“La pubblicità che vorrei” di Pasquale Barbella

Per gentile concessione di PasqualeBarbella e della Rivista che Vorrei, pubblico degli stralci di questo pezzo che mi fa piacere condividere con voi.

La pubblicità che vorrei.

Se fossi Fiat, sceglierei come testimonial pubblicitari alcuni operai perché dicano di un’auto: «Sono affezionato a questa macchina perché l’ho fatta anch’io.» 

Se fossi sadico, condannerei quelli della Tim ad ascoltare mille volte di seguito la canzone “Well well well” tenendoli seduti e legati tutto il giorno sul water. (…)

(…) Se fossi un assorbente, tratterei con maggior rispetto e riservatezza chi ha bisogno di me, senza strombazzare al mondo intero che la signora puzza di urina in ascensore.

Se fossi un’acqua minerale, la pianterei con questa eterna menata del bere di più per pisciare di più. Non si vive di solo piscio.

Se fossi un’azienda che paga le tasse e ha i bilanci a posto, inviterei mediante pubblicità tutte le altre a fare altrettanto, spiegando che i problemi dell’economia si risolvono soprattutto con la correttezza fiscale. (…)

(…) Se fossi una banca, eviterei di propinare musical ballerecci e altre forme di spasso carnevalesco nei periodi di crisi economica.

Se fossi una carta igienica, mi sentirei a mio agio nella penombra e nel silenzio; troverei sconveniente srotolarmi per la città e farmi inseguire da una moltitudine di coprofili esagitati. (…)

(…) Se fossi una griffe d’alta moda, investirei metà del mio budget in una campagna di prevenzione dell’anoressia. Anche firmata, purché sincera ed efficace.

Se fossi una marca di cioccolato o di gelati al cioccolato, spiegherei che il cioccolato non ha nulla a che fare col sesso orale; il nostro è ottimo da mangiare e non serve necessariamente a procurarsi un orgasmo. 

Se fossi una società alimentare, eviterei di inventare e registrare nomi pseudoscientifici come Bifidus ActiRegularis e di far dire ai miei testimonial frasi ripugnanti come «mi sento gonfia». (…)

Potete leggere l’articolo per intero qui.

Buon fine settimana da Bad Avenue.

D. D.

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Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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61 Responses to “La pubblicità che vorrei” di Pasquale Barbella

  1. helmut krone says:

    10/10 pasquale, chapeau.

  2. helmut krone says:

    Ma perche’ non sei ancora sul mercato a fare il ECD?
    E’ per quella cazzata dell’eta’ anagrafica…bullshit!
    Saresti meglio di tanti giovin virgulti attuali (non me ne vogliano).

    • Klaropa says:

      Secondo me è perché i soldi non gli mancano. Chi glielo fa fare di rituffarsi nella mischia melmosa di questi tempi nostri?

  3. Cleveland, OH says:

    l’infinito fascino di una mentalità aperta.

  4. CromaLine says:

    grazie pasquale

  5. Les matins des magiciens says:

    Per questo pezzo magistrale ho già fatto i complimenti a Pasqiale qualche giorno fa. Li ripeto qui.

    • Les matins des magiciens says:

      Mi scuso per l’errore sul nome. Scrivevo dall’iPhone e continuo a dire che gli occhiali non mi servono. Ci vedo benissimo, ci vedo benissimo, ci vedo benissimo…

  6. .G says:

    Se fossi Pasquale Barbella, mi assumerei.

  7. facebook says:

    mi piace.

  8. prossimamente STEgista says:

    Ammaliata prima e dopo averlo conosciuto di persona qualche ora fa. Grazie Barbella.

  9. Gino says:

    Cose giuste ma purtroppo anacronistiche. Il mondo va avanti e tutto cambia, anche la pubblicità. Abbiamo bisogno di giovani leoni, non di vecchie glorie. Basta con i profeti del giurassico.

    • Truman Pulitzer says:

      Se considerassimo quello di Pasquale un manifesto programmatico, condividerei la tua valutazione di anacronismo.
      È quel “se fossi” che rende invece il tutto un’impietosa valutazione su come “dovrebbe essere” la comunicazione.

      Il mondo va avanti ed è vero, ma non tutto cambia.
      Una brutta pubblicità di vent’anni fa resta brutta anche oggi, e una bella campagna rimane altrettanto bella. Quel che magari cambia è l’efficacia del messaggio (perché cambia la sensibilità dei consumatori: oggi Carosello ci fa sorridere, ieri vendeva).

