SEPARATE ALLA NASCITA | Riflettendo

Leggendo commenti di addetti ai lavori sparsi per web e blog rifletto su una cosa.

SE…
Telecom Italia e Enel si fanno sentire con due corporate pressoché identici nelle intenzioni (nonché nell’esecuzione) che raccontano il nulla con l’aria fritta in chiave familista tentando ancora una volta di prendevi per la lacrimuccia così magari vi ricoderete di loro;


SE…
la smaliziata Santo approda in Italia con la prima campagna indegna del suo percorso (tanto da indurre addirittura Youmark a sbilanciarsi con una serie di riflessioni), mentre molto, bene e da anni si diverte in telefonia con Arnet;


SE…
dall’altra parte la stessa Tim con “Impresa Semplice” accetta da Republic di giocare con un’idea e promuovere una campagna fresca;


SE…
Barbella, (e cito principalmente questo)  Guastini, Rozzi, Draper e tanti, quasi tutti, esortano ad un movimento intelligente in cui il cittadino non è solo un “consumatore”, nè un deficiente cronico

ALLORA

i tempi sono maturi per difendere LE IDEE.
Iniziamo facendo guerra all’idiozia del cliente che vuole che per lui parli o sorrida un testimone (anche se ci dà 20 milioni e sta alle regole di Assocomunicazione).
Potrebbe essere un punto di partenza per dimostrare coi fatti che siamo capaci e ambiziosi. Potrebbe bastare un solo visionario con un’idea vincente per uno spender in heavy rotation e gli altri seguirebbero a ruota.

Come dice Barbella sediamo su queste poltrone perché “dovremmo farci ricordare come colui o colei che ha promosso la migliore comunicazione degli ultimi vent’anni”; amo Concato quando sintetizza: “non c’è nessun altro mestiere in cui una tua intuizione può toccare una corda intima di milioni”.

Facciamolo perché altrimenti si muore.

un saluto affettuoso
Stan

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78 Responses to SEPARATE ALLA NASCITA | Riflettendo

  1. Zoom says:

    Soprattutto enel fa specie, dopo le belle campagen di qualche anno fa.
    Sembra quasi che abbiano cambiato agenzia: questa è la più brutta che abbiano fatto da anni…e mi sa che è pure costata qualche centinaio di migliaia di euro…

    • black block says:

      infatti è un altra agenzia, son cambiate ad, direttori creatvi, e creativi e forse anche i lcienti, chi losa.

      molti clienti si sono involuti nella comunicazione, hanno fatto passi indietro: cito BMW e Svelto per dirne 2.

  2. senzamaniche says:

    Intendiamoci sulle idee fresche. Cos’è quella roba lì degli smanicati?
    Già la prima versione della campagna faceva pensare agli impiegati “mezzemaniche”, questa fa pensare che abbiano fatto a botte come nei fumetti.

    • seventeen says:

      Infatti. Trovo orrenda la campagna del “braccio destro”, tutt’altro che fresca.

  3. belle parole says:

    al vento.

  4. Agrippina says:

    A cosa servono questi due istituzionali?
    Quale ratio sottendono i due filmoni?
    Cosa spinge Enel e Telecom a spendere dei soldi per dirci che fino alla liberalizzazione del mercato erano le monopoliste dei loro mercati di riferimento?
    Perché la smaliziata Santo lavorando per TIM spegne il cervello, ingoia l’orgoglio, dimentica l’amor proprio e con le mezze maniche nere si concentra solo a contare i soldi?

    • black block says:

      money, money money

    • Buddy says:

      “Cosa spinge Enel e Telecom a spendere dei soldi per dirci che fino alla liberalizzazione del mercato erano le monopoliste dei loro mercati di riferimento?”

      Boh. Però se il brief era questo e questo le rispettive agenzie sono state pagate per comunicare agli italiani, non mi pare che abbiano fatto un lavoro così tremendo… basta leggere un po’ di commenti positivi della gente comune su youtube e non solo quelli dei pubblicitari schifiltosi sulla shortlist…

      • Zoom says:

        Buddy forse dovresti ripassare un po’ di campagne enel o la vecchia Gandhi su you tube, e vedere i commenti (veri) delle persone davanti a quei bellissimi spot.

