Bad Avenue è nato come blog di anonimi per una mia scelta ben precisa. Le motivazioni le ho già spiegate innumerevoli volte ma ogni tanto sono costretto a ricordarle.
Donald Draper, nel caso non ve ne foste ancora accorti, è un personaggio di fantasia. Probabilmente qualcuno ci rimarrà male ma devo confessarvi che purtroppo non esiste. Esistono però le sue idee, molte delle quali possono essere espresse solo grazie a uno pseudonimo.
Le firme potete tranquillamente leggerle sulle fanzine di settore. Sono le stesse che vi hanno fatto credere per anni che il nostro settore andasse bene (vi siete accorti che hanno cominciato a parlare di crisi solo dopo il successo di Bad Avenue?), che i creativi fossero personaggi mitologici anziché lavoratori sottopagati, che le agenzie acquisissero un cliente dopo l’altro.
Che ci crediate o no questo blog ha una funzione sociale, quella di ricostruire una community che si era disintegrata. È la nostra community, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. E mi dispiace disilludere qualcuno ma i pubblicitari non sono tutti bravi ragazzi. Il problema quindi non è l’anonimato. Il problema sono le persone.
Apprezzo chi si firma ma personalmente lo metto sullo stesso piano di chi porta un contributo intelligente in forma anonima. L’anonimato non è sempre sinonimo di viltà, così come la firma non è sempre una scelta di coraggio.
Per sua natura questo blog è infestato dai troll, fenomeno che sono costretto costantemente a debellare. I troll sono coloro che commentano nei post infamando anonimamente e andando off topic. Ma anche coloro che interrompono ogni discussione con interventi critici sull’anonimato. Perché è inutile continuare a parlarne: qui l’anonimato è un dato di fatto.
Per questo motivo ho bannato in passato Pasquale Diaferia. Non lo faccio con Gianni Lombardi perché trovo che sia una figura eroica: ha una resistenza alle critiche che mi fa simpatia e che oserei definirei sovrannaturale (però adesso Gianni adesso andiamo oltre, anche perché quando non ti fissi con gli anonimi i tuoi contributi sono preziosi).
La lettura di Bad Avenue richiede intelligenza e capacità critica: bisogna saper dividere il grano dalla pula. Ma non tutto ciò che è anonimo non ha valore. Ci sono giovani che non potrebbero esprimersi altrimenti, dirigenti che non possono uscire allo scoperto.
Questo è un blog che fa 4.000 views al giorno, per un settore che conta poco più 3.000 addetti ai lavori. Sapete cosa significa? Che ci passano tutti. E quindi rispecchia esattamente quello che siamo. Per cui fatemi il santo piacere di non scandalizzarvi.
Till Neuburg ha colto un aspetto importante: io mi sforzo di essere neutrale. Perché voglio che qui continuino a scrivere sia gli anonimi intelligenti sia i professionisti che si firmano. Ma per essere neutrale devo utilizzare uno pseudonimo: se mi firmassi verrei subito misurato in lungo e in largo. Risultato: Bad Avenue morirebbe nel giro di un paio di giorni.
Su questo blog scriverà sempre e solo il personaggio Donald Draper. E se, come vi ho già detto non esiste, allora volete sapere chi state leggendo?
Davvero non ve ne siete ancora accorti?
State leggendo voi stessi.
Tanti saluti da Bad Avenue.
D. D.
Parla un po’ della ddb, dei licenziament, della fuga poco eroica di ted e albanesei e dell cazzate che sta facendo Peccerillo. ormai qua sembra il bar dell’adci. >Torna a sputtanare la gente che fa le minchiate, non stiamo qua a parlare del più e del meno
che dire?
bellissimo post. e vero.
quante persone che fanno, come me, questo lavoro da 10 anni ed oltre possono permettersi di sputtanare le agenzie nelle quali hanno lavorato e lavorano senza pagarne lo scotto?
la libertà di pensiero è sacrosanta. ma la libertà di critica nel lavoro è solo pura utopia.
Io ti sostengo Draper.
E forte del mio anonimato, ecco la mia piccola lista della spesa per alcune agenzie.
DDB: sono al collasso. hanno spostato tutte le persone negli ex uffici di Rapp Collins e TribalDDB. In tutto sono rimasti una 50ina e tutti cercano disperatamente lavoro in altre agenzie. Come disperdere un patrimonio. Dopo Vicky Gitto il vuoto.