      Quel che conta è aver chiari i principî, non solo funzionali (utili alla essenziale componente persuasiva del nostro lavoro) ma anche estetici. Pasquale parla degli uni e degli altri. E valgono tanto per i profeti del giurassico quanto per i giovani leoni.

      Postilla.
      Avendo avuto la fortuna di conoscere Pasquale, sono rimasto sorpreso di una cosa in particolare: la straordinaria facilità che aveva (e che ha tuttora) nell’identificazione di insight rilevanti.
      Questo implica – al di là di cultura, mestiere o sagacia – un contatto fortissimo con la quotidianità.
      Qualcosa che non hanno e non avranno mai i dinosauri, le mummie o le cariatidi. Ma neanche le “giovani” fighette egoriferite che sanno tutto della pubblicità ma niente della vita.

      • Gino says:

        “Una brutta pubblicità di vent’anni fa resta brutta anche oggi, e una bella campagna rimane altrettanto bella”.
        Non è vero! Una bella pubblicità di vent’anni fa oggi sarebbe spernacchiata e relegata a gioco di parole (il 90% delle campagna stampe di 20/30 anni fa erano giochi di parole).
        Immagina di mandare oggi, che so, alla Shortlist “Chi mi ama mi segua” o “La rivoluzione non russa” o tutte la campagne Benettono per Toscani o tutte i calembour per Ferrarelle e via di seguito. Immagina i commenti. Immagina gli insulti. Immagina gli occhi sgranati e virati allo schifo. La pubblicità è cambiata radicalmente ed è cambiato il metro di giudizio degli addetti ai lavori (non sempre quello dei clienti invece, che infatti sono rimasti indietro di 30 anni). Le parole di Barbella sono benne, ma come le sue campagne sono vecchie e fuori dalla storia.

  10. Gino says:

    (refusi colpa della mini tastiera. sorry)

    • Onig says:

      @Gino sei più datato tu di Pasquale.
      Temo che i tuoi refusi siano mentali, più che meccanici della tastiera.
      Vai sul blog di Ted disbanded e guarda i masterpiece di ieri, The Guardian, Guinnes, Alka Seltzer, Volkswagen, giusto per dirne alcuni e fatti un’ esame
      di coscienza professionale.
      E’ come paragonare Bob Dylan a Lady Gaga, i Pink Floid a Kate Perry,
      e con questo ho detto tutto, ma che te lo dico a fare…

    • saputello says:

      A Gggì, il giorno in cui scriverai qualcosa che vagamente si avvicina alla classe dei titoli che hai citato potrai fare a meno della clava che hai in mano. Pentiti perché hai scritto una delle cazzate più memorabili di questo blog.

      • Lady Gaga says:

        Da copy, su una cosa sono d’accordo con Gino. La sensibilità verso i giochi di parole per fortuna si è innalzata. Ora non vengono più tollerati e sono giustamente considerati un ripiego da mestierante di serie B. Se uscissero oggi, la gran parte dei lavori di Annamaria Testa, Panzeri, Barbella, Pirella e compagnia bella non entrerebbero nemmeno nell’ultima pagina dell’appendice dell’annual. Fortunatamente, ripeto.

      • Uno dei citati says:

        Lady Gaga, ti perdono perché non sai quel che dici.

      • fuicopy says:

        “La sensibilità verso i giochi di parole per fortuna si è innalzata”.
        Per fortuna fui.

  11. alessandropiccioni says:

    Per l’ennesima volta questo “se fossi” viene letto come inerente solo alla comunicazione. È uno sguardo molto più ampio. PB ha il distacco di chi ha contribuito a tracciare il solco della comunicazione moderna e giudica quella contemporanea come espressione di distanza dalla realtà. Non la limita all’efficacia delle leve di persuasione o a canoni esteci.
    I trattamenti suggeriti forse non venderebbero meglio, ma ci parlerebbero idealmente di un ambiente migliore. Non vedo polvere su quanto immagina. Io lo leggo così probabilmente perché così vorrei poterlo tradurre in ciò che faccio.

  12. Ciro says:

    L’unico problema è che il signor Barbella sembra capitombolato sul nostro pianeta pubblicitario da chissà quale galassia. Davvero si sente senza colpa? Se è così, complimenti.

    • alessandropiccioni says:

      Non conosco Barbella, o meglio, non so come dorma e come conviva con la parte di responsabilità che ognuno di noi ha. Non credo sia più responsabile di altri ne ho mai immagino di far santo un pubblicitario. Non mi sembra che il suo discorso debba essere interpretato ne come assolutorio ne la denuncia di chi si ritiene senza macchia.