    • Yttzak says:

      Bernabè cercava la rielezione alla presidenza Telecom e necessitava di qualcosa che facesse un po’ fumo…un nome alla regia come specchietto per le allodole…far muovere dei dindini.
      Gli altri, onestamente, non so…

  5. Greenfield says:

    Il braccio rosso mi evoca l’horror. Ma il problema sta anche nel manico, ossia nel chiamare “impresa semplice” un’operazione che di semplice non ha proprio nulla; hanno pure cambiato il sito, che da greco antico è diventato egizio. Da quel momento ho cambiato operatore business.
    D’accordo sul fatto che le campagne Enel e Telecom siano assolutamente indistinguibili già per noi, figuriamoci per l’italiano medio. Mi chiedo a cosa servano le campagne istituzionali fatte in questo modo.
    Ultima nota: cara TIM, la prossima volta almeno tieni il budget in Italia!

    • Gianni Lombardi says:

      Grenfield, naturalmente non è questo il caso (lo scrivo per tutelare Donald Draper che gentilmente ci ospita), ma ho sentito dire che in tempi antichi l’uso di importanti testimonial, registi e agenzie straniere è servito anche per esportare capitali all’estero, e per creare ingenti fondi neri in piacevoli paradisi fiscali. Naturalmente si tratta di pratiche condannabili e sicuramente non è il caso delle aziende di cui si parla, che sono degli esempi cristallini di corporate governance, come testimoniato anche dalla loro pubblicità istituzionale tanto piace a tutti i presenti.

  6. black block says:

    ma pensate a all’art directordella cmpagna tim, che se ne va in argentina sicura di avere svoltato, in santo,
    e si trova a fare una parodia naional popolare per tim.
    che sfiga.

    • Scrudge says:

      Se ti riferisci a Micol Talso è già rientrata in Italia da un po’ cambiando “panorama creativo”.
      Probabilmente questo è una specie di free lance dato che la conoscevano ed era già sul territorio.
      Comunque niente che un’agenzia nostrana non avrebbe saputo fare, e questo vuol dire che è una mezza cagata.

  7. Toh says:

    De chi fa diesel beme e telecom male vuol dire che tutti possono far bene diesel

    • black block says:

      questa che i clienti sono la fortuna dei creativi è una verità innegabile:
      però le agenzie possono metterci del loro, basta guardare cosa esce per fiat da fred e farid o da leo brasile o da leo burnett torino

      • Trinca! says:

        L’esempio di Santo ti dovrebbe un po’ aprire gli occhi black block.
        Come mai un’agenzia che fa todos por un pelo in argentina fa questa cagata da canone rai per Telecom?
        Sono diventati idioti all’improvviso o si sono scontrati con la dura arroganza e incompetenza dei direttori marketing italiani?
        Chi lavora per fiat in brasile (e tra l’altro tutti gli annunci brasiliani di Fiat che vedi su ads of the word sono fake) non presenta in Italia e si relaziona con persone diverse dagli italiani. Poi per carità le agenzie italiane devo assolutamente fare di più e spesso si piangono addosso, ma non è solo un problema di creatività. Abbiamo le mani, i piedi, e i neuroni legati. Questa è la realtà.

    • vieni avanti creativo says:

      i neuroni sicuramente…

  8. pentito della DDB says:

    Quantomeno non sono fake.
    Se li avesse fatti la DDB, probabilmente, oltre che brutti, sarebbero pure finti.
    (Per la cronaca: i fake iscritti quest’anno all’ADCI dalla DDB Milano sono saliti a 23. E menomale che è scaduta la deadline. Grazie).

    • anonimo per scelta says:

      Mi iscrivo al fan club!

    • Scrudge says:

      scusa ma scrivila sta lista di soggetti, chi di dovere farà almeno un controllo su quella che ormai è la ta battaglia, e la nostra routine.

  9. pentito della DDB fan club says:

    ci sei mancato!

