C’è chi sostiene che nelle agenzie di pubblicità non ci sia disparità tra uomini e donne.
Eppure si trovano moltissimi articoli, quasi sempre non italiani, che dimostrano il contrario. Che ci raccontano che le donne entrano sì nel nostro settore – 66% – ma poi si perdono, non arrivano al top. (abbiamo già visto qualche dato: su 33 top agenzie, solo 4 donne direttori creativi ndr.)
Non credete sia così? Avete già dato un’occhiata alla lista dei nomi dei presidenti di giuria del prossimo festival di Cannes?
Se non avete voglia di scoprire quante donne ci sono, ve lo dico io: una su undici: Maria Luisa Francoli Plaza, categoria Media.
Secondo voi come mai? È come sosteneva Mr. French: “le donne non arrivano al top perché non sono in grado e fanno cagare”?
Se non è questa la ragione, resta il fatto che non ci sono abbastanza donne. È una realtà, sennò non si spiegherebbe come mai Ad Age nel 2009 abbia scelto di incentrare il suo annuale Women to Watch proprio sul quesito: “Come mai ci sono così pochi direttori creativi donna?” (se volete saperne di più cliccate qui)
Tornando a Cannes, ci basta fare un po’ di ricerca per scoprire che sino al 2004, la maggior parte delle giurie dei premi internazionali è stata interamente formata da uomini, con l’eccezione di una o due donne.
Poi nel 2004 il chairman del Festival di Cannes ha stabilito che, di regola, almeno il 25% delle giurie fosse formato da donne. 25% donne, 75% uomini. Sembra un contentino, non una vera scelta di parità.
Questo dato ci conduce inoltre a un’altra interessante riflessione per i pubblicitari.
Cannes rappresenta – o comunque dovrebbe farlo – l’eccellenza creativa, ci racconta i trend e ci dice dove sta “l’asticella del benchmark” che dobbiamo saltare se vogliamo arrivare al meglio.
Se le giurie sono formate principalmente da uomini, è quasi ridondante sottolineare che l’occhio che giudica, che segna e insegna è quello maschile.
Questo crea un cortocircuito culturale stagnante che contribuisce al mantenimento di uno status quo patriarcale, che non lascia spazio alla diversità di punti di vista e di sentire.
E qui torniamo al discorso sulla voce degli uomini, che non è solo degli uomini ma di tutti noi.
Noi che pensiamo le pubblicità e vogliamo farle passare ai direttori creativi esecutivi – uomini.
Noi che vendiamo le pubblicità e vogliamo farle comprare ai clienti – uomini.
Noi che produciamo le pubblicità e vogliamo fare breccia nei cuori delle giurie – uomini.
Noi che però dovremmo avere come obiettivo ultimo quello di parlare ai consumatori, ai responsabili d’acquisto – 80% donne.
Non c’è qualcosa che stona?
mi sei piaciuta Betty. Chiara e al punto.
un posto assolutamente stupido, con un finale ancora più stupido. Visto che l’80% dei responsabili d’acquisto sono donne (e poi aggiungerei, acquisto di che cosa?), devono essere per forza delle donne a fare le campagne per loro? Una donna non si può innamorare di un pensiero maschile? Che è so’ tutte lesbiche?
Il commento di ecd:
- “assolutamente stupido”: comincia con un insulto non argomentato e del tutto gratuito.
- “responsabili d’acquisto”: mette in dubbio un fatto noto e accertato
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/18/lo-scaffale-delle-donne-cosi-decidono-le.html . Lo fa senza fornire alcuna evidenza a supporto
- “devono essere per forza le donne”: fraintende intenzionalmente le conclusioni di B. Draper, e trae conclusioni arbitrarie
- “non si può innamorare”: è un cavillo. Chiunque si può innamorare del pensiero di chiunque. Una donna, di un pensiero maschile o femminile. Un uomo, di un pensiero maschile o femminile. A patto che il pensiero femminile trovi spazi per esprimersi. Proprio di questo stiamo parlando.
