Il giro dei licenziamenti continua.

Nel weekend ho visto facce strane nel mio ambiente.

Per quello che se ne sa, in DDB hanno iniziato a licenziare. Ufficialmente, 8 persone a causa della fusione tra Rapp, Tribal e DDB. Tutti tra creativi, planners e altre figure e nessun account inserito nella lista nera. Quelli, si pensa, li licenzieranno una volta che il contratto Volkswagen sarà definitivamente e ufficialmente a Torino, dove hanno già i loro account e non sapranno che farsene di quelli di Milano.

TBWA group ha deciso di smembrare Agency.com, che era una sorta di  web agency outsider all’interno di Tbwa, di prenderne una parte e farla diventare la sua web agency, il resto diventerà chissacosa.com a fare chissachè per chissachi. Nel frattempo, non si contano i licenziati, forse 10. Forse chi può dirlo chi lo sa.

Chiedi a quelli di Pirella come stanno e ti dicono che li dentro succedono strane cose. Si sa di certo che a Roma si sta meglio che a Milano, e che la fusione con Mc Cann un giorno è certa, il giorno dopo non si sa. Nel frattempo li tengono nel dorato limbo di chi non sa niente e non fa niente.

Ogilvy cerca account e non solo quelli. Mi chiedo, per fare cosa? Per licenziarli il giorno in cui, se i rumors si avverano, si fonderanno con United?

Il mercato sta cambiando, le agenzie si stanno adeguando.

Possibile che sia solo questa la risposta?

Perchè le agenzie si fondono, riducendosi e chi ne paga le conseguenze siamo sempre noi?

Ci aiutate a capire cosa succede nella vostra agenzia, se lo sapete?

Suzanne.

About these ads
This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink.

37 Responses to Il giro dei licenziamenti continua.

  1. Lévyiatano says:

    in casa dei francesi le quotazioni di Leo salgono e quelle di SS scendono ai minimi

  2. Raskolnikov says:

    Leo va bene. Prende gente. Magari a poco, ma dà una possibilità. E chi è dentro e ha contribuito al successo, fa carriera. Sembra ok. Ho letto post contro Brenna che è l’unico a far girare una grossa agenzia. Invidia?

    • Mago G says:

      Brenna guida un’agenzia di pubblicita’ come se fosse un’azienda vera.
      Con Costa e Fronzoni, mi sembra l’unico in Italia.

  3. Jeez says:

    Onestamente, alla luce di pro (che dovranno pur esserci) e contro (che sembrano parecchio evidenti), cosa consigliereste, voi che in questo settore ci state già da un po’ e già un po’ ne avete viste, a un giovane che vorrebbe fare questo lavoro? prendere atto che non c’è trippa per gatti o provarci comunque?

  4. Mr. Fantastico says:

    Chissà perché volano solo le sedie di art e copy, mai di account. Comunque ci sono anche agenzie dalle quali le persone scappano a gambe levate, le stesse che compaiono in video dove dicono che sono come una grande famiglia, le stesse che, mettendo annunci in cui cercano persone, fanno credere che si stanno ingrandendo. Ci sono agenzie che ostentano nuove visioni, cambiamenti, dispensano consigli su come affrontare la crisi con arguzia cambiando posizionamento e inventandosi nuove occasioni imprenditoriali.. Niente di più falso. Sono agenzie alle cozze, svuotate, in preda all’ansia e che non ammettono il loro imminente tracollo. Aldilà dei soliti grandi nomi di grandi agenzie, aldilà dei soliti “grandi” direttori creativi c’è un minimondo di piccole agenzie che stanno implodendo lasciando a casa orde di art e copy. Se non oggi, domani.

  5. MJ says:

    In McCann i creativi stanno un po’ con le chiappe strette (soprattutto alcuni senior); in Y&R pare che le chiappe strette le stiano tenendo gli account; in Brand Portal non sanno ancora come tenerle; in Tbwa quelli che le chiappe riescono ancora a stringerle sono rimasti in pochi.

  6. be says:

    su euro rscg non si sente mai niente, any news?

