La Portfolio Night sta suscitando discussioni, polemiche, lamentele e considerazioni varie: costa troppo, i dc sono dei balordi egoriferiti, tanto un posto non me lo daranno mai, se mi scoprono ad andare mi segano, poi comunque nessuno mi fa fare colloqui, le agenzie non mi cagano e via dicendo.
Ok, parliamo dei direttori creativi.
Sono sbruffoncelli? Mediamente sì. Statisticamente, chi acquisisce potere ha una propensione maggiore a tirarsela.
Sono di scarso talento? Mediamente no. Sarà anche vero che tra di loro ci siano “raccomandati”, ma tutti quelli generalmente tacciati di scarso valore sono – per come li conosco io – semplicemente stanchi, scazzati o banalmente bolliti (oggi diremmo “out”). Il che non elimina il fatto che in passato abbiano potuto fare cose egregie.
Sono stronzi? Dipende. Alcuni lo erano anche da stagisti.
Una cosa è certa. La “carriera” in questo mestiere si fa in un modo solo: sapendosi vendere almeno al doppio di quel che si vale. E questo fin da subito. Con il proprio dc prima, con i Clienti poi.
Il punto nodale è mantenere la consapevolezza della propria condizione.
Conosco parecchi dc o anche senior che – perdendo la trebisonda – sono arrivati a convincere sé stessi di valere tanto quanto millantavano per arrivare dove sono arrivati.
Ne conosco altrettanti che hanno mantenuto il contatto con la realtà.
Ma tanto i primi quanto i secondi hanno seguito un percorso che li ha arricchiti (non solo pecuniariamente) dando loro comunque qualcosa in più. Magari solo una cosa.
Conosco direttori creativi che non sanno parlare in italiano, ma se hai bisogno di conoscere le ultime tendenze della grafica o della regia sono meglio di Google.
Conosco direttori creativi che non sanno mandare una mail ma sanno trasformare la tua bodycopy da mediocre a sublime.
Conosco direttori creativi con una relazionalità affine all’autismo in grado di affascinare un Cliente ignorante semplicemente parlando con passione delle proposte dell’agenzia.
Mi domando a questo punto cosa ci sia dall’altra parte.
Cari futuri stagisti, ve lo chiedo con serio candore: cosa siete venuti a fare?
Domandatevelo, perché prima ancora di ogni considerazione su chi vi valuterà o giudicherà in un colloquio dovete ragionare su cosa avete voi da offrire.
Sappiate che su 10 persone che fanno un colloquio in agenzia, la statistica vuole che 5 hanno sbagliato mestiere, 3 hanno qualcosa di interessante in portfolio ma manca loro il carattere, 2 hanno buoni lavori e la giusta personalità e di queste due una sola ha un chiaro talento.
Quindi cinque aspiranti creativi rimarranno tali, altri cinque avranno la possibilità di trovare lavoro. Ma solo uno o due al massimo lo potranno fare in una “grande agenzia” (che non necessariamente è meglio di una medio/piccola).
A parte questo, chi di voi si lamenta perché “ai colloqui il dc parla solo di sé”, non ha capito che magari gli conviene starlo a sentire. Perché sicuramente nel suo sproloquio egoico ci sarà qualcosa di buono da portarsi a casa (e altrettanto da cestinare), anche al di là dell’intenzione del soggetto in questione.
Pretendere che un dc debba avere occhi solo per il vostro book vi pone sullo stesso livello di supponenza del vostro interlocutore.
Puntate tutti alla grande agenzia? È cosa buona e giusta. Ma i numeri ce li avete? Siete proprio sicuri?
Pensate sia così meschino lavorare in un’agenzia più piccola, magari senza un grande network? Siete più interessati a cosa viene dopo la @ nella vostra mail di lavoro o alla qualità del vostro lavoro? Domandatevelo.
Sentite dire da ogni parte che questo lavoro è infame, faticoso, sottopagato, sindacalmente sguarnito e con prospettive di carriera quasi nulle. Beh, è vero. Ma resta un lavoro bellissimo.
Un lavoro in cui si va avanti con due requisiti: la passione e il talento.
Se non siete così forniti del secondo, fate almeno il pieno del primo.