- “tutte lesbiche”: conclude sullo stesso tono aggressivo dell’esordio.
Se questo, per forma e contenuti, è un esempio di pensiero maschile, ne facciamo volentieri a meno.
Dai, ragazzi. Potete fare di meglio.
Una critica senza sarcasmo non è per forza un insulto, è semplicemente una critica senza sarcasmo.
In ogni caso, Annamaria, rispetto il tuo parere sul mio commento e sono contento di avere avuto lo spazio per esprimerlo.
Per concludere: credo che quello delle donne in pubblicità sia un problema veramente inesistente. Non vedo nessuna discriminazione e non capisco perché dovrebbe esserci. Perché uno dovrebbe preferire un creativo uomo a una donna? Scusatemi, forse sono troppo stupido, ma non capisco.
La mia agenzia è piena di donne e anche la mia vecchia agenzia lo era. Dov’è il problema, Annamaria?
Il problema delle donne per quel che riguarda i posti più elevati, è che abitualmente sono meno portate al rischio. Per ogni uomo che riesce a diventare direttore creativo o amministratore delegato ce ne sono dieci che ci provano e non riescono.
Questo articolo è illuminante in proposito:
http://www.psy.fsu.edu/~baumeistertice/goodaboutmen.htm
Perché così poche donne arrivano al top?
Perché così pochi lavori italiani vincono a Cannes?
Perché non chiediamo alle giurie di Cannes di assegnare una percentuale di metalli obbligatoriamente agli italiani?
Facciamo le quote azzurre. Così possiamo dare una mano a una categoria svantaggiata.
Che noia le donne che vorrebbero avere di più in quanto donne, che non si sentono rappresentate se non hanno “pari opportunità”, che richiedono le quote rosa. Sono quelle che ci vendono come sesso debole. Se alcuni uomini ci vedono in un determinato modo avranno anche le loro buone ragioni, a questo punto.
Analizziamo invece le percentuali di bravi e non bravi, se vogliamo giudicare questo universo lavorativo. Altrimenti oltre a donne/uomini propongo altre categorie interessanti come alti/bassi, grassi/magri, amanti del dolce/amanti del salato o chi preferisce la squadra blu/chi preferisce la squadra rossa ad Amici. Magari scopriamo un forte mobbing verso i mancini e intanto la buttiamo in vacca prima che qualcuno si chieda qual è il rapporto tra etero&gay e perché questa discriminazione.
Che noia.
Ci sono pochi direttori creativi donna, ma ci sono tantissime donne nelle agenzie. Così come ci sono pochi primari donna, ma moltissime dottoresse. O poche CEO, a fronte di molte donne manager. L’articolo esordisce correttamente, quando, parlando delle agenzie, dice “le donne entrano sì nel nostro settore – 66% – ma poi si perdono, non arrivano al top.”. Potrebbe riferirsi (percentuali a parte) a molti settori.
Chissà come mai le donne si perdono, ci chiediamo. Essendo l’Italia un posto dove la scalata ai posti di riguardo comincia a concretizzarsi dopo una certa età anagrafica, dopo vari anni di esperienza, credo che la risposta possa essere questa: forse iniziano a fregarsene e preferiscono fare dei figli. Essere donna, “moglie”, mamma e professionista mi pare già abbastanza impegnativo, ci vogliamo mettere pure i grattacapi di una direzione creativa? Ma chi se ne frega….
Esatto. Quoto.
Ultima edizione di Cannes
Heineken Auditorium (10 leoni): Direttore creativo – Cristiana Bocassini.
Rolling Stone (leone d’argento): Direttore creativo e copy Stefania Siani.
Continental (leone d’argento): copywriter Maria Chiara Alegi.
Praticamente tutti i leoni dell’italia tranne Ing. Direct della Leo sono stati firmati da donne.
Mica male no?
