Un lavoro che possono svolgere le scimmie.

“Questo è ormai un lavoro che possono svolgere le scimmie. Tralascio i ghepardi, nonostante la questione del tempo non sia poca cosa, ma mi interessa di più sottolineare un punto: fare pubblicità oggi è davvero troppo spesso solo routine. E in più di un senso. Pensate innanzi tutto al semplice processo creativo di base. Il tempo del sintetizzare un concetto e collegarlo ad una immagine, innovativa sì, ma anche non troppo nuova da non essere compresa, è oggi storia. Sintesi, sorpresa e tecniche sono sia nel linguaggio di tutti che sotto le mani di altrettanti o quasi. Tanto è vero che se si è audience, pubblico, mercato si è in grado di decodificare con facilità messaggi piuttosto complessi, in tempi e spazi ridotti. Così vero che progetti di ragazzini possono improvvisamente essere adottati da giganti della comunicazione, con grande letizia dei genitori di tali pargoli. In secondo luogo, e soprattutto: a cosa facciamo pubblicità oggi? Chiedetevelo. E nel rispondervi, per cortesia, non pensate soltanto ai grandi clienti ed al mondo delle agenzie. Pensate a tutto l’ambito pubblicitario ed ai suoi referenti diretti, i clienti, le aziende. In un mercato agonizzante solo qualche ardito tenterà la via dell’azione pubblicitaria travolgente, per mezzi e strumenti e diffusione. I più già tendono a limare sui costi, tutti i costi, e a mantenersi in un generico tiriamo a campare che non comporti rischi. Il concetto di marketing che la pubblicità sia maggiormente necessaria in un momento di crisi piuttosto che il contrario non è mai stato realmente assimilato dalla stragrande maggioranza degli imprenditori, che continuano a vedere la pubblicità come un costo aggiuntivo, come due gocce di profumo su un abito decoroso, sacrificabili, se le risorse son poche. Anche questo è un elemento non trascurabile nella valutazione dell’attuale qualità delle proposte: perché se è vero che la storia della pubblicità è piena di idee geniali che non hanno implicato enormi investimenti è anche vero dall’altro che spesso la “cautela” del cliente tende a castrare il creativo e a fornire limitate libertà di azione e di impiego di mezzi. Puoi essere anche un genio ma se pubblichi solo sul giornalino della sagra del ranocchio, perche i soldi sono quelli, non è detto che il tuo lavoro possa avere sbocchi travolgenti. Salendo di livello poi e tornando a pensare alla natura del messaggio pubblicitario bisognerebbe poi riflettere su quello che ormai è uno standard nel modo di comunicare: sorpresa, effetto, differenziazione. Valgono ancora questi (ed altri affini) principi perché il messaggio sia efficace? In fondo per qualunque prodotto oggi vale poco il gioco della sorpresa, e poco quello della stravaganza, in un diffuso che ha fatto della stravaganza la bandiera comune. Perché sorprendersi allora se i pubblicitari sono standardidizzati, se le loro idee sembrano così inquadrate? Vanno dunque bene le scimmie, per questo, senza offesa.

E c’è davvero da chiedersi a cosa facciamo pubblicità oggi, cosa sia la pubblicità. Prodotti e loro percezione oggi non sono diversi da quello che un tempo erano i detersivi, tutti uguali nella resa, tutti da differenziare solo nel modo in cui la persuasione, allora elementare oggi più evoluta, deve essere resa. Prodotti rivolti ad un pubblico sempre più spesso disincantato ed al contempo sbadigliante. Mi chiedo allora se più che sorprendere oggi non si debba piuttosto tornare ad occuparsi dell’informazione più che della comunicazione e di come informare, come veicolare. E per questo ci vuole pensiero. Pensiero non da scimmie. Pensiero evoluto, formato anche a scuola se volete, ma soprattutto flessibile, attento, critico, autocritico, autonomo. Ex spacciatori, ex giornalisti, ex calciatori, ex battone, ex marinai, ex insegnanti di liceo, ex cuoche, ex viaggiatrici a cottimo, ex pittori possono ancora andare bene, come sempre, perché sempre liberi tiratori. Ma anche ex bocconiani e, forse, ex pubblicitari dovrebbero ripensare al loro lavoro”.

