Una persona seria.

Quest’annuncio è uscito oggi su Daily Media.

Mi aveva colpito molto, ai tempi, anche quello che Marco Carnevale (executive creative director di Mc Can Roma) aveva scritto su qualche fanzine di settore.

“Cambiare un trend, anche per chi siede in una poltrona dal nome roboante mi pare un obiettivo decisamente fuori portata. In compenso, onestamente, credo di aver fatto anche un pochino di più di ciò che rientrava nei miei compiti e nelle mie possibilità. Ad esempio, da quando faccio il direttore creativo mi sono proposto come obiettivo quello di elevare il più possibile il livello di TUTTO il lavoro dell’agenzia anziché limitarmi a cavalcare le marche o i progetti già indirizzati di default al meglio. Il risultato è che la percentule di sterco prodotta dalla mia (in senso lato) agenzia è inferiore al 5%. Se la media nazionale fosse assestata sul 20-25%, si potrebbe andare in giro senza vomitare ogni quattro minuti; e non sarebbe male. Attenzione, però. Le controindicazioni di questo metodo non sono poche. Ad esempio, per smuovere di un millimetro il livello qualitativo della comunicazione di una azienda vocazionalmente dedita alla produzione massiva di letame comunicativo ci vogliono non solo MILLE VOLTE le energie e la determinazione e la professionalità e la creatività (l’ho detto: mi è scappato) che servono a prendere un premio con un annuncio finto, ma è anche necessario utilizzare le migliori risorse creative. Quindi è necessario convincere i migliori creativi del proprio reparto che il loro lavoro è questo e non un altro. Questo si può fare solo in un modo: prendendo personalmente in carico come creativo, intendo – dei lavori tremendi (in apparenza condannati ad esecuzioni subumane) e trasformarli in cose dotate di senso magari qualche volta vincendoci perfino qualche premio. Se invece la domanda era: “ma chi ti credi di essere?” la risposta è più breve. Una persona seria”.

Marco Carnevale

About these ads

About Donald Draper

Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink.

68 Responses to Una persona seria.

  1. ExVoto says:

    Mi piace!

  2. Uno qui per caso says:

    Il Manifesto.

  3. MITO says:

    Oggigiorno, un eroe. Dove si mandano i curriculum?

  4. Michele Nocchi says:

    Parole sante quelle di Marco, uno di quelli che alle parole fa seguire i fatti.

  5. Brando says:

    Immagino che non ci sia la corsa dei creativi in agenzia per lavorare sui clienti “vocazionalmente dediti alla produzione massiva di letame comunicativo”.
    Credo che certe aziende vengano spesso viste, anche dal management dell’agenzia, come battaglie perse. Mucche da mungere, ma su cui non sprecare certo le migliori risorse dell’agenzia, bensì quelle in qualche modo meno fertili…
    E’ chiaro che rischia di innescarsi un pericoloso circolo vizioso.
    Bello il messaggio di chi si impegna in prima persona.

    Ci sono esempi di campagne di Mc Caan Roma su clienti “vocazionalmente dediti alla produzione massiva di letame comunicativo” trasformate in cose dotate di senso?

    • oldie says:

      Ma tu, Brando,
      perché fai sempre questi interventi fascio-padronali del tipo – creativi state attenti a quello che dite, guardate che vi controllo e vi tengo per le palle?- hai dei grossi budget per le mani o sei solo dispiaciuto perché non vengono nel tuo blog?

      • Brando says:

        Oldie,
        tu sei una di quelle persone che si sentono minacciate in presenza del minimo contraddittorio o della minima mancanza di allineamento.
        Quindi il fascio qui sei tu, io fascio no di certo.
        Fai riferimento a diversi miei interventi, quindi non è la prima volta che mi leggi.
        Allora saprai quanta stima nutro per certi creativi.
        Sicuramente non per quelli che si sentono minacciati da una domanda semplice e posta con correttezza.
        Quindi non mi dispiace tanto per i passaggi sul mio blog (qualcuno ci passa ogni tanto), ma più che altro per chiedere un esempio e incontrare della chiusura dall’altra parte.

