Lettere a Donald Draper: “Piccolo sfogo di un’aspirante pubblicitaria”.

“Ciao, mi chiamo M. e studio per diventare copywriter. Leggendo il tuo blog la mia idea sulle agenzie e sul futuro di noi giovani è un po’ andata in crisi. Piano piano la mia idea che le agenzie pubblicitarie assomiglino al paese dei balocchi si sta sgretolando, allora mi chiedo: ci sarà un futuro per noi giovani? diventeremo davvero una generazione di partite IVA?.

Mi sto affacciando adesso in questo mondo ma sono una persona realista, non vedo futuro. Sarà davvero così? Perchè nessuno ti incoraggia, ti sprona e ti aiuta? Forse chiedo troppo, amo questo mondo di squali ma non so più se ne sono all’altezza. Ti scrivo perchè spero che mi risponderai che una speranza c’è, che un futuro si potrà costruire un domani.

Intorno a me vedo solo gente che si sente arrivata e che insegna a fare un mestiere senza avere un talento, forse sarò troppo critica, però per noi giovani è importante sapere che la remota possibilità che una porta si aprirà c’è.

Quanto la crisi sta colpendo questo settore? Perchè ti raccontano tutti che sicuramente troverai lavoro? Io non voglio rinunciare a questo mio sogno ma ho bisogno che qualcuno mi dica la verità”.

Rispondo io prima di tutti.

La verità è che questo lavoro è sempre stato stramaledettamente competitivo: su dieci persone che iniziano a farlo, otto si perdono per strada nel giro di pochi anni. Ma questo è naturale: è un mestiere che hanno sempre voluto fare in tanti, solo che via via che si accumulano gli anni d’esperienza i posti di responsabilità disponibili si assottigliano.

La crisi ha peggiorato questa corsa al massacro. Non illudetevi che oggi conti solo il talento. Oltre a chiedervi se siete bravi, ponetevi altre due domande: sono una persona determinata? sono capace di sopportare i sacrifici necessari?

Se la risposta a una sola di queste domande è no, rinunciate subito. È in atto una crudele selezione della specie ma quelli che sopravviveranno andranno a formare una generazione completamente nuova di pubblicitari, gente più tosta e più capace di tutti quei fighetti che li hanno preceduti. Me compreso. Anche perché la rivoluzione digitale è inarrestabile.

Mi chiedi se c’è una speranza e se domani si potrà costruire un futuro. La risposta è sì ma il futuro siete voi. Solo voi. E la speranza è che cominciate a incazzarvi. Ora che sapete come stanno le cose, ribellatevi. Pretendete dignità, rispetto e chiarezza. Dalle scuole di comunicazione che sfornano diplomati in serie, dalle agenzie che propongono stage gratuiti e inutili, dai vecchi pubblicitari che non vi insegnano nulla.

Insomma, basta autocommiserazione: incazzatevi, puttana eva.

D. D.

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Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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40 Responses to Lettere a Donald Draper: “Piccolo sfogo di un’aspirante pubblicitaria”.

  1. Condivido la prima risposta data da DD.

    Non so chi tu sia, sicuramente siamo pure coetanei. Però ti prego, non iniziamo pure noi a mantenere questo stramaledetto anonimato.
    Se ti va,scrivimi pure.

  2. Les matins des magiciens says:

    Agnosco stilum Romanae ecclesiae, Donald.

    E, sommessamente, concordo.

    p.s. Puttana Eva è bellissimo.

  3. c’è sempre una speranza se c’è forte determinazione.
    non puoi seguire la voce degli altri, altrimenti andrai dove vogliono loro.
    c’è sempre bisogno di gente che sappia e che voglia fare, nessuno se non tu può dirti come sei messa con queste qualità.
    ma mi raccomando il disincanto, non è un logo da favola e nemmeno di favole, è semplicemente parte del mondo. E dentro la pubblicità, come fuori, ce la fa chi si migliora e crede in sé, non chi crede a tutto.