  7. BigMouth says:

    In realtà TBWA ha preso alcune persone di Agency.com perché potevano servire, mentre so da fonti sicure che Agency aveva non solo un buco piuttosto spaventoso di bilancio, ma si è premurata di renderlo pubblico piuttosto in fretta bruciando cosi’ le possibilità di contrattazione di tutti quelli che stavano cercando…

  8. Micio says:

    In Agency.com hanno licenziato la gente da un giorno all’altro in un modo scandaloso.
    In DDB c’è il panico, in STV sono relativamente tranquilli, evidentemente si è già capito chi pagherà sulla propria pelle questa “limpida” fusione.
    Euro pare che vada bene o che cmq regga, JWT ha giocato d’anticipo licenziando già da due anni quindi adesso con Rodriguez e Dorizza proverà a ripartire più “leggera”.
    Leo in questo momento va bene, BCUBE pure, Young regge. WLF tra un po’ si trasformerà in WWF, creatività e creativi in via d’estinzione.
    Le medio piccole praticamente stanno sparendo o cmq stanno vivendo grandi difficoltà. Non sottovalutiamole, sono agenzie che solo 5 anni fa garantivano lavoro a molti creativi e che adesso soffrono come bestie o sono sul viale del tramonto (chi più, chi meno): Aldo Biasi, Marini, Arnold, Gottsche, Forchets, etc. etc.
    Gianni l’ottimismo….

  9. no future says:

    bravo, dici giusto, proverà.
    il problema è che tutte per sopravvivere hanno bissogno di new business pesanti,
    ma nn ci sono clienti per tutti, o meglio, per una che ne prende uno,
    un altra lo ha perso e quindi nn vedo modo di risorgere.
    Forse, essendo noi la cina della comunicazione, dove la mano d’opera costa meno che in slovenia, una soluzione può essere fare hub internazionali dove smazzare tutto il belowe, stile philip morris in leo.
    non sarà il massimo della creatività ma almeno se magna.

  10. Raskolnikov says:

    perché le piccole spariscono? sono 20 anni che sento che i grandi network sono alla frutta e che il futuro è delle boutique creative. E’ vero il contrario. Grossi network (ma di meno) con eccellenza produttiva, ma non creativa. Troppa creatività spaventa. La crisi non è solo economica, è crisi di pensiero, di visione. Quest’ultima anzi è probabilmente la causa della prima.

  11. Micio says:

    Ma secondo te le boutique creative esistono in Italia?
    Sono solo delle realtà mediocri aperte da vecchi dinosauri trombati dalle grandi che si annoiano a godersi la pensione.
    Solo Tita mi pare un’agenzia piccola interessante.

    • excopy says:

      Giusto. Dove sono queste fantomatiche boutique (che poi, come suona male boutique. Così anni ’80) creative? Anch’io non ne vedo. E su Tita che viene spesso portata ad esempio della rinascita dell’adv italiano, scusa ma mi sembra un po’ poco quello che ha fatto per essere annoverata tra i salvatori della patria.

      • Micio says:

        Assolutamente Tita non è la salvatrice della patria ma almeno si distingue dalle altre per non essere nata dalla mente arrugginita di qualche vecchio guru anni 80.
        Giuseppe Mazza è un copy bravissimo, forse uno dei pochi talenti puri degli ultimi anni e i lavori che sono usciti di Tita hanno tutti una certa freschezza. Non c’è da strapparsi i capelli vero ma basta poco per distinguersi dalla media.

  12. Mr. Daniels says:

    Suzanne,

    al netto di chiacchiere, fatti e misfatti nella “mia” agenzia le cose vanno bene.
    Si lavora tanto (fin qui nulla di nuovo) e si lavora male (ancora nulla di nuovo, quotidianamente i clienti scappano a casa alle 18, non prima pero’ di aver lanciato alle 17.59 un debrief “iper-uranico” per il mattino dopo… e nessuno fiata, anzi, “beati noi”).
    Ma vuoi perchè i creativi son bravi (forse), vuoi perchè il top management funziona (più facile), i conti tornano o, almeno, sembrano tornare e anche da un pò.

    Ma c’è sempre un “ma”, che è sinonimo di “prezzo da pagare”.