Commento di Giuliana al post “Il problema è altrove”.

Peggy Olson

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20 Responses to Un lavoro che possono svolgere le scimmie.

  1. Straquoto says:

    C’è un terrificante livellamento verso il basso di tutte le figure professionali. E questo dipende dalla famosa limatura dei costi. Prendiamo gli account: ormai sono pagati soltanto per rispondere al telefono e fare da passacarte. Il filtro necessario tra cliente e creativo si è ridotto all’inoltro delle mail. Segretariato moderno. Le agenzie assumono uno bravo e quattro che non ne sanno nulla, che vengono pagati pochissimo e che però valgono pochissimo.

  2. Alessandro Boggiano says:

    Bel post. Mi permetto di dissentire su una cosa.

    “Il concetto di marketing che la pubblicità sia maggiormente necessaria in un momento di crisi piuttosto che il contrario non è mai stato realmente assimilato dalla stragrande maggioranza degli imprenditori…”

    Quando parlo con i miei clienti io asserisco quasi l’esatto opposto, ricordando una frase che ho imparato da un amico, direttore commerciale di una grande azienda di affissione, che mi disse un giorno “Alessandro, il 100% di zero è zero”.
    Io penso che la pubblicità vada fatta in concomitanza con i picchi di massimo di un’azienda, perché un aumento del 30% su cento euro sono trenta euro, ma il 30% di 1 euro sono trenta centesimi e i costi fissi di una campagna sono sempre quelli.
    Quindi meglio per me fare pubblicità in periodi di vacche grasse in modo da mettere fieno in cascina per i periodi di magra (che devono prevedere comunque la comunicazione, ma senza la pretesa di risultati immediati).

    Il vero problema degli imprenditori invece (parlo di quelli che conosco io, di piccole e medie imprese, nessuna azienda mega e comunque parlo dalla piccola prospettiva della Sicilia orientale…) è che pensano che la pubblicità sia un costo inutile quando tutto va bene (oppure un semplice tributo al proprio ego “il logo è troppo piccolo, ingrandite”), salvo poi arrivare tutti lacrimevoli – quando il fatturato va a picco – chiedendo al pubblicitario di turno un miracolo che non può avvenire per tanti motivi, tra cui quello che si presentano con in mano 4 spiccioli che chiamano budget.

    La comunicazione per un’azienda è come andare in palestra. Se ci vai spesso e con continuità ti mantieni tonico, positivo, attivo. Se ci vai quando hai messo trenta chili in più, massa muscolare a zero, dieta alimentare da suicidio e tono generale asfittico non puoi pensare in tre sedute da cinque minuti di tornare in forma.
    Ora tutti vogliono correre in palestra, ma schiattano appena gli chiedi di fare una serie di dieci flessioni. Pensano che sia tu a doverle fare per loro.

    A questo aggiungo che ci sono colleghi estremamente scorretti (almeno qui) che s’improvvisano con offerte economiche offensive e proposte creative risibili, ma che intanto ti fanno apparire un truffatore agli occhi dell’imprenditore più sprovveduto che ritiene che si comprano idee come si comprano le patate al mercato, vince chi le offre a meno…

  3. COPYWRITER says:

    Siamo paragonabili alle scimmie solo perchè veniamo pagati con due noccioline.
    Per il resto trovo tutto l’articolo un po’ esagerato e pessimista.

  4. Scrudge says:

    Io sono in parte d’accordo. Ma il primatismo creativo è una conseguenza non un punto di partenza.
    Prendiamo uno studente medio (neanche di quelli geniali) di accademia e prendiamo le campagne vere con ampia diffusione media (no award oriented). Penso che assumendolo domani quello studente medio sia perfettamente in grado di creare campagne dello stesso valore. Quindi potrebbe benissimo “lavorare”.