JWT: tante persone in mobilità non dichiarata. si fa la conta di chi è bravo e chi no, chiedendolo ai colleghi. chiaro invito alla delazione.
PUBLICIS: dall’arrivo di Tranchini qualcosa è cambiato? Non sembra poi tanto o perlomeno nessuno se ne è accorto. Ancora aria stantia, ancora demotivazione.
Più che una agenzia, un ufficio delle poste.
UNITED: aria di cambiamenti (ancora). Il miracolo è alle spalle? Forse ci si è accorti che è il momenti di fare anche digital? Ma saranno preparati?
E così abbiamo riaperto il topic tanto caro ai troll… avanti con i commenti, ma non esagerate!
Sono perfettamente d’accordo con DD. Questo blog ha la funzione di guardarci allo specchio. Abbiamo scoperto che facciamo schifo, che non siamo modelle da copertina ma delle vecchie streghe ciccione con i brufoli. Prenderne coscienza ci ha fatto male ma piano piano ce ne stiamo facendo una ragione.
Quindi è giusto sbattere in faccia al presidente adci il discorso sulle giurie, è giusto sbattere in faccia ai clienti la loro pressapochezza, è giusto sbatterci in faccia a noi stessi lo schifo di idee che partoriamo, spesso copiate, senza sperimentazione nè un pizzico di amore.
E vogliamo parlare dei direttori creativi? Sono anni luce dal compianto Pirella. Lui si uno coi coglioni, a 25 anni già direttore creativo, ha fatto la storia mentre quelli di oggi mi fanno ridere: sono un mix tra “vorrei essere david droga” e “quanto mi piaccio quando sono su youmark”, “quanto fa figo insegnare pubblicità ai miei futuri schiavi”. Vogliamo parlare degli account? Dei Ceo? Lasciamo cadere un triste silenzio su queste due figure che secondo me hanno una bella fetta della colpa, la responsabilità che nessuno dice sul nostro essere sprofondati “dove nessuno è mai giunto prima”.
Ovviamente firmandomi Onan sposo l’anonimato ma non perchè (essendo un signor nessuno) io abbia paura a mettere il mio nome, ma perchè come Pasquino nella Roma della carboneria, è il solo modo per dire quello che si pensa. Pensa che cazzo di triste realtà.
Donald ti amo. Hai stile da vendere. Sei un fottuto ribelle.
Non mi cambiare mai.
mi associo.
un suggerimento per tutti.
meglio commenti brevi su un solo punto per volta. altrimenti non vengono letti.
un complimento, anzi due, a donald: l’attenzione dedicata all’anniversario della morte di pirella dimostrano che è una persona di cuore, cosa rara nel nostro disastrato mondo.
la qualità della sua scrittura, la sobrietà del suo giudizio e l’equilibrio con cui lo porge mi fanno pensare a una persona colta, saggia e, soprattutto, libera; non politica, non compiacente.
credo dovremmo ancora parlare di cosa succede in ddb. dell’arroganza del nuovo management volkswagen che distrugge un’agenzia storica e gloriosa per passare il lavoro ai mariti delle amiche delle mogli. dovremmo parlare di questa tristezza infinita.
Non ho mai scritto su questo blog, nonostante lo legga ogni giorno. Personalmente l’identità di Donald Draper, né dei vari anonimi, non mi interessa. Leggo il blog perché mi interessa il contenuto e non l’autore e credo che la maggior parte delle persone lo facciano per lo stesso motivo. Quindi continuate così!
Ma come si fa a dire che “si parla di crisi solo da quando ne parla Bad Avenue”???? Ma dove vivi, Donald, in un paese immaginario popolato solo da coglioni?
Sinceramente, con tutto il rispetto per Bad Avenue e per chi lo fa, consiglierei una bella ridimensionata all’ego e l’adozione di adeguati strumenti visivi e acustici.
secondo me donald ha ragione, quanti giovani furbi avranno deciso di nnentrare in questo business leggendo questo blog?
spero tanti
quanti invece leggendo le fanzine pensano di essere in un bel mondo fatato e ci cascano?
la coscienza vera della crisi e dei creativi falciati e sfurttati si è presa grazie a donald e a kttb. (ora ci rimane solo donald però).
ho bisto un intervusta a luis cicognani, che da decenni fotte i soldi alle famiglie dei giovani, a cui veniva chiesto con che coraggio inculasse ancora la gente da you mark.
parliamo di ste personaggi che fottono i soldi alle famiglie da vent’anni parlando di minkiate. ora proettono che saranno loro il vero e nuovo rinnovamento. basta basta.
pagliacci, imbonitori, a me ricordano vanna marchi.
