Flex-security, la cazzo-integrazione II parte.

Giovedì scorso Assocomunicazione ha ufficializzato l’intenzione di portare avanti la sua idea di introdurre una specie di cassa integrazione per i pubblicitari. Il senatore Ichino sta preparando un documento da sottoporre ai sindacati e poi all’Inps e alle Assicurazioni.

Bad Avenue si era già occupata della vicenda in un post del 29 novembre. Questo in sintesi quello che scrivevo: “(…) Forse l’idea della cazzo-integrazione per pubblicitari vi sembrerà buona. Io la trovo orribile. Noi non siamo come gli operai della Fiat. Nel senso che i nostri contratti non sono tutti uguali. Quelli a tempo indeterminato sono sempre meno, mentre aumentano i co.co.pro. Cosa pensate che succederà se verrà introdotta la cazzo-integrazione? Ve lo dico io. Nel giro di un anno i contratti a tempo indeterminato spariranno. Sarà più facile tagliare: le agenzie non dovranno nemmeno mettere fuori le buonuscite. (…)”

Pubblico l’intervista che era stata fatta a Fronzoni, il genio con i baffi che sta dietro a quest’idea, e vi invito a soffermarvi sulla seguente affermazione: “… degli ammortizzatori sociali che proteggono l’agenzia ma ANCHE l’individuo…”

Anche. Non sottovalutate il significato di quell’Anche.

Nel resto dell’intervista, che ho dovuto tagliare per problemi di spazio, Fronzoni stigmatizzava i contratti a tempo indeterminato, dichiarava che i co.co.pro rappresentavano il futuro per le agenzie ma ammetteva allo stesso tempo che questi ultimi non potevano essere tutelati dalla Flex-security. Insomma, non ci vuole un genio come lui per capire quali sono i veri obiettivi.

Inoltre vorrei farvi notare che nel giro di due mesi hanno cambiato il nome alla proposta: forse Flexibility ricordava troppo i veri obiettivi dell’iniziativa, mentre Flex-security sembra quasi una cosa buona, fatta negli interessi dei dipendenti. E’ ovvio che Assocomunicazione sia alla ricerca disperata di mezzucci per salvare le agenzie, ma trovo scorretto che una decisione di questo tipo possa essere presa senza che noi tutti siamo interpellati.

Il documento sarà sottoposto ai sindacati a livello nazionale, scavalcandoci quindi allegramente. Questa volta però freghiamoli noi. Anticipiamo questi furbacchioni con i baffi: chiedete al vostro rappresentante sindacale in agenzia (sì, è incredibile da credersi ma ogni agenzia ne ha uno) di informarsi sul testo. Discutetene insieme e poi valutate se sia il caso di contestare o appoggiare questa Flex-scurity. Anzi, facciamo di più: invito i rappresentanti sindacali delle agenzie a scrivermi (badmen69@gmail.com): vi metterò in contatto fra di voi e, per la prima volta da quando esistiamo, faremo fronte comune.

Mi avete sempre chiesto che cosa avrei fatto per cambiare qualcosa? Bene. Questa è la prima cosa reale, concreta e utile, che possiamo fare insieme. È la prima battaglia da combattere per far capire ai furbacchioni con i baffi che siamo ancora vivi e che abbiamo ancora una voce.

Tanti saluti da Bad Avenue.

D. D.

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Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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35 Responses to Flex-security, la cazzo-integrazione II parte.

  1. mostrodomus says:

    è che l’indotto dei lavoratori pubblicitari è composto da una grandissima percentuale di cocodè e finte partita iva. Destinare questa sorta di ammortizzatore sociale a loro credo sia impensabile, ahimè.

  2. ExVoto says:

    Va bene, facciamoci crescere tutti i baffi! Ma una domanda: sei sicuro Donald che esistano rappresentanti sindacali in ogni agenzia? Non ne ho mai sentito parlare, forse sono impalpabili come Bruce Willis nel Sesto senso….

  3. Monster says:

    Non dice cose tanto assurde secondo me.
    Vorresti un mondo di contratti a tempo indeterminato? non è più possibile.
    La cassa integrazione protegge le persone, non vedo perché non utilizzarla.