  4. futura STEgista says:

    Incazzarsi? Pretendere chiarezza?
    Mi sono ormai assuefatta al pensiero che, se vuoi entrare in un’agenzia senza esperienza, accetti tutto.
    Altrimenti non ti cagano, “tanto di persone come te sai quante ne trovo?”
    Come facciamo a combattere? Siamo troppo ricattabili! Chi protegge noi futuri e aspiranti pubblicitari? Chi ci dice cosa accettare e cosa chiedere/pretendere, se manco ti danno i soldi per il pranzo?
    Aiutateci voi, consigliateci. Voi che avete esperienza, voi che state denunciando tutto questo.
    Grazie

  5. no future says:

    io vi consigglio da un po… se avete la fortuna di essere giovani, siete ricattabili per entrare in agenzia ma non lo siete per uqlasiasi altro lavoro.

    fate dell’altro cazzo. più creativo, ormai i nagenzia si fanno solo adattamenti a campagne internazionali o adattaementi ai comemnti del cliente, che spesso ne capisce un 100 di voi.
    insomma legget donald, lasua risposta spiega tutto.
    il 99 per cento dei pubblicitari, anche i direttori creativi, se avessero una via d’uscita, se sapessero fare dell’alto che gli consentirebbe di portare a casa un bello stipendio, non ci penserebbero 2 volte a mollare tutto. quelli onesti ve lo dicono anche chiaramente.
    siete destinati a un futuro di precariato, bocconi amari e si partita iva.
    volete contare nella comunicazione: fate il lciente, fate gli account e magari gli ad,
    alla fine le campagne in agenzia le decidono loro prima del cliente.
    vi dice niente, anche all’estero che mostri sacri cambino aria?

    • bene.
      mettiamo caso che noi giovani cambiamo mestiere, che tanti ce ne stanno di mestieri creativi.
      Chi resterà però a fare pubblicità? Esisteranno ancora persone capaci di credere che si possa fare della buona comunicazione? Che esiste etica in questo mesitere?
      Lo chiedo in tutta sincerità, veramente.

    • ANTONY says:

      ma ce la fai? impara a scrivere somaro!

  6. Sal says:

    Se sei brava e determinata ce la fai!!!!
    Per cominciare non aver paura di andare all’estero! se vuoi fare questo passo, creati un portfolio con idee davvero innovative che includono le nuove tecnologie. Idee che lascino senza fiato i direttori creativi!
    Un ottimo esempio?

    Questo:

    Grazie a quest’idea, i due studenti sono stati immediatamente assunti dalla Droga5 e li hanno fatto Puma HardChorus!!!
    Never give up! ;)

    • no future says:

      si appunto in droga 5, in italia chi li avrebbe chiamati?
      ovvi odimenticavo di dire andate all’estero se potete.
      ma pronti a non rientrarci.

      • Sal says:

        In Italia non so come funziona, ma per l’estero ci vogliono cose cosi…

  7. Scrudge says:

    Cari giovani vi dico un trucco.

    Usate l’agenzia facendogli credere che sia lei ad usare voi.
    Il lavoro vero ormai lo può svolgere chiunque, allora lottate per le vostre idee. Usate l’agenzia, usate l’account di corbis, usate l’accesso a stampanti di qualità, usate i contatti con registi fotografi, produttori, post produttori usate i programmi con le licenze di agenzia. Fate idee da proporre anche non richieste, al massimo diventeranno dei fake o nelle agenzie più serie grandi idee da mettere nel portfolio per far vedere quanto valete.

    Sicuramente vi sfruteranno e non vi pagheranno, questo è il mondo dell’advertising ora. Ma se sapete muovervi dopo uno stage saprete già rivendervi come junior in un altra agenzia grazie al mazzo che si è fatto.

    Io da stagista (quando la passione ti aiuta, nessuno potrebbe farlo dopo anni di lavoro)
    lavoravo anche di notte. Ma per i cazzacci miei. Ho prodotto idee e mi sono venduto di agenzia in agenzia. Fate così, è l’unico modo per farsi aumentare lo stipendio.

  8. Gianni Lombardi says:

    Da freelance si è meno ricattabili che da dipendenti o da precari monocontratto. Un dipendente può essere minacciato di licenziamento. Un freelance, per quanto le cose possano andar male, difficilmente perde tutti i suoi clienti contemporaneamente.

    Questo non significa che fare il freelance sia il paradiso: il problema dei freelance sono gli alti e bassi di reddito, e il fatto che almeno il 10% dei clienti non pagano. In aggiunta, lo Stato non ti aiuta ma ti ostacola.

    Detto questo, complessivamente, sul lungo periodo, in questo settore sei più al sicuro da freelance che non a fare il dipendente.