Si vede che non conosci Luigi Ciccognani. Lui è uno che sa ancora insegnare questo mestiere e non credo proprio che tutti i soldi di queste “povere” famiglie entrino in tasca sua.
Seguendo il tuo ragionamento dovremmo arrivare a chiudere la maggior parte delle università, o credi che gli altri settori siano esenti dai problemi?
Ragazzi, non studiate più, imparate a fare gli idraulici o i giardinieri, perché tanto se finite nelle agenzie di pubblicità ci sarà qualche stronzo che vi sfrutta. E visto che questa cosa non si può cambiare, meglio che ve ne stiate a casa vostra.
sara si vede che sei giovane,
anche io a 20 anni ragionavo così.
poi cresci, capisci che quelli fanno la bella vita sui tuoi sogni e non venirmi a dire che cantare con i bonghi mulino bianco la colazione burro e farina
ti fa crescere e insegna il lavoro.
queste sono truffe. vi dicono prima di pagare la prima retta, prima che entriate in un meccanismo dove lasciare vuol dire buttare nel cesso migliaia di euro e anni di impegni,
che c’è di meglio fuori?
o vi vendono fumo
nuove leve, neutri, siete il futuro, vi divertirete, farete soldi…
o premono per farvi iscrivere ed entrare in un meccanismo che nn vi farà più uscire per i rimorsi?
sara, mi spiace mostrarti il lato vero delle cose ma apri gli occhi:
se quel master costa 13000 euro ti stanno fregando. e se nnfiniscono certo tutti nelle sue tasche, ha cmq trovato un modo furbo di fare cassa.
la prima truffa nel nostro mondo èla formazione.
Il problema è che in qualsiasi settore un master da 10.000 o più euro ci starebbe anche se poi lavorando recuperi l’investimento (o il debito con la banca che ti finanzia) in tempi ragionevoli. Negli USA è la norma per tutti gli studenti universitari non ricchi di famiglia e le rette sono ancora più alte.
Certo che poi se fai due o tre anni di stage e poi altrettanti a progetto a 800 contando affitto e cazzi vari li recuperi a 60 anni, mica dopo 2 o 3.
Insomma prima di dare contro alla scuole bisogna dare contro al mercato del lavoro, altrimenti è vero, bisognerebbe chiudere tutte le università.
certo tutto nasce da grossi problemi del mercato del lavoro, ma se le scuole nnchiudono i rubinetti i problemi aumentano.
la scuola è una parte, piccola del problema, ma la più facilemnte risolvibile.
siccoem nnsono corsi di iingegneria, medicina o altro, basta abolirili. e che i vari ciccognani, hdemia ecc si trovini un altra idea per campare. che hanno una certa età epossono viere anche ormai di rendita.
Ho 21 anni, sono entrato da poco in agenzia, mi sento abbastanza sfruttato ma non per questo poco furbo, l’adv è la mia prima passione, la comunicazione un mio grande amore! quindi pazienza se non sono in un mondo fatato, resto con la speranza (o illusione) che i sacrifici e la passione appunto verranno riconosciuti e ripagati un domani non troppo lontano.
Molto interessante, tra i primi commenti, quello di Pippo.
Albanese e soprattutto Taddeucci hanno una schiera di groupies da fare invidia all’Axl Rose dei tempi d’oro.
Giudizi critici e obiettivi in questo mestiere è difficile trovarne: ci si schiera, pervasi da una sorta di fanatismo da stadio: Taddeucci è dio, Vicky Gitto è uno stronzo, Siani&Pepe sono geni incompresi, Cremona un incapace, e così via.
Tutto questo per dire che al di là delle loro (reali o presunte) capacità come creativi, Taddeucci e Albanese in DDB con le loro fughe (Ted) e le loro finte malattie lunghe un mese e mezzo (Alb) hanno datto una vile dimostrazione di scorrettezza al loro reparto.