  10. Informed says:

    Mi dicono che Enel sia costata 1 milione di euro! Beh, proprio spesi bene…specie nella post! ah ah ah !

  11. Cliente says:

    Ma chi vi credete di essere, tutti dei geni? Sempre a criticare quello che fanno gli altri, pensate bene alla qualità di quello che avete prodotto nella vostra vita creativa. Non credo che sia meglio di quello che state apostrofando.

    Sarei proprio curioso di vedere i vostri lavori per farmi una grassa risata. Pensate piuttosto a rimboccarvi le maniche che questo paese ne ha bisogno. Fatela finita con le critiche ai vostri colleghi, impiegate il tempo che passate a scrivere sui blog proponendo le vostre genialità ai vostri clienti.

    Se sono così geniali, supercreative come dite, il cliente sarà il primo ad accettarle. Ricordatevi che i brand stanno lì per avere visibilità.

    La verità è che il 90% delle cose che vedo da quasi 15 anni sono mestierate banali. Piccoli pensierini di bambini di 5a elementare convinti di essere dei grandi artisti.

    • supercreativo incompreso says:

      cliente, ma qual è il mercato cui ti riferisci? dove i brand stanno lì per avere notorietà?
      e poi mi risulta che siano i clienti ad approvare.

    • Padawan says:

      Hai ragione: Creativi di 5a elementare spesso per clienti non scolarizzati, che credono ad esempio che la comunicazione di un brand si riduca alla visibilità. Clienti che parlano di rimboccarsi le maniche perché il badile è lo strumento più evoluto che conoscono. Ragionare per luoghi comuni porta a percorrere i soliti percorsi.
      Le critiche che tu consideri esercizi oziosi forse servono anche ad uscire dalla pubertà sognante e a misurare la realtà, e anche i clienti dovrebbero, da queste, porsi delle domande, proprio come chi qui analizza e critica.

      • Cliente says:

        A me piacciono quelli che chiacchierano poco e costruiscono molto. Quelli che non vedo su advexpress, pubblicità italia o youmark ogni 5 minuti.

        Sapete cosa sembrate voi pubblicitari? Un branco che si mangia tra di loro. Come se io iniziassi a parlare male dei miei colleghi di altre società che neanche conosco.

        Avete mai visto un’intervista di Ruini? No?
        Sapete chi è? No?
        Forse è per questo che lavora con i più grandi brand del lusso, vince l’oro a cannes e non va a pavoneggiarsi da nessuna parte.
        Forse è questo il profilo che dovreste tenere voi saccenti che siete convinti di sprigionare creatività e di produrre le idee più belle del mondo e che tutti gli altri (cliente, competitior, etc) non capiscano nulla. Bravi, capite tutto solo voi.

        Prendete esempio.

        http://www.ruinistudio.com/

      • Padawan says:

        L’esempio di creatività che hai portato ti ha definito più delle tue tante chiacchiere. Conosco Ruini e molto bene. Il suo contributo ai premi citati è uguale a “zero”. Te come Ruini state alla comunicazione come Pinocchio alla sincerità.
        Ciao, Torno a giocare con il lego

    • Scrudge says:

      Caro cliente, dici che “il 90% delle cose che vedo da quasi 15 anni sono mestierate banali. Piccoli pensierini di bambini di 5a elementare convinti di essere dei grandi artisti.” Non so con chi hai lavorato ma vorrei chiederti una cosa:

      “Quanti passaggi hanno subito queste idee prima di giungere ai tuoi occhi?” Perché sai delle volte si presenta una cosa e il risultato che arriva al direttore marketing o brand manager (supponendo che tu sia in quel ruolo dopo 15 anni) passa attraverso timorosi giovanotti che più che apprezzare un’idea creativa apprezzano il fatto di eseguire pari pari un protocollo per non nuocere al diretto superiore, e così via fino alla punta della piramide.

      Io nei miei quasi 20 anni di carriera ho visto bellissime idee diventare tutt’altro in questo processo di smantellamento e adattamento in nome della tranquillità e di conseguenza banalità del brand. Un prodotto che alla fine dei creativi che ci hanno lavorato rimaneva ben poco.

