E’ la prima rubrica di Bad Avenue e sarà un appuntamento ri-creativo.
Leggendo quotidianamente di agenzie, poltrone, compensi e illustri nomi ho iniziato a sentire la mancanza di qualcosa.
Nel mio spazio si parlerà di campagne. Per lo più si osserveranno.
L’idea è questa: in ogni post 2 campagne a confronto, creatività italiana vs creatività estera, un filo rosso: il brand, l’idea creativa, il prodotto o il settore di mercato.
L’obiettivo è aprire un confronto costruttivo, distruttivo, infamante purché pertinente al fine di dare una risposta ad un dubbio: ma se produciamo campagne prive di creatività di chi sarà la colpa? del cliente? dei creativi? o del consumatore finale? Davvero ci meritiamo solo Totti, tette, Scotti e veline?
A parte questa prima introduzione tenderò a non scrivere molto, piuttosto porterò esempi. Già visti sicuramente. Da rivedere necessariamente.
Spero di far venire il prurito anche a voi, qui siamo in tanti e di post segnalati mi piacerebbe la rubrica fosse piena. Quindi sotto la firma trovate la mia mail.
Post 01. Turismo: promozione e valorizzazione del territorio
INSPIRED BY ICELAND
MAGIC ITALY
Con affetto,
Stan Rizzo
stanrizzo007@gmail.com
Bellissima idea!
Confrontiamoci…per riscoprire il valore della nostra professione.
La colpa è al 99% del cliente e 1% del giurì . Non ce n’è. La creatività viene uccisa dalla paura. Da noi è davvero difficile vedere BELLE pubblicità. Ma speriamo che le cose cambino…….
Where the hell is Matt insegna. Peccato che ci sia ancora chi non impara. E siamo noi.
Vacca se mi scoccia di prendere dei metri dagli Islandesi…
Interessante approccio, Stan. Ti chiedo una sola cosa: metti a confronto trenta secondi con trenta secondi, altrimenti non va bene. Ovviamente capisci il perché.
Il primo fa venire voglia di partire. Il secondo fa venire voglia di scappare.
http://adinitaly.blogspot.com/2010/09/la-dimensione-oscura.html
http://adinitaly.blogspot.com/2009/12/lathe-idea.html
Senza parole.
vabbé, così il gioco è disonesto…mi vien da piangere….
in questo caso il giurì dovrebbe condannare lo spot del BELPAESE perchè favorisce la fuga dei cervelli…ma anche delle mani, dei piedi, delle orecchie……dei pi….lli……
dei c…li….
Il brano del video promozionale dell’Islanda si chiama
Jungle Drum.
E lo canta EMILIANA TORRINI.
Figlia di madre islandese e padre italiano.
http://it.wikipedia.org/wiki/Emil%C3%ADana_Torrini
Il caso si beffa di noi e pure del post
Nicolò
Rubrica faziosa. Prenderai sempre il più bell’esempio estero e lo confronterai con il peggior esempio italiano. Stanco di buttare merda sulle persone, ora hai iniziato a buttarla sul Paese.
non è vero. Prenderò anche esempi identici.
comunisti!
Non esageriamo. Non mi fanno impazzire le sorelle/amiche psicolabili islandesi.
Non ritengo creativamente fulminante l’idea del musical da azienda di soggiorno.
E magari a qualcuno piace il retrogusto familiare, da odore di cavolo sulle scale del condominio, del nostro speaker d’eccezione.
Per me un no contest. Anzi, vince ai punti il Duomo sul fiordo.
Sul tema, mi è subito venuta in mente anche questa, del 2008:
http://www.pomegranatephone.com/
Neanche tanto overpromising…………
vince Rutelli su tutti e 2.
cmq anche la versione islandese di where the hell is matt non è che sia sto caplavoro.
Io trovo il quesito mal posto.
Andrò in off-topic e me ne scuso in anticipo.
I due spot sono prodotti dell’ambiente, del tessuto sociale, economico, culturale di ciascun paese.
Certo l’Islanda (che non conosco) sarà bellissima, ma potrà mai essere così varia, sorprendente, affascinante come l’Italia?
Sarà abitata da gente sana, allegra, con un’organizzazione sociale più giusta, con servizi che funzionano, senza bunga bunga, senza pregiudicati che fanno leggi, senza imprenditori che fanno mobbing. Che ne so.