    • il duca says:

      aggiungo: se sei uno junior, oppure non hai mai lavorato, la carriera da free lance si può iniziare ugualmente. basta fare l’assistente di un copy free lance che abbia opportunità di lavoro. nel cinema o nella sceneggiatura si fa così. lì non esistono le agenzie. e la carriera è molto più corta e rapida (se c’è il talento ecc ecc)

    • Ano says:

      Grazie per la lezione.

  9. Dandyness says:

    Caro Duca, sul cinema dissento. E’ molto, molto più lunga, la trafila. E la possibilità di vedere realizzata una sceneggiatura, anche quella dove hai fatto solo i caffè per il guru, è 2 su 10. Cosa che mette quasi un bella luce la pubblicità, quasi.

    Fatte queste considerazioni, sposo Scrudge, Donald e un po’ anche No future (nell’attesa che impari a scrivere invece di vomitare pensieri sulla tastiera).
    Le vere opportunità sono all’estero, ma è molto dura avere pazienza e tenacia senza una famiglia benestante dietro.

    La prima cosa da fare è mollare la gonna di mammà.

    • no future says:

      la cosa più vile, e da quelli diffidate, sono i senior o direttorini creativi,
      che con la falsa promessa di farvi assumere, vi fanno lavorare gratis per i loro di free lance.
      di gente così nelle big ce ne è tanta, se vi pagano con soldi veri e siete al verde può anche essere un aiuto, se in cambio di lavoro vi fanno promesse di assunzioni future, mandateli subito a fare in culo e sputtanateli subito al executive, che magari vi assumerà veramente, ovviamente con finto cocopro.

    • il duca says:

      @dandyness – precisazione: quando mi riferivo al cinema pensavo ad altri mestieri quali costumi, luci ma anche la regia.

      per quanto riguarda la sceneggiatura, non esiste solo quella del cinema, settore in effetti in cui si produce poco. in compenso c’è la tv con le fiction e i documentari.

      comunque concordo che l’estero è la migliore soluzione per questo mestiere.

  10. ciao m.
    è un copywriter di 26 anni che ti scrive e che ti urla che “QUESTO È UNO DEI MESTIERI PIÙ BELLI AL MONDO”.
    come in ogni favola scritta bene, però, a popolare questo mondo fantastico ci sono anche i cattivi.
    quelli che, ogni giorno, fanno di tutto per rubarti la bacchetta magica, che provano ogni escamotages per sabotare il tuo cilindro, cercando di sostituire il coniglio bianco con una lumaca pigra e lenta.
    fai un bel respiro e scrollati di dosso tutte le insicurezze, i dubbi e le paure perchè è proprio la paura che uccide ogni forma di creatività.
    il futuro di questo meraviglioso mondo siamo noi giovani che resistiamo per gli altri quando invece esistiamo, ogni giorno di più.

    hasta la bodycopy, siempre!

    matteo maggiore
    http://www.thecopyfighter.blogspot.com/

  11. copy junior says:

    Dipende solo da voi. Che non significa, se lo desideri davvero ce la farai, perché non conta solo il talento, ma anche la fortuna: i senior che avrai, i clienti su cui potrai farti le ossa, il momento storico dell’agenzia in cui entri, la serietà di chi la gestisce… Io consideravo quelli che mi sconsigliavano di buttarmi in questo mondo semplicemente dei falliti. Non ce l’ho fatta io non ce la farai nemmeno tu. Ma adesso capisco perché mi dicevano quelle cose. Se mio fratello, che ha 20 anni, mi chiedesse consigli a riguardo gli direi di stare alla larga da questo mondo, nonostante a me alla fine sia andata anche abbastanza bene. Ma se davvero ti senti portata vai avanti. L’unico consiglio che però mi sento di darti è sappi che sarà tutto meno che il paese dei balocchi.

  12. Anonymous says:

    è facile dire di pretendere dignità e rispetto ma se dall’altra parte ti rispondono:
    “o rimani 6 mesi a 500 euro o comunque ne troviamo un altro…”

  13. S.S. says:

    Scusate un attimo…ma perchè continuiamo a dire che devono essere i giovani a incazzarsi? Non dovremmo essere anche noi, che in questo ambiente ci stiamo da un po’, a incazzarci?
    Mi sembra che il proposito di questo blog fosse fare in modo che la pubblicità, e per quanto mi riguarda, la comunicazione in generale, cambiasse in qualche modo rotta.
    E siamo noi, che assumiamo i giovani. Siamo noi che li scegliamo. Siamo noi che dovremmo formarli. Siamo noi che alle volte li scartiamo perchè non capiamo bene che linguaggio parlino.
    Abbiamo visto che noi, giocatori di un gioco le cui regole non sono oggi così chiare, non siamo in grado di cambiare le cose da soli. E allora perché non ci affianchiamo di persone che abbiano voglia di imparare le NOSTRE regole, piuttosto che continuare a maledire chi vuole restare ancorato al passato, dipingendo la comunicazione come un mondo difficilissimo e bruttissimo, e sconsigliando di intraprendere questo mestiere?

