In un suo commento Lorella Montanaro lo dice chiaramente: le donne nei ruoli che contano solo poche.
L’ho sostenuto anche io qui dove cito i pochi – e non certo rassicuranti – dati che ho trovato.
So benissimo che non è una questione che riguarda solo il nostro settore.
Per quanto non sia un problema solo italiano, noi riusciamo comunque a distinguerci.
Se consideriamo la percentuale di donne nei Consigli di Amministrazione delle società quotate in Europa, l’Italia è in coda con il 4% rispetto all’11% della media UE
(nelle prime 300 società europee, solo il 2,1% per le italiane a fronte di una media del 9,7%, nel 2008).
Tra le prime 10 società italiane non vi è una sola donna nei Consigli di Amministrazione.
Detto ciò, mi sono stupita quando ho letto il post di Gianni Lombardi che sostiene che “nelle agenzie le donne sono spesso la maggioranza e spesso hanno ruoli dirigenziali“. Non so se si basi solo sulla sua esperienza personale, o se il suo sia un discorso generale.
Sarebbe un’ottima notizia, di cui però non abbiamo la certezza.
Lancio quindi un censimento per capire chi e quante sono le donne che occupano ruoli dirigenziali nel nostro settore: CEO, amministratori delegati, direttori marketing, direttori creativi esecutivi, ecc.
Credo che l’unico modo per capire dove sta la verità sia verificarla con dei dati.
Sono molte o sono poche le donne in ruoli che contano?
direttrici marketing nelle aziende ce ne sono tantissimi, quasi quante gli uomini.
Sì, però bisogna sapere anche quanti sono i relativi posti in totale.
Esempio: su 10 direttori generali, tot sono donne.
Sennò non ha senso.
http://www.youmark.it/article/29398/interviste-sandra-macasso-simona-maggini-francesca-baroni-carla-padovani-Young—Rubicam-Brands-youmark
http://www.youmark.it/article/29398/interviste-sandra-macasso-simona-maggini-francesca-baroni-carla-padovani-Young—Rubicam-Brands-youmark
Donald, abbiamo capito che 6 una donna. Tanto scalpore su Toscani, e di nuovo torni sul pippone delle donne che non hanno potere. Quella della classe debole è la fregnaccia più ostentata di questo decennio. Sono 30anni che che le donne emergono.
Cazzo significa se la media di donne nei consigli amministrativi è inferiore a quella europea? Bisogna vedere anche a quante frega di arrivarci. Culturalmente la pippa della donna impossibilitata è superata. Milano pullula di esempi di donne determinate che ce l’hanno fatta. Piantiamola e parliamo d’altro.
Parliamo di figa?
No, caro imbecille
Non è il tipo di conoscenza che questo blog prometteva di divulgare per rafforzare la categoria. E se Donald fosse donna e davvero riuscisse nel suo scopo, evviva! Non era discriminatorio il mio commento, era sulle priorità.
E comunque chi scrive è Betty Draper che, presumo, sia la moglie di DD. E sarà a casa a fare la casalinga disperata.
Comunque io mi ricordo di una Jeane Reeves (non so se si scrive così, scusate) a capo di JWT/Rmg Connect, o no?
Cretino: Una chimera tra Jean Genie e Steve Reeves?
Jane Reeve.
Ansioso di tornare al mio tapagismo, mi schiero con Mandolino.
Adesso vorremo mica parlar solo di sesso debole e strumentalizzato?
Jane piu’ che altro e’ la ex moglie di Massimo Costa anzi nemmeno tanto ex. I suoi meriti professionali?
Un ultimo anno disastroso di jwt tra licenziamenti e perdite di talenti e clienti; l’acquisto di due costosissimi fenomeni ma con un reparto creativo decimato e infine la perdita proprio oggi del budget piu’ importante Vodafone per il below the line.
sono circondato da donne con compiti direttivi. ho condiviso l’ufficio con donne che avevano contratti da dirigenti entre io ero quadro e il ruolo era il medesimo.
insomma, a me ‘sta storia pare ‘na strunzata.
ma infatti non si sta dicendo che non ce ne siano, ma che siano sempre poche. io in 8 anni lavorato in 6 agenzie in tutto e non ho mai avuto un dc donna. in tutto ho conosciuto una direttrice clienti e 2 manager di alto livello. per il resto sempre maschietti. Anche tra i creativi sono quasi sempre stata in minoranza.
si infatti! a mia esperienza 9 volte dsu dieci, le donne guadagnano uguale ma alle 6 se la filano sempre e ti lasciano nella merda.