      Però fa piacere sapere che ci sono persone che, come te, approverebbero la buona creatività rischiando di uscire dai soliti cliché che ormai costituiscono la comunicazione italica. Ora basta dare il pane a chi ha i denti.

      PS: Mi fa sempre sorridere che di tutti gli spot la gente ricordi quelli meno convenzionali e più divertenti di BBH per Perfetti, quelli di Vigorsol, mentre le mega produzioni emozionali che siamo tanto bravi a fare: Telecom, Enel, Barilla, ecc. ecc. non le caga più nessuno ormai.

      • Edo says:

        Mai ci furono parole più sagge. Il cliente, nel 90% dei casi, stupra la buona idea, la brutalizza, ci mette del suo e , nel 90% dei casi, la depaupera.

    • MrCreative says:

      Cliente il tuo lavoro è riconoscere (o tirare fuori) il restante 10% buono.

      • Matteo Righi says:

        @Cliente. Alla prima lettura non avevo capito la tua probabile ironia. Dici che Ruini “vince l’oro a cannes e non va a pavoneggiarsi da nessuna parte” e poi ci segnali il link al suo sito che presenta in home page i premi che ha vinto in posizione estremamente favorevole.
        Non conosco Ruini, se ha vinto i premi che sappiamo, sicuramente se li è meritati, ma credo che anche lui, seppur “discretamente” sia vittima di un sistema che noi tutti conosciamo molto bene.
        Vincere un premio è un riconoscimento. Fa bene al professionista e anche al cliente – se poi fa bene anche al brand il cerchio si chiude – perchè è spesso sinonimo di lavoro ben realizzato sia da parte dei creativi sia da parte del cliente.
        Io i premi li ho di solito vinti con clienti che ci tenevano a vincerli e consapevoli che ognuno doveva fare la sua parte: io il creativo, loro i clienti. Io la vendita ai clienti dell’idea, loro ai loro superiori.

      • ??? says:

        http://matteorighi.wordpress.com è inguardabile e lo usa pure come firma, con tanto di ottobre 2009 come data a destra

        quest’uomo è l’uomo dei web del nuovo e vecchio corso adci

    • Les matins des magiciens says:

      Gentile dottore, il suo intervento, anche se pieno di risentimento e acredine, mi dà da pensare.

      Io non so chi sia lei né per chi lavori ma dice una cosa che non è vera. I brand stanno lì per avere visibilità. A essere precisi questo è vero ma non è vero che, come sarebbe logico, questo sia l’obiettivo primario degli uomini e delle donne che li gestiscono.

      Ho conosciuto nel tempo molti tipi di manager: in gamba e meno in gamba, come è normale. Ma pochi che lavorassero realmente per il brand e basta. Ah, per sua informazione, ho lavorato per un sacco di gente e di tutte le dimensioni. Brand mondiali e clienti locali. In alcuni casi con un discreto successo. Così si tranquillizza.

      Diciamo che spesso lungo la strada ho incontrato portatori di interessi personali: chi doveva far carriera, chi non doveva aver problemi con l’ad, chi doveva andare in vacanza. E questo mi ha insegnato una cosa: ci sono troppi che in un’azienda possono dir no e pochi che possono dire sì.

      Se una nostra cosa arriva sul tavolo di uno dei ragazzi che lavorano per lei (dopo quindici anni ce l’avrà qualcuno che lavora per lei, no?) questi per paura di non farla felice e di non incontrare il suo gusto, possono bloccarla, modificarla, attenuarla fino a farla diventare innocua, banale e sciatta così che la figura di merda la facciamo noi e lui/lei ha il culo coperto.

      Ho spesso risolto questa cosa andando direttamente alla fonte e coinvolgendo chi poteva dire sì o poteva spiegarmi il no. Ma chi non lo può fare come fa? Come si fa a disinnescare un pm che sa poco e poco capisce se non che quella cosa sarebbe un grattacapo per lui e gli farebbe rischiare la sedia?