  13. Laughable Teaser says:

    Davvero non si vive di solo piscio?

  14. Onan says:

    Barbella e’ uno che aveva le palle una vita fa e ce le ha ancora.

  15. Lugubre says:

    Ammazza, braccino corto quest’anno le giurie ADCI eh!
    Pochi, pochissimi ori. Tranne nel lobby-web ovviamente…

    • Mario Serpa says:

      Pochi pochissimi ori perché i lavori erano bruttini…

      Ma su una cosa hai ragione: non si capisce perché nelle giurie ADCI web, dove i lavori iscritti sono un decimo dei quelli dell’Atl, siano così di manica larga, regalando ori e argenti che invece le giurie atl (con molta più serietà) si negano.

      I casi sono due: o si tratta di lavori straordinariamente belli, oppure c’è veramente una cricca del web che si premia spudoratamente tra loro su categorie molto minori e contenenti 4-5 lavori, per poter fare comunicati stampa e dirsi (da soli) che sono l’agenzia più forte. E’ un po’ sbilanciato e un po’ ridicolo questo atteggiamento.

      • Suvvia says:

        Sanno tutti come funziona la spartizione del bottino nel web.
        Era successa la stessa cosa con i young lions.
        Stendiamo un velo.

  16. Pentito della Tbwa says:

    Ma allora se lo sanno tutti il presidente Guastini dovrebbe intervenire. Ad esempio aprendo le vitazioni anche ai non-web: viviamo o non viviamo in un mondo multimedia?
    Non mi dite che serve cultura web per votare quella roba.

  17. Pentito della DDB says:

    Ciao pentito della TBWA.
    Ti aspettavo.
    Tu, perché ti sei pentito?

  18. passavo di qui says:

    Mah, Barbella resta un grande ma non leggo nulla di straordinario in queste parole. Se le avesse dette un anonimo qualsiasi sarebbero scivolate via come acqua sul marmo.

    • Gianluca says:

      Condivido in pieno. Ci sono decine di persone che la pensano e la dicono come Barbella (che stimo sia chiaro), ma non avendo il suo “spessore” o il suo nome vengono presi come semplici voci fuori dal coro. Dirò di più: ho sentito dire queste cose da tanti stagisti a cui però non viene data occasione di essere ascoltati.

      • passavo di qui says:

        Precisazione: in generale credo che il valore, il peso e l’importanza di una previsione, di un’idea o di un avvertimento dipendano – anche (spesso anche molto) – da chi lo dice e dalla sua reputazione. E’ giusto così, con buona pace degli anonimi (tra i quali mi metto anch’io, ci mancherebbe). Prendiamo questa frase: “tra sei mesi un asteroide gigantesco colpirà la Terra e la manderà in frantumi, dobbiamo inventarci subito qualcosa”. Questa frase assume un valore diverso se a pronunciarla è una matricola di Fisica, Roberto Giacobbo di Voyager, Paolo Fox dell’oroscopo oppure Stephen Hawking a una conferenza internazionale. Eppure la frase è la stessa. Quindi: vanno benissimo statura e reputazione del personaggio ma questo articolo, Barbella o non Barbella, mi è sembrato comunque la fiera della banalità.

    • ah si says:

      condivido appieno. non ci trovo nulla di rilevante.
      nulla che nessuno pensa già tutti i giorni quando si sveglia al mattino
      (persino il peggiore degli scendiletto del più stronzo AD che c’è in giro)
      se provo a recitarla nel posto in cui lavoro e diciamo che cito anche la fonte,
      ricevo sorrisi di compassione e uno stipendio dimezzato ;)

  19. Onan says:

    Una cosa che non ho mai capito in tutti questi anni ed è una cosa ricorrente, che succede ad ogni annual, è perchè non si assegnino gli ori.

    Ogni anno da almeno il 1990 una qualche giuria in una qualche categoria sostiene che quell’anno la creatività non era all’altezza e quindi non merita gli ori. Bella stronzata, come se agli oscar decidessero di non premiare.

    I premi sono fatti per essere dati alla migliore creatività di quell’anno. E’ chiaro che ci saranno degli anni in cui sarà fulgida ed altri in cui sarà mediocre, ma i premi vanno dati.

    Altrimenti facciamo una semplice exhibition e lasciamo morire cosi’ gli adci award. Tanto più che se rivedi la vecchia creatività premiata, a distanza di anni, il 70% fa pena, ma fa pena anche quella che ha vinto a Cannes o che e’ stata su Archive venti anni fa.

