C’è un’urgenza

La questione della donna in pubblicità a mio avviso si articola su due fronti principali.
La donna che lavora nella pubblicità, che la pensa, la produce, la veicola e la vende.
E la donna che dalla pubblicità viene rappresentata.

Per quanto questi possano sembrare argomenti slegati, a mio avviso non lo sono affatto.
Da una parte esiste una difficoltà oggettiva per le donne ad accedere a ruoli di comando
e dall’altra c’è una rappresentazione
- non dobbiamo mai dimenticarci che la pubblicità nel suo ruolo sociale fornisce soprattutto modelli di normalità -
che va dall’oggettificazione sessista a una rappresentazione vetero patriarcale
che relega le donne ai soliti ruoli di mamma e casalinga o di frivola ragazza unicamente interessata al suo aspetto fisico.
Entrambi rappresentano un’urgenza culturale.

La questione lavorativa rappresenta un’urgenza socio-culturale
che investe tematiche importanti come il congedo parentale e una sana parità,
che se affrontata e risolta permetterebbe una diversificazione di pensiero e decisionale
e quindi un contributo alla creazione di modelli diversi che ancora non esistono.
Dico questo perché i prodotti pubblicitari che escono, anche dalla menti delle donne,
restano ancora ancorati alla dicotomia rappresentativa appena citata.

Entrando nello specifico si possono identificare delle categorie che a mio parere sono diventate delle autostrade comunicative
dove muovere il personaggio femminile.
Vorrei iniziare oggi da quella più discussa e fraintesa.

La donna come oggetto sessuale.
Non parlo solo di tette e culi, ma anche di tutte quelle rappresentazioni in cui il sesso viene usato come unico strumento di potere per la donna.
Se può essere vero – anche se discutibile – che “la seduzione è donna”, nel contesto culturale in cui ci muoviamo, la seduzione, la nuova libertà sessuale
- intesa non come autentica libertà di espressione e quindi sana liberazione da certi cliché (ad esempio: se la dai sei una troia) che invece sono rimasti -
viene rappresentata come l’unico fattore x che la donna ha per farsi notare e “farsi strada”.
In questo senso la campagna Silvian Heach, giusto per citare l’ultimo esempio familiare a tutti,
è molto più grave nel soggetto “ghiacciolo” che nel soggetto “culo”.
Più grave perché più subdola e subliminale nel messaggio che veicola.
Eccoti un mezzo per essere più figa, più cool, migliore.
Inutile didascalizzare quale sia il mezzo.
Attenzione: il bug è proprio lì. Laddove il sesso diventa un mezzo che tu donna puoi usare per renderti più figa, stai depauperandolo del suo reale valore.
Rendere inoltre il sesso un mezzo, fa in modo che tutti ne diventiamo schiavi,
non per ottenerne un sano piacere, ma per ottenere altro, spesso solo il riflettere un’immagine falsata del sé,
aprendo dunque la strada alla formazione di individui omologati e sempre più distanti dalla propria identità.
Quello che in ultima istanza risulta grave del soggetto “ghiacciolo” è che non piace solo agli uomini.
Piace anche alle donne: è sexy.
Ciò è possibile perché questo tipo di rappresentazione ha comportato un cortocircuito culturale, diventato ormai parte integrante del nostro modo condiviso di guardare il mondo, per cui le stesse donne hanno iniziato a osservarsi con gli occhi degli uomini,
seppellendo così il loro autentico sguardo sotto una palta di modelli di riferimento spesso volgare, ma non vacua, perché piena di questi nuovi memi che ormai tutti condividiamo.

Se la donna ha perso così il suo sguardo, anche l’uomo ha perso.
Nessun uomo autentico potrebbe essere felice di venire silentemente rappresentato
come un individuo interessato solo “alle tette e ai culi”.
E se la donna fosse solo ed esclusivamente misurabile attraverso il suo appetibile aspetto fisico, se la donna fosse solo un oggetto sessuale privo di altre qualità se non la seduzione e la bellezza, com’è possibile dunque relazionarsi alla pari e rispettare in modo sano un capo donna? O promuovere una collega donna?
In questo contesto è molto difficile, per quanto uno lo desideri, rendersi impermeabile a certe battutine (per non parlare degli striscianti “a chi l’ha data”) e umorismi che, per quanto divertenti, sono a questo punto diventati la punta di un iceberg, che scevra la donna del rispetto in quanto individuo fornito di cervello.