Questa è proprio una boiata.
era una provocazione alla toscani
Le donne sono in minoranza perchè ad un certo punto della loro vita devono anche procreare i vostri figli.
Non è semplice in un paese come il nostro, in cui il marito medio crede ancora di dover essere accudito e il manager medio crede che la maternità sia un problema.
siceramente la maternità è un grossissimo problema per una azienda in italia.
almeno io no nconosco bene le dinamiche di spesa ecc, ma sopratutto nelle agenzie piccole, quando una assunta va in maternità, il propietario si strappa i capelli.
La maternità è un problema perché ricade economicamente, in modo pesante, sull’azienda.
La maternità non dovrebbe essere un problema.
Un’azienda non dovrebbe essere l’unico attore che sostiene il (sacrosanto) congé maternel.
Lo Stato dovrebbe sostenere (e incentivare) la partecipazione alla famiglia.
In Svezia, per caso, le Agenzie son tutte morte? Non credo. E lì il congé paternel è obbligatorio.
Se fossimo un paese meno pisellocentrico, saremmo tutti più felici.
Qualche settimana fa, presentazione creatività al cliente. Tra noi e loro al tavolo della sala riunioni c’erano 5 donne e 3 uomini. Ho pensato “buon segno”. Poi mi sono accorto che i due pezzi grossi, uno nostro uno loro, erano entrambi dotati di pene.
Grazie per la citazione. Qualifico meglio quello che avevo scritto. Nella mia esperienza nelle agenzie le donne sono tante, penso almeno il 40% (percentuale superiore all’occupazione femminile in Italia). In alcune agenzie sono la maggioranza (me ne vengono in mente almeno due in cui la proporzione è 8 donne/2 uomini). A naso, ritengo anche che nelle agenzie (comprese le agenzie di PR) le donne socie, titolari, imprenditrici e/o dirigenti siano superiori alla media nazionale (che comunque è molto bassa).
Aggiungo inoltre queste note: L’Italia è in una situazione molto arretrata rispetto all’Europa. Detto questo, bisogna però tenere presenti alcuni fattori totalmente sottovalutati nel discorso:
Esistono delle differenze di genere oggettive, tanto in Italia quanto in Svezia (dove sono mitigate da una diversa evoluzione sociale).
La differenza più grande è che, sia per motivi culturali sia per motivi (probabilmente) genetici, gli uomini sono più propensi al rischio rispetto alle donne. Inoltre, più facilmente sono anche ossessivi (in senso patologico del termine) nel perseguimento dei loro obiettivi. Questo significa che da una parte gli uomini vanno di più in prigione (90% dei reati violenti sono commessi da uomini), diventano più facilmente homeless, muoiono di più negli incidenti sul lavoro (4 morti su 5 sono uomini), muoiono di più negli incidenti d’auto, emigrano di più alla ricerca di fortuna; dall’altra più facilmente raggiungono posizioni di vertice nella società (amministratori delegati, grandi imprenditori, politici di vertice).
Chi arriva in posizioni di vertice spesso s’è giocato la carriera almeno una o due volte nella vita. Se ha fortuna vince, se ha sfortuna, il suo destino potrebbe anche essere il fallimento e la disoccupazione, la galera o il suicidio, oppure un rapido oblio.
Bill Gates e Steve Jobs hanno entrambi lasciato gli studi per fondare le loro aziende. Se avessero fallito, sarebbero totalmente dimenticati. Steve Jobs s’è giocato la carriera almeno due o tre volte. Quali donne – che notoriamente sono più diligenti, coscienziose, brave negli studi – lascerebbero l’università per aprire un’azienda e giocarsi la carriera? Per tornare a casa nostra, quali donne correrebbero i rischi, emotivi ma anche fisici, che ha corso Berlusconi per tenere in piedi la sua enorme baracca? E che continuamente si mette nei pasticci da solo per eccesso di testosterone senile?