Temo che in tutti e tre i casi l’idea sia di un uomo…
Ops questa è la classica stronzata da rancoroso rosicone…quando si lavora in coppia l’idea è della coppia non esiste il copyright personale…e poi chi cazzo te lo ha detto? Secondo te il testo di Rolling stone (tanto per entrare nello specifico di uno dei 3 casi)…non l’ha scritto la Siani?
Sono donne accoppiate nella vita e nel lavoro con creativi uomini, e che hanno avuto successo come coppia.
Non è che le agenzie di comunicazione o pubblicità siano diversi dal resto delle aziende o, in generale, dal mondo…
Triste dirlo ma è così. Le donne sono discriminate. E’ un dato di fatto.
Perché stupirsi?
Bisogna fare qualcosa? A giudicare dai primi interventi qui direi di si…
Poi non è detto che un reparto marketing o creativo non possa parlare ad un target femminile e francamente la definizione r.a. è datata… in realtà ormai siamo tutti consumatori suddivisi per target a seconda dei prodotti, inclusi quelli di largo consumo.
Ecco…il marketing forse ha reso giustizia alla donna… uomo e donna sono veramente alla pari nei piani di marketing, solo qui però.
Che te lo dico a fare.
Scotti, Pogliani, Testa, Verga, Bini, Monti, Montefusco, Reeve, Radice,
Harrison, Siani, Boccassini, Maggini, Padovani, Varisco, Meneguzzo, Sollazzi,
Longhi, Gasparini, Baroni, Macasso, Costaguta, Usai, Pellizari, Klein, Cattaneo…
etc, etc…
Tante? Poche?
Poche molto probabilmente, quasi sicuramente.
Quasi tutte (qualcuno molto, qualcuna meno) capaci,
sempre caparbie, determinate, sensibili al potere,
sempre più multitasking,
forse per questo ce la fanno, ce l’hanno fatta e ce la possono fare in mezzo
a tanti maschietti.
Avanti c’è posto.
Ragazzi, ma le donne ci sono, lavorano tanto e alle volte anche meglio e di più, di tanti colleghi uomini.
Hanno un piccolo particolare: possono, e vogliono, restare incinta.
Se lo guardiamo cinicamente dal punto di vista economico dell’agenzia, questo è un problema perchè significa pagare uno stipendio (alle volte anche sostanzioso) senza avere la risorsa. E in più se questa risorsa occupa un posto di rilievo, si rischia di avere un dipartimento senza guida per un periodo che può andare dai 4 ai 12 mesi.
Non voglio essere una voce fuori dal coro, ma chi come me è una donna sui trent’anni, si sarà sentita chiedere ai colloqui se è o non è fidanzata, e se è o non è intenzionata ad avere una famiglia. Vorrà pur dire qualcosa!
Possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma la maternità, per quanto bella e appagante possa essere dal punto di vista personale, credo rimanga un grande neo dal punto di vista lavorativo.
E’ quello che sostengo anch’io e non credo sia una visione maschilista.
I dati non mi sembrano sintomatici di un problema. La donna può essere soggetta a delle gravidanze.
Avere un pargolo a casa che ti aspetta, ti porta a cambiare stile di vita, a non avere più una flessibilità di orari indispensabile per chi svolge un ruolo manageriale.
Dopodiché c’è chi è talmente brava da riuscire ad unire famiglia e carriera e anche chi, semplicemente, sceglie di non avere figli (che tristezza).
La cosa che non capisco è dove sia la discriminazione? Mi sembra una critica demagogica e pretestuosa.
sei pure ignorante non solo maschilista.
non è che la donna sia soggetta accidentalmente a gravidanze, la maternità è un diritto e guarda un po’ e’ quella cosa che fa andare avanti il mondo…
dunque la società dovrebbe aiutare e incentivare la donna nell’esercitare il suo primo diritto e non punirla o escluderla.
Sicuramente una delle cause principali dell’assenza di donne in ruoli importanti è proprio la maternità.
E a mio avviso questo è un enorme problema sociale.
