Questa lettera è stata pubblicata da Vanity Fair. Ogni ulteriore commento è superfluo. Ringrazio futura STEgista per la segnalazione.
Ecco il testo integrale per chi non riuscisse a leggerlo.
Lavorare a 800 euro al mese per uno che ti dice: “Le donne dovrebbero stare a casa”.
Le scrivo di getto, dopo un colloquio di lavoro con una delle agenzie pubblicitarie più famose al mondo. Sono riuscita a ottenere un appuntamento grazie a un’amica che già lavorava lì: non credo che altrimenti sarebbe stato anche solo possibile avvicinarsi alla reception.
Il capo dei capi si presenta con appena cinquanta minuti di ritardo, mi fa accomodare in un ufficio e incomincia a parlare a raffica. Riesco però a intendere alcune frasi molto chiaramente (forse sono i punti che gli stanno più a cuore, perciò la sua recitazione si fa più scandita e piena di pathos).
Caro direttore, glieli voglio riportare:
1) le donne a mio parere dovrebbero stare a casa a badare alla prole e a cucinare manicaretti;
2) se lavori qui, devi sempre avere il cellulare acceso, se no delle due l’una, o non hai voglia di lavorare o sei morto: gli orari sono variabili, a volte fai straordinari (non pagati) fino a notte fonda ma tranquilla, ti mandiamo a casa in taxi;
3) un nostro collaboratore, pur di non saltare un importante incontro di lavoro, non è andato al funerale del padre.
Il tutto per un contratto a progetto, rinnovabile di mese in mese, che a malapena arriva a 800 euro mensili.
Queste parole si scontrano con tutti i valori in cui credo, le pari opportunità in primis, e non ho intenzione di sottostare a un ricatto del genere, che oscilla fra sessismo e schiavismo. Ma penso anche: posso permettermi, ora come ora, di rifiutare un lavoro?

Ci si può permettere oggi di rifiutare un lavoro?
Onestamente non credo. Si può accettare, stringere i denti, cercare di meglio (ci vuole poco) e poi far rivalere giuridicamente i propri diritti.
Dicono che se ne porti uno in tribunale poi hai finito di vivere.
Non è necessariamente vero e credo che se finissero più datori di lavoro in tribunale certi abusi diminuirebbero.
Esatto.
Non diciamo stronzate.
forse non avete capito che in tribunale puoi portare chi vuoi, ma se sei singolo, a progetto, senza testimoni and co, il tribunale, se perdi la causa, ti fa persino pagare le spese di quelli che l’hanno vinta! funziona così il mondo qui in italia! informatevi, e date un’occhiata alle leggi!
si dovrebbero esserci testimoni, eovviamente chi dell’agenzia testimonia per te?
se invece l’agenzia nn c’è prorpio più penso che tu non posso davvero più far niente.
Purtroppo anche nelle piccole agenzie è così: ti sbatti, riesci a portare in agenzia clienti grossi e, magari, dall’oggi al domani ti trovi senza lavoro perché il tuo contratto (rigorosamente a progetto, perché è così che vanno avanti le agenzie) non viene rinnovato con la motivazione del “grazie ma non ci servi più” che mondo di merda…
non si capisce perché il livello dei sogni e delle ambizioni professionali di chi vuole intraprendere carriere del genere deve essere inversamente propozionale al livello di dignità.
se domani la mia agenzia chiudesse e mi trovassi a far colloqui del genere me ne andrei a testa alta a lavorare all’esselunga. Chiunque voglia farci credere che il nostro lavoro richiede sacrifici simili è un cialtrone.
purtroppo oggi è così, nelle grandi gira così.
se sei giovane ovviamente. poi nnhai nessun diritto, ma un po di più guadagni.
il trucco mi disse un direttore creativo anni fa, è arrivare a guadagnare talmente tanto che all’azienda conviene pagarti che non liquidarti tutto di un botto.
Perchè tu pensi che alla Esselunga ti trattino molto meglio?