    • ExVoto says:

      Sì vorrei un mondo di contratti a tempo indeterminato. Perché che c’è di male? A forza di raccontarci favolette ci hanno abituati all’ingiustizia…ed ecco allora contratti a progetto (paradossalmente rinnovabili all’infinito cambiando una virgola e quasi più stabili delle assunzioni, ma meno costosi). Oppure partite Iva…che stanno in agenzie tutto il giorno. La cassa scarica i costi sulla collettività….le aziende la usano spesso a sproposito e poi ripeto vale solo per gli assunti che non ci sono.

      • Scrudge says:

        In Olanda è così ormai da anni. Là tolti una decina di casi di big agency sono tutti praticamente dei project free-lance che lavorano qua e là per poi aprire il loro picolo studiolo e rimanere sul mercato.

        Succederà anche qui le grandi realtà collasseranno sotto il peso dei loro contratti nati da leggi migliori di un periodo migliore che però non esiste più e purtroppo c’è poco da fare.

        Ci saranno i dinosauri che non vorranno cambiare fino al momento di pigliarsi sul muso un bel meteorite. E ci saranno quelli che si adatto alla situazione di merda e ne tireranno fuori un futuro migliore.

  4. macosamidicimai says:

    li riconosci perché hanno il manifesto o il fatto quotidiano sul tavolo, solitamente sono vecchie segretarie di reparto, insieme ai fattorini e alle centraliniste sono quelli che escono alle 18.00

    • no future says:

      si si annidano in quelle figure con nessun potere all’interno dell’agenzia, gente sana, non carrierista che però raramente, essendo pure loro a rischio si metterà a fare casino per te.

  5. suzannefarrell919 says:

    scusa D, ma chi è il senatore Ichino? senatore di cosa?

  6. Baffi finti says:

    Ma la Lowe non era gia’ in cassa integrazione, Donald?

  7. Cervelloinfuga says:

    La cosa che fa più incazzare? Questi personaggi – Fronzoni è solo il parafulmine perchè tirato in causa – reggono le agenzie dagli anni 80. Sono sempre gli stessi e con un curriculum di fallimenti sempre più cospicuo. E con un attaccamento a metodologie e linguaggi sempre di quegli anni, quando non ancora più vecchi (siamo onesti con noi stessi, siamo ancora il paese del Carosello).
    Questi manager l’unico futuro che riescono a immaginare è poter mandare via la gente con un turnover da commessi. E così le agenzie sono diventate dei service, intercambiabili, senza nessuna differenziazione. E i clienti come tali le utilizzano. Grazie all’illuminata gestione di questi campioni.

  8. Il problema vero, nelle grandi agenzie, è la riduzione della forbice fra le retribuzioni dei dirigenti e quelle degli operativi che lavorano.

    In Italia, tanto nel pubblico quanto nel privato, i dirigenti sono tanti e sono in genere più pagati della media europea. Per quale motivo gli alti dirigenti strapagati devono mantenere il loro stipendio mentre, quando l’azienda va male, dovrebbe intervenire lo Stato per soccorrerli e pagare un contentino agli operativi che vengono licenziati?

  9. copi says:

    conoscete
    http://www.actainrete.it/
    da qualche hanno stanno lavorando attorno al mondo delle Partite IVA e degli independent workers e dei relativi diritti-tutele.

    Per Gianni Lombardi:
    E’ incredibile penso che il male nasca da MOLTO lontano: già 16 anni fa, praticamente quasi tutti gli art e copy del reparto creativo dell’agenzia in cui lavoravo -da diversi anni e con profitto- erano tutti dirigenti, gli unici due pirla non dirigenti eravamo io e il mio compagno di banco….
    Naturalmente, al momento di sfoltire la chioma fluente, ovviamente l’agenzia (costretta però dalla legge a lasciare una lauta mancia) ha sfoltito gli unici due pirla che non erano riusciti ad ottenere il tanto ambito scudo protettivo.
    Penso che la corsa alla “tirannousaurica” dirigenza abbia lo scopo di costruirsi una trincea protettiva contro i tagli indiscriminati…

    Scrudge:
    speriamo nei meteoriti…
    sperando però che il “meteoritismo” non ci spazzi via tutti con un soffio di aria calda.