    - Le assunzioni da anni sono ai minimi termini, raramente sopra lo zero percentuale, il che, in soldoni (che sono quelli che contano!), significa più lavoro per meno persone, almeno 10/11 ore per 6 giorni settimana.

    - La tensione nel reparto creativo dovuta alla disparità di trattamenti economici (cosa per altro abbastanza prevedibile in una economia di mercato) è alle stelle: nell’arena si affrontano stagisti in tutte le paste e colori, fantasiosi e minacciosi “contratti a progetto”, qualche partita iva “sotto-schiaffo” e infine noi miracolati del contratto a tempo indeterminato che veniamo visti come marziani fancazzisti.

    - L’astio-clichè dei creativi “in toto” verso un mostruoso reparto account che sempre più spesso è, suo malgrado, nulla piu’ che “passa-carte” senza infondere quel valore aggiunto che fa la differenza tra una buona agenzia e una grandissima agenzia (un nome, tanto per capirci, Riccardo Lorenzini).

    Sono perfettamente conscio che questi “ma” sono più o meno trasversali a qualunque agenzia di pubblicità al mondo, ma allora o qui i creativi sono più bravi dei creativi che nelle altre agenzie, o il management è davvero “figo” o entrambe le cose. Comunque… quisquilie!

    Insomma per chiudere, mangiamo sbobba ma è sbobba.

  13. Ex-Gargantua prima che me lo copiassero says:

    La fusione Lowe – McCann è imminente… da 10 anni!!! (vissuto sulla mia pelle)

    Le agenzie stanno cambiando.. ma non nel modo giusto.

    Non si stanno adeguando Darwin-amente all’ambiente per sopravvivere.
    (come invece ha fatto un agenzia tipo Tita, che è stata sopra citata).

    Le agenzie, hanno sempre + account e sempre meno creativi… ma con i reparti Marketing super-strutturati di molte aziende, questo è assurdo!

    Gli account dovrebbero fare praticamente solo new business.
    Le strategie ormai le fanno i reparti Marketing dei clienti, e le agenzie spendono solo soldi e mesi a proporre altre cose che poi vengono rimbalzate, commentate, fatte rifare, bocciate, fino ad arrivare a fare esattamente quello che il cliente voleva fare 5 mesi prima, ma con 5 mesi in meno per un esecuzione creativa e produttiva di livello.

    I Direttori Creativi devono tornare ad essere personaggi influenti e carismatici, non ragazzini imberbi messi lì da AD ipermanieci del controllo che li usano come marionette, minacciandoli di distruggerli esattamente come li hanno creati dal nulla.
    Rivolgio i direttori creativi con il “nome sulla porta”, come diceva Pirella!

  14. Raskolnikov says:

    po’ si scrive con l’apostrofo. vale anche per gli art director.

    • Be copy says:

      Prima di tutto cerchiamo di interrompere il flusso degli argomenti con osservazioni di spessore e non con puntualizzazioni da maestrine dalla penna rossa. Poi, se proprio vogliamo, dopo il punto ci vuole la maiuscola.

      Un art director

    • Anonymous says:

      Al massimo con l’apocope… e pare valga per tutti.

  15. Fledermaus says:

    Le strategie NON le fanno i clienti. Chiunque dica questo mostra di non esserci mai stato da un cliente. Le aziende ancora oggi, e deve andare molto bene, fanno delle strategie di business e di prodotto, hanno un’idea del posizionamento di marketing ma non hanno assolutamente idea di come questo si trasli in una strategia di comunicazione, in un tipo di linguaggio e in una brand personality.
    Ci sono competenze tecniche e professionali in questo lavoro che mi pare molti tralascino su questo forum, che rappresentano anche il nostro potenziale di ricollocamento su un mercato che sta cambiando. E invece tutti a piangersi addosso sul crollo del sistema-agenzia-baccanale, con aria cinica e “sotuttista” che evidenzia solo immaturità e pochezza. La comunicazione è e rimarrà una leva indispensabile per esistere e competere sul mercato. Dobbiamo essere esperti di comunicazione, non di titoli e visual. Ah già, ma per quello occorreva studiare un po’ di più a scuola…

    • MJ says:

      Il problema è che le strategie non le fanno i clienti, ma non le sanno fare nemmeno gli account. E siccome i planner non esistono più e quando esistono sono spesso cialtroni che riempiono i powerpoint di banalità e paroloni alla moda, non resta da chiedersi chi è che debba strategie di comunicazione come si deve.