  14. Marcello says:

    La verità sta tutta nelle prime 5 righe di DD. Però ragazzi non prendiamoci in giro, incazzarsi potrà anche servire, ma le scuole ti venderanno sempre un mondo che non esiste, in agenzia continueranno a dirti che ce ne 5o come te de quindi “se vuoi andare quella è la porta” e i vecchi pubblicitari, magari non tutti, in questo periodo sono troppo impegnati a salvare il culo per insegnare qualcosa. La situazione è oggettiva: la domanda è stramaledettamente superiore all’offerta nonostante nel 2009-2010 nel settore ci sia stato un numero enorme di licenziati e “dimissionati” in grandi e piccoli gruppi. Molta gente in gamba ha dovuto cambiare mestiere per pagare le bollette, altro che inventarsi qualcosa di creativo….

  15. Agrippina says:

    Leggo la lettera e più la leggo e più l’occhio mi cade su “un popolo di partite IVA”.
    Se quello che cerchi è un lavoro 9-17 sabato a casa, ferie sicure e buoni pasto non è l’ageniza il tuo posto. Se vuoi un bel contratto a tempo indeterminato blindato e protetto dai sindacati non è l’agenzia il tuo posto.
    Se puoi pensare di passare la notte ad impaginare, se puoi credere che il sabato è un giorno in più per preparare i lay out, se rispondi al telefono alle 19 di venerdì sera sapendo che ti stai giocando la serata allora l’ageniza è il tuo posto.
    È una vasca di squali o una fossa di grassi gatti che non hanno nessuna voglia di lasciarti il loro posto al sole.
    Per cui se vuoi un futuro in questo rutilante baraccone che è la pubblicità affila i denti le unghie e sgomita senza pensare tanto alla tredicesima.

    • Massimiliano degli Uberti says:

      Sono in totale disaccordo con te.
      Mi spiace perché sembri una persona intelligente da come scrivi e questo mi allarma.
      Per quanto prestigioso possa essere un lavoro (la pubblicità oggi certo non lo è) e per quanto possa essere desiderabile, un giovane lavoratore non dovrebbe essere costretto a rinunciare a diritti sacrosanti, come una retribuzione, malattie e ferie pagate, tempo libero durante i weekend.

      Prima di tutto non dovrebbe perché se il suo lavoro ha valore, produce valore e quindi dovrebbe dargli diritto agli stessi benefici di cui godono i suoi coetanei che hanno scelto altre professioni.

      In secondo luogo, lavorare in pubblicità non è un premio in sé. Per chi sogna di fare questo lavoro può essere considerato il raggiungimento di un obiettivo importante, ma è il punto di partenza per costruirsi una carriera e una vita da adulti autonomi.

      • Copy junior says:

        Infatti… ne anche salvassimo vite umane… purtroppo c’è questo modo di pensare che fare il pubblicitario non è un mestiere ma una missione e che tutto il resto, week end liberi, retribuizioni, ore di sonno e parto di tua moglie vengano dopo. Come diceva il mio santissimo primo dc: ricordati che noi vendiamo carta igienica e pannolini. Bastano 8 ore di questo mondo al giorno se ci si sa organizzare.

      • Copy junior says:

        Infatti… neanche salvassimo vite umane… purtroppo c’è questo modo di pensare che fare il pubblicitario non è un mestiere ma una missione e che tutto il resto, week end liberi, retribuizioni, ore di sonno e parto di tua moglie vengano dopo. Come diceva il mio santissimo primo dc: ricordati che noi vendiamo carta igienica e pannolini. Bastano 8 ore di questo mondo al giorno se ci si sa organizzare.