Ingenua, forse ti assumono ma solo perchè sono costretti sindacalmente;
e perchè da noi non ci sono sindacati, mi chiederai tu,
perché fino a ieri l’altro il grasso colava e non c’era il bisogno,
fra qualche tempo quando saremo ridotti (se va avanti così tra brevissimo)
come cassiere dell’Esselunga cominceranno ad apparire,
ma ci vorranno sangue sudore e lacrime,
e nel frattempo sarà diventato totalmente un altro mestiere.
mi spiace ma forse tu non conosci la realtà dell’esselunga mia madre lavora lì da 28 anni, forse qualcosina sulla sua realtà la so che dici? seconda e ben più importante cosa, ho detto esselunga per fare l’esempio di un lavoro concreto.
ma poi ingenua a chi che nemmeno sai che faccia ho?
Un’impietosa fotografia del mercato del lavoro in questa Italia.
Un paese invecchiato male, in mano a gente che, anagraficamente o meno, appartiene al passato. Che tristezza.
Portarli in tribunale certi individui sarebbe possibile solo se si riuscisse a dimostrare che compiono atti al di fuori della legge, ma in realtà non è così. Nel senso che un’agenzia sfrutta le persone proprio perché mancano le leggi in grado di tutelarle degnamente. Se mi offrono 900 o mille euro con un cocopro e poi, dopo anni di mazzo e straordinari non pagati, mi lasciano a casa, io concretamente cosa posso fare? Nulla! Perché questo non è illegale. La verità è che mentre all’estero i precari hanno stipendi molto più alti rispetto a quelli che godono di contratti indeterminati, in Italia non accade perchè nessuno pensa a una nuova, vera, utile e seria riforma del lavoro. Quindi quello che è accaduto a questa ragazza capiterà ancora e ancora e ancora. E il classico pensiero alla milanese che spesso ho sentito/letto: “Ma devi amare questo lavoro ed essere disposta a tutto, se no cambia aria” sinceramente ha sfracassato i coglioni.
Se mi offrono 900 o mille euro con un cocopro e poi, dopo anni di mazzo e straordinari non pagati, mi lasciano a casa, io concretamente cosa posso fare?
–
Dimostrare nello specifico che il rapporto di lavoro era un indeterminato, coperto da un co.co.pro per pagare meno allo stato.
E a quel punto, li trascini in tribunale. O transano.
Non parlo a vanvera, ma con cognizione di causa: ne ho già viste di “aitanti società” che si son calate le braghe dopo aver trattato in questo modo alcuni “dipendenti” che GIUSTAMENTE han fatto valere i loro diritti.
oh ma lo volete capire che c’è bisogno di testimoni?????
se tu vai in tribunale con il tuo avvocato dichiarando quello che dici non serve ad un benemerito cavolo..anzi rischi di perderla per mancanza di prove!
e trovameli tu almeno 3 testimoni che hanno lavorato li con te nel tuo stesso periodo e fatalità se ne sono andati e quindi non hanno + rapporti decenti con l’agenzia.
Fate sempre un backup di tutte le email di lavoro.
ragazzi aiutatemi, spiegatemi come fare. sono totalmente ignorante su questo fronte.
Sarebbe simpatico sapere di che agenzia sta parlando. Insomma, è anche ora di farli, questi nomi e cognomi.
Francamente, chi ha risposto a questa lettera non si discosta troppo dall’idiota ‘capo dei capi’ incontrato da Marta Alice, se per rispondere a circostanziate accuse di schiavismo e sessismo non trova di meglio che fare battute sessiste! (“la moglie gli cucina un ramificatissimo paio di corna”).
O tempora o mores!
Smettiamola di pensare che se li porti in tribunale poi hai finito di lavorare!
Dovremmo farlo tutti, solo allora si riuscirebbe a far cambiare questo trend orribile.
Segnalo che il collegato lavoro è stato spostato a fine anno, grazie a un parlamentare del PD (a volte risorgono), perciò chi deve e vuole fare vertenza per gli anni passati ha tempo fino al 31\12\2011!
Ricordo che le vertenze di questo tipo (cocopro VS Agenzia) al 99% finiscono a favore del dipendente e in un lasso di tempo relativamente breve. Chiedete a qualsiasi avvocato esperto in questioni del lavoro!
Chi non può o non vuole rivolgersi a un avvocato, può facilmente portare contratto e mail ai sindacati, come la CGIL, che offrono gratuitamente l’assistenza legale, con tempi un po’ più lunghi.
La vera rivoluzione deve cominciare dentro di noi (cit.)
aiutami. voglio capire cosa mi serve come prova. ti prego.
A me sembra invece che il turbofascismo aziendale sia in gran forma, e avrà territori spianati nel prossimo futuro.