Il talento si dovrebbe (idealmente) desumere dal vostro portfolio, la passione dai vostri occhi e da come vi presentate.
Per questo spedire i portfoli non serve a un cazzo. Manca un 50% di voi.
Quando (e se) andrete alla Portfolio Night, o ad un qualunque colloquio in una qualunque agenzia, domandatevi anzitutto come state messi a passione e talento. Domandatevelo con sincerità.
Se ritenete di avere una dotazione sufficiente a sostenere la sfida, buttatevi.
Altrimenti, come diceva quel mio amico, statevi a casa.
Tru
gran bel post.
vero.
vero.
“Sentite dire da ogni parte che questo lavoro è infame, faticoso, sottopagato, sindacalmente sguarnito e con prospettive di carriera quasi nulle. Beh, è vero. Ma resta un lavoro bellissimo.”
Truman, farebbe bene agli stagisti che qualcuno gli spiegasse perché resta un lavoro bellissimo.
Io non lo ricordo più…
A parte questo, chi di voi si lamenta perché “ai colloqui il dc parla solo di sé”, non ha capito che magari gli conviene starlo a sentire.
da questa frase è evidente che tu sia un dc. ma non hai capito invece che io non sono un stagista e non mi puoi convincere con banalità da romanzo harmony. quando io dico “ai colloqui il dc parla solo di sé” voglio dire esattamente quello che tu fai finta di non capire, non di pino rozzi che mi racconta come è nata la campagna superga, ma di un illetterato, spocchioso, fortunato, leccaculo, fighetta di un direttore creativo che si crede il custode del talento e della verità creativa. e di fronte potrebbe avere il futuro david droga o topo gigio che tanto è uguale. in quell’ufficio ci sono solo lui e le sue illusioni.
Copyo, io nelle tue parole leggo più frustrazione che saggezza.
Non capisco di cosa ti lamenti: Massimo ti aveva fissato un incontro e tu l’hai bidonato, e te ne vanti pure, poi però ce l’hai con tutti i direttori creativi.
Ti ha scritto che ti vedeva volentieri ma che non poteva assumerti.
Cosa c’è di male in questo?
Lo faccio anch’io. Anzi, ho appena risposto a una mail in questo modo.
Io preferisco un approccio come questo, sincero e diretto.
Vedo le persone anche quando non cerco per due motivi: il primo è per gentilezza, il secondo perché se incontro un genio conservo il suo curriculum.
Ma forse tu pensi che ogni agenzia dovrebbe fare colloqui e assumere tutti.
In che mondo vivi?
Anche se fossimo nel periodo di maggior splendore questo modo di pensare è assurdo: il nostro è un mestiere che seleziona il talento.
E per fortuna.
Se tu sei arrivato a quarantanni con tanta rabbia dentro mi farei delle domande fossi al posto tuo.
Ed eviterei di demotivare chi ha ancora speranza e passione.
Insegno in Hdemia e ti posso assicurare che vedo persone che ce la faranno. Non tutti, forse, ma lì dentro ci sono i direttori creativi di domani.
Concludo parlando dei direttori creativi di oggi.
Mi sono occupato personalmente del recruiting per la Portfolio Night.
Non hai idea della disponibiltà che ho incontrato.
È gente che verrà alle 15 e 30 sacrificando presentazioni e meeting di lavoro.
E lo farà assolutamente gratis.
E non certo per ottenere visibilità: la Porfolio Night sotto questo punto di vista non conta niente.
Sai perché lo fanno?
Per quella passione che loro hanno ancora e che tu purtroppo hai perso per strada.
mizio
e bravo mizio, hai fatto il tuo bel discorsetto da filmettino americano che va in onda su italia uno. continua a pensare che tu e tutti i tuoi amici direttori creativi siete dei geni toccati dalla mano di leonardo (quello dello spot di tim, s’intende). la passione che ho perso per strada, me l’hanno fatta perdere tutti questi discorsi retorici sulla nostra professione, su quanto è meraviglioso poter passare la notte con i lay out che domani tu mi boccerai anzichè con la mia fidanzata.
e un’ultima cosa, il mio vantarmi era ironico, ovviamente, ma quando si vuole fare retorica a tutti i costi, l’ovvio diventa invisibile.
buon lavoro, ti lascio perché ora devi andare a salvare il mondo.