  10. Amen says:

    Gianni, personalmente sono stato dirigente a piu’ riprese dal 1988 ad oggi.
    Non sono mai stato ne’ piu’ pagato, ne’ mi sono sentito piu’ pagato della media
    europea che storicamente guadagna piu’ di noi. Anche molto di piu’.
    Hai delle statistiche, dei riferimenti?
    La mia esperienza diretta dice il contrario.
    Riguardo alla cassa integrazione, e’ solo un modo per fare pagare allo stato
    cio’ che oggi pagano le aziende per le buone uscite. (incentivo all’esodo)
    Amen.

    • Amen, non ho scritto che “tutti i dirigenti” sono più pagati della media europea. :-)

      Anche io, quando ho fatto il direttore creativo, non sono stato particolarmente ben pagato (e con partita iva). Però in Italia mediamente i dirigenti sono molto ben pagati rispetto ad analoghe figure in Francia, Inghilterra, Germania, Usa.

      Nel caso dell’advertising italiano, va inoltre considerato che la parte del leone nelle retribuzioni, da una quindicina d’anni a questa parte, la fanno gli account, per cui la mia osservazione – spiegata meglio – vale per la rosa di dirigenti che si spartiscono la torta del fatturato aziendale.

      In questa rosa non sempre c’è anche il direttore creativo, oppure se c’è è l’ultimo in graduatoria e quello più facilmente “ristrutturabile”.

      • Amen says:

        Per quanto mi risulta, per lunga militanza in agenzie multinazionali noi siamo sotto di un 20/3o% rispetto
        ai nostri colleghi europei, e sto parlando della media.

        Inoltre stanno cercando da qualche anno di ridurre brutalmente il numero dei dirigenti che costano molto,
        sia quando sono in opera , sia quando devono essere accompagnati alla porta.

        Oramai la dirigenza si ottiene molto raramente
        addirittura ci sono dei casi come tu stesso scrivi
        di “direttori” a contratto con partita iva…
        vero e’ che si sta ribaltando il peso account creativi
        oggi conta solo avere aderenze a qualche cliente il resto
        e’ un optional.

  11. TRE says:

    Non è un obbligo di legge. E’ un diritto, ma se nessuno si candida, niente rappresentante.

  12. COPYWRITER says:

    Andate a chiedere in Pirella Milano come l’hanno presa l’idea della cazzo-integrazione.
    Una volta c’era Emanuele Pirella, adesso c’è Fronzoni.
    Basta questo per farvi capire come sta messo il mondo della pubblicità.

  13. Anonymous says:

    Vi faccio una domanda. Conversazioni tra pubblicitari mi resero edotto
    su una delle tante cose da invidiare ai creativi brasiliani: il fee d’agenzia.
    Se la memoria non fa i capricci, credo che si parlasse del 15%.
    A disciplinare questa percentuale, c’era una legge!

    Domanda. Premesso che il mio collega potrebbe anche aver sparato una cazzata,
    perché non ci si batte per portare le nostre istanze in Parlamento?
    Mi direte c’è l’Antitrust, ma io penso che quel 15% fosse un minimo oltre il quale nessuno potesse scendere; altrimenti sarebbe concorrenza sleale.

    Non lo so. E’ così impossibile?

    • Anonymous, è impossibile.

      1. Non puoi pensare di avviare un movimento d’opinione sulla base di una notizia di seconda mano, non verificata, su quel che succede, forse, in Brasile.

      2. L’attuale Presidente del Consiglio e capo del maggiore partito italiano, nonché più ricco uomo d’Italia, deve il suo potere alla capacità di gestione, intermediazione e drenaggio del fatturato pubblicitario italiano.
      Secondo te è favorevole all’idea di garantirne il 15% alle agenzie e ai lavoratori della pubblicità?