Con questo non dico che va sradicato dal cervello il cip “sesso”, anzi.
Il sesso potrebbe però essere rappresentato per quello che ci piace che sia:
gioco, incontro, scambio, comunicazione, condivisione, amore.
E da qui la domanda: che c’entra il ghiacciolo?
O la goccia di yogurt Muller finemente appoggiata sulle labbra della modella?
O la fellatio per promuovere le Puma?

Un appunto per chi ha citato Axe nei commenti.
Axe o Wonderbra sono ottimi esempi di comunicazione non volgari,
rivelanti rispetto al prodotto e al target.
Spesso però mi è venuto il dubbio che li lodiamo – oltre che per il fun – proprio per l’assenza di volgarità.
E pensando alla campagna W. in cui si vede un bar affollato in cui tutti guardano in camera, non posso fare a meno di chiedermi: che effetto fa a noi italiani? Nessuno di noi ha pensato: “ma che bravi sono riusciti nel loro intento senza fare vedere le tette?”.
Il solo porsi questa domanda fornisce la misura di quanto siamo ormai intimamente intrisi dei modelli di reppresentazione che abbiamo creato.

Per concludere questo lungo post.
Quello in cui spero è che, accanto a queste comunicazioni – e mi riferisco a W. e Axe -
ci siano anche rappresentazioni che sottolineino l’intelligenza della donna
e la rappresentino in quelle che sono le sue altre molteplici identità.

Io credo che ci sia l’urgenza, da parte di tutti i player della pubblicità
- senza citare i massmedia in generale -
di inventarsi un modello nuovo capace di rappresentare una donna diversa, che ancora non c’è.

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20 Responses to C’è un’urgenza

  1. Gianni Lombardi says:

    Per il primo tema, dipende anche dalle donne. Come dicevo altrove, io ho lavorato in un’agenzia dove erano tutte donne eccetto tre uomini, e il capo dell’agenzia era una donna. Quindici anni fa, e non era considerata una situazione inusuale.

    Per il secondo tema, occorre anche tenere presente il fatto, ricordato anche da altri nei commenti, che l’80% degli acquisti viene deciso dalle donne. Quindi, se si riconoscono in un certo modello di donna che pulisce i pavimenti ed è ossessionata dal calcare in bagno, come minimo c’è un effetto “cane che si morde la coda”.

  2. Onan says:

    Senza voler essere polemico, vi racconto un aneddoto. Quindici anni fa, giovani art e copy, si guardava con disprezzo i senior, i dc che utilizzavano tette e culi in pubblicita’.
    Qualche giorno fa parlo con il mio copy che mi racconta una conversazione avvenuta con un suo amico art, coetaneo. Stufo di non riuscire a fare granche’ di bello, tale art sosteneva che adesso voleva fare solo campagne con delle grandi e belle fighe. Ne aveva appena finita una, non volgare dove la ragazza era nuda ma si copriva le grazie.

    Alla fine, l’esasperazione?

  3. Quetzalcoatl says:

    Inutile sbattersi e discutere, tanto tra poco finisce il mondo.
    Finisce anche la figa, di conseguenza.
    Basta sedersi e aspettare.

  4. Alfonso Luigi Marra says:

    E’ colpa dello startegismo sentimentale

  5. che te lo dico a fare says:

    Faccio un intervento volutamente provocatorio e parto con una domanda provocatoria: ma se fossimo in Iran, su questo blog ora discuteremmo della lotta indomita per mostrare senza censure la nudità del corpo umano?

    Nel 1984 un doccia schiuma (non dirò la marca) mostrò il primo corpo nudo sotto la doccia, era funzionale allo spot? Ora probabilmente lo censureremmo come il solito spot culo e tette partorito da chi non ha idee. Lo spot era palesemente pieno di doppi sensi.

    Però nel 1984 si fece una lotta per poterlo fare uscire. Una lotta di libertà, incredibile vero?

    Oppure nel 1986 uscì la prima pubblicità di profilattici anche in quel caso grande discussione. Non si potevano mostrare lui e lei a letto.

    Nel 2001 un cliente mi costrinse a mettere la fede alla mano dei due protagonisti.

    A me è chiaro il senso della discussione, quando e se far vedere un corpo nudo e attenti alle allusioni sessuali ma scusate attenti anche alle censure. Attenti alla censura. Sempre.

    Offendiamo le donne, via le pubblicità va bene, via anche quelle con gli uomini però che francamente di vedere pacchi ritoccati sui cartelloni di D&G mi sono rotto le palle.