    • pentito dell'adci edizione 2011 says:

      Giustissimo, Onan.
      Pensa che ieri in tutte le catrgorie ATL non è stato assegnato nessun oro.
      Non perché non ci fossero bei lavori, ma perché fa figo dire, come fa Serpa, “quest’anno i lavori erano davvero bruttini”. Il solito refrain che evidentemente fa sentire i giurati più importanti, perché più si è selettivi più si è fighi.
      Nel web invece la solita spartizione di ori per bannerini e animazioni in flash che come ogni anno a Cannes e altrove non raccoglieranno un fico secco.
      Evidentemente nulla è cambiato.

      • Massimo Guastini says:

        Ma perché racconti delle palle? Non è per niente andata come racconti tu, pentito Adci. Quindi non c’eri. Ci sono stati pochissimi ori, vero, ma un argento, un bronzo o una short list certo non significano lavoro “bruttino”.

        Gli esiti sono legati a votazioni libere, non ci sono state imposizioni. Eventuali scontenti hanno sempre avuto la possibilità di esprimere i propri punti di vista. Si è votato con grande serietà e abbiamo riproposto ai giurati almeno sei volte il numero di campagne passate dopo la prima votazione online (26). Al termine delle votazioni di ieri, isolati short list e possibili metalli, si è approfondita la discussione. E una short list è arrivata strameritatamente all’argento.

        Abbiamo tutti lavorato per tirare fuori il massimo dall’attuale meccanismo che, l’ho spiegato mille volte, non avrei mai cambiato a “macchina in corsa”. Sei libero di proporre nuovi modelli, o anche solo dire che quello attuale non ti piace. Ma sbagli se ti limiti a denigrare alla cieca persone che ieri si sono impegnate. Se deve esserci un dibattito sulle giurie, che sia trasparente. Solo così può esserci un cambiamento.

      • Muzo says:

        Sì Massimo ma devi ammettere e convenire, spero, che nelle categorie interactive accade la seguente cosa:
        Ci sono pochissimi lavori iscritti (in crescita, ma sempre pochissimi) eppure vengono spartiti metalli in quantità. Tutti alla stessa agenzia, che ha 3 giurati su 7, o simili. Presenze meritate sul campo, per carità. Ma un minimo di equilibrio andrebbe usato, mentre invece a me pare che tutto questo sia fatto per aggiungere pezzi al “medagliere” dell’agenzia, includendo metalli davvero anonimi (non faccio esempi per non rovinare sorprese). Poi non dico che le votazioni fossero “scorrette”, ma molto “condizionate” certamente sì, come avveniva ai tempi del Vigor o forse di MaestrI o Gitto. Allora io dico, qualcosa va cambiato anche qui, perché la vicenda dei premi interactive sta diventando un po’ una barzelletta.
        Lo dico con la massima tranquillità.
        Ciao

      • io non c'ero ma prevedo says:

        diluvio di premi digital a saatchi e mrm, tanto a guastini del web non frega niente

      • Mr Paradox says:

        Non è vero che Saatchi ha il 30% dei giurati e ogni anno si autopremia. Non è assolutamente vero.

      • @io non c’ero ma prevedo

        Hai scritto una grossa sciocchezza. Tanto valeva che dessi la colpa a Pisapia.

      • Caro Muzo,
        non sono mai stato nelle giurie interactive, quindi non posso ammettere né convenire proprio niente. Nessuno me ne ha parlato sino a oggi, nemmeno a livello di pettegolezzi. Con l’attuale modello io non posso evitare la concentrazione di giurati proveniente da una stessa agenzia.
        Torno a ripetermi: non potevo cambiare le giurie. Quando sono stato eletto, oltre il 50% dei lavori era già stato iscritto e sarebbe stato scorretto da parte mia modificare il regolamento.
        Nulla è eterno e intoccabile, quindi persino le attuali giurie possono essere riviste. Ma, non avendolo messo tra i punti del programma con cui mi sono presentato, mi occuperò di questo aspetto solo se i soci, apertamente, me lo chiederanno.

        Non mi è piaciuto quando un altro Consiglio ha cambiato il modello di giurie, senza chiedere a tutti i soci un parere/voto, solo perché aveva il potere di farlo. Quindi, per quale che possa essere la mia idea personale sull’annosa questione “giurie”, non sarò io a imporre un nuovo meccanismo. Farei lo stesso sbaglio.
        Ciao
        m.