Chiusa la parentesi, l’idolatria può riprendere.
@iconocluster
Quanto hai ragione.
Anche la parte “groupies” è tristemente vera.
Io penso che ognuno raccolga – nel bene e nel male – ciò che ha seminato. Se hanno dei fan è perché sono diversi dal 90% dei DC che ho conosciuto finora.
E ti dico (perché lo conosco) che Albanese è stato seriamente malato e si è fatto un mese di ospedale, per cui non trovo bello farci sopra dell’ironia…
Caro Donald,
plaudo alla tua iniziativa (e l’ho fatto in forma anonima e non a più riprese
su queste pagine e in altri media) che mi pare costituisca un’idea e vada
a coprire intelligentemente uno spazio che era scoperto.
Mi rimane però, e anche di questo abbiamo già discusso, la sensazione
che tu non sia così neutrale e sempre “contro” come ci vuoi fare credere,
anzi, del resto perché dovresti?…
(Checché ne dica Till Neuburg, di cui penso quello che pensa Pagano).
Casomai ce lo vuoi fare ardentemente credere, pro domo tua,
ma del resto TU sei il padrone di casa.
Sciorinando poi a far credibilità cifre di contatti che sono solo quantitativi,
quanti di quei numeri sono di singoli che ritornano più volte?
Ma vengo finalmente al punto focale di questo post
mi pare che questo tuo intervento odierno esca prevalentemente
sostanzialmente alla bisogna per parare le terga alla tua redattrice “Rachel”
che ieri ha preso un paio di sonore sculacciate verbali dopo aver scritto
un post diciamocelo pure piuttosto poco intelligente,
intervento che traspare le carenze, anche pesanti, (che stanno per carità
nelle agenzie) ma anche sopratutto alla fonte, nelle aziende,
che sanno di avere sì il coltello dalla parte del manico
perché sono quelli che hanno in mano il rubinetto delle risorse,
ma hanno sovente scarsa cultura a sostenere le risorse e i risultati
purtroppo spesso sono sotto gli occhi di tutti.
E in definitiva parando le terga a lei pari anche le terga a te stesso
e alla tua creatura che ha si il pregio ma anche il difetto di essere anonima.
quando si va a toccare dei punti concreti e specifici.
Per questo in fondo a tutti noi sta simpatico Lombardi, perché
i suoi instancabili e non sempre insostituibili interventi ci mettono però
sempre immancabilmente la faccia, la firma e pure la foto. (:-)
Criticamente devoto.
Plaudi? ahahahahahahha…scusami ma non sono riuscito ad andare oltre…
ignorante orifizio
Ti ringrazio.
Donald, grazie per l’apprezzamento, in gran parte condiviso.
Il mio punto sull’anonimato è questo: nei casi in cui si usa per tirare frecciate e fare critiche gratuite protetti dall’irresponsabilità, fa parte del problema e non della soluzione. Anche nei casi in cui si usa per critiche gratuite contro l’ADCI fa parte del problema e non della soluzione.
Uno dei problemi del nostro settore è la mancanza di coraggio. L’anonimato è, in molti casi, mancanza di coraggio.
Poi, distinguo anch’io fra anonimato totale, uso coerente di uno pseudonimo (compresi gli Onan e Ano, anche se forse la scelta di pseudonimi simili non depone moltissimo sulla loro autostima), e il fatto di firmare con nome e cognome.
Per quel che riguarda la mia (presunta) resistenza alle critiche, devo dire che resistere alle critiche che mi vengono fatte qui è in genere abbastanza facile: o si concentrano su dettagli irrilevanti, oppure sono totalmente prive di fondamento e facilissime da confutare.
Inoltre i miei critici non sono tanti: sono due o tre persone molto affezionate, forse alcuni dirigenti di grandi agenzie a cui aveva dato fastidio, tre anni fa, il progetto del Capitolo Freelance ADCI, al punto da farlo affossare.
Se riempi il blog di commenti contro l’anonimato evidentemente le critiche facilissime da confutare non sono. Che poi siano totalmente prive di fondamento è un’opinione priva di fondamento.
Grazie “Se”. Mi hai fornito un esempio perfetto di critica irrilevante
Hai ragione. Quanto i tuoi post.
Adesso devi fare i nomi di queste persone altrimenti non possiamo avere dei riscontri reali.