In quanto le donne non hanno davvero scelta, e nemmeno gli uomini se è per questo.
I padri, non avendo diritto a una vera paternità, sono quasi delegittimati.
E il prezzo che pagano in termini di tempo in famiglia è più alto di quanto si creda.
Questo crea un disequilibrio di base, e nel lavorativo e nel privato.
Paesi come la Svezia che hanno lavorato molto sul congedo parentale
(in totale 400 giorni di congedo da suddividere tra entrambi i genitori)
vedono crescere il numero delle donne in posizioni di comando
con la conseguenza che “le regole dettate” hanno voci e punti di vista diversi,
e vedono diminuire il numero dei divorzi.
Per quel che vale, quoto Betty Draper.
esatto.
l’adv rispecchia la situazione italiana generale, per niente a buon punto sulla questione femminile. E la questione femminile è in primo luogo il nostro diritto alla maternità. Cosa ci vorrebbe? Una politica sociale dedicata (come nei paesi nordici è pretendere troppo, basterebbe anche “solo” essere al pari della Francia…) tanto per iniziare. Non essere noi per prime disposte a scegliere tra carriera e famiglia, tra il ruolo di iena e quello di massaia. E’ inaccettabile che la maternità sia ancora considerata un condivisibile deterrente alla carriera… Tutto questo mi sembra tanto semplice ed elementare, quanto lontano e irrealizzabile, soprattutto in questo periodo.
Sarò ignorante e maschilista, ma sono anche realista.
Se una donna ha dei figli ha più problemi a coniugare la famiglia con il lavoro. Mi sembra una cosa abbastanza ovvia e reale.
Ad ogni modo, se ti sei sentita offesa dal mio post, mi scuso molto.
Precisamente.
Io sono francamente allibito da quanto leggo… sembra che la parità dei sessi sia ormai conquista data per acquisita a vedere molti commenti.
Sembra che la discriminazione sessuale sia un’invenzione, che questo post sia inutile e bla bla bla avanti così.
Stessa reazione che ho riscontrato quando si parla di violenza verso le donne, fioccano i “non è vero”, i “sono casi sporadici”, i “mai alzato un dito io”.
Ma Betty ma come ti permetti…. le agenzie di pubblicità sono piena di donne…. e se le donne non emergono è perché non sono pronte ad essere competitive come gli uomini e poi, che cazzo diciamolo, pure hanno sto problema della maternità…. (problema?)
Ripeto sono allibito ma naturalmente se lo leggo, se ai miei occhi compaiono uno dopo l’altro questi commenti, questo è quanto, questo è quello che veramente altre persone simili a me pensano del problema.
E mi girano le palle e pensare che avevo scelto questo nick e profilo per spingere un pizzico di satira costruttiva su questo blog ma appunto mi girano le palle come non mai e cercherò di spiegarvi perché, non come pubblicitario ma come essere umano, come uomo che vive e vede un mondo differente da quello letto qui ora così come scritto da molti di voi. Perché saremo pubblicitari ma non si può essere superficiali sempre e comunque.
Il senso del post di Betty è chiaro, poche donne hanno ruoli di potere nel mondo delle agenzie. E’ un dato di fatto. Perchè succede? Parliamone, ma non neghiamo l’evidenza. Mi domando come si potrà dare vita ad una pubblicità più giusta ed etica se non parliamo onestamente dei problemi, soprattutto di quelli che non riguardano il nostro orticello – anzi stagno stagnante – dei fake, di chi sarà presidente dell’adci, di quello scrive meglio dell’altro, del vai a capo con il punto e di Internet che si scrive minuscolo o maiuscolo… ma che invece riguardano la società, il nostro paese, il nostro modo di pensare e rapportarci con gli altri.
Ma scusate…le battute a sfondo sessuale che girano nelle agenzie? Battute pesanti a cui spesso le “giovani” neo assunte devono sorridere pena anche lo scherno? In Inghilterra si chiamano harassment, da noi vengono classificate come “il capo è di buon umore”.