        Oldie, ma tu stai bene così.

  6. Gone says:

    Punti di vista.
    A mio avviso – ad esempio – proprio questo annuncio è un’occasione persa. “Elevare il livello” significa anche fare della campagne auto-promozionali (in cui l’agenzia ha speso soldi) belle.
    Questa non lo è.
    In secondo luogo l’equazione creativi fanno campagne fake=l’agenzia produce merda sulle campagne vere scomode, è clamorosamente smentita da tanti esempi del passato (solo passato, purtroppo) in cui agenzie dedite ai fake facevano anche un ottimo lavoro su tutto il resto.
    Carnevale resta un’ottima persona dai sani principi, e questo nessuno lo può mettere in dubbio tantomeno un anonimo come me.

  7. Dandyness says:

    Ho lavorato soltanto una volta con Marco e son finito nel meglio del ADCI dei bei tempi.
    Mi capite?

  8. Pinuccio La Malva says:

    Certo che Roma e Milano sono parecchio diverse.Cremona poi…

  9. Ma va says:

    Sono anni che fate i fake per internazionale non mi contare balle

    • Borat says:

      Questa mania di chiamare “fake” gli annunci usciti poco. Siete dei pazzi.

    • Io c'ero says:

      Quelle per Internazionale sono campagne vere, e pure molto belle. Bravo Bart.

    • Marco Carnevale says:

      Caro Ma Va,
      Internazionale è, esattamente come Rai, un cliente che coincide col medium che utilizza per la propria comunicazione (a parte alcune uscite – in genere poche – su canali satellitari, con materiali video sempre ultralowbudget). Un lavoro creativo non è fake quando esce poco. E’ fake quando chi lo firma decide di destinargli una parte infinitesimale (a volte ridicola, a volte addirittura inesistente) delle risorse di cui dispone per promuovere quello stesso progetto. Il comunicato radio “Siate brevi” per il Festival di Capalbio vincitore anni fa del Radiofestival – ad esempio – ebbe una programmazione molto ma molto limitata (se non ricordo male si trattò di ventisei passaggi su Rai Rai – Radio Rai, non Radio Babalooba – pagati sotto forma di cambio merci attraverso la promozione all’interno del festival dell’attività produttiva dell’azienda televisiva pubblica). Ma quell’investimento ammontava al 100% (non allo 0,1%) delle risorse a disposizione del Festival per promuovere quella edizione. Saluti.

      • Kio says:

        Anche i pro bono vanno considerati alla stregua di fake

      • peccato says:

        ahiaiai, marco.
        eri partito bene e mi scivoli sulla buccia di banana di questioni di lana caprina.

  10. S.Toast says:

    Tra Carnevale e Brunori scelgo 10 volte Carnevale.
    (Parrucchiere a parte).

  11. Onan says:

    Roma ha sempre prodotto ottimi creativi

    Lorenzo de rita
    Carnevale
    Albanese
    Taddeucci
    Palombi
    Marini (patrizio)

    E me ne dimentico qualcuno di sicuro

    • Dimesso says:

      Sì, dimentichi Simone Bartolini. Un copy di razza che purtroppo ha lasciato l’Italia.

    • Marco Carnevale says:

      Aggiungerei alla lista di Onan dei creativi “romani” (più o meno di nascita) che hanno lasciato un segno non solo negli annual almeno Paolo Del Bravo, Agostino Reggio, Francesca Schiavoni, Antonio Maccario, Guido Cornara, Robin Elliott, Marco Ferri, Stefano De Filippi, Paolo Savignano, Stefano Massari, Fabio Ferri, Grazia Cecconi, Claudia Chianese, Paola Manfroni, Luca Miniero, Assunta Squitieri, Barbara Capponi, Fabio Bartolomei, Francesca Risolo e chissà quanti altri che sto dimenticando a mia volta. Sempre che almeno qui siano ammessi creativi non premiati nelle ultime cinque esaltanti edizioni dell’annual.