      Facciamo un patto, dottore: noi ci impegniamo a portarle sempre cose interessanti, lei si impegni ad avere il coraggio di farle passare, e le difenda anche davanti al suo ad. O se lei è l’ad venga e si sporchi le mani con noi. Non ho mai fatto una campagna senza l’aiuto del coraggio del cliente.

      E alzi la voce, dottore, non solo con noi ma anche con i suoi se le cose che arrivano sono mosce e senza spina dorsale. E chieda sempre di vedere la prima presentazione. Da lì capisce cosa è la sua agenzia. E non abbia paura dell’Europa, di Baltimora, di Parigi o di Tokio. Non abbia paura, dottore, e si diverta di più. Ci metta il culo su quella campagna.

      E ci chieda di più e non di meno, dottore. Ci dica che vuole una cosa mai vista e noi gliela porteremo. Una strada non fatta e noi la faremo. Non ci chieda solo certezze o quante vendite in più farà, perché spesso non lo sappiamo. Non siamo Nostradamus. Sappiamo però che il lavoro ben fatto porta successo e business. E si ricordi che anche noi ci rompiamo le palle del compitino, del testimonial, della gnocca con le cosce di fuori e che lei ci paga per avere buone idee ed è pagato per riconoscerle.

      Perché noi siamo bravi, dottore. Abbiamo solo bisogno di parlare con uno bravo come noi.

    • Matteo Righi says:

      Simpatico ??? non so che corso rappresenti tu, ma quello che citi non è il mio blog, perchè non c’è scritto nulla! Mi serve solo per avere un account con il quale firmarmi per scrivere opinioni anzichè insulti gratuiti.
      Se vuoi sapere qualcosa su di me e su cosa rappresento in questo modesto mondo dell’ADV, o del digitale, o dell’ADCI basta che googli il mio nome. Non è difficile.

      • Mi sa says:

        che hai sbagliato la collocazione del commento. Ci ho messo un po’ per capire a cosa ti riferissi.

      • ??? says:

        non ho trovato niente, li metti te un paio di link o andiamo sulla fiducia?

      • Matteo Righi says:

        Vai sulla fiducia.

      • ??? says:

        dai matteo, onestamente a me puoi dirlo… ma a te chi ti raccomanda?
        sei un fratello illuminato?

        perché se no non si spiega

        ah. ho chiesto a vichi e dice di non conoscerti

  12. Caro cliente, non hai tutti i torti. Una parte della comunità creativa è affetta dalla sindrome di Peter Pan e non vuole crescere. Tutte le sere si fa leggere le fiabe da Archive, e pensa che i clienti siano noiosi grilli parlanti che non capiscono il loro genio.

    Non tutti però: ci sono anche ottimi professionisti che si scontrano ogni giorno con tagli ai fee di agenzia, tagli ai budget di produzione, tagli al tempo necessario per produrre del buon lavoro. Il risultato, è che buona parte delle idee migliori non vengono neanche presentate al cliente: questa campagna sarebbe bella ma non c’è il tempo, non c’è il budget, non c’è speranza che passi. E dopo un po’ la tentazione di passare subito a quelle che chiami “mestierate banali” si fa forte: per sfinimento, per sfiducia, per limitare i danni. Così si invecchia presto, e la qualità scende.

    Ti propongo un affare: i creativi cerchino di uscire dalla fase adolescenziale, i clienti cerchino di sfruttare, anzi alimentino l’energia e l’entusiasmo dell’adolescenza per fare delle comunicazione migliore. Che ne dici?

    • Gianni Lombardi says:

      Vorrei però aggiungere una nota polemica: i creativi anonimi fanno parte del problema e non della soluzione, ma i (presunti) clienti anonimi sono ancora peggio.

      Questi thread anonimi al 95% dimostrano solo che la mancanza di coraggio in Italia avviene proprio a tutti i livelli.

      • Padawan says:

        Vallo a dire a DD & Co.

      • Gianni Lombardi says:

        Lo dico a te, padawan, invece. DD, a modo suo sta facendo un’operazione coraggiosa che comporta anche dei rischi.