      • Fledermaus says:

        Ci sono in giro ottimi professionisti della comunicazione di estrazione creativa, account e planner e anche nel marketing delle aziende. Di solito li riconosci perchè hanno facilità nel trovare un linguaggio comune e hanno superato il gergo delle rispettive scuole, sai quando hai quel feeling di jam session di punti di vista che è ancora il motivo per continuare a fare questo lavoro? Da queste cose, rare per carità, nascono e vivono le strategie di marca. Se però stiamo qui a pensare al portfolio, all’ADCI etc. mi pare che siamo a Bisanzio. Onestamente su questo blog pare che tutti abbiano visto tutto e sappiano già il finale della storia. Io ho lavorato tanti anni all’estero e ho conosciuto persone interessanti un po’ in tutti i settori. Le persone intelligenti sono poche e la distribuzione statistica della superficialità e della stupidità non riguarda solo il mondo della comunicazione e del marketing. Però non credo di avere evidenze per dire che gli account sono tutti portaborse, i planner tutti pippaioli cialtroni finto-trendy e i creativi tutti cazzari da scuola dell’obbligo che hanno trovato un posto che li paga per stare tutto il giorno su youtube, possbilmente in infradito quando c’è la bella stagione.

  16. In generale, ci vorrebbe una visione più ampia del problema dei licenziamenti:

    http://scrittorefreelance.blogspot.com/2011/02/il-tema-dei-licenziamenti-in-pubblicita.html

    In Italia chi non si tutela in modo improprio, paga i costi di un’eccessiva rigidità di sistema. Per tutelarsi in modo improprio intendo, ad esempio: essere un account bocconiano di buona famiglia con relazioni forti con uno o più clienti; essere un gran paraculo che riesce a scalare la gerarchia dell’agenzia coprendosi sempre bene le spalle indipendentemente dal merito o talento; conoscere gli arzigogoli della legge per scovare i cavilli che ti tutelano (o scansare i cavilli che ti fregano); avere qualche forma di potere contrattuale personale, eccetera.

    • suzannefarrell919 says:

      Gianni, non è che ci vorrebbe una visione più ampia da parte nostra. E non è neanche vero che noi dobbiamo vedere tutte le sfumature del licenziamento, o accettarlo come una parte del nostro percorso personale e professionale o uno spunto per rifarci il curriculum.
      Licenziano alla cazzo. Si può dire?
      Licenziano senza che le persone abbiano colpe, e licenziano perchè non sono dei bravi manager. E se tu lo sei, sai che la voce dei tagli più facile è quella dei tagli al personale.
      Quindi, possiamo pure tacitamente ignorare i buoni propositi e le teorie, che comunque restano valide. Non siamo qui per capire che tipo di incentivi abbiamo in caso di licenziamento, o per scoprire che il mobbing è ingiusto. sennò era il blog della CGIL.
      Siamo qui per controinformare e per dire delle cose scomode. E sul tema del licenziamento noi non possiamo essere in alcun modo d’accordo. Non chiederci un cambio di mentalità, perchè se dovessimo diventare tutti lavoratori freelance come nel resto del mondo, o più flessibili o più liberi, allora tutto dovrebbe cambiare. Soprattutto i nostri stipendi dovrebbero triplicarsi. Allora saremmo in un sistema giusto.

      • no future says:

        d’accordo al 101 %.

      • Fledermaus says:

        Diciamo cose scomode. Diciamo che la nostra categoria ha scoperto l’unione sindacale da quando le agenzie hanno preso a licenziare in massa. Prima tutti attaccati al misero tesoretto dei duecento euro in più o in meno di quello che piace di più all’amministratore delegato o al direttore creativo. O alla licenza di mettersi le scarpe in nota spese. L’unione di categoria è fatta di contrattazioni collettive, contratti quadro, scatti di carriera prefissati. A grandi linee, siamo stati e siamo ancora una ciurma a bordo di un vascello pirata e ci siamo goduti le scorrerie nel Mar dei Sargassi. Ora i vari Capitan Uncino stanno tirando a sorte alcuni fortunati che finiscono sul trampolino in pasto agli squali e si scopre il diritto al lavoro e la Corazzata Potemkin. Mah.