E’ quante di voi donne hanno ricevuto avance o offerte di dubbio gusto nelle agenzie dove lavoravano o hanno lavorato?
Seriamente, quanti key account donne esistono in grado di spostare budget in questo paese?
Quanti PR uomini?
Le donne partoriscono…. O mio Dio ma non mi dire…….si da sempre, ma chi lo ha detto che debba essere un’esperienza che grava solo sulle spalle delle donne?
Anche in questo paese esistono norme precise che permettono a uomo e donna di scambiarsi i ruoli. Cito la norma di legge:
Il Testo unico sulla tutela della maternità e paternità, contenuta nel Dlgs n. 151/2001, dopo aver disciplinato all’art. 39 il diritto ai riposi giornalieri delle lavoratrici madri durante il primo anno di vita del bambino, fissa tassativamente le ipotesi e le condizioni che fanno sorgere lo stesso diritto al padre, in particolare: a) quando il figlio è affidato al solo padre; b) in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga; c) quando la madre non è lavoratrice dipendente; d) in caso di morte o grave infermità della madre.
Caso B….significa che noi uomini possiamo alternarci alle nostre compagne nell’accudire il figlio anche nell’allattarlo…bastano un tiralatte e pazienza….magari 30 minuti in meno a scrivere cazzate di 100 anni fa su questo blog!
Qui si parla della gravidanza e del parto e dei mesi successivi come di un’esperienza unica della donna mentre, ormai,anche nel nostro paese il “legislatore” va in una direzione ben precisa, che è quella di ascrivere questo momento come esperienza comune della coppia.
Ecco…vediamo gli insulti, le invettive ora che arriveranno ma che tristezza….leggere molti dei vostri commenti … hai voglia allora a parlare di uso inopportuno del corpo femminile nella comunicazione…o a censurare il comportamento del premier…qui siamo alla negazione del problema.
Piuttosto diciamo che è un problema tropo complesso…che non lo si risolve certo su un blog ma non neghiamolo in nome delle nostre madri, sorelle e figlie e compagne.
gà, ottimo punto della situazione.
Il tuo post è molto toccante ed emozionante. Sei riuscito a trasmettere con grande trasporto il tuo pensiero e ti ringrazio molto per i 5 minuti di gradevole lettura che mi hai donato.
Detto questo, resto del mio parere. Ci sono alcune cose inevitabili, che fanno parte delle ingiustizie fisiologiche della vita. Possiamo parlarne e riparlarne quanto vuoi, ma quest’è quanto: la donna con dei figli ha meno libertà di movimento all’interno dell’impegnativo mondo del lavoro.
Non è giusto? Lo so, ma è così. Quante cose non sono giuste nella vita? Perché tu sei nato con questa integrità etica e io invece sono così maschilista e superficiale? Non è colpa mia, è colpa di chi mi ha creato così stupido. Anche questa, se ci pensi, è un’ingiustizia.
non ti buttare così giù, puoi migliorare… per esempio interiorizzando questo concetto: la maternità non è un’ingiustizia inflitta alla donna ma una grande risorsa (la più grande da sempre). con i giusti ammortizzatori sociali anchela donna con figli potrebbe avere pari opportunità di carriera (come già accade al nord).
Se una situazione appare ingiusta possiamo provare a cambiarla nei piccoli gesti, nella vita di tutti i giorni.
Così si cambiano le cose.
E di cose da cambiare ce ne sono tante.
Tutto qui.
Quante cose sono ingiuste nella vita dici tu? Solo quelle che accettiamo ti rispondo io.
Poi ognuno e’ libero di essere come desidera. Se e’ in pace con se stesso.
Ciao
Lo so che è impopolare, ma le donne non sono biologicamente predisposte al pensiero creativo. Lo dimostra, prima ancora che la storia della pubblicità mondiale, quella della nostra civiltà. Peraltro sono bravissime come account. Ciao.