        Non ci vuole nessun coraggio, invece, a postare commenti firmati “cliente”, “padawan”, “pentito della ddb” o altri pseudonimi fantaziosi, commenti che potrebbero essere scritti da chiunque e servire solo per tirare una frecciatina anonima a questo o quello.

        L’anonimato o l’uso di pseudonimi non è un male in sé, o un male assoluto (se per esempio sei un dissidente cinese o libico, può essere una necessità). E’ un male – e una grande dimostrazione di vigliaccheria collettiva – questa prevalenza assoluta di commenti anonimi.

      • vieni avanti creativo says:

        se escludi i post stupidi, l’importante è il concetto che viene espresso, non chi lo esprime

      • Padawan says:

        “DD, a modo suo sta facendo un’operazione coraggiosa che comporta anche dei rischi.”
        Ma può farlo solo nell’anonimato.
        Se la forma anonima serve a sputare in faccia a x, convengo sia un atto codardo.
        Se serve a tirar fuori verità che comprometterebbero, ad esempio il proprio lavoro e che altrimenti non vedrebbero la luce?
        Se serve a far leggere il commento e ad evitare che venga giudicato esclusivamente il commentatore?

        Ora spiegami, per cortesia e se hai tempo, che rischi corre DD.

      • Gianni Lombardi says:

        Alle prime domande di padawan e all’obiezione di “vieni avanti creativo” ho già risposto; leggete con più attenzione. Evidenzio i concetti più rilevanti: “L’anonimato o l’uso di pseudonimi non è un male in sé, o un male assoluto (se per esempio sei un dissidente cinese o libico, può essere una necessità). E’ un male – e una grande dimostrazione di vigliaccheria collettiva – questa prevalenza assoluta di commenti anonimi.”

        Per quel che riguarda i rischi di Donald Draper, ci sono e sono concreti:

        1. Se è un dirigente d’agenzia, se viene scoperto può subire conseguenze per la sua carriera (supponiamo che le persone più criticate siano proprio i suoi capi…);
        2. Se è un freelance che lavora anche per le agenzie, può perdere del lavoro o rischiare ritorsioni;
        3. Se qualcuno si sente diffamato da un post o da commenti anonimi (che ricadrebbero sotto la sua responsabilità se non possono essere individuati gli autori) rischia come minimo un’indagine della polizia postale (che non è detto che non possa rintracciarlo).

        Insomma, mentre Donald Draper dimostra comunque capacità e coraggio nel suo anonimato, non si può dire lo stesso dei vari “padawan”, “vieni avanti creativo”, “pentito della ddb” e tanti altri.

        E scusate se sorrido dell’ingenuità di domande e obiezioni a quanto scrivo :-)

  13. Padawan says:

    ridi ma non capisci

  14. Anonimo says:

    I commenti anonimi non sono un male. Purchè non offendano nessuno. Non demonizzarli. Ricorda che questo non è il tuo blog e tu sei un ospite come gli altri. Oppure sei tu D.D.??
    ;)

    • Gianni Lombardi says:

      Anonimo, scrivi: “I commenti anonimi non sono un male. Purchè non offendano nessuno.”

      E io ho scritto qualcosa di diverso? No. Leggi meglio.

      • vieni avanti creativo says:

        bene, appurato che essere anonimi o no non importa perchè contano più le idee espresse di chi le esprime (contrariamente alla realtà dove vale sempre l’opposto), appurerei anche che si fa torto all’intelligenza pensare che il risultato di un lavoro di comunicazione rappresenti le capacità dei creativi che vi hanno lavorato (12 anni di accounting mi permettono di dirlo con certezza), e infine constaterei che sia le agenzie sia il personale delle agenzie non si rendono conto del potenziale che hanno in mano e che subiscono dai clienti e dai manager dell’agenzia solo per incapacità di coordinarsi. Idee professate da un anonimo, da valutare in sè.

      • Gianni Lombardi says:

        “vieni avanti creativo” dire che essere anonimi o no non importa perchè contano più le idee espresse di chi le esprime è invece una semplificazione un po’ eccessiva.

