Le campagne che hanno fatto la storia dell’italica Adv sono nate dal rapporto, non necessariamente idilliaco, tra ottimi creativi e ottimi manager. Del resto Alì non sarebbe diventato the Greatest se non avesse incrociato i guantoni, prima con Frazier e poi con Foreman. Lo stesso Achille, senza Ettore, sarebbe ricordato come un metodico stragista. Un semplice travet dello sbudellamento.
La sfida aperta, leale, combattuta con coraggio e onestà da entrambe le parti, rende grandi entrambi i contendenti. E rende memorabile lo spettacolo. Noi “creativi e i “clienti” ci troviamo in una situazione analoga. Mettiamo le nostre diversità in campo con un obiettivo comune: rendere memorabile il nostro “spettacolo”, quello che facciamo. Se uno dei due è debole, si sottrae al confronto, perdono tutti. Marca compresa.
I fake, ormai lo stiamo capendo in tanti, hanno indebolito il nostro coraggio. Ci hanno spento la motivazione. Vedere morire un’idea a cui tieni moltissimo, che ritieni “quella giusta” per la reputazione tua e della marca, è l’incubo di qualunque creativo. Evitare che accada è una forte motivazione a crescere, a sviluppare le doti di “un combattente da sala riunioni”: saper ascoltare, saper motivare, dominare ego e sterile rabbia. Sviluppare leadership. I creativi combattenti selezionavano i manager. Ci voleva spessore per confrontarsi con Pirella, Sanna, Barbella, Testa (entrambi). E anche i loro “delfini”, cresciuti e istruiti a quelle scuole, non andavano alle riunioni inermi come agnellini. Mignani entrava in sala riunioni con una proposta secca. Non dodici. Pirella e Barbella non hanno mai pietito queruli “dai, mi faccia uscire questo annuncino almeno una volta”.
Oggi quanti creativi ci sono in grado di tirar fuori il meglio da un cliente? Quanti creativi sono in grado di rifiutare una gara perché poco trasparente o troppo affollata? O, certo, sanno fare la voce grossa con i fornitori, con i ragazzini precari a cui spacciano illusioni tagliate male. Talvolta arrivano addirittura a secernere tracce omeopatiche di testoterone in qualche inutile giuria, alla periferia del mondo civile, dove sono di casa.
Ho letto un commento di Sandro Baldoni che mi è piaciuto molto. E’ intervenuto in Bad Avenue, a proposito dell’annuncio pubblicato dalle Balene su Il Sole, per rispondere a un certo Francesco Lucca che rivendicava la primogenitura dell’idea di indire una gara tra i clienti. Sandro, con grande semplicita, gli ha spiegato che lui e il Lele l’idea l’avevano avuta già ai tempi della Fca, secolo scorso. Ma, ha aggiunto, non basta avere un’idea.
Di idee “sono sicuro che ce ne siano tante, bisogna solo avere il coraggio e l’abilità di metterle in atto, con qualsiasi mezzo.”
Avere le idee è un aspetto del nostro lavoro. Dov’è finito il coraggio? Giù il sipario. E buona notte da Bad Avenue.
Un tempo qua, parafrasando la frase che in ogni post occupa la posizione più bassa, quasi fosse una firma, si “sputtanava” la gente che faceva qualcosa che non andava più tollerato.
Fosti il primo ad alzare la voce, coperto dall’anonimato, contro quei mostri che venivano idolatrati de sudditi shiavizzati. Gli stessi sudditi che ti hanno seguito vedendo in te un ribelle, un “Che”.
Ma invece piano piano ti sei, passami il termine, “rincoglionito”.
Parli di cose di cui parlano tutti, tenti di dare una sferzata polemica ma risulta miele rispetto a quello che si sente dai colleghi alla macchina del caffè.
Abbiamo bisogno di storie vere, abbiamo bisogno di ufficializzare quelle notizie viscide e squallide che aleggiano nell’aria dei sentito dire, abbiamo bisogno di uno che sputtani (a ragione, non tanto per) chiunque faccia “cazzate intollerabili”.
Dov’è il post sulla morte della DDB, sull’abbandono della JWT, a cosa è servito sapere gli stipendi degli stagisti, fuori i nomi di quei manager che stanno rovinando un mondo, di chi non è in grado di fare il proprio lavoro.
Torna a Sputtanare.
ufficializzare..
chi?.
spiegati e dispiegati
nel senso da rendere “ufficiali” le voci da corridoio.
Se qualcuno sa che un AD sta programmando una fuga segreta per lasciare tutti nella merda, nei corridoi si sa molto prima di quando poi succederà. Per ufficializzare intendevo rendere pubbliche queste informazioni, ovviamente se fondate.