Con questo non voglio dire che gli uomini sono “meglio” oppure che si meritano di diventare presidenti del consiglio. Però bisogna stare attenti a valutare le medie: il fatto che mediamente le donne siano più brave a scuola degli uomini non esclude questa possibilità: che tra gli uomini ci siano più genialoidi e più cretini, più qualche idiot savant geniale nel fare una cosa sola (ad esempio fare astrusi calcoli matematici, allenare una squadra di calcio, vendere in modo ossessivo).
Citi come fatti accertati alcune tesi della psicologia evoluzionista (Geary, Pinker & C.) che in realtà sono molto controverse.
L’occupazione femminile in Italia è il 46.4% secondo OCSE 2010.
Solo la Turchia ha un dato peggiore.
Caro Gianni Lombardi, è la seconda volta che leggo questa tua cosa degli uomini più orientati al rischio. E mi sembra una grande cagata.
sono d’accordo. e anche l’associazione fra propensione al rischio e infortuni sul lavoro non è male.
Gianni Lombardi scrive: “Quali donne – che notoriamente sono più diligenti, coscienziose, brave negli studi – lascerebbero l’università per aprire un’azienda e giocarsi la carriera?”
IO!
2000 a 20 anni ho lasciato gli studi e aperto un ISP al sud, inutile dire che una cultura assolutamente anti-innovazione ha fatto si che la società si trasferisse a Milano, io non l’ho seguita!
2006 a 26 anni ho lasciato gli studi per dedicarmi a tempo pieno alla mia società di import e distribuzione che ho venduto nel dicembre 2009.
Dopo un anno sabatico ho deciso (a novembre 2010) di cercare lavoro (stanca di imprendere)…sto ancora cercando. Non posso fare master perchè non ho laurea; ormai ti chiedono la laurea anche per posti che fino a qualche anno fa si potevano svolgere con il diploma (giustamente l’offerta è talmente ampia e i posti talmente esigui che se lo possono permettere!)
Al momento ho fatto 5 colloqui le affermazioni più salienti:
UOMO: “Bel curriculum, persona vulcanica e capace si vede ma… se la prendo… poi lei mi fa le scarpe. Mi sa che non mi conviene!”
UOMO: “Lei è troppo leader per fare l’impiegata”
DONNA: “Dovrebbe essere la mia assistente…ma quanto è alta??? Accanto a lei sembro nana!”
UOMO: “Ma lo sa che il posto è uno stage di 6 mesi senza rimborso spese, con la sua esperienza mi sa che non accetta!” (Se non lo scrivi come posso saperlo???)
se prendi dati freddi fra la popolazione americana bianca e nera troverai simili differenze, lo stesso laddove esistono minoranze di ogni genere, non puoi interpretare dei dati che fotografano la realtà senza considerarne le ragioni. E’ un po’ come quando le statistiche rilevano che i lavoratori a contratto indeterminato accedono a mutui bancari e quelli a contratto a termine no: non è che questi ultimi non siano interessati ai mutui, ma forse e la banca che non li rilascia…
A proposito di censimenti, ho censito due nuovi fake. Abbacinante quello di DLV per catsan. E imbarazzante la risposta di Stefania Siani su Lashortlist alla domanda di un tale che chiedeva se fosse un fake. La Siani in pratica ha riposto: non è assolutamente un fake, infatti l’ha fatta un illustratore bravissimo. Ma che risposta è? Vogliamo sapere dove è uscita, cara Siani. Date e testate! E chi l’ha pagata! E da dove proviene il brief! E’ ora che Gianni Lombardi, che mi sembra una persona di solidi principi, faccia qualcosa per debellare il flagello dei fake e arginare in particolare la DDB Milano che quest’anno è riuscita nella rara imppresa di iscrivere 22 fake (comprese le multisoggetto) all’ADCI. Uno scandalo clamoroso che grida vendetta.