        Per esempio, “Windows è un sistema operativo scadente” è ben diverso se viene detto da Steve Jobs, da Bill Gates o, in forma anonima, da Barack Obama usando il nick “vieni avanti creativo”.

      • vieni avanti creativo says:

        “Windows è un sistema operativo scadente” è ben diverso se viene detto da Steve Jobs, da Bill Gates o, in forma anonima, da Barack Obama usando il nick “vieni avanti creativo”.

        cioè ti sfugge il senso dell’affermazione perchè ti interessa comprendere cosa sta dietro l’affermazione, come se fosse necessario che una espressione in realtà abbia un secondo nascosto senso recondito. In realtà Microsoft o è un sistema scadente o invece è buono, al di là di chi lo dica. Al massimo è mediocre.
        Poi si può sempre dare il caso che uno menta. Anche se tua moglie ti dici ti amo potrebbe avere secondi fini. Ma in una discussione seria, dove si parla di qualcosa di oggettivo, ci si deve affidare al senso primario se si vuole comunicare. Ecco che in un contesto come questo, un blog, escluse le offese, l’anonimato non è un problema.

  15. Adma says:

    Una domanda tecnica ai gestori del sito (mi scuso di postarla qui ma non saprei dove altro farlo): può un singolo utente bannare un altro singolo utente per non leggerne più i commenti fastidiosi?

    Intendo dire: un singolo utente può sparire dalla vista di un altro singolo utente?

    Esempio pratico: a me, tanto per dirne uno, è antipatico Amico del mio amico (un cavolo di nick: almeno usasse un acronimo…). Posso evitare di visualizzare i suoi commenti rimanendo invariata per gli altri la possibilità di leggerli?

    Chissà se mi sono capito.

    • Gianni Lombardi says:

      Carissima “Schiena Dritta” Adma, purtroppo quel che richiedi non è possibile.

      Puoi però registrarti nel sito ospitante (wordpress.com), anche con un profilo falso se ritieni di non rivelare la tua pregiata identità, e chiedere al servizio tecnico se in uno dei prossimi aggiornamenti implementano la funzione.

    • Adma says:

      “Una domanda tecnica ai gestori del sito”

  16. L'apres-midi d'une faune says:

    A me invece GianniLombardi fa venire la pecolla, esiste un rimedio?

    • Pure a me says:

      Precisino, permaloso, primo della classe, ecc.

      • Gianni Lombardi says:

        Non sono io che sono precisino, siete voi che siete cialtroni.

        Per esempio, il genio “Adma” precisa, pignolino: “una domanda tecnica ai gestori del sito”… Per fare una domanda tecnica ai gestori del sito devi entrare in relazione con WordPress.com, ovvero seguire la procedura che gli ho indicato. Farlo attraverso un commento a uno degli infiniti blog ospitati dal WordPress è proprio da sprovveduti totali.

        Adma, ringrazia che ti ho dato una mano, e torna a studiare.

        Faccine triple :-)

      • Pure a me says:

        Precisino, permaloso, primo della classe, ecc. Con un sarcasmo da bambino.

      • Purè a me says:

        Tu invece, Pure a me, che ironia sopraffina… ;-)

  17. Vocina says:

    Ormai è ovvio che dietro questo blog c’è Enrico Sola, il fu Suzukimaruti. Lo stile è il suo, gli argomenti pure.

    • ??? says:

      un solone della blogosfera della prima ora che si è trovato per caso in un’agenzia di due ex fat cat e now dismissed

      va bene che sola pontifica su tutto e secondo il suo ego cernu e pizzy sono meglio della w+k ma da solo non saprebbe neanche da parte iniziare e pensa che annamaria testa sia la figlia di armando

      a meno che sola ci metta la guraggine del web e cernu e pizzy i contenuti?
      fair enough…

  18. Adma says:

    Cialtrone ovviamente sei tu. Piccolo cialtrone ignorante. Dimenticami, ignorami, non mi scassare più il cazzo.