  16. Do not cry! says:

    Come diceva il vecchio Diego nel film Mediterraneo di Salvatores: “Chi vive sperando muore c…”.
    Io sono della generazione giovane, quella che ha studiato grafica e comunicazione e che ora fa un altro lavoro per la pagnotta. Concordo con i vostri commenti e facendo un lavoro che mi permette di guardare le agenzie dal buco di scarico del bagno, posso dire che sicuramente non sono più quelle di una volta. Posso dire che qualitativamente sono scarse e gli addetti ai lavori che vedono il passaggio generazionale, si lamentano che nessuno dei nuovi creativi presta attenzione a come si scrivono i titoli e altri dettagli.
    Sono una di quelle che si lamenta. C’è un fatto, se mi fermo al lamento non mi muovo.
    Allora vado avanti a studiare: vado la sera in accademia a studiare disegno, cerco di tovarmi dei lavoretti e quindi di non regredire. Posso dire che il disegno mi sta salvando, perchè accresce la mia capacità grafica. Continuo a fare foto e a vedere mostre e film. Ora, tutto questo,lo faccio per me e mi aiuta. Per come va il mondo del lavoro, l’agenzia me la farò da sola, con quelli come me. Cominciano ad apparire nuove realtà, che funzionano bene, ci sono ragazzi giovani e bravissimi. Bisogna avere pazienza e perseveranza. Bisogna cominciare a osservare la realtà, individuare i bisogni e dare risposte. I clienti fanno da padroni perchè nessuno più risponde, cioè non c’è più quella professionalità che ti lascia lo stupore in bocca.

    Nessun grande creativo è disposto a condividere i propri segreti; per imparare bisogna osservare molto. E’ sempre stato così e sempre sarà.
    Ho imparato un’altra cosa: ho trovato molta più disponibilità negli stampatori e negli impaginatori. Non saranno creativi ma dalla loro umiltà di mettersi al servizio di un creativo c’è molto da apprendere. A volte sono loro i veri creativi ma spesso nessuno lo sa. Sono quelli che ti dicono come si manda in stampa un file e che sanno come fare un buon lavoro di cartotecnica. Nelle accademie questa cosa non la spiegano perchè sono troppo occupati a spiegarti i concetti filosofici della retrospettiva del nulla.

  17. Alessandro Boggiano says:

    Scusate ma vorrei evidenziare un punto.

    Tutti parlano dell’accesso a questo settore come se ci riferissimo a Pandora in Avatar.
    Ma non è “un altro mondo”, è solo un settore lavorativo e sottostà alle stesse regole di tanti altri settori.
    Vorrei farvi notare che in Italia identiche (spesso insormontabili) difficoltà le hanno i laureati in giurisprudenza, che devono fare gli schiavi negli studi legali in attesa della sospirata abilitazione e, anche dopo averla ottenuta, devono fare anni di sacrifici per affermarsi. Stessa cosa per i laureati in medicina e così via. Ci sono i baroni nelle università, così come ci sono AD ignoranti e arroganti nelle agenzie.
    Anche nella narrativa ci sono difficoltà inenarrabili per emergere, eppure La Solitudine dei Numeri Primi è l’opera d’esordio di un giovane talento che ha vinto a prima botta lo Strega ed il Campiello. Come lo spiegate?

    Il mercato del lavoro nel suo complesso fa schifo in Italia, la meritocrazia ed il talento non sono le principali chiavi di lettura usate per selezionare le persone ma…. MA, paradossalmente, proprio per questo alla fine il vero talento, quello incoercibile, quello non sabotabile, viene fuori.

    Io direi – a chiunque voglia fare UN mestiere, qualunque esso sia – di mettere in conto che le difficoltà qui sono le stesse per tutti. Che se si ha estrema determinazione, se si è studiato bene (nel senso di aver percorso una strada formativa – scolastica e non – valida) e si ha un pizzico di fortuna le cose si mettono per il verso giusto ma, se le capacità sono allineate alla media, si hanno più velleità che basi solide, se si è più inclini a sognare o lamentarsi che agire (e se si ha purtroppo pure un po’ di sfiga) si andrà ad ingrossare le fila dei lavoratori senza infamia e senza lode.

    Su questo blog spesso ci si riferisce all’essere freelance (cioè padroni di se stessi) come fosse una iattura, mentre si considera il posto in agenzia come una meta ambita, pur sapendo che la trafila è spesso inumana e che il percorso non possa non lasciare segni anche sulla capacità creativa di chi deve sottoporvisi.
    A me pare che fuori dall’Italia i giovani siano molto più intraprendenti ed autonomi, che cerchino da sé il modo di emergere e – infatti – quando le qualità ci sono emergono eccome, tanto da essere poi le agenzie a cercarli e ad assumerli (come il contributo postato sopra dimostra) e non viceversa.