    Via le pubblicità che prendono in giro i troppo magri e i troppo grassi.

    Sempre inseguendo questa politica estrema del politically correct.

    Il sesso è un motore, usarlo per una passata di pomodoro è sbagliato? Incentiva l’uso della donna come oggetto?

    Parliamone ma ricordiamoci che il concetto del nudo e della sensualità del nudo da sempre esiste nell’estetica, e che il bilanciamento fra etica ed estetica da sempre è oggetto,non risolto, delle discussioni dei filosofi.

    Chiudo con uno spot noto a tutti quello del 1993 di Martini, veramente il problema è solo nel far o nel non far vedere un culo?

    • eduardo says:

      Bravissimo!
      Non cadiamo nella censura!

      Però l’estetica non può essere soltanto porno-soft, per cortesia! :(

      (E vaffanculo a D&G, Hugo Boss e Toscani!)

  6. pentito della DDB says:

    Mi spiace contraddire l’autrice del post, ma la vera urgenza sono i fake. E’ allucinante che la DDB Milano abbia potuto iscrivere ben 22 fakes (comprese le multisoggetto) che gareggeranno ingiustamente e ad armi pari con pezzi veri, sudati, prodotti con poche centinaia di euro e su brief del cliente, non inventtao dall’agenzia. E’ una cosa allucinante. Oggi è circolato sui blog un altro fake clamoroso, questa volta di DLV, uscito da nessuna parte. E’ ora di dire basta. E’ ora che Guastini e Lombardi prendano una posizione decisa ed escludano i fake dai premi o facciano dei premi a parte solo per i fake. Altrimenti trionferà sempre l’ingiustizia. Grazie.

    • Onan says:

      caro amico mio,

      per i fake in Italia dobbiamo tutti dire grazie alla Saatchi Roma, che ci ha costruito un impero. E vinto miliardi di ori. E cosi’ gli altri hanno iniziato a rosicare e dire: “E io che sono coglione?”

      E cosi, oltre ad essere fioccate le Onlus, sono fioccati i fake.

      Buona Notte e Sogni d’Oro,

      • Ano says:

        Mi puoi dare le tue generalità? Voglio denunciarti. Grazie.

      • MariaTeresa says:

        Se parli delle campagne di Palombi/Ferri per Avvenimenti hai quasi ragione, ma non erano del tutto fake. Forse qualcuna per Honda o per Dash.
        In verità S&S Roma (sempre Palombi/Ferri) erano i re dei Sociali, fatti a bizzeffe per vincere premi, su questo hai ragione. Però almeno erano belle campagne, e S&S Roma ha vinto tanti premi anche con clienti veri, to be honest…

      • MX says:

        Quoto con MariaTeresa.
        Ano relaxed

  7. Trinca! says:

    Un altro articolo sulla figura e il ruolo delle donne in pubblicità….ma che palleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee! Basta l’abbiamo capito!
    Non mi accusate di maschilismo, ma onestamente mi avete frantumato i coglioni!

  8. Lo stagista account says:

    La vera urgenza è il ruolo della donna nella comunicazione contemporanea o i fake delle agenzie?
    Questo è il dilemma…
    Non le finte gare, il massacro dei fee al ribasso, i clienti che si stanno accorgendo che possono fare comunicazione senza usare le agenzie.
    Sono ben altri i problemi che affliggono il povero popolo dei pubblicitari.
    Ehi, aspetta… forse ci sono!
    Se diciamo che il problema è Berlusconi, saremmo tutti d’accordo, no?

  9. Raskolnikov says:

    il posti di donald è serio, e fa riflettere. i commenti che seguono sono (quasi) tutti da decerebrati. la pubblicità in italia è brutta? avete appena dimostrato perché.

  10. Ale says:

    Trinca ha ragione: Donald, guastini, diaferia… con sta cosa delle donne avete veramente sfrantumato i coglioni.

  11. AccoUntacculturata says:

  12. Gio says:

    a porposito di questo “cambiamento culturale”

    questo tipo di rappresentazione ha comportato un cortocircuito culturale, diventato ormai parte integrante del nostro modo condiviso di guardare il mondo, per cui le stesse donne hanno iniziato a osservarsi con gli occhi degli uomini

    segnalo provocatoriamente l’articolo #NSFT sulle pagine di RRobe “porno ed eversione”

    http://prontoallaresa.blogspot.com/2011/02/porno-e-eversione.html

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