Avvertenza: i fake sono stati selezionati da Pentito della DDB. E anche se non sono allineato con lui al 100% li pubblico perché penso che le discussioni generate ci aiuteranno a distinguere i lavori veri dai fake.
Saatchi&Saatchi
Avvertenza: i fake sono stati selezionati da Pentito della DDB. E anche se non sono allineato con lui al 100% li pubblico perché penso che le discussioni generate ci aiuteranno a distinguere i lavori veri dai fake.
Saatchi&Saatchi
Li definirei robetta da quattro soldi, con un esecuzione talmente poco ben fatta che rasenta il layout. Spero per voi che nessun cliente abbia pagato per avere questo risultato.
Rinogut stra-stra-stra-fake
CatSan vera??!
E dove sarebbe uscita?
Maddai.
Chiama qua (il numero sta sotto contacto)
http://www.technoimage.com.br/#
Fatti fare un preventivo con Tiago Hoisel per quattro (non uno) illustrazioni, poi dimmi se è conveniente spendere tutti quei soldi per un fake.
Una roba del genere (non sta me valutare bella o brutta) di sicuro non è possibile farla internamente dall’agenzia. Soprattutto in DLV dove non hanno mai sborsato un centesimo per i fake. Qui Mars ha investito in questa campagna (forse non lo sai ma Catsan è il prodotto che fattura di più, più che M&Ms per dirti) se non ti fidi chiama pure loro. Ma forse a tutti conviene credere alle minchiate del primo che passa.
Continui a non dire dove è uscita.
Riviste di settore (di gatti e animali) e lazampa.it.
Il piano media preciso non lo so. Ma se chiami mars magari te lo dicono.
Di cosa ci si sorprende se in agenzie come la DLV, per quanto mi hanno detto, gli art fanno a gara per il layout più bello? Ma a chi importa del layout? Il layout è uno strumento per far approvare al cliente una buona idea perciò l’importante è che sia ben fatto e non si possono sentire frasi come “potrebbe uscire così”. A volte si vedono campagne prodotte peggio di quanto non fosse il layout di partenza. Bel risultato, bravi, ottimi pubblicitari. Il problema è che nessuno si definisce più pubblicitario bensì creativo come se la prima parola fosse una bestemmia. Ecco quindi che il lavoro quotidiano di molti “creativi” non è più quello di fare pubblicità bensì farsi pubblicità e poco importa del risultato finale ovvero quello che dovrebbe ottenere il cliente.
Ma Pentito della DDB è diventato il vostro oracolo ora?
Solo perchè ha il “coraggio” di fare la spia?
E’ se fosse un ingegnoso tentativo per fare disinformazione?
Mi piace guardare i fake. Ma i commenti sotto…che palle! Leggo sempre le stesse cose, sempre. Per la maggior parte, commenti scritti da chi non ha mai avuto voglia di fare un fake perché la sera è meglio andarsi a bere ‘na birra che restare in agenzia.
Apriamo un nuova argomento invece. Sì, i fake sono uno schifo e bla bla bla ma una cosa è vera: chi produce fake è gente che ha voglia di farsi il mazzo, visto che è un lavoro che nessuno ha chiesto. Io non ho mai visto un fannullone fare un fake, voi sì?
caro ernesto e cari tutti,
il problema dei fake non è se farli o chi li fa.
il problema vero è la qualità: visto che sono lavori fatti per il proprio prestigio o per quello dell’agenzia, dovrebbero essere lavori eccellenti (o almeno “quasi eccellenti). In tutte queste rassegne vedo veramente poco che possa essere definito così. anzi, a dire la verità, praticamente niente.
insomma… i fake dovrebbero rappresentare la voglia della creatività italiana ad affermarsi a livello internazionale. e se è questa si capisce benissimo il perché i creativi italiani sono paragonati agli chef inglesi.
What a fake, qual è il punto?
Molti dei fake che il pentito ha segnalato hanno vinto dei premi internazionali.
e sti cazzi?
Si è meglio farsi una birra che restare la notte in agenzia a “farsi il mazzo” perché se si smette di vivere, di fare esperienze e di confrontarsi con la realtà per rimanere perennemente chiusi in ufficio si produrranno lavori sterili anche se magari molto belli. Ho conosciuto tanti creativi che, pur non passando notti in agenzia, hanno prodotto campagne belle e corrette. Ma dipende da cosa si vuole: produrre campagne o produrre fake e basta. Libera scelta in libera advertising.