Ciao Copyo: posso chiederti una cosa? Ma se questo lavoro ti fa così schifo, perchè continui a leggere e a scrivere su questo blog? Se ti devi sfogare, ti capiamo ma almeno sii onesto. Questo lavoro ti piace. Ti piace quanto ti piace la ex fidanzata di cui dici “nn me ne frega un cazzo, sono indifferente” e poi giù a sfogarti con gli amici sempre sostenendo “che cmq lo dici solo così, per dire eh, ma che non te ne frega più, davvero”. Oppure come quelli che odiano una trasmissione radio, la ascotano e scrivono i msg alla diretta dicendo quanto gli fa schifo. Io non sono un guru della comunicazione, non sono un’esperta ma provo cmq a darti un consiglio: prova ad essere sincero. Soprattutto con te stesso. Se non ti piace più questo lavoro, cambia, e allontantene il più in fretta possibile. Senza stare più su questi blog a scrivere e a spiare persone che non ti appartengono più. Se invece te ne frega ancora, fai qualcosa per cambiare. Ma in modo costruttivo.
E se ti va, insultami pure, rispondendo a questo post, dicendo che sono una psicologa malata e fallita (ps. sono uno project manager) ecc ecc. A me scivolerà addosso
rimane un lavoro bellissimo perché ti permette di coltivare un sacco di interessi che magari non pensavi manco esistessero.
perché ti mette in contatto – continuamente – con persone e mondi interessanti.
perché è fantastico coltivare i propri hobby mentre lavori (almeno che leggere, guardare film e ascoltare musica non siano nei tuoi interessi. ma lì hai sbagliato mestiere).
perché ti permette di conoscere il mondo intero anche standotene solo seduto alla scrivania (e magari anche “live” se fai un po’ di carriera).
ci sono anche altri motivi, ma questi secondo me sono i più importanti.
se poi vuoi fare questo lavoro solo per remunerazione… mmh… vai in borsa a fare l’agente o in piazza a fare il pusher.
allora, ripeto, se ne salvano solo 4 massimo 5 in tutta italia.
delgialtri basta un giorno di lavoro vero per afferrare la loro pochezza.
scusate se insisto, ma si dice a meno che, non almeno che.
ma magari nel prossimo libro…
hai ragione copyo. chiedo venia…
solo che quando scrivo sui blog non faccio troppo caso agli errori e manco rileggo.
in ogni caso, la puntualizzazione è gradita. così almeno ci impariamo qualcosa.
;-D
Concordo pienamente con il post.
In quello Shangrillà che noi chiamiamo “estero”, dove tutti vorremmo andare pur rimanendo tutti qui perché si e no parliamo l’italiano, la selezione è ancora più dura e spietata.
Caro Donald,
per la prima volta, nella mia vita professionale, mi dico: Peccato essere un’account!
Dopo questo post vorrei tanto essere un creativo..stagista…
…per poter almeno partecipare a Portfolio Night!
Raskolnikov è il ghostwriter di Truman?
Quanta retorica, quanto paternalismo. E quanto cinismo.
“La “carriera” in questo mestiere si fa in un modo solo: sapendosi vendere almeno al doppio di quel che si vale”. Questa è truffa, Truman bello. Rileggiti perché quello che hai scritto significa che il nostro lavoro è una partita tra un baro e un fesso. Certo, questo spiegherebbe benissimo perché la nostra pubblicità è irrisa in tutto il mondo, i nostri clienti ci sputano addosso e i nostri padroncini ci tengono alla canna del gas. Ma via, non può essere così. Non nella maggioranza dei casi. E se davvero fosse così, dillo pure ma “not in my name”.
Io credo che la carriera si faccia sgobbando, leggendo, scrivendo e riscrivendo, studiando, andando a mostre, al cinema, imparando a captare prima degli altri tendenze culturali, musicali, cinematografiche, andando in metro a osservare e conoscere davvero la gente. E, come in tutte le professioni, anche inseguendo dei modelli, degli esempi, da imitare per poi superarli.
è così che aumenti di valore e non hai bisogno dei giochi di prestigio perché i tuoi interlocutori capiscano chi sei. Tutte le persone che stimo e che mi hanno insegnato qualcosa rispondono a quei requisiti. Se a PN accanto a loro ci saranno anche i bari, non me ne curo e tiro per la mia strada.