      • Gino Pescatore says:

        Roma ha partorito un solo grande talento della creatività: Mario Pescatore, autore di campagne straordinarie, titoli indimenticabili e radio eccezionali.
        Io sono il fratello.

      • Till Neuburg says:

        All’elenco dei “romani” oustanding di Marco Carnevale (e di qualche commentatore in passamontagna), aggiungerei (i.o.a.): Gabriella Ambrosio, Carlo Angelini, Miriam Bianchi, Patrizia Boglione, Pia De Fazio, Bob Elliott, Andrea Ferolla, Paolo Genovese, Fabio Giannotti, Luca Maoloni, Oscar Molinari, Alessandro Orlandi, Gerardo Pavone, Tonino Risuleo, Francesco Simonetti, Laura Sordi. Questi creativi “di ruolo”, li vedrei senza dubbio accompagnati dal grande istigatore Franco Agostini (Cat Sound), da Cesare Taurelli (probabilmente il più innovativo produttore italiano di tutti i tempi) e, of course, dal compiantissimo Enrico Sannia (il più bravo dialogue-director che avessimo mai avuto) – insieme al suo eterno complice professionale Claudio Collepiccolo (il primo d.o.p. italiano che avesse usato in modo magistrale la “north light”, altrimenti chiamata dalle nostre parti anche “luce inglese”). Leone Pompucci era uno dei rari registi che padroneggiavano in modo ugualmente autorevole sia gli attori che l’immagine a volte persino surreale/onirica. Nell’uso della m.d.p. a mano, Giuliano Giustini era un autentico virtuoso di livello internazionale – molto prima che Garrett Brown ci avesse regalato la sua rivoluzionaria Steadicam. C’è stato un periodo nel quale i romani erano nettamente più bravi (e coraggiosi) dell’establishment creativo meneghino. Sull’argomento avevo pubblicato su “Graphis” un articolo di ben 16 pagine. Quando a misura Duomo ci si confrontava quotidianamente con Pirella e Montaini, ai Parioli c’era la piccola grande Promos di Pia e di Bob che cesellavano sempre campagne di straordinaria freschezza e qualità.

      • Forrest says:

        Ti sei dimenticato Pinco Pallo. Grave mancanza. Rimandato.

  12. Dan says:

    Emanuele Madeddu, caro Marco.

  13. ale says:

    caro marco,
    hai tutta la mia stima.

  14. Onan says:

    Si me ne sono dimenticati tanti. Ragionavo che nel tempo Roma ha prodotto anche registi e fotografi di alto livello. Sara’ il ponentino che rende creativi?

  15. voiceover says:

    solo un dubbio, anzi tre: mccann milano può dire la stessa cosa?
    ha senso definire solo mccann roma fakefree? cosa pensa un cliente di un’agenzia che ha una filosofia diversa per ogni sede?

    e dulcis in fundo, come si può essere “executive creative director” di una sede soltanto?
    executive significa che si siede in un consiglio di amministrazione e si fa parte del senior board. non credo che mccann roma sia una società indipendente da milano.

    insomma, trovo tutto un po’ tristanzuolo.

  16. Raskolnikov says:

    m’è piaciuto quel che hai scritto, Carnevale.

  17. Walt Disney says:

    Marco Carnevale = Yoghi
    Luca Albanese = Bubu

  18. Walt Disney says:

    Aldo Cernuto = il Ranger

  19. F*** says:

    L’annuncio comunque è davvero poca cosa. Lasciando perdere art direction e copywriting, non se ne capisce il senso. McCann Roma paga gli annunci di tasca propria. E allora? Insomma, la solita occasione persa. Persa nel senso che già domani nessuno si ricorderà più di questo annuncio. Che, tra l’altro, non ha nulla ha a che vedere con le dinamiche odierne della comunicazione (digital advertising, ndr).

    • Bombastic says:

      Sei talmente in linea con le dinamiche odierne della comunicazione che, ovviamente, non hai capito un cazzo.
      E sì che non era così difficile.
      (analogic cervellum, ndr).

