Basta Droga (David), meglio Mozart.

Di fronte a certe surreali videointerviste sono colto da desolazione fulminante. Mi rendo conto che i pubblicitari sono morti nel momento in cui hanno creduto presuntuosamente di essere degli artisti. Cosa passa il convento? Direttori creativi autoriferiti che si prendono troppo sul serio e si dimenticano a che cosa serve davvero la pubblicità. Perché da azienda dovrei rivolgermi e pagare delle menti che si spacciano per illuminate (solo perché piazzano qualche astrusa espressione britannica nei loro fumosi discorsi) che fanno le mie campagne solo per prendere premi (inutili alla mia causa) e non per farmi vendere meglio la mia immagine o il mio prodotto? E’ una considerazione scontata, lo so, ma mi sembra che venga troppo spesso dimenticata. Smettetela di prendere come riferimento David Droga, Bogusky e gli inutili manuali di marketing, lasciate stare gli orrendi cataloghi della creatività internazionale (sperate ancora di trovare qualche bella campagna da scopiazzare senza che nessuno se ne accorga?). Tornate a leggervi i classici, a guardare i film di Fellini e magari ad ascoltare Mozart. Vi potrà fare solo bene.

Duck Phillips

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40 Responses to Basta Droga (David), meglio Mozart.

  1. bah says:

    Condivido pienamente!

  2. aufklaerung76 says:

    Amen!

  3. Copywater says:

    Non ho mai sentito nessun pubblicitario dire: “faccio questo lavoro perchè amo vendere cose, e soprattutto per far scoppiare di soldi il portafoglio di un ciccione su una sedia di pelle “.

    Lasciateci credere che ciò che pensiamo sia ancora creativo.

  4. Guido Mercati says:

    BRAVO! [pronunciato all'inglese, se preferisci]

  5. Ernesto Calindri says:

    Ma sì, smettiamola di prendere come riferimento i grandi della pubblicità contemporanea. Prendiamo come riferimento il Carosello. Così il cliente pauroso continuerà a sentirsi sicuro dietro ad idee ed esecuzioni che hanno già funzionato in passato.
    Come ve lo facciamo a dire che la pubblicità serve per far emergere il proprio prodotto e non per far sì che si nasconda insieme a tutti gli altri? Come ve lo facciamo a dire che se scatti il packshot di un’auto in strada si confonderà con tutti gli altri packshot identici di auto quasi identiche? Come ve lo facciamo a dire che se usiamo “Irresistibile” nel titolo sarà un titolo uguale ad altri 200 titoli? Come ve lo facciamo a dire che noi sappiamo se una cosa funziona o meno? Come ve lo facciamo a dire che se proponiamo qualcosa di innovativo non è per vincere i premi, ma per farvi fare qualcosa di diverso?
    Ragazzi, smettiamo di parlare di fake ed altre idiozie. Il problema della pubblicità italiana sono i clienti. Punto e basta.
    Io ho lavorato per clienti stranieri col mio network. Ed è veramente un’altra cosa. Veramente.

    • Scrudge says:

      Il vero problema è la convinzione che la pubblicità serve per vendere. Non è vero.
      la pubblicità serve per far conoscere, creare un immaginario dietro un prodotto una marca. Le vendite sono una conseguenza, a volte nemmeno collegata.

      Nelle campagne diesel se va bene è gia bello se si vede un modello di jeans, eppure si vendono giubbotti, orologi, portafolgi, collanine, portachiavi, non certo perchè visti in una campagna, ma perchè è stato creato un brief e fatto conoscere.

      Old Spice non se lo cagava nessuno, e non penso nemmeno che sia di qualità migliore ad altri prodotti, ma lo hanno fatto conoscere, lo hanno fatto diventare un prodotto must.

      Ripeto la pubblicità non vende, fa conoscere e crea un brand. Le vendite sono una conseguenza del successo, per questo demo, strade non creative ecc.ecc. non servono a nulla: se un prodotto è buono vende lo stesso, se fa schifo no.

      Pensate veramente che uno scelga wind ,tim o vodaphone per quelle merde di pubblicità, per totti o per belen? no se la pubblicità è tristi la si bypassa e si passa a un’autoanalisi del prodotto.

      Invece se c’è la creatività, se si srea il mondo, allora si che le coscenze si muovono magari bypassando il prodotto.

    • no future says:

      ALLORA ARRIVANO MANAGER, CIOè CLIENTI ITALIANI IN WOLKSWAGEN:
      RISULATATO:
      un cliente che fa grande comunicazione da 60 anni, che ha vinto e sbancato tutti iestival più prestigiosi con il network DDb, che perl ui era un fidato partner, meritatamente viste le campagne,
      subito messo in gara così tanto per gradire
      , subito la filiale italiana fatta fondere con agenzia di amici :
      be poi ditemi che non sono iclienti italiani il nostr male.
      gara ovviamente senza rimborso.
      stiamo esportando le nostre pessime abitudini nel nostro campo anche all’estero, e non è poco.
      se continuiamo così abreve tutta europa sarà un bel mercatino pieno di furbetti e dumpingoni.

      bene, noi essendoci già abituati li risorferemo.