      Anche ammesso che poi l’idea possa essere interessante per l’opposizione, devi aggiungere che l’opposizione di pubblicità non ci capisce nulla, altrimenti non avrebbe permesso un tale quindicennale conflitto di interessi e non starebbe zitta di fronte a un sottosegretario come Daniela Santanché che è anche la proprietaria della concessionaria di pubblicità del Giornale e di Libero.

      • Anonymous says:

        Gianni hai ragione.

        Vado a informarmi meglio su questo mio ricordo.

        Però quante agenzie si abtterebbero per una percentuale così?
        O per il 7% minimo garantito?
        Io dico tutte. Poi se tutte non riuscissero a farsi sentire, beh, baracca e burattini non sarebbero da chiudere ma da stoccare insieme alle scorie radioattive.

  14. Straquoto says:

    Fate un’indagine seria sul rapporto numero impiegati\numero co.co.pro. nelle agenzie. Sul numero di rinnovi di fila dei contratti a progetto in barba alla legge. Sul silenzio dei precari, minacciati velatamente da un “sistema” pronto a tagliarti fuori al minimo segnale di protesta. Sul loro orario di lavoro identico a quello degli assunti, se non superiore. Sulle vertenze non fatte per paura di crearsi la nomina da creativo “sindacalista” scomodo.

    Il baffetto della foto è solo uno dei tanti sfruttatori della forza lavoro precaria. Lui e tanti come lui hanno attinto a piene mani dalle falle, enormi, della legge “Biagi”, che può essere aggirata con una facilità sorprendente.
    Quante agenzie con 30\40\50 impiegati risultano come imprese sotto i 15 dipendenti? A quel punto nemmeno l’assunzione ti salva.

    Fate una ricerca sul famigerato “collegato lavoro” entrato in vigore a novembre. Nessuno ne ha parlato, ovviamente. Migliaia di possibili ricorsi e vertenze sono state segate. Una vergogna assoluta.
    Altro che premi, fake e stronzate varie.
    Perdonate la demagogia, ma il problema vero è più in alto rispetto a Guastini (che comunque, solo per il fatto di rappresentare una candidatura dal basso, merita il massimo del rispetto e dell’appoggio).

    • AccoUntacculturata says:

      già la legge Biagi ha cambiato in peggio le sorti di una moltitudine di persone…………….
      e’ ovvio che ora il contratto a tempo indeterminato lo vogliono esaurire, terminare o destinare a pochi eletti, non si torna indietro.
      Per questo dovremmo unirci per richiedere degli ammortizzatori sociali e delle garanzie serie per il regime di gestione separata che diverrà la norma (o già lo è?) ………… dunque spero che Guastini vinca, penso che almeno darebbe inizio ad una serie di gruppi di lavoro su queste tematiche, troppo poco fashion e aperitivo per gli altri possibili candidati, disposti ascannarsi sul fake, questo si.

      • fanculo says:

        La legge Biagi di per se è un’ottima legge. Il fatto è che viene usata in modo ILLEGALE da TUTTE le agenzie.

  15. McNock says:

    Credo che questa idea della cassa integrazione sia un’idea scema. Del resto chi l’ha avuta non brilla di particolare sagacia.
    Personalmente io sono abbastanza contrario agli Ordini Professionali, coerentemente alla mia schizofrenia, però, sono iscritto a quello dei Giornalisti. Mi chiedo il motivo per cui noi pubblicitari non abbiamo pensato a farne uno simile: offre un sacco di tutele, grazie al sindacato di categoria, prevede un sussidio di disoccupazione, ha una cassa pensione interessante, nonché un’assicurazione sanitaria della Madonna e, cosa ancora più importante, fissa le tariffe minime degli articoli. Dopotutto se siamo il Paese delle corporazioni, bisogna fare buon viso a cattivo gioco. Insomma bisognava fare un bell’Ordine dei Pubblicitari. Mi chiedo se siamo ancora in tempo.

    • Tempo scaduto.

      Con il progetto del Capitolo Freelance ADCI l’intenzione era quella di dare un riferimento professionale per precari, freelance e dipendenti in via di ristrutturazione. Intendendo per riferimento professionale qualcuno di esperto che potesse dare indicazioni su come cavarsela (trovare nuovi clienti, fare i preventivi, riposizionarsi sul mercato, migliorare le competenze creative e professionali).