Che tristezza! che sfigato!
E’ proprio da sfigati fare bene il proprio lavoro. Grandi creativi quelli che lavorano su campagne false mentre quelle vere in Italia fanno sempre più orrore e vincono sempre meno premi.
Scusa Ernesto, ma ti posso assicurare che è molto meglio andare a bersi una birra in compagnia che restare in agenzia a fare un fake.
Capace che il giorno dopo ti vengano anche delle intuizioni migliori.
Esattamente quello che volevo dire ma vivere è… da sfigato!
Il ristorante di Nonna Betta a Roma esiste davvero, uno dei soci è un ex copywriter molto simpatico e spiritoso, e si mangia molto bene. Dei carciofi alla giudia di Nonna Betta ne ha parlato anche il New York Times. Quindi forse l’annuncio è un “fake” concordato fra amici (anche se mi risulta che sia uscito almeno un paio di volte, inoltre il visual viene usato nella Pagina Facebook), ma il cliente esiste e, se siete di Roma o passate da Roma ve lo consiglio:
http://www.nonnabetta.it/
confermo sull’uscita e soprattutto sul carciofo.
e della mia irresistibile carica di simpatia non dici nulla?
Dire che Umberto è molto simpatico e spiritoso è un fake.
Adesso lo telefono e glielo dico.
Confermo uscite e il carciofo era indimenticabile. Molto buono anche tutto il resto.
indimenticabili sono gli “aliciotti con l’indivia”
salve. sono il molto simpatico e spiritoso ex copywriter (non del tutto “ex” a dire il vero…) e confermo sia l’esistenza del ristorante sia l’avvenuta uscita (2 volte) sull’inserto della repubblica “il trovaroma” e su altre testate di settore. da copywriter, ogni volta che lo vedo, penso che avrei voluto farlo io questo annuncio che ha tutti i requisiti per vincere un premio, specie in quelle aree geografiche dove c’è più familiarità con la cultura ebraica.
e, a proposito di fake, mi chiedo spesso che cosa sia la realtà…
Torna a fa li carciofi che e’ mejo
fornitore, senti questa. un giorno ho portato un carciofo a un cliente che dopo averlo mangiato fino all’ultima croccantissima foglia si e’ rifiutato di pagarlo protestando che si trattava di un fake.
il cliente in realtà era una cliente.
Che noia.
ma solo a me la campagna yamaha fa veramente cacare?
No.
Il soggetto feti è verissimo. Non capiamo quale siano i criteri di “pentito” per considerare fake una campagna.
E’ uscita sulle principali testate di settore. (Quarto di copertina)
Ora scusateci, ma dobbiamo andare a risolvere due brief veri, come sempre.
Pasquale Frezza
Nicola Cellemme
Baci a tutti
Bravi, andate a salvare il mondo…
quanto siete fighi voi creativi trendy…
troppo trend setter, siete più fighi di tutti,
davvero
?
ciao no future.
non capisco il tono della tua risposta. Nel nostro commento siamo stati onesti e chiarificatori.
fighi? trend setter?
Mi spiegheresti cosa abbia scatenato il tuo sfogo?
Ora scusateci, ma dobbiamo andare a risolvere due brief veri, come sempre.
se questa non è una frase da bulli dell’adv,
non era uno sfogo, solo mi fate venire in mente lo spot cynar di euro con elio che fa lo stilista.
Allora siete voi quelli di cui si parla in giro.
Un po’ di tempo fa ero al bar e un mio amico mi fa: “Hai sentito? Ci sono in giro due dritti che risolvono i brief veri. Roba da non crederci”.
E io “Ma stai scherzando”
E lui: “Ma no, no: sono serio! Quei due hanno stile: coniugano eccellenza creativa e veridicità!”
Neanche a dirlo, nel giro di 5 minuti la conversazione si era allargata a tutto il bar. Ora ne sta parlando tutta Milano (“Oibò, l’annuncio Yamaha è VERO!”) e pare che qualche produttore a Hollywood si stia interessando alla vicenda per realizzare un film dal titolo “The problem solvers”. La trama? Quando Mr Wolf ha un problema glielo risolvono loro.
Ecco, ragazzi. Se questa storia fosse vera, il vostro commento risulterebbe comunque un filino arrogante.
Saluti.
Una cosa che non sopporto su questo blog è vedere dei bellissimi lavori smontati da incompetenti senza nome. Un pò come succede su Ibelieve, dove lavori con delle idee più o meno belle, (realizzate da grandi illustratori e da fotografi di tutto rispetto) vengono demolite perchè pentito della DDB e anonimi omonimi non sanno come passare le loro giornate, credo assai noiose.