      • Carlo Alberto Manzi says:

        Ahimè, temo tu sia un caso disperato.
        Ma in agenzia, quando scrivi un testo per qualche pubblicità, lo scrivi così?
        Temo che purtroppo nel tuo nick ci sia il tuo destino.
        Peccato.

      • mobasta says:

        L’ombra dell’uomo pareva animata di vita propria, amplificata dai lampioni nella fredda notte di dicembre.

        L’uomo si fermò, accese con gesti misurati l’ultima Gitanes, dove stava andando tanto non servivano sigarette.

        Pensò solo un secondo alla propria figlia che non avrebbe più rivisto poi con forza e determinazione disse a denti stretti togliendo la sicura alla 9mm che teneva sotto l’impermeabile “Qualunque problema noi si abbia avuto Tom, maledetto dumpingone, tra pochi istanti lo risorferemo una volta per tutte”.

      • Carlo Alberto Manzi says:

        Grande!

  6. Sante parole! Pienamente daccordo.

  7. Brando says:

    Duck, condivido e sottoscrivo.
    Copywater, riconoscere che la pubblicità è comunicazione commerciale non vuol dire ammettere che non debba essere creativa.
    Solo che la creatività non è il fine, è il mezzo.

    http://brandomanago.blogspot.com/2011/02/il-brand-manager-e-la-pubblicita-che.html

  8. Benni says:

    Non amo fare citazioni ma questa volta credo ci possano stare.
    “Scrivi solo l’indispensabile” (André Gide, Consigli a un giovane scrittore).
    “Non siamo artisti, siamo professionisti” (io, in mille e più mille conversazioni avute con collaboratori, ‘colleghi’ e, anche, clienti.

  9. Un Freelance Art Director says:

    Fato sta che quando dietro a un progetto c’è della fantasia, della creatività e a volte viene anche premiata, e non intendo quei premi fatti per i bubblicitari, ma da una presa in considerazione dalle masse, allora sì che si può definire pubblicità.

    Ma quando contano di più le parole di un project manager qualunque o di una scelta aziendale che decidono come una campagna debba essere realizzata, per esempio muovendo grandi nomi come potrebbe essere un qualunque testimonial, ma risparmiando magari su registi, fotografi, o agenzie pessime, allora è lì che muore la pubblicità e con essa anche, oltre al senso di farla, la capacità di attirare il cliente finale.

    E allora è inutile farsi le pippe sia con campagne inventate per clienti inventati che pensando che il cliente ha sempre ragione e quindi si esegue esattamente quello che viene detto per paura di perderlo.

    Esistono aziende che hanno fatto la storia mandando a quel paese clienti perchè non avevano un pensiero affine a quello dell’agenzia.

    E qui sollevo un interrogativo:
    • È meglio perdere un cliente o fare una brutta campagna stampa o tv che sia, impiegando risorse quali Art, Copy, ecc…?
    • È meglio avere un cliente che ti rinfaccia un lavoro fatto male e di conseguenza uno sconto sui lavori successivi (sotto minaccia) oppure rinunciare a qualche lavoro meschino per mantenere uno standard di alto livello della propria agenzia?

  10. Alfonso Luigi Marra says:

    Questa rifrittura di interventi di nome riproposti come post, di sondaggi con schedina
    e di opinionisti inutili mi soffoca. Aridatece er gossip

  11. Dandyness says:

    Duck, ti quoto anche io.
    Io adoro l’understatement. Poi Droga e Bogusky hanno pure avuto intuizioni geniali per la comunicazione, ma artista è un termine che non gli si addice.
    Creativo e artista, secondo me, sono cose diverse: il primo lavora su un brief, il secondo non ha brief (o ha il suo personale).

    Alla base di qualunque brief di campagna ci deve essere il verbo “emozionare”. Che sia anche per il fustino, le pastiglie 3 in 1, il profumo, il collante per la dentiera, i jeans, ecc.

    • Ma mi faccia il piacere.. says:

      Ma secondo te una persona mediamente normale si può davvero emozionare per trenta secondi di un tuo qualsiasi lavoro, o mio?

  12. Che te lo dico a fare says:

    I pubblicitari sono dei professionisti che utilizzano la creatività per raggiungere obiettivi differenziati sulla base di input (brief) ricevuti da un committente che paga per ottenere quei risultati utili, appunto, al raggiungimento degli obiettivi di cui sopra.