Ma se levo la voce del piazzista di Arcore e quell’orribile sconcezza grafica finale, ciò che vedo però mi toglie il fiato.
L’Islanda ha già perso.
Dove abbiamo perso noi tutti (pubblicitari e non) è nel fatto che questi spot sono prodotti di mentalità diverse, di Sistemi/Paese diversi. Opposti.
Noi avevamo tutto ma non abbiamo saputo venderlo, perché ci siamo da sempre messi nelle mani di incompetenti e grassatori a tutti i livelli.
Gente senza gusto, irresponsabile, ma con arroganza a strafottere e il potere di imporre strategie autolesionistiche di cui si vedono i frutti.
Per fortuna comincia a crollare tutto e fra 50 anni il nostro patrimonio artistico sarà un ricordo e non dovremo più preoccuparcene.
E se anche – inspiegabilmente – facessero uno spot bellissimo sarebbe una truffa.
Musei chiusi di domenica, treni latitanti, bus inesistenti, file interminabili, caos, smog e improvvisazione ad ogni angolo. Prezzi altissimi ingiustificati, atteggiamento di rapina verso il turista, miopia a tutti i livelli.
Venderemmo una bugia.
Lì, se devono fare una cosa la fanno bene. Punto. Usano il buon senso.
Ma non partono dallo spot, quello è la fine di un ciclo, di un progetto. E lo capisco da un semplice indizio.
Ente Nazionale per il Turismo islandese (c’è anche la versione italiana): http://it.visiticeland.com
Questo è il nostro omologo: http://www.enit.it
Il primo è semplice, molto ben fatto, ricchissimo d’informazioni e totalmente rivolto all’utente.
Il secondo è pessimo, totalmente autoreferenziale e – a primo acchito – incomprensibile.
Dopo un po’ che guardate attoniti la landing page troverete in basso a destra, in piccolo, la scritta Servizi al turista (laudis Deo).
Si entra su http://www.italia.it, non un portale 2.0 o 3.0 ma semplicemente Zero.
Concepito da una mente malata, farraginoso, obsoleto, pachidermico ed inutile.
Quindi che senso ha questo post?
Paragoniamo due atteggiamenti sociali, culturali, lavorativi, di orgoglio nazionale – e chi più ne ha più ne metta – completamente diversi.
Che evidentemente producono spot diversi.
La pubblicità è un risultato, un sintomo, non una causa. È lo specchio di come è un popolo.
Siamo sciocchi, pigri, opportunisti, mediocri, corrotti, invidiosi, banali, preoccupati, impauriti, soli, irresponsabili, disonesti, moralisti, criticoni, ricattabili e pavidi nella maggioranza dei casi. Nella maggioranza.
Le voci solitarie, le menti lucide, gli uomini coraggiosi di questi tempi passano per coglioni. O eversivi.
Lo spot che paradossalmente meglio ci racconta è quello che recita “Ti piace vincere facile…”. Noi siamo così.
Ho letto sul Fatto il racconto di una maestra di un bambino rom, Ulisse credo, che appunto è stato coinvolto in un bell’episodio di italica generosità.
Dopo i funerali dei bambini rom morti a roma poco tempo fa, un coraggioso ed intrepido automobilista romano, vedendo una mattina tre bambini rumeni di 9/10 anni andare a scuola (tra cui questo Ulisse), ha accostato con la macchina, gli ha sputato addosso ed è ripartito.
E ci stupiamo poi per due spot così diversi?
La prima regola della buona pubblicità è promettere solo ciò che si può mantenere.
Il nostro spot è perfetto così, a partire dallo speaker.
Ciao Alessandro, credo tu abbia colto in pieno qual’è lo spirito di questa rubrica. La scelta del tema e i due esempi sono stati un azzardo, facilmente potevano andare off-topic da soli, ma mi sentivo di tentare un esordio poco palese, più descrittivo della situazione in generale.
Col prossimo post invece ci divertiamo.
Un saluto affettuoso,
Stan
Il mio parere è ovviamente di parte, essendo un suprematista scandinavo dichiarato, ma trovo delizioso il video islandese, che un’amica di là che lavora per il Ministero del Turismo mi aveva inviato appena ideato … Di contro, trovo vomitevoli i due video italiani …
beh! pure gli italiani sanno copiare dal web come gli Islandesi.
Where the Hell is Matt?