Il cabarettista d’antan che vedete nel video è Marco D’Antona, responsabile comunicazione di Daikin. A parte il cappello da capostazione ci sarebbe poco da commentare, se non fosse che l’improbabile personaggio vanta di aver introdotto un’incredibile novità nel mondo dei vairal, l’utilizzo del testimonial: “Quest’anno abbiamo scelto il Mago Forest sempre sull’onda del testimonial nel Web, che è una cosa che ci contraddistingue appunto…”
L’agenzia non poteva che essere Bitmama, divisione digital di Armando Testa. La sigla torinese, infatti, è famosa per mettere i testimonial dappertutto. E, non soddisfatta di aver praticamente inventato quest’innovativo modello di comunicazione, negli anni ha aumentato gradualmente il numero di personaggi famosi nei suoi spot. Significativo l’ultimo caso, Lavazza, in cui i testimonial sono addirittura tre, uno dei quali muto ma ben retribuito.
Sorge il dubbio che non sapendo più dove metterli, Armando Testa avrebbe pensato bene di piazzarli anche in rete. Forse solo perché gliene avanzavano un paio. Ad ogni modo, dato che la loro voglia di testimonial è irrefrenabile, mi permetto di dar loro un consiglio: perché il prossimo testimonial non lo collocate direttamente nei punti vendita? Questo sì che sarebbe un utilizzo davvero originale, tanto che un Bonolis che penzola dallo scaffale di un supermercato meriterebbe addirittura un Titanium.
Tanti saluti da Bad Avenue.
D. D.
l’AT, che tu Donald critichi tanto, credo sia forse l’unica agenzia dove ad un abuso di testimonial (e resta da deliberare se sono veramente inutili o se invece facciano bene alla marca) si fa anche un abuso di rispetto dei dipendenti. A differenza di molte Multi, l’armando testa non si permetterebbe mai di lasciarti in mezzo alla strada da un giorno all’altro, come invece e’ successo in McCann a dicembre 2009, in Lowe Pirella l’anno prima, in molte altre tutti gli anni.
Scusa se la difendo, pur non essendo uno interno, pur essendo solo un fornitore, perche’ conosco bene molte agenzie e piu’ le conosco piu’ apprezzo l’AT.
e pagano gli straodinari a quanto ne so.
… e? Scusa ma qui si parlava di creatività e scelte di comunicazione, non di rispetto di chi ci lavora
Caro Onan, sei informato davvero male.
carissimo, conosci bene molte agenzie ma non conosci AT e la sua passione irrefrenabile per lo sfruttamento di giovani malamente retribuiti che decidono cosa il mago forest di turno dirà, e quanto tutto questo non farà ridere.
questi fanciulli, esaltati dall’idea di essere piccoli vetriloqui di personaggi non famosi non si preoccupano di non avere un euro in tasca, e questo perché è AT che glielo fa credere.
lavorare in AT e come vivere davanti ad una televisione bugiarda.
dentro una televisione bugiarda.
Onan, si vede che l’onanismo ti ha dato al cervello.
Armando Testa ha licenziato 100 persone qualche anno fa. Siccome ha dei bravi manager, ha previsto la crisi e l’ha fatto prima di McCann e Lowe e DDB (che lo fa solo oggi).
La tua amata Armando Testa paga 600 euro al mese persone di già 4 o 5 anni di esperienza: 600 euro al mese per 10 mesi, perché ad agosto e a Natale i contratti vengono chiusi e poi riaperti dopo le vacanze.
Armando Testa è guidata dalla feccia della creatività nazionale. Direttori creativi che nel loro portfolio non hanno una sola campagna con un’idea, personaggi addirittura più mediocri dei loro epigoni (in quanto a uso dei testimonial) in Leo Burnett.
L’uso del testimonial è la scorciatoia per le teste vuote, incapaci di mettere in fila un paio di pensieri decenti su un prodotto.
Di sicuro c’è che AT non fa più creatività da un bel po’.
Il tizio col cappello della Daikin… non si poteva evitargli questa figura da salame?
Farà parte di quei clienti che non accettano consigli?
L’AT ha iniziato a mandare a casa le persone, a non fare contratti regolari e a non pagare gli straordinari dal 2002 quindi sono 9 anni che si comporta come qualsiasi altra Multinazionale con la sola differenza che in AT si parla torinese e non inglese.
In AT di creatività se ne farebbe ancora tanta ma il presidente proprietario non sempre la riconosce e la comprende ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
PS
Lavazza è firmata da AT ma non è creatività sua.
agrippina è bene informata.
Lanceranno dei video il 16 marzo e già dicono che sono virali. Complimenti, dei maghi. E, soprattutto, hanno capito tutto del digital.
Un po’ come annunciare un concorso decretandone i vincitori
esatto, qualcuno spieghi loro cos’è un virale!
A loro o al cliente?
