Uno dei blogger che stimo di più, minimarketing, mi ha dato un’idea per quello che considero un interessante argomento di discussione: replicare il feedback agli ads di Facebook per capire come non vogliamo la pubblicità del futuro. Sono curioso di sentire il vostro parere, per cui lancio il primo sondaggio di Bad Avenue.
In realtà, sarei anche curioso di scoprire se il nostro ideale di pubblicità corrisponde esattamente a quello di chi la pubblicità è costretto a subirla.
Per questo rilancio uno spunto contenuto nell’intervento di Annamaria Testa dell’altro giorno.
“Ancora a proposito di immaginario: chi produce pubblicità, nel momento in cui promuove consumi, promuove anche stili di vita, modelli di comportamento, sistemi di valori. Un’assunzione di responsabilità in questo senso, no?”
Tanti saluti da Bad Avenue.
D. D.
Ho cliccato tutte le prime quattro risposte perché sono frutto della stessa sindrome.
davvero stimi uno che eliminerebbe la voce ‘pubblicità’ dagli investimenti delle aziende?
diegoli è uno che alza sempre l’asticella per non dover raggiungere il risultato e che cambia datore di lavoro ogni sei mesi
quello che auspica è inattaccabile ma il suo pensiero è utile come il bimbo che a natale alla domanda “cosa vuoi trovare sotto l’albero” risponde la pace nel mondo
Penso che la cattiva pubblicità proliferi anche grazie alla scarsa attenzione del settore. Ci battiamo più per convincere il cliente a non “ingrandire il logo” o il direttore creativo a fare un annuncio fake per un premio?
Anche per questo motivo credo che se non esistessere i premi, o fossero dati alle agenzie e non alle persone, lavoreremmo in modo più serio e faremmo meno gli artisti isterici.
p.s.
Ho provato a chiedere ad amici cosa ne pensassero della campagna “Are you still with us?” per Heineken, e la maggior parte non sapeva di cosa parlassi, neanche dopo gli esempi. Qualcuno ricordava vagamente lo spot tv, nessuno la marca.
La noia mi attanaia
Io la vorrei così:
LE pubblicità che vorremmo:
Marketeer: la pubblicità che vorrei posiziona la mia marca top of mind nella testa dei consumatori. E’ memorabile già con un esiguo investimento in media. Ha un effetto passaparola più che virale: epidemico. Alla fine voglio che il consumatore ami la marca, parli della marca, compri la marca.
Creativo (ci provo…): la pubblicità che vorrei mi farà esprimere un’idea geniale, prestigiosa epifania della mia esperienza e della mia sensibilità unica. Mi farà ricordare negli anni. E alla fine una pubblicità così non potrà che piacere anche al cliente.
Consumatore: la pubblicità che vorrei? Non lo so. Se me la fai vedere ti dico se mi piace o no. Può piacermi perché mi mostra un prodotto utile, oppure perché racconta una storia che mi piace, anche se mi accorgo che a volte è solo fumo. Non lo so, pensateci voi!
Nella confusione del terzo, i primi due sguazzano e intrallazzano.
Brando
Dello stesso autore:
http://www.minimarketing.it/2010/10/10-motivi-per-cui-i-creativi-non-fanno-bene-al-marketing-al-festival-della-creativita.html
Poi, fatta la tara dei vari “era-ironico, era-una-provocazione”, io personalmente non lo ritengo un osservatore imparziale del mondo della comunicazione.
Gioca proprio in un altro campionato.
La pubblicità che vorrei io è quella dove si prendono 15000 euro al mese, si lavora 2-3 ore al giorno, si fanno continuamente shooting fotografici con modelle seminude, si girano 5 o 6 spot all’anno con shooting di un mese tutto spesato in alberghi superlusso a Miami e Dubai, non si fa una mazza di below, ci sono benefit tipo che se fai lo spot della nuova bmw ti regalano la nuova bmw, si viene invitati a tutte le feste più cool e la coca non manca mai.
Di quello che pensano cliente e consumatore invece non mi frega assolutamente nulla.
Beigbeder strikes back.
Abbiamo Frédéric Beigbeder tra i commentatori.
@Sara: e se DD fosse in realtà un account? Ecco perché ancora non lo abbiamo beccato.
Naaaah. Avrebbe messo un header più grande.
vai Donald se sei uno dei nostri difendi la categoria degli account!!