Betty,
capisco che il tuo ruolo in questo blog sia parlare di questo… e quindi è giusto che tu ne parli.
Però sinceramente questo è un non problema.
Il 66% dei neo assunti è donna dici? A posto, basta, la discriminazione non esiste, anzi semmai sono i maschi a non andare + “di moda”.
Il resto del discorso è molto ingenuo.
Non puoi giudicare come un fatto di sesso chi diventa dirigente o no…
Lì entrano in gioco mille altri fattori (il cognome, le conoscenze, i budget che dovrebbero portarsi per motivi famigliari, le parentele, etc etc).
Sono ben altri i motivi che fanno scegliere un direttore creativo o un amministratore delegato (e in Italia tra i 2 ruoli non c’è differenza, devono fare business!).
Sta sicura che una donna che sposti un big spender diventerà direttore creativo o amministratore delgato senza problemi!
(pensi realmente che sia reale una scena tipo “Ehi se facciamo DCE quella XXX YYY, lei ci porta il budget ZZZZ! Eh cavolo no, peccato è donna… rinunciamo al Budget ZZZZ!”)
Che poi in Italia i budget li spostino più gli uomini che le donne (nonostante Arcore
) è vero, ma quindi la discriminazione ai piani alti è un effetto , non una causa!
Attenti a leggere le statistiche, sono solo numeri.
Dove sono le donne?
Ecd è una donna. Ovviamente.
Una donna che getta discredito sul genere maschile attraverso un’anonima (ma caratteristica) macchietta parodistica che porta agli eccessi tutti i peggiori difetti del maschio.
Voglio pensare che sia così.
Ex Gargantua prima che te lo copiassero,
“Sta sicura che una donna che sposti un big spender diventerà direttore creativo o amministratore delgato senza problemi!”
Non è un fatto.
“su 33 top agenzie, solo 4 donne direttori creativi”.
E’ un fatto. Un fatto con cui fare i conti.
Poi non dite che non abbiamo la guida che ci meritiamo.
Brando scusami, cercando di rimanere nei toni cordiali, quello che riporti non è un fatto… è un numero.
Perchè non fai la statistica dei direttori creativi nati in Basilicata? O di quelli mancini? O di quelli che hanno tutte e 5 le vocali nel cognome?
Le parole sono importanti.
Ma vedo che ogni richiamo alla realtà delle cose è preso come maschilismo.
Quindi, fuori i nomi.
Ditemi i direttori creativi (o amministratori delegati o direttori generali, visto che nei reparti account il numero di donne è ancora maggiore) che hanno scavalcato una donna loro collega che sarebbe stata più meritevole del posto.
E come l’hanno scavalcata (portando un cliente, rubando una campagna, o altro…)
Forza fuori i nomi.
Ex, non vedo perchè abbandonare i toni cordiali. Partiamo entrambi dall aconvinzione che le parole siano importanti.
fatto2 [fàt-to] s.m.
3 Ciò che è concreto, verificato, contrapposto a ciò che è generico, frutto di sole parole. SIN realtà, sostanza
http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/F/fatto_2.shtml
buona continuazione
Brando
Suona la sveglia. Faccio pipì. Stendo il bucato della lavatrice fatta partire la sera prima. Cucino la cena per i bambini (due). Do la pappa ai gatti (due). Faccio la doccia. Mi vesto. Preparo la colazione. Sveglio i bambini. Li lavo. Li vesto. Li invito (caldamente) a fare colazione. Usciamo. Li accompagno a scuola. Scrivo sms alla tata per organizzare gli accompagnamenti all’uscita della scuola (sport, merende, feste di compleanno), le docce al rientro a casa e la cena che ho preparato. Poi vado in agenzia e, finalmente, comincia la mia giornata da direttore creativo. E riprendo un po’ il fiato.
cambia compagno
Io ho ancora il preciso e bellissimo ricordo delle decolletées rosso fuoco di Tiger Savage.
Pingback: Censimento donne | Donald Draper
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