    • Truman Pulitzer says:

      Onan, per una volta non sono d’accordo con te.
      Il paragone con gli Oscar non funziona. Perché lì – per ogni categoria – il premio è uno solo. Fra cinque candidati, belli o brutti che siano.
      Leoni e coni invece, sono riconoscimenti “di livello” fatti per diversi lavori.
      Per cui ci sta che ogni tanto il livello del lavoro non raggiunga “l’oro”.

      Ma il tuo discorso mantiene una sua coerenza. Pensa se la rinuncia a premiare fosse stata una costante nel tempo. Sarebbe – presumibilmente – molto più semplice distinguere gli anni più floridi in creatività (quelli con gli ori) dai più scadenti (quelli senza). Il problema è duplice: che non sempre si è adottata questa logica con continuità, e che comunque il problema delle giurie rimane.

      • Onan says:

        Se si partecipa ad una gara, anche se non si fa il record del mondo (perchè magari sei nei 100 metri e gareggiano tutti Lituani) l’oro, l’argento e il bronzo devi darlo.

        Perchè un primo, un secondo e un terzo ci sono stati.

      • Lo sbugiardatore says:

        Scusa se ti rispondo sopra Onan, ma non so come fare reply.
        Il fatto è che non è una gara. Assomiglia di più agli scrutini di scuola. Se gli alunni sono tutti da 6, avranno tutti 6. Non è obbligatorio dare un 10 se nessuno merita, oggettivamente o soggetivamente, quel risultato. Mi sembra comunque che non funzioni solo così all’adci, ma anche tutti i vari cannes, clio, eurobest, one show ecc.

  20. MITO says:

    @pentito: ma scusa, prima dici che i classici sono troppo selettivi, poi che i digitali sono troppo di manica larga; non si parlano le giurie per stabilire almeno un criterio?

  21. negativo says:

    che palle l’adci. che palle i metalli e le short list. ma soprattutto che palle la dietrologia.
    anche cannes ha avuto il coraggio di non assegnare ori.
    se negli anni ’90 i giurati avessero avuto lo stesso coraggio probabilmente non ci troveremo circondati da vecchi tromboni grondanti premi immeritati.

    buonanotte.

  22. fermacarte says:

    mah sarà anche che nel web i risultati si possono misurar con più facilità?

  23. dai says:

    chi posta la lista completa di vincitori e short per primo?

  24. malick says:

    ma se si fa una gara dei 100 metri e il primo arriva dopo 37 secondi, l’oro glielo danno o no?

    • libertas says:

      bravo! è quello che mi sono sempre chiesto anche io.

      non dare gli ori (e/o altri metalli) è solo un atto di snobismo che proprio noi italiani non ci potremmo permettere.

      • Yttzak says:

        Se la gara è un’Olimpiade, un Mondiale, un Europeo od altro di importante l’oro lo danno ugualmente (e ad un’Olimpiade anche se eliminassi i 32 contendenti,…batterie incluse…, il trentatreesimo correrebbe in 10″ netti).

        Se è la gara delle scuole elementari, no! Al massimo una coppetta od un diplomino.

  25. Arbitro says:

    Due soli ori nell’atl, due soli ori nel web.
    Non mi sembra così impari il conto.

  26. Io so says:

    Io so che quella digital è una cricca.
    Io so che i giurati digital si votano a vicenda.
    Io so che sono entrati nell’annual lavori meno che mediocri.
    Io so che lo fanno senza alcun ritegno.
    Io so che la spocchia di alcuni supera di gran lunga il talento.
    La cricca del digital equivale ai Responsabili di Scilipoti. Il peggio del peggio.
    E io so che adesso arriverà il solito commentino puntuto di qualcuno di loro che arringherà contro l’invidia degli altri.
    Esattamente quello che fanno Berlusconi e i suoi droidi ogni giorno.

    • malick says:

      minchia quanto hai ragione! l’argomento “tu parli così perché sei invidioso e frustrato” è l’argomento perferito da chi non ne ha. di argomenti, dico.

  27. Atipica says:

    non ho capito perchè i commenti di un post su Barbella abbiano subito una tale virata. Che c’azzecca la polemica sul web con l’immenso Pasquale?

    • oldie says:

      Dall’intervista ad Andea Stillacci – su youmark -nella sua agenzia:

      “…Stagisti remunerati al minimo a 800 euro, oltre buoni pasto e ticket per i mezzi pubblici. Nessun account, solo creativi, planner e producer…”

      Figo Schillacci !

  28. Yes says:

    Barbella docet, Gitto chupa.

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