Nei prossimi giorni, se DD vorrà, pubblicherò una classifica delle agenzie che hanno fatto uscire più fake nell’ultimo anno, citando nome dell’agenzia e numero di fake per ciascuna. Grazie.
Io un post così lo leggerei volentieri. Forse ci direbbe qualcosa che non sappiamo già.
Sono il tale che ha posto la questione sia su Catsan sia più in generale alla SL perché pubblicasse oltre ai credits anche la pianificazione, e non perché avessi la certezza del fake in questione (Catsan). Credo sia interesse dei DC fugare dubbi in merito, a priori prima che sorgano.
Tu pentito della DDB hai commentato in diversi post sottolineando la mole.
Credo tu debba citare con esattezza a quali campagne ti riferisci e chiederne conto e senza aspettare il placet di DD che sembra voler rimandare la questione. Se è vero che i fake sono un problema (che più che discredito getta un’altra palata di ridicolo, come se ne avessimo bisogno) credo sia ugualmente vero che non sia, tra i tanti, il primo della lista. Leviamocelo dalle palle.
Ho il sentore che questo blog altrimenti rischi di trasformarsi (o comunque apparire) da luogo fulgido della controinformazione delle premesse ad un vicolo buio nel quale sputarsi addosso invidie meschine, rancori e sentenze sommarie.
…oltre all’agenzia, anche i (dis)credits…
Io amo il “Pentito della DDB”. Un vero ossessivo-compulsivo, però fa ridere.
In realtà Stefania Siani nell’intervento su la Shortlist cade in un lapsus clamoroso, ammettendo di fatto che si tratta di un fake.
Questo il suo virgolettato:
“in genere non rispondo mai a questo tipo di provocazioni, ma visto il lavoro e la determinazione con cui il nostro team si dedica al lavoro vero di tutti i giorni, non posso proprio passarci su”
“si dedica al lavoro vero di tutti i giorni”. Appunto. Come a dire che in quel caso (Catsan) non era un lavoro vero.
Lombardi, fai qualcosa contro la piaga dei fake. Meno parole, più fattti. Grazie.
Pentito, tanto per chiarire: a livello personale considero la “piaga dei fake” un falso problema e una perdita di tempo, come scrissi qui un anno e mezzo fa:
http://scrittorefreelance.blogspot.com/2009/12/il-sintomo-non-e-la-malattia-i-fake-ads.html
Per quel che riguarda l’ADCI deciderà il Consiglio quali politiche adottare alle giurie e io mi uniformerò.
Senti pentito, non è che perché te non vedi delle campagne queste siano per forza fake. Catsan è una campagna vera per un cliente che non accetterebbe mai si divulgasse una campagna Fake su internet. Quelle 4 illustrazioni costano molto e nessuna agenzia spenderebbe quei soldi per un fake. Poi ti posso garantire che in DLV non si fanno fake e anche per i clienti diciamo “amici” c’è sempre un’approvazione e un progetto vero e reale con un lavoro vero e reale alle spalle. Chiama in mars, fatti dare il piano media, comprati le riviste di settore e poi mangiatela.
L’altro fake censito questa settimana, per la cronaca, è un annuncio di Lowe Pirella per J&J, ideato e confezionato a esclusivo uso e consumo de LaShortlist (infatti non è uscito da nessun’altra parte). Grazie.
e i 22 fake della DDB quali sarebbero?
è uscito sulle testate di settore.
Riviste di settore di cacche per gatti?
Ma per favore.
Diteci dove è uscito. Non mi sembra un’informazione così difficile da dare, no? O no?
Scusate se mi permetto di tornare in topic con la discussione…
Certamente c’è un discreto numero di donne che raggiungono ruoli che contano, ma che raggiungano veramente il top in questo momento mi viene in mente solo jane reeve.
Come se le capacità venissero riconosciute, ma nel complesso ci fosse quella spinta decisiva che porta una donna (italiana?) ad arrivare al culmine della responsabilità.