Caro il mio sconosciuto Ano, non posso fare nomi perché sono solo sospetti senza prove.
Però in 3o anni che lavoro e vari mandati come segretario ADCI e IAB, ho ricevuto hate mail e sono stato dileggiato da anonimi solo dopo il caso del Capitolo Freelance ADCI, quindi è facile fare 2+2.
Guarda caso sono un “signor nessuno” ma ho l’Anti-Fan Club
Il progetto fu affossato anche perché qualcuno temeva che “creasse problemi con Assocomunicazione” e qualcuno temeva che fosse un’iniziativa di “carattere sindacale”.
Quindi, come si vede, conosco meglio di altri i rischi di fare le cose firmandole con nome e cognome.
Conosco anche direttamente i pericoli di mettersi contro il sistema o anche solo di criticarlo.
Fantastico! Ti ha preso sul serio!
no future (non mi esce il tasto reply sotto il tuo commento), lo prendo come un complimento: ho 45 anni, di cui venti spesi a fare questo lavoro.
ti sto solo dicendo che il problema non è lui, che è ancora uno dei pochi che sta lì proprio perché ha voglia di insegnare e non di lucrare.
il problema nn è lui, se nnci fosse lui ce ne sarebbe un altro,
però si è inventato corsi al politecnico di cui nncera il bisogno, i lmercato era già inflazionato, lui lo sapeva benr: lo ha fato per lucrare e basta.
Concordo a pieno…
bisognerebbe andare a fondo in questa cosa…
c’è poco da andare a fondo: la formazione è iun vusiness, i gentori della classe media fanno sacrifici enormi per assecondare le capacità dei gfli e farli studiare.
queindi è un business e finchè ci sono polli da spennare, questi vecchi guru della pubblicità che nnfanno una campagna da 20 anni fanno cmq ancora soldi così.
poi chiamano i dc del momento per darsi un tono epromettere stage che si sa come vanno a finire 9 volte su 10:
ci guadagna la scuola, ci guadagnano gli organizzatori, ci guadagnona i professori e i vari dc ben sapendo che è una truffa che ti porteerrà suun mondo simile al titanic.
ci perdono gli studenti e leloro famiglia.
perchè non lo dicono chiaro???
certo però era ovvio che due romani doc
a milano ci sarebbero rimasti poco
e che alla prima occasione sarebbero tornati a roma lo si sapeva.
l’errore è stato portarli a milano.
non li conosco ma mi sembrano due gran brave persone e dei bravi creativi quello è indubbio.
ma alla saudagi non si resiste.
mi chiamavo catone su rejected, mi chiamo catone su badavenue.
Sono sempre io. Con le stesse, idee, la stessa passione, la stessa voglia di fare il censore. Quindi sì, concordo: qui leggiamo noi stessi.
Al di là delle parole, chi vuole fare qualcosa per il settore, può seguire i lavori di questa associazione, anche se non è freelance:
http://www.actainrete.it/2011/03/scambiamoci-i-biglietti-da-visita-se-hai-voglia/
(un periodo da freelance nella loro vita lo passano tutti, tanto gli attuali stagisti, quanto gli attuali direttori creativi)
Io faccio il copy solo da 3 anni ma sono già stanco. Stanco dello stipendio da fame, del contratto ultraprecario, degli orari disumani, dei pesci in faccia quotidiani. Ma soprattutto sono stanco dei miei colleghi “groupie”, come li chiama in modo molto azzeccato qualcuno un po’ sopra, che considerano il nostro aguzzino come un genio, un artista, un profeta, una rockstar, ecc… quando è solo un pagliaccio che quando deve frustarci è un leone ma quando dovrebbe difenderci con l’amministrazione e l’ad è un gattino. E’ colpa loro, prima che sua, se facciamo tutti una vita di merda nascondendo il terrore e la disillusione dietro le battute e le magliette divertenti. Siamo gli schiavi egizi che applaudono il faraone senza nessun accenno di ribellione. Del resto ormai non ho nessuna fiducia che la situazione possa non dico migliorare ma nemmeno smettere di peggiorare. L’unica ribellione realistica è uscire dal mondo della pubblicità alla prima occasione alternativa.