No, perché l’articolo incriminato (credo) è un’intervista al cliente.
arturo, qual è la differenza? va detto ad entrambi: non mi sembra che il vocabolario digitale sia cultura diffusa. E’ passato solo qualche mese da Giorgia Surina, testimonial per il “viral” di daikin: http://www.pubblicitaitalia.it/news/Creativita–Marketing/Campagne-e-Spot/daikin-sul-web-con-bitmama-e-giorgia-surina-_19030554.aspx
Keep calm, parlavo di questo:
http://www.youmark.it/article/30025/news-daikin-marco-d'antona-mago-forrester-virali-youmark
E quindi attribuivo “colpa del leak” al cliente.
Ma hai ragione te, virale è un’altra cosa. A prescindere.
“L’umorismo intelligente che è metafora di tecnologia.”
E io vado a raccontare le mie storie a gente così.
Con quella cravatta.
E con quella cravatta su quella camicia.
E soprattutto con quella testa poggiata su quella camicia con quella cravatta.
Non ce l’ho fatta, però, a bere l’amaro calice fino in fondo. All’umorismo metafora della tecnologia (mi gira la testa ogni volta che ci penso) mi sono fermato.
Amareggiato.
Lui è inguardabile.
Ma davvero un responsabile della comunicazione ha il coraggio di proporsi così? Certo che se la comunicazione delle aziende la fanno personaggi così…
Se lavori in Fiat e Toyota mette in produzione una vettura impresentabile sei contento, avrai un competitor piu’ debole.
Se lavori in una agenzia di marketing e comunicazione non convenzionale e Bitmama esce con una campagna di questo tipo ti incazzi.
E’ il nostro triste paradosso. Piu’ incompetenti lavorano nel nostro settore, piu’ sara’ difficile convincere i clienti che c’e’ dell’altro oltre la tv.
Che fatica…
P.S. Qualcuno spieghi a Bitmama che fare un video virale non vuo dire fare uno spot formato vecchio Carosello e poi comprare quintali di media per comunicarlo.
giusto paradosso. buon kaizen a tutti. come dovrebbe essere anche per la tv…
no, poverino.
Se Armando Testa avesse dei bravi manager, non sarebbe così bolsa.
Purtroppo il presidente se ne accorgerà quando sarà troppo tardi.
.
anche ogilvy vince le gare coi testimonial
http://www.youmark.it/article/30078/Iabichino-Ogilvy–Invertising-%C3%A8-aver-scelto-la-Nannini,-non-Ruby-youmark
e se ne vantano anche
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Armando si sta rivoltando nella tomba vedendo cosa hanno combinato in questi ultimi anni un branco di incompetenti molto ben pagati.
L’AT è l’unica agenzia italiana ad aver vinto giustamente un Leone d’oro a Cannes con un’azione digita. E non c’erano testimoni.
Frenko, ahimè quelli che hanno vinto quel Leone se ne sono andati tutti da AT.
Sala e Milanesio sono ancora in Bitmama.
Questa campagna è vergognosa, è stata solo ben impacchettata (con media e PR) per vincere un premio. Mi sono sempre chiesta come abbia fatto a vincere a Cannes.
E’ troppo pubblicitese (finta) sia nel trattamento che nei risultati e non è una campagna digital che coinvolge o piace: guardate quanta gente ha visto i video e se ne è interessata (sia su youtube che su fb) e scoprirete che è piaciuta solo al settore della pubblicità.
non te lo chiedere, sei una markettara, non puoi capire per definizione.
Ah se bastasse impacchettare bene una campagna per vincere un oro a Cannes…
Caro ferrari77, non mi faccio alcuna domanda, semplicemente non considero la campagna meritevole di Cannes e non la considererei nemmeno esempio di creatività e strategia digitale. Anzi.
Solo una cosa sul tuo commento: mi dici che “non posso capire per definizione” perché il mio nickname è markettara… e se il mio nick fosse stato Nerone, m’avresti detto che non capisco nulla perché so solo accendere flame?
Complimenti eh, non capita tutti i giorni di scontrarsi con una tale profondità di pensiero.
come tutti i markettari te la canti, te la suoni e ti fai pure i complimenti da sola. Maurizio Sala Cannes è in grado di vincerlo quando e come vuole
è che non ha il tempo di andare fin là a ritirarli…
Que Viva…. ma per piacere dai….
Sala c’entra con quella campagna come i cavoli a merenda… lo sanno tutti…
Davvero? E di chi è?
di Milanesio?
Non confondiamo cyber e digital con la categoria Media dove vinse questa campagna. Ossia la categoria più “accountesca” del festival, nel senso che non è tanto la creatività dell’idea quanto la modalità di diffusione di essa.
Cannes ormai è una buffonata dove vincono tutti (pure io), tutti sono contenti e tutti spendono soldi sputando in faccia alla crisi e agli stipendi dei sottopagati a progetto.
Un Leone ormai te lo tirano dietro e non parlo solo degli italiani, vincono veramente cose orrende ogni tanto (ripeto, pure io).