La scorsa settimana si è svolta una cena in cui si è discusso di fondare un Adci alternativo. I meno distratti avranno potuto notare alcuni riferimenti nei commenti di Bad Avenue. Fra i commensali spiccavano i nomi di direttori creativi di grido del gruppo WPP.
A prescindere dal fatto che un Adci basta e avanza, quello che rende perplessi è la tempistica. Se tali nomi si fossero riuniti solo un paio di mesi fa avrebbero potuto facilmente far eleggere alla presidenza del club un loro candidato. E tutti sarebbero stati felici e contenti. Ma non lo hanno fatto.
Viene da chiedersi perché adesso? Perché con due mesi di ritardo? Le motivazioni più probabili sono due.
La prima: i direttori creativi in questione non si sentono rappresentati dalle giurie ristrette che sono appena state scelte. Questione di premi.
La seconda: il gruppo WPP sente l’esigenza di mettersi a capo della creatività italiana. Questione d’immagine.
Non è un mistero che alcune settimane fa Massimo Costa ha benedetto Pino Rozzi e Roberto Battaglia come direttori creativi di riferimento di tutto il gruppo, e 1861 United come modello creativo a cui ispirarsi. Questa potrebbe essere la prima conseguenza.
Qualunque siano le reali motivazioni, di un paio di cose sono certo. In questo periodo di crisi di tutto c’è bisogno tranne che frammentarsi in due associazioni, come hanno già fatto in maniera assurda le agenzie di pubblicità: AssoComunicazione e Unicom. E di tutto c’è bisogno tranne che focalizzarsi sui premi e sull’immagine. È già abbastanza triste vedere un club di 150 persone che permette a 40 di premiarsi, figuriamoci quanto sarebbe anacronistico un club di 50 che fa gli interessi di un’élite di 10.
Il mercato lo ha detto chiaramente: è finita l’era delle rockstar, è iniziata quella dei musicisti di strada. Per cui facciamoci un piacere: cominciamo a pensare alle cose davvero importanti.
Tanti saluti da Bad Avenue.
D. D.
BooooooomMMM!
L’ho già detto: questa cosa mi sembra una berlusconata. Costruiamo un bel container affianco alle zone terremotate. Poi chissenefrega di ricostruire, tanto vale appaltare ai miei amichetti.
Questi signori non hanno capito niente (o forse tutto dal punto di vista italoarrivista). Qui c’è da costruire. Che entrino in gruppo e facciano valere le proprie idee (per bislacche che siano) all’interno di un adci che già esiste.
Se questa cosa si fa mi spaice dirlo ma la soluzione è una sola: abolire per qualche anno gli ADCI AWARDS e ricostruire da zero un club bullshit free. I premi non contano un cazzo, rendetevi conto. Ci sono idee di merda premiate che rimangono idee di merda, e idee fantastiche sottovalutate che rimangono idee fantastiche. Non sono i metalli a fare le belle idee, casomai (non sempre) è il contrario.
Scusa Donald, dov’è che è uscita questa roba di Costa che benedice Rozzi e Battaglia?
E Gitto? Sta già facendo le valigie?
Su questo argomento ci sarebbe da scrivere un libro. Mi limito a qualche riga.
L’elezione di Guastini nel bene e nel male ha squarciato il velo di omertà che copriva l’adci. Chiedi agli amici di sempre: “Hai iscritto qualcosa all’adci?” e la risposta è sempre questa: “No, perchè è una mafia. Vincono sempre gli stessi”. Da anni questa risposta, sarà un segnale no? Molti si sono costruiti una carriera con sto metodo.
Non mi stupisce che ci siano riunioni carbonare ora invece di un confronto/scontro prima. Adesso sarebbe bello che un presidente, approfondita la cosa mandasse delle belle raccomandate di questo tipo: “Ci risulta gentile socio che Lei stia facendo delle riunioni esterne al club per fondare un’altra associazione. Bene, faccia pure. Lei è espulso dal club.”
Invece temo che ci sarà un aggiustamento all’italiana. Insomma finirà tutto a tarallucci e vino, con i carbonari felicemente rientrati nel club con tutti gli onori. E la cosa che me lo fa dire è soprattutto il fatto che per le giurie si sia deciso di rimandare tutto all’anno prossimo.
Che strana questa intervista
http://www.youmark.it/company.php?id=317
Poi alcuni clienti prendono il volo, e le interviste aumentano… Che si sia in cerca di visibilità perchè il momento non è dei migliori?