    Quindi l’invito alla ribellione di Donald secondo me non va solo indirizzato a cercare migliori condizioni dentro le agenzie, ma a spronare chi vuole fare questo mestiere a spremersi le meningi per venir fuori (ricordate l’esempio di Cric con “Perché tu mi piaci”?) e confrontarsi davvero col mondo – senza prendere come punto di riferimento le agenzie – ma direttamente col mercato. Accollandosi il rischio di dover rendersi conto nel peggiore dei casi di non avere in sé il giusto mix di talento+determinazione+culo per emergere, trarne le conclusioni e scegliere con serenità il proprio destino.

    • Gianni Lombardi says:

      Non ho capito il riferimento a Cric (è una campagna che mi è sfuggita?) ma a parte questo Alessandro Boggiano meriterebbe di fare il guest blogger, qui o altrove.

      Condivido moltissimo di quello che ha appena scritto.

      • Alessandro Boggiano says:

        Ciao Gianni,
        grazie per l’apprezzamento. Il video a cui mi riferivo l’hai sicuramente visto, se n’è parlato anche qui ed è questo

        A.

  18. catone says:

    “quelli che sopravviveranno andranno a formare una generazione completamente nuova di pubblicitari, gente più tosta e più capace”.
    Il problema è sopravvivere. Con le unghie e con i denti, ma porcaputtana, ne val la pena.
    Perché questo continua a essere il mestiere che amo. Nonostante le ferite e le cicatrici.
    Non abbiate paura, se pensate di avere le qualità, andate: il vento verrà da sé. E se non verrà, sarà stato bello lo stesso. Perché è meglio tentare che rimanere con il tarlo. Opinione personale.
    Unico consiglio: ripeto, non avere paura. Non vi mangia nessuno.

  19. AC/DC says:

    Un altro consiglio: selezionate le agenzie che crescono a 2 cifre.

    Sono quelle che stanno facendo di tutto tranne che tv e stampa, cercano giovani con idee e umiltà, li pagano e, guarda un po’, se sono bravi li confermano con degli stipendi che rendano difficile farseli portare via.

    Noi facciamo così, ma non vi sto a dire quanti ragazzi talentuosi abbiano declinato le nostre offerte per andare a fare anche 2 (2!!) anni di stage in qualche luccicante big e tornare a Canossa con un book di fake anni ’90 quando ormai era troppo tardi.

  20. Quetzalcoatl says:

    E’ inutile che vi preoccupate.
    Tra poco più di un anno ci sarà la fine del mondo.

    • FRANZ says:

      La cruda realtà è che il problema vero non è solo nella pubblicità, ovviamente.
      è il sistema italiano.
      i giovani stanno vivendo sulle macerie dei vecchi, di coloro che secondo un modello consumistico estremo non hanno mai pensato veramente al futuro, ma hanno divorato ed esaurito il presente, per ottenere e riprodurre tutto a breve termine.
      ora che questo sistema è stato completamente messo in crisi i vecchi vivono del passato ed i giovani frugano tra le macerie.
      la cosa più divertente è che in questo momento si chiede ai giovani il sacrificio più grande, un sacrificio enorme per le prossime generazioni.
      sacrificare una quarantina d’anni della propria vita per ricostruire delle basi solide. ironico, perchè questa richiesta “sottobanco” non è supportata da stimoli, da possibilità, prospettive ed aiuti ma oramai si delega ai giovani la completa responsabilità, semplicemente perchè siamo arrivati agli sgoccioli e sembra non esserci altra scelta (per la casta).

      quindi, siete pronti a questo sacrificio?
      non sapete se porterà risultati, se porterà cambiamenti, se vi darà una chance.
      io penso che non resterei a queste condizioni, me ne andrei, verso paesi che offrono delle reali possibilità di sviluppo e una migliore qualità della vita.

      le previsioni però non sempre si avverano.

  21. Edo says:

    Mi piace il “incazzatevi puttana eva”.
    Ma, a mio medesto modo di vedere, non funziona.
    Se pretendi rispetto e sei un pischello frsco di università ti becchi un sacco di mazzate, se ti va bene. Se ti va male….beh “Guarda, caro, qui fuori c’è la fila”. ( Questo mi fu detto al primo colloquio che feci in Saatchi). Questo è un gioco di Nash. Dove SAI che gli altri diranno di sì, se tu dici di no.

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