, andava ai raduni del neonato PD con la gacchettina militare tedesca e poi sbafava al tavolo di Forza Italia. Uno che prendeva solo 12enni per sottopagarli, che ti faceva direttore creativo a 16 (ma con stipendio da stagista) anche se non valevi un cazzo (ma magari gli pulivi la moto…). Mai visto niente di più servile con i clienti. Uno che è riuscito creativamente a fare peggio di Ferri in uno dei network più fighi del mondo. E cazzo, sta ancora sul pezzo… sembra uno di quei virus che ogni tanto mutano geneticamente per fare ancora più danni…Godo per l’insuccesso suo e della Moratti
Premesso che Fabrizio Russo mi è indifferente,
anche Pisapia mi è indifferente – Vendola poi non lo sopporto –
e avrei votato qualsiasi candidato anti-Moratti, a prescindere dalla campagna elettorale.
Non credo di essere l’unica.
Pisapia ha vinto perché ha raccolto voti di persone che non andavano a votare grazie a un movimento ben più complesso di poster e volantini, con incontri, feste, sottoscrizioni, alla Obama (sic) e in parte grazie all’insoddisfazione generata della sua rivale.
Un paio di amici di centro destra l’ha votato, uno, architetto perché schifato dalla gestione edilizia di Letizia, l’altro perché era un compagno di classe di suo fratello.
Sullo stile possiamo e dobbiamo discutere, ma credo che nessuna agenzia, per quanto brava, possa mai spostare le masse elettorali grazie alle sue campagne, e scusate se mi mi sembra un gran bene.
Quoto oldie.
Questa tua descrizione di Russo è fin troppo edulcorata.
Ho avuto a che fare con centinaia di persone in questo mestiere, ma solo di fronte a lui ho avuto la sensazione di imbattermi nel male assoluto.
io quoto yes invece.
come tutte le cose non c’è un bianco e un nero. la vittoria di pisapia è arrivata grazie a un mix di fattori, nei quali c’è sicuramente anche un modo di comunicare più “sincero”, compresi i comizi nei vari quartieri della città, incontri in teatro con vendola, concerti in piazza.
di sicuro quella della moratti non è stata una campagna onesta.
c’è chi scopre o riscopre Gil Scott-Heron solo ora ?
beccatevi questa ,per me numero 1
e l’ha scritta a 21/22 anni,altri tempi……
spesso in ufficio ironizziamo su tutti quelli che dicono frasi tipo “nooooo, non conosci questo o quest’altro?”
parti dal presupposto che è impossibile sapere tutto, magari tu non sai chi sono silver mt zion, solo per fare un esempio.
non facciamo sempre i superiori. io sono felice di averlo scoperto, era meglio se lo scoprivo prima, ma meglio tardi che mai, no?
Damn right, Sergio, damn right.
That’s where the whole thing started: soul.
Brian Jackson al piano è da urlo
Donald,
le aziende hanno tanti limiti (e certamente tanti limitati), ma se c’è una cosa che affrontano quotidianamente questa è il cambiamento.
Le aziende cambiano tecnologie produttive, processi gestionali, reti di fornitura, reti distributive, persone, poi si fondono fra di loro e cambiano cultura. Tutti questi cambiamenti avvengono con una velocità impressionante. Anche questa velocità determina la sopravvivenza o il successo dell’azienda. Se c’è un ambiente che affronta continuamente il cambiamento questo è l’azienda.
Allora Donald, perché l’azienda ha difficoltà a cambiare il modo di comunicare?
Prima di chiedere la nostra umiltà e la nostra fiducia, disprezzando il GRP, non sarebbe il caso di capire cos’è davvero il GRP?
Il GRP (con tutti i suoi limiti) è un punto di riferimento quantitativo, e in azienda si parla questa lingua. Quanto pago? Quanto ottengo?
Se c’è un comunicatore che ha le idee chiare sul meccanismo di funzionamento dei nuovi media e su come affrontare le sfide del cambiamento in atto, questo comunicatore dovrebbe essere sufficientemente esperto da sapere che per farsi capire bisogna parlare la lingua del target di riferimento, in questo caso la lingua dell’azienda.
Vuoi che la smetta di parlare solo di GRP? Inizia a parlare anche di GRP quando argomenti con me! Troverò più facile fidarmi di te, perché parli la mia stessa lingua.
In azienda vige la legge selvaggia del profitto: cosa mi costa? cosa mi porta in cambio? Non sarà originale, ma è il motivo per cui esistono le aziende.
brando hai ragione a dire che l’azienda deve guardare al profitto. lo deve fare anche l’agenzia pubblicitaria, non credere. però non è detto che tutte le aziende la pensino allo stesso modo, magari ci sono aziende che pensano che il grp non sia l’unico strumento per capire se un’agenzia sta facendo o meno il suo dovere, o che quanto meno non sia il più importante.