  20. Truman Pulitzer says:

    Marco è uno tra i pochi che conosco a rendersi conto dell’esigenza di creare cultura.
    Un “cultura” che si opponga alla “mentalità” fake di cui parlai tempo addietro.

    Se concepiamo la creatività come qualcosa che deve divertire, sollazzare, essere esteticamente rilevante senza legami con quel che il cliente necessita per i suoi obiettivi di marketing saremo sempre il Portogallo calcistico dell’advertising.
    Gente che tiene palla da dio ma non è capace a buttarla dentro.

    Per chi fosse nuovo del mestiere, l’Età dell’Oro è finita.
    Per chi è nel mestiere da tanto, l’Età dell’Oro è finita.

    Per far uscire qualcosa di decente bisogna farsi il culo 65 volte tanto rispetto a cinque anni fa, 178 volte rispetto a dieci anni fa e via dicendo.
    Perché? Perché il mercato è cambiato. I clienti sono cambiati.
    E se sono poche le chance per cambiar loro la testa, ce l’hanno in mano solo i professionisti veri.
    Pardon, le persone serie.

  21. sparapalle says:

    Ma perché, i temi, gli argomenti, le risposte i problemi e probabilmente le persone sono le stesse del caro vecchio rejected? Che tristezza cazzo.
    Ma se non cambia niente, a cosa serve parlarne? Per cazzeggiare 5 minuti invece di lavorare? C’è già feisbuc e direi che basta e avanza.

    • Yoghi says:

      Complimenti F***, non hai capito assolutamente nulla dell’annuncio. Ai tempi in cui al Totocalcio pagavano anche lo zero saresti diventato miliardario.

  22. Walt Disney says:

    Ben detto Yoghi.
    E mi raccomando, giù le mani dai cestini!!!

  23. No polemic says:

    Tutto giusto.
    Però vorrei chiedere a Marco: se la sua è un’agenzia fake-free che vuole elevare tutto il lavoro dell’agenzia (un po’ come fa la United), come mai il livello non è nemmeno lontanamente quello della United? E’ il mercato romano o siete solo meno bravi?

    Perché quest’annuncio, ad esempio, non riguarda “difficoltà di mercato”. E’ proprio un annuncio che chi fa approva, quindi supponiamo sia il top di quello che vi è venuto in mente.

    Lo chiedo, sia chiaro, senza polemica ma solo per curiosità. Perché alla fine, siamo onesti, non è che McCann Roma sia una gran bella agenzia, creativamente parlando. Produce lo stesso livello qualitativo delle top agenzie romane (o anche italiane), e quindi tutto questo applicarsi sui lavori veri non e non sui fake vedo quali risultati migliori abbia portato.

    Magari allenarvi un po’ sui fake aiuterebbe. Magari la mia è una provocazione, però prendetela in considerazione!

    Ciao!

  24. McFree says:

    Con i soldi spesi per acquistare lo spazio per questo inutile, onanista e fatuo annuncio, si poteva pagare lo stipendio di uno stagista. Meditate.

  25. Bombastic says:

    Con i soldi spesi per pagare lo stipendio a questi inutili, onanisti e fatui stagisti si potevano pagare un po’ di questi annunci. Meditate.

  26. L'Aforista says:

    “Fare un fake per dire che si è fake free”.

  27. Marco Carnevale says:

    Tranquillo, Aforista. A dimostrare che non si tratti di un fake basterebbe questo: l’annuncio non sarà iscritto ad alcun premio. E non solo perché nel copy non c’è neanche una bestemmia né una frasetta in inglese imparaticcio e perché nel visual non compare un babbo natale sodomizzato da un’anaconda (il che accade per la buona ragione che sono gli annunci che servono a esprimere i contenuti e non i contenuti che servono a giustificare i trattamenti). Ma perché sarebbe il colmo della sfacciataggine; e lo sarebbe anche se il colmo della sfacciataggine non fosse già stato superato e doppiato mille volte non solo nelle pagine dell’annual Adci ma anche nelle shortlist di Cannes & Co.
    Poi, per il signor McFree: l’annuncio è costato 400 euro.
    Infine, per Truzzo Del Gasometro: in questa agenzia gli stagisti ricevono il rimborso spese più alto del mercato (oltre a ricevere una notevole formazione e ad essere integrati in organico ogni volta che ce n’è ragione meritocratica e opportunità finanziaria).
    Sulla qualità del lavoro medio espresso dall’agenzia in cui lavoro, invece, non spetta a me pronunciarmi. Che lo facciano gli altri, allora; anche – se vorranno – con la tipica superficialità e l’inconfondibile cialtronaggine dei nostralgici ultrà di rejectedby. Saluti a tutti da Yellowstone.