Ormai questo effetto tisana e’ evidente, anche perche’ non ti fai nessuno scrupolo da rilanciare notizie vecchie dalle odiate fanzine di settore, deliri di lombardi, repliche dei jalisse. Sembri una vecchia tv di provincia.
Io invece trovo che sputtanare a tutti i costi, anche su “notiziole” minori sarebbe tristissimo e non farebbe bene nemmeno a questo blog che pure ci è cresciuto sopra.
All’inizio si è coraggiosi e trasgressivi, ma ma dopo un po’ si è ridicoli.
Sul post di Dick, ingenuo come una scolaretta delle medie e naive come un pittore del Pacifico, non ho da aggiungere nulla se non che è tutto vero.
che tristezza sapere e leggere certe cose…
Una volta la gente che lavorava in pubblicità era più contenta.
Conoscevo persone che si facevano un culo così e non badavano a vincere premi, ma a far uscire le idee che piacevano a loro. Era una cosa fondamentalmente diversa.
Da un pò di anni vedo creativi cercare le grandi idee su archive…mi ricordo un direttore creativo (tuttora blasonatissimo…) dire “il trucco non è avere idee, ma prendere quelle buone e farle meglio”. E 9 volte su 10 sono le stesse persone che hanno un ego spropositato e un carattere di merda. Si dimostrano agnelli coi clienti, quasi a livelli saffici, e terribili tiranni con i creativi del loro reparto.
Provo un pò di pena per chi comincia adesso…
cordiali saluti
Ma che volete da DD? Non si può avere tutti i giorni lo scoop e in molti casi non si possono fare nè nomi nè cognomi. Forse tanti rosicano perchè ha avuto l’idea del blog meglio riuscita in pubblicità: se ne parla, fa i numeri e infastidisce molti.
A me il post il Dick è piaciuto, perchè in un mondo allo scatafascio, dove i creativi stanno attaccati alla loro poltrona come i ministeriali degli anni ’60, parla ancora di coraggio. Ecco, abbiate il coraggio di riconoscere che non valete un cazzo e che se l’agenzia fallisce siete (giustamente) i primi ad essere silurati. Prendetene coscienza.
Sono d’accordo anche con la risposta di DD, il 2011 sarà un Annus Terribilis, perchè la rivoluzione dei nuovi device prima o poi deve sbocciare. Tutto passerà dal cartaceo al digitale, comprese le affissioni (prima quelle tipo pensiline poi anche le grandi). La carta è meglio che ce la scordiamo, così come anche le foto. Il futuro sarà tutto video.
Pensate che rivoluzione sarà, pensate che l’editoriale non esiste più: agenzie di immagini storiche sono dissolte, dozzine di riviste evaporate, le case di produzione iniziano a cagarsi sotto perchè in tv vanno spot e film girati in 5d da una crew di 4 persone, sviluppatori di pellicola che la regalano pur di farla usare.
Scusate ma perchè non dovrebbe toccare anche alle agenzie?
Caro onan, come è riduttivo il tuo discorso.
La carta va avanti e diventa stampa tridimensionale interattiva, la foto diventa digitale e segue la carta cercando di diventare anch’essa interattiva, il film va a ruota e cerca anch’esso l’interattività con il pubblico.
Il “mezzo” si evolve e sta a noi evolverci insieme a lui. Si aprono possibilità non si chiudono.
Capitolo film: quelli girati con quattro persone di troupe come dici tu, non è detto che siano meglio di quelli girati con 10, anzi…
E cerca di scrivere un po’ meglio: “girati in 5d”, la canon 5D è una macchina fotografica (capace di fare anche video HD con sensore full frame) non uno standard. Siamo fermi al 3D (che è un po’ una bufala), a meno che tu non abbia scoperto la quarta e la quinta dimensione, in tal caso mi mangio il cappello. “sviluppatori di pellicola…”, non offendere i pochi professionisti rimasti di quella categoria: si chiamano laboratori. Semmai è la Kodak che fa forti sconti.
Un’aggiunta che mi è sfuggita: una volta i clienti avevano rispetto dei vari Gavino Sanna, Emanuele Pirella, Barbella, Testa: avevano fiducia, e loro ci mettevano la faccia con le loro agenzie. Ora di chi dovrebbero fidarsi i clienti? I DC attuali sono solo degli impiegati assunti “temporaneaente” da una multinazionale. La differenza sta anche in questo.
Qui si va sempre a finire a fare confronti fra l’età dell’oro e della fine del mondo prossima ventura.
Una visione, scusate, un po’ infantile.
I pubblicitari non sono più o meno speciali degli altri .
Sono come tutti, soggetti a crisi economiche, albe e tramonti.
Il mondo cambia? Sparisce la carta ? La pellicola? E allora?