    A seconda dello stato di salute della marca e delle interazioni della marca con i consumatori, si attivano leve differenti singolarmente o in interazione.

    Si lavora su conoscenza della marca, sulla considerazione, sulla prova, sulla fidelizzazione (quindi non solo per creare la percezione desiderata di marca)

    Dipende sempre dalle necessità del committente.

    La creatività non è il fine ultimo ma uno dei mezzi, insieme alla pertinenza e consistenza del pensiero creativo e alla perseveranza (le due variabili collegate di tempo e pressione)

    Nel fare questo stabiliamo il punto di non ritorno che il committente (odio chiamarli clienti) non deve superare nel rapporto di rispetto con noi, rivolgersi ad un professionista per poi fare quello che si vuole e non ascoltarlo mai suona stupido.

    Meglio un committente felice, una marca in buona salute ed un contratto rinnovato, che un premio che riconosce una professionalità che, a mio avviso, solo il mercato può realmente confermare.

    Però appunto bisogna essere professionisti.

  13. Nicola says:

    La pubblicità serve a spostare denaro e a creare clientele di potere.
    Chi sta nel mezzo a creare è un operaio con il Mac.

    • mobasta says:

      Nicola con questo punto di vista tutto nel mondo da sempre si riduce a spostare denaro e creare clientele di potere.

      Anche il matrimonio…..

      Ti conviene cambiare lavoro.

    • ufo says:

      bella questa. la farò mia.

      • Nicola says:

        @mobasta: non faccio questo lavoro. Altrimenti non direi le cose che scrivo, ma crederei alle stesse cose cui credi tu.

      • mobasta says:

        @Nicola: non facendo questo lavoro allora forse ti è difficile comprenderne le logiche, che sono giusto un pelino più complesse da quelle da te esposte… muovere denaro e creare clientele di potere. Non siamo politici.
        Per il resto io non ho esposto alcun pensiero. Difficile tu possa sapere in cosa io creda o non creda.
        Ciao.

  14. S.S. says:

    Concordo pienamente con quanto detto da Un freelance art director e lancio un’altra provocazione: se noi torniamo al “nostro posto”, i clienti impareranno a “fare i clienti”?
    Secondo me questo video la dice lunga sul rapporto tra cliente e fornitore:

  15. Mandolino says:

    Quante pippe mentali.
    La pubblicità è soltanto una delle 4P del marketing.
    La possibilità di successo sono di avere un ottimo Prodotto, Posizionato in un mercato in maniera intelligente, a un giusto Prezzo, e comunicato secondo una corretta Promotion.
    Il signor Zara ha creato la sua multinazionale non spendendo nemmeno 1 euro su una stampa. La sua Promotion è stata quella di essere presente nei centri delle città più famose, con prodotti stracciati, copiando le grandi linee in tempi record ad ogni stagione.
    So what?
    2 sett. fa in agenzia abbiamo ricevuto un brief da PANORAMA. Aumentare le iscrizioni sulla fan page di facebook (ne ha più mia zia con le ricette).
    Il prodotto fa cagare, è letto da primitivi (i meno aggiornati online), ed è il giornale con meno fan. Cosa deve fare la pubblicità? Cioè, siamo parte di un processo complesso e ogni volta diverso. Ritenersi artisti, in tutto ciò, è quell oche stà mandando a picco le agenzie, che ancora parlano la lingua dei segaioli.
    Andate in pace,
    amen.

  16. La realtà non è né bianca né nera. È piena di sfumature. C’è pubblicità che serve per vendere (io ne so qualcosa avendo lavorato sia nel direct marketing sia nell’e-commerce) e c’è quella che serve per creare notorietà e immagine (e anche di questo ne so qualcosa, avendo lavorato nell’ATA Univas di D’Adda e Vigorelli).

    E per quel che riguarda la realtà, un esercizio interessante:
    http://www.yogasutra.it/un-esercizio-per-i-cinque-sensi

  17. azuky1 says:

    Non so chi sei ma di certo un grande….mi viene da dire che Tutto il mondo è Pubblicità e non solo Paese.
    Bene, sembra la stessa realtà che si respira dove lavoro io ….”Prendi l’Annual sfoglialo e tira fuori qualche campagna! ” oppure ” Guarda in Internet su Advertolog, Creativity ecc… li c’è del buon materiale ” Si puo’ apprezzare ma non COPIARE !

  18. Pingback: Tweets that mention Basta Droga (David), meglio Mozart. | Donald Draper -- Topsy.com

  19. Body says:

    Duck, se le campagne che fai fanno schifo – e sicuramente fanno schifo – è proprio perché c’è gente lì fuori che ha smesso di prendere a riferimento Droga e Bogusky e ha cominciato a pensare come un dettagliante, esattamente come te.