E non mi pare sia un fenomeno esclusivamente italiano.
L’equazione è facile: non c’è lavoro – tu vuoi lavorare? – queste sono le condizioni – stop.
E non c’è più tutela che conti.
Cercate di godere di quello che avete, perchè non migliorerà.
La colpa è delle agenzie che ci marciano, ma finchè esisteranno persone come quella del punto 3 (funerale del padre) avranno su che marciare. Prendiamoci i nostri diritti e la nostra dignità in primis anche da giovani, poi le aenzie avranno poco da fare le brillanti.
E poi è sempre meglio fare qualcos’altro che perdere dignità in questo modo.
Senza nome e cognome dell’autrice e del direttore creativo, questa lettera non ha alcun valore. E’ ora che passi il principio per cui l’anonimato fa perdere credibilità. E’ ora che passi il principio dell’assunzione di responsabilità.
… dixit “Anonimo”!
(A)
ma che cazzo dici?
ti pare una realtà impossibile quella descritta?
o ti piace far finta che tutto questo non esista?
no rgazzi nnscherziamo il funerale del padre non può essere vero dai.
nemmeno il più cane degli sfurttatori insieme al più disperatokrumiro arriverebbero a tanto.
a questo non ci credo.
A me è capitato che qualcuno (finlandese) con cui collaboravo (non lavorava per me, ma la sua azienda era coinvolta in uno dei progetti che coordino) saltasse il funerale del padre per consegnare in tempo.
L’ho saputo molti mesi dopo. Non avrei mai accettato che lo facesse, se l’avessi saputo prima!
be ma suo padre era in finlandia presumo.
però quelle sono le cose che annientano davvero l’essere umano.
si può saltare tutto quello che è festa e di chiunque, ma dei genitori, il funerale non è davvero pensabile.
Il bello è che l’invito a fare nomi e cognomi viene da anonimi
Non essere pignolo. È il pensiero quello che conta.
C’è chi resta anonimo pur scrivendo nome e cognome.
smack!
Io rifiuterei. E’ ora di mandare affanculo questi personaggi.
bArt ha ragione, basta un numero di telefono fisso, una mail senza la specifica guest, un biglietto da visita, delle mail su cliente non in contratto, o delle mail che significhino che stai tutti i giorni dalla 9 alle 17 a lavorare.
Basta poco e dopo si continua a trovare lavoro.
secondo voi a quanto può ammontare il risarcimento da parte dell’agenzia se il cocopro vince la vertenza?
Io vorrei capire una cosa, non è una provocazione.
Cosa ne pensate delle ragazze/donne che abortiscono per la carriera?
eh dipende sempre dallasituazione caro ano,
se il motivo è esclusivamente la carriera, penso che veramente toscani abbia ragione.
se i motivi sono anche altri chi simao per giudicare.
certo è che se a 30anni ne saranno felice, a 40 capiranno che fu una stronzata, quando verranno segate cmq.
Penso che l’aborto sia un argomento troppo delicato e troppo personale per essere commentato in modo generalizzato su un blog. Ogni caso è un caso unico e ogni donna ha il diritto di scegliere se diventare madre o no, considerando che, grazie alla nostra politica moderna e lungimirante, essere madre e lavoratrice in Italia è un’attività quasi eroica.
Ho fatto questa scelta. Presi questa decisione molti anni fa, quando avevo da pochi mesi trovato una buona opportunità in un’agenzia importante, dopo essermi sbattuta per anni e per niente. Pensai: hai studiato, fatto e chiesto sacrifici, sei sul primo vero trampolino della “tua carriera”. Non farti segare le gambe da un figlio. Il fatto che il lui fosse un “occasionale”, che ero comunque troppo giovane, che non avrei saputo come mantenerlo se non chiedendo altri sacrifici, furono le motivazioni “fasulle” che mi hanno dato la spinta finale. Ne è valsa la pena? La carriera ha avuto i suoi traguardi? ho confermato negli anni quella scelta?
Mi è capitato di dover ritirare diversi premi. Ogni volta ho pesato l’oggetto e la scelta. Pentita?
Pensi tu, Ano, che io possa darmi quella risposta ed accettare di esserne comunque travolta? Mi spiace ma come hai potuto leggere ti ho dato più interrogativi che risposte.