      Più di questo (e non è poco) secondo me nell’Europa e nell’Italia attuale non si può fare.

  16. no future says:

    ma scusate, e con lapensione?
    lagestione saparata consente poi di prendere lapensione, solo dalla parte separata?
    mi spiego meglio:
    10 anni indeterminato, poi costretto afare il co co pro con gestione separata e poi il partita iva:
    prenderò 3 pensioni minuscole che sommate ne daranno una dignitosa o dovrò scegliere con quale delle 3 briciole sfamarmi?

    questo serve sapere perchè è la situazione di moltissimi.

  17. Anonymous says:

    Ehm, non vorrei disilludere nessuno ma questo sistema non verrà cambiato semplicemente perché l’Italia ha vissuto per troppi decenni al di sopra delle proprie possibilità (ed anche oggi, a dir il vero, continuano a spolparla che è un piacere…10 mld di buco nel bilancio solo a Roma…10 mld…mica pizza e fichi). E ora chi paga il conto sono le nuove generazioni che non avranno una pensione, né malattie pagate né niente’altro. Semplicemente non ci sono i soldi. Anziché riformare il mercato del lavoro con meno garanzie per tutti mettendo tutti sullo stesso piano hanno creato i lavoratori di seria A (indeterminati) e lavoratori di serie Z (tutti gli altri). L’INPS non ha i soldi per pagare le pensioni a tutti. E così qualcuno ha pensato di lasciare libere le aziende di fare ciò che vogliono. La riforma di Biagi, di per sé, non era sbagliata. Sono le aziende che vengono lasciate libere di compiere ogni sorta di abuso. Affrontare una riforma seria del mercato del lavoro d’altronde sarebbe troppo complesso. Nessuno sarà mai in grado di farla in Italia. Almeno a breve. Scusate, ma la realtà è questa.

    • no future says:

      si ma in big money:
      in soldoni: un inde che viene licenziato a fini di pensione è meglio che cerchi unaltro inde faccia un co co pro o apra partita iva?

      • AccoUntacculturata says:

        ovviamente che cerci un altro indeterminato, se ci riesce. la pensione della gestione separata è quantomeno aleatoria al momento…. cmq vai in cgil x info, sono i migliori (fino a che reggono pure loro)

    • AccoUntacculturata says:

      La riforma di Biagi, di per sé, non era sbagliata. Sono le aziende che vengono lasciate libere di compiere ogni sorta di abuso….. però si sapeva già da prima che entrasse in vigore che sarebbe finita così.

      • Anonymous says:

        Non credo (mia personale opinione). L’intento secondo me era davvero quello di dare una qualche flessibilità ad un mercato del lavoro totalmente ingessato. E’ chiaro che non era il modo migliore per farlo. Ma penso fosse un punto d’inizio, non d’arrivo. Se non ci fosse stata la crisi forse le cose sarebbero andate diversamente. Almeno, non avrebbero preso la piega drammatica a cui stiamo assistendo.

  18. gede says:

    @donal draper
    caro DD, avrei molte critche da fare a questo blog, dall’anonimato (di cui comunque anch’io mi servo) che non riesco a identificare con la libertà d’espressione, al rischio costante di rejectedbyitudine, alla nutrita presenza di post inconsistenti, etc.

    ma questo topic, per quanto mi riguarda, basta da solo a giustificare e rendere cruciale l’esistenza di bad avenue.
    lo riconosco, e te ne sono grato.

  19. La cassa integrazione è un aiuto alle aziende, non ai lavoratori:

    http://scrittorefreelance.blogspot.com/2011/02/perche-sindacati-sinistra-e-governo-sul.html

    Soprattutto per i creativi, il problema è imparare a gestire gli alti e bassi del lavoro, non cercare (inutili) garanzie a vita. Occorre anche incentivare un certo rispetto delle regole e della dignità dei collaboratori, che non devono essere ridotti a risorse facilmente fungibili.

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