Con l’avvento del computer sono spariti pennarelli, ingranditori e intere categorie di lavoratori e aziende ( i nostri fornitori e le nostre segretarie) che si sono adattati a fare altro.
Finché esiste il capitalismo ci sarà bisogno di qualcuno che vende le merci, qualcuno di sveglio, che non ha la testa girata indietro.
Qualcuno che esiste già, che farà la sua fortuna – come è sempre stato, anche per i vari Pirella, Sanna ecc – perché coglierà le opportunità senza pretendere che il mondo si adatti a lui.
Nessuno pretende che il mondo si adatti a me o a te. Dico solo che c’è una rivoluzione tecnologica più grande di quelle dei primi anni novanta. Che tutto cambierà, che moltissimi saranno licenziati. Che i soldi saranno sempre di meno. Come è stato allora. Forse non ti rendi bene conto, o forse hai solo vent’anni: allora il tuo pressapochismo è perdonato.
Avevamo Del Coraggio Innanzitutto…
Al signor Dick, vorrei solo dire che innanzi tutto ci vorrebbe il rispetto,
molto prima del coraggio.
Per esempio etichettare un collega con “un certo” Francesco Lucca.
solo perché espone opinione diversa, non è né coraggioso,
tantomeno rispettoso.
Non sono parente di Francesco e ancor meno il suo avvocato difensore.
Però sarebbe bello e saggio cominciare a rivalutarci tutti partendo
dall’ ABC della convivenza, il rispetto.
Signor K, “un certo” non significa “un coglione”. Significa semplicemente che non mi è noto. E nemmeno questo implica che il Signor Francesco Lucca sia un coglione o che lo sia io. Non lo conosco. Tutto qui. Controlli dizionario e grammatica se ha dei dubbi. E rispetti me, per cortesia, non attribuendomi intenzioni che non mi appartengono. Tra l’altro non ho espresso disaccordo rispetto alle precisazioni del Signor Lucca, le ho solo riportate. Era un suo diritto far sapere che da qualche mese avevano attuato online la stessa idea delle Balene. Ben vengano tante idee analoghe. Come ha detto anche il Signor Baldoni.
La saluto cordialmente.
Non parliamo di dizionari, parliamo di lingua parlata,
e poi che c’entra la grammatica?
se non lo conosce non è problema suo,
ma neanche dell’altro…
Meglio se tali intenzioni non le appartengono.
Altrettanto cordialmente.
Per fare quello che ci chiedi ci vuole “tanto, troppo carggio” e noi siamo così codardi e stiamo così comodi nelle nostre scrivanie a fare le nostre lamentazioni.
A me sei piaciuto Dick, perchè dici le cose come stanno senza tanti giri di parole. Creativi e clienti combattono per gli stessi obiettivi, ma purtroppo pochi se ne rendono conto.
Michael Jordan aveva detto che il talento ti fa vincere una partita. L’intelligenza e il lavoro di squadra ti fanno vincere il campionato.
Non potrei essere più d’accordo.
coraggio coraggio coraggio…
ma di che stiamo parlando??
a leggere questi post sembra che di lavoro facciamo i soldati, o i supereroi. il fatto è che concepirci come impiegati è dura, sopratutto per chi ha deciso di fare il creativo sognando una vita di premi, coca e fiche.
beh, eccola qua la trasformazione epocale, la fine del mondo della pubblicità: da pseudostar col macchinone siamo diventati impiegatucci. altro che digitale, 5d e tutto il resto.
ormai i clienti chiedono solo manovali di photoshop e correttori di bozze, il coraggio è riuscire a tirare alla fine del mese con un lavoro che non dà soddisfazioni né prestigio né soldi ma ti succhia via tutto in cambio di niente.
l’impiegatuccio ha il posto sicuro, gli strordinari pagati, e se lavora il weekedn la paga è doppia.
altro che impiegatucci….
Ecco il succo di quanto intendevo anche io. Siamo impiegatucci che pensavano di essere artisti.
Caro Onan, (rispondo qui perché sopra non c’è il reply)purtroppo non sono ventenne, tanto è vero che mi ricordo di Emanuele Pirella che davanti ai bellissimi layout disegnati a mano da Enrico Radaelli, con un sorriso beffardo commentava
” mestieri scomparsi”.
Parliamo almeno di 15 anni fa.
Avete finito il prozac? cos’è questa depressione? se dd vuole parlare solo quando ha qualcosa da dire va bene, no? nel frattempo nessuno ha qualcosa su cui parlare?
niente da dire sul brand italia e il testimonial silvio berlusconi?
ommioddio! moriremo tutti!
Siamo già morti.
Ora possiamo solo risorgere.