Sembrano tanto i distinguo del PD mentre nel mondo reale, per esempio, Renzo Rosso partecipa H- Farm
Lascia perdere renzo rosso
ci mancava solo Renzo Rozzo
Caro Onan,
sono stato eletto il 19 febbraio quando il call for entry era già stato pubblicato da oltre due mesi. Non sarebbe stato giusto cambiare il sistema delle giurie (votato dai soci anni fa) quando oltre il 50% dei lavori erano ormai stati iscritti al premio.
Sulle giurie mi espressi il 20 gennaio, un mese prima dell’elezione, qui: http://kttbblog.splinder.com/post/23912353/diario-di-un-candidato-alla-presidenza-adci-le-giurie
Per il momento nessuno mi è venuto a sollecitare un cambiamento in tal senso. L’unico Direttore Creativo che mi ha dato spontaneamente un commento sull’argomento è stato Vicky Gitto, durante la serata dei giovani leoni. Mi ha detto di sentire la mancanza dei tempi in cui le giurie allargate offrivano la possibilità di incontrarsi e “scontrarsi” su quello che è il centro del nostro lavoro: la creatività pubblicitaria. Ma non mi ha chiesto espressamente di rivedere il regolamento. Nessuno lo ha fatto. Credevo fosse un tema più “caldo”, non lo è stato sino a oggi. Dovesse proporsi come issue me ne occuperei nel modo che ho spiegato nel mio post di tre mesi fa. Ma se la questione non viene sollevata, perché dovrei occuparmene?
Non sono un tipo “tarallucci e vino” ma non so nulla di un club parallelo in gestazione. A dire il vero qualche gossip mi è arrivato, ma quand’anche sapessi i nomi non seguirei davvero il tuo consiglio. Sarebbe un atto da tiranno romano d’altri millenni.
Lo statuto dell’Adci non vieta ai soci di entrare in altre associazioni o di crearne. Ma, a differenza tua, sarei sorpreso dalla nascita di un club alternativo oggi, invece di un confronto/scontro due mesi fa. Non sono stato imposto da nessuno. Mi sono candidato con un buon anticipo e il giorno dell’assemblea chiesi a tutti di non votarmi se non c’era la disponibilità a sostenermi in un lavoro che è faticoso e non retribuito.
Quel giorno erano presenti quasi tutti i Direttori Creativo di peso. E tutti hanno avuto la possibilità di fare domande o esprimere dissenso sui punti del programma presentato. Ti assicuro che non ci sono state obiezioni. Nelle settimane successive ho incontrato anche qualcuno degli assenti. Per esempio Cernuto e Rozzi (che non sono soci iscritti ma che mi hanno detto di essere disponibili a supportare il Club).
Morale della favola? Io non mi occupo di gossip. Prima dell’elezione la voce era che Serena Di Bruno si sarebbe candidata “contro” di me. Serena è stata la prima ad aiutarci nell’organizzazione della Portfolio Night che avrà luogo il 26 maggio.
L’Adci, continuo a dirlo, non è un’astrazione ma l’unica possibilità concreta che abbiamo per provare a ridare valore e dignità al nostro lavoro. Nessun altro ci proverà. Tutti possiamo contribuire e rendere più forte questa possibilità ma dobbiamo abbandonare dietrologie e un modo di pensare che, lo dicono i fatti, ci ha reso perdenti. Qualcuno mi ha proposto di adottare il pay off utilizzato dal Barcelona, “più che un club”. Io penso che prima si debba diventare “più che un premio”.
Da due mesi sto lavorando molto nel gettare le basi affinché questo avvenga.
Ciao
m.
Grazie della risposta massimo. Non volevo fare polemica sulle giurie ma riportare il sentore di molti – che pero’ non sono attualmente soci – .
Riguardo ai carbonari mi sembrano dei vigliacchi quando avrebbero potuto partecipare con l adci ufficiale al cambiamento.
Vorrei spezzare una lancia a tuo favore, anche per il fatto che sei sempre molto disponibile al dialogo. Era dai tempi di maurizio che non succedeva.
è finita l’era delle rockstar, è iniziata quella dei musicisti di strada.