  28. Gianni Bombardi says:

    Il colmo della sfacciataggine si doppia spendendo 400 (quattrocento!) eruo per questo annuncio. Una follia. Meglio spenderli con una escort.

    • Yoghi says:

      Cazzo, aspetta Bombardi: corro a cercare una penna per prendere appunti.

    • Anonymous says:

      e va bhé, per 400 fottuti euro, sticazzi. Mica stiamo parlando della Fluffi&Flaffi Communication

  29. insetto stercolario says:

    “la percentule di sterco prodotta dalla mia (in senso lato) agenzia è inferiore al 5%.”

    un’affermazione al di sopra di ogni giudizio.

    • Marco Carnevale says:

      Tanto per chiarire, Insetto: per “sterco” non intendo tutto ciò che non è all’altezza del book di David Abbott o di John Hegarty. Per sterco intendo roba tipo Concorsone Danone, Fastweb, Activia, Tim De Sica eccetera eccetera (ce n’è quasi per tutte le agenzie).
      Salute.

      • Chief Financial Officer says:

        Quel 5% corrisponde al 50% del fatturato di tutte le agenzie italiane messe assieme o sbaglio?

  30. Turbo says:

    Ma cosa produce McCann Roma di così creativo da 5 anni a questa parte? Cioè da quando ha perso Rai, Miniero e Squitieri. Avete visto l’ultima campagna Findus?

  31. Turbo says:

    Excusatio non petita…

  32. Marco Carnevale says:

    Siete davvero in tanti – e non solo in Badavenue – a mostrare sfacciatamente di non avere neppure una nozione approssimativa di cosa sia questo mestiere, di cosa si punta invece delle fiches su questo tavolo e, anche a prescindere da questo, di quanto sia grave e degradante l’abitudine ad interloquire con chicchessia con fasulle posture da galeotto e vaniloqui che rivelano uno stato mentale intessuto di becero bullismo, agghiacciante superficialità, penosa ignoranza, patologica mitomania e soprattutto inguaribile insofferenza nei confronti della serietà e della complessità del mondo e della vita. Spero che lo facciate per posa. Ma ahimé – anzi ahivoi – sospetto che non sia affatto così.

    • libertas says:

      anche se facessi parte di quel “ahivoi”, ti quoto.

      ps.: marco è veramente uno che affronta questo lavoro con serietà. nel mio piccolo, ricordo ancora di essermi emozionato davanti a un suo titolo per dei filetti di pesce impanato. ehodettotutto (cit.).

    • Lavinia says:

      Carnevale, rispetta chi si smazza “sterco” come Danone&Co e ritieniti fortunato se non sei mai stato coinvolto da marchi di questo genere. E non dirmi che hai rifiutato, indignato, clienti poco nobili o che li hai redenti con fulminanti trovate creative. Sai, in questi casi il rischio è di vedere analizzato a fondo il portfolio della propria agenzia, con esiti non sempre piacevoli. Meglio evitare post così permeati di “becero bullismo, agghiacciante superficialità, penosa ignoranza, patologica mitomania”, non trovi? Per il resto, se è questo che ti interessa, “clap clap clap”.