Interessante invece la cronica mancanza di donne “di potere” nei reparti creativi.
Mi viene da pensare che sia in questi settori che, a un certo punto, si crei una sorta di discriminazione. Quindi la domanda è: le donne sono meno in grado di fare le creative nelle agenzie italiane? Oppure sono le agenzie italiane che non sono in grado di valorizzare le donne?
A parte Jane Reeve, che ha in mano i destini bui della JWT, e chi sa come va a finire, ci sono moltissime donne in ruoli di potere, Milka Pogliani in McCann, le quattro moschettiere di Costa in Y&R, Sollazzi in DraftFCB, Siani in DLV, Boccassini in Publicis, solo per fare degli esempi e molte sono anche nei reparti MKT dei clienti,
non vedo molto il problema, forse è più un problema di Lorella che si sente poco importante.
Proposta.
Ciascuno potrebbe postare:
- quanta gente c’è nel suo reparto creativo in totale, compresi junior e stagisti, e su questi quante donne
- quanti hanno ruoli direttivi, e su questi quante donne
- se il direttore creativo è F o M.
Poi si fa qualche somma e si calcolano le percentuali.
Così capiamo se è un problema di Lorella, o no.
Si tratta di donne che formano coppia nella vita e nel lavoro, con pesi differenti: la Siani meno brava di Pepe, la Bocassini brava quanto e forse piu’ di Bertelli la Jane Reeve infinitamente incapace, anni luce da Massimo Costa che prende tutte le decisioni al suo posto. Questo non la salva da perdere budget: l’ultimo Vodafone.
@ Gianni Lombardi
Ciao, io apprezzato molto tua teoria di donne fatte così e uomini fatti altro modo.
Ya. Tu grande persona.
Danke
se in un post dove si parla del ruolo delle donne molti parlano dei loro fake già si capisce qual è il loro atteggiamento di fondo verso le donne. Chi se ne fotte dei vostri fake.
hai ragione, ma il tuo di contributo alla causa è tutto qui?
ok, introduco un aspetto un po’ laterale, fastidioso, perlomeno lo si potrà archiviare fra le stronzate: come mai quelle poche donne che raggiungono posizioni di potere talvolta sono più stronze degli uomini?
Be’, a proposito della differente propensione al rischio di uomini e donne:
Come mai il 90% dei reati violenti viene commesso da uomini?
Come mai sulle impalcature dei cantieri edili salgono solo uomini?
Discriminazione o (anche) differenze di genere?
(naturalmente non intendo dire che questo “spieghi tutto”, come lascerebbe intendere il cretino o la cretina che ha firmato “Goebbels” un commento più sopra. È solo una parte della spiegazione. E un problema di discriminazione esiste).
che ci siano differenze nelle prestazioni fisiche lo sappiamo, qui si parla d’altro, un semplice videoclip ironico e pop-oriented per capire il punto
Le donne sono più prudenti (l’altra faccia dell’affermazione “gli uomini sono più propensi al rischio”), e infatti quando le differenze di genere vengono discriminate a loro danno, giustamente, si lamentano:
http://networkedblogs.com/f7hBa
(il Blog Donne Manager, di Manageritalia)
Di donne nelle agenzie ce ne sono tante, di donne in gamba pochissime. Lo stesso per gli uomini. Io sono propenso alla qualità. Poi parliamo della quantità.
vorrei tranquillizzarvi…non è un mio problema
e il mio commento era solo uno dei punti (neanche il più importante) di una analisi che cercava di individuare le cause dell’utilizzo di stereotipi di genere nella pubblicità.
Estrapolato dal contesto può essere sembrata una mia ossessione ma vi assicuro che non lo è!
mi sento sufficientemente importante per le persone/aspetti della vita che contano, ivi compreso il lavoro che faccio dignitosamente da 15 anni.
Detto ciò è innegabile che nell’età in cui di solito ci sono giri di boa di carriera, la maggior parte delle donne (virago e single convinte escluse, quindi) si trova a dover dare priorità alla famiglia.
That’s it!
Senza rimpianti nè denti avvelenati.
Lorella