Se vogliamo parlare di fake facciamolo, ma non offendiamo chi ci lavora.
Nel nostro paese si pensa sempre a puntare il dito o a lanciare sassi come ha ben fatto il Ricreduto della DDB, che non si è reso conto che se in DDB le cose non funzionavano non era certo per colpa dei fake.
Forse doveva viverla un pò di più l’agenzia, prima di giudicarla, ma non ha avuto modo. Me ne rendo conto. I soldi mancavano e mancano per i fake come per le persone, ma entrambe le cose sono forme d’investimento. Perchè precludersi delle chance a priori?
Molti di noi (me compreso) lo fanno perchè a livello internazionale si fa così e il mondo dell’adv non aspetta nessuno. Adeguarsi al resto del mondo non è una cazzata. Sputare sugli sforzi di chi non si rassegna ad adeguarsi al livello creativo italiano, si.
Molte volte dopo un fake nasce una campagna vera, perchè in Italia (pochi esclusi) si fanno cose già fatte, già viste, superate. Secondo voi, da cosa dipende?
I fake servono. Servono di sicuro a noi per prendere una boccata d’aria, ma servono anche ad allargare la cultura del cliente.
Fino a qualche anno fa: ambient, guerrilla, dm erano fake al 90%. Ora dopo il web sono la forma d’investimento su cui un cliente decide d’investire. E Se lo fa, non è solo per la differenza dei costi con la tv, ma anche perchè qualche fake geniale ha aperto la mente ai creativi e ha fatto gola a chi sa investire.
Poi ci sono fake e feich. Ma prima di sparare a 0 bisognerebbe contare fino a 10 ed essere semplicemente più informati.
Scrivo per la prima volta su questo blog a nome mio e dei creativi che firmano la campagna Catsan. Una campagna che confermo sia vera, nata dal brief del cliente, su cui 4 creativi hanno lavorato per produrre 4 soggetti, per cui un bravissimo illustratore ha lavorato e con una pianificazione su riviste e siti di settore. Chi frequenta questo blog forse non legge né “Casa in Fiore” o altre riviste del genere né va su siti come http://www.lastampa.it/lazampa/hrubrica.asp rubrica dedicata agli animali della Stampa e forse per questo ha bollato come fake questa campagna.
Spero che sia solo per questo motivo.
Invieremo in forma privata alla mail di Donald Draper i giustificativi della campagna, gli screenshot dei banner e le uscite sulla stampa.
Anzi per chi fosse interessato la prossima uscita è il 23 aprile su “casa in fiore”.
Valentina Amenta, Davide Fiori, Domenico Montemurro e Davide Rossi.
Ma vi giustificate pure? Machissenefrega! Avete paura di perdere qualche bronzetto al Key Awards? E’ fake? Sticazzi. Non è fake? Sticazzi.
Ma che minchia dici allora vale tutto. Se su un blog (letto da moltissima gente a quanto pare) sminuiscono il tuo lavoro e il culo che ti sei fatto per fare una campagna, quantomeno ti vien voglia di dire come stanno le cose.
Ringhio ma se non te ne frega nulla che cazzo scrivi a fare.
Nessuno sentiva la necessità del tuo parere sinceramente.
I giustificativi servono a differenziare loro da te.
I fake sono come le pippe: non sono sesso vero ma ogni tanto una ci scappa.
Il problema è se diventano una malattia.
Tra l’altro il disinformato perntito dovrebbe sapere che per fare un fake (almeno per i grandi brand) devi avere un cliente soddisfatto per il lavoro vero che fai per lui ogni giorno. Ciò detto, o fai fake per marche inesistenti o vuol dire che lavori tanto e bene per i brand che poi ti fanno firmare una campagnetta da portfoglio.
Dici di essere o di avere bazzicato DDB: pensi davvero che Audi, Volkswagen o Henkel ti farebbero lavorare soltanto su campagne finte?
Vedo che sta passando il concetto fake=seghe.
Piccioni, ci facciamo dare le royalties?
Direi di si. A proposito ho una “frilenzata” per uno che costruisce docce. Butto giù un fake?
Ok. Io prenoto gli spazi su Uomini&Docce e Acqua a Catinelle.
Una uscita su stampa costa troppo.
Io la farei uscire sulla pagina facebook de Il Telefono della Doccia.