Non mi permetto di commentare essendo completamente fuori dalla tua storia personale.
tu non hai ancora capito se ti sei pentita
“pentita?”
lui invece
quello che adesso avrebbe diciamo dieci anni
io penso che possa essersi pentito
o possa averlo rimpianto
che una scelta così definitivamente totale per la sua vita
sia dipesa da considerazioni del genere
la tua carriera
i tuoi premi
e non è che ce l’abbia con te
pentita?
scrivo perchè penso
se ne hai parlato qui
che forse vuoi davvero parlarne
e meriti che non ci si volti dall’altra parte
io credo che il tuo intervento sia molto importante
anche se parla di cose più grandi di questo sito
giovanni pagano
@Ano
Quando ti sei posto e hai proposto questa variante sul tema
forse non ti aspettavi ti venisse presentato “un caso”. Sicuramente non hai tenuto in considerazione l’entità della questione e l’opportunità di presentarla qui.
Tu cosa pensi di quelle ragazze/donne?
Non voglio provocarti, ma credo che il prurito che ti ha fatto lanciare quel sasso si sia improvvisamente tramutato in un bruciore.
@ Giovanni Pagano
Grazie per non esserti voltato dall’altra parte.
Continua a guardare nella mia direzione. Quando ho incontrato cosa avrei voluto fare nella mia vita, da subito non ho mai ragionato in termini di carriera e tanto meno che fossero previsti persino dei premi. Ho messo l’impegno che sapevo che una donna, all’epoca come ancora oggi, avrebbe dovuto tirar fuori per non sentirsi dire “le donne stiano a casa”.
Sembrerà un luogo comune, uno di quelli che a forza di ripeterli non hanno più neanche un suono, ma una “femmina” con delle aspirazioni al pari di quelle di un uomo doveva, deve e temo dovrà sempre lavorare il triplo.
Anche grazie alle colleghe che preferiscono usare il culo, o che sanno che usare quella parte serve a fottere quei colleghi e capi maschi che comunque quello e solo quello notano.
Immagina ora la mia scelta al maschile. Il mio “occasionale”, lui si in carriera, improvvisamente nel ruolo fastidioso di procreatore, messo faccia a faccia con questo incidente di percorso. Prova ad intuire la sua scelta, senza però nasconderci dietro al tanto corretto e rispettoso quanto liberatorio “la decisione finale è della donna”.
Chiudo, e scusatemi se tutto questo vi sia sembrato “off topic”
Ci sono due possibili strade.
1) gli dici in faccia quello che pensi, se riesci gli fai anche un po’ male fisicamente
2) accetta il lavoro, registra tutto quello che avviene, mail, brief scritti, soprattutto quello che ti dice a voce, poi lo denunci e soprattutto lo sputtani. Questo blog credo ti aiuterà.
Ti consiglio la seconda, anche se io prenderei la prima.
che l’agenzia di cui si parla è la Leo Burnett e il tizio in questione Brenna. Però ci lavoro quindi ovviamente non posso firmarmi.
… sono gli stessi che se ne vanno per università ad incalcare in testa ai laureandi
Quanto figo è lavorare in pubblicità
Ma quante cose fighe si fanno
Quanta gente figa ci lavora
Cosa aspettate a mandare i vostri curriculum
C’è posto per tutti !!!
… My Goodness !!!!!!
Non vi offendete se vado a fare un altro lavoro, vero ?
vai pure…ti giuro che non mi offendo…
lavoro anch’io in quella agenzia e proprio da poco abbiamo ricevuto l’ultima mazzata.
è uno schifo. è schiavitù reale non virtuale. è una cosa orrenda ma finchè ci sei dentro è come una setta. tutti sorridono. tutti incitano ad andare avanti.
io avevo già aperto gli occhi da molto tempo ma scoprire che anche i miei colleghi scrivono qui mi sta aiutando a meditare un cambiamento drastico…
beh, l’avevo pensato io.
la sboroneria è quella, l’attitudine a intervistare (se account) anche i giovani è quella.
ma la frase del funerale non è nello stile del giorgione nazionale.
lui avrebbe parlato del suo parco macchine…
“1) le donne a mio parere dovrebbero stare a casa a badare alla prole e a cucinare manicaretti;” una visione del ruolo della donna fin troppo dignitosa, per essere di brenna…
Caro Io So non so se tu sei ancora in quell’agenzia…sicuramente eravamo lì insieme.