    Il problema non sono i creativi, è il lavoro. Se i clienti cercassero creatività, la selezione naturale renderebbe più elitario questo lavoro, con meno scimmie con cui dividere le banane rimaste.

  5. chetelodicoafare says:

    Comunicare/comunicazione sono termini che vanno oltre la pubblicità.

    Facciamo un mestiere in tempi magri e con clienti che spesso ci usano come semplici esecutori di idee sciocche e banali.

    Ma da sempre niente e nessuno può arginare il potere delle idee, basta crederci ed essere pronti a pagare il prezzo del non volere scendere a compromessi.

    “Lei al cancro ai polmoni, deve smettere di fumare” dice il timido oncologo al proprio paziente, “Non mi piace questo suo atteggiamento arrogante, limitativo e pessimista” risponde con forza il paziente, “si ricordi che io pago le sue parcelle, quindi… diciamo che fumerò “solo” 10 sigarette al giorno” .
    “Mi scusi” risponde il medico, “vedremo di mediare la sua necessità con le analisi consegnate”.

    Ve la immaginate questa scena?

    Torniamo a dire la verità ai clienti…. vuoi pagare poco, vuoi fare le aste di creatività sui vari siti? Avrai comunicazione di merda.

    Sei disposto a pagare il giusto? A seguire i consigli? Avanti, sei il benvenuto.

    E smettiamola anche noi….i premi…. i sogni di affermaci sulla stampa, di essere riconosciuti per strada… facciamo un mestiere, facciamolo bene, la nostra gratificazione dovrebbe essere solo nel lavorare bene con le regole scelte da noi, almeno questo dovrebbe essere.

    TV, stampa, affissione vecchi media, validi certo ma non gli unici.

    Comunicare la marca sempre in ogni luogo, comunicarla con coerenza rispetto al posizionamento e con costanza, tanta costanza e senza raccontare minchiate e proporre patetici aspirazionali stili di vita.

    Chi lo dice che i prodotti sono tutti uguali nella resa…. forse lo sono i reparti marketing e molte delle persone che fanno questo lavoro…. la Marca esiste e la gente, noi per primi, siamo disposti a spendere ancora per la Marca.

    Basta che la Marca sappia comunicare, nel modo giusto, nei luoghi giusti.

    No, non è un lavoro da scimmie è un lavoro per chi ci crede e gli altri….. gli altri possono sempre fare altro, clienti o agenzie che siano.

    Ma che te lo dico a fare….

  6. Straquoto says:

    “Se paghi in noccioline, assumi scimmie”.

    Indovina di chi è la citazione?

  7. XYZ says:

    L’ho già letta ma non ricordo, di chi é?

  8. chetelodicoafare says:

    Come dice Peggy, Sir James Goldsmith.

    Ma che te lo dico a fare.

  9. mangio says:

    Penso. Voi dite che una scimmia può fare il nostro lavoro. Benissimo.

    Siamo in Francia, è il 23 gennaio 2004. Muore Helmut Newton.
    Agfa pellicole, almeno così mi pare di ricordare, commissiona una campagna commemorativa per il giorno dei suoi funerali.
    Non ricordo la copy-ad tanto bene da scriverla in francese ma ricordo perfettamente la sua traduzione in italiano.

    “Ci perdoni monsieur Newton ma domani avremo gli occhi rossi.”

    Ora.
    Questo titolo non lo può fare una scimmia.
    Questo titolo non lo può fare uno studente uscito da Accademia.
    Questo titolo quanti di voi avrebbero saputo farlo? (io no di sicuro.)
    Questo titolo se lo presenti a un cliente italiano come diavolo fa a non comprartelo?
    Presentiamo idee così, se ne siamo capaci, e allora whisky per tutti al Roxy Bar.
    Altrimenti continuiamo a fare i compiti e a bere coca zero al baretto.

    Buon week-end a tutti, anche alle scimmie che mi ruberanno il posto.