    Ovviamente su wikipedia alla voce sito il primo della lista di esempi su cosa sia un sito è questa, cialtrone:

    “I siti web vengono poi comunemente divisi in categorie per inquadrarne il settore di operatività o i servizi offerti:

    sito personale – condotto da individui o piccoli gruppi di persone (come una famiglia), che contiene informazioni prevalentemente autobiografiche o focalizzate sui propri interessi personali (ad es. un blog)”

    http://it.wikipedia.org/wiki/Sito_web

    Cialtrone. E con le tue faccine pulisciti il culo.

    • Gianni Lombardi says:

      Scusate la lezioncina, ma in questo caso è per utilità sociale.

      Questo appena fatto da “adma” è esattamente il tipo di commento che potrebbe mettere nei guai Donald Draper e il suo blog. Se venisse fatto ai danni di qualcuno più permaloso di me (poniamo qualche potente manager Telecom), un commento analogo, se non prontamente cancellato, farebbe scattare la telefonata all’avvocato, la querela per ingiuria oppure peggio per diffamazione e l’indagine della polizia postale.

      Anche perché dei commenti firmati è responsabile chi firma, dei commenti anonimi è responsabile il titolare del Blog.

      • Padawan says:

        Nel post di oggi DD ad esempio da per passato in giudicato un ipotetico reato commesso da un sempre ipotetico manager,
        quando l’ipotetico ha ricevuto solo un avviso di garanzia.
        Questo credo comporti maggiori rischi di un “vaffa” accidentale partito mentre pulivo il mouse.

  19. Pinuccio La Malva says:

    Perché Gianni Lombardi non te ne esci da questo sito e torni a finire il tuo foderino sugli scroti artificiali?

  20. Padawan says:

    Non scacciate Lombardi, non insultatelo. E tutto il giorno che porta la croce della lotta agli anonimi. Passa le giornate a dialogare con Ano, Adma alias Amico del mio amico, vieni avanti cretino. Neanche un insignificante Mario Rossi o un Paolo Bianchi che si manifesti in tutto il suo fulgido coraggio. Cercate di comprendere il suo dramma.
    Se poi gli sfugge a fine giornata un “cialtroni”, va capito, cosa ci costa.

  21. vieni avanti creativo says:

    A me Lombardi è simpatico. Poi, per esprimere un concetto l’anonimato va bene, ma per offendere no: l’offesa vale come una presa di posizione personale contro qualcuno, fatto anonimamente non serve a chi offende, e non tocca l’offeso.

  22. vieni avanti creativo says:

    dimenticavo: cialtrone non è un termine offensivo, io sono fiero di esserlo, c’è una grande letteratura sulla cialtroneria, che fa meno danni dell’efficientismo cieco

  23. Greenfield says:

    No, qui dietro non c’e suzukimaruti. E’ troppo web oriented per farsi le nostre pippe ( legittime) da pubblicitari vecchia scuola (onore a noi).

  24. Suzukimaruti says:

    Mi fischiavano le orecchie, oggi.
    Ora, grazie alle mail di alcuni amici, so perché.

    Mi duole, ma non ho collegamenti con questo blog, salvo il fatto di leggerlo e accorgermi che ignoro metà dei nomi menzionati (grazie a dio esiste Google).

    Come dice giustamente l’amica Greenfield, in quanto “brutto, sporco e informatico” non è esattamente questo il genere di pippe con cui mi diletto. :-)

    • Greenfield says:

      Enrico, sai bene che per me web oriented non è sinonimo di bruttosporco (come dici tu virgolettato). Semplicemente si tratta di due mondi che, nella realtà delle agenzie, purtroppo sono ancora abbastanza separati. bacio.

  25. mod says:

    vi sto linkando a un sacco di non-adetti-ai-lavori. colleghi miei e non, amici e famiglia. voglio che leggano chi sta dietro gli spot pubblicitari e che per mestiere cerca di indurrli a voler comprare questo o quell’altro dentifriccio, computer, macchina, orologio, assorbente, marmellata, pasta, yoghurt….
    se prima magari una sprovveduta come me poteva anche affezionarsi a questo o quell’altro spot, leggendovi questa voglia passa senz’altro.
    che palle!

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