Grande, 2 passaggi di questo post valgono un curriculum. Spero di incrociarti prima o poi e offrirti una vita migliore
wow uno dei commenti scritti meglio che abbia mai letto qui. dove spesso si fa attenzione a come scrivi “qual è” ma non ai contenuti che vengono postati.
bravo. contenuto e forma.
un piacere leggerti.
Se sono solo 3 anni che lavori Sei ancora in tempo. Per fuggire
Una realtà che non poteva essere meglio descritta.
Sai cosa dicevo sempre ai miei studenti: “Cosa pensate che appena finita scuola le agenzie stanno lì ad aspettarvi a braccia aperte?”
Sai cosa mi rispondevano tutti? “Professore, ma io diventerò uno forte”.
Su 100 studenti generalmente dopo 10 anni ne lavora in pubblicità il 4-5% secondo le mie stime.
Se questo 4-5% sono quei senior 35enni che credono di avere ancora 19 anni, passano tutta la giornata a intortarsi le stagiste account per compensare una vita sentimentale disastrata, scaricano tutto il loro lavoro sui junior perché hanno troppo da fare su facebook, sembra che conoscano tutti ma in realtà si frequentano solo fra di loro, organizzano ancora imbarazzanti mostre di fotografie desaturate nei loro bilocali di cui non finiranno mai di pagare il mutuo, sviluppano un’ulcera gastrica precoce invidiando i 3/4 coetanei che sono già dc, usciti dall’ufficio si fanno un paio d’ore allo ied o in hdemia a vantarsi dell’unico bronzino adci vinto a 26 anni, pur di cambiare agenzia cercano di farsi amiconi tutti i dc ma poi quando vengono licenziati non sanno nemmeno in che categoria iscriversi nelle liste di collocamento, se sono davvero questi, mi sa che quelli davvero forti rimangono nel restante 95-96%.
si tu mi piaci pentito dell’adv, vieni a casa mia ti faccio scopare mia sorella:)
mi piacciono i tuoi commenti e la realtà è proprio quela che tu dici:
i più geniali prendono altre strade subito perchè hanno talento vero mica staranno qua a farsi fregare.
i più furbi si che hanno una qualsisai alternativa dignitosa la colgono al volo.
rimangono i disperati.
pentito dell’adv è il mio nuovo idolo
Quoto
Ti do ottimo.
p://www.youtube.com/watch?v=42FLWGCoSqU
ma anche
AccoUntacculturata, piacere conosciamoci, anzi chissà
magari ci conosciamo già
e mi sa che qui ci conosciamo tutti
scommetto che porti camicie colorate
Bella ‘sta roba da fermo posta…
@Accoetc…
no errato le portavo, ‘na volta,
ora si porta il bianco, raramente, molto raramente il blu scuro
Quando a dicembre scorso ho visto questa campagna di Droga5
http://adsoftheworld.com/media/print/droga5_happy_whatever
ho capito che i problemi sono comuni ovunque. In Italia non stiamo nè meglio nè peggio. La realtà è che tutti noi speriamo di svoltare, di diventare un volto noto, di “fare i soldi”, di inventarci uno “scam”.
Ma alla fine il 95% di noi rimane quello che è: un semplice impiegato, che a differenza di chi lavora al catasto è cento volte più frustrato perchè proviene da una scuola dove lo hanno pompato a mille, a fatto uno stage dove lo hanno pompato a mille, ha fatto due o tre anni da junior dove lo hanno pompato a mille, è diventato un art e il suo piccolo mondo è iniziato a scricchiolare.
no oman qua è peggio, chiedi a chi lavora all’estero, è una altra cosa, i lcienti sono diversi, c’è ancora un poco di ripsetto per noi.
@ no future
@ Sara
Ciao, mi chiamo Diego e il tono di queste parole è pacato e vuole essere costruttivo.
Leggo riguardo al master del Politecnico, o meglio, al master di Luis Ciccognani “Laboratorio Miniera”.
Io, ed altri 17 ragazzi siamo stati i primi a partecipare al master.
Se volete posso essere analitico, ma preferisco prima chiarire ciò che più mi sta a cuore, ovvero togliere ogni minima ombra di dubbio riguardo alla persona e al professionista Ciccognani.
Per quanto sia vero che è distante dalla scena da qualche tempo, non ha mai perso di vista le dinamiche, le tecniche e le forme della comunicazione in generale.