Hai ragione, sono cinico. E quella che tu chiami truffa non è molto diversa dalla dicitura “immagine puramente indicativa” sui panini nelle affissioni di McDonald’s.
Quando sei in mezzo a tanti come te devi farti notare (non solo in pubblicità, in ogni lavoro).
Se sei babbo, dici le cose come stanno e resti al palo.
Se sei onesto, sostieni di poter fare cose che magari non sai ancora fare, e forse hai un’occasione. Ma – se sei onesto – poi ti fai il culo per adeguare la realtà al “venduto”.
Se sei un filibustiere, produci cortine di fumo per crogiolarti nel tuo dolce-non-saper-fare-un-cazzo, accampando scuse o scaricando barili.
In ogni caso il risultato è lo stesso. Se vuoi far carriera devi osare.
In America praticamente tutti si indebitano con l’Università per pagarsi gli studi, e passano i primi anni di lavoro a ripagare quel debito.
Nel nostro mondo del lavoro non è dissimile.
Solo che il debito che ci assumiamo è un debito di fiducia.
Un debito che comunque, prima o poi dovremo saldare.
Ultima cosa: con la foto che ho, non puoi pretendere che non sia retorico…
raskolnikov non è il ghost writer di truman, scoopy doo. e se ci avessi letto bene capiresti quanto differenti siano le nostre posizioni. fare o non fare carriera non c’entra nulla con quello che dico io. io parlo della possibilità di fare ancora qualcosa di bello. ma a te piace forse liquidare buttando tutto nel calderone delle frustrazioni e delle invidie. forse quello è il tuo elemento, non il mio.
il dato statistico di “un talento ogni dieci colloquianti” mi pare esagerato.
A ben pensarci hai ragione. Facciamo uno su trenta.
Se fossi davvero un talento guarderei le campagne che escono su youmark e mi chiederei se vale davvero la pena sprecarlo così, se non lo fossi ne sarei rassicurato e andrei fiducioso alla Portfolio Night.
Tutto inizia con uno stage. Fate in modo che non finisca lì.
Ecco la mia esperienza, sperando che possa essere d’aiuto a voi ggiovani. Ho iniziato in una grande agenzia, quando nell’aria c’era l’odore subdolo della fogna e non quello strafottente della spazzatura.
I miei primi direttori creativi erano affetti da divismo, un ego gigante, ma non sproporzionato. Loro erano quelli che chiudevano la serranda e l’aprivano.
Oggi, quelli che hanno smesso di farlo hanno impedito al reparto creativo di impossessarsi di un’agenzia, altro motivo per cui il livello creativo nazionale non e’ competitivo fuori.
La prima di tante scosse l’ho avuta quando un d.c. ha trasformato il mio titolo in un bel titolo. In quel momento ho realizzato che l’idea verbale può essere condivisa, ma il titolo appartiene a un solo copywriter. Quindi, appena il capoccia prende la penna in mano, ricordate: o si mette la propria penna fra i denti o questa finirà in tutt’altro posto.
So che c’è chi pensa “minchia, cos’è, devi lottare per il titolo, ma cosa sei, in guerra, oh ma a vai a fare volontariato” e non nascondo che ogni tanto questa cosa mi faccia riflettere. Pero’, quando mi accorgo che sono gli stessi che si lamentano di Gitto che firma al posto loro, questa cosa mi fa incazzare.
Mi era stato detto a inizio stage che non mi avrebbero assunto, a causa della recente perdita di un grosso cliente. Ho avuto la fortuna, essendo l’ultima arrivata, di smazzarmi una gara di below dal budget pesante. Ricordo che i colleghi mi guardavano come un’appestata. Vincere quella gara mi ha consegnato assunzione e stipendio dignitoso prima della fine dello stage. Nel primo anno, ho fatto tanti radio, qualche annuncio stampa, un paio di spot. E’ arrivato il primo premio, ma soprattutto quello che si chiama portfolio. Altri tempi? Non credo, recentemente ho assistito a un percorso simile. Un ragazzetto forbito e motivato e’ arrivato in agenzia e ha fatto la stecca a un bel po’ di senior semi addormentati. Ora ha già cambiato posto, guadagna di più ed e’ in un’agenzia con più credenziali dal punto di vista creativo.