    • Scrudge says:

      Mangio, stiamo parlando di Italia.

      Fammi qualche bell’esempio di advertising italiana uscita nel 2010. Parlo di campagne non fatte per i premi.
      Pesca da sponsorshop no da adsoftheworld.

      Se superi la decina gli occhi rossi vengono a me.

  10. mangio says:

    Mio caro. Quando quella cammpagna è uscita credo che ADS
    nemmeno esistesse. Per vederla dovevi avere l’annual francese del 2005
    (una bibbia vera e propria). Almeno io ho fatto così.

    E ora ti rispondo.
    Il 2010 per quello che so io dovrebbe avere un annual con copertina e quarta di copertina: stop.

    Detto questo, che c’entra il tuo “siamo in Italia”?
    Tu credi che se presentata in Italia, la campagna di Newton non sarebbe uscita? Dubito. Al contrario sono sicuro del fatto che ci siamo pochi creativi italiani capaci di scriverla quella copy-ad.

    Facciamo autocritica.
    Ce la prendiamo sempre con i clienti. E se fossimo noi il problema? Quante volte abbiamo fatto la differenza? Quante abbiamo presentato cose fantasmagoriche?
    Io credo poche. Basta guardare quello che c’è in giro. Io sono colpevole, forse dovrei fare di più. Forse dovrei sbattermi di più. Migliorare la mia creatività. Imparare a presentare meglio. Studiare l’ipnosi se necessario.
    Ammetto di poter, di dover migliorare.
    Sì, io posso fare questo. La scimmia non lo può fare.

    • Scrudge says:

      Guarda non so che esperienza tu abbia ma secondo me no, in italia non sarebbe uscita. Io ho visto presentazioni con idee geniali (non mie per la cronaca), campagne divertentissime che secondo me avrebbero meritato leoni, matite, piramidi, cubi, coni, venire segati con il sorriso sulle labbra con motivazioni del tipo: vogliamo una cosa più alla muccino, si deve vedere la macchina per tutto il tempo, il direttore marketing ha paura degli internazionali, facciamo una cosa tipo Lavazza e il paradiso. E potrei continuare per ore e ore.

      Esistono bravissimi creativi in italia, creativi che appena emigrano vincono a destra e a sinistra (Stillaci prima dell’esilio aveva racimolato solo qualche shortlist, all’estero valanghe di premi). Creativi che hanno portofli pieni di idee eccezionali in attesa dell’occasione fake rimaste ferme alla presentazione al cliente da anni.

      Esistono pochi bravissimi creativi internazionali a cui sono stati offerte direzioni creative e che sono SCAPPATI dopo al massimo due anni.

      • Brando says:

        frustrazione [fru-stra-zió-ne] s.f.
        1. Stato psichico di avvilimento e delusione nei confronti di una realtà avvertita come insormontabile o irraggiungibile.

    • Brando says:

      perseveranza [per-se-ve-ràn-za] s.f.
      1. Costanza nel perseguire i propri propositi, nell’insistere in un atteggiamento o in un’attività: studiare con p. || teol. virtù della p., virtù che rende l’uomo costante nel bene e lo sostiene nelle difficoltà

  11. Body says:

    io ho scritto head molto migliori di quella (credimi sulla fiducia :)
    e no, nemmeno un titolo così semplice sarebbe uscito coi clienti che mi ritrovo ora: non l’avrebbero capito.

  12. Anonymous says:

    Body. Quella copy-ad è insuperabile. Se hai scritto di meglio, devi pubblicarlo su questo post adesso. O non potrò mai crederti.

  13. Parapara says:

    Ragazzi i tempi son difficili evitiamo di darci mazze sui coglioni.
    Il post è esagerato, pessimista, un po’ di ottimismo dai.
    volete degli esempi nel 2010? Heineken Auditorium. Troppo facile?
    Rolling Stone “sveglia”, ditemi voi se una scimmia è in grado di scrivere quel testo…

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