  33. X says:

    Ho avuto modo di conoscere Marco Carnevale in due indimenticabili colloqui e quando leggo i suoi pensieri affilati, ficcanti ed efficaci, mi pare di vederlo ancora davanti ai miei occhi meravigliati mentre lancia strali contro Toscani e la pubblicità di merda italiana che si becca i budget migliori. Ma incazzato duro veramente, mentre con una mano maltratta un quotidiano dove campeggia a tutta pagina un’orribile stampa della Sterpaia di oliviero (minuscola voluta).
    Ecco, non ho avuto mai la fortuna purtroppo, ma se potessi scegliere io dove andare a lavorare e non il caso, le posizioni mai libere, i budget che non ci sono, i conti che non tornano, un portfolio che a volte è troppo per la paga disponibile e altre è troppo poco, le raccomandazioni (degli altri) o non so cosa cazzo di altro, beh, non avrei dubbi.
    Gente così ce ne vorrebbe una ad ogni angolo di strada (cit.).

    • no future says:

      si hai ragione.

    • Gino says:

      In questo sito, quando si parla di creativi o direttori creativi, c’è sempre un momento in cui i commenti si trasformano in panegirici.
      E’ arrivato anche questa volta.

      • X says:

        In questo sito, quando si parla di creativi o direttori creativi, c’è sempre un momento in cui qualcuno si lamenta dei panegirici.
        E’ arrivato anche questa volta.

      • Y says:

        X, se ti fossi firmato saresti un leccaculo fuori.
        Da anonimo, dimostri di essere un leccaculo dentro.
        Ancora peggio.

      • X says:

        Non piangere come un cerbiatto ferito, Y.

  34. quellochenoncapisce says:

    mi spiegate cosa c’entrano le capacità, il talento e la correttezza del sig. Carnevale con il tema di questo post, cioé l’annuncio “fake free”?

    quando si giudica un atto (in questo caso l’autopromozione di mccann) si dovrebbe dimenticare per un attimo chi lo commette.
    una persona splendida può commettere una stronzata, un imbecille può fare una cosa giusta. questo blog è il posto meno indicato per giudicare le persone.

    accontentiamoci di giudicare un annuncio.

  35. MitomanePatologico says:

    Ma l’amministratore delegato di mccann cosa ne pensa di dover rinunciare allo sterco per potersi vantare in giro di essere fakefree?

  36. Novantapercento says:

    Occhio gente,il novantapercento di quello che esce,secondo canoni diffusi,potrebbe essere considerato sterco.significa però che quel novantapercento paga,sempre meno,stipendi ecc della nostra fottuta categoria.
    Definire sterco la massa portante di quello che i clienti,dai big spender telefonici,food e automotive in giù,approvano,desiderano,chiedono,testano e pagano,non mi sembra una mossa particolarmente riuscita.Loro hanno tutti i coltelli dalla parte del manico e noi al massimo uno stuzzicadenti usato.Se ne fottono dei premi,da Cannes in giù.
    Volenti o nolenti è così e analizzando i tempi che corrono nn vedo una rivoluzione culturale del nostro settore che possa sancire la fine dei testimonial,delle famiglie felici a tavola,delle auto in belle lcation con belle musichette,delle campagne straniere adattate ecc ecc ecc.
    Lottiamo per fare lavori eccellenti per il diecipercento “illuminato” ma teniamoci ben stretto (uguale facciamo il lavoro migliore possibile) chi tiene in piedi il mercato.
    Altrimenti ci si apre la propria agenzia e quando un cliente che ti assicura stipendi e sopravvivenza non approva una bella campagna lo si manda affanculo.
    Sogni da BBH e Santo,di una volta oramai.
    Siamo realisti ragazzi,usiamo le energie dove servono e non in frignate infantili.

  37. Gio says:

    Un po’ in ritardo, ma andate a guardarvi la campagna stampa (Corriere, non ricordo di quanto tempo fa) più qualche video qua e là in rete di RobilantAssociati.

    Io –che ci lavoro anche– sono il primo a non gridare al “plagio”, ma forse un po’ di “ispirazione” dalle nostre l’avranno pur presa (adesso vado a chiedere all’addetta delle relazioni esterne ;)

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Connecting to %s