E c’era bisogno di fare 4 soggetti per un prodotto così? La pianificazione è così potente? Su casa in fiore? E perchè in inglese? E’ una campagna internazionale? Ma non è la brutta copia di quella con gli acari di qualche anno fa?
Si sono fatti i soggetti che il cliente ha richiesto.
Chiama il cliente mars per ogni dubbio riguardo il piano media. Lamentati con lui se non leggi Casa in fiore.
Non è da escludere che possa diventare anche internazionale.
Ovviamente c’è la versione italiana.
No.
Dite alle mosche in fuga dall’annuncio Catsan che possono tranquillamente andare in villeggiatura sulla figura che sta facendo Pentito della DDB.
Tanto livore per nulla.
e quanto zelo.
No, hai ragione sono andato a vedere sull’annual, non sono uguali, quella con gli acari è bella.
Anche io sono andato a vedere sugli annual. Tu non ci sei.
siete così evanescenti che toccherete il fondo solo quando il fondo lo avrà deciso
Donald, hai il nuovo commento della settimana.
E’ evidente che DLV riesce a vendere campagne dignitose a grandi clienti. Chi rosica è perché lavora in agenzie appecorate anche a clientini pezzenti che a qualsiasi richiesta assurda di titolo scemo, ingrandimento logo, annuncio con la banca immagini ecc… annuisce prontamente. Purtroppo anch’io lavoro in una di queste fabbriche di merda e la cosa mi rende molto triste e incazzato, soprattutto perché creativamente le capacità di fare lavori del genere ci sono (qui come altrove) ma il management del cazzo a 90° (qui come altrove) ce li uccide alla radice. Sarebbe bello se le agenzie come DLV anche in Italia fossero la regola e non l’eccezione, almeno ci risparmieremmo ste discussioni inutili. Ora vi lascio che vado ad aggiungere un altro layout fatto per i cazzi miei al portfolio e a mandare fuori cv.
mmmmh attenzione che la realtà dlv non è quella che viene fuori dai suoi fake
La cosa divertente è che con tutti questi San Tommasi tra due settimane ci sarà il picco delle vendite di “Casa in fiore.”
Ragazzi, ho appena comprato uno spazio su Casa in Fiore per augurare buon compleanno a mio marito. Fatelo anche voi, fa molto prestigio e non costa quasi niente. Adesso torno cantare Montagne Verdi.
Certo che siete ridicoli. Secondo te una lettiera per gatti dove dovrebbe comunicare, su “La gazzetta dello sport”? Su Armi e Contrabbando?
Ovvio che comunicherà dove gli sembra più conveniente, e di certo non dipende dai creativi.
Beh, se io spendo 50 euro per una campagna, magari voglio anche che venga vista da un’audience un po’ più alta di quella di Copripiumini e Sottovasi.
50 mila , ovviamente.
Dipende se un milione di lettori di GQ sono interessati a fighe, fashin, profumi e life style, forse meglio comunicare a 2000 persone di cui il 90% può possedere sicuramente un gatto.
Io fossi in loro comunicherei su 4 Zampe rispetto a Rolling Stones, spendo meno comunico a persone più in target e ci risparmio pure. Mi sembra intelligente come cosa.
Concordo con Luisella.
Non m’interessa entrare nella querelle fake-non fake, ma mi pare evidente che nella pianificazione comanda il target e io l’annuncio di una lettiera su Vogue non ce lo vedo…
Il problema dei fake è la visione di questo lavoro che vanno a creare nei giovani creativi.
Non importa se le campagne che stiamo mettendo in croce siano fake o meno.
Il problema è che il prodotto non lo vendono.
Il problema è che mia mamma non le capisce. E non perchè è stupida.
Il problema è che finiscono nei blog, sugli annual e sulle riviste di settore.
E i giovani creativi cercano di replicare quello che vedono lì anche sui brief veri.
La conseguenza è che tutte le campagne che fanno sembrano fake.
Quelle non fake sono brochure.
E non riescono a distinguere una campagna che vende da una che vince premi.
Senza offesa.
Tanti bellissimi layout, niente che faccia sorridere la mamma o il papà del giovane creativo, che crei un riconoscimento. Visual metafisici e titoli che spesso sono didascalie o frasi fatte, rigorosamente inerenti il visual e non il prodotto.
Dipenderà dal fatto che sono in buona parte opere di art director solitari ?
Che il copywriting è fuori moda?