Dire che una persona smettendo di lavorare dimentichi completamente le cose mi sembra un paradosso e lo dico alla luce del fatto che, nella prima edizione del master, abbiamo avuto l’onore di lavorare con creativi del calibro di Pasquale Barbella e Franco Moretti, persone fuori dalla scena da qualche tempo ma di una lucidità e visione spaventose. Quindi questo vuole dimostrare che certi giudizi andrebbero leggermente pensati prima di essere scritti. Inoltre è proprio il fatto che lo stesso Luis abbia lavorato con tanta qualità in passato a fare in modo che gente come Moretti, Barbella e tanti altri si sentano quasi in dovere di accettare l’invito ad insegnare al master; in sintesi, se non fosse stato per la sua persona col cavolo che si sarebbero presentati 10 direttori creativi in 9 mesi alla prima edizione di un master sconosciuto. Ovviamente le qualifiche sarebbero state loro riconosciute ma i professionisti stanno anche attenti a dove decidono di mettere piede, e la cosa è rilevante.
Chiarito questo punto vorrei affrontare il secondo, e ultimo, ovvero l’impegno con il quale lo stesso Ciccognani affronta da quattro anni il Laboratorio.
Da pari a pari, lavorava con noi anche fino a notte inoltrata, perdendo ore di sonno per controllare che ogni cosa procedesse nel modo giusto; parlava spesso con ognuno di noi singolarmente, ha cercato fin dai primi mesi di capire come ogni profilo potesse trovare la strada giusta e cercando NON UN BUCO IN CUI FICCARE IL RAGAZZO DI TURNO senza valutare quali sarebbero state le ripercussioni sulla sua crescita: perchè mandare un ragazzo sul fronte se ancora fatica a sparare? Questo è quello che lui si chiedeva ogni volta, cercando il modo migliore e più rapido per insegnarli a prendere il fucile, mirare e fare centro. Solo poi, insieme, avrebbe indirizzato la scelta.
Chiaramente di 18 ragazzi c’è stato chi ha avuto meno bisogno di essere seguito ma non per questo non ha avuto le medesime attenzioni.
Era, è, e sarà una persona, o docente, stimolante, generoso e attento ad ogni livello dell’educazione.
Il master costa, è vero, personalmente ho avuto bisogno di una borsa di studio, non ho avuto una vita facile a Milano, come tutti i miei 17 compagni, eppure ad oggi i risultati sono; 18 inseriti in agenzie di primo piano, di cui 4 a tempo indeterminato, tutti nel giro, tutti rispettati non perchè eccezionali, ma perchè ritenuti abili e desiderosi di crescere.
La premessa iniziale? Nessuno dei 18 ha mai messo il culo in aula pensando che siccome facevamo questo master, avremmo avuto (visto il pagamento) un posto in agenzia. Questo e niente altro ha fatto la differenza.
Lui questo ci ha insegnato, che il mondo della pubblicità è sì stimolante ma pieno di gente senza pietà e le prime palate ce le ha date sui denti lui per primo.
Scusate se mi sono dilungato e spero di parlare a nome di tutti i ragazzi delle quattro edizioni.
bisognerebbe verificare con nomi cognomi e agenzie se c’è davvero questo placement miracoloso
Ero con Diego al Master. Confermo ogni lettera che ha scritto.
Confermo anche il placement “miracoloso”.
Confermo la selezione che Luis fece persona per persona senza mandarci allo sbaraglio. Confermo l’impegno quotidiano che ha messo nel farlo e ci sommo la gioia con cui l’ha fatto.
Mi accodo alla richiesta di Sapere Prima Di Parlare.
Ecco, si sono attivati gli uffici promozione e marketing.
una cosa è essere ripsettati, una cosa è avere una laurea e un master iper cari ed essere anche magari pagati decentemente. mi sembrerebbe il minimo. nn si discute laboratorio miniera o come cazzo si chiama, o meglio nnsolo, si discute tutto il sitema hdemia, ied, naba, poli ecc… c’era bidogno di un corso in più?
ah e nncredere che i vari dc vengano per la gloria a farci lezione, tutto è mosso dal denaro, nn certo dalla stima per chi li organizza.
provte ea non pagarli se vengono uguale: ragazzi svegliatevi cazzo.
io voglio solo sapere se al momento dell’iscrizione vi dicono chiaro e tondo: l’advertising è un titanic che sta affondano, vi apsettano anni di miseria e privazioni, poi se siete bravi e avete culo potete magari divertirvi ae avere qualche soddisfazione per una decina di anni per poi lasciare il passo a gente più giovane e che costa meno.
se non ve lo dicono ma vi abbagliano con altre storielle, fame, gloria ecc sono dei disonesti.
se lo tacciono e bats dei furbetti.
in questo lo blog c’è lo spazio per dire prima di uinvestirci tanti soldi, fate dell’altro.
quelli certo nn ve lo dicono.