è difficile stabilire certe volte quanto “funzioni” davvero una campagna. magari sta dando un’anima al tuo prodotto, ma tu ancora non lo sai…
se fai uno sconto del 70% su un prodotto ne venderai immediatamente tanti, ma sei sicuro che stai lavorando per il tuo brand?
” difficile stabilire certe volte quanto “funzioni” davvero una campagna. magari sta dando un’anima al tuo prodotto, ma tu ancora non lo sai…”
Ecco Malick, ti chiedo di non prenderla sul personale, non ce ne sarebbe motivo, ma questo è esattamente il genere di argomento che NON parla il linguaggio del target azienda. Cosa ti aspetti che ti dica il responsabile di un budget davanti a questo argomento?
“Ma sai che è vero, in defintiva non si può mai quantificare esattamente quanto funzioni una campagna… dai spostiamo il budget TV su di un new media, così diamo un’anima al brand, magari…”
Complimenti alla giornalista di Youmark che ha beffato tutti.
non voglio prenderla sul personale, anzi m’interessa molto dialogare con te che, se non stai mentendo, sei un uomo d’azienda.
però pure tu non prenderla alla lettera facendomi passare per una sorte di freak animista che si fa le canne.
citando l’anima intendevo dire che non si può misurare tutto solo con i numeri, anche se sono quelli che alla fine del processo conteranno più di tutto.
ma tu credi che apple, che è l’azienda più citata in assoluto dagli uomini del marketing che ho incontrato, un esempio da seguire per tutti, ragioni sempre e solo con i grp?
apple ha un’anima, lidl non ce l’ha. nike ha un’anima, saratoga non ce l’ha. la campagna di pisapia aveva un’anima, quella della moratti no. volkswagen sì, suzuki no. e via dicendo…
Di solito a un’Azienda si propone la campagna A (ottima), la B (onesta) e la C (appena sufficiente).
Il Cliente sceglie quasi sempre la C e chiede una serie di modifiche al fine, secondo lui, di migliorarla, in realtà peggiorandola irreversibilmente.
Che c’entrano i GPR in questo percorso?
fin qui non c’entrano niente. arrivano dopo e il cliente li considera la Verità, non rischiando mai così il proprio culo provando a fare la campagna A. la campagna C è, all’apparenza, la sicurezza, la cosa che in fondo fanno tutti e quindi non può non funzionare.
ovviamente ora ci sarà un cliente che dirà “a me di campagne ottime non me ne hanno mai presentate”.
ma in realtà se un’agenzia italiana avesse presentato il film vw darth vader, il 99% dei responsabili dei budget l’avrebbe ritenuta moscia. ovviamente non posso dimostrarlo, ma posso pensarlo, giusto?
a riprova di quello che dico cito un creativo italiano, marco venturelli, che, dall’italia, a cannes non aveva vinto mai niente, se non un ingresso in short list, e dalla francia, in due anni ha vinto un argento e un bronzo.
o la baguette è miracolosa o c’è qualcos’altro sotto.
Malick, posso anche essere d’accordo con la tua disamina. Il punto è che, ciome immaginerai, non è un argomento che può innescare un cambiamento.
Von Hayek, i GRP qui stanno semplicemente per “un punto di riferimento quantitativo”. Puoi leggere KPI o OTS o visualizzazioni o click o fai te…
Qui il punto è che cìè da colmare una distanza fra chi parla due lingue diverse, se vuoi quella dei numeri e quella… dell’anima?!?
Io ho fatto l’esempio della Campagna A, B e C senza specificare che si trattava di proposte equivalenti sul piano della loro articolazione media, ma lo davo per scontato.
Io non credo che nelle Agenzie oggi non vi siano persone in grado di dialogare con clienti sugli aspetti tecnici/quantitativi.
Ma il lavoro del creativo è un altro.
E quando un Cliente lo giudica, deve muoversi su quel piano lì.
Poi discuterà con il media del GRP e quant’altro.
Se si deve andare all’origine dell’arretratezza della pubblicità italiana rispetto a quella degli altri paesi, io penso che la responsabilità dei Clienti superi di gran lunga il 50% (e fra i clienti, ci metto anche le quinte colonne di molti dirigenti d’Agenzia, che però seguono l’onda.)
Von Hayek,
Davvero pensi che oggi abbia ancora senso separare la creatività dagli aspetti tecnici/quantitiativi?