Che tante volte art e copy considerano il prodotto una chiavica invece di guardarlo con gli occhi di chi se lo compra?
C’è vita tra Archive e Lidl ?
Ahahha brava Oldie. Noi non serviamo più. La ricetta è: chiama l’illustratore cool, fai un’illustrazione figa. Oppure: chiama il fotografo figo, fai una foto cool. E che ci scriviamo? Chi se ne frega, tanto non legge più nessuno. Ma scusa tua madre la capirebbe? Ma chi se ne frega, tanto mica compra il motore/sabbia profumata/ pala eolica. E nemmeno va a mangiare carne o cibo yiddish. Però: perché si mangiano il bue e l’asino no? Poveri buoi.
Verissimo. E’ la parte peggiore della storia.
Quoto Giovane Ma Saggio Creativo.
Non potrei essere più d’accordo.
Enno, cazzo! Questa cosa non va bene.
L’anonimato implica addiritura più responsabilità che nel caso si firmi.
Perché nel caso in cui l’accusa si riveli falsa, resta la calunnia e non si sa con chi prendersela.
Stiamoci attenti per favore. I destinatari delle pallottole sono colleghi, fanno il nostro stesso mestiere, conoscono le stesse gioie e gli stessi dolori, fanno le stesse fatiche, combattono con gli stessi amici contro le stesse difficoltà.
I diversi livelli di performance dipendono sì dal talento, ma anche dalle occasioni e dai contesti. Questo lo sappiamo tutti.
Ho visto l’annuncio Yamaha su Motociclismo di questo mese. E’ vero verissimo.
Umberto Pavoncello è persona seria, oltre che bravo creativo, simpatico e spiritoso, confermo perché abbiamo lavorato insieme.
Quindi se lui dice che l’annuncio è uscito, è uscito.
Lo stesso vale per le convincenti argomentazioni per Catsan.
Ora.
Trovo disonesto a questo punto che alcuni annunci veri restino in questi elenchi di presunti fake, dal momento che fake non sono.
E spero che chi può li voglia segnalare nel post come “VERO”.
Perché nel web le cose restano. E queste sono calunnie che macchierebbero questo blog.
Il punto non sono i fake. Il punto è un altro.
I fake sono un comprensibile segno di debolezza e disperazione.
E’ uno dei pochi modi rimasti per dare prova del talento.
Il punto è trovare ancora la forza di generare un’energia positiva, per far sì che questo talento, la cura e la passione che si mette in un fake, vengano incanalate nelle campagne vere.
Il fatto che qualcuno, come è sempre avvenuto, ci riesca, deve essere uno stimolo. La prova che si può fare. Le ultime cose per Ikea e Leroy Merlin, secondo me e giusto per fare un esempio recente, sono lì a testimoniarlo.
Considerando che il linguaggio deve essere creato per quelli a cui il messaggio è rivolto, non alla comunità creativa. Considerando che ancora oggi e per sempre una buona campagna deve riuscire a convincere con un buon motivo le persone a estrarre del grano per comprare il prodotto o il servizio. Una campagna non è un esercizio di stile. Una campagna è una leva dell’economia.
Ogni volta che leggo qui un commento acido da parte di quelli che hanno sempre da dire qualcosa di negativo, provo una profonda tristezza. Immagino, dolore, frustrazione, sfiga.
Perché non iniziamo a parlare, anche anonimamente, bene di qualcuno?
Se si parla bene delle persone brave si genera un’energia positiva.
Credetemi. I Francesi sono maestri in questo. I Francesi portano sugli scudi i loro campioni nazionali. E con questo diventano tutti più forti.
Sono riusciti a far credere al mondo che Johnny Halliday è un grande rocker, che le auto francesi sono fantastiche, che il foie gras è un prodotto etico che fa bene.
Celebrare, esaltare il meglio è il metodo per migliorare. Denigrarlo è un avvitamento verso il basso.
Come diceva giustamente Toscana ormai anni fa, i fake sono l’alta moda. Non tutta sublime, magari non sarà mai indossata da nessuno, ma sono l’alta moda.
L’unica cosa che dico da anni è che i fake non dovrebbero sottrarre gradini del podio vero alle campagne vere. Da anni si cerca un metodo per farlo. Ancora evidentemente non è stato trovato. Speriamo che un’idea prima o poi arrivi.
Aggiungete, come saprete, che i fake sono uno dei pochi modi per gli ECD delle agenzie internazionali per guadagnare punti nel Gunn Report e nella comunità, operazione resa urgente dalla grande pressione messa dalle centrali dei network.