Scrivere qui può aiutare ma fare qualcosa di concreto sarebbe meglio. Io lo sto facendo. Forse non servirà a nulla. Forse servirà a far alzare la testa anche a chi si nasconde sotto le scrivanie e sfodera il peggior servilismo quando vede arrivare i soliti idioti del 2° e 5° piano.
Un tale discorso lo fece alla mia attuale moglie dieci anni fa il signor P quando era all apice della sua carriera nell agenzia dove ora siede un altro.
Gli disse indicando due povere disgraziate: vedi, loro hanno mangiato merda x due anni ma ora non sono piu stagiste!
la cosa incomprensibile secondo me è come accetti di subire tutto questo non un creativo ma un account (cosa che si desume da fatto di tenere il cellulare sempre acceso): cazzo ma cercate lavoro nel marketing delle aziende, fate più o meno lo stesso lavoro o magari anche più interessante, lavorate di meno, guadagnate di più e soprattutto siete voi a trattare a pesci in faccia le agenzie e non il contrario.
cioè ancora ancora il creativo, ma chi vuole fare l’account in agenzia davvero non lo capisco.
seeeee la fai facile! pensi che non li mandiamo i curriculum?? gli account laureati in economia sono gente che di economia non ne capisce un cazzo e dunque si trova un lavoro alternativo non capendo un cazzo di pubblicità…chi è laureato in scienze della comunicazione ha sempre sognato di lavorare nella pubblicità e quando si accorge che fa schifo cerca di andare in azienda…ma le aziende con capoccioni 60 enni che non capiscono nulla schifano la loro laurea senza nemmeno sapere di cosa si tratta!
Spesso mi sono chiesto se anche in altri lavori succeda lo stesso. Credo di si
Molto meno. MOOOOOOOOOLTO meno.
Parlo di quel che so: si è sempre detto peste e corna della moda e di tutto/i quel che ci gira attorno, ma sempre trovato persone di gran serietà, disponibilità ed onestà. Sono certa non farete fatica a trovare chi la pensa come me. E’ un “mondo” strano e difficile ma per come l’ho vissuto io è sempre stato tutto molto cristallino, ho visto come ovunque persone entrate in stage ma assunte con molta più facilità che in pubblicità. E diciamocelo, gli stipendi sono anche un sacco più goduriosi.
@BeDee
Se la mail non è certificata non serve ad una pippa.
@BeDee
Se la posta non è certificata non serve ad una pippa.
Signore e signori in pubblicità il bengodi è finito, spero sia chiaro.
Finish! Game Over, Kaputt, Ce finì. Final! Claro? Claro che sì.
Detto questo il Boss dell’ intervista rivela ulteriormente la pochezza e
la meschinità di chi siede nelle stanze dei bottoni, e sono loro insieme ai Boss
che stanno a Londra e Parigi, a N.Y. che hanno ridotto questo mestiere così,
amministrandolo coi piedi quando il benessere c’era eccome.
Anche se lui il Boss in questione, nel suo essere
piccino ha perlomeno detto le cose come stavano,
c’é anche chi invece ti fa la sorpresina dopo…
la ragazza pur mossa da piena ragione comunque mi pare un pochino
ingenua e un pizzico velleitaria visto il finale della lettera che scrive poi a VF,
e prova ne sia che con quella missiva molto probabilmente ha inguaiato
anche l’amica che gli aveva procurato il colloquio e che magari
al suo posticino ci teneva pure.
Avanti il prossimo alla cassa siore e siori
Sono un imprenditore 35enne che fa il sistemista di terzo livello per campare, vuol dire che al di la delle stronzate faccio girare tutte le aziende, quindi anche quelle pubblicitarie, io accendo il vostro business e senza di me oggi non si muove nemmeno un mouse, sono consapevole di quello che sono e di cio che faccio, ma non vado in giro a dire che sono il più figo, il più grande, l’onnipotente e da sposato con una titolare di agenzia pubblicitaria posso dire che imbecilli come quello di cui si legge qui ce ne sono a bizzeffe. Fortunatamente non sono tutti così, molti riconoscono il valore delle persone, questi dinosauri sono destinati a sparire, ed io, nel mio piccolo mi batto assieme a mia moglie per contribuire all’estinzione della specie. Tenete duro, il mondo cambierà.