Penso che non esista crisi che possa impedire a persone consapevoli e appassionate di affermarsi e raggiungere il proprio obiettivo. Ce l’avete chiaro il vostro obiettivo? E’ la prima cosa da presentare ai colloqui. Prima di andare da un d.c., spogliatevi delle cazzate motivazionali di ied e accademie varie, non omologatevi a quel triste gruppo che si sente creativo perche’ guarda archive e dice “geniale”. Andate a caccia di problemi e risolveteli. Siate voi a dare l’esempio e questo lavoro vi potrà togliere tempo e fatica, ma vi restituirà tutto.
E se a fermarvi basta un direttore creativo arrogante, allora che restiate fuori dalla porta e’ meglio per voi e per noi.
Sintesi per il visitatore pigro:
Questa missione e’ stata affidata a te, Frodo della Contea. Se tu non troverai il modo, nessuno potrà.
Lo so, lo so! Tutti continuano a ripetermi che la prima cosa da fare è avere un obiettivo chiaro, che presentarsi a un colloquio senza sapere per quale posizione ci si candidi è paragonabile a un suicidio premeditato…
Ma io da cinque anni sto seguendo i corsi di un’università che la pubblicità me la insegna (poco) sui libri. Punto.
Davvero dovrei già sapere cosa mi piace FARE?
Io voglio imparare tutto! Mi sembra assurdo occuparmi del mio misero orticello, voglio conoscere il processo che porta alla campagna dal primo step all’ultimo.
E questo, mi ripeto, perché voglio imparare tutto il possibile di questo lavoro! Seguo spesso questo blog, per questo mi sento stupida, ingenua e anche un pò utopista ad ammetterlo: questo lavoro mi attrae, mi interessa, mi piace da impazzire, ma non so ancora se sarei in grado di spacciare una sicurezza che non mi appartiene. Prima si diceva del fingere di saper fare qualcosa per farsi notare e non essere fessi… Non capisco quando la voglia di imparare è diventata una colpa da dissimulare.
Detto questo, ho apprezzato molto questo post.
A volte si può eccedere in sicurezza, quando si sa di cosa si sta parlando (“sono in grado di occuparmi di btl” = “ho fatto un folder una volta, ma se mi prendi passerò le notti a imparare tutto il resto”), molto più facilmente si può (e si deve) pigiare l’acceleratore sull’entusiasmo. Che altro non è se non l’esternazione della passione che hai.
Una volta l’Accademia mandò in agenzia tre ragazzi da visionare. L’ECD li passò a me.
Tre portfolio praticamente identici. Tutti con la campagna Mini, i copy-ad IKEA, gli ambient giusti sulle marche fighette.
Niente che attivasse il pletismografo.
Cominciai a fare domande sui loro progetti, i loro interessi, la loro opinione sul lavoro in agenzia e sulla vita.
Non le solite boiate tipo “dimmi una campagna che ti è piaciuta” (le risposte sono sempre le stesse) ma cose tipo “in quali Paesi hai viaggiato”, “cosa leggi” e “dimmi la cosa più interessante che hai fatto da quando sei maggiorenne”.
Insomma, dimmi chi sei. Perché io compro te, non le campagnette del cazzo che vi hanno insegnato a fare in fotocopia.
Due di loro erano gatti morti. Uno aveva chiaramente le mani che gli prudevano per mettersi sotto e imparare.
Indovinate chi è stato preso?
Non ascoltate ste cazzate… fondate un agenzia subito fate delle figate aprite una seconda filiale in Cina una terza in Ghana e poi allargatevi in tutto il pianeta è così, solo così che i grandi hanno fatto.. oppure, forse, farete qualche annuncino del cazzo…
Purtroppo alcuni stage e alcuni dc un po’ bastardi finiscono per farti perdere tutta la forza di volontà per mostrare il tuo talento. Oppure a volte le ingiustizie subite si sublimano nella creatività. Dipende dallo stagista. Ma forse il dc che si sa mettere anche nei panni dello stagista e carpirne le emozioni è più meritevole del suo ruolo.