Per ora, io dico purtroppo, se non ci fossero i fake non si potrebbe produrre un annual dignitoso, e non si darebbe prova che nelle agenzie italiane c’è talento.
E’ un bel paradosso, mi rendo conto, farli sparire sarebbe una stronzata. Celebrarli come il meglio della pubblicità italiana, un’altra stronzata.
Tornerà il sole.
Mah, è tutto da vedere che uno che sa fare fake è capace di sviluppare una strategia corretta su un brief vero. Comunque a me ‘sta robetta non piace. E poi, in giro è pieno di campagne dignitosissime su budget importanti che meriterebbero un premio. Ma forse è proprio qui il problema. Un’adci fatta di mediocri pubblicitari probabilmente non riesce a riconoscerle.
Reparto Banane.
Semplice.
Lele, ti perdono perché hai solo 25 anni appena compiuti. Il reparto banane non è piaciuto. Nessuno sarebbe contento di annunciare ad amici e parenti: “Ho vinto una banana.” Perché temerebbe la risposta.
Ricordate?
Quando ai giovani aspiranti art director o copy (non esistevano ancora gli stage in agenzia) si consigliava di rifare gli annunci stampa che si ritenevano migliorabili, magari inventandosi anche un brief, allo scopo di metter su un portfolio degno per un appuntamento con D.C. e che potesse essere in grado di dimostrare le proprie attitudini creative anche in assenza di clienti veri ????
Ecco! Appunto!
Lo si consigliava ai giovani aspiranti creativi senza art(e) né part(e)….
Ma che questo giochino lo facciano ancora oggi le più blasonate agenzie e i più rinomati creativi del paese….???!!!
Questo la dice tutta sullo stato della nostra professione…
I commenti alle campagne mi lasciano sempre perplesso.
Sembra che la rabbia repressa venga fuori in direzione sbagliata
e invece di rispondere “cazzo anche io voglio riuscire a fare un bel lavoro”,
si risponde con “sto stronzo ha fatto un bel lavoro,
e adesso mi devo fare il culo anche io”.
“Se si parla bene delle persone brave si genera un’energia positiva.”
Sono perfettamente d’accordo.
Siamo troppo divisi come categoria per contare qualcosa.
Sempre pronti a puntare il dito e mai ad unirci.
Andiamo avanti così… clienti, direttori, amministratori ringraziano.
Non facciamoci le seghe, organizziamo delle orge.
Domenico, per quanto riguarda le seghe stiamo mettendo su un gruppo di lavoro con Piccioni.
Lo vogliamo chiamare Wonder Under the Shower.
Chi vuole aggregarsi è il benvenuto: c’è sempre bisogno di una mano.
Presidente onorario Onan? Gadget ai soci un palmare?
alle relazioni esterne Ano
Soundtrack “All by myself”, film di riferimento “American Beauty”.
So che è abusato, ma un “hand made in italy” funziona sempre.
Wonder Under the Shower etc. mi sembrano perfetti.
Il prodotto c’è. Il prezzo anche (gratis). Il posizionamento pure (obbligato). Il punto in cui il consumatore incontra il prodotto è variabile. La promotion è a buon punto: io voto “Hand made in Italy” come slogan. Attendo visual, rationale e media planning.
Per l’attività web, lascio il compito a quelli del settore.
Qui la faccenda s’ingrossa.
Finalmente, ufficialmente, un’agenzia che ha come mission le seghe.
Non oso immaginare la vision.
Beh, poca vision.
Si sa che l’attività in oggetto la fa perdere. Ce lo dicevano da piccoli.
Definire tutto ciò “cazzeggio” è ironico o tautologico?
La risposta devi trovarla da solo.
Perché qui nessuno ti darà una mano.
Questa parte del thread è da incorniciare.
Mi avete fatto sorridere di cuore.
Grazie.
Suggerisco una citazione a braccio:
“Lo specchio, come la copula, è riprovevole, perché moltiplica il genere umano”.
JLB
Notevole. La pubblicherei subito nella posta del cuore di Casa in fiore.
I fake esistono perchè non ci sono più clienti che approvano le proposte alla prima presentazione.
I fake sono i clienti. Aridatece i manager veri.
Qui ci vuole un bell’intervento di Gianni Lombardi che metta tutto in fila con ordine, rigore e disciplina.
Mi dispiace ma i fake esistono, ma tutti non amano questi fake. Cosa fare? A volte la vita e’ cosi.