ehi pentita?
per qualche inghippo seminato da donald in questo blog
non riesco a risponderti più sù
ma voglio che tu sappia che non mi sei sembrata fuori topic
credo anche che se hai risposto alla provocazione di ano
è perchè volevi parlare
confrontarti con qualcuno
questa argomento è apparentemente tanto grande
da mettere paura alle persone
che fuggono
e lasciano sole le altre persone
recentemente però sono stato sconvolto dall’esito pauroso di una di queste storie
e mi sono detto che nessuno deve mai restare solo
ad affrontare problemi come questi
così ho cercato di risponderti
perchè credo che quando parli con qualcuno
anche se non la pensa come te
in quel momento non sei solo
non mi interessa trovare colpevoli
vorrei aiutare le persone
se ci riesco
giovanni pagano
Grazie è stata la premessa alla mia replica al tuo commento. Il grazie lo rinnovo volentieri ora, ma non esclusivamente a nome (anche se anonima) mio. Se ho risposto alla malcelata provocazione è stato per spiazzare e generare una reazione. Ho ottenuto calore e vicinanza, pur nella diversità di opinioni, e queste si, sono un premio.
Ciao
Pentita?
Lo scenario:
Oggi le agenzie impongono contratti a progetto che sono illegali perché di fatto il lavoro svolto è di natura differente, che lasciano le persone nella precarietà di un rinnovo contrattuale che è viene fatto parecchio sudare. Questo è sbagliato.
L’alternativa è l’assunzione a tempo indeterminato, una sorta di matrimonio indissolubile tra azienda e dipendente. Conosco art che nel 2010 non hanno sfornato nemmeno un PSD, gente che legge il giornale in ufficio, che passa tutta la giornata su FB. Ne conoscerete anche voi di sicuro e sapete che non si possono mandare via. Anche in questo caso i testimoni pare siano difficili da trovare!
Vi chiedo di cambiare il punto di vista per un secondo e passare dalla parte di un datore di lavoro; una delle poche occasioni in cui, se non siete imprenditori, date lavoro a qualcuno è per un aiuto nelle pulizie domestiche. Avete sempre fatto contratti regolari? Se tornaste a casa la sera e trovaste la casa sporca, e dopo mille discussioni vi trovaste con le mani legate e qualche birra di meno nel frigo? Avreste le prove per portare qualcuno in tribunale? Pensateci.
Questo blog è fantastico, finalmente un po’ di critiche a un mondo autoreferenziale e dominato da anni di successi, che solo all’arroganza del potere possono portare. Grazie di esistere!
Ma attenzione, non facciamolo diventare una raccolta di lamentele, sarebbe un grande spreco. Facciamo qualcosa. Siamo in tanti, il cambiamento può partire da qui. Class action? Raccogliamo le firme per una proposta di legge che sia giusta per i lavoratori e giusta per i datori di lavoro? Facciamo qualcosa, lamentandosi non si risolve nulla, il Bel Paese insegna.
ma che cazzo dici? io di art che fanno un cazzo oggi non ne vedo prpprio nelle agenzie:
vedo tanti copy e direttori creativi, quello si, che cazzeggiano alla grande.
forse qualche dinosauro c’è ancora, ma fidati che si da un gran da fare per evitare l’estinzione.
Completamente d’accordo, i copy sono buoni solo a lamentarsi.
Togliendo facebook, al computer passerebbero 1 ora o forse poco più al giorno di lavoro effettivo.
Non parliamo dei direttori creativi completamente fatti e rincoglioniti…
no vabbè tu ancora non hai aperto gli occhi tu ancora non hai capito un cazzo e mi dispiace per te ma prima o poi lo capirai! e tra l’altro non so che agenzia lavori!
quello che mi fa più incazzare sapete cos’è? in questa città di merda (che dio a fulmini in fretta) se esci dall’ufficio alle 18 vuol dire che non hai voglia di fare un cazzo! MA PORCA DI QUELLA MIGNOTTA gli orari di lavoro non li hanno inventati perchè non avevano niente da fare ma perchè sono compatibili con uno stile di vita salutare per l’essere umano che deve RIPOSARE CORPO E MENTE, AVERE RELAZIONI SOCIALI E FAMILIARI, VIVERE INSOMMA!!! capisco che a milano questo verbo è poco usato ma VIVERE è importante cazzo!!