  17. catone says:

    La mia modesta opinione è che il futuro è fuori dalle agenzie di pubblicità.
    Stare nel limbo non serve. E sempre meno ci sarà possibilità di crescere e di conservare il posto fisso in agenzia. Chi ce l’ha oggi, ha paura di non averlo domani.
    Rischia di diventare una lotta per la sopravvivenza da lager e basta.
    non un lavoro. non ha senso. Aspettare, captare gli umori, capire come ti guarda il direttore creativo, capire se ti isolano, se non ti isolano, tremare quando suona il telefono alla fine del mese (non ci indurre in dimissioni). Poi magari ti alzi una mattina, riparti da solo e scopri che valevi molto, ma molto di più. Ti accorgi di avere qualità che in agenzia restavano inespresse, magari sei un bravo imprenditore, o un bravo account, non solo un bravo creativo. Magari sai essere più libero nelle scelte e più creativo nelle strategie di quanto non eri in agenzia, perché costretto, volente o nolente, a fare quello che il tuo dc si aspettava da te. E non altro. Niente guizzi, dunque, solo dovere. O peggio, marchette.
    Magari ti accorgi che quello era il tuo destino, e che in periodo di crisi, forse è meglio una bella scossa, datasi anche da soli, che stare ad aspettare nel bagnasciuga.
    Amen.

    • suzannefarrell919 says:

      Il parere è assolutamente condivisibile. Il fatto è che non tutti hanno il coraggio o l’audacia di mettersi in proprio. E spesso per fare delle cose davvero grandi con mezzi importanti e produzioni milionarie puoi decidere di restare in una grande agenzia. Il freelance non è l’aspirazione di tutti, anche se sicuro da freelance si vive come dici tu, meglio.

      • catone says:

        niente freelance. Apri la tua società. Srl. Né più né meno. trova 3 persone e lo fa, spendendo meno di quanto tu creda, e ricominciando a vivere.
        Non è detto che uno se lo scelga, magari è costretto. Ma quando è dentro, si accorge che quella era “La strada”.

  18. suzannefarrell919 says:

    Su questa frase: Per tutelarsi in modo improprio intendo, ad esempio: essere un account bocconiano di buona famiglia con relazioni forti con uno o più clienti;
    penso:
    Scusa, ma tu a parte Giada Tronchetti Provera e relativo marito che sporadicamente accede ai budget del di lei padre, con che gente lavori?

    E soprattutto: tu davvero pensi che queste siano forme di tutela personale, anche se improprie?
    No, perchè se questi sono i tuoi consigli, grazie lo stesso. O riusciamo ad essere costruttivi oppure fai i nomi, sei nel posto giusto.

  19. LosoMalodico says:

    Beh! In hi! comunicazione, dopo i tagli (a casa 3 validi creativi e un direttore creativo/socio senza qualità) non si sta male. Adesso, nuovi clienti (DIRECTLINE, SUBARU, NATHURA, Grandi Stazioni, Picard, Goco Digitale). Nuove sedi. Aumenti, premi, pranzi e cene d’agenzia come se piovesse. Cercano copywriter e account.
    E poi è uno dei pochi posti dove ci sono creativi senior (anche mediocri) che riescono a portare a casa 3.000 netti al mese. Insomma, non a tutte le piccole/medie indipendenti va così male.

  20. Dig Dug says:

    @Fledermaus – Io non so chi tu sia, Fledermaus, ma leggere le tue parole è come quando si apre la finestra in una stanza dove c’è l’aria viziata. Vorrei incontrare più spesso persone come te, durante la mia giornata di lavoro. Sai raccontare in modo divertente un panorama agghiacciante.

  21. Dig Dug says:

    @Fledermaus – Soprattutto sai raccontare.

  22. Felix the cat says:

    quoto Catone…era ora che questi carrozzoni pachidermici chiamati agenzie subissero il meritato scossone

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Connecting to %s