Ottima sintesi e metafora per molti campi dell’attualità. Ti ruberò questa perla e la farò mia in molte altre discussioni, ma con affetto!
l’Adci non serve a nulla, non è mai servito a nulla. Nella vita vera intendo, se parliamo di premi e coppe di peltro è un’altra storia e ce la raccontiamo da anni mentre gli AD fanno i soldi. Sarebbe ora che l’Adci alzasse la voce e si organizzasse in maniera seria, aiutando chi è dentro ma anche chi è fuori, interfacciandosi con la politica reale e con alcune annose questioni che affliggono questo mestiere sputtanato. I nomi che però sento circolare anche nei post qui sopra mi fanno pensare che forse le cose non cambieranno tanto facilmente. Sono sempre i soliti, sempre gli stessi. E io che credevo nei giovani. E invece sono ancora loro, quei figli di papà e mammà che sono sopravvissuti al dopo laurea grazie ai lauti bonifici della Famiglia. Se questo è il futuro, io stesso fonderò un nuovo Adci per il commercio equo solidale con la Patagonia. Almeno faccio qualcosa di utile nella vita.
Caro jan,
non è vero che l’ADCI non serve a niente.
Non è vero che i premi non servono a niente.
Sono fondamentali.
In un mondo dove ci vuole un attimo a sbracare, a dire ma si’, è tutto uguale.
Dove la soggettività e la paraculaggine sono sempre dietro l’angolo.
Dove si passa da creatività a politica in un millesimo di secondo.
Rimangono l’unica spinta verso l’eccellenza, la giustezza e il nuovo.
Semmai il problema è che non è una spinta abbastanza forte e non viene applicata al lavoro vero.
Non cadiamo nel tranello di quelle volpi che non arrivano all’uva e vogliono mettere tutto sullo stesso piano.
E’ un errore che si ripete ciclicamente, allontana le agenzie dalla creatività e le fa affogare nel minestrone del servizio.
Non si tratta solo di ego, ma soprattutto di sopravvivenza e di soldi.
Non in italia.
Prova a chiedere quanti leoni d’oro d’argento e di bronzo guadagnano poche briciole, o in casi sono addirittura a spasso.
I premi in Italia non contano nulla anzi scatenano le ire dei direttori creativi invidiosi che tentano di fartela pagare con brief del cazzo e merdate varie.
Scrudge hai perfettamente ragione
anche se non ho mai fatto commenti a proposito, ho voglia di sbilanciarmi su massimo guastini (tanto so’ anonimo…).
era da anni che la mia fiducia nell’adci era andata a farsi benedire e la sua candidatura mi ha lasciato ancora più perplesso (ma chi è ‘sto guastini? c’ha fatto? ‘a stronzo…).
adesso, vedendo il suo impegno, la sua disponibilità (specie nei blog) e la sua voglia di coinvolgere addetti ai lavori e non, mi sto ricredendo.
forse la sua presidenza non servirà a risolvere gli annualosi problemi, ma mi fa piacere vedere la sua voglia di (ri)dare a questo ente una certa credibilità. se non facessi solo lavoracci e se i lavoretti carini da freelance non fossero considerati fake, comincerei anche a investire qualche soldo per iscriverli a premio.
continua così massimo: anche se non ti conosco di persona, mi sembra che tu possa farcela.
tutto questo potrebbe sembrare off-topic, ma in realtà non lo è: in perfetto stile italiota, quando c’è una “rivoluzione” c’è anche e sempre qualcuno pronto a defilarsi per formare un contromovimento.
Non ti far fregare, che il ragazzo è tutta fuffa.
Sul suo blog, pubblico, il giovincello ha messo due cosine portandole come esempio di creatività. Una non funziona con l’iPad e un’altra era una roba cartotecnica che veniva candidata per un leone. L’ho detto, e il tizio mi ha risposto insultandomi.
Gli ho risposto, senza insulti, prendendolo un po’ in giro perché aveva un Pc (l’aveva detto lui, vantandosene un po’). Mi ha risposto ancora, facendosi saltare i nervi, insultandomi a sangue. Gli insulti sono ancora là, se qualcuno li vuole leggere prima che il democratico giovincello li cancelli. Perché lo qualificano e ne danno la giusta dimensione.
A questo punto ho tentato di postare una risposta sul suo blog ma per due volte me l’ha cancellata. La risposta, senza né parolacce né insulti, lo canzonava ancora un po’ e diceva che mi faceva ridere che gli saltassero i nervi per così poco. Poi però la mancata pubblicazione mi ha fatto intuire che il ragazzo, dietro una facciata così perbenina, nascondesse qualcosa di mefitico. Pensate che quello che non ha pubblicato terminava con “Un bacio”.