Io però non capisco.
Se non vi piace questo mondo, perché perdete le vostre ore a scrivere su un blog che vive di questo mondo?
Quale forma di folle masochismo è questa?
Non solo vivere ogni giorno la frustrazione di vedere cose che non vi piacciono, ma poi stare qui a sentirle mentre vengono amplificate…
Ci sono i senior che stanno su facebook tutto il giorno e sfruttano gli stagisti?
E’ vero. E’ altrettanto vero che a lungo andare questo atteggiamento ti porta ad essere espulso da un sistema dove – e questo è ancora vero – se non produci non esisti.
Ci sono i senior che fanno i cretini con le stagiste mentre gli altri lavorano? Ancora peggio. Oltre a rimanere senza lavoro rimarranno presto anche senza una vita.
Ma alla fine a voi di tutto questo cosa ve ne frega?
Rimanete chiusi nei vostri uffici e producete il miglior lavoro che potete. Prima o poi qualcuno se ne accorgerà.
Vicky Gitto è uno stronzo? Ci ho lavorato e questo è un modo di vedere la cosa. Un altro è che è soprattutto un grandissimo professionista, determinato come pochi e votato al proprio lavoro come nessuno. È uno che corre la maratona col passo del centometrista e, se vuoi correre con lui, di certo non ti aspetta. Ma se riesci a stargli dietro te lo riconosce senza mezzi termini.
Luca e Ted sono scorretti? Questo è un modo di vedere la cosa. Io ci ho lavorato e posso attribuirgli un unica colpa, quella di avere abusato della loro dote principale: l’umanità.
Poi si può dubitare della malattia di Albanese quanto si vuole e, se non fossi certo che non si trattava di una bufala direi che, se anche avesse finto di stare male, non glie ne farei una colpa.
In particolar modo a Luca bisogna riconoscere di avere ecceduto di correttezza. Nel momento di crisi avrebbe potuto dire: ragazzi, non so che dirvi, io sono già fuori. Invece è stato zitto a subire gli improperi da un’intera agenzia, proprio per non metterla in una situazione peggiore con i clienti sventolando ai quattro venti la sua intenzione di tornare a Roma.
Dico tutto questo perché lo so, perché l’ho vissuto e perché penso che sia la verità. Lo dico sotto falso nome perché non vorrei che si pensasse che il mio obiettivo sia quello di ottenere favori, stima o benevolenza. Per mia fortuna quelle ce le ho già.
Perché sto chiuso nel mio ufficio e produco il miglior lavoro che posso.
Vi suggerisco di fare lo stesso.
Fai tenerezza soldato.
Ma come mai i tuoi venerabili comandanti
se ne sono andati lasciandoti
a combattere da solo nella jungla?
Quoto Però, e penso le sue stesse cose.
Il livello di idolatria è tale che nemmeno se lo domandano.
Io però continuo a non capire.
Sarà semplice stima o vera idolatria. Chi può dirlo?
E forse mi hanno lasciato davvero nella giungla a baciare i loro santini o forse no.
Quello che non capisco, torno a ripetere, è: ma a voi che ve ne frega?
Perché farvi il sangue marcio qui dentro invece di godervi il lavoro che forse non è il più antico del mondo, ma tra i più belli si?
È un po’ come il tipo che va all’inferno e scopre che è un posto fighissimo, divertentissimo, una sorta di hotel a 7 stelle dove tutto è a sua disposizione, per l’eternità.
Ma poi vede una porticina da cui escono fiamme, pianti, urla di dolore e chiede a un diavolo: “E quello cos’è?”
E il diavolo risponde: “Quello è l’inferno dei cattolici. A loro piace così.”
Detto questo mi ritiro e non ne parlo più.
Perché, grazie a Dio, non sono cattolico.