Se permettete la testimonianza, io negli anni ottanta già lavoravo e non era questo periodo d’oro in termini di rapporti con i clienti. Il problema italiano dell’adv – che è un problema globale – è stato peggiorato da una classe dirigente non brillantissima.
Il proprietario di un’importante agenzia, all’epoca in cui i Clienti cominciavano a discutere le commissioni d’agenzia riducendole sempre più disse: “e a noi che ce ne frega? Ci rifacciamo con i ristorni dei fornitori”. Cioè, invece di discutere contratti chiari in base al valore che l’agenzia portava all’azienda cliente, la scorciatoia all’italiana: gonfiare i preventivi dei fornitori, ricevere provvigioni dagli stessi con percentuali anche altissime.
Molti hanno fatto questo ragionamento, muovendosi sui ricarichi dei fornitori e sul contenimento dei costi, senza lavorare sul valore offerto all’azienda.
Che bell’argomento quello delle d.a. (gli inglesi più ironicamente li chiamano kickbacks!). Nessuno però vuole affrontarlo…
Sarebbe carino se in italia lo definissimo “rinculo d’agenzia”.
Gianni hai centrato in pieno stavolta. Da li e’ partito tutto o forse gran parte della zozzura. Purtroppo ancora oggi e’ cosi’ ma non se ne puo’ parlare. Argomento scottante e tabu.
Adoro i tabù.
Ciao Dick,
il tuo post mi piace molto, ma ha un problema sostanziale: non è assolutorio, che diamine! Non hai fatto i conti con un importante target di lettori di badavenue: gli “absolution seeker”.
L’absolution seeker è un professionista del panorama pubblicitario contemporaneo che ha imparato a sostituire la rabbia con la frustrazione. Ha fatto i conti con la finalità per lo più commerciale della propria comunicazione, e non è stato un bel momento per un aspirante artista d’avanguardia. Poi ha fatto i conti con clienti sempre più coinvolti (e convinti di giocare un ruolo chiave) nella comunicazione delle loro marche, e neanche questo è stato un bel momento. Cio’ che invece è mancato all’absolution seeker è fare i conti con sè stesso, e accettare che non è poi quel fenomeno visionario che credeva di essere. Ecco perchè l’absolution seeker viene su bad avenue a cercare indiscrezioni sul marcio mondo della pubblicità e l’idiozia dei committenti. Questo lo fa sentire finalmente in pace con se stesso, vittima del sistema, come tutti.
Tu, invece, hai un approccio sbagliato… positivo!
Dici: “Sono riuscito a tirare fuori il meglio dal cliente?”
Ah, quindi io dovrei tirare fuori il meglio dal cliente? Ma quando mai!?
L’ignoranza del cliente è proverbiale, è la sua colpa, la mia assoluzione…
quanto piangersi addosso.
e quindi?
non sarà ora di cambiare mestiere, ragazzi miei?
vi fa tutto schifo, siete disillusi e pessimisti, non stimate i clienti per cui lavorate, pensate tutto il male possibile dei vostri DC e dei vostri manager, non sarà arrivato il momento di riportare in altri campi le vostre valenti braccia?
Su, questo settore ha bisogno di smaltire un po’ di chili….
… creativi giovani e disillusi che cambiano mestiere ce ne sono tanti e sempre di più.
Sono i mediocri DC, manager e clienti che gli hanno fatto odiare e faranno odiare ad altri questo lavoro che non mollano MAI la poltrona per andare a zappare.
ma cosa ti aspetti? che lo facciano?
Lo faresti tu? immaginati tra 20 anni con un posto da dirigente a 10.000 euro al mese, l’abitudine a quel tenore di vita, consapevole di non avere più molto talento da spendere, né idee nuove da partorire. Altrettanto conscio che hai un’età per cui non sei più interessante per nessuno.
Lo faresti? Oppure resteresti lì, sperando che duri il più a lungo possibile?
Oppure ancora pensi che tra 20 anni tu sarai diverso?
Un commento al “coraggio”, non tutti se lo possono permettere, purtroppo.
molto spesso la posizione che ricopri in italia determina la percentuale di coraggio che ti puoi permettere.
stranamente quando sei un ragazzino, un’azione di coraggio viene identificata come incosciente, o non abbastanza pensata.
purtroppo il coraggio nella pubblicità italiana è un lusso che solo pochi si possono permettere.
complimenti ovviamente a Sandro e Lele.
hmmmmm…… io il coraggio l’ho trovato…. ahhhhh…. ehhhhmmmmm…. non mi ricordo bene il posto ma era vicino a… mmmmhhhhaaaaahhh…. o lazio o liguria… hmm… hmmm… poi mi sa che l’ho perso… mmmmmm…. forse veneto….