Ovviamente quello è il suo blog e può cancellare ciò che vuole ma diciamo che mi ha dato da pensare da parte di un paladino della libera rete in libero stato questa voglia di far terminare la cosa insultando un ospite, benché anonimo (ma mi sembra che non ci siano limitazioni in tal senso), senza dargli il diritto di replica.
Giovane, la rete è come la casa. Nasconde ma non ruba.
p.s. La seconda aveva come p.s.: Anche mio cuggino ha un pc ma non lo dice a nessuno.
Cuggino mi sono limitato a bannare le tue stucchevoli provocazioni dal momento che non aggiungevano più nulla alla conversazione.
Non mi sono saltati i nervi, come scrivi tu. Così come non mi sono vantato di avere anche un piccì. Ce l’ho. Punto. Lo usano i miei figli più piccoli, per navigare. La più grande usa mac.
E in tutta serenità penso che tu abbia un modo di fare da stronzo. Nella vita reale non entri in casa degli altri facendo del sarcasmo gratuito senza che chi ti ospita ti abbia offeso.
Quella robina che hai tanto disprezzato perché non gira su iPad sta andando forte, sai? Ora trolleggia quanto ti pare. Sono cazzi di DD.
E poi quella roba di magnum mica l’ha fatta Guastini. Se non gira su ipad lamentati con la magnum (non ricordo che corporate sia).
Tu ragazzo mio per me sei abbastanza fuso.
Scrivilo pure sugli altri blog che ho offeso la tua sensibilità.
“La rete è come la casa. Nasconde ma non ruba.”
M.G. ha sbagliato ti doveva cassare alla prima virgola.
onestamente, non me può fregà de meno se massimo sia o meno un bravo creativo. men che meno se sia o no una brava persona. dico solo che mi sembra stia facendo un buon lavoro per l’adci. o, quanto meno, che si stia impegnando nello svolgere al meglio la sua carica.
se poi riesca o meno a ridare prestigio all’ente… beh! ai poster l’ardua sentenza (ma anche alle stampe, i film, i radio, i cyber, ecc.).
Mica accusine da ridere, queste, perchè non ce le svelate tutte?
E continui con gli insulti, anche qui. Vabbè, ignoro.
Però mi fa sorridere che da te invece mi insulti a sangue e banni (bugs?) le mie repliche cortesi per lasciare la tua come ultima? Nononono. Non si fa così, ragazzo.
Mentre qui in Bad Avenue, noto, ti sei limitato a una sola parolaccia nei miei confronti. Dalla valanga alla palla di neve. Apprezzo e ringrazio.
Una mia amica ti avrebbe risposto specchio riflesso, io non lo faccio: anche se non molto, sono cresciuto.
p.s.Il fatto che la cosina vada forte non toglie niente alla considerazione che a mio parere chi l’ha fatta abbia sbagliato a non tenere conto che il mondo è un po’ cambiato e che alla fine di quest’anno sono previsti 25 milioni di iPad in giro.
Html5, questo sconosciuto.
Cuggino non ti preoccupare. Fa così’ anche la Tim nella sua pagina FB. Dev’essere una moda.
Massimo è un furbo travestito da naïve e ha arretrati da vita in batteria che non gli basterebbero 10 presidenze per appagare il suo amor proprio
detto questo, è normale che abbia i nervi tesi a poche settimane dal rilascio dei vincitori dei coni 2011 dove sarà evidente che tutto il suo programma da campagna elettorale nei fatti è come la canzone di Mina
cecchini meschini su guastini
“E in tutta serenità penso che tu abbia un modo di fare da stronzo. Nella vita reale non entri in casa degli altri facendo del sarcasmo gratuito senza che chi ti ospita ti abbia offeso.”
E perché no? Adoro il sarcasmo, forse perché sono poco permaloso. In ogni caso, se non ti ha offeso non dovevi bannarlo, a prescindere dalla simpatia o antipatia che ti suscita un commento.
Posta gli insulti, così c’è più gusto!
Gia che ci sei datti pure un nome altrimenti potresti essere anche io.
Condivido il punto di vista di Scrudge, meno le soluzioni che propone.
Non so se stiamo dando peso a sparate da pizzeria (tipo il “chi vince capo del mondo!” al calciobalilla) o se davvero illustri personaggi stanno dando vita a qualcosa di alternativo all’ADCI.