Eppure pensa un attimo a un virale.
La “pressione media” non è più guidata dall’acquisto di spazi pubblicitari da parte dell’azienda sulla TV. Il GRP (modesto protagonista a sorpresa del post) si può acquistare, ma non garantisce alcuna fruizione attiva da parte del pubblico, è imposto.
Ora prova a imporre 40 milioni di visualizzazioni in rete. Un virale può raggiungere milioni di visualizzazioni con la forza propulsiva della sua creatività. La pressione media oggi è il risultato diretto della creatività. Grande creatività, grande pubblico.
Pensi ancora che abbia senso separare la creatività dagli “aspetti tecnici/quantitativi”?
Pensa a un virale, guarda a un blog, guarda a una brand community.
Creatività e aspetti tecnici/quantitativi non sono mai stati legati così intimamente come oggi.
brando, io ho appena presentato alcune proposte di spot a un cliente multinazionale. ci hanno chiesto una strada di continuità con il vecchio spot in onda da più di 5 anni e poi altre proposte che si discostano da quest’ultima. ora, ti dovrai fidare di ciò che ti dico ovviamente, tra le proposte alternative c’erano delle cose molto, ma molto buone, di quei lavori che senti che se dovessero uscire farebbero il botto.
la raccomandazione dell’agenzia è stata già scartata. stanno decidendo sulle altre. io ho un’idea su quale sceglierà il cliente. tu?
Malick, io ho appena ricevuto le release di Nielsen e devo dare un senso allo spot che abbiamo prodotto basandomi sulle vendite di baseline nelle settimane in cui eravamo on air. La cosa divertente è che non ci sono vendite di baseline incrementali, come la prendi la prendi… io ho un’idea di cosa diranno il mio capo e l’headquarter quando gli dirò che “comunque stiamo facendo un ottimo lavoro sulla costruzione della marca”. E tu?
E’ bello condividere i problemi di lavoro qui…
Senza voler apparire polemico, il tuo mi sembra un paralogismo.
Il GRP è una misura ex ante, quanta gente andrà a vedere una certa cosa in rete è una misura ex post.
Una campagna di direct marketing con il suo coupon in bella evidenza ha un suo GRP, ma questo dice poco di quanti ritaglieranno effettivamente questo benedetto coupon e lo spediranno.
Possono essere uno, nessuno o centomila. E a deciderlo non è certo il GRP.
Von Hayek,
temo ti sia perso un paio di commenti sopra. Infatti:
1) Nessuno sta difendendo il GRP.
2) Qui i GRP stanno semplicemente per “un punto di riferimento quantitativo” ( Donald infatti ha parlato correttamente di costo-contatto).
Ma a questo punto sono sicuro che il concetto è limpido, dunque sì, insistere ti fa apparire polemico.
Condivido pienamente, anche perchè i numeri giustificano si, un budget, ma non un progetto a lungo termine. Non si può continuamente ragionare, anche come piano aziendale, sull’immediatezza di un risultato.visto che siamo in tema…è come parlare di nucleare e rinnovabile. il nucleare fornisce dei risultati immediati, ma sta a noi non dimenticare le possibili conseguenze. il rinnovabile invece è un progetto a lungo termine, i cui risultati non sono visibili, complessivamente, nell’immediato.
è come il risanamento, il cambiamento, lo sviluppo economico di un paese.
Si dovrebbe continuare ad avere una visione d’insieme e di pre-visione, altrimenti la vedo drammatica.
http://www.salottoprecario.it/2011/06/07/pisapia-ha-vinto-grazie-ai-lavoratori-autonomi-cioe-grazie-ai-precari/
@brando
e allora vedi che la cosa è reciproca? direbbe furio.
Questo è già un assestamento più accettabile! D’altro canto la perfezione appartiene solo a Dio…
Con tutto il rispetto non credo che la Moratti non sia stata eletta non tanto per colpa della sua (ricca) campagna
pubblicitaria, in senso stretto.
Credo che sia fallita perche’ il prodotto Moratti rappresenta una classe politica in via di disfacimento, attaccatta alla sedia e al privilegio, alla politica dell’affare piu’ che del servizio al paese.
Qualsiasi campagna avrebbe fatto fatica a vendere un prodotto politico (la moratti e ancor di piu’ i suoi alleati, che l’hanno spinta, tirata per la giacca, imposta e strattonata per tutta la campagna elettorale alla fine danneggiandola
invece di supportarla) ormai bollito e invendibile.
E’ la politica che da, da tempo, un segnale sbagliato e non condivisibile.