    Droga e Bogusky non hanno giocato al piccolo creativo scapestrato coi soldi degli altri. Droga e Bogusky hanno creato oro, valore e quote di mercato per le agenzie per le quali hanno lavorato e per i clienti che li hanno seguiti. e se tutto questo è stato possibile, lo è stato perché hanno fatto grande pubblicità. e la grande pubblicità, normalmente, finisce a Cannes.

    questo inno alla borghese mediocrità che ci propini – incredibilmente applaudito da questa sconcertante platea che pensavo di creativi e invece è fatta da bancari infiltrati – raggiunge poi il suo apice con la tipica chiusa forzaitagliota del tipo “fottetevene di studiare, migliorarvi, farvi il culo, aspirare al massimo e vedetevi invece qualche film in bianco e nero, ascoltando musica classica”.

    beh, io invece vi dico: piantatela di ascoltare chi vi vuole mestieranti sfigati, sindacalizzati, normalizzati e fate di tutto per essere diversi, unici e immancabili.
    siate i nuovi Droga e Bogusky. diversi, geniali, sempre più preparati, sempre più ambiziosi. perché siamo noi a dover dire a un cliente cosa fare, non il contrario.

    se loro pensano in bianco e nero, voi pensate in quadricromia.
    se loro ascoltano Bach, noi Fred&Farid.
    se loro ci chiedono un + 15%, diamogli un + 35%.

    altrimenti hanno ragione: il nostro lavoro non vale un cazzo e come tale ci devono pagare.

    • ExVoto says:

      Con tutto il rispetto, ma mi sembra che tu non abbia ben interpretato il post di Duke. E’ proprio un inno contro la mediocrità. Nulla contro Droga e Bogusky, che sono bravissimi, ma un invito a diventare bravi come loro per altre vie, senza imitare. La fonte della buona pubblicità non può essere altra pubblicità, anche se la migliore in circolazione. La fonte della buona pubblicità deve essere la cultura, quella alta. Mozart non lo si ascolta per rilassarsi guardando vecchi film in bianco e nero, ma perché, come diceva un vecchio studio, aiuta a diventare più intelligenti!

      • gede says:

        sto più dalla parte di Body che di ExVoto, che comunque non ha tutti i torti.
        mi spiego.
        per me Mozart e Fellini (+ le mostre, il teatro, la pittura e tutto quello che volete) vanno bene per ampliare le vedute e aprire la mente, visto che con quella lavoriamo, ma non possono sostituire l’insegnamento e gli stimoli che ci offrono i mostri sacri della nostra professione.
        altrimenti anni fa avremmo dovuto ignorare Bernbach, Seguela, Ogilvy, etc.
        d’accordo sul non imitare l’atteggiamento da superstar strafottente di Droga nelle sue uscite pubbliche (anche perché lui se lo può permettere, qui da noi nessuno), ma non essere al corrente di ciò che fa, o di quello che c’è sui migliori annual internazionali mi sembra semplicemente deleterio.
        per fare un esempio, a chi inizia a giocare a pallone non consiglierei di imitare la storia personale di Maradona, però gli suggerirei di studiarsi tutti i filmati di repertorio in cui quel fenomeno faceva cose mai viste col pallone tra i piedi.
        e ricordiamo che i clienti non vanno in Droga5 perché c’è David Droga. ci vanno perché pensano che la creatività di Droga sia la più innovativa, efficace e produttiva per i loro brand.
        puma, unilever, coca cola, microsoft e kraft (tanto per citarne alcuni) non danno i loro budget a qualcuno solo perché ci possa vincere dei premi.

  20. sisifo says:

    in merito alla originalità delle idee suggerisco di dare un’occhiata agli spot di honda jazz

    http://www.youmark.it/article/29638/news-Arnold-rilancia-la-Honda-Jazz-youmark

    e nuova audu A8L

    http://www.youmark.it/article/29555

    trattamento differente – idea uguale

  21. copyo says:

    io ascolto mozart e guardo i film di fellini. ma mi piace moltissssssimo vedere sempre cosa fanno droga, bogusky, serpa e altri come loro. faccio qualcosa di male?

    @sisifo: mi è sfuggita la similitudine tra i due spot, a meno che tu non parli di quando le auto si compongono intorno alle persone. ma non mi pare fosse quella l’idea. un’altra cosa: ho visto lo stesso spot in inglese, ma è di arnold italia o il loro è un adattamento?

    • sisifo says:

      @copyo
      intendevo proprio le auto che si compongono attorno alle persone.
      credo possa essere considerato il key visual
      ciao

  22. mousse says:

    Copywater: son d’accordo ma a metà. La pubblicità può (e anzi dovrebbe) essere creativa, ma la creatività non è arte. E’ artigianato. I pubblicitari non sono artisti, quando ce lo ficcheremo in testa sarà troppo tardi. :D

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