Se è così, si accomodino.
Ho già pronti i popcorn, perché quattro risate non me le leva nessuno.
Invece, in mezzo a tante chiacchiere senza distintivo, rilevo con piacere in Massimo Guastini una notevole dose di realismo, in ogni suo intervento. Merce rara.
Se qualcuno ha programmi alternativi ai suoi, mi auguro ne tiri fuori in quantità perlomeno analoga.
Altrimenti se ne resti sul suo Aventino a guardarsi allo specchio.
Fare Sistema.
Questa parola presuppone che un gruppo di persone che lavorano nello stesso ambito creino un sovrainsieme che le tuteli / raggruppi / amplifichi la loro voce. In modo da essere più forti. Se non c’è un sistema non si va da nessuna parte, nel senso che non si ha voce in capitolo. I clienti ti ridono in faccia e continuano ad approfittarsi di te e dei tuoi colleghi. Come delle allegre baldracche un giorno stanno con te, l’altro col tuo vicino, sempre mettendovi in gara però. Il D&AD e l’ ADC NY sono due grandi sistemi iperfunzionali e ovviamente rispettati, tanto per fare due esempi.
Peccato che con il talento naturale che hanno gli italiani non si riesca a fare qualcosa di simile. Credo che l’Adci del 1985-86 puntasse a questo quando è nata e che per almeno 6-7 anni ci sia riuscita in pieno. Poi la crisi del 1993. Poi.
Ora, siamo centinaia di singoli che non fanno altro che scannarsi tra di loro. Il commento di Scrudge sui leoni di poco fa mi ha fatto venire un’amarezza tremenda. Perchè è vero e ne vedo testimonianze tutti i giorni. I migliori sono odiati dagli invidiosi. Hai un bronzo a Cannes? Non gliene frega un cazzo a nessuno. Anzi, vai punito.
Io non ho la ricetta per sistemare le cose, ma credo che il grosso dei nostri problemi derivi proprio da questo non fare sistema.
l’Adci non serve a nulla, non è mai servito a nulla! è lo specchio di un italia marcia che si riflette anche in questo hobby per ricchi facoltosi in cerca di statuine da mettere in portfolio
La pubblicità è fatta per i consumatori. Il fatto che il giudizio dei consumatori non venga preso in considerazione è il vero male. È come se a Sanremo votassero i cantanti.
Sarebbe davvero interessante e molto utile conoscere anche l’opinione dei consumatori, in effetti. Ricordo ancora un vecchietto che capitò seduto a fianco a me in metropolitana circa un anno fa. Il vagone si era fermato proprio davanti ad un enorme affissione (non ricordo di quale prodotto) e l’anziano signore perplesso mi chiese: “Ma chi le capisce ‘ste pubblicità? ma c’è qualcuno che le legge davvero? boh?”
A ridimensionare il valore delle cose alle volte basta un punto di vista diverso dal nostro.
La pubblicità non è fatta per i consumatori. E’ fatta su i consumatori. Esiste una bellissima campagna che spiega tutto:
http://adsoftheworld.com/media/print/mccann_erickson_jesus
se il vecchietto era in target, era una pubblicità sbagliata.
se il vecchietto non era in target, il suo giudizio è ininfluente.
semplice.
Bomba liberi tutti: il mio discorso non verteva sull’affissione, che ripeto non ricordo nemmeno cosa fosse…il mio discorso voleva semplicemente dire che forse diamo troppo peso al nostro lavoro, quando alle volte a mala pena viene notato dalla gente nella fretta della vita quotidiana di tutti i giorni. (Che siano in target o no). Sarebbe il caso che lo tenessimo presente un pò tutti. Semplice.
Che bella IDEA davvero!
Lieve, intelligente, vende il prodotto e gratifica il cliente.
Il mestiere non è ancora andato perduto, grazie per la segnalazione.
Disse henry ford: se avessi chiesto alla gente cosa voleva avrebbe detto “un cavallo più veloce”
Ma le grandi campagne, quelle davvero meritevoli di veri premi, dove sono finite? Chi le fa? Davvero ci accontentiamo di ammennicoli “di riferimento”?
Trovo che anzichè (s)parlare tanto di premi, giurie e direttori creativi più o meno di riferimento sarebbe meglio parlare (e riflettere) di campagne. Quelle grandi. Quelle che proprio non si vedono in giro da un bel po’.