Dimostrando paradossalmente quello che dici.
Il prodotto o servizio politica degli ultimi 20 anni non comunica piu’ al di la delle campagne pubblicitarie.
segnalo tra i vari titoli della moratti, uno che diceva, vado a memoria, abbiamo moltiplicato gli anziani che ecc. ecc.
una palese distrazione del copywriter, ovviamente si può moltiplicare il numero degli anziani, non gli anziani stessi.
però detto onestamente, nemmeno barbella avrebbe saputo cavare il sangue da una rapa.
Parlava di clonazione….è che non si è spiegata bene…
pomilio colpisce ancora….
http://www.spotandweb.it/news/2325/a-pomilio-blumm-la-comunicazione-inail.html
non so se mi scandalizza di più il fatto che la Winx dell’advertising abbia vinto l’ennesima gara pubblica o che DLV “collabori” con maneggioni del genere. Il più pulito c’ha la rogna.
Non conosco, non più di tanto, Pomilio-Bloom ma confesso che questa “collaborazione” un po’ mi stupisce.
Ma la cosa che invece mi lascia veramente astonished è la semplicità/leggerezza con cui partecipano, preparano e vincono tutte queste gare (bravi, per carità: mi rendo conto degli sforzi).
Ma quanti sono, 200?
Beh, se sono 200 spero vadano a votare tutti in massa per i referendum (questo non c’entra, ma sai com’è, ci si prova sempre).
Frequento questo blog da quando esiste e non mi sono mai sentito tanto d’accordo con Donald Draper.
Bravo Don! Bravissimo. Ma c’è una cosa che a mio avviso è stata sottovalutata: il contributo spontaneo e decisivo di migliaia di persone che con intelligenza, ironia e perché no, eleganza, hanno ridicolizzato le accuse terroristiche, le maldicenze e l’aggressività.
Brando,
ok, abbiamo parlato di grp, c’è il piano media che ti conforta, sei piuttosto sicuro di pagare per avere quella pressione. adesso che ti devo parlare di quello che ci devi mettere dentro a questi grp, in che lingua devo farlo?
Body,
noi markettari ansiosi, insicuri, quantitativi, incapaci di distinguere una buona idea creativa dal culo di Belen, ma allo stesso tempo prepotenti e presuntuosi, fra le altre cose amiamo anche nasconderci dietro termini inglesi dal significato oscuro o confuso.
Ti direi di provare con l’inglese.
Scrivi bene per essere un markettaro, potresti sembrare un copy!
La campagna Moratti non era certo azzeccata e la scelta della Moratti lo era ancor meno. Detto questo i voti presi da Pisapia al primo turno sono più o meno riconducibili a quelli raccolti dal suo predecessore che perse contro Letizia. In tutta franchezza credo che le campagne più o meno riuscite abbiano inciso solo relativamente.
Quello che è invece risultato chiaro è il maggior coinvolgimento per Pisapia, coinvolgimento che è stato diretto, alimentato, coordinato nei modi e nelle azioni attraverso la rete. Comunicazione molto più democratica e quindi difficile da gestire e indirizzare, dove non basta l’intuizione creativa ma ci vogliono conoscenze approfondite e strategia. E che dai “tradizionali” viene spesso snobbata come dimostra il fatto che in 82 commenti precedenti nessuno ne parli apertamente: i media sono cambiati, se non cambiate anche voi resterete qui a parlare di fake per il resto dei vostri giorni.
Pingback: Va’ dove ti porta il quorum. | Donald Draper
Secondo me sbagliate ad associare giudizi di tipo estetico o tecnico alla comunicazione politica.
Pisapia ha vinto per due motivi:
- il primo, come già ricordato, per un incorreggibile vizio della concorrenza, ossia un “prodotto Moratti” indigesto e qualitativamente basso. Con una concorrente così, avrebbe vinto anche il Mago Zurlì mentre stuprava un bambino sventolando la tessera del Ku Klux Klan.
- Il secondo, perché Pisapia ha azzeccato il planning. Facendo promesse a mezzo mondo (se non di più) e a target molto diversi tra loro. La conferma è che ora, come è possibile notare molto bene, il sindaco sta annaspando per restituire a troppa gente i molteplici favori elettorali.
Di fronte a simili meccanismi, cosa volete che conti una campagna?
In politica, e specialmente nelle amministrazioni locali, che hanno effetti così tangibili e verificabili, contano i fatti e le esperienze. La gente ricorda, e restituisce il favore o lo sgarbo nella cabina elettorale. Hai voglia a cercare di rimediare con le campagne, che rendono solo a chi le pensa.
Ad maiora.